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BUONENOTIZIE

Ieri, 19 maggio 2018, è successo qualcosa di nuovo. Durante e alla fine della ennesima manifestazione No Tav (ho perso il conto persino io che annoto tutto da 29 anni!) Rai news 24 e addirittura la TGR (testata giornalistica regionale del Piemunt) hanno forse per la prima volta colto l’essenza della nostra ostinata protesta: e, cosa ancor  più sorprendente, l’hanno narrata e commentata  correttamente nei loro servizi:“Partecipata Marcia/Manifestazione da Rosta ad Avigliana per ribadire il NO alla Nuova Inutile Linea Ferroviaria per il Treno ad Alta Velocità (TAV) Torino-Lione, ma anche a TUTTE le opere inutili”.

 https://www.youtube.com/watch?v=-orUriQLCf0

 

Tracce No Tav è il nome che abbiamo dato alla raccolta di libri, documenti, video, fotografie ecc  partita dalla donazione della straordinaria raccolta di articoli collezionati per oltre vent’anni da Emilio Tornior: un archivio cartaceo in via di digitalizzazione grazie al lavoro certosino di pochi (ma buoni) volontari e che a breve consentirà di leggere con pochi “click” e molta pazienza tutto quanto scritto sugli “organi di informazione” sullo strano caso del Movimento No Tav (come illustrato poche settimane fa a Venaus da chi sta coordinando l’impegnativo lavoro: Ezio Bertok http://traccenotav.org/ .

Ma già oggi chi è dentro questa storia da più tempo sa di poter affermare senza tema di smentita che chi dovrebbe informare i cittadini (e che è sovvenzionato pubblicamente per farlo) in realtà DISinforma. Ognuno può verificarlo nei propri ambiti di lavoro, impegno, ricerca. Chi lo fa sul Tav, e da qui sulle Grandi Opere in genere, su quelli che una volta si chiamavano “lavori pubblici”,  (al limite del maniacale, come è il caso nostro) ha via via conseguito la certezza che si tratta di un meccanismo perverso che ha come scopo principale quello di mettere le mani in pochi su grandi quantità del denaro di tutti; i soldi che lo stato drena con le tasse (che in Italia sono tra le più inique al mondo); un meccanismo – perfezionato nel tempo – con lo scopo di legalizzare quanto è più lontano dalla legalità:  il “sistema delle tangenti”; la degenerazione della politica.

L’assenza di “editori puri e la presenza (massiccia) di “palazzinari-editori” ha corroborato una narrazione falsa e senza nessun pudore che è andata peggiorando con l’estinzione delle grandi-firme (alcuni dei quali -pur relegate nel ruolo di voci nel deserto – avevano la possibilità e il coraggio di denunciare il malaffare anche quando riguardava amici degli amici. Oggi che il precariato la fa da padrone anche nei settori più delicati per la sopravvivenza della democrazia far scrivere “quel che vuole il padrone” non ha più neanche bisogno delle minacce: la maggior parte di coloro che vengono incaricati di seguire i temi più scottanti non ha bisogno che gli si dia ordini censori, perché si limita al “copia & incolla” delle veline degli addetti alla comunicazione delle “fabbriche degli appalti” (tali sono diventate le aziende pubbliche che un tempo erogavano servizi ai cittadini).

Per questo fa notizia una narrazione per una volta corretta; soprattutto perché pare gridare vendetta nell’assordante rumore di fondo creato in questi giorni dallo scatenamento di tutti i portatori di interessi legati alla cosiddetta TAV TorinoLione, tornata suo malgrado tra i primi titoli di quotidiani

e telegiornali perché inserita nel “contrattogialloverde per la formazione del possibile governo di chi ha vinto le elezioni del 4 marzo. Una attenzione morbosa quasi come in occasione della rivolta popolare di Venaus dell’8 dicembre 2005 quando ottantamila cittadini smontarono il cantiere abusivo del tunnel geognostico di Lunardi & CMC…

Se si ha tempo da perdere con le App dello smartphone si può riavvolgere il nastro del TG1 dell’ora di pranzo domenicale (oggi) e contare senza rischio di errore quante volte e in quanti servizi diversi sia stata nominata la “Tavtorinolione”: nove volte! E se si rovista in rete  tra le più “autorevoli” testate on line si trova – (riciclato ma non a fini ecologici) – il campionario di tre decenni di argomentazioni creative proTav.

Ne cito solo una significativa raccolta, a titolo di esempio, perché grondano autorevolezza sia l’autore che la testata ospite. Un vero e proprio appello contro il “rischio” di cancellazione della “madre di tutte le grandiopere”: “La Torino-Lione non è ad alta velocità: il programma gialloverde dice una bugia” titola l’edizione italiana di Huffington post, il quotidiano on line diretto da Lucia Annunziata esponente di punta della “informazione liberal” dopo i lontani anni dalle corrispondenze dagli Usa per il quotidianocominista “(il manifesto)”…

https://www.huffingtonpost.it/marco-causi/la-torino-lione-non-e-ad-alta-velocita-il-programma-gialloverde-dice-una-bugia_a_23438822/

Non si possono raggiungere velocità troppo elevate lungo i trafori e sulle tratte di montagna” afferma perentorio sul blog l’esperto dell’Annunziata (il prof. Marco Calzi che insegna economia a Roma-tre e che evidentemente non ha mai preso un frecciarossa nei novanta Km di galleria di scollinamento appenninico-Tav tra Bologna e Firenze)… Più grave (per un economista) affermare che dopo che i cittadini italiani e francesi hanno speso circa mezzo miliardo (probabilmente a loro e sua insaputa) per adeguare il traforo del Frejus alle necessità di trasporto del 95% delle tipologie delle  (poche) merci scambiate oggi tra i due paesi, questo debba essere rottamato in quanto “obsoleto”…

Poi, dopo aver dato i numeri sugli addetti alla logistica, l’econoecologo  rilancia il trasferimento modale dalla gomma al ferro (la sparizione di un milione di Tir!), che neanche più i promotori Tav-docg sostengono dopo aver ammesso candidamente (e su un documento della Presidenza del Consiglio dei Ministri) che le previsioni di traffico (su cui è stata votata dai parlamenti la necessità dell’opera) erano clamorosamente sballate! (E sono stati gli euroeconomisti che hanno sovrastimato proprio l’aumento degli scambi Ue a indurci nel fatale errore)…

Inoltre – come è prassi consolidata di chi ti vuole turlupinare – ecco la concessione dell’onore delle armi al Movimento No Tav: “ il movimento di opinione critico sul progetto originario della Torino-Lione ha ottenuto risultati rilevanti, costringendo i governi ad accogliere molti elementi di ripensamento” . E per compiacerci (?) fa sue le mistificazioni più recenti e subdole dei proponenti e del decaduto governo: “Nel progetto iniziale si prevedeva la realizzazione in nuova sede di 82 km di linea, ridotti a 14 con il riutilizzo della linea storica esistente”… Fino a fornire una giustificazione (che è quasi un unicum) persino sulla iniqua suddivisione della spesa tra Italia e Francia!

Concludendo con l’invito a “difendere strenuamente” (sic) l’adorato progetto!

Noi – gentile professore ultimo arrivato nel club Sitav – non avremo nessun problema con lei (come non ne abbiamo avuti coi suoi predecessori) a confrontarci su numeri (ma non campati per aria). Consideri questo scritto non il guanto di sfida a duello, ma un invito a un civile confronto. Ma mediti su un’altra strenua difesa – la nostra – che in quasi trent’anni abbiamo tentato di surrogare il ruolo dei politici che  – spinti da economisti (finanzieri) sempre più spregiudicati – hanno caricato sulle esili spalle persino dei neonati il peso insostenibile di un debito pubblico “derivante” in parte non trascurabile proprio dai mostruosi interessi bancari dei prestiti concessi per realizzare dalla SalernoReggio alla  BreBeMi… A vantaggio di lobby che non hanno mai fatto differenza tra gomma e ferro perché per entrambi la materia prima è il denaro misto al calcestruzzo. Lobby pronte a tutto proprio come lo scatenamento di questi giorni dimostra. Magari anche a ritentare di premere sul supremo colle come documentato dalla vecchie inchieste giornalistiche (bei tempi) in cui un certo Chianese (chi era costui?) tentò di condizionare nientemeno che il Presidente Ciampi non sul Tav Torino Lione, ma sulla Tav SpA di Necci & Incalza…

In questi giorni difficili siamo tornati (come detto all’inizio) sulle nostre strade a manifestare: con in più qualche mal di pancia circa il rischio che la data (scelta da mesi) facesse sospettare  un appoggio entusiasta al governo inedito e imprevedibile che dovrebbe nascere tra qualche giorno: ma come ha scritto un No Tav della prima ora    “il malessere sociale è generale, investe tutti i campi, e sono mancate, da molti anni, le giuste risposte /…) Sulla Torino Lyon l’opposizione invece è iniziata per tempo anzi “siamo partiti prima”, e questa può essere una della ragioni della forza del Movimento, e il suo blocco sarebbe un risultato ascrivibile solo al Movimento”

E non mi stupirei se – con la nobile motivazione del rispetto di accordi internazionali (votati da rappresentanti del popolo disinformati) – più che l’ambiguità del capo del Carroccio il veto a porre in discussione il Tav arrivasse dalle scuder del Quirinale…

Borgone Susa, 20 maggio 2018 – Claudio Giorno

foto: Diego Fulcheri, Luca Perino, Carlo Ravetto

 

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LUCIANO DEL PRESIDIO NO TAV DI BORGONE

Presto saranno tredici anni che ci troviamo tutti i giorni (chi più chi meno) al presidio No Tav di Borgone. Sicuramente “più” che meno Luciano Tomalino; perché con sua moglie Piera ha continuato ad essere presente ogni pomeriggio anche dopo la comparsa di una malattia invalidante che però non era “riuscita” a fargli perdere il proverbiale sorriso: quello che non a caso compare nella maggior parte degli scatti che gli abbiamo dedicato.

Fotografie di tredici anni di “resistenza”, la “nostra resistenza”, come amava spiegare a chi veniva a chiederci perché continuiamo a “presidiare” tutti i giorni li e adesso: oltre dieci anni dopo la “scelta di un nuovo tracciato per il Tav”. Dopo che il Commissariovirano aveva cancellato il progetto dal versante nord della nostra valle, quello perennemente esposto al sole, per “nasconderlo” meglio nell’ombra del versante sud. Una soluzione che avrebbe dovuto “accontentarci” visto spariva il viadotto d’ingresso alla “galleria di Chiampano”. Un pesante manufatto in calcestruzzo i cui pilastri avrebbero cancellato la residua area verde tra Bruzolo, San Didero e Borgone. Proprio per “sondare” la consistenza del terreno (a reggere il peso della nuova linea ferroviaria e dei quattrocento treni/giorno che si diceva dovessero solcarla) il 20 giugno 2005 avrebbero dovuto arrivare le trivelle precedute da un imponente schieramento di truppe… Proprio per impedirne lo “sbarco” si mise in atto la prima grande protesta popolare a corredo dei consigli comunali aperti (anzi, “plein air”, perché convocati in un prato destinato a pascolo – tra le ultime vigne di “Borgata Maometto”) – dei 25 Comuni su cui incombeva l’apertura dei cantieri!

Poliziotti e carabinieri risultarono confusi dalle fasce tricolore, sconcertati dalla presenza – assieme – di preti e sindaci, estremisti e rappresentanti istituzionali, e assordati da una colonna sonora improbabile fatta di recita del rosario da una parte e dai canti partigiani dall’altra,

Un popolo di diversi ma uguali (che avrebbe caratterizzato tutto l’evolversi della lotta negli anni successivi); un popolo unito nell’obiettivo comune di impedire la realizzazione della ennesima grandeopaera nel  piccolo fondovalle della vallata alpina più “infrastrutturata”d’Europa…

Un popolo che non ha smesso di opporsi neanche adesso:

“Adesso”che la soluzione “low cost” (imposta dall’assalto permanente alla diligenza  del pubblico denaro ha addirittura cancellato anche “il tracciato di Virano certificando l’ampia sufficienza della ferrovia esistente a reggere il grande traffico futuro!

“Adesso” che sostengono sia irrinunciabile solo traforo di valico tra Italia e Francia (la tratta su cui gli stessi proponenti ammettono esserci meno densità di treni oggi e domani!).

“Adesso”che quel (poco) che resta della Torino Lyon è sotto attacco anche nella Francia del Banchieremacron i cui ministri hanno rinviato al 2040 la decisione su se e cosa eventualmente fare…!

“Adesso”che persino il Governoitaliano scadente e scaduto ha ammesso che le previsioni di traffico su cui furono chiamati a votare deputati & senatori erano “sbagliate” (eufemismo per non dire false).

“Adesso”che la suprema corte della capitale invita il tribunale sub-alpino a un maggiore equilibrio nei confronti di chi di noi si è maggiormente esposto con le iniziative più radicali contro i  primi cantieri (pochi, preliminari ma ugualmente devastanti per i denari e la salute dei cittadini).

Un popolo eterogeneo ma solidale e soprattutto determinato di cui Luciano ha rappresentato  – se vogliamo – quella sintesi che “la politica”, “la giustizia”, “l’informazione” hanno mostrato di non riuscire a capire. Soprattutto di non volerlo fare: nonostante fosse (sia) di una semplicità elementare: proprio come emerge da una risposta che Luciano da a Carlo – in una breve intervista del 2012 in cui l’attivista di “Re:common”, (l’associazione che denuncia la corruzione e i delitti ambientali in Europa e nel mondo) gli chiede conto della sua (nostra) ostinazione:

“Mah qui ci troviamo per chiacchierare del più e del meno: anche delle nostre cose, mica solo di Tav e No Tav, Però principalmente di quello: se c’è qualcuno che viene al corrente di qualche cosa ce la trasferisce e noi a nostra volta la trasferiamo ad altri: la si diffonde col passaparola o attraverso la rete (anche facebook) per tenere viva l’attenzione”.

Una risposta disarmante che Luciano dava a chi forse non osava chiederci in modo diretto  se non ci sentissimo come “gli ultimi giapponesi” a combattere una guerra della cui fine nessuno ci aveva avvertiti. E un po’ una guerra lo era: dichiarata unilateralmente e certificata dalla decisione di definire “area di importanza strategico-militare” l’imbuto terminale della Val Clarea dove era stato installato – manu militari – il cantiere per il cunicolo geognostico della Maddalena di Chiomonte. Decisione corroborata ricorrendo alla forma simbolica, quando il nostro  governo – (con la sensibilità pachidermico-cristalliera che lo caratterizza) – aveva deciso di affiancare alle forze dell’ordine un contingente alpino per “difendere meglio” l’area dagli attacchi “dei No Tav”. Proprio in quella circostanza anche Luciano aveva indossato con orgoglio il suo cappello da Alpino: sul ponte della Dora, (presso la centrale Aem di Chiomonte occupata da centinaia di militari) dove era andato in scena un confronto che si sarebbe potuto titolare “Alpini contro”. Una contrapposizione stridente in cui un corpo molto amato nella nostra terra (persino in ambiente pacifista per la simpatia e il conclamato impegno civile) era stato comandato ad “attaccare” invece che difendere le nostre montagne. (Ma pur nella circostanza sgradevole il sorriso non aveva abbandonato le sue labbra).

Ci si è chiesto, (ci hanno chiesto tante volte) perché abbiamo accettato di continuare “a fianco degli antagonisti” la nostra lotta partita in sordina trent’anni fa da un piccolo gruppo di ambientalisti (che avevano immediatamente individuato nel partito del calcestruzzo e del tondino – (lo stesso dell’autostrada) – il promotore di un progetto venduto come di riequilibrio modale del trasporto a favore del treno (buono) contro il camion (cattivo).

Una risposta ce l’ha data Carlo Dojmi di Delupis (l’attivista di Re:common) commentando così la breve “intervista” di Luciano Tomalino riportta qualche riga più su: “Qualche anno fa, nel 2012, mi ritrovai in Val di Susa con Re:Common per conoscere meglio le persone che stavano lottando contro il TAV. Avevo una piccola videocamera con me e ne approfittai per riprendere e ascoltare diverse delle voci che animavano la lotta nel loro quotidiano. Una di queste mi restò particolarmente impressa. Era un signore incontrato al presidio di Borgone. Aveva una spontaneità e tenerezza incredibile. In qualche battuta riuscì a dare il senso di come una lotta ventennale potesse aver attecchito così energicamente nel quotidiano degli abitanti della Valle. Il suo approccio così semplice, i suoi gesti tranquilli esprimevano per me il valore di una resistenza che ha la sua forza proprio nella costruzione di una comunità che si oppone ad un modello distruttivo del territorio, delle speranze, del quotidiano.
Questa persona si chiamava Luciano e oggi ho saputo che è appena scomparso. Vorrei ringraziarlo ancora una volta per avermi accolto al presidio e avermi presentato in pochi minuti un piccolo spaccato della sua vita e della sua personale resistenza quotidiana”.
Luciano, (ma noi con lui), Carlo lo ha visto “da lontano” (abita e lavora a Roma), ma meglio di tanti tra coloro che passano tutti i giorni molto vicino al più longevo dei presidi No Tav della Val di Susa senza coglierne il significato. Un significato profondo del perché rimane li e lo si frequenti tutti i giorni nonostante quanto detto prima… Fumavano ancora le ceneri dell’incendio doloso appiccato da “ignoti” al primo presidio, che già si metteva mano alla realizzazione del nuovo: nel prato di fronte (l’area delle mancate trivelle era stata posta sotto sequestro per “le indagini”…).

Era una gelida giornata invernale – il 26 gennaio 2010 – e Luciano era li, intabarrato nella giacca a vento, con Riccardo, Silvio, Emilio, Bruno a tagliare, inchiodare, imbullonare, riscaldati appena un po’ da un fusto improvvisato a stufa, perché non un solo giorno l’area potesse rimanere “impresidiata”.

E’ difficile tradurre, “spiegare” cosa significa “presidio” agli amici francesi, tedeschi, spagnoli con cui abbiamo fatto rete inventariando le lotte contro le Grandi Opere Inutili e Imposte per motivi che hanno sempre meno a che fare con i bisogni (di mobilità ma di “benessere”) dei cittadini e sempre di più col trasferimento in casse private (di pochi) del denaro di tutti. Tante le riunioni di questo piccolo gruppo di lavoro “- Presidio Europa – tra le pareti precarie ma amiche dalle cui finestre si vede il monumentale Massiccio d’Ambin, la riserva d’acqua di qualità per un milione di cittadini ignari che la si vorrebbe irreversibilmente inquinare e disperdere trivellandovi un ennesimo tunnel “privato” (ma alimentato a debito pubblico)…E di inquinamento criminale a scopo di lucro se ne è voluto occupare particolarmente Luciano, nonostante o proprio perché il lavoro di una vita lo avesse svolto nel comparto industriale e nei suoi aspetti più pregiati, della progettazione, manutenzione, innovazione. Perché tra il presidio e i monti d’Ambin, nascosta tra file di pioppi e qualche vecchio noce, sorge una acciaieria di seconda fusione (rottami) dai cui camini sono probabilmente usciti fumi che con un corretto processo industriale non dovrebbero aver nulla a che fare. “Pazienza” le diossine;  ma di pcb (l’olio esausto degli apparati elettromeccanici obsoleti) se qualcuno non ha usato i forni come inceneritori di rifiuti (per evitare l’onerosissimo smaltimento, anche all’insaputa della proprietà), non ne sarebbe dovuto uscire neanche uno sbuffo… Ma un funzionario di Arpa (l’agenzia regionale per l’ambiente) ne rileva una quantità allarmante (e in tutti i paesi che stanno attorno alla fabbrica): E’così – che nel pieno della opposizione al Tav – nasce anche il “Comitato Emissioni Zero” in cui Luciano, tanto per cambiare, si impegna in prima persona. Non fosse altro perché uno di coloro che si darà più da fare per analizzare l’entità dell’inquinamento (e soprattutto le ricadute sulla salute dei cittadini) è il dottor Marco Tomalino: suo figlio; già tessitore paziente (i cromosomi non sono acqua) del “coordinamento di medici ed operatori sanitari di valle” che aveva analizzato i documenti progettuali dei proponenti il TAV fin dal loro primo deposito presso i nostri municipi). Un lavoro molto impegnativo e ed estremamente coscienzioso svolto con particolare attenzione alle emissioni dei cantieri (vere e proprie “fabbriche” di ossidi di azoto, polveri sottili, ecc ecc destinate oltretutto a usare materiali provenienti dalla perforazione di rocce dove antiche attività di ricerca mineraria avevano individuato vene amiantifere e uranifere ritenute “interessanti” per una possibile estrazione!).

Tra qualche settimana festeggeremo il tredicesimo anniversario. Lo faremo senza la presenza fisica ma con quella in spirito di Luciano, Emilio, Franco (che ci ha lasciato per primo e a cui abbiamo intitolato il nostro luogo di ritrovo) e agli altri che sono andati avanti  dopo essersi fermati un po’ di tempo con noi.

Un altro sabato manifesteremo ancora una volta sulle nostre strade (questa volta tra i paesi che fanno da cerniera tra il fondovalle e l’area metropolitana di Torino, (quella geografica e non quella insulsamente disegnata per favorire gli interessi di chi specula indifferentemente sui pretesi grattacieli di Torino come sui condomini orizzontali di Sestriere).

TRENT’ANNI DALLA PARTE DELLA RAGIONE recita la locandina che convoca l’ennesima “marcia popolare”. Trent’anni con chi ha scelto di stare dalla parte della ragione. Non possiamo obbligare nessuno a marciare con noi. Ma chi non ci sarà farebbe bene a guardarsi ogni tanto attorno e con attenzione per vedere chi ha vicino; potrebbe finalmente capire perché Luciano sorrideva: sapeva di essere dalla parte giusta

Borgone Susa, 10 maggio 2018 –  Claudio Giorno

CERTI GIORNI

I titoli sono un po’ imbarazzati, ma la necessità di sintesi impedisce che siano masticati come le brevi e disordinate note che dovrebbero spiegare anche alla opinione pubblica più distratta su cosa e soprattutto come si è pronunciata la VI sezione della Corte di Cassazione: “No Tav, scontri di Chiomonte: a Torino processo d’appello da rifare” (Corriere della sera); “No Tav, la Cassazione annulla la sentenza per 38 imputati negli scontri dell’estate 2011. Processo da rifare” (Repubblica); “No Tav a processo per gli scontri del 2011: appello bis a Torino per gli attivisti. Annullata la sentenza pronunciata dalla Corte d’appello di Torino nel novembre 2016”, La Stampa. E’ come se oltre che bocciare (“massacrare” ha commentato un legale) la sentenza e chi l’ha scritta, la “suprema corte” avesse anche bacchettato la narrazione cupa che i giornali – (in particolare quelli di cui ho scelto di “incollare” i titoli) – hanno fatto in questi anni di maxiprocessi, aule-bunker, attivisti violenti contrapposti a eroici poliziotti.

La sentenza – (i legali leggeranno attentamente le motivazioni anche per essere ancora più incisivi nel rifacimento processuale imposto al tribunale subalpino) – “fa giustizia” soprattutto del clima.

Un clima in larga parte costruito da forze dell’ordine e pm “schierati a prescindere” dalla parte dei proponenti la Grandeopaera, e dalla politica. (Una classe politica sempre più corrotta e mediocre e disposta a prestarsi alla ratifica di quanto deciso dalle lobby finanziarie multinazionali); e che ha da anni rinunciato definitivamente a fare il suo mestiere più alto: risolvere i conflitti sociali. Anzi, è stata in larga maggioranza attiva nell’esasperarli.

Ma un clima incupito dallo storytelling su cui i media mainstream hanno campato per anni tra improbabile cronaca nera, pseudo-inchieste senza né qualità, né coraggio, interviste più impossibili di quelle di Umberto Eco e “certificazioni”quotidiane di qualunque affermazione – anche la più smaccatamente falsa – diramata dalle agenzie di pubbliche relazioni degli “uffici-studi”.

Così tra agiografie di capitani coraggiosi che perforano personalmente le viscere delle montagne, foto notturne di pm con l’elmetto giallo in missione per conto di un dio-muratore e trenini-cantiere decorati da giovani artisti “alternativi” si è lavorato a costruire il mito della invincibile impresa.

Riservando agli oppositori il ruolo di cattivi; raccontando per tutto il tempo infinito delle udienze-maratona di prove più granitiche delle pietre lanciate tra sgombero della Maddalena e successiva manifestazione (ma guardandosi bene dallo scrivere che volarono da entrambe le parti e in misura ridicola rispetto alle migliaia di lacrimogeni).

Ora (oggi) è difficile per quegli stessi giornalisti commentare una sentenza che nell’imporre il rifacimento del processo indica fin da subito l’innocenza piena di uno dei condannati, irregolarità anche molto gravi in quasi tutte le condanne, sproporzione (vendicativa?) di pene e risarcimenti, arbitrari accoglimenti di parti civili e altro ancora. Ora (oggi) lo diventa ancor di più per una coincidenza davvero singolare: perché …in luoghi dove le Procure provano almeno a prevenire le devastazioni all’ambiente, al territorio e i danni alla salute (invece che “curare” coattamente e vendicativamente coloro che li denunciano), succede quanto riferito in scarna ma perentoria sintesi di una “fonte di stato”: Televideo Rai:

27/04/2018 – 10:09: Lecce, sequestrato nuovo cantiere Tap

La procura di Lecce ha sottoposto a sequestro probatorio il nuovo cantiere Tap (chiamato Cluster 5) per violazione della prescrizione contenuta nella valutazione di impatto ambientale (VIA). Dal sito sono stati appena espiantati 448 ulivi per consentire la costruzione del microtunnel del gasdotto. Il sequestro è stato eseguito dai carabinieri del Noe e forestali che hanno svolto accertamenti sulla base di un esposto presentato nei giorni scorsi da alcuni parlamentari.

Ora per chi se lo fosse scordato il Tap è il “gasdotto sismico” (la Grandeopera privata imposta dalla oligarchia multinazionale del gas (e con contratti di fornitura capestro!) a tutti i paesi attraversati tra cui il nostro con una scelta dettata da ragioni “geopolitiche” (termine con cui ormai giustifichiamo tutto: dalle sanzioni autolesioniste alla Russia ai missili in Siria…). Ma che oltre a rappresentare un episodio di guerra commerciale (con possibili future escalation belliche tout-court) rappresenta anche una scelta progettuale davvero raccapricciante visto che il suo percorso pare essere stato scelto con cura per non tralasciare neanche una delle faglie di devastante attività sismica al di la e al di qua dell’Adriatico!

Ecco perché in certi giorni (ancor più che in certe notti di Ligabue) non si può restare soli: si parte e si torna assieme.

Di seguito il link al resoconto di Fanpage (i cui giornalisti non sono il Dudu di compagnia dei poteri forti ma fanno la guardia a chi afferma che con la Mafia bisogna convivere e non esita ad allearsi con Camorra e ‘Ndrangheta se serve a portare a casa tangenti… Come con le loro inchieste coraggiose e pericolose hanno appena dimostrato)

https://www.fanpage.it/no-tav-maxi-processo-da-rifare-cassazione-annulla-le-sentenze-per-26-imputati/

LA GERUSALEMME BARTALATA

(quanta strada nei miei sandali, quanta ne dovrà ancora fare Bartali)

I nativi-TiVuBiancoeNero se la ricordano quella mitica puntata del “Musichiere” in cui il conduttore, Mario Riva, riuscì a portare in studio Coppi e Bartali! Il campionissimo piemontese un po’ impacciato e l’eterno rivale toscano, disinvolto come lo sono in genere da quelle parti. Anch’ io ch’ero un bambino e che la televisione non avendocela in casa l’andavo a vedere la sera al Bar, il sabato (e a volte il giovedì per Lascia o Raddoppia) m’ero lasciato conquistare da “quel naso triste da italiano allegro”…E del resto neanche Paolo Conte – piemontese, anzi astigiano – ha cantato il suo quasi conterraneo Fausto, ma il Ginonazionale! Nazionale? Nazional-popolare ante litteram: assegnato al mondo cattolico (che “mise all’indice” il fedifrago avversario) e narrato come devoto alla Madonna e – soprattutto – salvatore dell’Italia sull’orlo delle guerra civile quando – il 16 luglio 1948 – vince il Tour de France ventiquattrore dopo l’attentato a Togliatti! “Due ruote a un passo dalla guerra civile” titoleranno i giornali dell’epoca.

Ma che la sua imprevedibile e per questo ancor più trionfale vittoria (aveva ormai trentaquattro anni e una squadra ritenuta mediocre) venisse all’epoca strumentalizzata si può anche comprenderlo: correva l’anno della contrapposizione senza esclusione di colpi tra la Democraziacristiana e il Frontepopolare e il clima politico era teso anche prima dell’attentato al leader del PCI.

Ma che il Ginonazionale – raccontato successivamente come “salvatore di ottocento ebrei” e per ciò dichiarato “Giusto tra le nazioni” nel 2013 dallo Yad Vashem (l’organizzazione di difesa della memoria della Shoah) e insignito di medaglia d’oro da Presidenteciampi nel 2006 potesse essere “adoperato” nel 2017 ( e in prospettiva 2018!), non era davvero facile da immaginare, neanche per chi si cimenta con la Cabala…

Perché è in sua memoria – (così perlomeno è stato detto) – che il Giro d’Italia del prossimo anno dovrebbe partire da Gerusalemme (oggi il condizionale è d’obbligo dopo la mossa del cavallo del Presidentetrump…)

L’”allegra compagnia del Gigliomagico”, sopravvissuta al referendum e – per adesso – persino alla scissione della “ditta” sottratta al povero Pierluigibersani) ha difatti deciso così: “era necessario rendere omaggio a Ginettaccio” ha dichiarato uno degli esponenti del Club-renzi: il Ministrolotti passato da sottosegretario dell’expremier a ministro delle sport del Romanogentiloni e in quanto tale uno degli artefici della pensata! (Va detto che prima d’ora nessuna tra le più famose corse ciclistiche a tappe aveva preso il via fuori dai confini del vecchio continente): Ma idee di tale e tanta genialità non possono avere un solo padre (né è pensabile che nascano “in vitro” all’interno del mondo dello sport o dei giornali che – come la Gazzetta – organizzano gli eventi e ne vivono): ci vogliono dei robusti sponsor.

E se uno di questi fosse quel Marco Carrai che del Clubflorence è uno dei maggiori “azionisti” avendo partecipato e organizzato tutte le generose raccolte fondi fin dai tempi in cui Matteo da Rignano si mise in testa di sfidare i nipotini de I Medici e divenire sindaco a Palazzovecchio?

Si tratta ovviamente di una congettura, ma assolutamente lecita e plausibile che non potrà essere derubricata a fakenews perché parliamo di un imprenditore che opera a scavalco tra la Compagnia delle Opere e la LegaCoop, onnipresente nei CdA di banche “private” e nelle gare (vinte) per appalti pubblici della città ma anche.oltre-Arno… Fortemente voluto dallo stesso Renzi quale consulente della più delicata struttura di uno stato: quella dei Servizi Segreti. E chi meglio – per questo incarico – di uno che – senza avere un ruolo istituzionale va a ricevere ufficialmente all’aeroporto fiorentino tale Beniaminoneatanyahu  – (primominiistro dello Statodisraele, uno che di servizi segreti se ne  deve intendere “mica poco”?).

Certo alla Gazzetta dello sport negheranno ogni “ingerenza”, del generoso mecenate che affittava gratis l’alloggio appena sotto la cupola del Bunelleschi all’Amicomatteo. Ma – come dice Prodi (che di uova rotte se ne intende) – non tutte le frittate vengono bene: così, con sospetto anticipo su Donaldtrump e in palese contraddizione con l’UE (e i principali paesi del “direttorio” di Bruxelles) ci si è trovati di fronte al diktat del Governoneatanyahu: “Via la scritta Ovest dalla partenza della prima tappa di Gerusalemme del giro d’italia; pena l’annullamento di permessi, il ritiro delle contribuzioni e della indispensabile protezione dell’esercito con la stella di David.

Fu così che – nel bel mezzo della campagna contro le notizie false – i nostri giornaloni (non solo “sportivi”) e i nostri Tiggì si distinsero ancora una volta per una “denied news” (una notizia negata):  che il “prologo” del Giro di Bartali lo ha vinto lo stempiatino Lotti battendo di una incollatura (di parrucca) Donaltrump nel riconoscimento di Gerusalemme (ovest/est/nord&sud) come capitale dello Statodisraele…(Sempre che Macron, la Merkel e soprattutto l’intifada non  costringano i girini a partire da Vigata, e sotto prudente scorta del Commissariomontalbano.

Borgone Susa – 11 dicembre 2017 – Claudio Giorno

FAKE MINISTERIALI

Ieri 24 novembre – nel suo intervento tra le mura amiche della storica stazione fiorentina della “Leopolda” – il segretario del Piddì ha acceso i riflettori sul problema delle fake news e “sul pericolo che, tramite i social, vengano inquinate le elezioni”. Dice che “sarà uno dei cavalli di battaglia della prossima campagna elettorale: Lottiamo per la verità” esclama (con l’enfasi cui non rinuncia neanche quando sa di essere intercettato dai carabinieri del Noe mentre “richiama” il babbo a comportarsi per bene)…

E allora  prontivia! Nello stesso giorno il Fidodelrio mette subito in pratica  il verbo del capo e sceglie la Villelumiere per dare più watt alle torri faro (spostate per l’occasione nella capitale francese dalla provincia est-alpina di Chiomonte dove è rimasto solo un buco vuoto da vigilare):

Delrio è intervenuto alle “Assise della Mobilità” di Parigi sostenendo – con la faccia da persona per bene che si porta dietro anche in trasferta – che “La mobilità sostenibile è la priorità

Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti partecipava, su invito della Ministra delegata ai Trasporti e alle Infrastrutture Élizabeth Borne, alla giornata internazionale delle Assises de la Mobilité. E ne ha approfittato per presentare la strategia “Connettere l’Italia“.

La sostenibilità – ha affermato –  è la priorità nelle infrastrutture e nei servizi di trasporto“.

Ed ha ricordato che il primo passo affrontato dal suo ministero perché le infrastrutture potessero fregiarsi del marchio di sostenibilità è stata la pianificazione: “Nelle linee guida per la valutazione delle opere pubbliche, definite per programmare e pianificare in modo efficiente, abbiamo reso obbligatoria non solo la valutazione dei  costi e benefici, anche la loro sostenibilità, ambientale, economica e sociale“. “Intermodalità e interconnessioni con un forte accento sulla cura del ferro, per i passeggeri e per le merci è  una delle strategie privilegiate infatti  dal Mit per rendere più efficienti e sostenibili i servizi”. L’attuale titolare del ministero ospitato nella sede di Ferrovie dello Stato SpA in piazza della Croce rossa a Roma ha aggiunto che i cittadini devono essere al centro della pianificazione di opere e servizi:  “Il trasporto per il quotidiano delle persone sono la nostra e vostra principale missione” illustrando quello che ha definito “il piano Marshall per il trasporto pubblico locale e le metro”: arrivando a sostenere che “da 25 anni non c’era una pianificazione per le linee metropolitane, che ora invece abbiamo voluto mettere in campo con risorse certe, in un piano che riguarda anche il rinnovo del Trasporto Pubblico Locale e dei mezzi pubblici per 10 miliardi di euro“. E sottolineato l’importanza della qualità dei progetti: “Per migliorare i progetti, è stato introdotto con il nuovo codice degli appalti il progetto di fattibilità. Si fa dove possibile la project review, come per le tratte di adduzione della Torino-Lione dove si è evitata una nuova linea di 50 km, ricorrendo al tracciato storico“. Sostenendo infine che seguendo “criteri condivisi, con le Regioni e le città metropolitane abbiamo definito 108 opere e programmi prioritari per la connessione del Paese“.

Nel pomeriggio – dopo l’esibizione del già sindaco di Calatrava nel deserto (la stazione-Tav di Reggioemilia che tutto il mondo ci invidia) – c’è stato poi un confronto  tra esperti dei due ministeri, francese e italiano, per proseguire il percorso comune su trasporti e infrastrutture, (che ha visto peraltro nei giorni scorsi l’approvazione alla Camera della ratifica dell’accordo sulla Autostrada Ferroviaria Alpina).

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Ecco: come diciamo da un quarto di secolo (quello in cui Delrio non ricorda chi governava questo paese e il settore dei trasporti prima di loro/lui) non è indispensabile essere valsusini per essere No Tav e non è indispensabile essere No Tav per certificare come faque news (ovvero campagnaelettorale) tutte le sue affermazioni trasportate in valigia diplomatica a Parigi. Ma essere abitanti della Val di Susa aiuta (per banali motivi di maggior conoscenza del territorio e dei lavori  & “Progettincorso”) a smascherare la più falsa di tutte le news della sua narrazione illuminate: che la variante di progetto – presentata oltreconfine come project review –  consista nell’evitare una nuova linea di 50 km, ricorrendo al tracciato storico“(*).

Ma anche  il ministro Élizabeth Borne, che non è Valsusina, ma un ingegnere che da sempre si occupa di trasporti e che ha guidato fino a ieri una delle più grandi e complesse aziende di trasporto pubblico locale del mondo (proprio quella di Parigi) si sarà accorta che il “collega” o non sapeva di cosa parlava o mentiva. Qualcuno lo faccia sapere al segretario del suo partito prima che il suo eroico  “lottare per la verità” diventi l’ennesimo boomerang di cui è ormai il migliore dei lanciatori non nativi australiani…

25 novembre 2017 – Considerazioni “politiche” a cura di Claudio Giorno, sulla scorta delle più recenti elaborazioni di Presidio Europa No Tav e della Commissione tecnica sul progetto Tav Torino-Lione della Unione dei Comuni montani  della Valle di Susa, di Torrazza P., Venaria R. e Torino

(*) LA PROJECT REWIEW ALL’ITALIANA

Grazie all’analisi approfondita della Variante di Progetto (tuttora in corso per via delle omissioni e delle irregolarità procedurali che sia i funzionari ministeriali che regionali hanno evidenziato negli elaborati TELT!) e all’esame del contratto di programma tra ministeri competenti e RFI “visionato” dal CIPE si può tranquillamente affermare che:

  • Anche a seguito dell’avvio delle “Assise della Mobilità” da parte del Governo Macron e dell’orizzonte stabilito per l’assunzione di decisioni e reperimento dei fondi francesi (primavera 2018) il “TAV Torino Lione” sta accumulando ulteriore ritardo a un quarto di secolo dal lancio della “madre di tutte le Grandi Opera Inutili e Imposte”.
  • La lobby promotrice perderà certamente un’altra consistente fetta dei fondi europei stanziati per gli studi (e che si è tentato di dirottare surrettiziamente su lavori) perché il contributo viene erogato solo dietro presentazione della rendicontazione di quanto realizzato e delle spese sostenute
  • Ma la lobby promotrice (che ha già ottenuto dai rispettivi governi e amministrazioni ferroviarie di poter gestire le tratte esistenti oltre che quelle delle eventuali nuove realizzazioni anche se con molte ambiguità ancora da chiarire) si muove già “mettendo il naso” in ogni progetto riguardante il cosiddetto “corridoi mediterraneo”… (la più recente delle infinite definizioni coniate dai tempi dell’ormai defunto “corridoio5”).
  • Ne consegue che anche l’ultimo accordo tra i due paesi e le relative (recenti) ratifiche avranno bisogno di essere pesantemente riviste anche e soprattutto per gli oneri aggiuntivi che ne deriveranno. Ma anche per le difformità che stanno emergendo a partire dalla possibilità prevista in Italia di procedere per “lotti costruttivi” mentre la Francia prevede “lotti funzionali” : che in sostanza vuol dire che in Italia si può fare lo “spezzatino” delle risorse di bilancio da destinare a una grande opera senza che i singoli pezzi siano da subito fruibili dai cittadini-contribuenti, mentre i francesi sono virtuosamente orientati a realizzazioni i cui singoli pezzi possano man mano essere messi in esercizio e resi quindi disponibili all’uso ridicendo l’immobilizzo di ingenti capitali pubblici.
  • La sbandierata e rinominata project review prevede (come emerge dalla messa a disposizione di RFI di denaro pubblico attraverso il Contratto di Programma con lo Stato) la realizzazione ( e proprio per lotti costruttivi non funzionali) delle opere più onerose: la galleria sotto la collina morenica per raggiungere l’interporto di Orbassano “alle spalle” con un percorso più lungo e costoso di quello esistente e la cui “sostenibilità, ambientale, economica e sociale” (per usare il “Decalogodelrio”) è quanto di più indimostrabile in qualunque sede scientifica si voglia scegliere (e questa è una sfida!). Per non ripetere della assurdità del tunnel di valico allungato a 60 km che di tutte la tratte previste è quella la cui saturazione viene finalmente dichiarata irraggiungibile persino nell’ultimo allegato di produzione TELT/Osservatoriofoietta appena allegato a completamento della documentazione della variante di progetto: quello sul “Modello di Esercizio” della futuribile Lyon-Turin!

(**) LA TRIONFALE NOTA DI “AGENZIA-AMICA” DEL MINISTRO REGGIANO:

Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, a Parigi per le “Assise della Mobilità”. L’evento rientra nel  grande progetto di revisione  dell’intero sistema dei trasporti  inaugurato lo scorso settembre da Élisabeth Borne, la Ministra dei Trasporti francese.

L’obiettivo dell’assise francese è di favorire un’ampia consultazione tra istituzioni, esperti, operatori del settore  e società civile al fine di redigere un progetto di legge generale  di orientamento delle mobilità che sarà poi presentato al Parlamento francese all’inizio del 2018.

Al centro della discussione il tema della mobilità sicura, efficiente ed intelligente, per soddisfare i bisogni della società di muoversi liberamente, di accedere, di comunicare  e stabilire relazioni senza sacrificare altri valori umani ed ecologici essenziali oggi e in futuro.

In questo contesto si inserisce la presentazione di “Connettere l’Italia”, la strategia voluta dal Ministro Delrio per superare i gap di accessibilità e logistica del Paese e dotarlo di una rete di infrastrutture e trasporti sostenibile ed efficiente, che risponda anche alla sfida delle connessioni europee e internazionali. Sono quattro gli obiettivi fissati dal documento italiano allegato al Def 2016 e 2017: accessibilità ai territori, all’Europa e al Mediterraneo; mobilità sostenibile e sicura; qualità della vita e competitività delle aree urbane e metropolitane; sostegno alle politiche industriali di filiera. Da qui le quattro strategie per opere utili snelle e condivise, valorizzazione del patrimonio esistente, intermodalità e interconnessione, sviluppo urbano sostenibile, che hanno portato a definire un centinaio di opere prioritarie quasi completamente finanziate.

IN MORTE DI GUIDO CONTI

Il Comandante della Forestale, strenuo difensore del territorio  e del suo precario equilibrio, artefice di tante inchieste sui crimini ambientali di mafia e “poteri forti”

Una notizia come tante, poche righe su televideo, un accenno sul tg, qualche secondo in più sui tgr, sui giornali on line (o ancora su carta) di ambito regionale.  Anche per questo “la rete di comunità” che si è creata in questi anni è importante, per capire cosa c’è dietro una “notizia di cronaca”, perché quel che accade in Abruzzo può (deve) interessare anche in Piemonte; e perché “tutto si tiene” non è uno slogan dei nostalgici di quella sinistra che il Poveropisapia non troverà mai, perché la cerca dove non c’è.

Perché il “Tap”, (il gasdotto Transadriatico) è come se non peggiore del “Tav”; (sigle che senza il No davanti hanno perso ogni collegamento con la realtà); Grandiopere inutili; Catenedisantantonio di appalti pubblici che hanno il solo scopo di trasferire il denaro di tutti dal novantanove all’un per cento.

Cantieri che si aprono attraverso procedure di democrazia formale il cui scopo è sempre più quello di creare alibi per imporli con la forza. Alibi corroborati stabilendo a priori che chi si oppone è antagonista di quello stato che proprio la sinistra (quella smarrita dal sindaco che ha traghettato l’Expo e la città di Milano da Letiziabrichettomoratti a Giuseppesala) ha messo a disposizione delle agenzie di rating che (“giustamente”!) dichiarano incompatibili le costituzioni democratiche con le “sacre leggi dell’economia liberista”.

Cosa c’entra quel che ho appena affermato con “la notizia” della morte di un generale della Guardiaforestale inquadrato carabiniere attraverso una delle tante “riforme” invocate un giorno si e uno anche dai Mariodraghi (senza mai accennarne il contenuto)?

Apparentemente poco e qualcuno (a buon diritto) potrebbe anche dire niente, accusandomi di strumentalizzare la morte di un “servitore dello stato” (che oltretutto avrebbe deciso di portare alle estreme conseguenze la sua “missione”!

Provo allora a separare bene le cose.

Conoscevo appena la sua attività (che ho provato a sintetizzare nel “catenaccio” sotto il titolo) attraverso alcuni amici del Comitato Cittadini per l’Ambiente di Sulmona che fin dall’ormai lontano 2005 frequentano la Val di Susa (uno di loro ci ha anche dedicato la sua tesi di laurea!). Ed è da loro che ho avuto qualche dettaglio attraverso un messaggio ricevuto ‘sta notte (!) dopo che avevo letto la scarna nota pubblicata su Televideo Rai…

Notizia che avanzava l’ipotesi di suicidio (poi accertata dall’autopsia): era noto che proprio il senso del dovere lo aveva indotto ad assumersi responsabilità ben al di la del riscontrabile per l’autorizzazione di uno degli edifici dell’”Albergo Rigopiano” travolto con i suoi ospiti e lavoratori dalla valanga dello scorso inverno! (Lo aveva scritto in una lettera che neanche i  familiari conoscevano…). Anche per questo – per “fare altro” il “militare scomodo” protagonista di inchieste scottanti per la stessa Pubblicamministrazione oltre che per grandi gruppi come Montedison, Tyssen-Krupp e Total-Fina-Elf aveva accettato l’incarico della filiale italiana proprio di quest’ultima società petrolifera congedandosi dall’Arma non dopo aver scritto all’allora Premierrenzi una dura lettera contro l’accorpamento del Corpo Forestale dello Stato! Per questo si è parlato (e ancora si parla anche dopo l’autopsia) di “giallo”: E inchieste  ormai famose come quelle per il devastante inquinamento delle acque della piana di Bussi – la più grande discarica d’Europa –  autorizzano i sospetti di chi – tra i suoi familiari – ha affermato “Rigopiano non c’entra”. Mentre lasciano attoniti due accadimenti di poco precedenti la morte: le dimissioni-lampo dal nuovo incarico e la cancellazione del suo profilo Facebook su cui postava regolarmente le sue opinioni e soprattutto le sue convinzioni (e senza far uso di troppa “diplomazia”).

Tutte cose che hanno portato il Comitato a pubblicare la lettera di profonda gratitudine all’uomo che – tra gli ultimi atti prima del congedo – aveva ancora coordinato in prima persona la lotta contro il devastante incendio di Monte Morrone arrivato a pochi metri dalle abitazioni di Sulmona come tante foto impressionanti dell’evento mostrano.

https://sulmonambiente.wordpress.com/2017/11/19/guido-conti-non-ce-piu-una-perdita-enorme-per-la-citta-e-per-tutti-coloro-che-si-battono-per-la-tutela-e-la-difesa-dellambiente/

Un impegno continuato anche successivamente come testimoniano queste accorate parole: “se ne va a pochi mesi dall’incendio che ha interessato il nostro e il suo amato Monte Morrone per il quale, a termine della conferenza sulla storia di 100 anni di rimboschimento il 6 ottobre scorso alla Comunità Montana, ci esortava ad avere fiducia e ad essere ottimisti sui grandi miracoli che la natura sa compiere per rinascere senza interventi dell’uomo. Lo ha ripetuto più volte prima di concludere quasi a voler rassicurare tutti noi con le sue parole e la sua testimonianza”

E proprio sulla strada che sale alle pendici del Morrone è stato ritrovato nella sua auto…

Nulla – quindi – mi autorizza ad “arruolarlo” nei nostri movimenti, ma tutto mi convince che lo si possa annoverare tra le (poche) persone che hanno servito la Stato inteso come Comunità di cittadini e con particolare attenzione alle comunità “minori” (non urbanizzate).

E allora torno da dove sono partito tentando di fare una riflessione a margine della sua morte nella consapevolezza – come hanno scritto gli amici di Sulmona – che ci rende ancora più deboli (oltre a privare la sua famiglia e il Paese di un uomo insostituibile). Abbiamo imparato in questi anni di lotta ma anche di lutti (ambientali oltre che di persone di valore che ci hanno lasciato) che le comunità montane (sacrificate come istituzioni sull’altare delle famigerate “riforme”)  sono ben vive come assieme di cittadini resistenti e resilienti. E che anche tante comunità di pianura lo sono: si pensi al Salento No Tap, alla Laguna No Mose e No Grandi Navi; e che opporsi, resistere, denunciarne i guasti permanenti anche dopo che una Grandeopera è stata portata a termine (nel Mugello come in Basilicata e nonostante tutto) è una sorta di servizio civile permanente. E che la rete costituita negli anni solidarizzando – prima – e scambiandosi esperienze e informazioni – dopo – costituisce ormai un patrimonio intaccato solo dal sempre più frequente uso sproporzionato della forza (…e delle leggi di “legalizzazione dell’ingiustizia” votate da parlamenti di “nominati”).

In Abruzzo come in Piemonte (come in tutta la penisola) il territorio – il suo equilibrio, la sua integrità  – sono continuamente sotto attacco. Trivelle in Adriatico come in Pianura Padana, discariche, amianto e tunnel, cave e rifiuti tossici sono la fonte di guadagno più redditizia per una economia che si fa fatica a credere sia infiltrata dalla mafia e non sia essa stessa una architettura criminale. Gli incendi recenti e conclamatamente dolosi delle nostre montagne saranno opera di piromani o “avvertimenti”? Combinazione divampano più facilmente in luoghi che si cerca di proteggere da speculazioni e devastazioni quasi a “dimostrazione plastica” di una forma di propaganda particolarmente subdola che “andava molto” tra i PR dei proponenti le Grandiopere solo pochi anni fa: “ma cosa resta da proteggere nelle vostre vallate degradate? La nostra Grandeopera sarà l’occasione imperdibile di riqualificazione ambientale…” (In Val di Susa fu addirittura realizzato un video-documentario aereo per mostrare anche i siti più nascosti lungo il fiume dove erano stati edificati capannoni abusivi e sotterrati rifiuti tossici…).

E’ questo il patrimonio che uomini come Guido Conti hanno tutelato (persino al di la delle loro intenzioni) ed è nei collettivi di cittadinanza, nella costruzione ostinata di legami di comunità che può trovare almeno in parte continuità anche un lavoro straordinario come il suo.

Borgone Susa, 20 novembre 2017 – Claudio Giorno

https://sulmonambiente.wordpress.com/2017/11/19/guido-conti-non-ce-piu-una-perdita-enorme-per-la-citta-e-per-tutti-coloro-che-si-battono-per-la-tutela-e-la-difesa-dellambiente/

 http://www.primadanoi.it/news/cronaca/575214/suicidio-guido-conti-ancora-buio-sugli-ultimi-giorni-e-la-total.html

ELEZIONI- PONTE

Cartolina del ’56 dove l’ingegnere Mario Palmieri italo-americano, che era stato il portavoce di Steinman, progettista del Ponte, spiegava che «sarà il più lungo del mondo» e che il costo della meravigliosa opera sarà di soli «100 miliardi di lire» e che oltre le auto e i treni, avrebbe ospitato anche piste «per i motocicli e per i pedoni».

L’editoriale odierno di Marco Travaglio, il giorno dopo l’esito delle elezioni in Sicilia, passa in rassegna alcune delle tante dichiarazioni improvvide di politici e politologi rese particolarmente esilaranti dall’inerzia con cui si è proceduto allo spoglio delle schede. https://infosannio.wordpress.com/2017/11/07/colpa-del-papa-di-marco-travaglio/
Una inerzia che da sola basterebbe a Camilleri per ispirargli un racconto d’atmosfera come “la concessione telefonica” e a dimostrare come “eterna ma mai definitiva” sembri essere la decadenza dell’isola, descritta con tagli diversi ma fascino immutato da Tomasi di Lampedusa, De Roberto, Verga, Pirandello, Sciascia (che sono solo i primi nomi che mi vengono in mente). Un’isola a cui nel tentativo disperato strappare qualche voto – affidato incautamente al Piemontesefassino dal fu-partito di governo – si è provato ancora una volta a promettere l’annessione (artificiale) al continente! Con il famigerato Ponte – madre (sterile) di tutte le Grandiopere. (“Non fiori, ma Operepubbliche scrive Travaglio nel certificato di morte – politica- di Angelinalfano).
Una regione che (oggi a urne chiuse lo scrivono quasi tutti mentre in campagnelettorale non lo diceva nessuno) da sola stipendia un terzo dei dirigenti di tutte le altre messe assieme, che ha nove volte i dipendenti della pur non così virtuosa Lombardia e – soprattutto – nove miliardi di debiti che nessuno sa come pagare e che chiunque sarebbe andato a governare sapeva che il primo e unico “atto politico” corretto sarebbe stato la consegna dei libricontabili in tribunale. Ma alle elezioni gli “addetti ai lavori” ci sono andati tutti come chi si imbarcò oltre un secolo fa sul Titanic. Chi per necessità ( i migranti di allora), chi per fare sfoggio di ricchezza e onnipotenza (i ricchi antenati del jet set), chi per mestiere (i marinai). Ma ora come allora ci si è ovviamente accorti solo dopo in che cosa ci si era imbarcati.
E oggi – non così tanto meno drammaticamente di allora – sappiamo che non è andato alle urne ben oltre la metà degli aventi diritto al voto. Un po’ come (se posso permettermi di abusare di una metafora da me stesso recentemente usata) una assemblea di condominio di un palazzo pericolante cui partecipano meno della metà dei condomini ma per deliberare svogliatamente l’acquisto di fioriere per ornare l’androne! Per poi tornarsene ai rispettivi alloggi incuranti dei sinistri scricchiolii provenienti dalle fondamenta…
Vedremo adesso se a lanciare l’appalto-ponte saranno Musumeci e i suoi impresentabili (sembra il nome di un complessino del beat demenziale degli anni sessanta), raddoppiando così appena eletti il debito, ma “spalmandolo” sull’Italia-tutta prima ancora di aprire il cantiere per la messa in opera del “cordone ombelicale transgenico”… E se partner dell’impresa sarà un governo Berloni (dando per definitivamente tramontata – via Faidapiddì – un esecutivo Renzusconi) attraverso la ratifica di decisioni assunte altrove dai Salini e dai principini (per la verità oggi un po’ nella bufera) di Riyad… (Che sia l’essersi accorti che niente vien più deciso dagli eletti e che anzi la loro nomina sia pre-stabilita dalle ultime leggi elettorali (come quella appena firmata dal Siculomattarella) a tenere sempre più cittadini lontani dalle urne?).
Ma c’è chi crede di possa essere ancora un’ultima chance per riportare le pecore nell’ovile che tanto bene ha fatto ai poteri forti – Finanziarie, banche d’affari ed evasori fiscali – in questi anni indimenticabili: quella con cui si conclude l’editoriale del fatto Quotidiano che individua nel direttore di un Foglio (clandestino ancorché pagato coi soldi dei contribuenti) l’ispiratore della politica suicida del leader del “crisantemomagico”: “L’altra sera, mentre minuto per minuto gli si restringevano i voti, l’abbiamo visto non pessimista, questo mai, ma un po’ sulle sue. Però mascherava bene: i veri sconfitti erano i 5Stelle e – udite udite – “Rosario Crocetta”. Renzi no, lui ha sempre ragione, anche perché segue sempre i consigli del rag. Cerasa (direttore del Foglio già di Giulianoferrara NdR), e i risultati si vedono. Ora si spera che sposi anche l’ultima, decisiva campagna del Foglio: quella per infilare nel simbolo del Pd il logo dell’Ue. Se possiamo azzardare un consiglio, per una ripartenza a razzo verso lo zero assoluto, suggeriremmo un’immagine ancor più accattivante: la foto di Jean-Claude Juncker al quinto whisky.
7 novembre 2017 – Borgone Susa (circa 920 km a nordovest di Palermo) – Claudio Giorno