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TAV : C’ERA UNA VOLTA L’AMIANTO…

Buongiorno, le scrivo per avere un chiarimento (riguardo la presenza di amianto) in merito a uno slogan che spesso sento o leggo sui social dai vari proponenti all’opera:”allora perché e’ stata costruita la centrale di Venaus? oppure e la 2° canna del tunnel del Frejus? li non c’era l’ amianto?” Non avendo trovato nulla nelle mie letture e documentazioni chiedo a lei delucidazioni in merito. Da sempre oppositrice al tav, attendo un suo riscontro. Cordialmente ***

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2^ canna Frejus stradale: 17 novembre 2014

NELLA FOTO SOPRA: 17 novembre 2014: la consueta sceneggiata (a beneficio di politici “amici” e giornalisti “arruolati”) della “caduta dell’ultimo diaframma” della seconda canna del Tunnel Autostradale del Frejus. In questo caso non ci si è neanche incontrati al confine essendo – la galleria – stata scavata interamente dalla Francia (“…per motivi di ordine pubblico”).

***

E’ una domanda, questa pervenutami recentemente “via social” che dimostra (secondo me) almeno due cose: la prima e la più importante è che  in questi ultimi tempi nonostante centinaia di “serate” informative (che abbiamo chiamato con un po’ di autoironia TecNoTav Tour) noi stessi non riusciamo sempre a comunicare quello che molte persone (anche documentate e attente) vorrebbero capire meglio. La seconda che sei mesi di full immersion nella “bolla-media-maistream” di propaganda massiccia a favore dell’”appaltificio” (di cui il “Tav” Torinolione rappresenta la “Linea Maginot” eretta a difesa del sistema tutto su cui vivono l’intermediazione parassitaria di finanziarie e imprese e la politica che la perpetua) hanno fatto “sparire dai radar” soprattutto le ragioni ambientali su cui è nata l’opposizione trent’anni fa. Intendiamoci: proprio lo studio attento, rigoroso, ininterrotto – soprattutto dei progetti – ma anche della propaganda dei proponenti l’opera ha convinto persino chi di noi è un apprezzato naturalista che se una infrastruttura serve, se ne può discutere e che i danni ambientali, pur gravi e irreversibili possono essere oggetto di confronto quantomeno per  verificare in che misura siano davvero limitabili. Ma anni di confronto tecnico scientifico, di acquisizione di competenze procedurali e finanziarie (ricordo qui in particolare quelle rimaste senza giustificazione alcuna nei libri del compianto prof. Ivan Cicconi) ci hanno indotto spesso a “mettere al quarto posto” il tema ambiente. Preceduto (come accennato) dalle domande “è un’opera prioritaria, serve davvero ai cittadini?”; “si ripaga l’enorme investimento di denaro pubblico sottratto a scuola, salute, previdenza?”; “si riuscirà finalmente a impedire che “a fare l’affare” siano soprattuuto i corrotti e la criminalità organizzata?”.

Fatta la lunga ma necessaria premessa riporto di seguito quel che ho provato a rispondere alla gentile persona che mi ha posto la domanda ineludibile di cui all’inizio.

Buon giorno ***,

innanzitutto una doverosa precisazione:  pur facendo parte del gruppo dei “tecnici” che da decenni offre collaborazione rigorosamente gratuita ai sindaci, comitati, cittadini che lo desiderano circa le negatività connesse alla realizzazione di grandi opere di ingegneria civile su territori fragili (e per di più fortemente antropizzati), non sono un geologo e potrei anche sbagliare in qualche dettaglio di quanto mi accingo a scriverLe.

Le fibre-killer di amianto sono presenti in modo anche molto diverso a seconda della natura delle rocce che le contengono e hanno la cattiva caratteristica di poter provocare un tumore incurabile – il mesotelioma della pleura – anche se se ne respira una quantità apparentemente trascurabile e non necessariamente con continuità. Ovvio che la possibilità di ammalarsi era più presente tra categorie come i lavoratori addetti alla produzione di manufatti di fibrocemento (il famigerato “Eternit”), ma anche in chi ne lavava le tute impolverate (molte mogli di operai ne sono state colpite) e addirittura in cittadini abitanti nei pressi delle fabbriche e addetti a tutt’altri lavori: la città martire di Casale Monferrato ne è l’esempio più conosciuto dove (dati i tempi di incubazione del male, fino a 40 anni) ci si ammala ancora oggi nonostante la chiusura definitiva della fabbrica sia avvenuta  molti decenni fa.

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I  libri di Chiara Sasso, “Digerire l’amianto”

NELLA FOTO SOPRA: Le copertine della prima e seconda edizione del libro di Chiara Sasso, “Digerire l’amianto” che racconta la storia delle lavoratrici (ma delle mogli degli operai) della SIA di Grugliasco (TO) morte di mesotelioma anche “solo” per aver respirato la polvere di cui erano intrise le tute da lavoro!

La situazione vale (a maggior ragione) anche per chi  lavora nelle cave o in miniera, o scava gallerie e (fatte le debite proporzioni) per chi abita nei pressi di crateri di scavo, ma anche imbocchi di tunnel.

Detto tutto questo va rammentato che la Valle di Susa ha il suo inizio in sinistra orografica del torrente Dora Riparia  più o meno in corrispondenza del  monte Musiné (Alpignano, Caselette) le cui pendici si innestano su una delle più vaste “lenti di amianto” conosciute e per anni cavate: un vero e proprio cratere da tempo in attesa di bonifica aperto nei pressi di Balangero. Il primo tracciato della “nuova linea ad alta velocità Torino-Lione” (come fu denominata nei progetti di massima dell’epoca) doveva essere realizzata proprio scavando li la prima di una serie di gallerie di avvicinamento al tunnel di valico tra Venaus (oggi Susa) e St. Jean de Maurienne! Solo per questo chi abita tra la parte ovest di Torino e la sua cintura metropolitana dovrebbe essere eternamente grato al movimento No Tav e ai cittadini della Valle di Susa che con la rivolta popolare dell’8 dicembre 2005 determinarono l’abbandono di tale progetto (oggi spostato ma soprattutto oggetto di completo ridimensionamento). Tutto bene, quindi? Hanno ragione le forze politiche tutte (o quasi) che invocano la partenza dei lavori di scavo vero e proprio di quel che resta della Torino Lione vale a dire la doppia galleria di base Susa-St.Jean de Maurienne (57 km dei circa 280 previsti 30anni fa?).

La relativamente recente ultimazione della galleria di Claviere/Monginevro) che avrebbe dovuto essere terminata per le “Olimpiadi2006” in quanto “giustificata” e finanziata per tale evento testimonia (anche attraverso la documentabile esplosione dei costi!) che di amianto in Val di Susa ce n’è: per evitare la fuoriuscita di quantità industriali di fibre-killer è stata scavata una ulteriore galleria col solo scopo di usarla come deposito delle rocce amiantifere “scoperte” durante i lavori di scavo del tunnel stradale! Che conseguentemente è stato aperto al traffico oltre 10 anni dopo la cerimonia di chiusura dei giochi olimpici…

Ma sempre per celebrare l’evento commerciale/sportivo di cui sopra si era individuata un’area nel territorio di Cesana in cui realizzare la pista di bob (possibilmente non in pieno sole, visto che per funzionare è necessario che il percorso sia il più a lungo possibile ghiacciato!). Anche qui la “sorpresa geologica” (la chiamano così anche coloro che sono in completa malafede e che la usano col solo scopo di giustificare la revisione del prezzo concordato in appalto) ha causato il trasloco (in imminenza della manifestazione) nell’area in pieno sole dove per mantenerla congelata è stato necessario realizzare un costosissimo e rischioso impianto di refrigerazione con tonnellate di ammoniaca. Oggi tutto giace abbandonato, ma gli interessi bancari sul prestito pubblico contratto per i giochi olimpici corrono più veloci dei bob che nel frattempo corrono altrove…

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SS24 tra Cesana e Claviere: il cartello ANAS “sbianchettato” più volte dal 2006 (olimpiadi)

NELLA FOTO SOPRA:  ss24 del Monginevro, tra Cesana e Claviere: il cartello dell’appalto ANAS “sbianchettato” innumerevoli volte dal 2006 – anno delle olimpiadi invernali di Torino ! in questa foto il fine lavori è traslato al 2014 ma non sarà l’ultima. La causa di tanto ritardo e tantissimo extra-costo la “sorpresa geologica”: in Val di Susa c’è l’amianto! Chi lo avrebbe mai detto…

Ma torno al “tunnel di base” e alla Sua domanda: Come saprà l’ultimo progetto approvato ipotizza di far partire lo scavo dei tunnel ferroviari veri e propri non più dalla città di Susa ma dal cantiere e dal cunicolo geognostico  della Maddalena di Chiomonte (“militarmente meglio difendibile da contestazioni violente del movimento No Tav”…provocare tumori incurabili ai bambini di Taranto o della Val di Susa non è ritenuto un comportamento violento…). E’ “ufficialmente” da quel progetto (che per legge è pubblico e consultabile) che sappiamo che è proprio nella tratta tra Chiomonte e Susa che i sondaggi geognostici preliminari hanno accertato la presenza di percentuali significative di amianto! Per cui, sulla falsa riga della esperienza di Claviere/Monginevro, ma con ben altre cubature, si è deciso di prolungare il cunicolo geognostico già scavato per 7 km col solo scopo di stivare al suo interno le “pietre verdi” ad alto tenore amiantifero)…nella speranza che nulla esca all’esterno (e con tanti auguri ai lavoratori)… Da Chiomonte in direzione Francia e al di la del confine i rischi di “sorpresa geologica” sono altri (e se possibile anche più problematici nelle ipotesi più sfavorevoli): dal rischio di intercettare vene di pechblenda a quello già presente di dover attraversare rocce carbonifere ricche di acqua e gas: per questo la tratta francese propagandata come inizio di una delle due canne di gallerie ferroviarie vere e proprie è finanziata dalla Unione Europea come “studi e progetti”…(Diversamente avrebbe dovuto metterci i soldi il governo francese che fin qui non ha messo un centesimo a bilancio).

Concludendo sugli altri suoi interrogativi: per una serie di motivi non c’è stata una forte opposizione “popolare” al raddoppio del tunnel autostradale del Frejus di 12 km parallelo a quello ferroviario esistente: per il minore rischio geologico (derivante da quanto appena detto), ma anche perché lo spaventoso incidente nel Tunnel del Monte Bianco di 20anni fa e quello del Gottardo (“meno grave” solo nella contabilità dei morti) han dimostrato che la sicurezza dei tunnel stradali è gestibile solo con gallerie e a senso unico. Ma ancor più perché la galleria è stata realizzata apposta tutta dal lato francese (dove la contestazione popolare è oggettivamente debole e la repressione poliziesca – se possibile – più dura di quella italiana, “bucando” la montagna da Modane in direzione Bardonecchia)… Quanto alla seconda centrale idroelettrica di Venaus (iniziata da AEM e finita nella cassaforte della finanziaria IREN va detto che – con il raddoppio della ferrovia esistente tra Bussoleno e Salbertrand e la realizzazione dell’autostrada del Frejus ha “goduto” di un clima più favorevole  da parte dei cittadini ma soprattutto dei sindaci (non delle associazioni ambientaliste a cui mi onoro di aderire da sempre, in particolare a Pro Natura) perché “il treno è buono ed ecologico”, l’”energia idroelettrica è pulita”, e l’autostrada “avrebbe tolto dalla strade statali attraversanti i paesi migliaia di TIR”.

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Tripudio di tricolori rossi bianchi e bleu/verdi: la “politica” è sempre “bipartisan”

NELLA FOTO SOPRA: Tripudio di tricolori rossi bianchi e bleu-verdi: la “politica” è sempre “bipartisan” quando si tratta di favorire gli appalti e la cementificazione, alla faccia delle Convenzioni delle Alpi, dei protocolli per contenere le emissioni (da Kyoto a Parigi è difficile tenere conto di quanto kerosene è stato bruciato per trasportare i culi di capi di stato ed “ecologisti di complemento” al seguito…

Sia chiaro che noi “ecologisti della prima ora” – nonni di Greta”-  nel nostro piccolo e con i nostri limiti, ci siamo battuti contro TUTTE le grandi opere più o meno utili e prevalentemente inutili e devastanti per le finanze pubbliche oltre che per il territorio assoggettato a servitù…(Lo testimoniano le decine di esposti, dossier ecc – redatti in particolare dal fondatore valsusino di Pro Natura, Mario Cavargna: contro le false promesse di AEM/IREN e il rischio di desertificazione del bacino della Dora dopo quello del Moncenisio, (con la diga “francese” e la prima centrale EDF/ENEL di Venaus); contro la perdita irreversibile (documentata) di sorgenti durante il raddoppio “valsusino” della ferrovia Torino Lione esistente (oggi sotto-valutata/utilizzata);  e soprattutto contro il traforo e l’autostrada del Frejus, strettamente legati alla speculazione edilizia e alla conclamata infiltrazione ‘ndranghetista in Alta Val di Susa con coraggiose denunce (coeve all’uccisione un decennio prima dell’assassinio di Falcone e Borsellino) del Capo della procura torinese Bruno Caccia; un “eroe borghese” di cui nessuno parla, nonostante (a oltre trenta anni di distanza) non sia stata ancora fatta completa e doverosa luce su tutti i mandanti mentre quelli sin qui accertati hanno “operato” proprio Tra le Valli D’Aosta e di Susa!

Un cordiale saluto

Claudio Giorno,  Borgone Susa, giugno 2019

…e proprio sulle pendici del Musinè …

NELLA FOTO SOPRA: ...e proprio sulle pendici del Musinè campeggia e viene rinnovata da anni una scritta (in materiale biodegradabile) che ricorda ai “distratti” chi sono i maggiori beneficiari delle grandi opere inutili e imposte come il “TAV” della Val di Susa…

***

Aggiungo l’intervento di una amica valsusina – militante No Tav  – attenta e sensibile  in particolare ai problemi della salute che – sempre via social (e quindi “sulla più pubblica delle piazze”) – mi “richiama” alla “completezza della informazione”:

Claudio, hai dimenticato l’ammodernamento del tunnel “storico” , lavori durati 10 anni . “Tra le problematiche affrontate – spiega Roberto Latuga – è doveroso ricordare lo smaltimento in Germania in una discarica specializzata ( a Hof) di 16mila metri cubi di pietrisco ferroviario contenente amianto.  Si è reso necessario un corso di formazione specifica sul personale CLF che ha gestito la fase di allontanamento dal cantiere del pietrisco” Ausi Lia Cinato 

L'”eroico” e misconosciuto lavoro di abbassamento del “piano del ferro”

NELLA FOTO SOPRA: L‘”eroico” e misconosciuto lavoro di abbassamento del “piano del ferro” (il pavimento) del tunnel del Frejus per consentire l’ampliamento della sagoma di transito anche dei camion più ingombranti caricati sui carri merci!

Come sottolineato sin dalle prime righe il mio non è un trattato sull’argomento- amianto in Val di Susa , Lia,  altrimenti si dovrebbe parlare soprattutto della cava di Caprie il cui pietrisco le ferrovie hanno cessato di acquistare proprio perché il tenore di amianto era superiore alle specifiche richieste (ma ciononostante è ancora in attività e fornitrice di pubbliche amministrazioni)… E/o di quella di Trana, chiusa dopo anni di lotte e l’impegno del consigliere regionale Corrado Montefalchesi ecc ecc: sul sito ” Ambientevalsusa.it ”  ci sono ancora postati i tanti lavori specialistici (portati anche formalmente in sede UE) di Riccardo Pavia che è geologo e che ha lavorato per anni sul tema con le necessarie competenze. Non si può fare un “bignami” della vera e propria “enceclopediatreccani”costruita in 30anni dai tecnici del Movimento No Tav.. Io mi sono limitato a riassumere alcune cose utili a una cittadina torinese per controbattere gli slogan scadenti nati attorno alla propaganda becera dei media mainstream che hanno “conferito in soli 6 mesi un master si tav” a 7madamine che sia annoiavano a morte a continuare a giocare a canasta (in attesa di passsare – come tutti” – a una vita migliore)…

La val di Susa dalla sacra di san Michele

NELLA FOTO SOPRA: Vista da est della val di Susa dalla Sacra di San Michele: all’estrema destra si vede l’impressionante cratere della Cava di Caprie dalla quale le ferrovie hanno acquistato per anni il pietrisco per la massicciata su cui poggiano i binari (il “ballast”). Non si può escludere che quello che è stato “impacchettato” e portato in discarica in Germania (perché ad alto tenore di amianto) e a cui si riferisce Lia possa essere stato posato (negli anni addietro) anche nel tunnel del Frejus (la cui manutenzione era in capo all’Italia).

16 giugno 2019.

Modesto lavoro, anche di ricerca e commento di immagini appropriate e proprio per questo pubblicato con dedica particolare a un caro amico che proprio in questi giorni …è “andato avanti”.

Cg

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L’ALTRA FACCIA DELLA LUNA DELLA NOTTE ELETTORALE

(Quella visibile solo dalla Val di Susa)

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la luna “sopra” la Sacra di San Michele (vista dalla Val di Susa) – foto Claudio Giorno

Gli articoli – soprattutto “occhielli”, titoli e “catenacci” – erano stati scritti da mesi, come i “coccodrilli” dei vip in odore di morte imminente. Il “mortoannuciato” questa volta non era tanto (o solo) Gigginodimaio, ma il movimento di cui era (è?) “capopolitico”. Cosicchè Ansa, Adnkronos e tutte le agenzie foraggiate dai poteri forti non hanno aspettato gli scrutini del giorno dopo – quelli della “amministrative”, per sparare “la raffica” (precotta) fin dagli “exitpol” (peraltro come sempre persino meno devastanti rispetto al risultato finale: gli italiani si sono sempre vergognati di confessare d’aver votato la peggiore destra di turno):

“  Lega sbanca in Valsusa, M5s spopola solo a Venaus (ANSA) – La Lega sbanca anche in Valle di Susa, dove sotto la spinta del movimento No Tav contrario alla Torino-Lione i M5s avevano ottenuto in un recente passato ottime performance elettorali. Nel voto alle Europee il partito guidato da Salvini ha ottenuto il miglior risultato nella stragrande maggioranza dei paesi, compresi Chiomonte, il Comune dell’unico (finora) cantiere italiano della nuova linea ferroviaria, dove ha raggiunto il 36,32% (M5S al 23,14%) e Susa, il maggior centro della valle, dove ha fatto segnare il 33,4 M5S al 26,5%).

Di li a poco le edizioni on-line dei “giornaloni” e poi quelle cartacee che ancora decorano le edicole residue, (ma soprattutto che si dividono i tavolini dei bar con le tazzine sporche dei primi caffè), sembreranno il “copia e incolla” dei “lanci” sopra riportati. Mentre ancora si conteggiavano le preferenze dei prossimi deportati a Strasburgo, ed erano ancora sigillate sia le urne delle regionali (in Piemonte si votava anche per il “governatore del nordovest”) e soprattutto quelle per i sindaci.

Bisognerà aspettare il martedì per dei commenti quantomeno non predigeriti come i vermetti che i certi uccelli vomitano nel becco dei pulcini; e bisognerà leggere le prime analisi delle (poche) firme “non arruolate” per cominciare a distinguere i veri contorni di un panorama oscurato da un  polverone non meno nocivo di quello generato dallo “smarino” del pur misero “cunicolo geognostico” della Maddalena.

SCRITTO DA UN “DIVERSAMENTE SI TAV”

E a volte può anche capitare che sia importante sia cosa viene scritto, ma – se possibile – ancor di più chi lo scrive: Ettore Boffano è stato per anni caporedattore di Repubblica/Torino (quando mi pare di ricordare ci lavorasse anche Marco Travaglio); dichiaratamente PDS/DS/PD,  non solo favorevole al “Tav” Torino-Lione, ma ferocemente polemico con gli “eretici NoTav” iscritti al “partito” e in particolare con Sandro Plano, sindaco di Susa, (appena sconfitto da un candidato della stessa provenienza messo a capo di una lista “eterogenea ma non troppo”)… Oggi Boffano – dopo aver anche ricoperto la carica di vicedirettore,  scrive sul Fatto Quotidiano, il giornale diretto da suo ex collega di gioventù, ma pur essendone fin troppo chiara (e bene argomentata) la “linea editoriale” (di netta critica alla “Grande Opera Subalpina”)  continua a rivendicare d’essere sempre stato favorevole alla “Torinolione” (ma – va detto – con una certa sobrietà sfociata nella presa di distanza dal carnevale di Piazzacastello a trazione Piddì delle “7maDAMINE” . Per questo mi pare particolarmente significativo il suo epitaffio (di questo si tratta) a commento del tramonto di Sergiochiamparino e la sua sintetica ma acuta analisi del voto del 26 maggio nel “profondo nordovest”:

“(…) E assieme ai sogni di vittoria, sparisce anche l’illusione che la battaglia a favore dell’Alta velocità in Valle di Susa potesse trasformarsi in una piattaforma politica e in un totem ideale, alimentati dalle piazze mediatiche e un po’ illusorie delle “madamine” e degli esponenti della buona borghesia torinese (che, in dialetto, il Chiampa chiamava i “fafiuché”: quelli che sono talmente rompiscatole da far persino nevicare e pronti, tre anni fa, a passare dalla parte dell’Appendino e a rientrare adesso all’ovile, in nome del sì al Tav). I dati elettorali della Valle di Susa, compresi quelli del piccolo comune di Venaus (teatro anni fa di un durissimo scontro tra i No-Tav e le forze dell’ordine), dicono che in quei luoghi hanno preso più voti i due partiti favorevoli al treno veloce: la Lega e il Pd. Ma secondo chi conosce bene quei posti e quella gente, lo scontro sull’alta velocità c’entra poco: si tratta invece di voler stare con Matteo Salvini o contro di lui o, al massimo, di scegliere i leghisti come gli interlocutori più affidabili per chi vuole la nuova linea ferroviaria internazionale. E a riprova di quanto fosse spuntata (o perlomeno divisa equamente tra i due schieramenti) l’arma del Tav, ecco la percentuale raccattata, questa volta nel campo di Alberto Cirio, dalla lista di Mino Giachino, il vero inventore delle piazze delle madamine: un misero 1,4 cento”.

Sintesi perfetta, ci si potrebbe anche fermare qui, ma siccome la narrazione dei “mediamainstram” prosegue nel solco del “voto Si Tav nella Valle No Tav (e siccome “Volerelaluna” privilegia la l’approfondimento documentato mi pare utile (non avendo neanche il vincolo-tiranno imposto dalla impaginazione di un giornale cartaceo) offrire alcuni spunti di riflessione solo apparentemente a macchia di leopardo, come del resto potrebbe apparire a prima vista l’esito del voto amministrativo nell’area non solo della bassa Val di Susa, ma della sua “costola alta” (un tempo assai dolente di infiltrazioni ‘ndranghetista) e della spesso trascurata Val Sangone.

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Steve Bannon, l'”inventore” di Donald Trump

ULTIMI GIAPPONESI NELLA GIUNGLA O “SOGGETTI DA NEW YORK TIMES”?

A conforto di quanto appena affermato va annotato (non fosse altro come fenomeno di colore), che molti di noi “no tav di lunga data” sono stati invitati un po’ ovunque in questi giorni dopo il plebiscito sovranista: serviva un “giapponese rimasto a combattere il Tav nella giungla” nella gabbia dei leoni di rete4-Mediaset condotta da Del Debbio e infestata da Porro; ma anche nel tempio Dem di Luciannunziata, nell’oasi protetta di Rai3. Ma neppure l’ex presidente della radiotelevisione di stato (di cui chi scrive ricorda le corrispondenze dalla “Grandemela” teletrasmesse al “Quotidianocomunista il manifesto”!) forse legge più attentamente il New York Times: vi avrebbe trovato un breve ma sorprendente passo che “prevedeva con diversi giorni di anticipo l’esito del voto in Val di Susa” (si fa per  dire)  e in particolare a Susa! Non c’è neanche bisogno di conoscere l’inglese  (io non lo conosco) per saltare sulla sedia nel leggere queste poche ma sorprendenti righe che riprendono – sotto il titolo un titolo a sensazione – una affermazione di Fabrizio Barca (uno che non a caso ha abbandonato la Corazzata Renziomkin prima che affondasse nella tempesta che avrebbe dovuto devastare la Carta Costituzionale):

Steve Bannon Is a Fan of Italy’s Donald Trump

He’s crisscrossing Europe because he believes it’s a bellwether for the United States. The scary thing is he could be right. (…) “Barca told me the abandonment of rural areas — the closing of small hospitals, marginal train lines, high schools — lay behind Salvini’s rise. Almost 65 percent of Italian land and perhaps 25 percent of its population have been affected by these cuts. “Rural areas and the peripheries, the places where people feel like nobody, are home to the League and Five Star,” he said. To the people there, Salvini declares: I will defend you. He does not offer a dream. He offers protection — mainly against the concocted threat of migrants, whose numbers were in fact plummeting before he took office because of an agreement reached with Libya.”

https://www.nytimes.com/2019/05/18/opinion/steve-bannon-matteo-salvini.html

“(…)l’abbandono delle aree rurali – la chiusura di piccoli ospedali, linee ferroviarie marginali, scuole superiori – si trova dietro l’ascesa di Salvini: quasi il 65% della terra italiana e forse il 25% della sua popolazione sono stati colpiti da questi tagli”. le aree e le periferie, i luoghi in cui le persone non sentono nessuno, sono la patria della Lega e del Five Star “

Barca – pur essendo più intelligente della media dei suoi colleghi di partito (del resto non ci vuole molto) e pur essendo tornato al suo lavoro e ai suoi studi, lasciando l’agone politico – è pur sempre un piddì,  per cui mette assieme Lega&5stelle, senza valutare la differenza: che nella campagna elettorale Dimaio era a guardia del palazzo (con Fico), Grillo e Di Battista desaparecidos mentre Salvini – (con o senza voli di stato) – era ovunque e soprattutto proprio in quelle che il corrispondente newyorchese chiama “aree rurali”, periferie abbandonate, ecc. a promettere anche quello che sapeva di non poter mantenere, ma “personalmente di persona”…

MA “LASTAMPA” RACCONTA SOLO LE “7MILA SFUMATURE DI ARANCIONE”

Poche settimane prima del voto una giovane mamma (proprio di Venaus!) ha partorito in autostrada (e a un’altra donna era capitata la stessa sorte pochi mesi prima): due anni fa il punto nascite di Susa è finito sotto attacco (con tanti altri piccoli “nidi”) di aree montane o periferiche come Domodossola, Carmagnola… A chiuderli – facendosi garante dei desiderata delle grandi agenzie di rating e della divinità detta “i mercati” – è stato il postcomunista Chiamparino col suo assessore alla sanità, il postdemocristiano Antonino Saitta, entrambi fanatici sostenitori “dellaTav” – al femminile – come la declinano loro. E sono loro (quantomeno i loro dioscuri di partito) che hanno lavorato contro un sindaco “eretico” come Plano, “no tav” da sempre, mettendolo in difficoltà durante il suo mandato (sull’ospedale ma non solo) e favorendo la nascita di una lista-civetta dove a cominciare dal candidato-sindaco molti dei consiglieri eletti sono dei “postPd”, con “contaminazioni” fino all’ultradestra… Un  “rassemblement” che ha basato la sua propaganda sul “voto utile” a sconfiggere il sindaco uscente sacrificando – “senza pietà” – addirittura il candidato-sindaco doc della Lega, il dottor Baccarini: la prova? Poco più di 300 voti a lui che si presentava nei manifesti 70×100 con in grande evidenza il logo di Alberto da Giussano e la scritta “Lega per Salvini”  a fronte degli oltre 1800 voti per “il capitano” alle europee!

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il candidato-sindaco di Susa della Lega per Salvini “sacrificato al voto utile”

Un boicottaggio organizzato anche in altri comuni, grandi (Almese, Bussoleno) e piccoli (Caprie,  Mattie) in molti dei quali però i risultati sono stati opposti alle aspettative dei poteri forti di riferimento mantenendo o conquistando sindaci di sicuro orientamento contrario alla ennesima e “definitiva Grandeopera”. Un eco-mostro da collocare tra Valle di Susa e Val Sangone, prosciugando e contaminando due dei più importanti bacini imbriferi: il Massiccio d’Ambin e la Collina Morenica di Rivoli-Rivalta (ma inneggiando ovviamente a Greta e reiterando slogan falsi, bugiardi e usurati come quello della “sostenibilità ambientale”).

Mentre è sembrato che queste “forze metropolitane” abbiano trascurato “i paesi di mezzo” collocati geograficamente in alta valle (Giaglione, Salbertrand e lo stesso Chiomonte), sulla carta (progettuale) destinati ai pesanti effetti di allargamento del cantiere strategico-militare della Maddalena, alla collocazione in area sondabile della “fabbrica dei conci di galleria”, al deposito dello “smarino” contaminato da fibre di amianto (della cui vena ormai gli stessi proponenti ammettono l’esistenza proprio tra Chiomonte e Susa)! Perché a Chiomonte ha se non altro vinto un “indigeno” autorevole ed esplicitamente critico quantomeno verso il modo in cui i proponenti il tav hanno agito fino ad ora anche in paesi come il suo dove tutti gli “ultimi primi cittadini” avevano consegnato le chiavi del municipio a Ltf prima e a Telt poi (le società di progettazione e realizzazione della galleria di base): l’ingegner Garbati che con “passo da montanaro” ha salito tutta la piramide dell’IREN (la grande finanziaria di gestione di centrali elettriche) fino a diventarne amministratore delegato dopo essere partito vincendo il concorso da tecnico proprio dalla centrale idroelettrica della allora Azienda Elettrica Municipale del suo piccolo comune! Ma soprattutto perché le amministrazioni uscenti di Salbertrand e Giaglione – dichiaratamente disponibili a concedere ogni genere di servitù a TELT – sono state sconfitte da liste composte da numerosi attivisti no tav e guidate da primi cittadini che come minimo vorranno rendersi conto del cosa e del come prima di accettare una pesante eredità “senza il beneficio di inventario” come si diceva nel diritto civile…

SE SUSA RITORNA AL FUTURO

Se a pensar male ci si coglie il cantiere-groviera di Val Clarea potrebbe traslocare nella sua collocazione primitiva, proprio a Susa…in tal caso sarebbe interessante assistere all’esplosione delle contraddizioni tra “freschi” eletti ed “ustionabili” elettori – qualora ciò fosse nelle intenzioni prossime di chi ha “investito su Susa” e “trascurato” i paesi destinati a “cantiere alternativo” motivato non da scelte tecniche ma di “ordine pubblico”…

Francamente mi pare di aver già approfittato troppo della pazienza di chi – eventualmente – fosse arrivato sin qui…ma mi auguro che chi ha voglia di riflettere onestamente capisca da solo e senza bisogno di leggere il mio lungo intervento che dietro alla pretesa di voler identificare il voto europeo (anzi, anti-europeo!) dato alla Lega col voto Si Tav c’è un imbroglio vecchio di 30 anni (tanto più alla luce del “voto amministrativo “disgiunto”). All’inizio dei quali – esattamente come adesso – tutti i partiti erano favorevoli al Tav (DC, PCI; PSI; PRI ;PLI; PSDI, io me li ricordo)…e il movimento di opposizione era solo contro tutti, salvo Verdi e Rifondazione Comunista, poi ricattati da “dodecaloghi e false promesse che ci lasciarono completamente soli…Come capiterà probabilmente oggi con quel che resta dei 5stelle: Ragion per cui nessuna persona di buon senso avrebbe scommesso un bottone che 30anni dopo saremmo ancora stati qui, senza governi amici!

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in verde il tunnel di valico, ovvero quel che resta del faraonico progetto “TAV” Torino Lione

Allora, dunque, come adesso, con una non trascurabile differenza: il ribadire le ragioni del no non più a una nuova ferrovia ad alta velocità da Torino a Lione di 280 km (dieci gallerie una dietro l’altra!), ma a quel poco (se possibile ancor più inutile) che ne rimane: il suo tratto più duro a  morire (per le cambiali da onorare da parte di chi lo ha promesso a chi lo vuol realizzare): il tunnel di valico di 57 km

Borgone Susa, 1 giugno 2019 – Claudio Giorno

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EURO(TAV)WER

PicchiSardoni

OMNIBUS LA 7”, sei giorni scarsi al voto. La Sardoni – inviata dal primario Mentana tra le corsie dell’ospedale da campo in cui giacciono i feriti di questa cruenta battaglia elettorale legge il bollettino medico dopo gli scontri delle ultime ore. Tra infermieri di lungo corso del giornalismodipalazzo (Telese, Cerasa ecc) emerge un politico “diversamente leghista”, Guglielmo Picchi. Diversamente  non perché dica cose diverse da Giorgetti e dal suo megafono – Salvini – ma perché è diverso il suo accento: nessuna traccia delle “e larghe alla milanese”, ma un eloquio sobrio, “sciacquato in Arno”.  Leggiamo infatti su Wikipedia che  è nato a Firenze,  ma che ha studiato alla Bocconi, ha lavorato in banche d’affari a Londra e si è specializzato negli USA (e dove sennò?) che Oltratlantico ha stretto rapporti lungimiranti con gli ambienti che hanno sostenuto l’ascesa di Donaldtrump e che grazie  questi vi ha introdotto il suo “capitano”; come tutte le ultime new entry nel Carroccio proviene da Forzitalia (uno sei tanti esempi della transumanza inarrestabile dalla destra in declino alla destra in ascesa), che è stato premiato con un sottosegretariato (agli esteri).

Ma – nemo profeta in patria – ha ovviamente qualche rogna tra i supporter leghisti di più lunga data (e genuina opposizione al rosso-toscano) come l’ “anti-sviluppista” (come la definisce “il Foglio”) Susanna Ceccardi, sindaca di Cascina, e ascoltata consigliera del ministro dell’Interno, neo commissaria della Lega in Toscana e possibile candidata del centrodestra alle elezioni regionali del 2020.

E che Picchi sia “sviluppista” lo si capisce immediatamente da come liquida il tentativo della conduttrice di mettere assieme Sicurezzabis, Sfiduciaconte, reprimende Onu, rosari & fischi a Papafrancesco con Latav: era un po’ che non se ne sentiva parlare e la citazione della staffetta del “settimo-telegiornali” ha il duplice “pregio” a)- di far capire che da lunedì tornerà ad essere uno dei temi forti di cui si occuperanno (ovviamente a sproposito) i media mainstream, ma soprattutto b) – quali e quante e in che misura sono diffuse le certezze del carroccio ad altavelocità sulla “necessità” di subentrare ai vecchi partiti come riferimento affidabile del rilancio delle Grandiopere e del “modello calcestruzzo” (come del resto emerge tra le righe dalle inchieste di Milano e Busto Arsizio): Ma per tornare a quel poco che emerge dell’iceberg del vero “dibattito” sul Tav (e per chi ha voglia di farsi del male) qui il link alla trasmissione:

http://www.la7.it/omnibus/rivedila7/omnibus-21-05-2019-272358

dal minuto 25 Conte sulla ACB Torino Lione, poi Cerasa (foglio/Ferrara), poi il Piddino seguace di Tav & Chiamparino (per sempre uniti in un unico destino), poi ancora Conte su Siri e infine – attorno al minuto 35 – ancora Picchi  che si dichiara perfettamente in linea con la dura critica del sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri al presidente del consiglio (fatto che credo sia senza precedenti) e che sul Tav sostiene in estrema sintesi che:

i lavori stanno andando avanti,

che quantomeno il tunnel di valico non è in discussione,

che c’è un accordo internazionale su cui si è espresso il parlamento

e che quindi quella di Conte sia stata una sceneggiata(convenendo significativamente e solo su questo argomento con Cerasa di cotanto Foglio!)

Buon 26 maggio.

Borgone Susa – Claudio Giorno, 21 maggio 2019

 

ANCHE QUEST’ANNO

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La fotografia è di Luca Perino

(…dal venticinque aprile al primo maggio)

‘Sta mattina a Primapagina di radio rai 3 la rassegna stampa è affidata a un giornalista del “Sole24ore”: ottima scelta per la settimana con il primo maggio al centro, come la “h” di Fahre(nheit) programma-cult del direttore di rete, Marino Sinibaldi, ex Lottacontinua, oggi assi più moderato, ma che qualche garbata  provocazione  ama farla e deve aver pensato che non c’è niente di meglio che un esponente del giornale  della Confindustria  per “dare la linea” in diretta radiofonica a vecchi e “nuovi” leader sindacali (che da tempo seguono le direttive che giungono da Viale dell’Astronomia)…

Sta mattina, 2 maggio, i quotidiani cartacei  non erano in edicola: come tradizione il primo maggio le redazioni sono chiuse, ma in compenso ci sono i giornali on line, confezionati ormai h24 prevalentemente proprio dai giovani giornalisti  precari che Landini, Furlan e Barbagallo  si guardano bene  dal tutelare “troppo”. Ma per chi ama ancora la carta con l’aroma dell’inchiostro ci sono pur sempre i settimanali (che sopravvivono grazie al generoso contributo pubblico che la politica continua a garantire ai grandi gruppi finanziari – editori per mecessità  e senza alcuna virtù)…

E’ così che il nostro conduttore – sfogliando Panorama – testata già ammiraglia  del Gruppomondadori  (prima che se la contendessero Debenedetti e Berlusconi, con quest’ultimo a spuntarla)  si imbatte nel “bestiario”, la rubrica storica di Gianpaolopansa (emigrata con l’autore da L’Espresso del finanziere tessera  numero uno del Piddì al fondatore di Forzitalia)…

Ora molti degli “affezionati lettori” del Pansa-epocaprima, se potessero “S-leggerebbero” ogni pezzo, ogni riga, ogni parola dopo la migrazione avvenuta col progredire della deriva antipartigiana (e salòttina) della penna ottantatreenne  di Casalemonferrato; eppoi le cose che ha scritto per il numero in edicola nel tempo “delicato”  che va da venticinqueaprile al primomaggio le aveva già scritte più o meno uguali e più di una volta…

Ma , partendo-  in modo bizzarro – dal racconto di un incontro casuale (e provinciale) con il già socialista Siri (il sottotenente della Flattax di Capitansalvini incappato in frequentazioni eolico-imbarazzanti) l’editorialista monferrino  ci ricorda di aver visto da vicino il dissolversi di una intera fauna politica (il bestiario, appunto)  da Fanfani a a Fini: “ Ma non avevo mai incontrato il tritume di oggi. (…) I politici di oggi meriterebbero di incontrare il loro 8 settembre. Quello vero, la terribile crisi del 1943”. E – forse nel timore di non essere preso nella dovuta considerazione” si rivolge al Capo dello Stato con l’appello che chiude sil suo pezzo: “Qualche lettore del Bestiario mi domanderà: caro Pansa, lei che si crede un sapientone, quale via d’uscita vede per un disastro come quello italiano? Io una ricetta ce l’avrei. Il presidente della Repubblica, il galantuomo Sergio Mattarella, deve diventare più interventista. E non farsi ingabbiare dalle formalità della nostra Costituzione. Obblighi il governo Conte e i suoi padrini, a cominciare dal cosiddetto Capitano, ossia il trucido Salvini, a gettare la spugna e a ritornare in famiglia, dalle loro consorti o dalle loro amanti. E metta in sella un governo di salute pubblica, composto da tecnici di provata esperienza. Cerchi il premier giusto, dal polso fermo e senza paura. E lo faccia difendere da militari onesti e di sicura fede repubblicana. Sento già qualcuno ringhiare: Pansa, lei auspica un colpo di Stato guidato dal presidente della Repubblica. La mia risposta è limpida e senza incertezze: meglio un colpo di Stato della lunga agonia che ci troverebbe stremati. In preda al cancro dell’impotenza e dei disonore.

Ho cercato in rete qualche reazione al delirio in tuta mimetica, ma non ho trovato niente: anzi, ho faticato a mettere assieme quel che ho scritto “sbobinandolo”  in parte da “Primapagina”, in parte da siti che pubblicano i” testi OCR” tratti dalla lettura degli articoli  di diverse testate…Forse  esagero a preoccuparmi? Forse nessuno lo prende più sul serio? Forse invece c’è chi la pensa proprio come lui (o anche peggio) ma – prudentemente – non lo dice? Gli “incidenti” del primo maggio a Torino (e la sottovalutazione delle anime belle,soprattutto  il compiacimento di quelle nere), a me sembra che dovrebbero imporre qualche valutazione davvero autorevole . Ma l’unica adeguata ai (mala) tempora mi è sembrata la denuncia dei giuristi democratici con cui chiudo questa mia sconfortata (e temo sconfortante) riflessione…  

Borgone Susa, 2 maggio 2019 – Claudio Giorno

ANCHE QUEST’ANNO
Anche quest’anno il corteo del primo Maggio a Torino è stato turbato, non già dal comportamento di qualche facinoroso, ma da quello delle Forze dell’Ordine. Sono ormai anni, con l’eccezione dell’anno scorso, che le Forze dell’Ordine bloccano una consistente parte del corteo, sempre nello stesso punto, in Via Roma, frapponendo un cordone di poliziotti che impediscono ai manifestanti l’accesso alla piazza ove si svolge il comizio. A fronte, poi, delle vibranti proteste dei manifestanti, segue una carica con uso degli sfollagente con modalità non consentite dalla normativa in materia, che finisce per travolgere le persone, senza che sia stato dato loro avviso della carica, ivi comprese quelle che tentano un’azione di interposizione e di rasserenamento della situazione. Oggi è toccato al nostro iscritto, avvocato Gianluca Vitale, che ha ricevuto una manganellata al capo con perdita di sangue, oltre che, a quanto pare, ad altri manifestanti.
Si tratta di una gestione dell’ordine pubblico inaccettabile, da un lato non rispettosa del diritto delle persone di manifestare liberamente ed in modo pacifico, dall’altro in violazione delle norme del Testo Unico di pubblica sicurezza e delle norme in materia di utilizzo delle dotazioni di servizio della Polizia. L’Associazione Nazionale Giuristi Democratici, nel condannare quanto accaduto, si augura che vengano accertate le responsabilità nella gestione dell’ordine pubblico ed esprime la propria solidarietà all’Avv. Gianluca Vitale.
1 maggio 2019
ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIURISTI DEMOCRATICI

IL (VICE) BOSCAIOLO, IL (VICE) DISBOSCATORE, E IL CONTE ZIO…

favola triste e solitaria sulla caduta delle stelle (e degli alberi)

Il primo ramo lo segò a Taranto; vi si era seduto per osservare le poveri rosse uscire dall’Ilva per posarsi negli alveoli polmonari di uomini e donne, vecchi e bambini del quartiere Tamburi-prima-e su tutta la città-poi.

Rischiò di cadere ma fece in tempo ad afferrarsi a quello a fianco. Assai più lungo e proteso verso il mare e da cui si vedeva l’intero tracciato del Tap, da Lecce (Puglia) a Sulmona (Abruzzo) e oltre, (Marche). Si rese conto che i tubi, le centrali di compressione, e tutto l’impianto seguiva (quasi che la cosa fosse voluta) la faglia dei più recenti e devastanti terremoti…Ma affondò la lama nel legno tenero e la spinse con forza.

Cadde , sta volta, ma per miracolo rimase impigliato in altro un ramo da cui si vedeva comunque l’Adriatico e anche lo Jonio: e tutte le piattaforme  con le trivelle pronte a cercare idrocarburi ma pagando un “canone delle patate”…fu salvato a stento da un forestale che gli suggerì di aumentare almeno il canone alle petrolifere (come facevano gli altri paesi europei) interponendo anche una moratoria che però provocò l’ira del suo vice-collega (un cui importante e navigato staffiere doveva aver fatto qualche promessa).

Ma la smania di segare i rami su cui stava seduto era divenuta compulsava: risalì il tronco fin quasi sulla cima per essere sicuro di vedere distintamente il Limonte, dove giaceva asfittica una associazione temporanea di imprese che era riuscita – tanti anni fa – a farsi affidare progetto, approvazioni ed esecuzione dei lavori per il cosiddetto Terzo valico appenninico (anche se in realtà sono almeno cinque)…Era nel frattempo stata redatta una analisi costo-benefici clamorosamente negativa, ma l’architettura contrattuale-fai-da-te della lobby costruttrice affermava che le penali di recesso – come per lo la società del Ponte sullo Stretto di Messina – sarebbero state tali da costate più di continuare il buco. Usò la relazione – bella spessa – per accomodarsi meglio e  ricominciò a spingere e trascinare la lama dentata con lena.

In questa parte del fusto i rami erano più corti e più ravvicinati, come e’ normale quando ci si avvicina alla sommità. Non gli fu quindi difficile precedere lo schianto e afferrarsi (sia pure con i piedi) a dei rametti da cui si vedeva distintamente la cupola di una chiesa: era la cattedrale di S.Gaudenzio di Novara da cui lo sguardo poteva spingersi, tra le risaie, fino all’aeroporto militare di Cameri, dove veniva assemblata la ferramenta degli F35 dando lavoro a un po’ di metalmeccanici. Pensò che almeno su questo  la CGIL non lo avrebbe attaccato e giù a segare a testa bassa. Ma sta volta rischiò il collo perché anche il santo di cui era manifestamente devoto, il vescovo Gennaro di Napoli, fu per un attimo tentato di non rinnovare il miracolo. Ma si sa, i santi son tali perché perdonano anche chi-non-sa-quello-che-fa e così si ritrovò posato sul ramo di nordovest, quello dove da trent’anni era in piedi una lotta di boscaioli, montanari e qualche viandante venuto da una città che pure era stata industriale e forse proprio per questo era amante della natura. Si ricordò d’esserci stato – una volta –  quando la cosa da difendere era – se possibile – ancora più importante: la Costituzione Italiana! Si ricordò che il fondatore della congregazione delle stelle si era addirittura ammanettato in una baita cui erano stati apposti dei sigilli dallo sceriffo di Nottingham, il propugnatore del TAV, e della necessità di tassare i poveri cittadini devoti a Re Riccardo per arricchire i signori del tondino e del cemento che avevano seduto sul suo trono il principe  Giovanni-senza-terra (ma con facoltà di espropriare i legittimi proprietari)…

Provò a fermare il braccio, a lasciar cadere l’impugnatura della lama, ma il collega vice-disboscatore con la complicità del Conte-zio e di certi avvocati della repubblica – non libera – di Bananas gli afferrarono saldamente il polso. Strinsero la mano e spinsero violentemente il gomito…

Cadendo –‘sta volta  irreparabilmente – vide la montagna su cui l’albero (ormai quasi privo di rami) era radicato.  C’erano ancora i segni del grande incendio che aveva distrutto molti altri boschi, delle frane che minacciavano ogni pendio e che avrebbero necessitato di tante piccole opere utili e desiderate (come i paesi terremotati e i viadotti ammalorati…o mal realizzati). E lassù – più in alto – c’era ancora la neve e una processione che pareva di formiche: erano i migranti scampati ai blocchi navali ordinati dal feroce disboscatore e di cui s’era occupato (con molto più zelo che non di Tav & Tap) il suo liutaio da Cremona (che di sviolinate un po’ se ne intendeva ma di tunnel e viadotti assai meno)…Vide che qualcuna di quelle povere anime scampava a morte certa per assideramento (decretata tra l’altro da un banchiere che s’era fatto predidente e risiedeva nella reggia che fu del Re degli astri; uno di cui pure lui s’era occupato, e proprio a proposito di paesi sovrani e di colonie africane). Fece ancora in tempo a vedere che a salvarli da morte certa c’erano anche quei delinquenti dei No Tav che il suo feroce collega voleva incatenare tutti in galera. (Quindi non era vero che fossero tutti Nimby ed egoisti, asserragliati in difesa delle loro villette)

Poi rovinò al suolo con tutto l’albero sul cui ramo più alto – inarrivabile – stava una campana di vetro con dentro una tesserina blu con su scritto “reddito di cittadinanza”: la “card di Robin Hood” con cui ridare ai poveri appena un po’ di quanto nelle mani avide dei ricchi. Che però avevano capito prima di lui che non potevano permettere che le elemosine venissero sottratte ai profitti di Tav & Tap sui monti e colline, di Triv e fonderie in mezzo al mare, e che nel frattempo avevano affidato le loro sorti a un feroce ma furbo disboscatore che solo qualche mese prima detestavano per come stava seduto a tavola ruttando nello smartphone.

Borgone Susa, 12 fenbbraio 2019 – Claudio Giorno

LE INCOMPIUTE (OVVERO IL TAV SECONDO MATTEO)

Ma davvero “terminare” il “Tav” Torinolione costerebbe meno di abbandonarlo (al suo triste destino)…davvero chi “ben comincia” (a governare) è “a metà dell’opera”?

Il vicepremier Salvini nella sua ultima temeraria impresa, quella di offrire al mondo degli impresari padani (da dovunque arrivino) una sponda governativa SiTAV= proGrandiopere usa con innegabile abilità tutta la potenza di fuoco dei “social fai da te” per fare breccia nella opinione pubblica un po’ pigra e di bocca buona che pende dai suoi selfie,,,

Corroborato dai “giornaloni” e dalle reti televisive (unificate pro tav) brandisce con furbizia un tema caro agli spettatori di Striscialanotizia fin dai tempi del Gabibbo; la denuncia delle INCOMPIUTE: chi non si ricorda il viadotto autostradale sospeso su un camposanto, gli ospedali nuovi di zecca  chiusi una settimana dopo l’inaugurazione e depredati di tutto, dalle apparecchiature diagnostiche agli arredi alle tazze dei cessi…O i capannoni industriali finanziati da Cassadelmezzogiorno & UE vuoti e abbandonati tra gli ulivi (pre Xilella?)…

 “Se c’è un buco già scavato di 20 Km sotto una montagna io sono per portarlo a termine”: E’ il buonsenso, bellezza, che vi parla come mangia! Neanche le Madamine finto-naif, (ma rinomate esperte in comunicazione) si sono rivelate così efficaci, capaci di tanta sintesi). Ma allora – in attesa che tra le tante felpe della sua collezione pret-a-porter – ne indossi finalmente anche una arancione vogliamo esplorarli assieme questi 20 Km?

Parto da una domanda secca, ineludibile che mi ha posto una cara amica qualche giorno fa (particolarmente e comprensibilmente colpita dalla categoria usata dalla lobby proponente la Grandeopera per veicolarla: gli operai(!):

ma è vero oppure no che il tunnel lo stanno costruendo, che comunque i lavori stanno andando avanti? Ieri ho visto un’intervista a degli operai che affermano questo.. (grazie)

Ciao carissima e buona domenica anzi tutto.

La tua domanda esige una risposta rigorosa. Vediamo se riesco a scriverla senza troppi tecnicismi ma lasciando gli slogan a Telt (fornitore dati della “realcasa Legasalvinaio”).

I proponenti (francesi e italiani con i primi in posizione dominante, non dimentichiamolo mai, ma con i secondi chiamati a una spesa inversamente proporzionale ai km di galleria e alla ripartizione proprietaria) sono più abili nel gioco delle tre carte che a scavare.

Se è vero come è vero che i 3 soggetti che si sono alternati in poco meno di 30anni (Geie-Alpetunnel per la promozione, LTF per la progettazione, TELT per la realizzazione) sono in clamoroso ritardo sui loro stessi cronoprogrammi…Fa tenerezza andarsi a rileggere oggi i vecchi titoli dei giornali fiancheggiatori dove la data per la entrata in funzione non del tunnel di base (57km), ma dell’intera Lyon-Torino (circa 270 Km) è stata via via spostata in avanti: nei loro documenti ufficiali i francesi indicano il 2038 (duemilatrentotto) come orizzonte ipotetico per la realizzazione dei diversi itinerari (neanche ancora inseriti in un progetto di massima!) per collegare Chambery con Lyon (attraverso 3 tunnel complessivamente lunghi quanto la galleria di valico, e/o il contestato percorso attorno al lago di Bourget (Aix les Bains)…

Ma allora perché persino uno “sveglio” come Salvini, sedicente “nemico” di Macron, conclamato amico di Marine Le Pen (contraria all’opera…) parla ancora oggi di 20 km già scavati sotto la montagna? Perché i suoi ghostwriter hanno “copiato e incollato” le slides propagandistiche di TELT che somma i 7 km della galleria geognostica di Chiomonte terminata lo scorso anno, con quelli delle discenderie (geognostiche) “sospese” da oltre 10 anni dai francesi. Messe in pausa così a lungo a causa delle gravi difficoltà incontrate per completare l’ipotesi progettuale di proseguirne una in asse alla galleria ferroviaria vera e propria. E non perché “les italiens” si erano impantanati per “colpa” dei No Tav tra Venaus e Chiomonte, ma a causa della natura “fradicia” della roccia incontrata; con (tra l’altro) pericolose sacche di grisou! Per questo si è deciso di collegare la discenderia di La Praz con quella di St Martin La Porte (due delle tre scavate in territorio francese dove si sviluppano 3 /4 del tunnel di valico) seguendo questa volta il tracciato di una delle due gallerie ferroviarie e (ovviamente) scavandola da subito nella sezione definitiva e non col diametro dei cunicoli (delle vecchie  e nuove discenderie in Francia e Italia)…

Ma attenzione: le parole sono importanti diceva come Nanni Moretti in un’era pre Piddì: sia le discenderie che la galleria “futura ferroviaria” non si chiamano “geognostiche” solo per motivi lessicali o correttezza di definizione progettuale, ma anche e soprattutto a fini procedurali & di “contabilità di stato”: infatti sono si lavori (cantieri), ma ancora a carattere di verifica di fattibilità e quindi progettuali; appalti propedeutici (e a tutti gli effetti riconosciuti come tali dalla Commissione Europea che infatti ne rimborsa i costi man mano che le opere procedono); e quindi “saldati” con un contributo a fondo perduto del 50% (mentre se si trattasse di lavori definitivi si dovrebbe limitare a erogare il 40% come da direttive consolidate . Delle due l’una: o si stanno incassando i fondi UE indebitamente oppure non si può dire che siamo già di fronte alla realizzazione di un tratto di una delle due gallerie ferroviarie (due terzi di opera “grezza” di meno di 10 km sui 57×2(le due canne del tunnel di valico)+16 (l’interconnessione Susa-Bussoleno) = 130 Km di opera finita che rappresenterebbero (a loro volta) quel che rimane degli oltre 270 km della fu Lyon Torino sognata da Besson Louis, Agnelli (Umberto), Pininfarina Sergio* (come Chiamparino e Marchionne!), Zanone Valerio, Brizio Gainpaolo, De Palacio Loyola, corroborata” da specchiate persone come  Vattani Umberto, Incalza Ercole, Masera Rainer, Virano Mario…E “certificate” dall’estero da Brinkhorst Lauren Jean, Bulc Violeta, ecc ecc fino alla new entry, la slovacca Radicova Iveta attuale coordinatrice del “corridoio Mediterraneo”…

Lo so, non sono riuscito a essere brevissimo e ad evitare proprio tutti i tecnicismi, ma se davvero vogliamo avere un quadro sintetico e a prova di Salvini della situazione non credo ci sia nulla di meglio della slide proiettata nella ultima audizione alla Camera dal Commissariofoietta in-persona-personalmente e che metto a corredo della mia nota per gli scettici e le madamine: più sintetico e “autorevole” di così!

Ma al di la di quanti – vivi e defunti – si sono alternati e continuano a prodigarsi al capezzale di un progetto malato rianimandolo infinite volte con massicce ma anche tossiche iniezioni di denaro pubblico dovremmo soprattutto metterci d’accordo sulla scelta corretta dell’unità di misura sulla cui base assumere decisioni davvero utili per l’interesse della collettività e non di pochi lobbysti (spesso coincidenti con la proprietà dei giornali di stampa e propaganda):

Perché persino la slide del commissario (prorogato) di governo nella sua spietata sintesi (per i proponenti) appare meno severa di quanto risulterebbe – ad esempio – se traducessimo i km in soldi: perché è vero come è vero che “spalmati” su 30 anni sono stati spesi oltre 1 miliardo (+ mezzo per il cattivo adeguamento del tunnel del Frejus) di lire/franchi prima e di euro poi (soprattutto in metri cubi di carta spesso a beneficio di decisori politici/progettisti in palese e clamoroso conflitto di interessi); ma è altrettanto vero che l’ultima autorevole (ma ormai datata) stima della Corte dei Conti francese indicava in 26 miliardi il preventivo dell’impresa. Quindi anche se prendessimo per buona l’affermazione dettata a Salvini (abbiamo scavato 20 km sotto la montagna) e non la completassimo con i 250 ancora da scavare/costruire (sotto a di fianco alle montagne) il gap diventa ancora più penalizzante se diciamo che abbiamo speso 1 miliardo ma ne mancano 25 (da farsi prestare dalle banche d’affari che ci mangeranno vivi coi soli interessi garantiti dallo stato e quindi prelevati dalle tasche dei cittadini!). …Un altro dettaglio per il gusto di ragionare terra terra, proprio come piace ai seguaci del vicepremier: se anche sposiamo la propaganda (smentita dalle slide ufficiali ma veicolata attraverso i poveri operai che con la chiusura dei cantieri perderebbero il posto) che in Francia sono già stati “completati” 6 km su 9 di un tunnel (ancora geognostico ma utilizzabile un domani per farci passare un treno) possiamo senza tema di smentita dire che siamo arrivati al 6° piano di un palazzo di 9 con i pilastri, i muri di tamponamento, le fognature, le solette e mettiamoci anche il tetto per “buon peso”: ma mancano: i pavimenti, le tramezze, le piastrelle, l’impianto di riscaldamento, i serramenti, gli impianti elettrici ed idraulici e gli arredi: chiunque abbia partecipato anche solo alla realizzazione di una casa popolare attraverso una cooperativa (magari legata alla “Lega” ma a quella del PD) sa che non è arrivato a 6/9 della spesa, ma forse forse a 1/9 e che se ha fatto (magari tramite la finanziaria della stessa “Legacooppiddì” un mutuo a tasso variabile sono cazzi suoi…

Ecco, nel casi del TAV Torinolione sono “cazzinostri. Alcuni tra noi se ne occupano da 30 anni, qualcuno (i pensionati) fa quasi solo più questo da tempo: studia le carte. Stupisce  che uno che deve occuparsi di vicepresiedere il consiglio dei ministri, dirigere un partito in resistibile ascesa, pagarne possibilmente i debiti sia pure in comode rate, respingere i migranti, chiudere i centri di accoglienza, garantire l’ordine pubblico dentro e fuori gli stadi di calcio e magari anche coordinare la caccia ai latitanti (anche mafiosi) abbia trovato il tempo per “sapertutto” sul Tav in un paio di settimane…Complimenti al masterchef che  gli ha insegnato a cucinare la ribollita (ma col microonde).

Borgone Susa – 4 febbraio 2019 – Cludio Giorno

PENSIERINO DELLA SERATAV…

(…a margine della seconda adunata dei Si Tav di Torino)

Io le “madamine” le conoscevo già dieci anni fa. Intendiamoci: non sapevo (come non so ora) chi siano, quali fossero all’epoca i loro interessi sociopolitcoculturali, le loro più o meno ricche fonti di reddito, le frequentazioni…

 Ma conoscevo il mondo “che piace alla gente che piace” (come recitava uno slogan disegnato sull’aspetto retrò di una automobile di marchio Lancia ma di produzione Fiat.

 Ho lavorato 36 anni a Torino, proprio nel settore delle “grandi opere” a volte utili, ma spesso “anche no”e sempre dannose per il territorio e per i cittadini; per quelli resi consapevoli subito dagli espropri e successivamente dall’inquinamento chimico e acustico…E per la larga maggioranza degli inconsapevoli:i contribuenti-tutti i cui soldi venivano asimmetricamente dirottati  in, tangenti,e solo in parte in movimento terra,  calcestruzzo ecc…

 “Corruzione ad alta velocità”, un libro di Ferdinando Imposimato – (il giudice del processo Moro, un  fratello assassinato per rappresaglia dalla Camorra  che ci lasciava giusto un anno fa)-  descrive con ben altra autorevolezza rispetto alla mia quali sono le dinamiche che “fatalmente” prendono il sopravvento  nei mille cantieri compiuti e incompiuti disseminati lungo il fu – belpaese…

Ma non c’è bisogno di aver lavorato nella “capitale sabauda” né di aver “respirato” l’aria malsana dei comitati d’affari subalpini per diventare “No Tav”: Basta e avanza essere nati o abitare in Val di Susa come scrivevo in questa presentazione giusto dieci anni fa senza sapere che mi stavo rivolgendo a quelle che oggi sono divenute universalmente note con l’appellativo “Madamine”

Cg 12 gennatio 2019

Sestriere, calcerstruzzo e lamiere metalliche (ma quando ancora nevicava attenuando l’effetto bidonville dei ricchi)

 “… Valle di Susa: un nome che evoca Olimpiadi, affollate piste da sci, pittoreschi borghi montani, boschi incontaminati e prati fioriti… ma questa è un’altra valle, quella che appare nei depliant patinati dell’Azienda di promozione Turistica.

La Valle di Susa del Movimento No Tav è sconosciuta a chi corre oltre i limiti di velocità in autostrada da Milano al Sestriere: è una lunga e stretta lingua di terra pianeggiante costretta tra monti alti fino a 3500 metri, che lotta da anni contro la disordinata e sterile delocalizzazione industriale dell’area un tempo più industrializzata dell’ intero arco alpino e il cui gruppo dirigente ha da sempre cercato di farne una lunga e squallida periferia urbana

In questo spazio esiguo, largo mediamente poco più di un kilometro esistono “da sempre” due strade statali afferenti a due valichi Alpini internazionali, Monginevro e Moncenisio, l’importante ferrovia internazionale Torino-Lione che porta in Francia attraverso il Traforo ferroviario del Frejus. Il traforo autostradale omonimo collegato a Torino e a Chambery dai raccordi autostradali che lo mettono in rete coi sistemi della grande viabilità italiana e francese.

E in una delle poche valli laterali, la Val Cenischia, sono state realizzate due grandi centrali idroelettriche in caverna, oltre trent’anni fa dall’Enel, oggi dalla Iride, alimentate rispettivamente da uno dei più grandi bacini idroelettrici d’Europa la cui diga in terra grava interamente sul versante italiano, e da una rete di canali sotterranei, dighe e sbarramenti che hanno ridotto a fiumi carsici la Dora Riparia e il torrente Cenischia!

E’ in questo contesto che è nata l’opposizione alla realizzazione dell’ennesima Grande Opera, la ferrovia ad alta velocità/capacità Torino-Lyon che dopo quindici anni di lavoro di contro-informazione di tenace opposizione di Amministratori Locali, Associazioni Ambientaliste e Tecnici qualificati è diventata, nell’ inverno tra il 2005 e il 2006, una lotta di popolo! Una cosa inattesa per coinvolgimento e per capillarità, per intensità e passione, per diffusione di sapere e per capacità antagonista, cui ha certamente contribuito il maldestro tentativo dei Governi centrali e locali di risolvere militarmente il contenzioso mandando le forze dell’ordine a impiantare “manu militari” i cantieri”.

Corso di Alta Formazione “Interventi civili di pace” Genova 6 luglio 2009

Claudio Giorno – Comitato Habitat Valle di Susa – Movmento “No Tav”: