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Dominique Dord: « Il Torino-Lione, risultato di una logica  tecnocratica superata»

Dominique Dord, è un deputato eletto nella lista UMP di Savoia ed è il  sindaco di Aix-les-Bains. E’ stato tra i fautori del collegamento tra Torino e Lione – come tanti politici della regione Rhona Alpes e del dipartimento della Savoia  .  Alla luce degli sconvolgimenti dell’economia globale in questi ultimi 30 anni dell’attuale congiuntura segnata da forti disavanzi, il politico ora si oppone alla costruzione di questa infrastruttura.

Grazie alla attenta traduzione di Silvia Garbelli e a un successivo “adattamento” all’italiano di alcuni modi di dire tipicamente  francesi pubblichiamo la sua recentissima intervista (è del 29 gennaio) al periodico La Tribune che ha promosso un serrato dibattito attorno a quello che per i fautori dell’opera è l’ennesimo “anno decisivo” per il suo futuro. Ma per chi volesse (e fosse in grado) di sincerarsi della correttezza della traduzione riportiamo qui di seguitto  il link: http://acteursdeleconomie.latribune.fr/territoire/transports/2015-01-29/dominique-dord-le-lyon-turin-resulte-d-une-logique-technocratique-depassee.html

  DDord-intervista

LA TRIBUNE: “ Voi dichiaraste all’Assemblea nazionale, 31 ottobre 2013, durante la votazione sulla ratifica del Trattato italo-francese Torino-Lione: « Per molto tempo ho creduto in questo progetto. Ho tenuto gli stessi discorsi come la maggior parte di voi”.  Al momento, in quale stato d’animo eravate  nei confronti di questo grande progetto?

DOMINIQUE DORD: All’inizio ero emozionato, circa il trasporto ferroviario delle merci del progetto Torino-Lione. Le previsioni erano di un aumento molto forte del traffico merci.  Senza il progetto di una nuova linea di trasporto ferroviario, questo sarebbe stato un disastro, con un raddoppio o una triplicazione dei camion nelle valli savoiarde.  Sono stato un sostenitore della rotaia per un fattore ecologico,. Più in generale, negli Anni ‘80, la Torino-Lione è stata strategica, perché molti centri di produzione si trovavano in Europa dove vi erano forti prospettive di crescita: era dunque necessario progettare un nuovo asse est-ovest, con la pena di correre il rischio che le nostre strade e la nostra linea ferroviaria esistente fossero sature. Tuttavia, fin dall’inizio, ho espresso il mio scetticismo sul trasporto passeggeri. Dubitavo già della capacità finanziaria dello stato di realizzare questi due progetti contemporaneamente.

Quali sono i fattori che Le hanno fatto cambiare la sua opinione?

Trent’anni dopo, il panorama industriale è stato completamente sconvolto: è stato in gran parte de localizzato, particolarmente in Asia. La Torino-Lione non ha più lo stesso carattere strategico perché le merci che erano trasportate seguono un’altra strada. Inoltre, la triplicazione del flusso di merci annunciato all’epoca non si è verificato.  I tonnellaggi hanno ristagnato a circa a 20 milioni di tonnellate;  d’altra parte, essi sono raddoppiati e rappresentano ora più di 100 milioni di tonnellate su un asse nord-sud dal porto di Genova, dove le merci arrivano ormai dall’Asia, per salire attraverso i tunnel svizzeri ed austriaci verso l’Europa del nord, lungo la famosa ‘banana blu’.

I favorevoli al Torino-Lione tuttavia sostengono che la crisi economica ha contribuito a ristagnare scambi di merci. E considerando che è necessario anticipare l’esplosione dei flussi futuri

DDord

È un argomento che conosco a memoria e che non regge.  Se il traffico ha ristagnato a causa della crisi economica in Europa, poi perché ha raddoppiato attraverso l’Austria e la Svizzera? Trent’anni fa, ho creduto a questa moltiplicazione dei flussi, ma oggi non più.  Ci hanno ribadito che gli scambi commerciali raddoppieranno in 30 anni.   Non ci credo più.  Tanto più che questa nuova geografia nord-sud del trasporto merci è un elemento significativo.  Ci vengono proposti gli stessi argomenti, le stesse previsioni che si sono già rivelate false. Se in molti anni gli scambi commerciali aumentano, e ,in particolare, quelle di trasporto ferroviario di merci, allora possiamo pensarci e rifletterci.  È per questo che io uso i termini “sospendere” o “congelare” e non “eliminare” il progetto.

Qual è lo stato di funzionamento della linea storica del Moncenisio ?

C’è stato un investimento di 1 miliardo di euro su di esso.  La transitabilità del tunnel è passata alla sagoma “B +”. I fautori del Torino-Lione sostengono tuttavia che la linea esistente è troppo vecchia e che la pendenza è troppo forte. Tuttavia, la linea del San Gottardo (Svizzera) è solo due anni meno vecchio rispetto alla linea del Moncenisio .  Ha un dislivello di 900 metri, contro i 700 del nostro.  E ciononostante, trasporta 17 milioni di tonnellate, rispetto ai circa 3 milioni di tonnellate di quella del Cenisio che tra l’altro rappresentano il 20% della sua capacità

Giustamente, i tunnel di base Svizzeri, Quello del Lötschberg (inaugurato nel 2007) e quello del san  Gottardo in corso di costruzione non vanno a captare l’essenziale dei flussi di merci a destinazione del nord Europa ?

Sì, è una possibilità. Ci sono meno merci da acquistare tra la Francia e l’Italia e più  mezzi concorrenziali. Ci sono molte alternative che rendono incerta l’economia dell’opera.

Numerosi politici  alpini sono favorevoli alla opera. secondo voi, quale e’la loro motivazione nella difesa della opera ferroviaria torino-lione ?

Esistono delle questioni locali che giustificano gli argomenti degli uni e degli altri. Louis Besson (già sindaco di Chambery e presidente della Commissione Intergovernativa per la Torino-Lione, Ndlr) accarezzava il sogno d’avere una stazione internazionale a Chambery. Michel Destot (già sindaco di Grenoble, deputato  dell’Isère , relatore della legge e già incaricato di studiare il finanziamento europeo, Ndlr) auspica che Parigi sia accessibile da Grenoble più rapidamente. Perciò, spera d’approfittare della bretella di raccordo che figuri col progetto a Saint-André-le-Gaz. In questo affare, ci sono dei “non-detti”.

Oltre al sostegno régionale dei politici, come spiega questa quasi-unanimita’della classe politica verso questa opera ?

Penso che più persone non vogliano rinunciare agli impegni presi e alle somme già impegnate (circa 950 milioni d’euro per i lavori di geognostica, ndlr). E’ una fumisteria. Noi ci siamo impegnati in qualcosa d’allarmante, vicino alla logica di Notre-Dame-des-Landes (la costruzione del nuovo aeroporto a Nantes, ndlr). Manie di grandezza ? Forse. E’ soprattutto un modo obsoleto di fare  politica quello di basarsi su grandi opere d’infrastrutture. Il Torino-Lione è l’archetipo d’una logica tecnocratica superata.

Aix Le Bains, 29 gennaio 2015

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