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FAKE MINISTERIALI

Ieri 24 novembre – nel suo intervento tra le mura amiche della storica stazione fiorentina della “Leopolda” – il segretario del Piddì ha acceso i riflettori sul problema delle fake news e “sul pericolo che, tramite i social, vengano inquinate le elezioni”. Dice che “sarà uno dei cavalli di battaglia della prossima campagna elettorale: Lottiamo per la verità” esclama (con l’enfasi cui non rinuncia neanche quando sa di essere intercettato dai carabinieri del Noe mentre “richiama” il babbo a comportarsi per bene)…

E allora  prontivia! Nello stesso giorno il Fidodelrio mette subito in pratica  il verbo del capo e sceglie la Villelumiere per dare più watt alle torri faro (spostate per l’occasione nella capitale francese dalla provincia est-alpina di Chiomonte dove è rimasto solo un buco vuoto da vigilare):

Delrio è intervenuto alle “Assise della Mobilità” di Parigi sostenendo – con la faccia da persona per bene che si porta dietro anche in trasferta – che “La mobilità sostenibile è la priorità

Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti partecipava, su invito della Ministra delegata ai Trasporti e alle Infrastrutture Élizabeth Borne, alla giornata internazionale delle Assises de la Mobilité. E ne ha approfittato per presentare la strategia “Connettere l’Italia“.

La sostenibilità – ha affermato –  è la priorità nelle infrastrutture e nei servizi di trasporto“.

Ed ha ricordato che il primo passo affrontato dal suo ministero perché le infrastrutture potessero fregiarsi del marchio di sostenibilità è stata la pianificazione: “Nelle linee guida per la valutazione delle opere pubbliche, definite per programmare e pianificare in modo efficiente, abbiamo reso obbligatoria non solo la valutazione dei  costi e benefici, anche la loro sostenibilità, ambientale, economica e sociale“. “Intermodalità e interconnessioni con un forte accento sulla cura del ferro, per i passeggeri e per le merci è  una delle strategie privilegiate infatti  dal Mit per rendere più efficienti e sostenibili i servizi”. L’attuale titolare del ministero ospitato nella sede di Ferrovie dello Stato SpA in piazza della Croce rossa a Roma ha aggiunto che i cittadini devono essere al centro della pianificazione di opere e servizi:  “Il trasporto per il quotidiano delle persone sono la nostra e vostra principale missione” illustrando quello che ha definito “il piano Marshall per il trasporto pubblico locale e le metro”: arrivando a sostenere che “da 25 anni non c’era una pianificazione per le linee metropolitane, che ora invece abbiamo voluto mettere in campo con risorse certe, in un piano che riguarda anche il rinnovo del Trasporto Pubblico Locale e dei mezzi pubblici per 10 miliardi di euro“. E sottolineato l’importanza della qualità dei progetti: “Per migliorare i progetti, è stato introdotto con il nuovo codice degli appalti il progetto di fattibilità. Si fa dove possibile la project review, come per le tratte di adduzione della Torino-Lione dove si è evitata una nuova linea di 50 km, ricorrendo al tracciato storico“. Sostenendo infine che seguendo “criteri condivisi, con le Regioni e le città metropolitane abbiamo definito 108 opere e programmi prioritari per la connessione del Paese“.

Nel pomeriggio – dopo l’esibizione del già sindaco di Calatrava nel deserto (la stazione-Tav di Reggioemilia che tutto il mondo ci invidia) – c’è stato poi un confronto  tra esperti dei due ministeri, francese e italiano, per proseguire il percorso comune su trasporti e infrastrutture, (che ha visto peraltro nei giorni scorsi l’approvazione alla Camera della ratifica dell’accordo sulla Autostrada Ferroviaria Alpina).

***

Ecco: come diciamo da un quarto di secolo (quello in cui Delrio non ricorda chi governava questo paese e il settore dei trasporti prima di loro/lui) non è indispensabile essere valsusini per essere No Tav e non è indispensabile essere No Tav per certificare come faque news (ovvero campagnaelettorale) tutte le sue affermazioni trasportate in valigia diplomatica a Parigi. Ma essere abitanti della Val di Susa aiuta (per banali motivi di maggior conoscenza del territorio e dei lavori  & “Progettincorso”) a smascherare la più falsa di tutte le news della sua narrazione illuminate: che la variante di progetto – presentata oltreconfine come project review –  consista nell’evitare una nuova linea di 50 km, ricorrendo al tracciato storico“(*).

Ma anche  il ministro Élizabeth Borne, che non è Valsusina, ma un ingegnere che da sempre si occupa di trasporti e che ha guidato fino a ieri una delle più grandi e complesse aziende di trasporto pubblico locale del mondo (proprio quella di Parigi) si sarà accorta che il “collega” o non sapeva di cosa parlava o mentiva. Qualcuno lo faccia sapere al segretario del suo partito prima che il suo eroico  “lottare per la verità” diventi l’ennesimo boomerang di cui è ormai il migliore dei lanciatori non nativi australiani…

25 novembre 2017 – Considerazioni “politiche” a cura di Claudio Giorno, sulla scorta delle più recenti elaborazioni di Presidio Europa No Tav e della Commissione tecnica sul progetto Tav Torino-Lione della Unione dei Comuni montani  della Valle di Susa, di Torrazza P., Venaria R. e Torino

(*) LA PROJECT REWIEW ALL’ITALIANA

Grazie all’analisi approfondita della Variante di Progetto (tuttora in corso per via delle omissioni e delle irregolarità procedurali che sia i funzionari ministeriali che regionali hanno evidenziato negli elaborati TELT!) e all’esame del contratto di programma tra ministeri competenti e RFI “visionato” dal CIPE si può tranquillamente affermare che:

  • Anche a seguito dell’avvio delle “Assise della Mobilità” da parte del Governo Macron e dell’orizzonte stabilito per l’assunzione di decisioni e reperimento dei fondi francesi (primavera 2018) il “TAV Torino Lione” sta accumulando ulteriore ritardo a un quarto di secolo dal lancio della “madre di tutte le Grandi Opera Inutili e Imposte”.
  • La lobby promotrice perderà certamente un’altra consistente fetta dei fondi europei stanziati per gli studi (e che si è tentato di dirottare surrettiziamente su lavori) perché il contributo viene erogato solo dietro presentazione della rendicontazione di quanto realizzato e delle spese sostenute
  • Ma la lobby promotrice (che ha già ottenuto dai rispettivi governi e amministrazioni ferroviarie di poter gestire le tratte esistenti oltre che quelle delle eventuali nuove realizzazioni anche se con molte ambiguità ancora da chiarire) si muove già “mettendo il naso” in ogni progetto riguardante il cosiddetto “corridoi mediterraneo”… (la più recente delle infinite definizioni coniate dai tempi dell’ormai defunto “corridoio5”).
  • Ne consegue che anche l’ultimo accordo tra i due paesi e le relative (recenti) ratifiche avranno bisogno di essere pesantemente riviste anche e soprattutto per gli oneri aggiuntivi che ne deriveranno. Ma anche per le difformità che stanno emergendo a partire dalla possibilità prevista in Italia di procedere per “lotti costruttivi” mentre la Francia prevede “lotti funzionali” : che in sostanza vuol dire che in Italia si può fare lo “spezzatino” delle risorse di bilancio da destinare a una grande opera senza che i singoli pezzi siano da subito fruibili dai cittadini-contribuenti, mentre i francesi sono virtuosamente orientati a realizzazioni i cui singoli pezzi possano man mano essere messi in esercizio e resi quindi disponibili all’uso ridicendo l’immobilizzo di ingenti capitali pubblici.
  • La sbandierata e rinominata project review prevede (come emerge dalla messa a disposizione di RFI di denaro pubblico attraverso il Contratto di Programma con lo Stato) la realizzazione ( e proprio per lotti costruttivi non funzionali) delle opere più onerose: la galleria sotto la collina morenica per raggiungere l’interporto di Orbassano “alle spalle” con un percorso più lungo e costoso di quello esistente e la cui “sostenibilità, ambientale, economica e sociale” (per usare il “Decalogodelrio”) è quanto di più indimostrabile in qualunque sede scientifica si voglia scegliere (e questa è una sfida!). Per non ripetere della assurdità del tunnel di valico allungato a 60 km che di tutte la tratte previste è quella la cui saturazione viene finalmente dichiarata irraggiungibile persino nell’ultimo allegato di produzione TELT/Osservatoriofoietta appena allegato a completamento della documentazione della variante di progetto: quello sul “Modello di Esercizio” della futuribile Lyon-Turin!

(**) LA TRIONFALE NOTA DI “AGENZIA-AMICA” DEL MINISTRO REGGIANO:

Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, a Parigi per le “Assise della Mobilità”. L’evento rientra nel  grande progetto di revisione  dell’intero sistema dei trasporti  inaugurato lo scorso settembre da Élisabeth Borne, la Ministra dei Trasporti francese.

L’obiettivo dell’assise francese è di favorire un’ampia consultazione tra istituzioni, esperti, operatori del settore  e società civile al fine di redigere un progetto di legge generale  di orientamento delle mobilità che sarà poi presentato al Parlamento francese all’inizio del 2018.

Al centro della discussione il tema della mobilità sicura, efficiente ed intelligente, per soddisfare i bisogni della società di muoversi liberamente, di accedere, di comunicare  e stabilire relazioni senza sacrificare altri valori umani ed ecologici essenziali oggi e in futuro.

In questo contesto si inserisce la presentazione di “Connettere l’Italia”, la strategia voluta dal Ministro Delrio per superare i gap di accessibilità e logistica del Paese e dotarlo di una rete di infrastrutture e trasporti sostenibile ed efficiente, che risponda anche alla sfida delle connessioni europee e internazionali. Sono quattro gli obiettivi fissati dal documento italiano allegato al Def 2016 e 2017: accessibilità ai territori, all’Europa e al Mediterraneo; mobilità sostenibile e sicura; qualità della vita e competitività delle aree urbane e metropolitane; sostegno alle politiche industriali di filiera. Da qui le quattro strategie per opere utili snelle e condivise, valorizzazione del patrimonio esistente, intermodalità e interconnessione, sviluppo urbano sostenibile, che hanno portato a definire un centinaio di opere prioritarie quasi completamente finanziate.

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IN MORTE DI GUIDO CONTI

Il Comandante della Forestale, strenuo difensore del territorio  e del suo precario equilibrio, artefice di tante inchieste sui crimini ambientali di mafia e “poteri forti”

Una notizia come tante, poche righe su televideo, un accenno sul tg, qualche secondo in più sui tgr, sui giornali on line (o ancora su carta) di ambito regionale.  Anche per questo “la rete di comunità” che si è creata in questi anni è importante, per capire cosa c’è dietro una “notizia di cronaca”, perché quel che accade in Abruzzo può (deve) interessare anche in Piemonte; e perché “tutto si tiene” non è uno slogan dei nostalgici di quella sinistra che il Poveropisapia non troverà mai, perché la cerca dove non c’è.

Perché il “Tap”, (il gasdotto Transadriatico) è come se non peggiore del “Tav”; (sigle che senza il No davanti hanno perso ogni collegamento con la realtà); Grandiopere inutili; Catenedisantantonio di appalti pubblici che hanno il solo scopo di trasferire il denaro di tutti dal novantanove all’un per cento.

Cantieri che si aprono attraverso procedure di democrazia formale il cui scopo è sempre più quello di creare alibi per imporli con la forza. Alibi corroborati stabilendo a priori che chi si oppone è antagonista di quello stato che proprio la sinistra (quella smarrita dal sindaco che ha traghettato l’Expo e la città di Milano da Letiziabrichettomoratti a Giuseppesala) ha messo a disposizione delle agenzie di rating che (“giustamente”!) dichiarano incompatibili le costituzioni democratiche con le “sacre leggi dell’economia liberista”.

Cosa c’entra quel che ho appena affermato con “la notizia” della morte di un generale della Guardiaforestale inquadrato carabiniere attraverso una delle tante “riforme” invocate un giorno si e uno anche dai Mariodraghi (senza mai accennarne il contenuto)?

Apparentemente poco e qualcuno (a buon diritto) potrebbe anche dire niente, accusandomi di strumentalizzare la morte di un “servitore dello stato” (che oltretutto avrebbe deciso di portare alle estreme conseguenze la sua “missione”!

Provo allora a separare bene le cose.

Conoscevo appena la sua attività (che ho provato a sintetizzare nel “catenaccio” sotto il titolo) attraverso alcuni amici del Comitato Cittadini per l’Ambiente di Sulmona che fin dall’ormai lontano 2005 frequentano la Val di Susa (uno di loro ci ha anche dedicato la sua tesi di laurea!). Ed è da loro che ho avuto qualche dettaglio attraverso un messaggio ricevuto ‘sta notte (!) dopo che avevo letto la scarna nota pubblicata su Televideo Rai…

Notizia che avanzava l’ipotesi di suicidio (poi accertata dall’autopsia): era noto che proprio il senso del dovere lo aveva indotto ad assumersi responsabilità ben al di la del riscontrabile per l’autorizzazione di uno degli edifici dell’”Albergo Rigopiano” travolto con i suoi ospiti e lavoratori dalla valanga dello scorso inverno! (Lo aveva scritto in una lettera che neanche i  familiari conoscevano…). Anche per questo – per “fare altro” il “militare scomodo” protagonista di inchieste scottanti per la stessa Pubblicamministrazione oltre che per grandi gruppi come Montedison, Tyssen-Krupp e Total-Fina-Elf aveva accettato l’incarico della filiale italiana proprio di quest’ultima società petrolifera congedandosi dall’Arma non dopo aver scritto all’allora Premierrenzi una dura lettera contro l’accorpamento del Corpo Forestale dello Stato! Per questo si è parlato (e ancora si parla anche dopo l’autopsia) di “giallo”: E inchieste  ormai famose come quelle per il devastante inquinamento delle acque della piana di Bussi – la più grande discarica d’Europa –  autorizzano i sospetti di chi – tra i suoi familiari – ha affermato “Rigopiano non c’entra”. Mentre lasciano attoniti due accadimenti di poco precedenti la morte: le dimissioni-lampo dal nuovo incarico e la cancellazione del suo profilo Facebook su cui postava regolarmente le sue opinioni e soprattutto le sue convinzioni (e senza far uso di troppa “diplomazia”).

Tutte cose che hanno portato il Comitato a pubblicare la lettera di profonda gratitudine all’uomo che – tra gli ultimi atti prima del congedo – aveva ancora coordinato in prima persona la lotta contro il devastante incendio di Monte Morrone arrivato a pochi metri dalle abitazioni di Sulmona come tante foto impressionanti dell’evento mostrano.

https://sulmonambiente.wordpress.com/2017/11/19/guido-conti-non-ce-piu-una-perdita-enorme-per-la-citta-e-per-tutti-coloro-che-si-battono-per-la-tutela-e-la-difesa-dellambiente/

Un impegno continuato anche successivamente come testimoniano queste accorate parole: “se ne va a pochi mesi dall’incendio che ha interessato il nostro e il suo amato Monte Morrone per il quale, a termine della conferenza sulla storia di 100 anni di rimboschimento il 6 ottobre scorso alla Comunità Montana, ci esortava ad avere fiducia e ad essere ottimisti sui grandi miracoli che la natura sa compiere per rinascere senza interventi dell’uomo. Lo ha ripetuto più volte prima di concludere quasi a voler rassicurare tutti noi con le sue parole e la sua testimonianza”

E proprio sulla strada che sale alle pendici del Morrone è stato ritrovato nella sua auto…

Nulla – quindi – mi autorizza ad “arruolarlo” nei nostri movimenti, ma tutto mi convince che lo si possa annoverare tra le (poche) persone che hanno servito la Stato inteso come Comunità di cittadini e con particolare attenzione alle comunità “minori” (non urbanizzate).

E allora torno da dove sono partito tentando di fare una riflessione a margine della sua morte nella consapevolezza – come hanno scritto gli amici di Sulmona – che ci rende ancora più deboli (oltre a privare la sua famiglia e il Paese di un uomo insostituibile). Abbiamo imparato in questi anni di lotta ma anche di lutti (ambientali oltre che di persone di valore che ci hanno lasciato) che le comunità montane (sacrificate come istituzioni sull’altare delle famigerate “riforme”)  sono ben vive come assieme di cittadini resistenti e resilienti. E che anche tante comunità di pianura lo sono: si pensi al Salento No Tap, alla Laguna No Mose e No Grandi Navi; e che opporsi, resistere, denunciarne i guasti permanenti anche dopo che una Grandeopera è stata portata a termine (nel Mugello come in Basilicata e nonostante tutto) è una sorta di servizio civile permanente. E che la rete costituita negli anni solidarizzando – prima – e scambiandosi esperienze e informazioni – dopo – costituisce ormai un patrimonio intaccato solo dal sempre più frequente uso sproporzionato della forza (…e delle leggi di “legalizzazione dell’ingiustizia” votate da parlamenti di “nominati”).

In Abruzzo come in Piemonte (come in tutta la penisola) il territorio – il suo equilibrio, la sua integrità  – sono continuamente sotto attacco. Trivelle in Adriatico come in Pianura Padana, discariche, amianto e tunnel, cave e rifiuti tossici sono la fonte di guadagno più redditizia per una economia che si fa fatica a credere sia infiltrata dalla mafia e non sia essa stessa una architettura criminale. Gli incendi recenti e conclamatamente dolosi delle nostre montagne saranno opera di piromani o “avvertimenti”? Combinazione divampano più facilmente in luoghi che si cerca di proteggere da speculazioni e devastazioni quasi a “dimostrazione plastica” di una forma di propaganda particolarmente subdola che “andava molto” tra i PR dei proponenti le Grandiopere solo pochi anni fa: “ma cosa resta da proteggere nelle vostre vallate degradate? La nostra Grandeopera sarà l’occasione imperdibile di riqualificazione ambientale…” (In Val di Susa fu addirittura realizzato un video-documentario aereo per mostrare anche i siti più nascosti lungo il fiume dove erano stati edificati capannoni abusivi e sotterrati rifiuti tossici…).

E’ questo il patrimonio che uomini come Guido Conti hanno tutelato (persino al di la delle loro intenzioni) ed è nei collettivi di cittadinanza, nella costruzione ostinata di legami di comunità che può trovare almeno in parte continuità anche un lavoro straordinario come il suo.

Borgone Susa, 20 novembre 2017 – Claudio Giorno

https://sulmonambiente.wordpress.com/2017/11/19/guido-conti-non-ce-piu-una-perdita-enorme-per-la-citta-e-per-tutti-coloro-che-si-battono-per-la-tutela-e-la-difesa-dellambiente/

 http://www.primadanoi.it/news/cronaca/575214/suicidio-guido-conti-ancora-buio-sugli-ultimi-giorni-e-la-total.html

ELEZIONI- PONTE

Cartolina del ’56 dove l’ingegnere Mario Palmieri italo-americano, che era stato il portavoce di Steinman, progettista del Ponte, spiegava che «sarà il più lungo del mondo» e che il costo della meravigliosa opera sarà di soli «100 miliardi di lire» e che oltre le auto e i treni, avrebbe ospitato anche piste «per i motocicli e per i pedoni».

L’editoriale odierno di Marco Travaglio, il giorno dopo l’esito delle elezioni in Sicilia, passa in rassegna alcune delle tante dichiarazioni improvvide di politici e politologi rese particolarmente esilaranti dall’inerzia con cui si è proceduto allo spoglio delle schede. https://infosannio.wordpress.com/2017/11/07/colpa-del-papa-di-marco-travaglio/
Una inerzia che da sola basterebbe a Camilleri per ispirargli un racconto d’atmosfera come “la concessione telefonica” e a dimostrare come “eterna ma mai definitiva” sembri essere la decadenza dell’isola, descritta con tagli diversi ma fascino immutato da Tomasi di Lampedusa, De Roberto, Verga, Pirandello, Sciascia (che sono solo i primi nomi che mi vengono in mente). Un’isola a cui nel tentativo disperato strappare qualche voto – affidato incautamente al Piemontesefassino dal fu-partito di governo – si è provato ancora una volta a promettere l’annessione (artificiale) al continente! Con il famigerato Ponte – madre (sterile) di tutte le Grandiopere. (“Non fiori, ma Operepubbliche scrive Travaglio nel certificato di morte – politica- di Angelinalfano).
Una regione che (oggi a urne chiuse lo scrivono quasi tutti mentre in campagnelettorale non lo diceva nessuno) da sola stipendia un terzo dei dirigenti di tutte le altre messe assieme, che ha nove volte i dipendenti della pur non così virtuosa Lombardia e – soprattutto – nove miliardi di debiti che nessuno sa come pagare e che chiunque sarebbe andato a governare sapeva che il primo e unico “atto politico” corretto sarebbe stato la consegna dei libricontabili in tribunale. Ma alle elezioni gli “addetti ai lavori” ci sono andati tutti come chi si imbarcò oltre un secolo fa sul Titanic. Chi per necessità ( i migranti di allora), chi per fare sfoggio di ricchezza e onnipotenza (i ricchi antenati del jet set), chi per mestiere (i marinai). Ma ora come allora ci si è ovviamente accorti solo dopo in che cosa ci si era imbarcati.
E oggi – non così tanto meno drammaticamente di allora – sappiamo che non è andato alle urne ben oltre la metà degli aventi diritto al voto. Un po’ come (se posso permettermi di abusare di una metafora da me stesso recentemente usata) una assemblea di condominio di un palazzo pericolante cui partecipano meno della metà dei condomini ma per deliberare svogliatamente l’acquisto di fioriere per ornare l’androne! Per poi tornarsene ai rispettivi alloggi incuranti dei sinistri scricchiolii provenienti dalle fondamenta…
Vedremo adesso se a lanciare l’appalto-ponte saranno Musumeci e i suoi impresentabili (sembra il nome di un complessino del beat demenziale degli anni sessanta), raddoppiando così appena eletti il debito, ma “spalmandolo” sull’Italia-tutta prima ancora di aprire il cantiere per la messa in opera del “cordone ombelicale transgenico”… E se partner dell’impresa sarà un governo Berloni (dando per definitivamente tramontata – via Faidapiddì – un esecutivo Renzusconi) attraverso la ratifica di decisioni assunte altrove dai Salini e dai principini (per la verità oggi un po’ nella bufera) di Riyad… (Che sia l’essersi accorti che niente vien più deciso dagli eletti e che anzi la loro nomina sia pre-stabilita dalle ultime leggi elettorali (come quella appena firmata dal Siculomattarella) a tenere sempre più cittadini lontani dalle urne?).
Ma c’è chi crede di possa essere ancora un’ultima chance per riportare le pecore nell’ovile che tanto bene ha fatto ai poteri forti – Finanziarie, banche d’affari ed evasori fiscali – in questi anni indimenticabili: quella con cui si conclude l’editoriale del fatto Quotidiano che individua nel direttore di un Foglio (clandestino ancorché pagato coi soldi dei contribuenti) l’ispiratore della politica suicida del leader del “crisantemomagico”: “L’altra sera, mentre minuto per minuto gli si restringevano i voti, l’abbiamo visto non pessimista, questo mai, ma un po’ sulle sue. Però mascherava bene: i veri sconfitti erano i 5Stelle e – udite udite – “Rosario Crocetta”. Renzi no, lui ha sempre ragione, anche perché segue sempre i consigli del rag. Cerasa (direttore del Foglio già di Giulianoferrara NdR), e i risultati si vedono. Ora si spera che sposi anche l’ultima, decisiva campagna del Foglio: quella per infilare nel simbolo del Pd il logo dell’Ue. Se possiamo azzardare un consiglio, per una ripartenza a razzo verso lo zero assoluto, suggeriremmo un’immagine ancor più accattivante: la foto di Jean-Claude Juncker al quinto whisky.
7 novembre 2017 – Borgone Susa (circa 920 km a nordovest di Palermo) – Claudio Giorno

ESAGERUMA NEN

Avvertenze: questa volta il mio articolo è molto più lungo del solitamente già lungo. Temo che i miei tre lettori si riducano a due (tra cui il sottoscritto che per eliminare almeno gli “errori da matita blu” è costretto a rileggersi). Ma mi conforta il fatto prima di tutto che non sia obbligatorio leggermi e secondo che pubblicando su un blog virtuale ancorché semiclandestinon  non viene sacrificato neanche un rametto per produrre la carta (con tutti i boschi appena bruciati…).

come detto nel testo le foto che documentano i danni dell’incendio nelle borgate di Mompantero sono di Luca Perino e si può vedere l’intera raccolta al seguente link https://photos.app.goo.gl/JDY60YhMs3cyAavn1

Esageruma nen”.

Come tutte le frasi dialettali è intraducibile: letteralmente significa “non esageriamo”, ma manca il tono che condurrebbe piuttosto a “non drammatizziamo”, o meglio “non facciamola più grande di quello che è”, ma ancora – per chi è nato e vive nel profondo nordovest della nostra penisola – mancherebbe qualcosa. Soprattutto è impossibile spiegare a coloro per cui sono altri gli idiomi di origine, come una frase  così elementare abbia potuto diventare il manifesto di uno dei professionisti della politica più longevi e fortunati del regno subalpino: Segiochiamparino. La usa abitualmente con concittadini, corregionali e non – anche con una delegazione di cinesi in cerca di approdo per una improbabile riesumazione della viadellaseta – se gli sembra che ci azzecchi. Forse è la prova essenziale – come essenziali sono le due parole che la compongono, che l’ex sindacalista post-comunista è un genio (ancorché un tantino incompreso): perché è vero che piace ai torinesi, è piaciuto anche ai piemontesi, ma – per adesso, non è ancora riuscito a sfondare nell’arena nazionale. Non che non ci abbia provato: tentò anche un ticket con Massimocacciari all’epoca in cui la Leganord vestiva la canottiera di Bossi (e Maroni si esibiva alla tastiera a Pontida)… Ed è riuscito dove persino Corradopassera ha fallito, a staccare un biglietto di andata & ritorno per e dalle fondazioni bancarie. Ma ha finito per fare il gregario di uno sbarbatello sopravvalutato come Matteorenzi. Tutta colpa della intraducibilità di Esageruma nen sotto il Po: così il manifesto incompreso del “moderatismo né di destra, né di sinistra” è rimasto confinato in qui Piemunt…

Chiampa (come lo abbreviano amici e nemici), non ha usato la frasestorica che meglio lo rappresenta sotto la cappa mai così pesante che gravava sul Consiglioregionale del 31 ottobre: né nelle interviste e nelle dirette partecipate prima e dopo la liturgia istituzionale. Ma ha fatto ampio ricorso a quel tono, anche attraverso l’uso – per una volta non parsimonioso – di espressioni che si potrebbero definire “didattiche” e comunque meglio compressibili dalla platea nazional-popolare di trasmissioni come “l’aria che tira” (ironia involontaria ma raccapricciante del titolo): “siamo in emergenza da venticinque giorni” – si è lamentato con l’”amica-Ansa” – “e non c‘è stato un danno alle persone, e sono stati marginali i danni alle cose o alle infrastrutture”.

Ma a parte l’indelicatezza verso il giovane di Cantalupa (forse perché morto “solo” di infarto e non bruciato?) c’è di che sobbalzare ascoltando la sua replica istituzionale dal “Palazzo” di via Alfieri http://www.cr.piemonte.it/seduteconsiglio/interventi/appl/index.php?pagina=3 (dal minuto 13:46):

“non abbiamo  avuto per fortuna vittime, non abbiamo avuto danni alle case di prima abitazione significativi, (verificheremo poi bene sul territorio ma intanto non risulta), ci sono danni a seconde case, in alcuni casi perché sono esplose bombole che erano all’interno (…), non mi risulta che (da quel che risulta a me alle 7 di ‘sta mattina) ci siano danni agli allevamenti (ci saranno sicuramente danni agli animali selvatici, alla fauna, anche qualche animale non di grandi allevamenti ma non ci sono stragi, non mi risulta. Ci sono sicuramente molti danni e da questo punto di vista posso dire che oltre ai fondi di coesione sociale che abbiamo già impegnato per contrastare (Lapsus freudiano?!NdR.) l’assetto idrogeologico che sono circa 40 milioni ma che vanno più sul versante di progetto di contenimento di frane che già si erano verificate, noi abbiamo a disposizione 82 milioni di fondi di coesione sociale da portare in cabina Cipe(…)”.

 

Secondecase

Figlio unico di genitori immigrati non ho potuto godere di questa ricchezza. Ma Roberta, mia moglie – valsusina da sette generazioni – aveva una nonna “proprietaria” di una baita in una borgata della vasta montagna di Condove (il paese con la maggior estensione di territorio montano della nostra valle)… Nonnaspirita rimasse vedova molto giovane, con una figlia piccola (mia suocera)  da da allevare e il salario offerto dall’imprenditore svizzero che aveva impiantato i cotonifici nel fondovalle non bastava. La baita non era circondata da un verde pascolo, ma da altre povere costruzioni simili: la stalla senza pavimento a pian terreno, un pezzo di un cugino che ci teneva gli attrezzi agricoli. L’unica vacca che gli aveva lasciato il marito mangiava l’erba che la donna andava a sfalciare nei terreni di uso civico quasi mille metri più su, al colle della Porta, tra la valle del Gravio e la Val Viù e che si caricava nella gerla. Poi altri mille metri di dislivello per scendere fino a Borgone, a cardare il cotone raccolto dagli schiavi in un mondo sconosciuto, per poi risalire a fare il burro.

Sono ancora oggi queste la maggior parte delle “secondecase” della bassa Val di Susa (in cui Chiampa passa da sempre distratto quando non visibilmente contrariato per andare a trovare qualche amico nelle “vere” seconde case, quelle della Valleolimppica: quella alta…).

Anche qualcuna  delle “nostre” è stata venduta negli anni (magari dopo la morte dei proprietari). E qualcuna persino ristrutturata dando fondo ai risparmi di due generazioni: spesso per motivi affettivi, qualche volta per ricavare un po’ di reddito da agricoltura montana per integrare o sostituire quello diminuito o sparito grazie alla Grandecrisi innescata dalle Grandibanche che hanno scommesso in Grandiopere e non finanziano la Piccolainiziativa (almeno questo il presidentebanchiere dovrebbe saperlo). Appartengono a questa tipologia le secondecase, che nelle borgate di Mompantero, Susa, Bussoleno, Chianocco, Caprie e Rubiana sono state toccate o distrutte dal fuoco. E magari dovranno essere ancora accatastate, perché il Governo deve fare cassa e le regioni ripianare il deficit dalla sanità. Altri soldi da spendere: la parcella del geometra e l’obolo per lo stato che con una mano ti da ottanta euro e con l’altra te ne chiede ottocento.

da destra: Romano Perino, Massimo Maffiodo e il sottoscritto negli uffici VIA del Ministero dell’ambiente a Roma a gennaio 1993 – aguzzando al vista si può notare l’adesivo No Tav – disegnato da Massimo Molinero – appiccicato al muro

Romano Perino

Per illustrare questo ennesimo inutile sfogo uso alcune immagini di Luca Perino, fotoamatore evoluto (più bravo di tanti professionisti), attivista No Tav, figlio del mai abbastanza rimpianto  Romano, già sindaco proprio di Mompantero (e di cui l’attuale primacittadina – Piera Favro – fu consigliere comunale). Romano Perino era democristiano e fiero della sua appartenenza, ma non esitò a mettersi contro il partito, a inimicarsi le gerarchie ecclesiastiche, a compromettere la sua salute quando si affacciò all’orizzonte (prima del Tav) il rischio di un nuovo elettrodotto ad alta tensione sulle pendici del Rocciamelone: fu grazie alla sua straordinaria energia e a chi promosse la protesta popolare per una volta vincente contro l’inutile raddoppio di cavi e tralicci se quella Grandeopera fu accantonata. Accadde qualche anno dopo la battaglia persa contro il raddoppio della viabilità con l’autostrada del Frejus e qualche anno prima del conflitto tuttora in atto contro “il raddoppio di una ferrovia raddoppiata”. Grazie a quella lotta vinta, vigili del fuoco, volontari e piloti di elicotteri e canadair hanno potuto – se non altro – ridurre il rischio di restare impigliati in una ragnatela da mezzo milione di volt!

Ricordo il viaggio notturno – cuccette di seconda classe – con lui e con Massimo Maffiodo, (già sindaco di Condove e presidente della Comunità Montana della bassa valle) alla volta di Roma, via delle coppelle,  sede degli uffici della Commissione di Valutazione di Impatto ambientale che doveva decidere se il nuovo elettrodotto era “ambientalmente sostenibile” (come si dice adesso): fu come viaggiare con Don Camillo e Peppone, ma non quando fanno a botte, bensì quando il prete e il miscredente si confrontano sui rispettivi dubbi rispettando le poche certezze. Non dormimmo neanche un minuto: loro a parlare, io ad ascoltarli. Di li a qualche ora dovevamo scoprire che due terzi degli impiegati non erano funzionari del ministero, ma “distaccati” in prestito da ENI, ENEL, FS, Autostrade ecc ecc e capimmo perché era così difficile far prevalere le ragioni del territorio su quelle delle imprese. Per “rappresaglia” appiccicammo alla moquette della sala di attesa il primo adesivo No Tav appena disegnato dall’avvocato Massimo Molinero (a proposito di rimpianti)…

l’articolo di Giuliano Dolfini su Stampa Sera

Massimo Maffiodo.

E’ stato scelto qualche giorno fa da Don Luigi Ciotti per commentare il Vangelo del giorno, nella più cattolica delle trasmissioni della Reteammiraglia: “a sua immagine”, in onda su Raiuno il sabato e la domenica prima e dopo l’andata in onda della Santamessa. Il fondatore di Libera, del Gruppo Abele ha scelto lui – operaio comunista, dichiaratamente ateo – per commentare la parola di Dio. Non credente,  ma “contaminato” da frequentazioni e letture gandhiane e incuriosito da un prete, anche lui un po’ eretico: Achille Croce e Don Giuseppe Viglongo cofondatori del Gruppo Valsusisno di Azione Nonviolenta. Con precisi punti di riferimento non solo nel pacifista per antonomasia, ma in Aldo Capitini, Don Primo Mazzolari, Don Lorenzo Milani. Achille era anche lui operaio, anzi era delegato sindacale come Massimo (Cisl e Cgil, non poteva essere altrimenti): lavoravano entrambi per le Officine Moncenisio che avevano in Condove la loro sede principale: uno stabilimento metalmeccanico dove si era costruito di tutto: dalle capriate metalliche per capannoni, alle prime macchine per produrre le calze di nylon. Dai carrelli per tram e vetture ferroviarie ai siluri per la marina militare (se nei nostri paesi vedevamo tornare in licenza qualche coetaneo non in divisa da alpino ma – stravagantemente – da marinaio, sapevamo che aveva fatto l’apprendista alla Monce, abbreviazione di Officinemoncenisio).

Don Ciotti non l’ha fatta lunga come la sto facendo io, i tempi televisivi sono tiranni anche per Santamadrechiesa. (Solo con Matteorenzi si può “sforare”… fin che dura). Ma ha voluto che il dialogo si svolgesse nei vecchi capannoni in stato di abbandono (la crisi non ha risparmiato le acciaierie – ultima riconversione toccata alla fabbrica di Condove – ancorché di proprietà di un qualche oligarca russo)… E ha chiesto a Maffiodo di raccontare come è stato possibile  – 47ani fa – non nella Olivetti del visionario e “Comunitario” Adriano, o alla Nuovopignone gestita a mezzadria da Mattei e La Pira, ma in una misconosciuta azienda di una periferica vallata alpina far pronunciare alla unanimità una assemblea di ottocentocinquanta operai contro la fabbricazione di armi e a costo di rifiutare commesse e di rischiare di perdere il lavoro! E Massimo lo ricorda qui https://drive.google.com/folderview?id=0B_hfkq9-kN7NfkR0V0pmZjJUX0pERzM2QVhCSTlYajNBb2hLS2NPSDNBV3JZYmpLZkxrODg&usp=sharing ; che è il link al video ospitato sul sito ANPI di Condove: non cercatelo sul “sito ufficiale Rai” dove nello stesso mese c’è si Don Ciotti, ma “a fare da spalla” a Vascorossi (che – con tutto il rispetto per i suoi fans, quarantasette anni or sono aveva appena smesso di succhiare lambrusco dal biberon). Ne diede notizia una gloriosa testata chiusa da anni –  “La Gazzetta del Popolo” – a pagina 3 del giornale che andò in edicola 15 gennaio 1971 a firma di Piero Bianucci, allora giovane giornalista; ma che sarebbe poi divenuto nientemeno che il curatore delle pagine scientifiche de Lastampa, tanto per riba-dire che non sono cose di cui abbiamo memoria solo in questa Valle: semmai che in questa Valle avremmo diritto se non a un risarcimento, a una narrazione

-altra persino se fossimo davvero quel che ci hanno accusato d’essere e non siamo.

Cosa che non è avvenuta (anzi) neanche in occasione della devastazione di questi giorni se è vero che l’attuale direttore del quotidiano subalpino si è sentito – excusatio non petita – di giustificare il poco spazio e lo scarso rilievo che ci è stato dato scrivendo che un giornale non ha solo la primapagina!

l’articolo di Piero Bianucci su La Gazzetta del Popolo

Primapagina:

è una trasmissione di radio3 che ascolto e cito spesso: è condotta in queste settimane da Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, quotidiano che fa riferimento alla Conferenza Episcopale Italiana. Sentite come ha riferito – durante la lettura delle prime pagine (appunto) dei giornali del 31 ottobre   l’invettiva di un  specialista del livore un tanto al kilo che va molto nei da talk e nei reality show che ammorbano soprattutto l’ultima parte della vita di tanti anziani relegati davanti al video e che avrebbero invece diritto a una vecchiaia serena: siamo alla fine della rassegna – al minuto 39:30 e dopo il lungo pastone sulla politica estera ed economica si torna brevemente a parlare di incendi perché – dice – “la vicenda è citata in prima pagina solo sul giornale di Feltri con un editoriale polemico”; prima di leggere si scusa perché si accorge che l’editoriale non è di Feltri” legge la firma e si direbbe imbarazzato perché commenta: “guardate la polemica dove va“: “dov’erano i No Tav?, gli stonati ambientalisti pronti a difendere la loro valle con fionde, biglie, pietre ecc ecc“; si ferma ancora e aggiunge di suo: ” questa – come avete capito – è la polemica che Libero decide di imbastire: non è su presunti o veri ritardi, sottovalutazioni, ma con settori ben precisi difatti il titolo è la valsusa brucia a differenza dei no tav e dei grillini. Questa la scelta per mantenere l’attenzione su questo fatto!” Poi va a concludere il mattinale… Inutile telefonare alla trasmissione, impossibile sperare che le commoventi lettere (pubblicate in questi giorni prevalentemente sui “social”, i vituperati social) che testimoniano come molti di noi (non chi scrive) si siano spesi per salvare la nostra Valle anche dalla follia dei piromani oltre che dalla bulimia del partito del calcestruzzo, arrivi almeno sulle pagine interne, (men che meno nei Tiggì in servizio attivo permanente dell’eterna campagna elettorale di un paese che pure viene chiamato al voto sempre più raramente)…

Inventario:

oggi dei danni degli incendi è in corso l’inventario, mentre la siccità allunga la striscia-record e nessuno può ancora dormire sonni tranquilli in attesa dei fondistrutturali del Chiampa (i numeri che ha dato rappresentano un terzo scarso di quanto speso solo per l’ennesimo buco denominato cunicolo esplorativo di Chiomonte); e siamo ben oltre un ordine di grandezza al di sotto di quanto “bruciato” per il TAV in un quarto di secolo di promozione, progetti e lavori (sulla linea esistente): interventi molto onerosi ma dichiarati bizzarramente inutili già in corso d’opera! Dopo mezzo secolo di centrali, autostrade, e speculazione edilizia (di conclamata marca mafiosa) la nostra Valle (in questo caso bassa e alta) è un colabrodo. Ma non è ancora niente rispetto a quel che gli stessi proponenti il Tav (per mettere le mani avanti dopo le inchieste sul Mugello?) ammisero attraverso un expertise commissionato a uno studio di ingegneria del nord Europa circa il rischio concreto di perdita definitiva di risorse idriche. Il Presidentemattarella ha appena lanciato un monito (con la mano sinistra?) mentre con la destra firma qualsiasi cosa promuova la crescita…e anche altro; tant’è che si è sentito di dover spiegare a una scolaresca che ha l’obbligo di firmare anche quel che non gli piace.

Allora custodiamo e narriamo noi (visto che nessuno lo farà al posto nostro) ciò che di buono c’è stato anche in questo momento drammatico che ha riportato in montagna i nipoti di chi ci era salito oltre settant’anni fa a Falcimagna, verso il rifugio Stellina, al Colle del Lys per difenderle (le nostre montagne) da un altro nemico (anche allora esterno e interno).

Ci sarà (ci dovrà essere) il tempo e il modo per stabilire se i Canadair arrivavano dalla Croazia, da Imperia o da Roma-Ciampino. Ci sarà (ci dovrà essere) il tempo e il modo per verificare se è vero che appartengono a 7 società private indagate per aver fatto cartello di modo da fare lievitare il prezzo dell’appalto. Ci sarà (ci dovrà essere) il tempo e il modo per capire se è tollerabile che  Elicotteri e aerei siano “un nolo a caldo” ( = comprensivo dei piloti che rasentano l’eroismo ad ogni tuffo e a ogni picchiata tra rocce, fiamme e i tralicci di Terna). Tempo e modo per dimostrare anche a Mattarella e anche ai giornalisti dei quotidianicattolici  che gli F35, con i valorosi cui vengono affidati, possano invece essere acquistati e pagati direttamente dal contribuente (e fuori persino da qualunque “logica di mercato”)! E se chi lavora nelle aziende dove li assemblano non sia arrivato – quarantasette anni dopo la Monce – a fare un pur più modesto salto di dignità.

le due ultime foto sono tratte dalla raccolta reperibile al link https://photos.app.goo.gl/7T1MWvc2FHsztHoH2 (qualcuno lo segnali al quotidiano Libero (… di gettare fango su chi si fa il culo e di sparare impunemente sulla “Crocerossa”)

Ci sarà (ci dovrà essere) il tempo e il modo per stabilire se uomini e mezzi in quantità adeguata  non potevano essere chiamati prima (o se sono arrivati solo dopo che il Chiampa ha deciso di compiere un atto di sottomissione verso l’Astronascenteminniti  o dopo la dichiarazione, comunque tardiva, dello stato di calamità).

Ci sarà (ci dovrà essere) il tempo e il modo per denunciare la ministracompetente per l’improvvida riforma che ha annesso ai CC il Corpo forestale dello Stato.

Ci sarà (ci dovrà essere) il tempo e il modo per analizzare se dopo il passaggio di Attilabertolaso la superstazioneappaltante chiamata Protezionecivile riesce almeno a svolgere una funzione di coordinamento e se c’è qualcuno in grado si assumersi la responsabilità di mobilitare uomini, mezzi – e capitoli di spesa – prima che i politici di professione – nominati da S&P – lottizzino anche tempi ed entità degli “interventi di somma urgenza” a seconda di come votano i cittadini malcapitati di turno.  Ci sarà (ci dovrà essere) soprattutto il tempo e il modo per chiedere il risarcimento dei danni (altro che compensazioni) a lobby e politici di riferimento responsabili del cambiamento climatico come dell’impoverimento diretto e indiretto delle risorse idriche,,,

E di sperare – quindi – almeno che “Bambi non sia morto invano”.

Ma intanto ancora un grazie a “quei temerari sulle macchine volanti” e ancor di più a quegli altri temerari che hanno combattuto le fiamme stando per dieci giorni e dieci notti ininterrottamente in prima linea e  che col calare dell’oscurità si sono dovuti arrangiare come la fanteria che deve esporsi senza la “copertura aerea” ma la cui azione non è risultata altrettanto fotogenica (anche perché o si facevano i “selfie” o si davamo da fare per salvare il salvabile).

Borgone Susa, 4 novembre 2017 – festa della “Vittoria” – Claudio Giorno

 

 

 

A BAMBI MORTO

(La nona giornata di fuoco sui monti della Valle di Susa)

il cielo – ieri sera 29 ottobre 2017 – sopra i monti dell’ Orsiera Rocciavrè

Non credo che ci sia qualche bambino tra i miei tre lettori, ma mi scuso subito col bambino che rimane in ognuno di noi  per il titolo volutamente sgradevole.

E subito dopo voglio ribadire quanto riportato verso il fondo di una delle ultime cose che mi è scappato di scrivere tra fuoco e fiamme: “sono consapevole che il mio esercizio è penultimo nella scala dei comportamenti utili e virtuosi messi in campo da tante persone in questi giorni: vigili del fuoco e volontari antincendio boschivi, prima di tutto, amministratori locali, operatori sanitari, ecc ecc. Dopo di me solo i politici di professione”, come appunto già scritto. Ma questo non vuol dire che io creda che scrivere serva a poco o a niente: raccontare, narrare, informare correttamente su quel che accade a delle persone, in un luogo, specie se “ultime (le persone)  e lontani” (i luoghi), è una delle cose più importanti che si possono mettere in atto perché chi deve promuovere politiche pubbliche di aiuto, sia stimolato a farlo: se è molto o poco utile dipende da chi lo fa: Se scrivo io sul mio blog semiclandestino serve a poco, ma se quel che succede, il dove serve intervenire e con quanta urgenza viene narrato in radio o  televisione, nelle ore di maggiore ascolto, nelle trasmissioni più seguite, sui giornali più temuti (virtuali o di carta) l’utilità sociale della narrazione diventa di grande importanza: mobilita le coscienze prima e le istituzioni (altrimenti sorde) a ruota.

Ecco, quel che è mancato in questi nove giorni è stato la narrazione. Proprio oggi cadeva l’anniversario della più violenta delle scosse di terremoto che ha devastato – un anno fa – il centro Italia. Se ne è parlato molto ‘sta mattina, per dire che a distanza di 365giorni e nell’incombere  di un nuovo inverno non solo si è fatto poco, ma quel poco è stato indirizzato verso i centri più importanti e chi già pativa l’abbandono prima del sisma, oggi è ancor più dimenticato.

il Rocciamelone e le sue pendici liberate dal fuoco: il cielo su Susa di nuovo blu (la foto è stata scattata ‘sta mattina 30 ottobre 2017 dalla Madonna della Losa). Sulla sinistra si notano gli ultimi focolai tra Mompantero e Venaus

Torniamo ai nostri boschi inceneriti, ma ancora fumanti, alle baite perdute dopo essere passate per decenni di generazione in generazione (e spesso ancora usate non come seconde case, ma come luogo da dove svolgere quel po’ di attività agricola che  – in montagna – fa poco reddito ma tanta manutenzione). Pensiamo alla flora e alla fauna che sono un patrimonio che non si misura in Pil ma in qualità della vita. Per sette lunghi giorni a noi che in Val di Susa ci viviamo, (spesso ci siamo nati prima che ci chiudessero le maternità per pareggiare il bilancio) è sembrato che la distruzione di un patrimonio che consente non ai valligiani di vivere come negli spot del mulinobianco, ma a una città di un milione di abitanti di respirare un po’ meglio nonostante un milione di automobili e mezzo milione di caldaie, sia stata ritenuta “una questione privata”.

Chi si intende di procedure burocratiche, quelle la cui semplificazione pare consistere solo nel cancellare – dopo le Cominitàmontane  i forestali (prossimamente i pompieri?!)  ha scritto giustamente che “un governatore regionale non può proclamare autonomamente lo stato di calamità senza il consenso del Governo, e che senza tale dichiarazione non si può ricevere aiuto da altrove (in questo caso uomini e mezzi, dai Vigili del fuoco ai Canadair agli elicotteri)”. Né si può pretendere che siccome Chiamparino è amico di Renzi che è il datore di Palazzochigi a Gentiloni il provvedimento venga deciso tra ex comunisti, post democristiani e sessantottini invecchiati male.

Nella sequenza uno dei quattro Canadair che’sta mattina si tuffavano nel lago del Moncenisio ogni sei minuti per fare il pieno di acqua da spargere sugli ultimi focolai della Val Cenischia

Per questo serve una narrazione: perché la consapevolezza della gravità di una situazione anche e soprattutto se “periferica rispetto ai palazzi” sia prima di tutto diffusa a chi ne potrebbe subire serie conseguenze anche se abita “distante”: pur tra le consuete reticenze gli “addetti ai lavori” hanno dovuto ammettere che la concentrazione di veleni nell’aria tra Torino e cintura è salita in settimana  fino a sette volte la soglia! Mentre ancora a oggi pare “non percepita” la perdita di un patrimonio naturale inestimabile per l’intero paese!

“Portiamo le telecamere in Valsusa”, non lo abbiamo detto noi; ma lo ha scritto – nero su bianco – un autorevole  direttore del serviziopubblico radiotelevisivo capitato per caso tra i nostri monti mentre sembravano divenuti vulcani in eruzione! Ma la Rai ha inviato le sue troupe solo al seguito di Sergiochiamparino (che a sua volta ci ha messo sette giorni a fare i 40 km da Piazzacastello a Villaferro (Bussoleno)…Forse perché non c’è il suo agognato Tav)… Ed oggi (a fuochi quasi spenti) si sono mossi addirittura gli inviati dalla Capitale (non appena il Ministrominniti è stato localizzato nella Prefetturasabauda).

Quanto all’esercito è sicuramente meglio “non vengano impiegati per lavori per cui non sono stati addestrati”, come ha scritto il sindaco di Susa; e, in ogni caso, sin qui li abbiamo visti solo comandati contro cittadini e mai a favore. (Anche se andiamo un po’ indietro nella storia…).

Cittadini la cui parte migliore è ancora una volta venuta fuori nel momento del bisogno: sono soprattutto a quelli di loro che si sono impegnati incessantemente sul territorio che – dopo la notte da incubo tra domenica e lunedì con un tramonto con un cielo che non si riusciva a battezzare se boreale o infernale – che vanno ringraziati. ‘Sta mattina l’aria pareva cambiata.  Un cielo terso, i fuochi finalmente davvero circoscritti fin dalle prime ore dell’alba;  prima che gli elicotteri potessero levarsi in volo facendo la spola tra il Cenischia e le pendici del Rocciamelone e i Canadair (nella tarda mattinata addirittura quattro!) potessero dar vita a un benefico bombardamento a tappeto (d’acqua) prelevandola dal vicino bacino del Moncensio da dove in cinque/sei minuti surrogavano quella pioggia che continua a latitare. Non fossi scaramantico scriverei che forse ne stiamo uscendo. sia pure a caro prezzo, sia pure a Bambi morto.

Borgone Susa 30 ottobre 2017 – Claudio Giorno

OTTAVA

Le foto riprese nall’imbrunire del 28 ottobre non lasciavanio presagire una notte tranqueilla… (sono stata scattate da Borgone guardando il Massiccio d’Ambin (uno dei più grandi serbatoi d’acqua cui la lobby delle gallerie Tav vorrebbe praticare l’ultimo e definitivo buco).

Ottava giornata di fuoco e fumo, altri ettari di boschi resi estremamente infiammabili da oltre novanta giorni di siccità stanno bruciando inesorabilmente nonostante la lotta commovente che sfinisce Pompieri, Aib e volontari che non contano le ore, i pasti saltati e i veleni respirati. Loris Mazzetti – scrittore, giornalista e dirigente Rai che era venuto a trovarci giovedì per presentare il suo ultimo lavoro, “la profezia del Don” dedicato a un prete che non prometteva miracoli, (li faceva) – ha voluto trattenersi per altri due giorni per vedere di persona quel che stava succedendo nella Valle dei No Tav…Ecco cosa ha scritto sulla piazza virtuale facebook, la più frequentata al mondo: “Sono stato in Valsusa a presentare il libro La Profezia del Don. La valle è devastata da incendi dolosi, non si vede il sole per colpa del fumo, si respira a fatica, la solidarietà non basta, occorre la presenza dell’esercito, ci vogliono leggi adeguate contro chi provoca gli incendi. L’informazione nazionale deve fare di più non è un problema che riguarda solo il Piemonte è l’Italia che è stata colpita. In alcune zone le fiamme sono a ridosso delle case, un giovane di venti…sei anni mentre tentava di spegnere le fiamme è morto d’infarto, vigili del fuoco salvati per miracolo, animali morti. No, no la solidarietà non basta. Basta con i soldi sperperati dalla politica per inutili referendum, basta con treni che vanno su e giù per il Paese per campagne elettorali che durano mesi e mesi. I cittadini della Valsusa hanno bisogno di risposte immediate. Portiamo le telecamere nella valle.

Di  telecamere siamo invasi ma per inquadrare noi, la nostra ribellione contro chi – prima che qualcuno desse fuoco ai boschi ha bucato per decenni le nostre montagne, i recipienti millenari di acqua potabile e di quella – comunque di buona qualità – di fossi e torrenti che oggi sarebbe stata preziosa per difendere le case, oltre le piante. Milioni di metri cubi persi per sempre con la realizzazione – oltre mezzo secolo fa – della prima centrale in caverna a Venaus da parte dell’Enel e dei francesi di Edf che non appena appropriatisi del Moncenisio nel 1947 – come ritorsione per la guerra persa dall’Italia del duce – vi hanno costruito una della più imponenti dighe d’alta quota d’Europa, decapitando – allo scopo – una montagna trasformata in cava di inerti (la Carrier du Paradis che forse dovrebbe essere rinominata “dell’inferno”).

la grande muraglia del Moncenisio realizzata da Edf col concorso di Enel decapitando una montagna trasformandola nella Carriere du Paradis oltre mezzo secolo fa: la “nonna” di tutte le grandiopere in Val di Susa…

Fino alla grande centrale in caverna – questa Iren, ma sempre a Venaus – che dopo il versante Cenischia ha mezzo disseccato il versante Dora prelevando l’acqua fin da Pont-Ventoux per far girare le turbine dell’ingegner Garbati  (anno 2006) … Versante che era già stato impoverito negli anni ‘70/’80 con lo scavo delle gallerie di raddoppio delle ferrovia esistente (altro che storica) e successivamente (anni ‘80/’90) dallo scavo delle innumerevoli gallerie dell’Autostrada A32 del Frejus! Per finire – per adesso – con lo scavo del cunicolo della Maddalena di Chiomonte che appena terminato ci si è accorti di dover prolungare di mezzo chilometro e che – nonostante i soli 7 km di lunghezza e il piccolo diametro – di acqua ne ha dispersa e avvelenata in modo sproporzionato. Mentre non si ricorda mai abbastanza che un experise internazionale commissionato dagli stessi proponenti la galleria Tav Torino-Lione aveva quantificato nel fabbisogno di una città di un milione di abitanti l’acqua potabile che sarebbe sparita con lo scavo di 57 km di doppia galleria! …Beppe Ferrero – naturalista e guardaparco – ha realizzato qualche anno fa un censimento delle sorgenti disseccate che mostra (attraverso delle slide comprensibili persino da un politico di professione) la evidente interrelazione tra il loro disseccamento e il progredire dello scavi di “Grandiopere”!). Mentre scrivo sento l’ormai familiare rumore dei Canadair che fanno la spola ancora tra il lago di Viverone (credo) e le Pendici del Rocciamelone dove sta notte sono state evacuate altre borgate di Monpantero e alcune cascine (anche nel territorio della stessa Susa!).

Una delle slide del lavoro di Beppe Ferrero che ha documentato lo “sterminio” delle sorgenti – causa “Grandiopere” – tra Val di Susa e Val Cenischia, e che ne ha anche censito la localizzazione, la portata e la data in cui sono state disseccate!

Ora quel che sto facendo – scrivere – so che è una attività che – per inutilità conclamata – è seconda solo alle visite pastorali dei politici di palazzo, come quella di ieri di Sergiochiamaparino che di ognuna di queste Grandiopere  è stato ed è un fan scatenato. La drammatica notte di Mompantero e Susa appena trascorsa speriamo lo inducano almeno a restarsene nel suo polveroso e fulifgginoso ufficio di Piazzacastello e ad uscirne solo per andare a ricevere – a Portanuova – il suo Amicomatteorenzi di ritorno dal comizio-omelia nella chiesa di Capaccio (Paestum) col Collegadeluca per chierichetto.

Borgone Susa – 29 ottobre 2017 – Claudio Giorno

 

LA VALSUSA BRUCIA

Bussoleno e Chianocco (viste da Castel Borello) e sovrastate dalle nubi di fumo

Lunedì 23 ottobre, trentaseiesima ora di foehn, quando comincio a scrivere. L’Arpa – l’agenzia per la protezione dell’ambiente del Piemonte che aggiorna ogni 24ore i bollettini-meteo si ostina a scrivere che i venti, da nord, in montagna, sulle Alpi, saranno forti o molto forti ma con generale attenuazione della ventilazione dalla tarda serata. Peccato che abbiano scritto la stessa cosa ieri sera e che ‘sta notte le folate di vento non siano mai cessate e neanche si siano attenuate… Eppure sono gli stessi  meteorologi che avevano previsto con largo anticipo che domenica – al posto della agognata pioggia – sarebbe arrivato il vento ad asciugare quel po’ di umidità che “una saccatura atlantica”  avrebbe dovuto spargere (pur con parsimonia) sulla vegetazione inaridita da uno dei più lunghi e ininterrotti periodi di siccità da quando si raccolgono i dati sul clima.

Clima che cambia – come hanno “sperimentato” in California dove incendi spaventosi hanno appena fatto decine di vittime, bruciato centinaia di abitazioni  devastato coltivazioni (in particolare i loro recenti ma già famosi vigneti)!  Come hanno sperimentato in Portogallo per lo stesso motivo o in Irlanda e Scozia per i recenti uragani atlantici che dai tropici si stanno “spostando” anche verso l’Europa. Come sperimentano da sempre nei luoghi in cui si muore in migliaia sotto le inondazioni e senza “fare notizia”.

Notizia: in questi due giorni (e una notte) mi è tornata prepotentemente in mente la battuta feroce di Luca Rastello: “Torino è il luogo della nostra galassia più distante dalla Valle di Susa”. Luca si riferiva al Tav (alla lotta No Tav) che da ormai trent’anni si svolge in Valle di Susa, a venti chilometri da Piazza Castello, (e che qualche volta è sconfinata proprio anche nel cuore della città dove ha sede la Prefettura) senza che i “torinesi” ne siano mai stati coinvolti più di tanto: salvo una rumorosa minoranza  pregiudizialmente schierata per il “si al progresso” (Fiat-banco-centrico) e una stravagante manciata di intellettuali che non si preoccupano di essere accostati “ai violenti dei centri sociali” e agli “anarcoinsurrezionalisti” un giorno si e uno anche dalle redazioni subalpine di stampa&repubblica…

Stampa&Repubblica avevano dedicato pagine (e il TiGiPiemunt minuti preziosi) all’allarme smog (polveri sottili) che aveva costretto la GiuntAppendino a un progressivo blocco del traffico in città e invitato i cittadini a chiudere porte e finestre per limitare i danni alla salute. Ma sta mattina finestre spalancate e collettivo sospiro di sollievo: la conduttrice di turno del TiGi…”provinciale”, alle 7 e 30, commenta una nitidissima immagine  della città ripresa dal Colle della Maddalena e indica una nuvola – secondo lei di smog – che “il vento della Val di Susa” – (testuale) – spinge via! E – (collegandosi con polizia municipale e stradale) – da il “liberi tutti” agli automobilisti (nel caso qualcuno si fosse per una volta astenuto dall’andarsi a imbottigliare in tangenziale…). Non un commento sul perché  del superamento dei limiti e sugli unici rimedi (più Treni, meno Tav).  Poi – laconica (e dopo aver richiamato le notizie di calcio) – da la linea a una collega che dedica venti secondi scarsi all’incendio dei boschi sopra Bussoleno, alla evacuazione, nella notte, di alcune Borgate (anche a Caprie, Rubiana e Cumiana) e all’intervento di due Canadair…

Uno dei Canadair – dopo una veloce ricognizione – sgancia la sua (questa si) “bomba d’acqua” sulle fiamme che minacciano una casa. (si noti la vicinanza ai tralicci e ai cavi dell’alta tensione, che in questi casi non si rivelano solo un problema paesaggistico, ma un grave impedimento alle operazioni di soccorso e un inaccettabile aumento del rischio per i piloti).

Canadair: se la memoria non mi tradisce anche sull’acquisto di questi aerei ci fu qualche polemica qualche anno fa. (del resto proprio nella Onestatorino siamo riusciti a rubare anche sulle valvole cardiache!). Ma se ci sono dei “bombardieri” (ad acqua) di cui nessun pacifista si sognerebbe mai di contestare l’acquisto questi sono gli aerei/cisterna capaci di caricare una enorme quantità d’acqua scendendo a volo radente sul mare o su un lago per poi rilasciarla – (questa si una “bomba d’acqua”) – sul divampare delle fiamme (magari alimentato dal vento). Geniale l’inventore di questo mezzo anti- incendio, straordinari e coraggiosi i piloti; (se si capitata a Imperia si può assistere per ore ai loro voli di addestramento. Incalcolabili gli ettari di boschi salvati in tutto il mondo e le vite umane risparmiate, ma anche a costo di qualche incidente mortale: vederli volare con la pancia piena d’acqua e un attimo dopo virare sotto le folate di vento alleggeriti dall’improvviso scarico dell’acqua, e a pochi metri dai tralicci e dai cavi dell’alta tensione, fa venire i brividi.

Brividi che non hanno potuto provare (e non provano) le decine di vigili de fuoco – effettivi e non – e i volontari AIB (le squadre anti-incendi boschivi) che hanno combattuto e continuano a combattere nell’atmosfera arroventata da fiamme che le folate di vento (e le essenze arboree aggredite) innalzano per decine di metri rilasciando un fumo dal cui colore si capisce – purtroppo – il patrimonio forestale che stiamo perdendo: faggi, conifere, ettari di bosco e sottobosco che ci sono voluti decenni perché crescessero e che se ne vanno – per sempre – in una manciata di minuti. E senza contare gli animali intrappolati o spinti verso aree a maggior rischio da quelle in cui si erano insediati (il nostro “infrastrutturatissimo” fondovalle)…  Saranno anche fortunati i popoli che non hanno bisogno di eroi, ma noi i nostri eroi della porta accanto ce li teniamo stretti. Tantopiù che se oltre che dalle “calamità naturali” ci dobbiamo difendere da quelle “antropocentriche” (e non mi riferisco solo ai “piromani” che pure purtroppo esistono e “sono tra noi”: anche sta volta sarebbero stati trovati gli inneschi). Perché ci sono anche i piromani col colletto bianco, quelli della sprezzante battuta che dice che in Valle di Susa non c’è gran che da difendere… E a loro diciamo che mai come in queste occasioni si percepisce bene che è vero l’esatto contrario: perché l’inquinamento atmosferico e l’impoverimento del territorio generato da un incendio di queste proporzioni non si sottrae agli ossidi di azoto o alle polveri generate da un cantiere, ma si somma! E perché entrambi – come un cane che si morde la coda – hanno in comune (perché la subiscono e/o la provocano) la mancanza d’acqua!

Acqua: non piove da mesi ormai, e il vento – questo vento – in Valsusa diciamo per esperienza che dura anche tre giorni (ma per una volta speriamo che abbia ragione chi scrive i bollettini Arpa anche se gli “addetti alla comunicazione” potrebbero essere gli stessi che ci “tranquillizzano” su polveri, amianto, e radioattività e su qualunque incidente scappi al Buondio che questa società neo-pagana ha posto a tutela del Pil e della sua Crescita (con la C volutamente maiuscola).

E d’acqua sono composte in buona parte anche le lacrime: la faccina che piange delle “emoticon” è stata ed è la più usata in queste ore di fuoco nei commenti sui “social”. Che – quale che sia l’opinione dei miei quattro lettori – hanno a mio modesto avviso offerto in questa occasione l’ennesima “prova di forza”.  Ci sono in rete tantissime immagini (anche molto valide tecnicamente) che costituiscono una documentazione spontanea e collettiva di questo ennesimo disastro ambientale che stiamo subendo. (Particolarmente impressionanti le foto della notte). E toccanti i commenti generalmente misurati (altro che popolo degli insulti), sempre coinvolti e coinvolgenti: sono stati (e sono) la nostra rete di informazione “autonoma e civica ” che nessun giornale può più garantire; che sia nazionale ma anche locale: le testate on line sono anzi andate a rimorchio dei post dei “comuni cittadini”. La rete – insomma – ha saputo svolgere in questa grave occasione una sorta di “servizio pubblico partecipato” che ha affiancato (senza correrne ovviamente i rischi) le centinaia di volontari che hanno sin qui contenuto le proporzioni dell’evento!

Borgone Susa, 23 ottobre 2017 – Claudio Giorno

L’altro Canadair mentre vira e riparte verso un nuovo carico d’acqua