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interventi

SUOLO A PERDERE

Dall’”utopia” degli ambientalisti del “secolo scorso” alla “fatevi in la e lasciateci lavorare” dei “finanzieri di complemento” d’oggi.

(Firenze, sabato 1 luglio 2017: riflessioni a ruota libera a quasi trent’anni dalla nascita del Movimento No Tav della Valle di Susa in occasione dell’invito all’Assemblea della Rete dei Comitati della Toscana per la difesa del territorio).

Cari amici,

non voglio insegnare ad arrampicarsi ai gatti (infelice traduzione in italiano di una espressione tipicamente piemontese). Non Vi porto quindi riflessioni originali sul tema della Valutazione d’Impatto Ambientale & dintorni di cui siete esperti apprezzati e riconosciuti. Ma (anche per “giustificare” il titolo del mio intervento) voglio offrirvi la testimonianza (ahimé datata) di un ex giovane ed ex ambientalista di belle speranze, sulle illusioni dell’epoca remota in cui rivendicavamo il recepimento da parte dell’Italia della normativa comunitaria. Ci si illuse che ai proponenti l’opera fosse imposto di far redigere gli studi di impatto ambientale da enti terzi o perlomeno che fossero vincolati a finanziare le contro-deduzioni ai portatori di interesse diffuso (di modo che piccoli comuni,  associazioni e semplici cittadini potessero quantomeno rivolgersi a Università e professionisti di valore equivalente a quello dei consulenti di parte)! La cosa fu poi resa ugualmente e gratuitamente possibile dall’etica professionale di tanti docenti, ricercatori e tecnici, alcuni dei quali presenti oggi qui in questa sala). Ma sappiamo com’è andata a finire; oggi gli elaborati di VIA, VAS, VIS ecc sono divenuti una sorta di rituale preliminare alla approvazione formale dei progetti; persone preposte alla verifica  chiudono un occhio (anzi due), salvo poche lodevoli eccezioni da parte di quella specie in via di estinzione che sono i funzionari più preparati e integerrimi (ma che vengono regolarmente trasferiti ad altri incarichi…). Lo sapete meglio di me; lo certificano gli articoli del presidente Poalo Baldeschi . Ma neanche una simile prassi consolidata pare sufficiente al partito del tondino e del cemento se a partire dalla famigerata Leggeobettivo fino al “micidiale” decreto legislativo 401 si prova ininterrottamente di fare piazza pulita di qualsivoglia procedura possa rappresentare un vincolo alla cementificazione definitiva del paese.

Fatta questa banale ma comprovabile premessa provo a darVi – (ringraziandoVi per l’invito) – alcune notizie sullo stato dell’arte di quella che è diventata – nostro malgrado – “la madre di tutte le Grandi Opere”: niente di nuovo per quelli tra Voi che ci seguono da anni con simpatia e che spesso ci hanno dimostrato solidarietà politica e concreta; e che sanno che da parte degli stessi proponenti della realizzazione di una nuova ferrovia tra Lione e Torino si è spesso affermato (a “microfoni spenti”)  che in una ragionevole scala di priorità la “nostra Grandeopera” avrebbe dovuto essere collocata all’ultimo posto (persino in uno scenario di imponente rilancio infrastrutturale): diversi giornalisti d’inchiesta (altra specie da sottoporre a tutela) ci hanno riferito più volte di battute in  tal senso da parte dell’ex plenipotenziario di FS, di ministri e vice, di sottosegretari e persino di responsabili della “struttura di missione” del ministero di piazza della Croce Rossa; per non dire di dirigenti delle stesse Alpetunnel/LTF (oggi TELT) incaricate di promozione, progetto e realizzazione del cosiddetto TAV tra la Francia e il nostro paese: che aggiungevano che l’impianto di un cantiere in Valle di Susa era divenuto priorità assoluta perché non la si poteva dar vinta a un movimento di protesta così determinato (e reso così visibile dalla rivolta popolare del 2005 nel paese-simbolo di Venaus) pena il rischio di emulazione in ogni parte del paese.

E’ in tale contesto e con tale mandato che tutti i governi successivamente in carica (e a tutti i livelli) istituiranno e ratificheranno ogni desiderata della lobby-promotrice: dalla  creazione di un Osservatorio Tecnico inizialmente spacciato come luogo di verifica rigorosa della utilità dell’opera ma divenuto via via luogo di “fabbricazione di consenso istituzionale e di contrattazione di compensazioni”. Compensazioni che – (come vi è ben noto per l’esperienza del Mugello e non solo) – hanno come scopo principale quello di far lievitare i costi per la collettività con opere accessorie, non di rado ancora più inutili di quella principale, quasi sempre realizzate dalla stesse Associazioni Temporanee di Impresa, che completano in tal modo l’annullamento del ribasso d’asta già abbondantemente rosicchiato dalla gestione diretta e insindacabile del Progetto Esecutivo, dalle Varianti in Corso d’Opera, dalle Riserve (che sfociano sempre più spesso in contenziosi legali) e dalle Revisioni Prezzo gestite a mezzadria con conniventi Direzioni Lavori.

Ma, tornando in Val di Susa, il nostro tentativo di resistere anche all’impianto del cantiere traslocato (con tanto di appalto alla stessa ATI targata CMC) dalla “Borgata 8 dicembre di Venaus alla Maddalena di Chiomonte ha “giustificato” la dichiarazione di sito strategico-militare dell’intera area destinata allo scavo del cunicolo geognostico; sondaggio propedeutico alla realizzazione delle gallerie ferroviarie vere e proprie (come le tre discenderie realizzate anni prima in Val Maurienne). Una prassi divenuta peraltro ormai routine in ogni luogo dove si vuol “consumare” un appalto e si teme che qualche comitato di cittadini possa “disturbare i manovratori”. Ma non vorrei essere frainteso: nessuno di noi si è pentito di aver dato vita alla “Libera Repubblica della Maddalena” (l’occupazione del territorio successivamente “conquistato” militarmente da esercito e ff.oo): una occupazione “legale” la nostra, al punto di aver persino pagato la tassa sul plateatico per impiantare la cucina da campo e le tende per lo svolgimento degli incontri politici culturali e musicali per quel mese d’estate del 2011! Anche se gli episodi di resistenza della notte tra il 26 e il 27 giugno sono divenuti atti processuali e la Magistratura torinese ha sposato acriticamente le tesi della questura spingendosi successivamente nel tentativo di assimilarli a terrorismo! Tentativo rigettato più volte e definitivamente dalla Cassazione!

Abbiamo prove sufficienti (e non solo in Italia) che l’esito della pressione sempre maggiore esercitata dalle lobby finanziarie (di cui i governi nazionali sono ormai una dipendenza funzionale) è sempre più spesso l’uso della forza per imporre una industria inquinante, una infrastruttura, una servitù. L’ultimo in ordine di tempo il TAP dove nulla di paragonabile alla lotta trentennale della Valle di Susa era in atto, ma dove i blitz delle ffoo per consentire l’”espianto” degli ulivi hanno seguito il medesimo (violento) copione. E dove – soprattutto – non sono neanche comparse sui media mainstream le ragioni del no che se non altro in Val di Susa nel 2005 sfondarono il muro di omertà anche se successivamente sono state “coperte” col clamore mediatico della “ribellione antagonista”: mentre per quanto riguarda il Salento vi sfido a trovare in un quotidiano di tiratura nazionale o in un servizio radiotelevisivo qualcosa che non sia la messa in ridicolo della patetica volontà di tutelare un centinaio di alberi d’ulivo… Non una parola sulla politica energetica scellerata che ha portato alla dislocazione di rigassificatori a macchia di leopardo e ai contratti capestro “vuoto per pieno” legati alla proliferazione di gasdotti a più latitudini!

E allo stesso modo solo chi di Voi ci segue con interesse e generosa partecipazione sa quel che l’opinione pubblica è tornata ad ignorare perché oggi della Valle di Susa si parla solo per sostenere che ormai la Torinolione è cosa fatta (auto-censurando le immagini dello stupore disegnato sul volto degli inviati quando arrivano per filmare i Frecciarossa sotto il Moncenisio): che la Commissione europea ha già ipotecato il bilancio UE a favore di TELT oltre il 2019 (cosa semplicemente non concedibile in alcun modo). Quanto a noi anche se da un po’ di tempo non illuminiamo coi bengala il cantiere (peraltro fermo da mesi) non abbiamo mai smesso di ammassare quelle che chiamiamo “barricate di carta”:

Sapete (anche perché alcuni di Voi hanno attivamente contribuito alla sua costruzione e svolgimento) che abbiamo interessato non solo alla nostra vicenda, ma all’intera “filiera” della Grandi Opere Inutili e Imposte, il Tribunale Permanente dei Popoli (già Tribunale Russel) e che la sua autorevole sentenza ha condannato senza appello le procedure di promozione, approvazione, finanziamento e realizzazione di tali progetti. Una sentenza che non è esagerato definire storica anche perché per la prima volta l’organismo internazionale ha messo sotto accusa le celebrate istituzioni democratiche della vecchia Europa abbattendo un tabù che fin qui aveva confinato la prepotenza (e la violenza) istituzionale in altri continenti. Una sentenza ovviamente non penalizzante ai fini delle sanzioni legali ma da cui credo sia lecito aspettarsi effetti politico-culturali nel lungo periodo di cui noi stessi forse non siamo ancora del tutto consapevoli.

Ma non intendiamo rinunciare a richiamare la magistratura “ordinaria” ai suoi doveri di imparzialità e vigilanza sia per quanto riguarda la repressione dei comportamenti violenti da qualunque parte vengano, sia per le sempre più evidenti commistioni tra Grandi Progetti, corruzione, criminalità organizzata su cui non sembra sia stato messo in campo tutto quanto servirebbe a azzerare davvero il fenomeno. Stiamo preparando l’ennesima e circostanziata denuncia al riguardo. Per quanto riguarda le procedure non ci siamo assolutamente arresi a tutte le clamorose forzature che da Bruxelles a Giaglione, (dalla Commissione UE alla Giunta dell’Ultimo Municipio arruolato dai proponenti), ci troviamo quotidianamente sui tavoli. Dalle continue deroghe a leggi e regolamenti, alle difformità tra progetti ed esecuzione dei lavori, dalla mancata attuazione delle prescrizioni CIPE (cui pure erano subordinate tassativamente le approvazioni) sino alle singolari modalità di svolgimento della VIS del cantiere propedeutico di Chiomonte che legittimano  comprensibili dubbi su come potrà essere monitorata l’eventuale grande opera vera e propria e i suoi effetti sulla salute dei cittadini esposti. (Del resto chi l’ha firmata fu oggetto di una severa censura da parte del Tribunale di Taranto per una perizia “benevola”  a favore della famiglia Riva proprietaria dell’ILVA…).

Di alcune di queste azioni allego delle “schede” perché – se lo riterrete utile e opportuno – possiate inserirle negli eventuali atti o trasmettere i contenuti odierni ad altre reti di comitati o singoli  cittadini impegnati nell’attività ormai in odore di eroismo di difesa del territorio.

Concludo segnalando che la cattiva gestione istituzionale completamente delegata alla lobby e la complementare disinformazione organizzata riescono a rendere dannosi persino gli aspetti positivi ormai  consolidati che la lotta No Tav della Valle di Susa ha prodotto spesso con effetti vantaggiosi per l’intero paese:

La cosiddetta opzione Low Cost che ha costretto a rivedere drasticamente il progetto ha ridotto l’intervento (sempre che riescano a farlo) alla sola galleria di base tra Val Maurienne (St.Jean) e Val di Susa (Bussoleno). 57 Km di galleria, 8 miliardi di euro a preventivo (!), che rischiano però di venire spesi nella sezione di linea meno trafficata il che – paradossalmente – certifica le nostre tesi di sostenibilità del traffico futuro (sempre che aumenti) da parte della linea esistente (visto che questa subirebbe interventi marginali proprio nella sezione oggi più affollata)! Ma si sa: le TBM (costruite in Cina, assemblate in Canada e finanziate da banche svizzere e comunitarie sono già state ordinate e gli interessi – quelli che aumentano incessantemente il nostro debito pubblico –  corrono anche quando le “talpe” sono ferme…).

E soprattutto si continuerebbe a scavare nel massiccio d’Ambin, sotto il Moncenisio, dove secondo uno dei pochi studi indipendenti commissionati dalla UE alla società di ingegneria danese COWI andrebbe persa per sempre una quantità d’acqua pari a quella sufficiente a dissetare una città di un milione di abitanti: fino a qualche giorno fa la siccità pareva essere l’incubo del presente, ma resta il peggiore incubo del futuro. Ma nessun “giornalista d’inchiesta ” è andato oltre la denuncia degli acquedotti colabrodo mentre quelli di palazzo hanno invocato la costruzione (in conto ANCE) di tanti nuovi grandi e piccoli bacini ovunque. Movimento terra per tutti

Infine la merci. Presidenti della repubblica e del consiglio si sono appena avventurati sulla nuova “Via della Seta” ma un ministro dei trasporti non riesce a liberarsi di “impegni istituzionali precedentemente assunti” per recarsi a Viareggio (giovedì 29 giugno) per ricordare 32 vittime innocenti di scellerate politiche e criminali manutenzioni. Se avessi tempo vi illustrerei i rischi per una città come Torino della decisione di allocare le poche risorse disponibili in un tunnel sotto le Alpi invece che un semplice binario di superficie ai bordi dell’area metropolitana. Mi limito quindi a ricordare qui i morti di Viareggio, e un grande amico di molti di noi: l’ingegner Ivan Cicconi senza la cui passione etica e politica molte delle denunce di cui sopra non sarebbero mai state possibili.

Firenze, 1 luglio 2017 _ Claudio Giorno

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TAV: GRANDE OPERA IMPOSTA CHE NON SERVE A NULLA

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Domodossola: cappella Mellerio

Non se ne parla, tutto si silenzia, niente sembra avvenire, a meno che qualche giudice arresti o accusi di terrorismo qualche giovane attivista. In questo caso, tuttavia, ed allora, ogni evento viene riportato nell’ambito dell’ordine pubblico o, peggio, della sicurezza della comunità. Ma della realtà, quella vera, quella che diviene quotidianamente, delle sue criticità e di ciò che la caratterizza si preferisce tacere, così che sembri che la situazione si sia acquietata e che tutti se ne siano fatti una ragione.

Ma nulla sta in questi termini, perché la valle, quella di Susa intendiamo, e le genti che vi sono nate e vi risiedono non si arrestano, resistono, in tutti i modi, e contrastano con fermezza, e con mille buone ragioni, l’occupazione del territorio, la sua devastazione e la cancellazione dei diritti e della partecipazione che rivendicano ad alta voce.

Allora, per proseguire anche in Ossola il cammino di solidarietà con la popolazione e la terra della val di Susa, si porterà al centro dell’attenzione degli ossolani la voce dei valsusini, che da 25 anni resistono con tenacia e con energia sociale e politica sempre nuova, e quella del Tribunale Permanente dei Popoli che, accolto il ricorso di personalità significative di quella valle -tra cui molti suoi amministratori-, ha proceduto ad un’inchiesta ed ha emesso una sentenza tramite cui si riconosce il fatto che i diritti umani in quella terra sono stati e sono ancora adesso violati.

Per dar modo alla popolazione dell’Ossola di venire a contatto con tutto ciò si terrà un incontro mercoledì 11 maggio, alle ore 20.45, presso cappella Mellerio, nella sala ‘G. Falcioni’, in piazza Rovereto 4, a Domodossola, durante cui verrà proiettato il film documentario ‘QUI’, girato da Daniele Gaglianone, e premiato al Torino Film Festival dello scorso anno, e si svolgerà un resoconto sulla sentenza emessa dal TPP l’8 novembre 2015 in cui si chiarirà cosa sta concretamente imponendo lo stato alla popolazione valsusina negandole il diritto di agire democraticamente per la propria terra.

Movimento No Tav, Val d’Ossola

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Nel 1989, in Val di Susa, eravamo reduci da una sconfitta, sarebbe stupido negarlo. Eravamo chi? I cosiddetti “ecologisti”; una minoranza di cittadini che proprio in quegli anni aveva deciso di ritirare la delega della tutela ambientale ai partiti tradizionali (che all’epoca parevano eterni e inamovibili). Ma sconfitti da chi? Dal partito del tondino e del cemento(quello si eterno e inamovibile) e dal suo alleato più “naturale”: la confraternita del “movimento terra”, (vero e proprio anello di congiunzione tra criminalità organizzata e politica corrotta), e corroborato (come avremmo verificato in seguito) da un mostro – la finanza internazionale – che all’epoca si muoveva ancora e principalmente nel sottosuolo e che oggi agisce allo scoperto e con protervia; (dopo aver ridotto al rango di fedeli funzionari gli esponenti dei governi, a prescindere dal colore: la situazione attuale della Grecia è illuminante). Un mostro “mutante” che da noi aveva assunto diverse forme a seconda delle “opportunità” che le risorse del territorio e la storia locale avevano offerto negli anni. In quel momento storico si trattava della realizzazione dell’”autostrada SITAF”, la Torino-Bardonecchia, resa “indispensabile” dalla antecedente realizzazione del Traforo del Frejus. Indispensabile perché l’apertura del tunnel di valico aveva reso invivibili i paesi attraversati dalla strade statali e assediati da colonne di “TIR” che portavano letteralmente via i balconi oltre a inquinare l’aria. Ma molti anni prima avevamo dovuto assistere passivamente alla colonizzazione del versante nordovest dell’alta valle – il valico del Moncenisio – ceduto alla Francia nel 1947 per le sanzioni postbelliche e da questa destinato a divenire uno dei più vasti bacini a scopo idroelettrico realizzati ad alta quota: 2000 m slm. Quasi 6 Km di lunghezza per poco meno di 1 Km di ampiezza massima. 350 milioni di metri cubi di acqua che da oltre mezzo secolo gravano sulla testa dei valsusini e il semi-prosciugamento del torrente Cenischia in “cambio” di una quota marginale di acqua destinata alle turbine ENEL della mega-centrale in caverna di Venaus! (Localià destinata – suo malgrado – a divenire un simbolo, dopo il 2005 e la ribellione di popolo contro il primo cantiere Tav)! Località in cui sarebbe stata dirottata l’acqua residua del versante sudovest dell’alta valle, afferente al valico del Monginevro e a Briancon (antica capitale della repubblica degli Escarton): sempre a Venaus (piccolo paese di meno di mille anime) venne infatti realizzata la seconda centrale idroelettrica in caverna dall’allora AEM, oggi IREN; la multi-utility a vocazione finanziaria che gestisce con disinvoltura impianti energetici, come inceneritori; (purché i profitti siano garantiti non dal dio mercato, ma da tariffe imposte ai cittadini. “Compito” lasciato volentieri a chi un po’ alla volta finisce per avere essenzialmente il ruolo di esattore cessando di erogare servizi: i Comuni; e poi ci si stupisce della repentina impopolarità in cui stanno finendo “i sindaci eletti direttamente dal popolo”…).

Nel mentre  assistiamo (“consenzienti” perché in quanto ambientalisti lo avevamo sostenuto come alternativa all’autostrada) al “raddoppio” della ferrovia esistente tra Torino e Lione nella sua tratta più acclive e tortuosa, tra Bussoleno e Salbertrand (inaugurata a luglio del 1984 – dopo lavori interminabili, fallimenti a ripetizione di imprese appaltanti, e prosciugamento di altre sorgenti: il nuovo binario è quasi interamente in galleria molto più interno alla montagna per ridurre la pendenza e rendere più ampi i raggi delle curve).

Ma soprattutto è la speculazione edilizia a farla da padrona in alta valle: speculazione legata al turismo industriale dello sci da discesa, per cui una località come Sestriere, otre 2000m di quota, pascolo estivo per  le borgate dei margari, diviene in pochi anni una distesa di alberghi, esercizi commerciali e – soprattutto – “seconde case”: Sorte condivisa da Cesana-San Sicario-Grange Sises, Sauze D’Oulx e – in particolare – Bardonecchia in cui la penetrazione mafiosa risulta così invasiva da “divenire” – nel 1995 – il primo municipio del Norditalia sciolto per mafia! Gli “incubatori” in cui questi fenomeni crescono sono i mondiali si Sci nel 1997 e le Olimpiadi invernali “di Torino” del 2006, laboratorio propagandistico ideale attraverso il quale portare a debito pluriennale a spese dei cittadini la speculazione delle lobby e della criminalità organizzata e la corruzione dei politici. (Un po’ come vendere impunemente obbligazioni subordinate a una platea molto più vasta e quindi diluendo la truffa quel tanto che basta a farla franca).

Tutto questo che ho provato fin qui a riassumere in una paginetta (e che precede in larga parte l’irrompere sulla scena di LTF-TELT preceduti dal Geie Alpetunnel, vale a dire gli attori del TAV) racchiude avvenimenti che si sono svolti prevalentemente nell’ultimo quarto di secolo, ma che affondano le loro radici nella prima metà del secolo scorso, in perfetta continuità con una ideologia coloniale che la rovina autolesionista dei conflitti mondiali e le rivendicazioni dei popoli dei paesi assoggettati ha costretto a “spostare” all’interno del “vecchio continente”. L’affermarsi della ideologia neoliberista anche attraverso meccanismi tesi solo apparentemente a riequilibrare la ricchezza tra nord e sud del mondo (globalizzazione), ha fatto il resto. Per cui ci troviamo oggi non solo in Val di Susa, com’è ovvio, ma un po’ a tutte le latitudini continentali a fare i conti con scenari (ma soprattutto con dinamiche) opposte a quelle in cui è iniziata la nostra “ribellione”. Una rivolta nata inizialmente contro la “vocazione” imposta all’esiguo fondovalle (corridoio di transito e servizi) e alla passiva accettazione delle sue conseguenze sulla vivibilità e salute per i residenti; ma divenuta in poco tempo consapevolezza diffusa dei vasti danni economico-sociali estesi al resto dei cittadini (la maggioranza degli italiani  non coinvolti territorialmente). Ed è questo aspetto, del resto peculiare della nostra lotta, che – secondo me – non ci viene perdonato! “Secondo me” perché non intendo spacciarmi per sociologo né per antropologo, ma mi considero un testimone attento e consapevole di tutto quel che è stato possibile osservare meglio in un contesto relativamente semplificabile se non semplice come il nostro: un “osservatorio privilegiato visto che si può tranquillamente affermare che la nostra è una delle vallate alpine col maggior numero di metri cubi di calcestruzzo pro capite o per mq della esigua fascia pianeggiante.

Aver disvelato da subito e con rigore scientifico i meccanismi della truffa; aver cercato e consolidato (anche affrancandosi dalla “tutela partitica”) quel rapporto con i sindaci che era completamente mancato ai tempi dell’autostrada; aver denunciato il ruolo di propaganda (retribuita) in luogo di quello di vigilanza della maggior parte degli organi e degli operatori della informazione e di terminale “istituzionale” delle lobby dei politici di professione.

Tutto questo ci ha reso “nemici” non solo del “progresso”, ma della “patria” (che non a caso scrivo con la minuscola). Di più: aver ricercato con tenacia e poi costruito con metodo rapporti stabili con realtà di lotta contro le Grandi Opere Inutili e Imposte in altri paesi (europei e non), aver messo in piedi un embrione di “lobby popolare” in contrapposizione a quelle potentissime degli speculatori che possono permettersi di inserire a libro paga interi apparati istituzionali suggerendo ai loro terminali nelle assemblee elettive le procedure più opportune per “legalizzare” le pratiche di malaffare è il vero “progetto eversivo” di cui veniamo accusati.

Un progetto di cui l’ultima e più dirompente iniziativa è stata quella di rivolgersi al Tribunale Permanete dei Popoli, erede del tribunale Russel, per denunciare – finalmente ascoltati – le procedure di pseudo-democrazia attraverso le quali – in realtà – si impongono scelte inutili e dannose per l’intera collettività oltre che per le “Comunità” che ne subiscono anche le conseguenze sulla vivibilità del territorio di residenza e sulla propria salute. Una “architettura” procedurale attraverso la quale si scava un solco sempre più largo e profondo tra legalità e giustizia come l’abnorme e fin qui impunito accanimento giudiziario nei confronti del movimento No Tav dimostra (e come gli autorevolissimi componenti della giuria del TPP hanno riconosciuto nella storica sentenza, i cui effetti – sono convinto – siano destinati a pesare molto più di quanto si possa credere, nel prossimo futuro.

Domodossola, 11 maggio 2016 – Claudio Giorno

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APPENDICE DI “CONTESTUALIZZAZIONE”
Nel 1989 era in carica Il Governo Andreotti VI; fu il quarantasettesimo governo della Repubblica Italiana, il terzo della X legislatura. Rimase in carica dal 22 luglio 1989 al 12 aprile 1991, per un totale di 629 giorni, ovvero 1 anno, 8 mesi e 21 giorni. (Wikipedia).

I dicasteri dei trasporti e infrastrutture (all’epoca si chiamavano ancora Lavori Pubblici) erano affidati a Carlo Bernini, democristiano e doroteo, potentissimo “doge” delle tessere nel nordest di un’era geologica fa (ante Ligaveneta!) e Giovanni “Attila” Prandini, – anche lui democristiano -destinato di li a poco al pubblico ludibrio per la sua politica aggressiva nei confronti dell’ambiente e per il drenaggio spudorato di tangenti. I Verdi – appena sbarcati in parlamento e in particolare la giovanissima deputata Anna Donati – gli condussero contro una battaglia etica e civile appoggiata dalla maggior parte della stampa di opinione.

Da allora è cambiato tutto, : l’autonomia dei governi nazionali è stata erosa fino a ridursi alla funzione di ratifiche di decisioni sempre più extraistituzionali. La funzione dei media di “cane da guardia” del potere  è mutata in quella di “cani da compagnia“, per dirla con Marco Travaglio. Le Costituzioni vengono messe in mora e le modifiche sono dettate dalle agenzie di rating. La politica redistribuzione dei redditi – se mai c’è stata – è sostituita dall’acaparramento di volumi sempre più impressionanti di fondi pubblici destinati alle lobby finanziarie.: Il welfare, la tutela dell’ambiente, la scuola vengono subordinati al soddisfacimento degli appetiti speculativi riassunti nel drammatico dato pubblicato dalla associazione umanitaria Oxfam secondo cui 62 super-ricchi detengono la metà della ricchezza di tutto il pianeta!

 

 

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