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TAV: GRANDE OPERA IMPOSTA CHE NON SERVE A NULLA

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Domodossola: cappella Mellerio

Non se ne parla, tutto si silenzia, niente sembra avvenire, a meno che qualche giudice arresti o accusi di terrorismo qualche giovane attivista. In questo caso, tuttavia, ed allora, ogni evento viene riportato nell’ambito dell’ordine pubblico o, peggio, della sicurezza della comunità. Ma della realtà, quella vera, quella che diviene quotidianamente, delle sue criticità e di ciò che la caratterizza si preferisce tacere, così che sembri che la situazione si sia acquietata e che tutti se ne siano fatti una ragione.

Ma nulla sta in questi termini, perché la valle, quella di Susa intendiamo, e le genti che vi sono nate e vi risiedono non si arrestano, resistono, in tutti i modi, e contrastano con fermezza, e con mille buone ragioni, l’occupazione del territorio, la sua devastazione e la cancellazione dei diritti e della partecipazione che rivendicano ad alta voce.

Allora, per proseguire anche in Ossola il cammino di solidarietà con la popolazione e la terra della val di Susa, si porterà al centro dell’attenzione degli ossolani la voce dei valsusini, che da 25 anni resistono con tenacia e con energia sociale e politica sempre nuova, e quella del Tribunale Permanente dei Popoli che, accolto il ricorso di personalità significative di quella valle -tra cui molti suoi amministratori-, ha proceduto ad un’inchiesta ed ha emesso una sentenza tramite cui si riconosce il fatto che i diritti umani in quella terra sono stati e sono ancora adesso violati.

Per dar modo alla popolazione dell’Ossola di venire a contatto con tutto ciò si terrà un incontro mercoledì 11 maggio, alle ore 20.45, presso cappella Mellerio, nella sala ‘G. Falcioni’, in piazza Rovereto 4, a Domodossola, durante cui verrà proiettato il film documentario ‘QUI’, girato da Daniele Gaglianone, e premiato al Torino Film Festival dello scorso anno, e si svolgerà un resoconto sulla sentenza emessa dal TPP l’8 novembre 2015 in cui si chiarirà cosa sta concretamente imponendo lo stato alla popolazione valsusina negandole il diritto di agire democraticamente per la propria terra.

Movimento No Tav, Val d’Ossola

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Nel 1989, in Val di Susa, eravamo reduci da una sconfitta, sarebbe stupido negarlo. Eravamo chi? I cosiddetti “ecologisti”; una minoranza di cittadini che proprio in quegli anni aveva deciso di ritirare la delega della tutela ambientale ai partiti tradizionali (che all’epoca parevano eterni e inamovibili). Ma sconfitti da chi? Dal partito del tondino e del cemento(quello si eterno e inamovibile) e dal suo alleato più “naturale”: la confraternita del “movimento terra”, (vero e proprio anello di congiunzione tra criminalità organizzata e politica corrotta), e corroborato (come avremmo verificato in seguito) da un mostro – la finanza internazionale – che all’epoca si muoveva ancora e principalmente nel sottosuolo e che oggi agisce allo scoperto e con protervia; (dopo aver ridotto al rango di fedeli funzionari gli esponenti dei governi, a prescindere dal colore: la situazione attuale della Grecia è illuminante). Un mostro “mutante” che da noi aveva assunto diverse forme a seconda delle “opportunità” che le risorse del territorio e la storia locale avevano offerto negli anni. In quel momento storico si trattava della realizzazione dell’”autostrada SITAF”, la Torino-Bardonecchia, resa “indispensabile” dalla antecedente realizzazione del Traforo del Frejus. Indispensabile perché l’apertura del tunnel di valico aveva reso invivibili i paesi attraversati dalla strade statali e assediati da colonne di “TIR” che portavano letteralmente via i balconi oltre a inquinare l’aria. Ma molti anni prima avevamo dovuto assistere passivamente alla colonizzazione del versante nordovest dell’alta valle – il valico del Moncenisio – ceduto alla Francia nel 1947 per le sanzioni postbelliche e da questa destinato a divenire uno dei più vasti bacini a scopo idroelettrico realizzati ad alta quota: 2000 m slm. Quasi 6 Km di lunghezza per poco meno di 1 Km di ampiezza massima. 350 milioni di metri cubi di acqua che da oltre mezzo secolo gravano sulla testa dei valsusini e il semi-prosciugamento del torrente Cenischia in “cambio” di una quota marginale di acqua destinata alle turbine ENEL della mega-centrale in caverna di Venaus! (Localià destinata – suo malgrado – a divenire un simbolo, dopo il 2005 e la ribellione di popolo contro il primo cantiere Tav)! Località in cui sarebbe stata dirottata l’acqua residua del versante sudovest dell’alta valle, afferente al valico del Monginevro e a Briancon (antica capitale della repubblica degli Escarton): sempre a Venaus (piccolo paese di meno di mille anime) venne infatti realizzata la seconda centrale idroelettrica in caverna dall’allora AEM, oggi IREN; la multi-utility a vocazione finanziaria che gestisce con disinvoltura impianti energetici, come inceneritori; (purché i profitti siano garantiti non dal dio mercato, ma da tariffe imposte ai cittadini. “Compito” lasciato volentieri a chi un po’ alla volta finisce per avere essenzialmente il ruolo di esattore cessando di erogare servizi: i Comuni; e poi ci si stupisce della repentina impopolarità in cui stanno finendo “i sindaci eletti direttamente dal popolo”…).

Nel mentre  assistiamo (“consenzienti” perché in quanto ambientalisti lo avevamo sostenuto come alternativa all’autostrada) al “raddoppio” della ferrovia esistente tra Torino e Lione nella sua tratta più acclive e tortuosa, tra Bussoleno e Salbertrand (inaugurata a luglio del 1984 – dopo lavori interminabili, fallimenti a ripetizione di imprese appaltanti, e prosciugamento di altre sorgenti: il nuovo binario è quasi interamente in galleria molto più interno alla montagna per ridurre la pendenza e rendere più ampi i raggi delle curve).

Ma soprattutto è la speculazione edilizia a farla da padrona in alta valle: speculazione legata al turismo industriale dello sci da discesa, per cui una località come Sestriere, otre 2000m di quota, pascolo estivo per  le borgate dei margari, diviene in pochi anni una distesa di alberghi, esercizi commerciali e – soprattutto – “seconde case”: Sorte condivisa da Cesana-San Sicario-Grange Sises, Sauze D’Oulx e – in particolare – Bardonecchia in cui la penetrazione mafiosa risulta così invasiva da “divenire” – nel 1995 – il primo municipio del Norditalia sciolto per mafia! Gli “incubatori” in cui questi fenomeni crescono sono i mondiali si Sci nel 1997 e le Olimpiadi invernali “di Torino” del 2006, laboratorio propagandistico ideale attraverso il quale portare a debito pluriennale a spese dei cittadini la speculazione delle lobby e della criminalità organizzata e la corruzione dei politici. (Un po’ come vendere impunemente obbligazioni subordinate a una platea molto più vasta e quindi diluendo la truffa quel tanto che basta a farla franca).

Tutto questo che ho provato fin qui a riassumere in una paginetta (e che precede in larga parte l’irrompere sulla scena di LTF-TELT preceduti dal Geie Alpetunnel, vale a dire gli attori del TAV) racchiude avvenimenti che si sono svolti prevalentemente nell’ultimo quarto di secolo, ma che affondano le loro radici nella prima metà del secolo scorso, in perfetta continuità con una ideologia coloniale che la rovina autolesionista dei conflitti mondiali e le rivendicazioni dei popoli dei paesi assoggettati ha costretto a “spostare” all’interno del “vecchio continente”. L’affermarsi della ideologia neoliberista anche attraverso meccanismi tesi solo apparentemente a riequilibrare la ricchezza tra nord e sud del mondo (globalizzazione), ha fatto il resto. Per cui ci troviamo oggi non solo in Val di Susa, com’è ovvio, ma un po’ a tutte le latitudini continentali a fare i conti con scenari (ma soprattutto con dinamiche) opposte a quelle in cui è iniziata la nostra “ribellione”. Una rivolta nata inizialmente contro la “vocazione” imposta all’esiguo fondovalle (corridoio di transito e servizi) e alla passiva accettazione delle sue conseguenze sulla vivibilità e salute per i residenti; ma divenuta in poco tempo consapevolezza diffusa dei vasti danni economico-sociali estesi al resto dei cittadini (la maggioranza degli italiani  non coinvolti territorialmente). Ed è questo aspetto, del resto peculiare della nostra lotta, che – secondo me – non ci viene perdonato! “Secondo me” perché non intendo spacciarmi per sociologo né per antropologo, ma mi considero un testimone attento e consapevole di tutto quel che è stato possibile osservare meglio in un contesto relativamente semplificabile se non semplice come il nostro: un “osservatorio privilegiato visto che si può tranquillamente affermare che la nostra è una delle vallate alpine col maggior numero di metri cubi di calcestruzzo pro capite o per mq della esigua fascia pianeggiante.

Aver disvelato da subito e con rigore scientifico i meccanismi della truffa; aver cercato e consolidato (anche affrancandosi dalla “tutela partitica”) quel rapporto con i sindaci che era completamente mancato ai tempi dell’autostrada; aver denunciato il ruolo di propaganda (retribuita) in luogo di quello di vigilanza della maggior parte degli organi e degli operatori della informazione e di terminale “istituzionale” delle lobby dei politici di professione.

Tutto questo ci ha reso “nemici” non solo del “progresso”, ma della “patria” (che non a caso scrivo con la minuscola). Di più: aver ricercato con tenacia e poi costruito con metodo rapporti stabili con realtà di lotta contro le Grandi Opere Inutili e Imposte in altri paesi (europei e non), aver messo in piedi un embrione di “lobby popolare” in contrapposizione a quelle potentissime degli speculatori che possono permettersi di inserire a libro paga interi apparati istituzionali suggerendo ai loro terminali nelle assemblee elettive le procedure più opportune per “legalizzare” le pratiche di malaffare è il vero “progetto eversivo” di cui veniamo accusati.

Un progetto di cui l’ultima e più dirompente iniziativa è stata quella di rivolgersi al Tribunale Permanete dei Popoli, erede del tribunale Russel, per denunciare – finalmente ascoltati – le procedure di pseudo-democrazia attraverso le quali – in realtà – si impongono scelte inutili e dannose per l’intera collettività oltre che per le “Comunità” che ne subiscono anche le conseguenze sulla vivibilità del territorio di residenza e sulla propria salute. Una “architettura” procedurale attraverso la quale si scava un solco sempre più largo e profondo tra legalità e giustizia come l’abnorme e fin qui impunito accanimento giudiziario nei confronti del movimento No Tav dimostra (e come gli autorevolissimi componenti della giuria del TPP hanno riconosciuto nella storica sentenza, i cui effetti – sono convinto – siano destinati a pesare molto più di quanto si possa credere, nel prossimo futuro.

Domodossola, 11 maggio 2016 – Claudio Giorno

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APPENDICE DI “CONTESTUALIZZAZIONE”
Nel 1989 era in carica Il Governo Andreotti VI; fu il quarantasettesimo governo della Repubblica Italiana, il terzo della X legislatura. Rimase in carica dal 22 luglio 1989 al 12 aprile 1991, per un totale di 629 giorni, ovvero 1 anno, 8 mesi e 21 giorni. (Wikipedia).

I dicasteri dei trasporti e infrastrutture (all’epoca si chiamavano ancora Lavori Pubblici) erano affidati a Carlo Bernini, democristiano e doroteo, potentissimo “doge” delle tessere nel nordest di un’era geologica fa (ante Ligaveneta!) e Giovanni “Attila” Prandini, – anche lui democristiano -destinato di li a poco al pubblico ludibrio per la sua politica aggressiva nei confronti dell’ambiente e per il drenaggio spudorato di tangenti. I Verdi – appena sbarcati in parlamento e in particolare la giovanissima deputata Anna Donati – gli condussero contro una battaglia etica e civile appoggiata dalla maggior parte della stampa di opinione.

Da allora è cambiato tutto, : l’autonomia dei governi nazionali è stata erosa fino a ridursi alla funzione di ratifiche di decisioni sempre più extraistituzionali. La funzione dei media di “cane da guardia” del potere  è mutata in quella di “cani da compagnia“, per dirla con Marco Travaglio. Le Costituzioni vengono messe in mora e le modifiche sono dettate dalle agenzie di rating. La politica redistribuzione dei redditi – se mai c’è stata – è sostituita dall’acaparramento di volumi sempre più impressionanti di fondi pubblici destinati alle lobby finanziarie.: Il welfare, la tutela dell’ambiente, la scuola vengono subordinati al soddisfacimento degli appetiti speculativi riassunti nel drammatico dato pubblicato dalla associazione umanitaria Oxfam secondo cui 62 super-ricchi detengono la metà della ricchezza di tutto il pianeta!

 

 

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