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giornalismo

  LIBERAZIONE…DAGLI “APPALTI”

“L’agenzia governativa dell’informazione di stato” – televideoRAI ‘- sta mattina presto ha battuto una notizia che a me sembra significativa per molti aspetti, anche se inserita nel filone “dacci oggi il nostro scandalo quotidiano” cui rischiamo di assuefarci ogni giorno di più.
Qui di seguito il testo nella sua estrema sintesi:
TELEVIDEO RAI _25/04/2017 – ore 06:20
APPALTI GRANDI OPERE, 20 RINVII A GIUDIZIO
Il gup di Roma ha rinviato a giudizio 20 persone in uno dei filoni dell’inchiesta sulle “Grandi Opere”, relativo in particolare agli appalti per la realizzazione della Tav Milano-Genova-Terzo Valico dei Giovi.
I reati contestati, a seconda delle posizioni,sono associazione per delinquere, corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio e tentata estorsione. Tra i rinviati a giudizio, l’ingegnere Giampiero De Michelis e l’imprenditore Domenico Gallo. Il processo è stato fissato al 7 luglio.
Ma quali sono i motivi per darle l’evidenza (e lo spazio) cui accennavo in apertura?
Intanto la ricorrenza che acquista un forte valore simbolico: il 72° anniversario della liberazione, che finalmente si compiva malgrado non fosse ancora stato possibile porre la parola fine alla immane tragedia della seconda guerra mondiale: ma che subì una forte accelerazione, nonostante la sproporzione delle forze in campo, grazie all’azione di un manipolo di cittadini di età, provenienza, fede e cultura diversa che scelsero di resistere (e lo fecero in un momento in cui la vittoria non era dietro l’angolo). Il che – fatte le debite proporzioni – autorizza a sperare che prima o poi si possa sconfiggere anche un “invasore” se possibile più subdolo di quello nazi-fascista (perché meglio mimetizzato in tutte le istituzioni):“il partito trasversale delle tangenti”.
Poi per il messaggio veicolato dal titolo: (che come si sa è quel che arriva a tutti e che resta nella memoria). Che“l’agenzia governativa dell’informazione di stato” abbia fatto propria la definizione “GRANDI OPERE” dandole indubbiamente una connotazione negativa, accostandola a un termine – APPALTI – divenuto ormai sinonimo di ruberia, è perlomeno sintomo che le lotte di questi anni e il lavoro di controinformazione hanno aperto una breccia persino tra i più “arruolati” tra i giornalisti di regime!
Ma, soprattutto, per la titolarietà della inchiesta. Quando chi scrive iniziò il suo modesto percorso critico nel mondo che al tempo si chiamava ancora “dei lavori pubblici” (come il ministero- “competente”, non ancora unificato a quello dei trasporti) il Tribunale di Roma era definito “il porto delle nebbie”. Ed era considerato il luogo più sicuro per”insabbiarvi” qualunque inchiesta sfiorasse un politico anche di modesta caratura. A denunciarlo erano i giornali (e i giornalisti) “di inchiesta” che ormai sono una specie posta sotto protezione dalla comunità scientifica in quanto in via di completa estinzione…
Ma oggi, per una sorta di nemesi storica dobbiamo (e possiamo) avere un po’ più di fiducia nei giudici che nel “quarto potere”. Con le dovute eccezioni nell’uno e nell’altro fronte. E con la speranza che non ri-entri in gioco il vecchio espediente della “competenza territoriale” con cui un tempo si trasferiva a Roma qualunque cosa potesse turbare il “sistema”, mentre oggi il “percorso di tutela” porterebbe ad altre e più “garantiste” latitudini…
Borgone Susa, 25 aprile 2017 – Claudio Giorno

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FAKE-TAV NEWS

lettera aperta a “primapagina
Buongiorno gentile redazione di RadioRAI3 “Primapagina”,
buogiorno signor Stefano Cingolani
Vi scrivo perché ‘sta mattina la mia trasmissione preferita – (la vostra condotta questa settimana da un giornalista che apprezzo anche per la sua frequentazione di “radio3mondo”) mi ha fatto saltare sulla sedia.
Già trovavo sorprendente che con gli uragani che si vanno addensando sull’unico pianeta che abbiamo (fin qui) ci siano ancora ascoltatori che si preoccupano di qualche nuvola temporalesca come è il caso di chi stamane ha chiamato per chiedere che fine han fatto le “autostrade del mare” (programmaProdi, un’era geologica fa).
Ma avendo lavorato trentasei anni nel mondo delle infrastrutture e avendo fatto del tema-“Grandiopere” il mio campo di azione etico-politica e – in particolare – riconoscendo a Cingolani serietà e competenza mi attendevo una risposta più equilibrata. Soprattutto non mi aspettavo che infilasse una faque news tra una considerazione su Romanoprodi e un ragionamento su mezzo secolo di assenza di una politica infrastrutturale del nostro paese!
Ammetterete che sono settimane che ci fate “una capo tanta” con la necessità di guardarsi dal dare spazio alle “notiziefalse”. Voglio quindi sperare che l’affermazione di Cingolani circa l’Altavelocità italiana che funziona bene (meglio che in altri paesi) e costa anche meno sia solo dovuta a una sintesi infelice:
Come si sa c’è ormai sul “temaTAV” una vasta e prevalentemente autorevolissima bibliografia. Nessuno (anche grazie a quel che resta del giornalismo d’inchiesta in questo paese) ha il “coraggio” di negare un dato su cui concordano anche i più accreditati fautori del progettoTAV: lo sforamento verticale dei costi chilometrici della rete di binari necessaria a “far volare i frecciarossa”.(Con buona pace del bilancio Alitalia. Ma questo sarebbe un altro – lungo – discorso)…
Se devo quindi mantenere il mio convincimento sulla serietà del conduttore di questa settimana della vostra trasmissione (per quel che può importare a lui del perdurare della mia stima) voglio credere che si riferisca al costo del biglietto dei nostri treniveloci (oggettivamente inferiore alla media europea: ma questa è l’alta faccia di una stessa medaglia e un giornalista con la sua confidenza con l’estero non faticherà a trovare riscontro oltreconfine alla mia affermazione (ultimo ma non ultimo l’articolo di Les Echo – giornale della confindustria francese – sullo stato fallimentare della ferrovie transalpine zavorrate dal faraonico programmaTGV: https://www.lesechos.fr/idees-debats/editos-analyses/0211930419964-pourquoi-le-tgv-fonce-vers-limpasse-economique-2076410.php ).
Il “segreto” del nostro apparente star meglio è essenzialmente dovuto alla “professionalità” a “socializzare le perdite e privatizzare gli utili” maturata sin da quando a correre sulla via Aurelia c’erano solo le bighe… Dal che può anche derivare il beneficio (a termine) che un biglietto “businessClass” Milano-Roma possa essere venduto a prezzo agevolato a un banchiere grazie al fatto che le rotaie su cui corre il suo treno sono a totale carico di tutti i cittadini italiani, anche di un pescatore residente a Ponza dove l’unico treno è quello del luna park della festa patronale…
Buon lunedì di Pasqua
Claudio Giorno
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GLI ”ULTIMI NO TAV” (VISTI DA… ROMATERMINI)
“Non mi piace per niente” – ha commentato Maria Eleonora Forno – “a cominciare dal titolo. Ultimi a chi? – proseguendo per la mancanza di approfondimento anche minimo sulle ragioni, dando per scontato luoghi comuni tipo il nimby che da decenni sono nella tomba.”
Io credo invece che vederlo sia utile e interessante; come lo sano addirittura stati i tanti servizi televisivi dichiaratamente di parte (la “loro”) di questi anni per capire “come ci vedono” da lontano. E in questo caso come dobbiamo essere sembrati a un giornalista indipendente e intellettualmente onesto (non “stipendiato”), che le trasferte se le paga “rosicchiando” il reddito non certo principesco del freelance. Ma catapultato in Valle dalla capitale, in uno qualsiasi dei poco meno di 10mila (!!!) giorni da cui va avanti la nostra lotta; nella più ordinaria “normalità quotidiana”,
Sempre che sia “normale” che un presidio sorto nella estate del 2005, (il 20 di giugno), per impedire lo svolgimento di uno dei primi (inutili) sondaggi sia ancora lì dodici anni dopo. Non solo, ma dopo che “ignoti” lo diedero alle fiamme nottetempo per “punire” un movimento che nel pomeriggio precedente (il 23 gennaio 2010), aveva portato per l’ennesima volta nella un tempo “città proibita” – ( Susa) – decine di migliaia di persone a dire NOTAV pacificamente ma con determinazione.
Sempre che sia “normale” che da quel 20 giugno 2005 ci si ritrovi tutti i pomeriggi e quasi tutte le sere a discutere su quel che è diventato il nostro povero paese in ventisette anni, tra Tav sotto le montagne e Mose che si ribaltano nel mare, Banche che finanziano le grandiopere e i grandioperatori e poi devono essere salvate dagli stati (leggasi dai cittadini)…Moneteuniche che vengono, e forse se ne andranno.
Tutti i giorni lì, disponibili senza preavviso come è stato anche in questa circostanza verso chi ci viene a trovare “per capire” e ad accompagnarlo sui luoghi dei delitti.
Ma non si può pretendere che tutti coloro che si appassionano alla storia di questa valle che si è ribellata al colonialismo metropolitano le dedichino un pezzo rilevante della propria vita come ha fatto (ad esempio) Roberto del collettivo Wu Ming. E che si lancino senza rete in una avventura come lo è un libro di secentocinquantadue pagine…
Un videodocumentario girato in due mezze giornate – per quanto possa essere stato curato (e questo lo è) – da un ottimo lavoro di “post-produzione “fotografa” un istante, nel caso un decimillesimo della durata di una lunghissima storia peraltro lungi dal suo epilogo. E nel mio caso più che tra gli ultimi No Tav mi piace annoverarmi tra i primi… Senza meriti particolari, per cause essenzialmente anagrafiche (e “geografiche”).
Certo, gli evangelisti narrano che gli ultimi saran beati…
Ultimi (se non ricordo male), ma invincibili come Chisciotte, ci avevano definito Erri De Luca e Gian Maria Testa nello spettacolo portato in tournée in tutto il paese dopo “l’anteprima No Tav” di Bussoleno.
Ultimi e irrisi lo furono i giapponesi rimasti a combattere nella giungla dopo la fine della seconda guerra mondiale. Ma siamo sicuri che più che “noi NoTav” i “nostri giapponesi” non siano i “francoitalici di Telt” asserragliati nel loro cantiere di combattimento a difendere un progetto di mezzo secolo fa che ogni giorno “deve” essere venduto come modernità perché quel che resta della Unioneuropea non chiuda l’unico rubinetto che può prolungarne l’agonia?
Forse è questo aspetto che Francesco Conte – l’autore del videodocumentario http://termini.tv/monday-specials/gli-ultimi-no-tav/ – coglie quando scrive – nella presentazione – “lo Stato non può piegarsi di fronte a una protesta, seppur di massa”…
Perché lo Stato moderno non è più sovrano. Non è lo Stato, ma l’insieme di lobby e finanziarie multinazionali che decidono la politica economica, come lo stesso Conte sottolinea quando accenna a improbabili trattative tra UE, Italia e ditte con Pil grandi come paesi sovrani”.
E dice sicuramente il vero quando riferisce (raccontando il rifiuto a pubblicare il suo lavoro) che i media mainstream hanno “abbandonato la storia del Tav perché la gente si stufa, c’è bisogno di nemici nuovi, e i migranti – o i politici – sono di certo bersagli più facili che un tunnel che non si vede, e che non si vedrà magari per un’altra generazione”.
E allora consegniamo ai posteri anche il suo lavoro “rubando” alla sua presentazione (leggibile integralmente sul suo sito) ancora una frase: “I No Tav hanno rappresentato un’istanza di cambiamento, ed è stata schiacciata dalle forze dell’ordine prima, dai tribunali dopo, e infine dai giornali”…Ma nella convinzione che un rullo compressore capace di rendere permanente la nostra “costipazione” non sia ancora stato inventato.
Cg

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TRUMPMANIA: COME STA CAMBIANDO LA POLITICA NELL’IMPERO

La resistibile ascesa del tamarro più ricco del reame spiega forse anche a noi dell’estrema periferia il meccanismo nascosto (ma non troppo) della relativamente recente e imprevista scalata al piddì… (riflessione dichiaratamente eretica a margine di un articolo “profetico” di Enrico Beltramini di “pagina99”)

renziTrump

Beltramini ripesca un articolo dello scorso anno – pubblicato sul giornale diretto da Luigi Spinola, storico redattore di Radio3mondo – per sostenere che non siamo di fronte a un trionfo dell’irrazionalità collettiva, ma un segno della politica americana che cambia. “A pochi giorni dalla resa dei conti, le primarie nei due stati dell’Iowa e New Hampshire, Donald Trump è ancora in testa ai sondaggi. Perché?”  La ricetta suggerita è ancora quella base che ha consentito al giornalismo indipendente USA di entrare nel mito: “seguire le tracce dei soldi”, il comandamento che portò alla scoperta del Watergate e al successivo Impeachment di Nixon e infine alle sue dimissioni.

“Siamo abituati a pensare che la politica americana funzioni così: un partito che seleziona il candidato; un candidato in competizione con altri candidati, il migliore (in termini di competenza, agenda, esperienza) vince; un sistema mediatico che, appunto, media il rapporto tra il candidato e il suo elettorato”. Ma in questa cornice l’ascesa di Trump sarebbe inspiegabile. Secondo il giornalista da tempo ormai la politica americana non funziona più così; è diventata un’attività imprenditoriale come un’altra. “Ogni candidato è un imprenditore che si costruisce la propria aziendina con tanto di staff, prodotti e mercato. I fattori di questa nuova forma di politica non sono il partito, i candidati e i media, piuttosto i soldi, le emozioni e la fama”. Apprendiamo che negli USA persino cariche che stanno a metà tra partito e istituzione come quella che noi chiamiamo “capogruppo” di camera e senato si ottengono con un meccanismo “commerciale”!

“ La capacità di raccogliere fondi e finanziare campagne elettorali sempre più costose è l’elemento fondamentale di qualsiasi candidatura. Se il candidato è ricco, è automaticamente considerato un buon candidato. Poiché ha fondi a disposizione, è un candidato di fatto. Partecipa alla campagna elettorale anche se il partito non vuole”. Beltramini si spinge poi a descrivere un fenomeno che conosciamo bene anche  in Italia (ma mi verrebbe da dire meglio in Val di Susa): la cancellazione di quella categoria fondamentale della politica, ma del giornalismo, che eravamo abituati a definire “i fatti”: non esistono più “perché non esiste un criterio esterno che garantisce obiettività dei fatti. Tutto è opinabile, anche il merito. La costruzione del consenso passa piuttosto attraverso la generazione di emozioni. Chi parla alla pancia dell’elettorato può costruire consenso lavorando sui sentimenti della gente: siamo in pericolo; possiamo stare sicuri. C’è da aver paura; è tutto sotto controllo” . Poi l’abilità di allargare la cerchia dei fans, aumentare l’eco del consenso: “La fama ribalta il rapporto tra politica e media: i media non possono ignorare un candidato popolare. Nel gioco del gatto con il topo, il candidato è diventato il gatto”. A questo punto Beltramini riassume le sue tesi  affermando che la politica nordamericana  “favorisce candidati ricchi e famosi, che possono finanziare la loro campagna elettorale, generare consenso basato su emozioni, e dialogare con un’audience direttamente, senza filtri” e ammette che “un lettore cinico potrebbe concludere che, almeno per quanto riguarda la politica, l’Italia è più avanti”! dell’America). Ma aggiunge ancora che  Trump ha indovinato il posizionamento: si presenta come ricco e populista allo stesso tempo. E conclude  affermando che “non è detto che Trump vinca la presidenza e nemmeno la candidatura alla presidenza per il suo partito. I partiti, gli altri candidati e i media, anche quelli teoricamente dalla sua parte, faranno di tutto per fermarlo (l’annuciata discesa in campo dell’altro riccone – Bloomberg – sembrerebbe andare in questa direzione, NdR) . “Ma il suo successo attuale non è un caso di irrazionalità collettiva; piuttosto, ha radici profonde, è un segno della politica americana che cambia”.

Da “Ricco e senza filtri, perché Trump sta scalando gli Usa” di Enrico Beltramini da “pagina99” del 23 gennaio 2015
Rilettura a cura di Claudio Giorno – Borgone Susa, 26 gennaio 2016

http://www.pagina99.it/2016/01/23/ricco-e-senza-filtri-perche-trump-sta-scalando-gli-usa/

http://www.wallstreetitalia.com/news/elezioni-usa-bloomberg-pronto-a-scendere-in-campo/

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GIORNALISMO TOSSICO BY MONSANTO?

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Vandana Shiva – 11 luglio 2015  – festival dei beni comuni di Chieri

Qualche mese fa il giornalista scientifico Michael Specter ha attaccato pesantemente Vandana Shiva sul New Yorker. Ne riferiva a ottobre dello scorso anno su Repubblica Federico Rampini che nell’occasione aveva letto per telefono alla stessa Shiva le pesanti accuse di cui era stata fatta oggetto, a cominciare sulla messa in dubbio dei suoi titoli di studio, poi la denuncia delle condizioni di vita peggiorate dei contadini “costretti” a usare ogm e infine il diritto alla ricerca  degli scienziati pro ogm.. Ecco le sue risposte (da http://www.repubblica.it/ambiente/2014/10/03/news/intervista_vandana_shiva_ogm-97215746/)
“Specter e l’industria biotecnologica vogliono screditarmi descrivendo me e i milioni di persone contrarie agli Ogm come anti-scientifici, romantici. I miei studi sono una spina nel fianco per loro. Ho preso un Ph. D. (dottorato di ricerca) in Canada, in Filosofia della scienza con una tesi sulla Teoria quantica; e un master in Fisica. La teoria quantica mi ha insegnato alcuni principi che ispirano il mio lavoro, ma mi sono spostata da un paradigma meccanicistico a uno ecologico. Potevo continuare i miei studi quantici alla fondazione Tata o proseguire studi interdisciplinari sulle politiche della ricerca scientifica al Politecnico di Bangalore. Ho scelto la seconda strada per approfondire le relazioni tra scienza e società. Ho studiato abbastanza la fisica per impadronirmi dei suoi concetti, ma non mi sono voluta trasformare in una macchina di calcolo. E ho tanta stima degli intellettuali non-scienziati che contribuiscono a mettere in discussione il pensiero scientifico, come Noam Chomsky”.

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Vandana Shiva – 11 luglio 2015  – festival dei beni comuni di Chieri

“Specter non ha fatto una vera ricognizione sul campo, non si è spinto nella regione cotoniera del Maharashtra. Altrimenti avrebbe saputo di Shankar Raut e Tatyaji Varlu, del villaggio di Varud, suicidi dopo il disastroso raccolto di cotone Bt. E tanti casi come questi. L’argomento che i contadini si suicidano per i debiti, e non per gli Ogm, è specioso. Gli agenti della Monsanto che vendono semenze Ogm, fertilizzanti e pesticidi, sono gli stessi che fanno il credito. Il contadino prima si indebita per le semenze di cotone, poi scopre di dover comprare più fertilizzanti e pesticidi e s’indebita ancora. Il bacillo del cotone Bt perde efficacia, le dosi di pesticidi aumentano, i debiti pure. È questo ciclo di alti costi, escalation nei prodotti chimici, la trappola del debito che spinge al suicidio”.

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Vandana Shiva – 11 luglio 2015  – festival dei beni comuni di Chieri

“Prima che arrivasse la Monsanto le semenze locali di cotone costavano da 5 a 10 rupie il chilo. Il monopolio costruito dalla Monsanto ha fatto salire i prezzi a 3.555 rupie il chilo di cui 1.200 sono royalties. Laddove la Monsanto ha dovuto ridurre i prezzi, per esempio nell’Andra Pradesh, è successo grazie alle nostre pressioni sull’antitrust locale. Anche la legge del 2001 non nasce per caso, io ero stata designata tra gli esperti del ministero dell’Agricoltura. Ma la lotta non finisce mai. Pensi che in questo momento la Pepsi Cola sta penetrando nel business delle mense scolastiche in India. Altro che alimentazione equilibrata, chilometro zero. Un colosso americano del junk-food vuole decidere cosa mangiano i bambini indiani. È in pericolo la nostra sovranità alimentare. Dietro le campagne ideologiche come questo articolo del New Yorker s’intravede un altro obiettivo. Monsanto vuole conquistare l’Africa. Perciò devono diffondere il mito che i loro Ogm hanno reso ricchi i contadini indiani”.

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Vandana Shiva – 11 luglio 2015  – festival dei beni comuni di Chieri

“Il principio fondamentale che ci muove è questo: l’idea che il diritto su un seme sia proprietà privata, è inaccettabile. Non si deve poter brevettare e privatizzare una pianta (o addirittura generazioni di piante) così come non si deve poterlo fare con la vita umana. L’America difende delle forme estreme di proprietà privata attraverso i brevetti. Non sono contraria alla ricerca. L’importante è che gli scienziati distinguano i ruoli. Chi fa ricerca in laboratorio non deve poi essere coinvolto nella commercializzazione di un prodotto. Uno scienziato puro non deve trasformarsi in venditore globale di sementi brevettate. La Monsanto non persegue il progresso scientifico, altrimenti non sarebbe contraria alla trasparenza. Guardi, nonostante le loro campagne perfino in America l’opinione pubblica vuol essere informata, chiede l’etichettatura degli Ogm. E Monsanto che fa? Trascina in tribunale lo Stato del Vermont per bloccare l’obbligo delle etichette trasparenti. Anche l’Europa è minacciata, dentro il nuovo trattato di libero scambio che state negoziando con gli Usa ci sono attacchi al vostro principio di precauzione”.

Molte di queste cose e molto di più sono state il tema della lectio magistralis di Vandana Shiva di ieri 11 luglio 2015 al festival dei beni comuni di Chieri

Cg

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A ME PARE CHE ANTONELLO CAPORALE ABBIA SCRITTO UN PEZZO DI GRANDE GIORNALISMO SU IL FATTO QUOTIDIANO DI OGGI 15 LUGLIO 2014.

Non so valutare se le affermazioni di Sergio Zavoli – il decano dei senatori eletti – siano tutte condivisibili o meno. Sono d’accordo con chi dice che con tutto quel che capita dalla striscia di Gaza alla fila che si allunga ogni giorno davanti alle “nostre” mense dei poveri,  l’abolizione del Senato non possa suscitare una emozione vasta…Se ne accorgono i cinquestelle che si dibattono inefficacemente tra la difesa dei principi democratici e il rischio di apparire gli ultimi giapponesi in difesa degli odiosi privilegi della casta…Se ne accorgono gli Zagrebelsky, e le Bonsanti, dileggiati quotidianamente  dalle “amiche di Mariadefilippi” assurte a ministre della repubblica che sanno che sbattere i grandi occhi davanti al teleobiettivo di una telecamera ruffiana – scandendo “Rodotà-chi?”  –  è più efficace che farsi intervistare dalla coppia Scalfari-Bergoglio sul destino degli umani… Ma l’odore  di morte – l’atmosfera di veglia funebre – evocate dalla rassegnazione del grande giornalista prestato alla politica hanno, (secondo me), la forza di far capire che  dopo la “riforma costitizionale” nulla sarà più come prima e che  il titolo dell’editoriale di Marco Travaglio sullo stesso giornale, “piduisti a loro insaputa” rischia di essere più profetico che sarcastico…

2012-12-zavoli-BW 

Sergio Zavoli: LA NOTTE DEL PD

“È un disastro, ma io sono stanco e malato…

Stiamo approvando una riforma spaventosa, siamo sotto ricatto Io alle primarie votai Cuperlo: è scomparso, cos ’è diventato il partito? Non oso immaginarlo

di Antonello Caporale il Fatto Quotidiano – 15 luglio 2014

È il bastone a disturbare il passo di Sergio Zavoli, a tenergli impegnate le mani e a consegnare i pensieri all’età. “Non sto bene, dovrei operarmi. Ma i medici nicchiano, mi consigliano cure palliative, mi spiegano che dovrei dedicarmi alla fisioterapia. Li comprendo, la medicina contempla il rischio ma non l’azzardo. E forse quest’operazione è un azzardo”.

Lei è uno straordinario novantenne.

Sto rileggendo delle lettere di gioventù, scritte da me. Non le ricordavo, non le riconosco, non mi rappresentano più.  Sono un’altra persona, ho un’altra vita, e altri incredibili difetti.

Mi ha colpito la sua mano alzata insieme alla maggioranza del Senato per decretarne la fine e approvare un pasticcio più che una riforma… Lei, il senatore eletto più anziano, maestro di giornalismo, potrebbe dire una parola, sentirsi libero di esprimerla. Invece tace.

Io non sto bene, non mi sento in forma. E vivo questo periodo con qualche angoscia.

Ma avrebbe il dovere di parlare, se ritiene che la riforma costituzionale sia cattiva.

È spaventosa, lo so.

Lo sa, però, è silente.

Siamo sotto ricatto. Se casca questo governo è la barbarie, il disordine politico. E c’è un alito di verità in questa paura. E questo rafferma i pensieri, riduce i propositi e consegna tutti noi stancamente a quel dopo che non vorremmo.

Ricordo che i senatori a vita, assumendosene ogni responsabilità, fecero nascere il governo Prodi.

Ricordo anch’io. Perché mi dai del lei?

Perché è un maestro. Lei ha avuto tutto dalla vita, e forse una sua parola in questa aula così depressa, screditata del suo onore, contribuirebbe almeno a mitigare gli errori.

Non ce la faccio, purtroppo.

Ciampi ce la fece da senatore a vita e votò il governo perché giudicava giusto farlo. Berlusconi lo definì un personaggio “immorale”, al pari di Levi Montalcini. Le ricordo che altri senatori della destra li denigrarono portando in aula i pannoloni per la terza età.

Che vergogna.

Cosa sarà questo Senato di consiglieri regionali?

Senti: io alle primarie ho votato Cuperlo, non Renzi. E chiesi a lui di darsi da fare. Mi sembra scomparso dalla  circolazione. Cos’è il Pd adesso? Non oso immaginarlo. Hai ragione a dire che stiamo approvando una riforma paventosa.

Calderoli si è appena intestato il merito di ritornare sulla scena del delitto: “Sono un serial killer”.

È una delle sue solite boutade . In questo giro la sua verve eccentrica è tenuta a freno dalla Finocchiaro.

Anna Finocchiaro? Colei che Renzi irrise per la scorta armata che la difendeva tra i pacchi dell’Ikea? Si disse disgustata dal trattamento subito. Oggi fa con cura il lavoro richiesto.

Anna è una brava parlamentare e anche buona. Tenta di ridurre il danno, agisce per il bene comune. Ne sono certo.

Lei crede?

Io sono spaventato da quel che ci capiterà tra poco. Sono spaventato – per esempio –dal fatto che Napolitano se ne andrà. Con tutti i suoi difetti che voi gli dite e con l’instancabile tagli e cuci è riuscito a tenere l’Italia sull’orlo dell’abisso. L’abisso non l’abbiamo conosciuto per suo merito. Aspetta un po’ e vedrai questa destra come si ricompone.Avrà tempo di divenire cattiva e si presenterà ai nastri di partenza con la faccia che oggi non vogliamo

Anche Renzi è cattivo. Sa essere cattivo, sa essere anche cinico.

La politica è fatta di questi sentimenti. La ferocia ha la medesima forza dell’amore.

Li vede questi senatori con la testa china che ci stanno passando davanti?

Certo che sì.

Cosa pensa del presidente del Senato?

Non conosco Grasso.

Si permise di obiettare che forse bisognava riflettere prima di liquidare questa assemblea e tener

presente che senza l’elettività è un corpo vuoto, un guscio di nullafacenti. Ricorda Renzi cosa rispose?

Non ricordo.

Gli fece rispondere che lui non doveva mettere

becco. Il presidente del Senato non ha titolo.

In questa legislatura sto facendo meno cose. Ho dato di più e fatto meglio nella scorsa.

Qui sembra una esecuzione funebre. Sembra che dobbiamo darvi il consuolo.

Tu sei meridionale?

Sì. Consuolo sta per consolazione. Vi dobbiamo consolare noi cronisti. Ai funerali si porta il caffè, lo zucchero, i pasticcini.  Le lacrime si asciugano con una bevanda calda.

Ho conosciuto bene Gaetano Afeltra. Voi meridionali avete un modo così teatrale, illuminato, prezioso di dire. Una volta mi raccontò di un tizio che improvvisamente morì. Cosa aveva, chiesero. Nulla, era solo raffreddato. Raffreddato? La morte cerca una scusa, risposero. Frase straordinaria…la morte cerca una scusa. Una densità di immagine incomparabile. La vostra lingua è un’opera sacra.

È in corso una gran tappa al tour. Cinque scollinamenti, due gran premi della montagna di prima categoria…

Nibali è un giovane promettente, delizioso. Ma Contador (ieri poi caduto e ritirato, ndr) è già un campione affermato. Voglio donarti questo libretto: “La società libera e la libertà d’informazione. Giornalismo, etica e responsabilità”.

È prezioso il suo dono.

Sai che in Rai mi hanno detto che a settembre riprendono Le notti della Repubblica?

È una bellissima notizia.

Bella sì. Eppure quei due consiglieri che Bersani indicò per Viale Mazzini non si sono mai fatti vedere, né sentire. Un po’ mi è dispiaciuto.

Zavoli è la televisione.

Adesso mi concedo delle poesie.

Saranno bellissime.

Aspetta a leggerle.

Aspetto di vederla con la mano alzata prendere la parola nell’aula del Senato prima che questo palazzo venga dismesso.

Sono vecchio e sono stanco.

Tutte le persone sagge sono vecchie e stanche.

È il bastone che mi infastidisce.

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