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DELLASETA

avatarOgni tanto qualcuno deve dire la sua in modo “originale”…E’ il turno di Robertodellaseta ex legambiente, ex senatore PD trombato per far posto proprio a un certo Esposito di cui vedremo che parla, ma che sgomita per rimettere in piedi un partito dei verdi (idea molto originale, non ci aveva ancora pensato nessuno) e quindi cerca visibilità e uno spazio…naturalmente nel giusto mezzo…Ecco cosa ha scritto sull’ “huffingtonpost.it” diretto da Luciannunziata, nel suo blog di oggi, 31 luglio 2013 …

NO TAV E SI TAV: LE DUE RELIGIONI

Prendete Stefano Esposito, oggi senatore Pd che sul sì al Tav Torino-Lione “senza se e senza ma” ha costruito la sua carriera politica. E mettetegli accanto Alberto Perino, leader storico di quel “popolo” no-tav che dell’opposizione alla nuova linea ferroviaria ha fatto un motivo di identità comunitaria, una vera religione.
Appartengono a due mondi opposti e incomunicabili: uno invita su twitter i poliziotti a usare di più i manganelli contro i manifestanti che vorrebbero violare la “zona rossa” del cantiere, l’altro paragona la lotta no-tav alla guerra di resistenza contro i nazifascisti che settant’anni fa vide la Val di Susa protagonista. Eppure Esposito e Perino hanno un tratto in comune: entrambi guardano a quest’opera come ad un feticcio, un simbolo assoluto del bene (per Esposito) o del male (per Perino), e tutti e due se ne infischiano di fermarsi sul merito della questione.
Per evitare equivoci, accuse di “equilibrismo”, chiariamo subito che per noi il Tav Torino-Lione è un’opera inutile: l’Italia ha un bisogno urgentissimo di far viaggiare le merci di più sui treni e di meno sui Tir, ma se oggi questo non sta succedendo – se ancora meno che altrove succede attraverso la frontiera italo-francese – non è per mancanza di treni veloci ma per mancanza di un’opera ancora più grande che si chiama volontà politica. Per dirne una: mentre ci si accinge a spendere svariati miliardi per costruire la linea ferroviaria ad alta capacità da Torino a Lione, a pochi chilometri da dove sorgerà la mega-galleria si sta scavando un altro tunnel, questa volta autostradale, che raddoppierà o quasi la quantità di merci trasportate sui Tir.
Il Tav Torino-Lione non serve né al Piemonte né all’Italia, invece è utilissimo come caso emblematico di un Paese incapace non solo di decidere del suo futuro, ma ormai persino di discuterne su basi razionali. Chi è contro e chi è a favore lo è quasi sempre per principio, come se si stesse ragionando per l’appunto di sacri princìpi e non del rapporto tra costi e benefici – economici, ambientali, sociali – di un buco dentro una montagna. Lo scontro dura ormai da oltre un decennio, tutti quelli – su entrambi i fronti – che hanno provato a portarlo dentro i confini di un normale dibattito pubblico, nel quale contano più i numeri degli atti di fede, hanno dovuto arrendersi alla guerra di religione combattuta dagli Esposito e dai Perino.
Nel frattempo, i due eserciti si sono progressivamente incrudeliti, e mentre dalla parte dei no-tav i linguaggi e anche i comportamenti si fanno ogni giorno più cupi e feroci, talvolta apertamente violenti, sul fronte opposto prende piede l’idea – per qualcuno, sembra incredibile, una buona idea – di realizzare un’opera del genere, i cui lavori occuperanno i prossimi dieci anni, “manu militari”.
Soluzioni? A questo punto è difficile intravederne a breve. Ma un fatto è sicuro: fino a quando le truppe dei favorevoli e dei contrari al Tav Torino-Lione si faranno guidare dagli attuali generali, la guerra continuerà indisturbata perché a loro sta benissimo così.

…EPPURE
Conosco Della Seta. Non pretendo si ricordi di me anche se ho militato a lungo in Legambiente e (ahimè per anzianità anagrafica) da prima che lui ne diventasse dirigente. Ho addirittura fatto parte del Comitato Scientifico dell’Associazione e proprio ai tempi in cui si cominciava a”doversi” occupare di TAV. I tempi della Roma Napoli, le cui ragioni “tecniche” sono rimaste scolpite nel libro del Giudice Imposimato che ancora aspetta di essere smentito da chi ha accusato di collusione con la Camorra…
E Della Seta conosce la Valle di Susa e i Valsusini; ci è venuto – come tanti – a fare campagna elettorale quando da Legambiente è infelicemente approdato al Piddì, ma ha avuto soprattutto modo di conoscere gli ambientalisti Valsusini a cominciare da quel Piercarlo Cotterchio che per molti anni è stato l’anima del circolo Legambiente di Bussoleno (proprio il paese in cui ieri sera si è tenuta la fiaccolata di solidarietà con gli ultimi accusati che la procura torinese ha iscritto sul registro degli indagati)…Piercarlo è stato soprattutto il pioniere delle prime carovane della solidarietà per Chernobyl: autocolonne di medicinali verso la Bielorussia e comitive di bimbi ospitati in Val di Susa molto prima che in tanti altri luoghi d’Italia! Della Seta ricorda di sicuro (lo si intuisce leggendo tra le righe del suo pur infelice tentativo equilbristico) che il primo striscione di Legambiente Val Susa (portato ancora oggi orgogliosamente nelle marce da Gian Mario Actis Grosso e Luca Perino, o esposto ai balconi delle case più vicine al “cratere Tav”) si intitolava “TAV, LA TRUFFA DEL SECOLO”. Della Seta sa che prima di impegnarsi contro il Tav Lyontorino che lui stesso definisce inutile, gli ambientalisti della Valle hanno lottato (non senza correre qualche rischio) contro la speculazione edilizia di ‘ndrangheta & palazzinari in alta valle, contro l’autostrada del Frejus in bassa valle, contro elettrodotti e il dissesto idrogeologico sull’intero territorio della Comunità Montana. E che la costante di quasi mezzo secolo di lotte è stata ed è la produzione di osservazioni redatte da studiosi e tecnici di primordine che qualche volta anche attraverso Legambiente sono corsi gratuitamente al capezzale delle infinite situazioni di rischio ambientale del belpaese. Forse Della Seta non sa – e in tal caso questa mia servirà almeno a colmargli una lacuna – che c’è stata una presenza costante in tutte queste lotte e in tutto il lavoro di ricerca collegato e – prima ancora – nel gruppo Valsusino di Azione Nonviolenta fondato da Achille Croce e Don Giuseppe Viglongo: quella di Alberto Perino.
Contrapporre la sua figura a quella del Senatoresposito come fa per collocarsi nel “giustomezzo” nella consolidata tradizione dei mediatori di conflitto non funziona. Qui non si tratta di scegliere tra due religioni, ma di dire da che parte si sta. E in quella giusta c’è sempre posto, basta volerlo.
Borgone Susa, 31 luglio 2013 – Claudio Giorno

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