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COLLAGE

Quel filo che lega Macron a Lione

L‘inchiesta prende le mosse dalla denuncia di due esponenti del centrodestra riguardante una presunta erogazione di fondi a favore dell’allora candidato presidente di En Marche da parte della città metropolitana di Lione, feudo dell’attuale ministro dell’Interno, Gerard Collomb. I reati ipotizzati sono quelli di malversazione di fondi pubblici, finanziamento illecito della campagna elettorale, abuso di proprietà aziendale e ricettazione. Sulla vicenda indaga la polizia.

https://www.interris.it/esteri/quel-filo-che-lega-macron-a-lione

Se si cerca tra le primepagine dei più autorevoli quotidiani d’oltralpe non se ne trova più traccia da almeno una settimana. Ma nelle pagine interne (su quelle dei quotidiani regionali) se ne continua a parlare pur se sottovoce. Lo strano è che se ne parla (scrive) quasi di più sui nostri giornali (anche su alcune testate da cui meno te l’aspetti). Ma l’ inchiesta della magistratura francese – nonostante la pubblica accusa sia sottoposta a un controllo politico non trascurabile – sta oscurando un altro po’ la luce (riflessa) di cui ha goduto fin qui il presidente francese. Un momsieur le president fabbricato in laboratorio in poco più di tre mesi e arrivato all’Eliseo “En Marche” triomphale…

Una marcia iniziata con le clamorose dimissioni polemiche dal dicastero dell’economia – maldestramente concessogli dal predecessore Hollande – ma conclusa vittoriosamente grazie al travaso di voti non solo socialisti ma anche e soprattutto repubblicani: insomma, il “partito della nazione” sognato a lungo sull’Arno “d’argento” è stato realizzato sulle due sponde della Senna.

Ma tornando al presidente-banchiere (quello che non deve prendere lezioni da nessuno) quel che mi pare di dover evidenziare dal nostro punto di vista e che – comunque finisca la vicenda – è quel “collegamento con Lione” a cui si fa riferimento nei resoconti. Con Lione e col suo ex-sindaco premiato col Ministero degli Interni, quello che i respingimenti dei migranti li ordina in montagna invece che al mare (con l’eccezione degli scogli di Ventimiglia). Quello che detta la linea dura alla gendarmeria che ricaccia tra le nevi del Colle della Scala anche le donne incinte e malate (che vadano a partorire e morire in Italia dove sono sbarcate rispettando le “regole di Dublino”…).

Quello che dispone la denuncia di una guida alpina se carica sulla sua auto una partoriente che affonda i piedi mal calzati in mezzo metro di neve al valico del Monginevro e l’accompagna all’ospedale di Briancon…Quello che ha ordinato lo sgombero violento della “Zad”, pur facente parte di un governo che ha dovuto ammettere (vent’anni dopo l’ultimo tragico volo) che il supersonico civile Concorde non sarebbe mai più decollato dall’aeroporto di Nantes (e che quindi il suo raddoppio a spese dei contadini di Notre Dame des Landes era inutile).

Quello che da sindaco di Lione (manifestando fin da allora una vocazione poliziesca) si scambiava – col suo “camarade Fascinò” –  promesse di eterno amoreTav:

“È solo questione di tem­po. Perché nonostante le proteste, gli allarmi del Vi­minale, le preoccupazioni per il rischio di infiltrazioni terroristiche, la Tav « è un’opera essenziale alla quale entrambi siamo molto partecipi». (…)il  pre­mier Mario Monti si è impegnato a continuare a lavorare per l’opera. Per noi, né nella mia città né nel resto della regione, i la­vori sono stati mai un pro­blema. A manifestare da queste parti sono solo gli italiani, senza per altro tro­vare appoggio(…) Torino e Lione si portano avanti av­vicinando i due versanti delle Alpi con un nuovo ac­cordo (…) Un patto a 360 gradi che attraverso i bandi di Smart Cities, la cul­tura e le trasformazioni ur­banistiche «leghino ancora di più due città da sempre vicine, con una storia molto simile, e che in futuro avranno molto da realizzare insieme».

https://www.cronacaqui.it/25456_cultura-e-tecnologia-sullasse-torino-lione-la-tav-essenziale/  . era il 17 maggio 2012 e di li a poco la Lynturin concepita nel ventre corrotto del Credit Lyonnaise avrebbe trovato avversari anche in Francia;  e che avversari: dalla Corte dei Conti alle commissioni d’inchiesta varate per arginare l’alluvione debitorio dovuto principalmente proprio al numero e costo fuori controllo delle Grandi Opere Inutili e Imposte. Una voragine con cui anche Macron ha dovuto “fare i conti” mettendo nel mirino principalmente proprio le SNCF (ferrovie francesi) e la loro costosissima “grandeur”… Di cui sin qui si conosce solo la parte emersa dell’iceberg. Un iceberg contro cui potrebbe incrinarsi la consolidata amicizia o – se vorrà favorire i desideri del vecchio amico socialista – appesantire ulteriormente il debito pubblico che rischia di far precipitare nella impopolarità il “presidente né di destra né di sinistra”:

Ma vediamo cosa dicono (dicevano?) i giornali francesi qualche giorno fa dell’ex sindaco e del suo ambiguo rapporto col suo ministro già sindaco e compagno di partito: Le Figarò (da sempre vicino ai gollisti) ci andava giù pesante: “

Scriveva che i due esponenti repubblicani “hanno presentato una denuncia per “appropriazione indebita”, (…) e cercano di dimostrare che l’ex sindaco ha usato i mezzi della comunità al servizio della campagna di Emmanuel Macron: Il ministro degli Interni Gerard Collomb si è mostrato troppo generoso (…)”In considerazione della gravità dei fatti menzionati, sembra giustificato che il pubblico ministero intraprenda immediatamente le necessarie operazioni di verifica e di indagine di fronte alla resistenza presentata dalla Métropole de Lyon per fornire risposte serie al domande specifiche “: lo ha detto alla agenzia Reuters Philippe Cochet, presidente del gruppo LR alla città metropolitana di Lione. “Gerard Collomb aveva detto a Emmanuel Macron:” Darò una mano “. Ma ha aiutato con cose che non gli appartengono”.

http://www.lefigaro.fr/politique/le-scan/2018/06/20/25001-20180620ARTFIG00101-collomb-a-t-il-aide-illegalement-macron-en-2016-les-lr-de-lyon-saisissent-le-procureur.php

 E per concludere il collage cosa c’è di meglio che leggere come ne riferisce in Italia  un giornale finanziato dalla politica e per questo ipergarantista come “il Foglio” fondato da Giulianoferrara che “stupisce” fin dal titolo: “Lo sbirro di Macron;é stato sindaco (molto amato) di Lione, ora è il ministro più popolare,  Gérard Collomb: all’Interno un socialista fissato con la sicurezza- Lo staff di Collomb ha minimizzato. “Non c’è nulla di nuovo in queste informazioni il cui unico scopo è quello di screditare il ministro”per poi  aggiungere sibillinamente:. “fari puntati anche su Jean Marie Girier, ex capo del personale di Colomb a Lione, personaggio chiave della campagna elettorale per le presidenziali poi approdato al ministero degli Interni”…. 

https://www.ilfoglio.it/magazine/2017/10/23/news/lo-sbirro-di-macron-159228/

Riuscirà il nostro eroe (grazie all’esperienza maturata da  Rothschild & Sons) a tagliare i tentacoli della piovra che sta portando la Francia nelle profondità del suo “oltremare”? Non pare facile perché l’”affaire  Collomb“si prende la scena solo pochi giorni dopo un altro fattaccio di cronaca: il collaboratore “numeroUno” del Presidente – il potentissimo segretario generale dell’Eliseo Alexis Kohler coinvolto proprio in una storia di favori al cartello finanziario dei costruttori di grandi opere in collusione coi sindaci di altre importanti città (Tolosa, Bordeaux):  “appropriazione indebita di interessi”, “traffico di influenza” e “corruzione passiva” sono le pesanti accuse rivolte al “braccio destro” di Macron perché pare aver tenuto nascosti i legami con l’armatore MSC, che ha interessi nei cantieri STX oggetto di uno dei tanti accordi commerciali con l’Italia;   mentre sullo sblocco di una delle tante grandi opere messe “in pausa” dal commissario Duron e dalla ministra Borne sembra aver deviato dal suo ruolo di arbitro promettendone lo sblocco.

Borgone Susa, 26 giugno 2018 – Claudio Giorno

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TELEFANGO

Bussoleno 8 giugno 2018_ fango _ foto Cg

FANGO

Agorà va in cottura di prima mattina. Lo so perché sono stato ospite in studio – “cent’anni fa” – tra opinionisti e giornalisti illustri (serviva un esotico valligiano No Tav per la scenografia, ma da quella posizione privilegiata riuscii persino a comunicare qualcuna delle nostre ragioni). La trasmissione del mattino della rete 3 della Rai, deve sgomitare tra unomattina & mattinocinque che fin dal primo caffè la buttano sul morboso, tra femminicidi e Albano&Romina, facendo strage di ascolti. Difficile farsi vedere avendo come mission la cronaca politica. E allora ci sono i collegamenti con la periferia, le dirette da Amatrice (tra una scossa e l’altra) o, in carenza di un disastro da mandare in diretta, l’anniversario dell’alluvione di Sarno (che è pur sempre il luogo di nascita di Luciannunziata…Ma ci sono anche i colpi di fortuna (mors tua vita mea): Irene Benassi è stata inviata in Val di Susa – destinazione cantiere TAV semideserto di Chiomonte (per dare spunti a politici & direttori di giornale in perenne accanimento terapeutico al capezzale della più simbolica delle Grandiopere inutili&imposte). Sa che nel pomeriggio precedente  in Val di Susa è successo qualcosa: un pezzo della montagna su cui si arrampicano le case sul versante nord di Bussoleno si è squagliato sotto l’ennesimo nubifragio di una tarda primavera in cui abbiamo visto raramente il sole. Ma dalla redazione mi avevano contattato per il Tav (proprio per quella comparsata di cui sopra e per qualche contatto preso negli anni in occasione di altre dirette); ma lei mi comunica di voler lasciar perdere (per una volta) il cantiere paramilitare della Maddalena di Chiomonte per calpestare fango a Bussoleno; stare sulla attualità a costo di “marginalizzare” un po’ il Tav.

La redazione mi aveva chiesto di portare (ancora una volta) davanti alle telecamere dei tecnici in grado di reggere il contraddittorio col direttore di Repubblica, l’inviato del Corsera e un paio di politici di governo e opposizione, ed io ho faticato più del solito a mettere assieme un paio di “volontari” in una giornata lavorativa avvertendoli dalla sera alla mattina. Ma butto giù due appunti per rassicurarla via mail:  il fango di regione San Lorenzo a Bussoleno e la realizzazione della galleria di base  (quel che resta della Lione Torino) sono due facce della stessa medaglia: c’è sempre da fare i conti con l’esiguo fondovalle asservito alla realizzazione di reti infrastrutturali (quasi sempre inutili o quando va bene sovradimensionate). Grandi opere a cui vengono destinate la maggior parte delle risorse pubbliche e il conseguente abbandono delle montagne: terreni difficili a cui tali risorse vengono invece sottratte (l’unica “riforma” che la politica è riuscita a fare è l’abolizione delle Comunità Montane…) proprio li dove lo scavo di gallerie stradali, ferroviarie e idroelettriche va a  sconvolgere il regime idraulico peggiorando il già precario equilibrio dei pendii (e causando anche la perdita definitiva di acqua potabile per le grandi città e per i suoi cittadini ignari e forse un po’ distratti): “il grave dissesto idrogeologico che questo pomeriggio ha colpito (per la 4^ volta in un mese) Bussoleno riguarda l’intera Valle. Sulla cittadina di Susa  incombe un costone del Rocciamelone che ha avuto il bosco di conifere piantumato decenni fa interamente bruciato dai roghi (dolosi come del resto a Bussoleno) della fine dello scorso anno! E solo poco più di una settimana fa il Giro d’Italia ha rischiato di non poter celebrare la vittoria definita d’altri tempi del britannico Chris Froome perché in alta valle (la parte ricca delle olimpiadi 2006 e della speculazione edilizio-mafiosa) due grandi frane hanno interrotto per settimane le strade statali che collegano il Piemonte con la Provenza! E molte altre aree sono andate in cenere a fine 2017 e comunque anche quelle dove i boschi non hanno subito danni sono caratterizzate da instabilità “a macchia di leopardo”. Come del resto tutto il nostro paese, grandi aree urbane comprese, i cui fiumi ogni temporale fanno paura”.

Susa, 26 maggio 2018 – parte il “Giro” tra bandiere No Tav e Palestinesi _ foto Luca Perino

 

IL GIRO D’ITALIA

 Bussoleno, via Traforo (tutto in Val di Susa sa di servitù alle grandi opere, anche il nome di alcune delle vie principali); la strada corre tra due ali ininterrotte di case, parallela al fiume Dora Riparia che qui (a differenza di molti altri paesi) scorre in pieno centro storico. La troupe deve essere per tempo sul posto per un breve collegamento che andrà a formare il sommario della trasmissione. Lavate dalla pioggia che ha continuato a cadere anche di notte (ma per fortuna con moderazione) le bandierine tricolore e i nastri rosa spiccano sullo sfondo plumbeo di un cielo che non si vuole aprire (a poco più di una settimana dalla notte più corta che dovrebbe sancire l’ingresso dell’estate). I ciclisti l’hanno percorsa in un attimo fuggente, il giorno dopo l’impresa di Froome in una tappa “di tutto riposo”:  da Susa a Cervinia!

La sede della Croce Rossa (dove è stato allestito il centro di accoglienza per gli sfollati dall’area più colpita (e ancora a forte rischio) occupa interamente la vecchia scuola professionale “Plana e Bosso”; sparito il lavoro che ce ne facciamo ,ancora di scuole professionali? Come fabbriche di disoccupati van bene anche i licei… meglio ancora lo stare a casa o bighellonare nelle sale gioco dei bar da cui lo stato incassa soldi soprattutto da coloro che non ne hanno: disoccupati che non cercano più lavoro, pensionati al minimo, casalinghedisperate

Qui i mezzi non mancano: ambulanze, auto di recente immatricolazione, divise lavate e stirate: del resto i volontari della Crocerossa non devono spalare fango. Per questo ci sono – un po’ più su, tra il fronte della frana e le prime case lesionate – i Vigili del Fuoco e i mai abbastanza ringraziati volontari AIB (acronimo di Anti Incendi Boschivi): solo pochi mesi fa hanno rischiato la pelle tra gli abeti e i larici da cui si alzavano fiamme alte decine di metri! Sono andati a spalare fango a Genova, a rimuovere macerie pericolanti a L’Aquila,  poi a Norcia, Castelluccio, Camerino. Qualcuno tra quelli più anziani ha spalato anche a Sarno o è stato da ragazzo tra gli “angeli del fango” di Firenze, ma nessuno se lo ricorda perché non sono diventati famosi come Venditti…

Fin troppi i suv & i pick-up della Protezionecivile; molti grandi e piccoli escavatori (un cingolato si fermerà in panne proprio in una strettoia di via San Lorenzo bloccando il via vai di camion che portano via fango, massi e detriti e le autobotti per i lavaggi e lo spurgo).

19 maggio 2018_ i Giovani No Tav alla marcia Rosta Avigliana _foto Luca Perino

I “RAGAZZI” NO TAV

Poi arrivano i “ragazzi No Tav”, (giovani o anziani siamo tutti ragazzi); stivali ai piedi, pale in spalla, carriole, felpe o foulard del movimento… “ma anche no”: non sono venuti a esibirsi; alla fine dello scorso anno brandivano motoseghe per  tagliare le piante a ridosso delle borgate tra Mompamtero e Venaus, prima che le altissime fiamme del bosco del Pampalu, spinte dal vento, le divorassero e con essa le case vicine. Mentre gli “opinionisti pagati un tanto a insulto” – quella volta di Mediaset – si chiedevano – sdraiati in studio – dov’erano gli antagonisti-difensori della Valle

Gli stessi anarcoinsurrezionalisti che questo inverno hanno accompagnato o soccorso decine di immigrati respinti nottetempo a 20 gradi sotto zero dai doganieri francesi che li “intercettavano” con gli infradito (o poco più) su sentieri a 2mila metri di quota!  Occupato il sotto-chiesa di Claviere – al confine col Monginevro –  hanno offerto rifugio e conforto.; caloroso se non caldo (il parroco aveva staccato “evangelicamente” il riscaldamento ma senza sostituirlo col bue e l’asinello…); ma almeno al riparo dalle intemperie…(Mentre sull’altro luogo di confine – Bardonecchia – veniva aperta – h24 e in piena collaborazione tra sindaco e prefettura – una saletta gestita dalla Rete dei Comuni Solidali  per dare ai migranti almeno le informazioni sui rischi cui si va incontro avventurandosi in alta montagna e su sentieri sconosciuti).

Con questo non voglio dire che in Val di Susa siamo geneticamente diversi dal resto del paese; né santificare una lotta (trentennale) che tra l’altro fu concepita a settembre del 1989 non nel nordovest ma a Trento in una riunione voluta da Alex Langer in difesa della del delicato ma prezioso ecosistema alpino dal traffico di transito e dai cantieri per realizzare nuove inutili e dannose infrastrutture!

Ma neanche rassegnarmi a una narrazione che oscilla tra il considerarci ottusi montanari o pericolosi ecoterroristi: Con un millesimo di quanto speso sin qui per quel che rimane della Torinolione (57 Km di tunnel di valico dei 237 della intera linea promossa 30anni fa da Lorenzonecci) si sarebbero potuti mettere in sicurezza i versanti della intera nostra valle, Coi soldi buttati in una catenadiS.Antonio di Grandiopere dal Mose, alla BreBeMi, dalla Foligno Macerata (il famigerato Quadrilatero del Pds di cui ci parlava Ivan Cicconi) al rifacimento della “SalernoReggio” alla progettazione infinita e costosa del Pontesullostretto si poteva mettere in sicurezza l’Italia intera! Cosa tanto più urgente e indifferibile in tempi di cambiamento climatico conclamato! (Il TG regionale del Piemonte del 7 giugno – dopo un ampio servizio su Bussoleno – ha intervistato Luca Mercalli perché a Torino, combinazione in coincidenza, era in corso un incontro tra la capitale subalpina e Portland – Oregon/USA – per imparare cosa si può fare per difendesi dai fenomeni atmosferici sempre più estremi spendendo responsabilmente i soldi dei cittadini.  http://www.nimbus.it/appuntamenti/files/20180607%20TorinoClimateLab.pdf  ).

1972_ Gruppo Valsusino d’Azione Nonviolenta: tra gli altri don Viglongo, Croce e Perino

RICONVERSIONE DELLA INDUSTRIA “BELLICA”

Quelli della mia generazione hanno vissuto un momento di autentica speranza in cui, dopo la fine della Guerra in Vietnam e i primi accordi sul disarmo nucleare, si parlava di  “riconversione della industria bellica”. Fabbriche di bombe e di bombardieri da riconvertire per produrre macchinette per fare la pasta e aerei da trasporto civile.

In Val di Susa – come molti, ma non tutti sanno – esisteva (a Condove) una di queste fabbriche: le Officine Moncenisio: vi lavorava (ed era stato eletto delegato sindacale) Achille Croce, rigorosamente Gandhiano, pensatore laico che assieme a un prete emarginato dalla Curia, Don Giuseppe Viglongo (il nostro Don Milani o Don Primo Mazzolari, figure cui lui del resto si ispirava) fondò il Gruppo Valsusino di Azione Nonviolenta. Ebbene Achille riuscì (probabilmente primo al mondo un’era geologica ante Internet) a far votare alla unanimità dai colleghi operai riuniti in assemblea l’impegno a non accettare mai più commesse militari (la fabbrica aveva prodotto tra l’altro anche siluri e molti apprendisti erano destinati – in una vallata di Alpini – a fare il servizio militare in marina! E la Moncenisio prosperò ancora per anni producendo carrelli ferroviari e macchine per le calze da donna brevettate da un ingegnoso dipendente!

Del Gvan, con Achille e Don Giuseppe, facevano parte, tra gli altri, Massimo Maffiodo (operaio Moncenisio che sarebbe diventato sindaco PCI di Condove e successivamente presidente della Comunità Montana) e Alberto Perino (proprio quello che in trasmissioni come Agorà desiderano sempre intervistare perché è divenuto il volto del movimento No Tav; perlomeno il volto più conosciuto, suo malgrado)… Epici gli scontri politici tra i due, negli anni del compromesso storico, ma riappacificati dall’affacciarsi della lotta No Tav! Una lotta che in quel clima portò a immaginare un’altra sorta di “riconversione bellica” Molti che – come me – avevano trovato occupazione proprio nel mondo delle “Opere Pubbliche”, come si chiamava allora anche il competente ministero (saggiamente separato di trasporti altrimenti passa l’equazione Infrastrutture = Autostrade & Ferrovie) pensavano che la fame di appalti che caratterizzava le imprese del settore poteva essere soddisfatta in modo più utile alla collettività.

Era una vera e propria bulimia (lo è ancora, anzi è aumentata) anche e soprattutto per la facilità dei grandi costruttori legati a filo doppio con influenti politici, ad accedere a grandi quantità di denaro pubblico e di poterne ricavare non il giusto guadagno ma margini spropositati tali da costituire provviste per enormi tangenti (come le cronache giudiziarie dei quegli anni cominciavano a rivelare).

Perché – era la domanda di alcuni di noi, primi ecologisti quando l’ecologia non era ancora di moda – non impiegare l’enorme potenza di fuoco, perché no, le competenze di dirigenti di cantiere e maestranze preparate, in una grande opera ma costituita dalla somma di migliaia di piccoli interventi di puntuale manutenzione di un  territorio – il nostro – tra i più belli ma proprio in quanto tale tra i più fragili del globo? Ingenui non avevamo capito che era la concentrazione di tanto denaro pubblico in poche mani private e attraverso la mediazione delle banche pubbliche di cui stava iniziando la privatizzazione strisciante il “core business” che soddisfava tanto appetito!

Ed eccoci qui – trent’anni dopo – a spalare fango (nel mio caso a guardare chi spala e a provare almeno a comunicarne in parte i motivi a inviati speciali che  non mostrano, se non in sempre più rare occasioni, alcun interesse al riguardo; (parlo di chi è in evidente buona fede).

 

la fabbrica delle fake news lavora h24

GIORNALISTI DISPERATI  E INDUSTRIALI IN CRISI DI NERVI

Politici senza competenza alcuna negli studi televisivi romani con i principi del giornalismo a disertare su:

  • penali da pagare a UE, Francia e imprese appaltatrici: falso e documentabile come tale.
  • Costi dell’abbandono del (poco o niente) costruito superiori a quelli del realizzare l’opera: falso e documentabile come tale perché da solo il tunnel da 57 Km costerebbe 8,6 miliardi a preventivo, mentre la Corte dei Conti Francese ha ufficialmente stimato in 26,1 miliardi (e ormai sei anni fa) il costo della intera linea senza la quale il tunnel non ha nessun senso logico.
  • isolamento del nordovest dall’Europa se non si fa il nuovo tunnel: falso e documentabile come tale; il Piemonte è la regione con più collegamenti con l’altro versante alpino tra strade e ferrovie.
  • Insufficienza della linea “storica”: falso e documentabile come tale a cominciare dal termine “storica” per una ferrovia raddoppiata negli anni ‘90 nel suo tratto più acclive e tortuoso (allora a binario unico!) e successivamente risagomata al traforo di valico del Frejus che oggi consente il traffico del 95% delle merci ingombranti, Una ferrovia che venti anni fa (nelle condizioni colpevolmente penalizzanti in cui versava) arrivò a far transitare 12 milioni di tonnellate di merci mentre oggi (dopo mezzo miliardo speso solo nella ristrutturazione del tunnel e un miliardo e mezzo di progettazioni e lavori propedeutici per la galleria di base) non si arriva a 3 tonnellate! E  potendone transitare oltre 20 (prendendo per buoni i dati più sfavorevoli per noi, pubblicati nel “quaderno1” dell’Osservatoriovirano istituito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri ai tempi di Berlusconi & Lunardi)…

E potrei andare avanti per pagine con le sole fake news di questi giorni; come chi di noi è intervenuto ad Agorà avrebbe potuto fare per delle ore: peccato che ci sia stato riservato un minuto e quarantacinque secondi sui titoli di coda… a gente che per rendere un servizio a un paese disinformato lavora gratis da anni e quella mattina aveva preso tre ore di permesso non retribuito…

Ma non era andata meglio con l’inviato della principessa della rete3 della Rai – Biancaberlinguer – il cui servizio registrato solo qualche settimana fa per Cartabianca ci aveva usato come complementi di arredo per l’intervista al direttore generale di TELT  (Tunnel Euroalpin) Mario Virano ripreso con l’elmetto di ordinanza nelle viscere di uno dei “cunicoli esplorativi” lato francese spacciato per inizio dello scavo del tunnel ferroviario vero e proprio, ma giustificato (e quindi rimborsato) dalla Unione Europea come prosecuzione del sondaggio geognostico…Poi si chiedono come mai ce l’abbiamo con la “categoria”…Categoria di cui fanno parte anche quelli che ieri – sabato 9 giugno – hanno compilato una agenzia per TGcom24/Mediaset e hanno ritenuto deontologicamente corretto corredare la notizia del ricorso alla Corte dei Conti italiana da parte di cittadini, tecnici e legali (consulenti Non Profit delle Istituzioni locali) con una foto di repertorio di un atto di sabotaggio su una linea Alta Velocità presso Bologna. Un sabotaggio attribuito alle “frange estreme No Tav” ma senza che la relativa inchiesta abbia portato a nulla…(per cosa è dato di sapere a oltre un anno dall’accaduto).

A quando i prossimi attentati dei “Lupi Grigi”  i cui unici accusati (scagionati post-mortem per suicidio!) furono Sole e Baleno?

Entreranno di nuovo in azione i doppilavoristi che alla faccia delle regole dell’Ordine dei Giornalisti prendevano uno stipendio dall’editore e uno dai “servizi”?

Già, gli editori: forse adesso in Italia ce n’è uno, assieme a un giornale che ha rinunciato progranmmaticamente a chiedere contributi pubblici, ma la maggior parte sono tuttora sovvenzionati dalla politica (coi soldi nostri)  ma controllati da finanzieri e palazzinari

Ma che eccellenza imprenditoriale può offrire una categoria il cui presidente – Moccia –  pochi giorni fa “giustificava” la necessità del Tav in Val di Susa ricollocandolo nell’itinerario Lisbona-Kiev non essendo evidentemente informato che (senza pagare alcuna penale) il Portogallo ha abbandonato l’impresa oltre dieci anni fa e l’Ucraina  ha un po’ di problemi-altri da risolvere…Problemi bellici con Putin duri da riconvertire, prima di far progettare il terminal della AV a Kiev da qualche archistar… Per non dire del presidente dei giovani industriali – Rossi – che accortosi diligentemente di quanto logora sia la definizione “strategica” , ha battezzato “la” Tav come “inclusiva”! Si accettano scommesse sul significato recondito…

Quando e se si sarà sopita l’isteria di questi giorni (in cui i poteri forti dopo aver perso la scommessa di cancellare la nostra Carta Costituzionale affidandosi al piazzista di Rignano stanno “riposizionandosi”  per farsi amico un governo di una coalizione a dir poco improbabile,  forse anche i giornalisti da compagnia torneranno a occuparvi di noi per motivi antropologici, sociologici.e (soprattutto) di ordine pubblico (e a questo ghe pensa Salvini)…

Ma essere stati uno dei principali luoghi di scambio di colpi bassi per un po’minacciare, un po’ blandire  il nuovo governo di Roma dal profondo nordovest è stata una esperienza nuova e per molti versi inaspettata. Perché  non abbiamo atteso il 2018  per scrivere sui nostri striscioni  lo slogan “non esistono governi amici”. Ma siamo anche soliti ripetere che “si parte e si torna assieme”. Ora forse non tutti fanno sempre l’intero viaggio (andata e ritorno), non sempre si riesce a completare il percorso, ma spesso basta fare un tratto di strada in buona compagnia per capire da che parte e con chi stare. E se in questo luogo dove ancora è presente lo spirito di Don Giuseppe Viglongo, antagonisti e cattolici, vecchi e giovani, autoctoni e migranti,  sono riusciti a fare anche un breve tratto di strada assieme non basterà tutto il fango del “Palazzo”per impantanarci.

Borgone Susa, 10 giugno 2018 – Claudio Giorno

19 maggio 2018. i cattolici per la vita della valle alla Rosta-Avigliana No Tav- foto Luca Perino

TOUT LE MONDE E’ PAESE:

ARBITRO VENDUTO?

Leggo una agenzia di televideoRAI poco fa:

04/06/2018 13:16 Francia, indagato braccio destro Macron

Francia, indagato braccio destro Macron.  La Procura francese che indaga sui reati finanziari ha aperto un’inchiesta  per corruzione sul segretario generale dell’Eliseo, Alexis Kohler, braccio destro del presidente Macron. L’indagine  dopo la denuncia dell’associazione Anticor per “appropriazione indebita di interessi“, “traffico di influenza” e  “corruzione passiva“. Avrebbe nascosto legami con l’armatore MSC, che ha interessi nei cantieri STX.  “Accuse totalmente infondate” per l’Eliseo, lanciate contro Kohler, “ovviamente, per il suo ruolo”.

Che questo signore a me del tutto sconosciuto, possa aver trafficato influenze come un babbo di Renzi qualsiasi non mi incuriosisce più di tanto. Ma che la cosa possa essere avvenuta nell’ambito di uno dei più delicati e recenti accordi franco/italiani – Fincantieri/Stx discusso per di più in accoppiata con il TAV-Lyon/Turin nell’ultimo vertice tra i due paesi un po’ mi intriga. Quindi provo a scrivere su Google « Kohler, LGV » e come per un algoritmico incanto cosa mi salta fuori ?

Niente di straordinario, anzi: l’ordinaria storia di una Grandeopera agognata dal sindaco di Tolosa invece che da quello di Lione, promossa da qualche omologo di Hubert du Mesnil (il presidente del “nostro” Tunnel Euroalpin) e sponsorizzato (magari) da un consorzio vinicolo di Bordeaux (l’altro capolinea) ma avversata dal “solito” Philippe Duron (il responsabile della spendine review delle Grandiopere francese che dice”prioritaria si, ma dopo il 2030” (che in un’epoca in cui  si decide il futuro di un grande gruppo in base a una bimestrale potrebbe anche essere sinonimo di “mai”)…
E allora che ti fanno i politici di Francia ? Ne più ne meno quel che fanno i cugini al di qua delle Alpi: si appellano all’Arbitro, al Quirinale che a Parigi si chiama Eliseo e non sta su un colle, ma i cui inquilini sono molto potenti. E che se indossano la giacchetta da arbitro possono cambiare una partita : leggere qui di seguito per credere. (L’articolo pubblicato su La Depeche il 1 febbraio 2018)

https://www.ladepeche.fr/article/2018/02/01/2733653-la-lgv-bordeaux-toulouse-jugee-prioritaire-mais-pour-2030-2030.html

E questo passo in particolare:

« L’Elysée doit arbitrer
Encore faut-il que cette proposition, jugée « sérieuse par Alexis Kohler, le tout-puissant secrétaire général de l’Elysée, soit validée. « Le dernier arbitre, ce sera l’Elysée » avait déclaré Jean-Louis Chauzy récemment. À l’évidence, la décision du COI de « prioriser » la LGV Bordeaux-Toulouse constitue un soulagement pour les défenseurs de la ligne, notamment Carole Delga, Jean-Luc Moudenc et Jean-Louis Chauzy, à l’origine de la mobilisation générale en Occitanie en faveur de ce projet. »

Che provo a tradurre quì :

 « L’Eliseo deve arbitrare

È ancora necessario che questa proposta, considerata “seria” da Alexis Kohler, l’onnipotente segretario generale dell’Eliseo, sia validata. “L’ultimo arbitro sarà l’Elyseo”, ha dichiarato recentemente Jean-Louis Chauzy. Chiaramente, la decisione del Consiglio d’Orientamento delle Infrastrutture (COI, quello che ha suggerito la “pausa di riflessione” sulla Lyoon-Torino) di “dare priorità” alla linea ad alta velocità Bordeaux-Tolosa è un sollievo per i difensori della linea, in particolare Carole Delga, Jean-Luc Moudenc (il sindaco di Tolosa di cui sopra) e Jean-Louis Chauzy, dietro la mobilitazione generale in Occitania a favore di questo progetto. (il neretto è mio).

Ogni mondo è paese e ogni Grandeopera ha i suoi passionari… come chi si oppone, Solo che questi ultimi non sono in conflitto di interessi, non trafficano influenze e non sostengono che con la mafia bisogna convivere.

Borgone Susa, 4 giugno 2018 – Claudio Giorno,

BUONENOTIZIE

Ieri, 19 maggio 2018, è successo qualcosa di nuovo. Durante e alla fine della ennesima manifestazione No Tav (ho perso il conto persino io che annoto tutto da 29 anni!) Rai news 24 e addirittura la TGR (testata giornalistica regionale del Piemunt) hanno forse per la prima volta colto l’essenza della nostra ostinata protesta: e, cosa ancor  più sorprendente, l’hanno narrata e commentata  correttamente nei loro servizi:“Partecipata Marcia/Manifestazione da Rosta ad Avigliana per ribadire il NO alla Nuova Inutile Linea Ferroviaria per il Treno ad Alta Velocità (TAV) Torino-Lione, ma anche a TUTTE le opere inutili”.

 https://www.youtube.com/watch?v=-orUriQLCf0

 

Tracce No Tav è il nome che abbiamo dato alla raccolta di libri, documenti, video, fotografie ecc  partita dalla donazione della straordinaria raccolta di articoli collezionati per oltre vent’anni da Emilio Tornior: un archivio cartaceo in via di digitalizzazione grazie al lavoro certosino di pochi (ma buoni) volontari e che a breve consentirà di leggere con pochi “click” e molta pazienza tutto quanto scritto sugli “organi di informazione” sullo strano caso del Movimento No Tav (come illustrato poche settimane fa a Venaus da chi sta coordinando l’impegnativo lavoro: Ezio Bertok http://traccenotav.org/ .

Ma già oggi chi è dentro questa storia da più tempo sa di poter affermare senza tema di smentita che chi dovrebbe informare i cittadini (e che è sovvenzionato pubblicamente per farlo) in realtà DISinforma. Ognuno può verificarlo nei propri ambiti di lavoro, impegno, ricerca. Chi lo fa sul Tav, e da qui sulle Grandi Opere in genere, su quelli che una volta si chiamavano “lavori pubblici”,  (al limite del maniacale, come è il caso nostro) ha via via conseguito la certezza che si tratta di un meccanismo perverso che ha come scopo principale quello di mettere le mani in pochi su grandi quantità del denaro di tutti; i soldi che lo stato drena con le tasse (che in Italia sono tra le più inique al mondo); un meccanismo – perfezionato nel tempo – con lo scopo di legalizzare quanto è più lontano dalla legalità:  il “sistema delle tangenti”; la degenerazione della politica.

L’assenza di “editori puri e la presenza (massiccia) di “palazzinari-editori” ha corroborato una narrazione falsa e senza nessun pudore che è andata peggiorando con l’estinzione delle grandi-firme (alcuni dei quali -pur relegate nel ruolo di voci nel deserto – avevano la possibilità e il coraggio di denunciare il malaffare anche quando riguardava amici degli amici. Oggi che il precariato la fa da padrone anche nei settori più delicati per la sopravvivenza della democrazia far scrivere “quel che vuole il padrone” non ha più neanche bisogno delle minacce: la maggior parte di coloro che vengono incaricati di seguire i temi più scottanti non ha bisogno che gli si dia ordini censori, perché si limita al “copia & incolla” delle veline degli addetti alla comunicazione delle “fabbriche degli appalti” (tali sono diventate le aziende pubbliche che un tempo erogavano servizi ai cittadini).

Per questo fa notizia una narrazione per una volta corretta; soprattutto perché pare gridare vendetta nell’assordante rumore di fondo creato in questi giorni dallo scatenamento di tutti i portatori di interessi legati alla cosiddetta TAV TorinoLione, tornata suo malgrado tra i primi titoli di quotidiani

e telegiornali perché inserita nel “contrattogialloverde per la formazione del possibile governo di chi ha vinto le elezioni del 4 marzo. Una attenzione morbosa quasi come in occasione della rivolta popolare di Venaus dell’8 dicembre 2005 quando ottantamila cittadini smontarono il cantiere abusivo del tunnel geognostico di Lunardi & CMC…

Se si ha tempo da perdere con le App dello smartphone si può riavvolgere il nastro del TG1 dell’ora di pranzo domenicale (oggi) e contare senza rischio di errore quante volte e in quanti servizi diversi sia stata nominata la “Tavtorinolione”: nove volte! E se si rovista in rete  tra le più “autorevoli” testate on line si trova – (riciclato ma non a fini ecologici) – il campionario di tre decenni di argomentazioni creative proTav.

Ne cito solo una significativa raccolta, a titolo di esempio, perché grondano autorevolezza sia l’autore che la testata ospite. Un vero e proprio appello contro il “rischio” di cancellazione della “madre di tutte le grandiopere”: “La Torino-Lione non è ad alta velocità: il programma gialloverde dice una bugia” titola l’edizione italiana di Huffington post, il quotidiano on line diretto da Lucia Annunziata esponente di punta della “informazione liberal” dopo i lontani anni dalle corrispondenze dagli Usa per il quotidianocominista “(il manifesto)”…

https://www.huffingtonpost.it/marco-causi/la-torino-lione-non-e-ad-alta-velocita-il-programma-gialloverde-dice-una-bugia_a_23438822/

Non si possono raggiungere velocità troppo elevate lungo i trafori e sulle tratte di montagna” afferma perentorio sul blog l’esperto dell’Annunziata (il prof. Marco Calzi che insegna economia a Roma-tre e che evidentemente non ha mai preso un frecciarossa nei novanta Km di galleria di scollinamento appenninico-Tav tra Bologna e Firenze)… Più grave (per un economista) affermare che dopo che i cittadini italiani e francesi hanno speso circa mezzo miliardo (probabilmente a loro e sua insaputa) per adeguare il traforo del Frejus alle necessità di trasporto del 95% delle tipologie delle  (poche) merci scambiate oggi tra i due paesi, questo debba essere rottamato in quanto “obsoleto”…

Poi, dopo aver dato i numeri sugli addetti alla logistica, l’econoecologo  rilancia il trasferimento modale dalla gomma al ferro (la sparizione di un milione di Tir!), che neanche più i promotori Tav-docg sostengono dopo aver ammesso candidamente (e su un documento della Presidenza del Consiglio dei Ministri) che le previsioni di traffico (su cui è stata votata dai parlamenti la necessità dell’opera) erano clamorosamente sballate! (E sono stati gli euroeconomisti che hanno sovrastimato proprio l’aumento degli scambi Ue a indurci nel fatale errore)…

Inoltre – come è prassi consolidata di chi ti vuole turlupinare – ecco la concessione dell’onore delle armi al Movimento No Tav: “ il movimento di opinione critico sul progetto originario della Torino-Lione ha ottenuto risultati rilevanti, costringendo i governi ad accogliere molti elementi di ripensamento” . E per compiacerci (?) fa sue le mistificazioni più recenti e subdole dei proponenti e del decaduto governo: “Nel progetto iniziale si prevedeva la realizzazione in nuova sede di 82 km di linea, ridotti a 14 con il riutilizzo della linea storica esistente”… Fino a fornire una giustificazione (che è quasi un unicum) persino sulla iniqua suddivisione della spesa tra Italia e Francia!

Concludendo con l’invito a “difendere strenuamente” (sic) l’adorato progetto!

Noi – gentile professore ultimo arrivato nel club Sitav – non avremo nessun problema con lei (come non ne abbiamo avuti coi suoi predecessori) a confrontarci su numeri (ma non campati per aria). Consideri questo scritto non il guanto di sfida a duello, ma un invito a un civile confronto. Ma mediti su un’altra strenua difesa – la nostra – che in quasi trent’anni abbiamo tentato di surrogare il ruolo dei politici che  – spinti da economisti (finanzieri) sempre più spregiudicati – hanno caricato sulle esili spalle persino dei neonati il peso insostenibile di un debito pubblico “derivante” in parte non trascurabile proprio dai mostruosi interessi bancari dei prestiti concessi per realizzare dalla SalernoReggio alla  BreBeMi… A vantaggio di lobby che non hanno mai fatto differenza tra gomma e ferro perché per entrambi la materia prima è il denaro misto al calcestruzzo. Lobby pronte a tutto proprio come lo scatenamento di questi giorni dimostra. Magari anche a ritentare di premere sul supremo colle come documentato dalla vecchie inchieste giornalistiche (bei tempi) in cui un certo Chianese (chi era costui?) tentò di condizionare nientemeno che il Presidente Ciampi non sul Tav Torino Lione, ma sulla Tav SpA di Necci & Incalza…

In questi giorni difficili siamo tornati (come detto all’inizio) sulle nostre strade a manifestare: con in più qualche mal di pancia circa il rischio che la data (scelta da mesi) facesse sospettare  un appoggio entusiasta al governo inedito e imprevedibile che dovrebbe nascere tra qualche giorno: ma come ha scritto un No Tav della prima ora    “il malessere sociale è generale, investe tutti i campi, e sono mancate, da molti anni, le giuste risposte /…) Sulla Torino Lyon l’opposizione invece è iniziata per tempo anzi “siamo partiti prima”, e questa può essere una della ragioni della forza del Movimento, e il suo blocco sarebbe un risultato ascrivibile solo al Movimento”

E non mi stupirei se – con la nobile motivazione del rispetto di accordi internazionali (votati da rappresentanti del popolo disinformati) – più che l’ambiguità del capo del Carroccio il veto a porre in discussione il Tav arrivasse dalle scuder del Quirinale…

Borgone Susa, 20 maggio 2018 – Claudio Giorno

foto: Diego Fulcheri, Luca Perino, Carlo Ravetto

 

LUCIANO DEL PRESIDIO NO TAV DI BORGONE

Presto saranno tredici anni che ci troviamo tutti i giorni (chi più chi meno) al presidio No Tav di Borgone. Sicuramente “più” che meno Luciano Tomalino; perché con sua moglie Piera ha continuato ad essere presente ogni pomeriggio anche dopo la comparsa di una malattia invalidante che però non era “riuscita” a fargli perdere il proverbiale sorriso: quello che non a caso compare nella maggior parte degli scatti che gli abbiamo dedicato.

Fotografie di tredici anni di “resistenza”, la “nostra resistenza”, come amava spiegare a chi veniva a chiederci perché continuiamo a “presidiare” tutti i giorni li e adesso: oltre dieci anni dopo la “scelta di un nuovo tracciato per il Tav”. Dopo che il Commissariovirano aveva cancellato il progetto dal versante nord della nostra valle, quello perennemente esposto al sole, per “nasconderlo” meglio nell’ombra del versante sud. Una soluzione che avrebbe dovuto “accontentarci” visto spariva il viadotto d’ingresso alla “galleria di Chiampano”. Un pesante manufatto in calcestruzzo i cui pilastri avrebbero cancellato la residua area verde tra Bruzolo, San Didero e Borgone. Proprio per “sondare” la consistenza del terreno (a reggere il peso della nuova linea ferroviaria e dei quattrocento treni/giorno che si diceva dovessero solcarla) il 20 giugno 2005 avrebbero dovuto arrivare le trivelle precedute da un imponente schieramento di truppe… Proprio per impedirne lo “sbarco” si mise in atto la prima grande protesta popolare a corredo dei consigli comunali aperti (anzi, “plein air”, perché convocati in un prato destinato a pascolo – tra le ultime vigne di “Borgata Maometto”) – dei 25 Comuni su cui incombeva l’apertura dei cantieri!

Poliziotti e carabinieri risultarono confusi dalle fasce tricolore, sconcertati dalla presenza – assieme – di preti e sindaci, estremisti e rappresentanti istituzionali, e assordati da una colonna sonora improbabile fatta di recita del rosario da una parte e dai canti partigiani dall’altra,

Un popolo di diversi ma uguali (che avrebbe caratterizzato tutto l’evolversi della lotta negli anni successivi); un popolo unito nell’obiettivo comune di impedire la realizzazione della ennesima grandeopaera nel  piccolo fondovalle della vallata alpina più “infrastrutturata”d’Europa…

Un popolo che non ha smesso di opporsi neanche adesso:

“Adesso”che la soluzione “low cost” (imposta dall’assalto permanente alla diligenza  del pubblico denaro ha addirittura cancellato anche “il tracciato di Virano certificando l’ampia sufficienza della ferrovia esistente a reggere il grande traffico futuro!

“Adesso” che sostengono sia irrinunciabile solo traforo di valico tra Italia e Francia (la tratta su cui gli stessi proponenti ammettono esserci meno densità di treni oggi e domani!).

“Adesso”che quel (poco) che resta della Torino Lyon è sotto attacco anche nella Francia del Banchieremacron i cui ministri hanno rinviato al 2040 la decisione su se e cosa eventualmente fare…!

“Adesso”che persino il Governoitaliano scadente e scaduto ha ammesso che le previsioni di traffico su cui furono chiamati a votare deputati & senatori erano “sbagliate” (eufemismo per non dire false).

“Adesso”che la suprema corte della capitale invita il tribunale sub-alpino a un maggiore equilibrio nei confronti di chi di noi si è maggiormente esposto con le iniziative più radicali contro i  primi cantieri (pochi, preliminari ma ugualmente devastanti per i denari e la salute dei cittadini).

Un popolo eterogeneo ma solidale e soprattutto determinato di cui Luciano ha rappresentato  – se vogliamo – quella sintesi che “la politica”, “la giustizia”, “l’informazione” hanno mostrato di non riuscire a capire. Soprattutto di non volerlo fare: nonostante fosse (sia) di una semplicità elementare: proprio come emerge da una risposta che Luciano da a Carlo – in una breve intervista del 2012 in cui l’attivista di “Re:common”, (l’associazione che denuncia la corruzione e i delitti ambientali in Europa e nel mondo) gli chiede conto della sua (nostra) ostinazione:

“Mah qui ci troviamo per chiacchierare del più e del meno: anche delle nostre cose, mica solo di Tav e No Tav, Però principalmente di quello: se c’è qualcuno che viene al corrente di qualche cosa ce la trasferisce e noi a nostra volta la trasferiamo ad altri: la si diffonde col passaparola o attraverso la rete (anche facebook) per tenere viva l’attenzione”.

Una risposta disarmante che Luciano dava a chi forse non osava chiederci in modo diretto  se non ci sentissimo come “gli ultimi giapponesi” a combattere una guerra della cui fine nessuno ci aveva avvertiti. E un po’ una guerra lo era: dichiarata unilateralmente e certificata dalla decisione di definire “area di importanza strategico-militare” l’imbuto terminale della Val Clarea dove era stato installato – manu militari – il cantiere per il cunicolo geognostico della Maddalena di Chiomonte. Decisione corroborata ricorrendo alla forma simbolica, quando il nostro  governo – (con la sensibilità pachidermico-cristalliera che lo caratterizza) – aveva deciso di affiancare alle forze dell’ordine un contingente alpino per “difendere meglio” l’area dagli attacchi “dei No Tav”. Proprio in quella circostanza anche Luciano aveva indossato con orgoglio il suo cappello da Alpino: sul ponte della Dora, (presso la centrale Aem di Chiomonte occupata da centinaia di militari) dove era andato in scena un confronto che si sarebbe potuto titolare “Alpini contro”. Una contrapposizione stridente in cui un corpo molto amato nella nostra terra (persino in ambiente pacifista per la simpatia e il conclamato impegno civile) era stato comandato ad “attaccare” invece che difendere le nostre montagne. (Ma pur nella circostanza sgradevole il sorriso non aveva abbandonato le sue labbra).

Ci si è chiesto, (ci hanno chiesto tante volte) perché abbiamo accettato di continuare “a fianco degli antagonisti” la nostra lotta partita in sordina trent’anni fa da un piccolo gruppo di ambientalisti (che avevano immediatamente individuato nel partito del calcestruzzo e del tondino – (lo stesso dell’autostrada) – il promotore di un progetto venduto come di riequilibrio modale del trasporto a favore del treno (buono) contro il camion (cattivo).

Una risposta ce l’ha data Carlo Dojmi di Delupis (l’attivista di Re:common) commentando così la breve “intervista” di Luciano Tomalino riportta qualche riga più su: “Qualche anno fa, nel 2012, mi ritrovai in Val di Susa con Re:Common per conoscere meglio le persone che stavano lottando contro il TAV. Avevo una piccola videocamera con me e ne approfittai per riprendere e ascoltare diverse delle voci che animavano la lotta nel loro quotidiano. Una di queste mi restò particolarmente impressa. Era un signore incontrato al presidio di Borgone. Aveva una spontaneità e tenerezza incredibile. In qualche battuta riuscì a dare il senso di come una lotta ventennale potesse aver attecchito così energicamente nel quotidiano degli abitanti della Valle. Il suo approccio così semplice, i suoi gesti tranquilli esprimevano per me il valore di una resistenza che ha la sua forza proprio nella costruzione di una comunità che si oppone ad un modello distruttivo del territorio, delle speranze, del quotidiano.
Questa persona si chiamava Luciano e oggi ho saputo che è appena scomparso. Vorrei ringraziarlo ancora una volta per avermi accolto al presidio e avermi presentato in pochi minuti un piccolo spaccato della sua vita e della sua personale resistenza quotidiana”.
Luciano, (ma noi con lui), Carlo lo ha visto “da lontano” (abita e lavora a Roma), ma meglio di tanti tra coloro che passano tutti i giorni molto vicino al più longevo dei presidi No Tav della Val di Susa senza coglierne il significato. Un significato profondo del perché rimane li e lo si frequenti tutti i giorni nonostante quanto detto prima… Fumavano ancora le ceneri dell’incendio doloso appiccato da “ignoti” al primo presidio, che già si metteva mano alla realizzazione del nuovo: nel prato di fronte (l’area delle mancate trivelle era stata posta sotto sequestro per “le indagini”…).

Era una gelida giornata invernale – il 26 gennaio 2010 – e Luciano era li, intabarrato nella giacca a vento, con Riccardo, Silvio, Emilio, Bruno a tagliare, inchiodare, imbullonare, riscaldati appena un po’ da un fusto improvvisato a stufa, perché non un solo giorno l’area potesse rimanere “impresidiata”.

E’ difficile tradurre, “spiegare” cosa significa “presidio” agli amici francesi, tedeschi, spagnoli con cui abbiamo fatto rete inventariando le lotte contro le Grandi Opere Inutili e Imposte per motivi che hanno sempre meno a che fare con i bisogni (di mobilità ma di “benessere”) dei cittadini e sempre di più col trasferimento in casse private (di pochi) del denaro di tutti. Tante le riunioni di questo piccolo gruppo di lavoro “- Presidio Europa – tra le pareti precarie ma amiche dalle cui finestre si vede il monumentale Massiccio d’Ambin, la riserva d’acqua di qualità per un milione di cittadini ignari che la si vorrebbe irreversibilmente inquinare e disperdere trivellandovi un ennesimo tunnel “privato” (ma alimentato a debito pubblico)…E di inquinamento criminale a scopo di lucro se ne è voluto occupare particolarmente Luciano, nonostante o proprio perché il lavoro di una vita lo avesse svolto nel comparto industriale e nei suoi aspetti più pregiati, della progettazione, manutenzione, innovazione. Perché tra il presidio e i monti d’Ambin, nascosta tra file di pioppi e qualche vecchio noce, sorge una acciaieria di seconda fusione (rottami) dai cui camini sono probabilmente usciti fumi che con un corretto processo industriale non dovrebbero aver nulla a che fare. “Pazienza” le diossine;  ma di pcb (l’olio esausto degli apparati elettromeccanici obsoleti) se qualcuno non ha usato i forni come inceneritori di rifiuti (per evitare l’onerosissimo smaltimento, anche all’insaputa della proprietà), non ne sarebbe dovuto uscire neanche uno sbuffo… Ma un funzionario di Arpa (l’agenzia regionale per l’ambiente) ne rileva una quantità allarmante (e in tutti i paesi che stanno attorno alla fabbrica): E’così – che nel pieno della opposizione al Tav – nasce anche il “Comitato Emissioni Zero” in cui Luciano, tanto per cambiare, si impegna in prima persona. Non fosse altro perché uno di coloro che si darà più da fare per analizzare l’entità dell’inquinamento (e soprattutto le ricadute sulla salute dei cittadini) è il dottor Marco Tomalino: suo figlio; già tessitore paziente (i cromosomi non sono acqua) del “coordinamento di medici ed operatori sanitari di valle” che aveva analizzato i documenti progettuali dei proponenti il TAV fin dal loro primo deposito presso i nostri municipi). Un lavoro molto impegnativo e ed estremamente coscienzioso svolto con particolare attenzione alle emissioni dei cantieri (vere e proprie “fabbriche” di ossidi di azoto, polveri sottili, ecc ecc destinate oltretutto a usare materiali provenienti dalla perforazione di rocce dove antiche attività di ricerca mineraria avevano individuato vene amiantifere e uranifere ritenute “interessanti” per una possibile estrazione!).

Tra qualche settimana festeggeremo il tredicesimo anniversario. Lo faremo senza la presenza fisica ma con quella in spirito di Luciano, Emilio, Franco (che ci ha lasciato per primo e a cui abbiamo intitolato il nostro luogo di ritrovo) e agli altri che sono andati avanti  dopo essersi fermati un po’ di tempo con noi.

Un altro sabato manifesteremo ancora una volta sulle nostre strade (questa volta tra i paesi che fanno da cerniera tra il fondovalle e l’area metropolitana di Torino, (quella geografica e non quella insulsamente disegnata per favorire gli interessi di chi specula indifferentemente sui pretesi grattacieli di Torino come sui condomini orizzontali di Sestriere).

TRENT’ANNI DALLA PARTE DELLA RAGIONE recita la locandina che convoca l’ennesima “marcia popolare”. Trent’anni con chi ha scelto di stare dalla parte della ragione. Non possiamo obbligare nessuno a marciare con noi. Ma chi non ci sarà farebbe bene a guardarsi ogni tanto attorno e con attenzione per vedere chi ha vicino; potrebbe finalmente capire perché Luciano sorrideva: sapeva di essere dalla parte giusta

Borgone Susa, 10 maggio 2018 –  Claudio Giorno

CERTI GIORNI

I titoli sono un po’ imbarazzati, ma la necessità di sintesi impedisce che siano masticati come le brevi e disordinate note che dovrebbero spiegare anche alla opinione pubblica più distratta su cosa e soprattutto come si è pronunciata la VI sezione della Corte di Cassazione: “No Tav, scontri di Chiomonte: a Torino processo d’appello da rifare” (Corriere della sera); “No Tav, la Cassazione annulla la sentenza per 38 imputati negli scontri dell’estate 2011. Processo da rifare” (Repubblica); “No Tav a processo per gli scontri del 2011: appello bis a Torino per gli attivisti. Annullata la sentenza pronunciata dalla Corte d’appello di Torino nel novembre 2016”, La Stampa. E’ come se oltre che bocciare (“massacrare” ha commentato un legale) la sentenza e chi l’ha scritta, la “suprema corte” avesse anche bacchettato la narrazione cupa che i giornali – (in particolare quelli di cui ho scelto di “incollare” i titoli) – hanno fatto in questi anni di maxiprocessi, aule-bunker, attivisti violenti contrapposti a eroici poliziotti.

La sentenza – (i legali leggeranno attentamente le motivazioni anche per essere ancora più incisivi nel rifacimento processuale imposto al tribunale subalpino) – “fa giustizia” soprattutto del clima.

Un clima in larga parte costruito da forze dell’ordine e pm “schierati a prescindere” dalla parte dei proponenti la Grandeopaera, e dalla politica. (Una classe politica sempre più corrotta e mediocre e disposta a prestarsi alla ratifica di quanto deciso dalle lobby finanziarie multinazionali); e che ha da anni rinunciato definitivamente a fare il suo mestiere più alto: risolvere i conflitti sociali. Anzi, è stata in larga maggioranza attiva nell’esasperarli.

Ma un clima incupito dallo storytelling su cui i media mainstream hanno campato per anni tra improbabile cronaca nera, pseudo-inchieste senza né qualità, né coraggio, interviste più impossibili di quelle di Umberto Eco e “certificazioni”quotidiane di qualunque affermazione – anche la più smaccatamente falsa – diramata dalle agenzie di pubbliche relazioni degli “uffici-studi”.

Così tra agiografie di capitani coraggiosi che perforano personalmente le viscere delle montagne, foto notturne di pm con l’elmetto giallo in missione per conto di un dio-muratore e trenini-cantiere decorati da giovani artisti “alternativi” si è lavorato a costruire il mito della invincibile impresa.

Riservando agli oppositori il ruolo di cattivi; raccontando per tutto il tempo infinito delle udienze-maratona di prove più granitiche delle pietre lanciate tra sgombero della Maddalena e successiva manifestazione (ma guardandosi bene dallo scrivere che volarono da entrambe le parti e in misura ridicola rispetto alle migliaia di lacrimogeni).

Ora (oggi) è difficile per quegli stessi giornalisti commentare una sentenza che nell’imporre il rifacimento del processo indica fin da subito l’innocenza piena di uno dei condannati, irregolarità anche molto gravi in quasi tutte le condanne, sproporzione (vendicativa?) di pene e risarcimenti, arbitrari accoglimenti di parti civili e altro ancora. Ora (oggi) lo diventa ancor di più per una coincidenza davvero singolare: perché …in luoghi dove le Procure provano almeno a prevenire le devastazioni all’ambiente, al territorio e i danni alla salute (invece che “curare” coattamente e vendicativamente coloro che li denunciano), succede quanto riferito in scarna ma perentoria sintesi di una “fonte di stato”: Televideo Rai:

27/04/2018 – 10:09: Lecce, sequestrato nuovo cantiere Tap

La procura di Lecce ha sottoposto a sequestro probatorio il nuovo cantiere Tap (chiamato Cluster 5) per violazione della prescrizione contenuta nella valutazione di impatto ambientale (VIA). Dal sito sono stati appena espiantati 448 ulivi per consentire la costruzione del microtunnel del gasdotto. Il sequestro è stato eseguito dai carabinieri del Noe e forestali che hanno svolto accertamenti sulla base di un esposto presentato nei giorni scorsi da alcuni parlamentari.

Ora per chi se lo fosse scordato il Tap è il “gasdotto sismico” (la Grandeopera privata imposta dalla oligarchia multinazionale del gas (e con contratti di fornitura capestro!) a tutti i paesi attraversati tra cui il nostro con una scelta dettata da ragioni “geopolitiche” (termine con cui ormai giustifichiamo tutto: dalle sanzioni autolesioniste alla Russia ai missili in Siria…). Ma che oltre a rappresentare un episodio di guerra commerciale (con possibili future escalation belliche tout-court) rappresenta anche una scelta progettuale davvero raccapricciante visto che il suo percorso pare essere stato scelto con cura per non tralasciare neanche una delle faglie di devastante attività sismica al di la e al di qua dell’Adriatico!

Ecco perché in certi giorni (ancor più che in certe notti di Ligabue) non si può restare soli: si parte e si torna assieme.

Di seguito il link al resoconto di Fanpage (i cui giornalisti non sono il Dudu di compagnia dei poteri forti ma fanno la guardia a chi afferma che con la Mafia bisogna convivere e non esita ad allearsi con Camorra e ‘Ndrangheta se serve a portare a casa tangenti… Come con le loro inchieste coraggiose e pericolose hanno appena dimostrato)

https://www.fanpage.it/no-tav-maxi-processo-da-rifare-cassazione-annulla-le-sentenze-per-26-imputati/

LA GERUSALEMME BARTALATA

(quanta strada nei miei sandali, quanta ne dovrà ancora fare Bartali)

I nativi-TiVuBiancoeNero se la ricordano quella mitica puntata del “Musichiere” in cui il conduttore, Mario Riva, riuscì a portare in studio Coppi e Bartali! Il campionissimo piemontese un po’ impacciato e l’eterno rivale toscano, disinvolto come lo sono in genere da quelle parti. Anch’ io ch’ero un bambino e che la televisione non avendocela in casa l’andavo a vedere la sera al Bar, il sabato (e a volte il giovedì per Lascia o Raddoppia) m’ero lasciato conquistare da “quel naso triste da italiano allegro”…E del resto neanche Paolo Conte – piemontese, anzi astigiano – ha cantato il suo quasi conterraneo Fausto, ma il Ginonazionale! Nazionale? Nazional-popolare ante litteram: assegnato al mondo cattolico (che “mise all’indice” il fedifrago avversario) e narrato come devoto alla Madonna e – soprattutto – salvatore dell’Italia sull’orlo delle guerra civile quando – il 16 luglio 1948 – vince il Tour de France ventiquattrore dopo l’attentato a Togliatti! “Due ruote a un passo dalla guerra civile” titoleranno i giornali dell’epoca.

Ma che la sua imprevedibile e per questo ancor più trionfale vittoria (aveva ormai trentaquattro anni e una squadra ritenuta mediocre) venisse all’epoca strumentalizzata si può anche comprenderlo: correva l’anno della contrapposizione senza esclusione di colpi tra la Democraziacristiana e il Frontepopolare e il clima politico era teso anche prima dell’attentato al leader del PCI.

Ma che il Ginonazionale – raccontato successivamente come “salvatore di ottocento ebrei” e per ciò dichiarato “Giusto tra le nazioni” nel 2013 dallo Yad Vashem (l’organizzazione di difesa della memoria della Shoah) e insignito di medaglia d’oro da Presidenteciampi nel 2006 potesse essere “adoperato” nel 2017 ( e in prospettiva 2018!), non era davvero facile da immaginare, neanche per chi si cimenta con la Cabala…

Perché è in sua memoria – (così perlomeno è stato detto) – che il Giro d’Italia del prossimo anno dovrebbe partire da Gerusalemme (oggi il condizionale è d’obbligo dopo la mossa del cavallo del Presidentetrump…)

L’”allegra compagnia del Gigliomagico”, sopravvissuta al referendum e – per adesso – persino alla scissione della “ditta” sottratta al povero Pierluigibersani) ha difatti deciso così: “era necessario rendere omaggio a Ginettaccio” ha dichiarato uno degli esponenti del Club-renzi: il Ministrolotti passato da sottosegretario dell’expremier a ministro delle sport del Romanogentiloni e in quanto tale uno degli artefici della pensata! (Va detto che prima d’ora nessuna tra le più famose corse ciclistiche a tappe aveva preso il via fuori dai confini del vecchio continente): Ma idee di tale e tanta genialità non possono avere un solo padre (né è pensabile che nascano “in vitro” all’interno del mondo dello sport o dei giornali che – come la Gazzetta – organizzano gli eventi e ne vivono): ci vogliono dei robusti sponsor.

E se uno di questi fosse quel Marco Carrai che del Clubflorence è uno dei maggiori “azionisti” avendo partecipato e organizzato tutte le generose raccolte fondi fin dai tempi in cui Matteo da Rignano si mise in testa di sfidare i nipotini de I Medici e divenire sindaco a Palazzovecchio?

Si tratta ovviamente di una congettura, ma assolutamente lecita e plausibile che non potrà essere derubricata a fakenews perché parliamo di un imprenditore che opera a scavalco tra la Compagnia delle Opere e la LegaCoop, onnipresente nei CdA di banche “private” e nelle gare (vinte) per appalti pubblici della città ma anche.oltre-Arno… Fortemente voluto dallo stesso Renzi quale consulente della più delicata struttura di uno stato: quella dei Servizi Segreti. E chi meglio – per questo incarico – di uno che – senza avere un ruolo istituzionale va a ricevere ufficialmente all’aeroporto fiorentino tale Beniaminoneatanyahu  – (primominiistro dello Statodisraele, uno che di servizi segreti se ne  deve intendere “mica poco”?).

Certo alla Gazzetta dello sport negheranno ogni “ingerenza”, del generoso mecenate che affittava gratis l’alloggio appena sotto la cupola del Bunelleschi all’Amicomatteo. Ma – come dice Prodi (che di uova rotte se ne intende) – non tutte le frittate vengono bene: così, con sospetto anticipo su Donaldtrump e in palese contraddizione con l’UE (e i principali paesi del “direttorio” di Bruxelles) ci si è trovati di fronte al diktat del Governoneatanyahu: “Via la scritta Ovest dalla partenza della prima tappa di Gerusalemme del giro d’italia; pena l’annullamento di permessi, il ritiro delle contribuzioni e della indispensabile protezione dell’esercito con la stella di David.

Fu così che – nel bel mezzo della campagna contro le notizie false – i nostri giornaloni (non solo “sportivi”) e i nostri Tiggì si distinsero ancora una volta per una “denied news” (una notizia negata):  che il “prologo” del Giro di Bartali lo ha vinto lo stempiatino Lotti battendo di una incollatura (di parrucca) Donaltrump nel riconoscimento di Gerusalemme (ovest/est/nord&sud) come capitale dello Statodisraele…(Sempre che Macron, la Merkel e soprattutto l’intifada non  costringano i girini a partire da Vigata, e sotto prudente scorta del Commissariomontalbano.

Borgone Susa – 11 dicembre 2017 – Claudio Giorno