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DUNQUE, TAV

novembre 3, 2016

Dunque (perché siamo al dunque) in questi giorni stiamo assistendo a quel che può fare una “lobbyscatenata”:

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il movimento No Tav, sta attraversando un momento di straordinaria creatività, dentro e fuori la Valle di Susa,  paragonabile – forse – solo al 2005. E’ legittimo ritenere che sia dovuto al sommarsi di tanti eventi dirimenti – dalla difesa della Carta (a proposito, ma è proprio la stessa per noi e per il procuratore della Repubblica di Torino?…) – a una nuova e finalmente assai più ampia consapevolezza della inconciliabilità tra finanziamento di Grandi Opere e difesa del territorio. Una consapevolezza che la drammatizzazione del NO alle Olimpiadi di Roma2024, scelta dai cronisti della “Calcestruzzi-riuniti, editori” aveva reso paradossalemente ancor più chiara: perché è plausibile sospettare che il gran rifiuto di Virginia Raggi sia stato vissuto non solo come lo sfuggire di mano di una entrata già messa a bilancio dalla “lobby del mattone”, ma  come il possibile avvio di un effetto domino perché saremo presto chiamati a scegliere se gettare le sempre più magre risorse nel calcestruzzo di pochi o nella messa in sicurezza di tutti.

Ma il dramma vero del “terremoto infinito” che sta devastando uomini e cose in centro Italia, lambendo la stessa Capitale, costringe anche gli opinionisti un tempo al servizio dei “poteriforti”a chiedere anche agli “ex-intoccabili” – alle archistar invitati in prima serata Tv, il senso di tanti soldi spesi in una grande opera rapportati alle macerie della basilica di San Benedetto da Norcia. Il santo nominato suo malgrado patrono di quella Europa metaforicamente ancor più a pezzi della sua stessa chiesa. E per non dire del premier di cui è sempre più difficile separare le visite “private” ma “in favore di telecamera” dalle manifestazioni per il si alla “sua” riforma (destinata a produrre altre macerie comunque vada). Un eclettico venditore che non lascia passare un’ora senza ripetere che “tutto verrà ricostruito come e meglio di prima” e – soprattutto – che “i soldi ci sono”. Salvo scoprire da Delrio che “ci vogliono  tanti soldi, 4-6 miliardi l’anno, perché sulla prevenzione abbiamo investito poco” testuale da TelevideoRai di oggi 3 novembre, vigilia delle nozze d’oro con “l’Arno d’argento” che sommerse Firenze 10anni prima che il suo penultimo sindaco venisse al mondo… (E si  che Delrio non dice per quanti anni, ma “da il numero” in contrapposizione ha chi ha stimato in “soli” 100 mld il fabbisogno complessivo!).

Insomma è sicuramente un momento nel quale è più complicato di venticinque anni or sono dar da bere che scavare (per giunta il solo tunnel di base) sotto il massiccio d’Ambin ci collegherà all’Europa;  la perfideuropa che erige muri ad est, chiude “giungle” a Calais e sgombera scogli a Ventimiglia,  che incassa ben più soldi di quanti ne restituisce (fonte-premier) e ci impedisce di far debiti per fare Pil su celebrazioni & disastri come indicato da Vespa o come attuato dai responsabili del Sancamillo (scandalo di giornata) grazie al Giubileo della misericordia!

Come superare il “rumore di fondo” generato dai talk-show a reti unificate che trasmettono le scosse in diretta tra una inserzione pubblicitaria a favore dell’olio di palma e una dei biscotti “senza”, il Rischiotrump che fa tremare quelle stesse borse che festeggiano un punto-Richter equivalendolo a enne subappalti, e mentre persino Passera abbandona al suo destino Montepaschi (ma forse questa non è una cattiva notizia)? …Il solo “farsi sentire” sopra questo rumore di fondo è una impresa da fare tremare i polsi. Ma la lobby dispone di soldi – i nostri ovviamente – sennò che lobby sarebbe… Nessuno sa meglio di loro che per ottenerne molti di più bisogna “investire generosamente” quel che già si è avuto. Così devono aver deciso di dar fondo se non al fondo almeno al surplus di cassa. E siccome (come ho titolato) siamo al “dunque” (la ratifica parlamentare e transfrontaliera della Grandeopera, il Tav Lyon-Torino, ancorché amputato a Tunnel-Euroalpino); un passaggio parlamentare poco più che rituale, prorogato di un mese, ma senza la quale la “Commissione” non verserebbe il suo essenziale ancorché avaro contributo! Ecco perciò gli effetti speciali a cui accennavo all’inizio; non passa giorno senza che il “giornale della casa” non pubblichi uno spot di rinnovata desiderabilità della Grandeopera:

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è di ieri quella che ci “informa” su carta (ma subito  ripresa dal Tg3-piemunt e financo sulla radio di stato dalla Falcetti , l’urlascoop di radio2) circa il numero (all’apparenza impressionante) dei treni-merce movimentato da uno scalo dato per morto fin dalla nascita dalle stesse ferrovie, quello di Orbassano: dodicimila820 treni al giorno! Detto così fa saltare sulla sedia anche un abitante di Lampedusa (dove altri sono i numeri – listati a lutto – delle vittime del movimento di persone)… Poi uno divide per 220, che sono i giorni in cui gli stessi “proponenti” giurano possa essere utilizzata la ferrovia esistente, per le manutenzioni “indispensabili” in caso di aumento (quintuplicazione del traffico certificato calante da Alpinfo, l’agenzia federale svizzera di riferimento di Ue & Telt) e risultano 58 treni e ½ al giorno! Ma non tutti da e per la Francia, bensì da smistare su tutte le direttrici: Milano(Chiasso), Novara(Sempione) Verona(Brennero), Udine (Tarvisio), Genova e Piacenza, solo per indicare le principali. E allora di cosa stanno parlando? Che il traffico finalmente cresca di qualche decimale sulla direttrice ovest sarebbe anche ora dopo mezzo miliardo di euri (nostri anche quelli) spesi nell’adeguare l’esistente tunnel del Frejus e sapendo che si tiene artificialmente in vita l’irrazionale “trasporto di tara” brevettato Modalohr (dal nome del monsieur che incassa le royalties) e che la Corte dei Conti Francese (non noi) certifica perdere 14 milioni di euro all’anno (e in deroga al ferreo divietoUE di “aiuti di stato”, aggiungo io)!

Ed è di oggi la “velina” che ci informa che al Centro agro-alimentare di Rivoli le derrate arriveranno in treno! (Sai che sforzo, confina con l’interporto di Orbassano di cui sopra)!

Ora, che avrebbero viaggiato in carrozza anche i rifiuti lo avevano già detto (ma magari lo ripeteranno domani):  dato che anche l’inceneritore (realizzato col denaro pubblico e venduto a una municipalizzata riconvertita in finanziaria) è stato edificato nelle stesse  aree… Chissà di chi sono i terreni (un tempo rigoglioso ventre agricolo dell’indebitatissimo ordine Mauriziano): magari lo scopriremo a ruota delle prossime operazioni immobiliari che partiranno dopo la realizzazione dell’eternamente promessa stazione e linea5…

Ma se il ciclo alimenti/rifiuti è chiuso manca (ancora) una joint-venture con Smat per chiudere quello acqua/fogne: C’è da scommettere che a corto di argomenti, ma ricchi di facciatosta come sono, prima o poi proveranno a sostenere che l’acqua e i liquami è più ecologico trasportarla coi carri-cisterna che scavando il suolo per interrarvi le tubazioni… (Del resto si sono portati avanti col lavoro imponendo a paesi un tempo ricchissimi di sorgenti come quelli dall’alta Val di Susa l’approvvigionamento via camion-botte degli acquedotti svuotati da vecchie e nuove gallerie e cunicoli).

Ma c’è un dato che nessuno spot presidenziale assistito dalle badanti pubbliche e private dei TG potrà ribaltare (che sia denigratorio dell’Euromatrigna per tener botta a Salvini o dei gufi per ingraziarsi i Salini): che nella banda del buco (alpino) per una volta son stati più bravi i francesi di noialtri. Lo ha ripreso uno dei pochi giornalisti rimasti liberi nel nostro paese, Giulietto Chiesa. E sono dati nostri, “scovati e denunciati dal “presidio No Tav Europa,  (il piccolo ma agguerrito manipolo di cittadini europei (ma non solo) che ha appena organizzato la consegna al Parlamento di Strasburgo della Sentenza inappellabile del Tribunale Permanete dei Popoli nei confronti dell’arroganza dei proponenti di Grandi Opere Inutili e Imposte:

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l’Italia che oggi 3 novembre 2016 il premier sostiene sfori il rapporto deficit/pil “solo” del 2,3% contro il 3 dei cugini di Parigi regalerà proprio a “loro” (o meglio alla loro “lobby-grandeurProject”, con la ratifica parlamentare dell’accordo-Tav), quasi 3 miliardi per un tunnel che è già stabilito resterà per ¾ proprietà francese! Come ha scritto (solo) Chiesa: il Governo chiede alla Commissione Europea (…) un aumento del debito pubblico dello 0,1% sul Pil proprio per la ricostruzione post terremoto (e l’aiuto sulla questione dei migranti). Quanto vale questa richiesta? All’incirca 1,6 miliardi. Può darsi che la Commissione Europea si commuova di fronte alle scosse sismiche. Ma i denari ci sarebbero anche senza la pietà di Bruxelles. E ce ne sarebbero molti di più. Basterebbe che l’Italia decidesse (dopo averne opportunamente informato il governo francese) di non finanziare la parte francese del tunnel della cosiddetta “alta velocità” Torino-Lione. Già, perché non solo la TAV rimane – presa tutta insieme – un pasticcio indigeribile per le popolazioni della Val di Susa e per il bilancio dello Stato italiano, ma l’Italia di Renzi, proprio lui in persona, si è accollata la spesa di 2,7 miliardi di euro per costruire la parte francese del tunnel di 57 chilometri.

Tutto ciò, stando a un’accurata analisi del Presidio Europa No Tav, è contenuto in una clausola degli accordi italo-francesi firmati da Renzi a Parigi nel 2015.

In concreto e in dettaglio: l’Italia pagherebbe il 59% dei costi dell’opera, sebbene la parte in territorio italiano sia di 12 chilometri, di fronte ai 45 chilometri francesi. Perché Renzi abbia accettato questo sacrificio italiano non siamo in grado di saperlo. Probabilmente si tratta di bassa cucina europea. Ma, di fronte all’emergenza e alle vite dei cittadini, una revisione s’impone. Non c’è confronto possibile tra il significato di queste due voci di spesa. Invece di chiedere aiuti a Bruxelles, si decida di sacrificare una spesa, per giunta insensata, e se ne faccia un’altra, utile, sensata, umana, nell’interesse del paese e della gente.

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Si capisce quindi bene perché sia “vitale” superare ora e subito il rumore di fondo, soprattutto il boato incessante delle scosse sismiche: Nella imminenza della ratifica i senatori (inutili) prima e i deputati, poi, riceveranno gli auguri anticipati di buon Natale, un buono sconto per un  prosciutto di Norcia (veicolato magari da Farinetti) e una cartellina di rassegnastampa  pubblicitaria di Telt che convincerà persino quelli originari del “cratere” tra Marche, Umbria e Lazio che il futuro di Amatrice passa da Chiomonte…

Borgone Susa, 3 novembre 2016 – Claudio Giorno

(le foto di Strasburgo sono di Diego Fulcheri)

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