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giornalismo

FARLOCCANEWS

Sabato mattina, 9 dicembre: il vento che ha soffiato tutta la notte ha attenuato per qualche ora la violenza delle folate, ma fatto ridiscendere il termometro sotto lo zero. Alle otto e mezza la Val Cenischia non è ancora invasa dal sole, ma un gruppo di volontari saliti dalla valle di Susa sono già al lavoro per scaricare gli attrezzi per la pulizia dei sentieri e la manutenzione dei boschi. Quegli stessi boschi che solo qualche settimana fa bruciavano minacciando proprio la Borgata San Giuseppe, quella più a ovest del Comune di Mompantero, cerniera tra le due vallate.

Mompantero, 9 dicembre 2017: pulizia dei sentieri e dei boschi. Immagine di Rosy Battaglia

A pochi chilometri più su – in località Maddalena del comune di Chiomonte – ieri sera si era andati  in molti, dopo una veloce polentata preparata presso il presidio di Giaglione; partiti per la preannunciata camminata notturna verso le reti che circondano il cantiere più militarizzato del vecchio continente. Trovando “naturalmente” la strada sbarrata dai prefabbricati in calcestruzzo detti new jersey, sormontati da alte reti per impedire che ci si potesse avvicinare alle ben più impenetrabili recinzioni del campo-base. Luogo da cui è stato realizzato il “cunicolo geognostico” che dovrebbe servire a iniziare lo scavo del tunnel ferroviario in direzione di Susa (stando a quanto previsto dalla “variante di progetto” redatta secondo precise direttive di “ordine pubblico”. La conoscenza dei tanti sentieri caratteristici della nostre vallate da sempre fortemente antropizzate e la voglia di manifestare in modo deciso il dodicesimo anniversario della “liberazione di Venaus” hanno convinto molti tra i partecipanti ad arrivare comunque “alla meta” e a manifestare l’ostinata contrarietà alla Grande Opera Inutile tantopiù in quanto Imposta.

Tre esponenti del movimento No Tav sono stati fermati dalla Digos durante l’ultima passeggiata versonil cantiere organizzata in occasione dell’Immacolata. Una data chiave nella battaglia contro il supetreno in VALLE D’AOSTA: ricorda gli scontri di Venaus del 2005 dopo i quali si decise di cambiare il progetto e anche il tracciato della linea ad alta velocità tra Torino e Lione”.

Il “mattinale” firmato da Carlotta Rocci sulle pagine tardo sabaude di Repubblica-torino fa rapidamente il giro delle liste e-mail del movimento!

Nessuno vuole “impiccare a un refuso” una delle inviate speciali  dell’house organ di Matteorenzi che tutte i giorni che il buondio manda in terra ci ammonisce sulle FAQUE NEWS: sono ben altre le notizie false che ci propinano – con licenza di falsificarle – firme ben più prestigiose del giornale fondato dal neoberlusconiano Eugenioscalfari (e assai meglio retribuite, si ha motivo di supporre)…

Ma ci si permetterà un po’ di garbata ironia: delle due l’una: o Carlotta ha in mano l’esclusiva NOTAV del prossimo trentennale o noi più che contro la storia siamo contro la geografia: o è pronta la VARIANTE DELLA VARIANTE e Viretta & Foiano  han deciso che la Lyonturin passerà dalla Valle d’Aosta, o è sempre stato così e allora altro che Nimby: sono poco meno di trent’anni che ci battiamo per la Vallèe ma a nostra e loro insaputa!

Borgone Susa – 9 dicembre 2017 – Claudio Giorno

P.S.: Come mi ha scritto Rosy Battaglia, Giornalista con la G maiuscola di Cittadini Reattivi nell’inviarmi la foto che ho messo in copertina (e che illustra l apulizia dei boschi di stamane) “questo non fa notizia”…Certamente – aggiungo io – non lo ha fatto per Carlotta Rocci, che ciononostante – alle 14:30 – non aveva ancora provveduto a correggere la sua FARLOCCAnews ( http://torino.repubblica.it/cronaca/2017/12/09/news/lanciavano_petardi_contro_la_polizia_tre_attivisti_no_tav_arrestati_al_cantiere_di_chiomonte-183533275/ ) come in ogni caso dimostra la fotocopia, facilmente leggibile, pubblicata qui sopra (se finalmente prima o poi ce la farà).

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DOPOFACCI, UGOTRAMBALLI: NON C’È PACE PER LA VAL DI SUSA…

E’ il 13 novembre, non piove più qui a nordovest,  ma tira di nuovo un vento che sferza i versanti e il fondovalle riportando la temperatura vicina a quella dei giorni del grande fuoco…

Come quasi tutte le mattine ascolto primapagina di RaiRadio3. Oggi è il primo giorno di conduzione di Ugo Tramballi de “Il sole24ore”. Interviene in trasmissione  Sergio da Lecce  che esordisce duro dicendo “come fa l’autrice dell’articolo sul TAP  a non sapere che per la realizzazione progetto di gasdotto eurasiatico è pesantemente coinvolta la ‘ndrangheta (lo ha scritto poche settimane fa anche L’Espresso”) e che per approvarlo in UE sono state  pagate sedicimila tangenti per un importo di 3 miliardi di euro?”

Poi aggiunge “Qui in Salento si sta lavorando da mesi senza che ci siano le previste autorizzazioni”. Si qualifica  come attivista del movimento No Tap e sottolinea che si tratta di un’opera devastante sia sul piano economico che ambientale, che non ci sono garanzie di sicurezza (…) poi afferma che dei quattro gasdotti che interessano l’Italia ne funzionano solo due per l’insufficiente consumo di gas (calato in Europa del 50% negli ultimi anni) e prosegue – pur in estrema sintesi – ad elencare le motivazioni del No che chi ha scritto l’articolo ha ovviamente omesso), finché il conduttore interviene per la replica di rito, con tono colloquiale ma senza sconti: “Capisco Sergio, ma non vale solo per la Puglia ma per qualsiasi Regione (…) Constato che tutte le volte che si fanno grandi progetti in Italia avvengono due cose: da un lato c’è il rifiuto di una parte del paese – soprattutto «non nel mio cortile»: fatela dove volete ma non a casa mia (il rifiuto a priori e non documentato su aspetti chiari e precisi a carattere ambientale;  e dall’altro i grandi progetti in Italia finiscono sempre nelle mani della ‘ndrangheta della mafia degli amici del quartierino come se ogni volta che si apre un progetto da noi – diversamente che negli altri paesi «occidentali» – ci saltano addosso «quelli che ci vogliono guadagnare». Come se noi non fossimo mai in grado di fare qualcosa di «moderno» che possa andare bene alla maggioranza della gente, all’economia del paese, e al mondo dell’ambientalismo: In Italia non si può praticamente fare nulla. Che ricorda un po’ l’atteggiamento della Raggi sulle Olimpiadi (anche se non so se Roma avrebbe avuto con i problemi che ha, la capacità di gestire la sua Olimpiade come la stanno gestendo Londra e Parigi)…Però che una cosa non si possa fare perché rovina l’ambiente e perché è una fonte di corruzione lo trovo limitativo di un paese che non vuole guardare al suo futuro come fanno tutti gli altri paesi affrontando ovviamente tutte le problematiche che un grande progetto comporta. Io ricordo da Milanese (anche se ora vivo a Roma) l’Expo: Partita male, ma da una idea geniale con una sindaca di centrodestra che si è spesa tantissimo per organizzarla e poi una giunta di centrosinistra che si è spesa per farla funzionare. Era partita malissimo con la mafia e la ‘ndrangheta poi però a Milano siamo riusciti a farla: perché nel resto d’Italia dalla Val di Susa alla Puglia invece no? Non lo so. Grazie Sergio (forse il ringraziamento è sincero: per avergli – involontariamente – concesso oltre quattro minuti di un filo diretto che ne dura 35)

Qui il link al podcast per chi vuole ascoltare per credere: con inizio attorno al minuto 11) http://www.radio3.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-afd05d44-390e-41e4-a239-c7f04cd934d7.html

Aggiungo che l’”articolo Si Tap”  (ampiamente citato con altro dispendio di tempo nella prima parte dedicata alla lettura dei giornali) era di Paola Tommasi,  tanto per cambiare di “Libero”. La quale si produce in una invettiva degna del Collegafacci contro chi – in Salento – si oppone al gasdotto eurasiatico di cui va ad enumerare tutte le “opportunità & vantaggi” per la Puglia, l’Italia, il vecchio e forse anche il nuovo continente… (Chi sa, appena Oldtrunp tornerà in Italia Il suo “diretur” Vittoriofeltri la incaricherà di chiedergli se non si può approfittare delle fondamenta del muro-promesso tra America e Messico (per difendesi dall’invasione dei latinos) per “annegarci” un tubo per il Gas dell’Amicoputin, cost to cost (Atlantico-Pacifico)…

Oggi è stato un giorno di lotta drammatico in Salento. Mi perdoneranno gli amici No Tap se io mi concentro sulla citazione (a sproposito?) della Val di Susa da parte del Tramballi: Verso cui mi scappano due battute; ma molto serie:

ma li leggete i giornali voi che li scrivete?

Perché proprio sul “suo sole” un mese fa (il 9 settembre) Filomena Greco ha pubblicato un articolo che nessuno pretendeva fosse di parte No Tav (non lo è, “non fatele passare un guaio”), ma riporta in buona sintesi le ragioni più recenti di una contrarietà  che dura da trent’anni e che in questo lasso di tempo ha prodotto una documentazione scientifica almeno pari a quella dei proponenti salvo che per una cosa: il costo per i contribuenti: zero cent contro 1 miliardo e mezzo di euro! (Come del resto stanno facendo i Salentini anche se ovviamente da meno tempo).

http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2017-09-16/sulla-torino-lione-richiesta-moratoria-e-esposto-procura-174722.shtml?uuid=AELJyTUC

L’altra battuta (amara) riguarda l’intera categoria più che Tramballi: ci avete ignorato per sette dei nove giorni di incendi dolosi (ci piacerebbe sapere appiccati da chi) e devastanti che hanno minacciato la vita, le borgate. distrutto le baite dei nonni e i boschi di nove generazioni, ma se c’è da fare del sarcasmo (infelice) ci inzuppate il cornetto (come dicono a Roma… All’expoMI non so perché non ci sono andato).

Claudio Giorno, 13 novembre 2017, Val di Susa (Borgone Susa, per la precisone)

P.S. Non si lamenti per la lunghezza della lettera (tanto più che  probabilmente non la leggerà mai): quasi metà delle righe sono la sbobinatura sintetizzata – ma corretta –  della sua lunghissima replica più la sintesi – volutamente estrema – dello sgradevole e “s-documentato”  articolo di Libero da lei letto e all’origine della telefonata di Sergio.

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GRANDE CORTILE 2017-2018: GIORNALISTI SOTTO LA SACRA

Chi è venuto a Sant’Ambrogio venerdì 10 novembre 2017 non si è pentito della scelta: era una di quelle serate in cui prevale l’ansia in noi che ci ostiniamo a contattare e invitare ospiti che ci aiutino a fare Grande il Cortile in cui provarono a rinchiuderci nell’ormai lontano 2005: c’è la partita della nazionale, spareggio con la Svezia, dentro o fuori i mondiali 2018! Rischiamo una sala semivuota che potrebbe risultare deprimente per noi ma soprattutto per chi ha accettato l’invito sacrificando tempo e affetti. E invece no: puntuale come la liquefazione del sangue di Sangennaro il Miracolo della Valsusa si ripete: arriviamo in leggero ritardo perché abbiamo voluto almeno offrire loro una cena e troviamo la sala gremita, tutte le sedie occupate, un tavolo in fondo usato da panca, ma qualcuno resterà in piedi ugualmente; ma non si pentirà – ripeto – anche e soprattutto se ama e segue il calcio: perché l’Italia del pallone ritornerà sconfitta da Stoccolma mentre la “nazionale valsusina” (e di chi non si rassegna al peggio) uscirà un po’ confortata dal racconto di Rosy Battaglia e Gianni Barbacetto: freelance lei, inviato de Il Fatto Quotidiano lui; entrambi – anche se in modo diverso – protagonisti del cambiamento epocale che sta sballottando i gusci di noce che affrontano il mare in tempesta della informazione. Un fortunale permanente che li ha costretti a re-inventarsi ruolo, strumenti di lavoro e la possibilità stessa di sopravvivenza economica; e proprio perché abituati alle intemperie hanno accettato l’invito in un luogo – la Valle di Susa – che appena pochi giorni fa ha dovuto fare i conti con una informazione dimostratasi ostile persino nel riferire di nove interminabili giorni di incendi boschivi a ridosso dei paesi, resi devastanti da oltre novanta giorni di siccità e alimentati dal vento. Ostilità manifestatasi – questa volta – non col riferire quel che accade in questo lembo dell’estremo nordovest del paese attraverso veline e mattinali, ma con una palese sottovalutazione (se non omertà) di quel che stava accadendo e delle dimensioni che la cosa avrebbe potuto prendere. Dimensione che è risultata alla fine comunque drammatica anche perché non riferirne in modo adeguato ha sicuramente contribuito – nei primi e decisivi giorni di fuoco – a che chi poteva/doveva prendere decisioni adeguate non abbia sentito “pressione” alcuna di una opinione pubblica – quella che conta, quella “della città” – del tutto disinformata. Una opinione pubblica che ha “scoperto” quel che stava succedendo solo quando il fumo e l’odore di bruciato è arrivato fino ai piani bassi dei palazzi del centro!
Nessun complotto, spiega Barbacetto: “di Valsusa e dei valsusini non si parla (o se ne parla con astio manifesto) non perché ci sia un ordine al riguardo: ma perché i cronisti (garantiti o precari, vecchi e giovani) fiutano l’aria… (Ma l’odore di bruciato non lo sentono quando i boschi vanno in fiamme come pozzi di petrolio bombardati nelle guerre del Golfo. Lo avvertono piuttosto quando si tratta di spiegare le ragioni vere di una opposizione tenace e documentata ad una grande opera). Grandeopera che sarebbe troppo imbarazzante se tutti ne scoprissero l’inutilità e il costo reale!

La c’è terrorismo latente, e ottusa opposizione al progresso, alla crescita!. Una convinzione radicata e diffusa nelle redazioni dei “giornaloni” (come li chiama il suo direttore Marco Travaglio) che tuttavia non basta a spiegare come sia quasi l’intera categoria ad aver rinunciato a svolgere un ruolo – quello di cane da guardia e non “di compagnia” del potere economico (e in subordine politico).
Ce lo spiega bene la Battaglia parlando del suo progetto “Cittadini Reattivi” con cui ha scelto di raccontare assieme alle persone (o addirittura di veicolare i loro racconti) le mille Val di Susa ignorate o maltrattate: non c’è terrorismo latente a Taranto, a Gela o Brindisi. Tanto-meno nella terra dei fuochi, dove le Ilva, l’Eni (o tout court la camorra) sono causa di inquinamento irreversibile del territorio e di conseguente mortalità infantile certificata da incontestabili ricerche epidemiologiche!
Ma i comitati, i cittadini, le mamme (!) all’inizio vengono addirittura “appoggiate” dai partiti, invitate nei contenitori televisivi che vendono meglio la pubblicità sfruttando la “voglia” di cronaca nera e di tragedia (che fanno indici di ascolto). Poi, appena entrano in conflitto con gli interessi degli “inserzionisti” e del “partito di governo” vengono “mollate”, accusate di fare allarmismo, querelate con richieste di risarcire le società che hanno avuto “il buon nome” intaccato.
Eppure nessuna di loro ha mai lanciato una pietra in una manifestazione: è addirittura il sindaco Dario Fracchia – persona moderata (fino ad aver subito qualche critica al riguardo in seno al movimento No Tav) – a ironizzare su qualche pietra che può anche esserci scappata durante una manifestazione esasperata, ma a denunciare l’occultamento sistematico delle ragioni del NO: scientifiche, sociali, ambientali coperto quasi sempre con l’alibi della violenza; nonostante le reiterate delibere votate nella stragrande maggioranza dei municipi (ultimo in ordine di tempo la stessa città di Torino!).
E allora certo che ci si butta nella “rete”, anche se si è consapevoli di quel che Barbacetto ci dice: il rischio di incappare in balle colossali, di credere a chi “urla” più forte, la casualità che può determinare l’imbattersi in una informazione corretta piuttosto che in una abile contraffazione commerciale. E allora – come nella esperienza del suo giornale e personale di Rosy Battaglia ci si deve dire con franchezza che l’informazione seria, certificata, approfondita bisogna pagarsela: Nella tragedia del “servizio pubblico” – la Rai – che, (come ci aveva spiegato “dal di dentro” Loris Mazzetti nel primo incontro di questo ciclo) risponde sempre più ai partiti invece che ai cittadini verso i quali andrebbe rispettato il “contratto di servizio” bisogna garantirsi interlocutori indipendenti. Interlocutori cui garantire (a nostra volta) la sopravvivenza economica e (visti i fatti di recente attualità) anche fisica! Del resto i (sempre più pochi) giornalisti che scavano nelle vicende di mafia o di poteri occulti vivono sotto minaccia e sotto scorta.

Ma chi sono i giornalisti? Sono un gruppo omogeneo (come si sarebbe detto una volta in sindacalese?), una corporazione (cara alla destra che da del populista agli altri?), un corpo separato dello stato che usa la professione come copertura per svolgere un altro “mestiere” ? Noi in Val di Susa e in particolare chi si ostina a opporsi radicalmente al coacervo di interessi che con un treno, e soprattutto con il trasporto ferroviario hanno sempre meno a che fare) siamo consapevolmente di parte. Ma fa riflettere che un professionista serio e di lungo corso come Barbacetto sollevi il tappeto dell’ordine dei giornalisti per tirarne fuori tutta la polvere nascosta: “come posso riconoscermi – dice – in una associazione dove al mio fianco ci stanno i Public Relation aziendali, i portaborse dei politici o di partito, che mi telefonano per chiedermi di dare spazio «anche» alle «ragioni» di chi inquina o visibilità a chi corre per un seggio con licenza di comprare voti… Siamo avversari, non colleghi. La deontologia professionale mi impone di denunciare – non di sostenerne le tesi! A Milano – una delle piazze giornalistiche più importanti – abbiamo appena eletto il nostro presidente e rischiato di avallare la «nomina» (che pareva scontata) di un portaborse di Maroni & Co che non ha mai lavorato un solo giorno in un giornale o scritto un articolo degno di questa definizione”.
Usciamo che è quasi mezzanotte e stupisce vedere la Sacra ancora illuminata come sospesa sopra la piazza del municipio. La Sacra che è tante cose assieme per chi in questa Valle ci è nato o è venuto ad abitarci: cerniera e confine con la città. I valligiani ne vedono in prevalenza il lato ovest il lato più “intimo”, i cittadini l’est, la facciata monumentale. Virano l’ha usata contro di noi: “se ci fossero stati i No Tav già mille anni fa non ne avrebbero permesso la costruzione, della Sacra come di Venezia” è una delle tante cattiverie veicolate dai PR che si spacciano per giornalisti e che fanno a gara per acquisire i diritti (e la ricompensa) a scrivere la biografia del progettista della Grandeopera più bella del mondo (parole sue pronunciate e registrate nell’aula magna della Facoltà di Architettura di Torino). Ma la verità è che la Sacra è stata ostaggio fino a soli trent’anni fa degli impresari edili (*) ne minavano (letteralmente) le fondamenta con la dinamite per estrarne pietrisco per asfaltare strade e farne la massicciata delle ferrovie (incuranti anche del tenore di amianto che risultava chiaro persino nelle analisi più compiacenti)! E che i “colleghi” del Commissariotav che hanno imposto fraudolentemente il MOSE è più facile che uccidano definitivamente piuttosto che “salvare” Venezia. Ma queste notizie non usciranno mai nei giornaloni redatti col copia e incolla dai PR. Per questo abbiamo ancora bisogno di giornalisti: ma degni del significato deontologico di questo nome.
Sant’Ambrogio, 10 novembre 2017 – Claudio Giorno
(*) Tra questi impresari anche quelli che lo nominarono prima AD dell’Autostrada de Frejus e che ne hanno caldeggiato l’incarico di Commissario di Governo della “Tav” Torino-Lione…

Rosy Battaglia, giornalista d’inchiesta freelance, della Federazione Italiana Media Ambientali e fondatrice di Cittadini Reattivi – progetto di informazione indipendente su ambiente, salute e legalità, tra i promotori del Freedom of Information Act italiano.
Gianni Barbacetto, scrittore e giornalista, inviato speciale de Il Fatto Quotidiano, autore di numerosi libri tra cui: Mani pulite la vera storia, Mani pulite vent’anni dopo, Il grande ballo dell’Expo. Conduttore di Prima pagina e di altri programmi di Rai-radio3

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LA PROFEZIA DEL DON

E’ partita ieri sera da Cascina Roland, a Villar Focchiardo, l’edizione 2017-2018 del ciclo di incontri del Grande Cortile che vuole tenere insieme la terra e il lavoro. La Terra come bene comune, l’unico pianeta su cui possiamo abitare e che spesso roviniamo senza scrupoli. Il Lavoro non solo come diritto ma strumento per migliorare il mondo, nello spirito dell’art. 4 della Costituzione: “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”. Si tratta di un continuo processo di conversione in perenne cambiamento, scomodo e instabile. Per questo è stata scelta la farfalla per illustrare questa nuovo ciclo di incontri (che si rinnova dall’ormai lontano 2005 per replicare a chi ci accusava all’epoca di essere “Nimby”). Perché la farfalla se non si trasforma perde il suo senso, ma perché resiste contro i peggiori cantieri. Perché – nonostante tutto – è leggera!
Mentre ci auguriamo di resistere – con la farfalla – alla vecchia/nuova minaccia degli incendi boschivi che stanno mettendo in pericolo territorio, flora, fauna e gli stessi cittadini dentro e fuori dalla nostra valle non potevamo scegliere meglio il punto di partenza:
ieri sera – infatti – Loris Mazzetti (capo-struttura Rai, collaboratore di Enzo Biagi su cui andrà in onda uno speciale il 6 novembre prossimo), autore di libri e programmi e – soprattutto – giornalista di inchiesta ha parlato molto di Don Gallo, ma moltissimo di informazione, del “servizio pubblico” per cui lavora e della assoluta mancanza di rispetto del “contratto di servizio” che RAI dovrebbe onorare nei confronti dei cittadini e non dei partiti che si contendono i minuti di telegiornale… Cosa che ci ha indotto a pensare che la quasi assoluta mancanza di “copertura” di 6 giorni di “inferno” in Valle di Susa è – se possibile – peggio del modo con cui il telegiornali “riferiscono” di TAV da quasi trent’anni. perché in mezzo a ore di resoconti sui capricci di Renzi tra bankitalia e fascistellum. Per non dire delle inutili (farisaiche) prediche di Padremattarella sulla necessità di preservare l’acqua (mentre firma leggi a ripetizione che finanziano chi vuole scavare un inutile buco in cui ne spariranno milioni di metri cubi) qualche secondo per dire che interverrà l’esercito (quello che si gira i pollici al cantiere di Chiomonte?) più che informazione rappresenta l’ultima intollerabile provocazione.

Ma Don Andrea Gallo ieri sera è tornato ancora una volta a trovarci: attraverso l’ultimo libro (il secondo sul prete più scomodo dell’Italia di oggi scritto da Mazzetti): “La profezia del don”, (Paperfist edizioni) e attraverso “Lilli” Zaccarelli – la mitica “segretaria” della Comunità di San Benedetto al Porto “inventata” a Genova da don Andrea! Lilli che sorregge con coraggio ed energia – nonostante debba appoggiarsi a delle stampelle – l’esistenza stessa della Comunità nonostante il Don sia impegnato a discutere l’attuazione del Vangelo (e – chissà – della nostra Costituzione antifascista in un altrove). Lilli che in un 25 di maggio del 2013 afferrò il microfono dalle mani del Cardinalbagnasco per far tacere la contestazione della sua omelia, proprio come avrebbe fatto il Prete – se non fosse stato rinchiuso nella bara con la sua sciarpa rossa, ma che il silenzio lo impose in qualche modo anche a Suaeminenza, dopo di che un altro prete controverso – Don Ciotti – prese a parlare di e “con” Don Gallo. Anche la pioggia si placò di intensità; pioveva come Dio – il suo Dio – la mandava sul sagrato della Chiesa del Carmine dove tra striscioni dei Grifoni rossoblu, bandiere anarchiche rossonere, e dei No Tav biancorosse eravamo in migliaia a non essere riusciti a entrare in una navata chissà quante volte vuota…
E delle chiese semi-vuote (che il Don sapeva riempire come le piazze) ci racconta Loris Mazzetti, delle conversazioni infinite, della somiglianza di due persone così diverse- apparentemente opposte – Enzo Biagi e Andrea Gallo uniti nel rivendicare d’essere stati partigiani.

Spiace per voi che non c’eravate: c’era anche (a sopreresa) Luca Mercalli per una volta nel ruolo insolito di “ascoltatore” dell’amico Loris (con cui fu concepita la prima geniale intuizione di “Che tempo che fa”, oggi scaduta a passerella di “politicanti”. Proprio da una intervista a Luca nel suo studio di direttore Mazzetti trasse l’idea di scrivere – nel 2012 per i tipi di Aliberti – il libro “TAV, il treno delle discordia”. E Luca ci ha tenuto a ringraziarlo pubblicamente per averlo difeso con forza in alcune situazioni “difficili” vissute nella “televisione di stato”.
Si, spiace, perché nonostante l’angoscia per quel che succedeva nei boschi delle nostre “amate montagne” il Grandecortile ha rinnovato – ieri sera – il miracolo laico di quando una conferenza diventa impegno civile condiviso. Nella piccola (ma gremita) saletta della Cascina dove una roccia tagliata in due di netto, “racconta” come l’Orlandofurioso avrebbe invano tentato di spezzare la durlindana si è deciso che il “guardare oltre”, il chiedersi “come andare avanti” – (tipico dei momenti più difficili) – che ci ha insegnato il prete del porto di Genova deve essere il nostro pane quotidiano. Della nostra comunità ferita ma fiera, della Comunità della città della Lanterna, di chi resiste nelle enclave della pubblicamministrazione assediata dal privato-predone. Perché come ha ricordato Guido Fissore nell’unica volta in cui poté ascoltarlo a tu per tu il prete gli spiegò che l’importanza di interpretare correttamente la frase del Vangelo “bussate e vi sarà aperto: Perché se nessuno apre va tirata giù la porta.!
Villar Focchiardo 26 ottobre 2017 – per Il gruppo di lavoro del Grande Cortile No Tav, Claudio Giorno
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 LIBERAZIONE…DAGLI “APPALTI”

L’agenzia governativa dell’informazione di stato” – televideoRAI ‘- sta mattina presto ha battuto una notizia che a me sembra significativa per molti aspetti, anche se inserita nel filone “dacci oggi il nostro scandalo quotidiano” cui rischiamo di assuefarci ogni giorno di più.
Qui di seguito il testo nella sua estrema sintesi:
TELEVIDEO RAI _25/04/2017 – ore 06:20
APPALTI GRANDI OPERE, 20 RINVII A GIUDIZIO
Il gup di Roma ha rinviato a giudizio 20 persone in uno dei filoni dell’inchiesta sulle “Grandi Opere”, relativo in particolare agli appalti per la realizzazione della Tav Milano-Genova-Terzo Valico dei Giovi.
I reati contestati, a seconda delle posizioni,sono associazione per delinquere, corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio e tentata estorsione. Tra i rinviati a giudizio, l’ingegnere Giampiero De Michelis e l’imprenditore Domenico Gallo. Il processo è stato fissato al 7 luglio.
Ma quali sono i motivi per darle l’evidenza (e lo spazio) cui accennavo in apertura?
Intanto la ricorrenza che acquista un forte valore simbolico: il 72° anniversario della liberazione, che finalmente si compiva malgrado non fosse ancora stato possibile porre la parola fine alla immane tragedia della seconda guerra mondiale: ma che subì una forte accelerazione, nonostante la sproporzione delle forze in campo, grazie all’azione di un manipolo di cittadini di età, provenienza, fede e cultura diversa che scelsero di resistere (e lo fecero in un momento in cui la vittoria non era dietro l’angolo). Il che – fatte le debite proporzioni – autorizza a sperare che prima o poi si possa sconfiggere anche un “invasore” se possibile più subdolo di quello nazi-fascista (perché meglio mimetizzato in tutte le istituzioni):“il partito trasversale delle tangenti”.
Poi per il messaggio veicolato dal titolo: (che come si sa è quel che arriva a tutti e che resta nella memoria). Che“l’agenzia governativa dell’informazione di stato” abbia fatto propria la definizione “GRANDI OPERE” dandole indubbiamente una connotazione negativa, accostandola a un termine – APPALTI – divenuto ormai sinonimo di ruberia, è perlomeno sintomo che le lotte di questi anni e il lavoro di controinformazione hanno aperto una breccia persino tra i più “arruolati” tra i giornalisti di regime!
Ma, soprattutto, per la titolarietà della inchiesta. Quando chi scrive iniziò il suo modesto percorso critico nel mondo che al tempo si chiamava ancora “dei lavori pubblici” (come il ministero- “competente”, non ancora unificato a quello dei trasporti) il Tribunale di Roma era definito “il porto delle nebbie”. Ed era considerato il luogo più sicuro per”insabbiarvi” qualunque inchiesta sfiorasse un politico anche di modesta caratura. A denunciarlo erano i giornali (e i giornalisti) “di inchiesta” che ormai sono una specie posta sotto protezione dalla comunità scientifica in quanto in via di completa estinzione…
Ma oggi, per una sorta di nemesi storica dobbiamo (e possiamo) avere un po’ più di fiducia nei giudici che nel “quarto potere”. Con le dovute eccezioni nell’uno e nell’altro fronte. E con la speranza che non ri-entri in gioco il vecchio espediente della “competenza territoriale” con cui un tempo si trasferiva a Roma qualunque cosa potesse turbare il “sistema”, mentre oggi il “percorso di tutela” porterebbe ad altre e più “garantiste” latitudini…
Borgone Susa, 25 aprile 2017 – Claudio Giorno

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FAKE-TAV NEWS

lettera aperta a “primapagina
Buongiorno gentile redazione di RadioRAI3 “Primapagina”,
buogiorno signor Stefano Cingolani
Vi scrivo perché ‘sta mattina la mia trasmissione preferita – (la vostra condotta questa settimana da un giornalista che apprezzo anche per la sua frequentazione di “radio3mondo”) mi ha fatto saltare sulla sedia.
Già trovavo sorprendente che con gli uragani che si vanno addensando sull’unico pianeta che abbiamo (fin qui) ci siano ancora ascoltatori che si preoccupano di qualche nuvola temporalesca come è il caso di chi stamane ha chiamato per chiedere che fine han fatto le “autostrade del mare” (programmaProdi, un’era geologica fa).
Ma avendo lavorato trentasei anni nel mondo delle infrastrutture e avendo fatto del tema-“Grandiopere” il mio campo di azione etico-politica e – in particolare – riconoscendo a Cingolani serietà e competenza mi attendevo una risposta più equilibrata. Soprattutto non mi aspettavo che infilasse una faque news tra una considerazione su Romanoprodi e un ragionamento su mezzo secolo di assenza di una politica infrastrutturale del nostro paese!
Ammetterete che sono settimane che ci fate “una capo tanta” con la necessità di guardarsi dal dare spazio alle “notiziefalse”. Voglio quindi sperare che l’affermazione di Cingolani circa l’Altavelocità italiana che funziona bene (meglio che in altri paesi) e costa anche meno sia solo dovuta a una sintesi infelice:
Come si sa c’è ormai sul “temaTAV” una vasta e prevalentemente autorevolissima bibliografia. Nessuno (anche grazie a quel che resta del giornalismo d’inchiesta in questo paese) ha il “coraggio” di negare un dato su cui concordano anche i più accreditati fautori del progettoTAV: lo sforamento verticale dei costi chilometrici della rete di binari necessaria a “far volare i frecciarossa”.(Con buona pace del bilancio Alitalia. Ma questo sarebbe un altro – lungo – discorso)…
Se devo quindi mantenere il mio convincimento sulla serietà del conduttore di questa settimana della vostra trasmissione (per quel che può importare a lui del perdurare della mia stima) voglio credere che si riferisca al costo del biglietto dei nostri treniveloci (oggettivamente inferiore alla media europea: ma questa è l’alta faccia di una stessa medaglia e un giornalista con la sua confidenza con l’estero non faticherà a trovare riscontro oltreconfine alla mia affermazione (ultimo ma non ultimo l’articolo di Les Echo – giornale della confindustria francese – sullo stato fallimentare della ferrovie transalpine zavorrate dal faraonico programmaTGV: https://www.lesechos.fr/idees-debats/editos-analyses/0211930419964-pourquoi-le-tgv-fonce-vers-limpasse-economique-2076410.php ).
Il “segreto” del nostro apparente star meglio è essenzialmente dovuto alla “professionalità” a “socializzare le perdite e privatizzare gli utili” maturata sin da quando a correre sulla via Aurelia c’erano solo le bighe… Dal che può anche derivare il beneficio (a termine) che un biglietto “businessClass” Milano-Roma possa essere venduto a prezzo agevolato a un banchiere grazie al fatto che le rotaie su cui corre il suo treno sono a totale carico di tutti i cittadini italiani, anche di un pescatore residente a Ponza dove l’unico treno è quello del luna park della festa patronale…
Buon lunedì di Pasqua
Borgone Susa, 16 aprile 2017 – Claudio Giorno
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GLI ”ULTIMI NO TAV” (VISTI DA… ROMATERMINI)
“Non mi piace per niente” – ha commentato Maria Eleonora Forno – “a cominciare dal titolo. Ultimi a chi? – proseguendo per la mancanza di approfondimento anche minimo sulle ragioni, dando per scontato luoghi comuni tipo il nimby che da decenni sono nella tomba.”
Io credo invece che vederlo sia utile e interessante; come lo sano addirittura stati i tanti servizi televisivi dichiaratamente di parte (la “loro”) di questi anni per capire “come ci vedono” da lontano. E in questo caso come dobbiamo essere sembrati a un giornalista indipendente e intellettualmente onesto (non “stipendiato”), che le trasferte se le paga “rosicchiando” il reddito non certo principesco del freelance. Ma catapultato in Valle dalla capitale, in uno qualsiasi dei poco meno di 10mila (!!!) giorni da cui va avanti la nostra lotta; nella più ordinaria “normalità quotidiana”,
Sempre che sia “normale” che un presidio sorto nella estate del 2005, (il 20 di giugno), per impedire lo svolgimento di uno dei primi (inutili) sondaggi sia ancora lì dodici anni dopo. Non solo, ma dopo che “ignoti” lo diedero alle fiamme nottetempo per “punire” un movimento che nel pomeriggio precedente (il 23 gennaio 2010), aveva portato per l’ennesima volta nella un tempo “città proibita” – ( Susa) – decine di migliaia di persone a dire NOTAV pacificamente ma con determinazione.
Sempre che sia “normale” che da quel 20 giugno 2005 ci si ritrovi tutti i pomeriggi e quasi tutte le sere a discutere su quel che è diventato il nostro povero paese in ventisette anni, tra Tav sotto le montagne e Mose che si ribaltano nel mare, Banche che finanziano le grandiopere e i grandioperatori e poi devono essere salvate dagli stati (leggasi dai cittadini)…Moneteuniche che vengono, e forse se ne andranno.
Tutti i giorni lì, disponibili senza preavviso come è stato anche in questa circostanza verso chi ci viene a trovare “per capire” e ad accompagnarlo sui luoghi dei delitti.
Ma non si può pretendere che tutti coloro che si appassionano alla storia di questa valle che si è ribellata al colonialismo metropolitano le dedichino un pezzo rilevante della propria vita come ha fatto (ad esempio) Roberto del collettivo Wu Ming. E che si lancino senza rete in una avventura come lo è un libro di secentocinquantadue pagine…
Un videodocumentario girato in due mezze giornate – per quanto possa essere stato curato (e questo lo è) – da un ottimo lavoro di “post-produzione“ fotografa un istante, nel caso un decimillesimo della durata di una lunghissima storia peraltro lungi dal suo epilogo. E nel mio caso più che tra gli ultimi No Tav mi piace annoverarmi tra i primi… Senza meriti particolari, per cause essenzialmente anagrafiche (e “geografiche”).
Certo, gli evangelisti narrano che gli ultimi saranno beati…
Ultimi (se non ricordo male), ma invincibili come Chisciotte, ci avevano definito Erri De Luca e Gian Maria Testa nello spettacolo portato in tournée in tutto il paese dopo “l’anteprima No Tav” di Bussoleno.
Ultimi e irrisi lo furono i giapponesi rimasti a combattere nella giungla dopo la fine della seconda guerra mondiale. Ma siamo sicuri che più che “noi NoTav” i “nostri giapponesi” non siano i “francoitalici di Telt” asserragliati nel loro cantiere di combattimento a difendere un progetto di mezzo secolo fa che ogni giorno “deve” essere venduto come modernità perché quel che resta della Unioneuropea non chiuda l’unico rubinetto che può prolungarne l’agonia?
Forse è questo aspetto che Francesco Conte – l’autore del videodocumentario http://termini.tv/monday-specials/gli-ultimi-no-tav/ – coglie quando scrive – nella presentazione – “lo Stato non può piegarsi di fronte a una protesta, seppur di massa”…
Perché lo Stato moderno non è più sovrano. Non è lo Stato, ma l’insieme di lobby e finanziarie multinazionali che decidono la politica economica, come lo stesso Conte sottolinea quando accenna a improbabili trattative tra UE, Italia e ditte con Pil grandi come paesi sovrani”.
E dice sicuramente il vero quando riferisce (raccontando il rifiuto a pubblicare il suo lavoro) che i media mainstream hanno “abbandonato la storia del Tav perché la gente si stufa, c’è bisogno di nemici nuovi, e i migranti – o i politici – sono di certo bersagli più facili che un tunnel che non si vede, e che non si vedrà magari per un’altra generazione”.
E allora consegniamo ai posteri anche il suo lavoro “rubando” alla sua presentazione (leggibile integralmente sul suo sito) ancora una frase: “I No Tav hanno rappresentato un’istanza di cambiamento, ed è stata schiacciata dalle forze dell’ordine prima, dai tribunali dopo, e infine dai giornali”…
Ma nella convinzione che un rullo compressore capace di rendere permanente la nostra “costipazione” non sia ancora stato inventato.
Borgone Susa, 7 febbraio 2017 – Claudio Giorno

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TRUMPMANIA: COME STA CAMBIANDO LA POLITICA NELL’IMPERO

La resistibile ascesa del tamarro più ricco del reame spiega forse anche a noi dell’estrema periferia il meccanismo nascosto (ma non troppo) della relativamente recente e imprevista scalata al piddì… (riflessione dichiaratamente eretica a margine di un articolo “profetico” di Enrico Beltramini di “pagina99”)

renziTrump

Beltramini ripesca un articolo dello scorso anno – pubblicato sul giornale diretto da Luigi Spinola, storico redattore di Radio3mondo – per sostenere che non siamo di fronte a un trionfo dell’irrazionalità collettiva, ma un segno della politica americana che cambia. “A pochi giorni dalla resa dei conti, le primarie nei due stati dell’Iowa e New Hampshire, Donald Trump è ancora in testa ai sondaggi. Perché?”  La ricetta suggerita è ancora quella base che ha consentito al giornalismo indipendente USA di entrare nel mito: “seguire le tracce dei soldi”, il comandamento che portò alla scoperta del Watergate e al successivo Impeachment di Nixon e infine alle sue dimissioni.

“Siamo abituati a pensare che la politica americana funzioni così: un partito che seleziona il candidato; un candidato in competizione con altri candidati, il migliore (in termini di competenza, agenda, esperienza) vince; un sistema mediatico che, appunto, media il rapporto tra il candidato e il suo elettorato”. Ma in questa cornice l’ascesa di Trump sarebbe inspiegabile. Secondo il giornalista da tempo ormai la politica americana non funziona più così; è diventata un’attività imprenditoriale come un’altra. “Ogni candidato è un imprenditore che si costruisce la propria aziendina con tanto di staff, prodotti e mercato. I fattori di questa nuova forma di politica non sono il partito, i candidati e i media, piuttosto i soldi, le emozioni e la fama”. Apprendiamo che negli USA persino cariche che stanno a metà tra partito e istituzione come quella che noi chiamiamo “capogruppo” di camera e senato si ottengono con un meccanismo “commerciale”!

“ La capacità di raccogliere fondi e finanziare campagne elettorali sempre più costose è l’elemento fondamentale di qualsiasi candidatura. Se il candidato è ricco, è automaticamente considerato un buon candidato. Poiché ha fondi a disposizione, è un candidato di fatto. Partecipa alla campagna elettorale anche se il partito non vuole”. Beltramini si spinge poi a descrivere un fenomeno che conosciamo bene anche  in Italia (ma mi verrebbe da dire meglio in Val di Susa): la cancellazione di quella categoria fondamentale della politica, ma del giornalismo, che eravamo abituati a definire “i fatti”: non esistono più “perché non esiste un criterio esterno che garantisce obiettività dei fatti. Tutto è opinabile, anche il merito. La costruzione del consenso passa piuttosto attraverso la generazione di emozioni. Chi parla alla pancia dell’elettorato può costruire consenso lavorando sui sentimenti della gente: siamo in pericolo; possiamo stare sicuri. C’è da aver paura; è tutto sotto controllo” . Poi l’abilità di allargare la cerchia dei fans, aumentare l’eco del consenso: “La fama ribalta il rapporto tra politica e media: i media non possono ignorare un candidato popolare. Nel gioco del gatto con il topo, il candidato è diventato il gatto”. A questo punto Beltramini riassume le sue tesi  affermando che la politica nordamericana  “favorisce candidati ricchi e famosi, che possono finanziare la loro campagna elettorale, generare consenso basato su emozioni, e dialogare con un’audience direttamente, senza filtri” e ammette che “un lettore cinico potrebbe concludere che, almeno per quanto riguarda la politica, l’Italia è più avanti”! dell’America). Ma aggiunge ancora che  Trump ha indovinato il posizionamento: si presenta come ricco e populista allo stesso tempo. E conclude  affermando che “non è detto che Trump vinca la presidenza e nemmeno la candidatura alla presidenza per il suo partito. I partiti, gli altri candidati e i media, anche quelli teoricamente dalla sua parte, faranno di tutto per fermarlo (l’annuciata discesa in campo dell’altro riccone – Bloomberg – sembrerebbe andare in questa direzione, NdR) . “Ma il suo successo attuale non è un caso di irrazionalità collettiva; piuttosto, ha radici profonde, è un segno della politica americana che cambia”.

Da “Ricco e senza filtri, perché Trump sta scalando gli Usa” di Enrico Beltramini da “pagina99” del 23 gennaio 2015
Rilettura a cura di Claudio Giorno – Borgone Susa, 26 gennaio 2016

http://www.pagina99.it/2016/01/23/ricco-e-senza-filtri-perche-trump-sta-scalando-gli-usa/

http://www.wallstreetitalia.com/news/elezioni-usa-bloomberg-pronto-a-scendere-in-campo/

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GIORNALISMO TOSSICO BY MONSANTO?

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Vandana Shiva – 11 luglio 2015  – festival dei beni comuni di Chieri

Qualche mese fa il giornalista scientifico Michael Specter ha attaccato pesantemente Vandana Shiva sul New Yorker. Ne riferiva a ottobre dello scorso anno su Repubblica Federico Rampini che nell’occasione aveva letto per telefono alla stessa Shiva le pesanti accuse di cui era stata fatta oggetto, a cominciare sulla messa in dubbio dei suoi titoli di studio, poi la denuncia delle condizioni di vita peggiorate dei contadini “costretti” a usare ogm e infine il diritto alla ricerca  degli scienziati pro ogm.. Ecco le sue risposte (da http://www.repubblica.it/ambiente/2014/10/03/news/intervista_vandana_shiva_ogm-97215746/)
“Specter e l’industria biotecnologica vogliono screditarmi descrivendo me e i milioni di persone contrarie agli Ogm come anti-scientifici, romantici. I miei studi sono una spina nel fianco per loro. Ho preso un Ph. D. (dottorato di ricerca) in Canada, in Filosofia della scienza con una tesi sulla Teoria quantica; e un master in Fisica. La teoria quantica mi ha insegnato alcuni principi che ispirano il mio lavoro, ma mi sono spostata da un paradigma meccanicistico a uno ecologico. Potevo continuare i miei studi quantici alla fondazione Tata o proseguire studi interdisciplinari sulle politiche della ricerca scientifica al Politecnico di Bangalore. Ho scelto la seconda strada per approfondire le relazioni tra scienza e società. Ho studiato abbastanza la fisica per impadronirmi dei suoi concetti, ma non mi sono voluta trasformare in una macchina di calcolo. E ho tanta stima degli intellettuali non-scienziati che contribuiscono a mettere in discussione il pensiero scientifico, come Noam Chomsky”.

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Vandana Shiva – 11 luglio 2015  – festival dei beni comuni di Chieri

“Specter non ha fatto una vera ricognizione sul campo, non si è spinto nella regione cotoniera del Maharashtra. Altrimenti avrebbe saputo di Shankar Raut e Tatyaji Varlu, del villaggio di Varud, suicidi dopo il disastroso raccolto di cotone Bt. E tanti casi come questi. L’argomento che i contadini si suicidano per i debiti, e non per gli Ogm, è specioso. Gli agenti della Monsanto che vendono semenze Ogm, fertilizzanti e pesticidi, sono gli stessi che fanno il credito. Il contadino prima si indebita per le semenze di cotone, poi scopre di dover comprare più fertilizzanti e pesticidi e s’indebita ancora. Il bacillo del cotone Bt perde efficacia, le dosi di pesticidi aumentano, i debiti pure. È questo ciclo di alti costi, escalation nei prodotti chimici, la trappola del debito che spinge al suicidio”.

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Vandana Shiva – 11 luglio 2015  – festival dei beni comuni di Chieri

“Prima che arrivasse la Monsanto le semenze locali di cotone costavano da 5 a 10 rupie il chilo. Il monopolio costruito dalla Monsanto ha fatto salire i prezzi a 3.555 rupie il chilo di cui 1.200 sono royalties. Laddove la Monsanto ha dovuto ridurre i prezzi, per esempio nell’Andra Pradesh, è successo grazie alle nostre pressioni sull’antitrust locale. Anche la legge del 2001 non nasce per caso, io ero stata designata tra gli esperti del ministero dell’Agricoltura. Ma la lotta non finisce mai. Pensi che in questo momento la Pepsi Cola sta penetrando nel business delle mense scolastiche in India. Altro che alimentazione equilibrata, chilometro zero. Un colosso americano del junk-food vuole decidere cosa mangiano i bambini indiani. È in pericolo la nostra sovranità alimentare. Dietro le campagne ideologiche come questo articolo del New Yorker s’intravede un altro obiettivo. Monsanto vuole conquistare l’Africa. Perciò devono diffondere il mito che i loro Ogm hanno reso ricchi i contadini indiani”.

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Vandana Shiva – 11 luglio 2015  – festival dei beni comuni di Chieri

“Il principio fondamentale che ci muove è questo: l’idea che il diritto su un seme sia proprietà privata, è inaccettabile. Non si deve poter brevettare e privatizzare una pianta (o addirittura generazioni di piante) così come non si deve poterlo fare con la vita umana. L’America difende delle forme estreme di proprietà privata attraverso i brevetti. Non sono contraria alla ricerca. L’importante è che gli scienziati distinguano i ruoli. Chi fa ricerca in laboratorio non deve poi essere coinvolto nella commercializzazione di un prodotto. Uno scienziato puro non deve trasformarsi in venditore globale di sementi brevettate. La Monsanto non persegue il progresso scientifico, altrimenti non sarebbe contraria alla trasparenza. Guardi, nonostante le loro campagne perfino in America l’opinione pubblica vuol essere informata, chiede l’etichettatura degli Ogm. E Monsanto che fa? Trascina in tribunale lo Stato del Vermont per bloccare l’obbligo delle etichette trasparenti. Anche l’Europa è minacciata, dentro il nuovo trattato di libero scambio che state negoziando con gli Usa ci sono attacchi al vostro principio di precauzione”.

Molte di queste cose e molto di più sono state il tema della lectio magistralis di Vandana Shiva di ieri 11 luglio 2015 al festival dei beni comuni di Chieri

Cg

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A ME PARE CHE ANTONELLO CAPORALE ABBIA SCRITTO UN PEZZO DI GRANDE GIORNALISMO SU IL FATTO QUOTIDIANO DI OGGI 15 LUGLIO 2014.

Non so valutare se le affermazioni di Sergio Zavoli – il decano dei senatori eletti – siano tutte condivisibili o meno. Sono d’accordo con chi dice che con tutto quel che capita dalla striscia di Gaza alla fila che si allunga ogni giorno davanti alle “nostre” mense dei poveri,  l’abolizione del Senato non possa suscitare una emozione vasta…Se ne accorgono i cinquestelle che si dibattono inefficacemente tra la difesa dei principi democratici e il rischio di apparire gli ultimi giapponesi in difesa degli odiosi privilegi della casta…Se ne accorgono gli Zagrebelsky, e le Bonsanti, dileggiati quotidianamente  dalle “amiche di Mariadefilippi” assurte a ministre della repubblica che sanno che sbattere i grandi occhi davanti al teleobiettivo di una telecamera ruffiana – scandendo “Rodotà-chi?”  –  è più efficace che farsi intervistare dalla coppia Scalfari-Bergoglio sul destino degli umani… Ma l’odore  di morte – l’atmosfera di veglia funebre – evocate dalla rassegnazione del grande giornalista prestato alla politica hanno, (secondo me), la forza di far capire che  dopo la “riforma costitizionale” nulla sarà più come prima e che  il titolo dell’editoriale di Marco Travaglio sullo stesso giornale, “piduisti a loro insaputa” rischia di essere più profetico che sarcastico…

2012-12-zavoli-BW 

Sergio Zavoli: LA NOTTE DEL PD

“È un disastro, ma io sono stanco e malato…

Stiamo approvando una riforma spaventosa, siamo sotto ricatto Io alle primarie votai Cuperlo: è scomparso, cos ’è diventato il partito? Non oso immaginarlo

di Antonello Caporale il Fatto Quotidiano – 15 luglio 2014

È il bastone a disturbare il passo di Sergio Zavoli, a tenergli impegnate le mani e a consegnare i pensieri all’età. “Non sto bene, dovrei operarmi. Ma i medici nicchiano, mi consigliano cure palliative, mi spiegano che dovrei dedicarmi alla fisioterapia. Li comprendo, la medicina contempla il rischio ma non l’azzardo. E forse quest’operazione è un azzardo”.

Lei è uno straordinario novantenne.

Sto rileggendo delle lettere di gioventù, scritte da me. Non le ricordavo, non le riconosco, non mi rappresentano più.  Sono un’altra persona, ho un’altra vita, e altri incredibili difetti.

Mi ha colpito la sua mano alzata insieme alla maggioranza del Senato per decretarne la fine e approvare un pasticcio più che una riforma… Lei, il senatore eletto più anziano, maestro di giornalismo, potrebbe dire una parola, sentirsi libero di esprimerla. Invece tace.

Io non sto bene, non mi sento in forma. E vivo questo periodo con qualche angoscia.

Ma avrebbe il dovere di parlare, se ritiene che la riforma costituzionale sia cattiva.

È spaventosa, lo so.

Lo sa, però, è silente.

Siamo sotto ricatto. Se casca questo governo è la barbarie, il disordine politico. E c’è un alito di verità in questa paura. E questo rafferma i pensieri, riduce i propositi e consegna tutti noi stancamente a quel dopo che non vorremmo.

Ricordo che i senatori a vita, assumendosene ogni responsabilità, fecero nascere il governo Prodi.

Ricordo anch’io. Perché mi dai del lei?

Perché è un maestro. Lei ha avuto tutto dalla vita, e forse una sua parola in questa aula così depressa, screditata del suo onore, contribuirebbe almeno a mitigare gli errori.

Non ce la faccio, purtroppo.

Ciampi ce la fece da senatore a vita e votò il governo perché giudicava giusto farlo. Berlusconi lo definì un personaggio “immorale”, al pari di Levi Montalcini. Le ricordo che altri senatori della destra li denigrarono portando in aula i pannoloni per la terza età.

Che vergogna.

Cosa sarà questo Senato di consiglieri regionali?

Senti: io alle primarie ho votato Cuperlo, non Renzi. E chiesi a lui di darsi da fare. Mi sembra scomparso dalla  circolazione. Cos’è il Pd adesso? Non oso immaginarlo. Hai ragione a dire che stiamo approvando una riforma paventosa.

Calderoli si è appena intestato il merito di ritornare sulla scena del delitto: “Sono un serial killer”.

È una delle sue solite boutade . In questo giro la sua verve eccentrica è tenuta a freno dalla Finocchiaro.

Anna Finocchiaro? Colei che Renzi irrise per la scorta armata che la difendeva tra i pacchi dell’Ikea? Si disse disgustata dal trattamento subito. Oggi fa con cura il lavoro richiesto.

Anna è una brava parlamentare e anche buona. Tenta di ridurre il danno, agisce per il bene comune. Ne sono certo.

Lei crede?

Io sono spaventato da quel che ci capiterà tra poco. Sono spaventato – per esempio –dal fatto che Napolitano se ne andrà. Con tutti i suoi difetti che voi gli dite e con l’instancabile tagli e cuci è riuscito a tenere l’Italia sull’orlo dell’abisso. L’abisso non l’abbiamo conosciuto per suo merito. Aspetta un po’ e vedrai questa destra come si ricompone.Avrà tempo di divenire cattiva e si presenterà ai nastri di partenza con la faccia che oggi non vogliamo

Anche Renzi è cattivo. Sa essere cattivo, sa essere anche cinico.

La politica è fatta di questi sentimenti. La ferocia ha la medesima forza dell’amore.

Li vede questi senatori con la testa china che ci stanno passando davanti?

Certo che sì.

Cosa pensa del presidente del Senato?

Non conosco Grasso.

Si permise di obiettare che forse bisognava riflettere prima di liquidare questa assemblea e tener

presente che senza l’elettività è un corpo vuoto, un guscio di nullafacenti. Ricorda Renzi cosa rispose?

Non ricordo.

Gli fece rispondere che lui non doveva mettere

becco. Il presidente del Senato non ha titolo.

In questa legislatura sto facendo meno cose. Ho dato di più e fatto meglio nella scorsa.

Qui sembra una esecuzione funebre. Sembra che dobbiamo darvi il consuolo.

Tu sei meridionale?

Sì. Consuolo sta per consolazione. Vi dobbiamo consolare noi cronisti. Ai funerali si porta il caffè, lo zucchero, i pasticcini.  Le lacrime si asciugano con una bevanda calda.

Ho conosciuto bene Gaetano Afeltra. Voi meridionali avete un modo così teatrale, illuminato, prezioso di dire. Una volta mi raccontò di un tizio che improvvisamente morì. Cosa aveva, chiesero. Nulla, era solo raffreddato. Raffreddato? La morte cerca una scusa, risposero. Frase straordinaria…la morte cerca una scusa. Una densità di immagine incomparabile. La vostra lingua è un’opera sacra.

È in corso una gran tappa al tour. Cinque scollinamenti, due gran premi della montagna di prima categoria…

Nibali è un giovane promettente, delizioso. Ma Contador (ieri poi caduto e ritirato, ndr) è già un campione affermato. Voglio donarti questo libretto: “La società libera e la libertà d’informazione. Giornalismo, etica e responsabilità”.

È prezioso il suo dono.

Sai che in Rai mi hanno detto che a settembre riprendono Le notti della Repubblica?

È una bellissima notizia.

Bella sì. Eppure quei due consiglieri che Bersani indicò per Viale Mazzini non si sono mai fatti vedere, né sentire. Un po’ mi è dispiaciuto.

Zavoli è la televisione.

Adesso mi concedo delle poesie.

Saranno bellissime.

Aspetta a leggerle.

Aspetto di vederla con la mano alzata prendere la parola nell’aula del Senato prima che questo palazzo venga dismesso.

Sono vecchio e sono stanco.

Tutte le persone sagge sono vecchie e stanche.

È il bastone che mi infastidisce.

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