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GENOVA, UN FERRAGOSTO FA

A ferragosto, si sa (anzi si sapeva) quotidiani e telegiornali sono a corto di notizie. Esaurite le immagini e le interviste ai turisti più temerari attorno a fontane prese d’assalto nei  centri storici roventi, archiviata la “cerimonia del ventaglio” in cui augurano buone ferie (“di crisi”?!)  ai presidenti della Repubblica, e di Senato e Camera, dato conto degli inevitabili fatti di cronaca nera che non vanno mai in ferie, si fatica a riempire le pagine e gli spazi televisivi tra gli affollati (e redditizi) inserti pubblicitari di stagione.

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Ma da un anno non è più così, da quel “maledetto” 14 agosto del 2018 in cui le prime notizie frammentarie accennavano al crollo di un ponte in una Genova che si era svegliata sotto una delle ormai sempre più frequenti tempeste estive di acqua e vento…un ponte? Un ponte autostradale? “IL PONTE”, il viadotto Morandi, il Brooklyn della Superba, che (assieme alla brutta sopraelevata che ha nascosto per sempre le splendide facciate dei palazzi dei potenti del passato) aveva stravolto la skyline anche per chi si poteva permettere di entrare in porto da una cabina dell’ultimo piano di una Costacrociere.

43 le vittime che l’improvvisa, devastante torsione dell’impalcato stradale (causata verosimilmente dallo spezzarsi di uno dei tiranti ammalorati ma mai adeguatamente mantenuti) aveva scaraventato assieme migliaia di metri cubi di calcestruzzo sul greto del torrente Polcevera, sul fascio-binari sottostante, su raccordi stradali, capannoni e case scavalcate dall’ardita opera di ingegneria degli anni de boom economico, della motorizzazione di massa, dell’orgoglio di imprese e maestranze impiegate nella realizzazione delle Grandiopere che – iniziate con la ricostruzione del dopoguerra – nessuno osava mettere in discussione.

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La data di apertura fu il 4 settembre 1967” – ci ricordano  Marco Lillo e Ferruccio Sansa in un dossier  esclusivo de il Fatto Quotidiano dell’11 agosto; un documento di straordinaria importanza storica e forse anche giudiziaria se la Procura di Genova vorrà acquisirlo. Ma qui quel che voglio evidenziare è la madre del Viadotto sul Polcevera: perché del “padre”  – l’ingegner Riccardo Morandi – hanno parlato tutti;  della “madre” senza il lavoro di Lillo e Sansa non si saprebbe neanche il nome: “Parliamo della Società Italiana Condotte d’Acqua. Fondata nel 1880, e che fino al 1970 è stata di proprietà dell’Amministrazione Speciale della Santa Sede e di Bastogi. Dopodiché è stata acquistata dal finanziere Michele Sindona che l’ha venduta al gruppo IRI-Italstat. Oggi si chiama Condotte e sta affrontando un difficile risanamento”.

Vorrei che ci si concentrasse su questi nomi e sulla situazione attuale: il Vaticano-impresario, Lo Stato-Impresario e il tramite, Michele Sindona, “banchiere di dio”, pericolosamente vicino ad Andreotti e affiliato alla Mafia italo-americana (che lo avrebbe soppresso in un carcere Usa,  ma solo dopo che era divenuto troppo scomodo quale mandante dell’omicidio dell’Avvocato Ambrosoli; l’efferato assassinio  dell’eroe borghese – lasciato solo dalla politica della Milanodabere – a liquidare la banca del finanziere sodale del cardinal Marcincus)…

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Ma vorrei soprattutto che si riflettesse su una impresa storica, un tempo tra le più solide; passata più volte di mano e presieduta fino all’arresto dello scorso anno da un rampollo di un’altra “famiglia- impresaria”, Duccio Astaldi;  è per alcune classifiche la terza in italia con 3mila dipendenti e, con una “qualificazione” (il curriculum delle società)  da fare invidia a molti gruppi di finanza e costruzioni del nostro paese;  quantomeno per quel “portafoglio ordini” che comprende (in associazione temporanea con altre aziende) il sottoattraversamento Tav di Firenze, la linea Tav tra Brescia, Verona e Vicenza, il lotto austriaco del tunnel di base del Brennero e – in Svizzera  – del tunnel di base del Monte Ceneri, tra Bellinzona e Lugano e l’autostrada Chiasso-San Gottardo; e – tornando in Italia  la partecipazione al consorzio Venezia Nuova  per il famigerato MOSE, e l’autostrada Messina Gela sui cui appalti è inciampato il presidente accusato sia in sede civile che penale di gravissimi reati che lo hanno condotto lo scorso anno agli arresti domiciliari! Ma non prima di aver portato i libri in tribunale per anticipare i creditori (banche e fornitori) con una esposizione di poco meno di 2 miliardi di Euro!

Perché l’ammaloramento delle infrastrutture del nostro paese pare andare di pari passo con quello – intimo – delle imprese di costruzioni, vasi di coccio tra i giganti di ferro degli altri paesi UE, che – paradossalmente – sembrano essere state penalizzate proprio da quel mercato domestico e protetto degli anni del Morandi  in cui non dovevano lottare con la concorrenza. L’inchiesta di Lillo e Sansa riesuma un ponderoso carteggio fatto di fogli battuti a macchina, annotazioni a penna, schizzi su carta ingiallita, a corredo di ricordi degli abitanti del disgraziato quartiere finito sotto un viadotto e di foto d’agenzia in bianco e nero dei megacantieri di realizzazione delle torri, di tesatura dei cavi, di assemblaggio degli impalcati.

Emergono i dubbi e le preoccupazioni (per la incolumità di automobilisti e abitanti ) che fin dai primi lavori di realizzazione delle tre imponenti torri, serpeggiavano tra coloro che firmarono i progetti, i libri di direzione lavori, i verbali dei collaudi statici . Lo stesso Ingegner Morandi viene più volte chiamato direttamente in causa; Lillo e Sansa: citano “una lettera raccomandata del 23 novembre 1968 “ in cui “l’ingegner Nicolò Trapani, capo dipartimento Anas”, scriveva: “A seguito di sopralluogo effettuato congiuntamente a tecnici dell’impresa e di Autostrade, che ha in concessione la Genova-Savona, è stato rilevato che su entrambe le pareti laterali esterne della travata scatolare facente parte dell’elemento bilanciato (pila 11) in corrispondenza dell’attacco dei ritti sono visibili filature capillari con inclinazione a 45 gradi circa”. Trapani era un ingegnere puntiglioso che non aveva timore di mettere nero su bianco i suoi dubbi. A lui non importava che quel ponte fosse un’arteria fondamentale per il traffico del Nord. Che la politica premesse tanto perché si trattava di un simbolo dell’Italia che in quegli anni cavalcava il boom. Trapani temeva che lo Stato pagasse miliardi di lire per un’opera che eventualmente non fosse stata eseguita a regola d’arte. Ma soprattutto si curava della “pubblica incolumità”.

Il Ponte delle Condotte in costruzione

Dai faldoni polverosi conservati in qualche archivio (dell’ente concedente? Di un funzionario diligente?) emerge un’altra Italia, elettrizzata dalla crescita a due cifre, ma intransigente, organizzata in modo semplice ma rigoroso: Il progettista, il direttore dei lavori, una concessionaria (pubblica) deputata alla realizzazione del tronco autostradale, l’ente concedente Anas (braccio operativo del ministro non a caso denominato dei Lavori Pubblici), l’impresa costruttrice che ha vinto la gara d’appalto (spesso coi famigerati massimi ribassi): un  conflitto  di interessi in delicato equilibrio che se ben governato produce opere durature e corretto uso del denaro pubblico, se “traggheggiato” genera tangenti e infrastrutture destinate a deperire in pochi anni e a trasformare la pubblica amministrazione in un appaltificio permanente: abbattimenti, rifacimenti, manutenzioni ordinarie assenti perché poco appetibili,  e straordinarie che divengono routine…e soprattutto contenziosi legali infiniti (coi quali si “recuperano” i ribassi d’asta più inammissibili e si creano le “provviste” per una tangentopoli infinita; che è quel che succede oggi con la legalizzazione della intermediazione parassitaria attraverso l’invenzione dei contraenti generali di cui non si capisce la funzione e l’utilità;  e con la progettazione definitiva in mano all’impresa costruttrice  (nelle cui sedi crescono a dismisura gli uffici legali a scapito degli uffici tecnici)!

I giornalisti del Fatto correttamente non pretendono di sostituirsi al peraltro arduo compito che attende la Procura di Genova. Il loro dossier è un contributo (straordinario) alla storia contemporanea destinato non a stabilire la responsabilità penale del crollo, ma (appunto) a capire “cosa siamo” attraverso il “come eravamo”. Non da risposte a domande quali : -Il ponte era mal progettato? -Il collaudo statico fu svolto superficialmente caricando l’impalcato con autocarri meno pesanti del prestabilito? – Doveva essere chiuso perché  pensato per un traffico giornaliero medio di 30mila veicoli di peso e velocità anni-settanta e “costretto” a sopportare 100mila veicoli di peso e velocità anni duemila e oltre ? – Un viadotto  di quell’impatto (anche inquinante) era la soluzione giusta per bypassare una città-porto,  annodare la viabilità Tirrenica con quella della Pianura Padana che l’apertura della Voltri-Gravellona Toce fece più che duplicare? Perché sono domande alcune delle quali si pongono tal quali oggi visto che il percorso della “bretella autostradale” sarà lo stesso (sia pure attraverso una struttura che si annuncia più pragmatica, nonostante la Grandefirma posta sotto il primo progetto di massima).

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Perché ci vorrebbe un processo parallelo (e di difficile classificazione tra penale, civile e amministrativo) per stabilire chi e con quale motivazione ha stravolto l’impianto (già di per se discutibile)  delle concessioni autostradali stabilendo che la privatizzazione di un monopolio naturale e la legittimità di garantire utili adeguati a reggere le dinamiche speculative della Borsa non avrebbero determinato queste e – dio non voglia – altre tragedie nel futuro prossimo e a maggior ragione in quello “remoto”: gli allarmi lanciati in Italia come in Francia e in tutto il mondo sull’”aspettativa di vita” del calcestruzzo, unito alla tutela degli interessi dei costruttori (e delle banche con essi esposte) e alla idea criminale di affidare la gestione delle utility (autostrade, ferrovie, porti e aeroporti, energia, acqua ecc) a finanziarie multinazionali garantendo loro profitti mal governati da authority sempre più notarli quante altre morti rischia di provocare?

Capisco e che i familiari delle vittime abbiano chiesto con dignità e forza la non presenza alla commemorazione dei loro congiunti dei vertici della concessionaria cui è stata affidata più di metà della rete autostradale pubblica  (costruita e mantenuta col denaro dei cittadini sia attraverso le tasse che col pedaggio); persone ambiguamente e incautamente invitate dalle autorità civili e religiose che si sono intestati la cerimonia…). Ma forse – se vogliamo per una volta essere ammaestrati da quanto emerge dalla nostra storia pur recente, è ora di riconsiderare radicalmente la gestione delle reti nevralgiche del paese sottraendole alle speculazioni (e ai capricci) del “mercato” denunciando la responsabilità morale di chi lo ha deciso e continua a permetterlo a vantaggio  di “cittadini evidentemente più uguali degli altri”.

 Borgone Susa, 14 agosto 2019 – Claudio Giorno

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STELLE CADUTE

(Quest’anno non hanno aspettato la notte di San Lorenzo)

Lettera aperta a una… vincibilearmada convinta che nel 2018 si sia votato “proprio per loro” (nome, cognome e indirizzo) e non contro “gli altri”.

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Sono uno dei sette milioni di italiani (ovunque nati o residenti) che negli ultimi anni hanno avallato l’intuizione di un comico prestatosi alla politica; cosa un po’ stravagante – ammetto – anche se dalla Francia alla Polonia , agli USA non mancano né i precedenti, né gli imitatori;  nel mio caso – poi – il fatto è ancor più anomalo perché sono vecchio e recidivo rispetto all’elettorato “grillino” prevalentemente giovane e distaccato… Ma un voto dichiaratamente di protesta mi pareva l’ultima possibilità rimasta di mandare un segnale – chiaro e forte – alla aristocrazia ladra che si è impadronita dei nostri destini. Mi si scuserà – spero – se non mi rifaccio alle analisi raffinate dei Paolomieli, se “volo basso”, ma votare movimento 5 stelle per me non è stata una scelta ideologica. (In quella armata brancaleone c’è tutto tranne che le ideologie croce e delizia degli anni – non solo giovanili – della mia frequentazione della Politica…). Confermo (l’ho dichiarato più volte pubblicamente) che dopo una vita passata nella illusione che si potesse “votare per”, ho “votato contro”. Contro l’FMI, JP Morgan e tutte le società di rating / banche d’affari che governano l’umanità intera senza nessuna delega, che scommettono sul nostro futuro (soprattutto su quello di chi verrà) sottomettendo le leggi inderogabili della termodinamica a formule astratte di matematica finanziaria che presuppongono che le risorse del pianeta siano illimitate. Che considerano PIL sinonimo di benessere anche e soprattutto quando lo si alimenta con la vendita di ogni tipo di armamento a ogni “razza” di umani (dai terroristi islamici, ai “principi” sauditi ai suprematisti bianchi)…Che pretendono che le Costituzioni, scritte da uomini saggi e di alto profilo etico siano “adattate” alle “esigenze dei mercati”… e che – ritornando al nostro sempre meno bel paese –  certificano che interessi bancari da usura per finanziare guerre& Grandiopere siano considerati legittimi mentre non corrisponderne affatto ai risparmiatori (anzi rapinandoli anche dei piccoli capitali depositati) possa godere di impunità assoluta. (Sia per gli amministratori delle banche colabrodo e ancor più verso chi cumula stipendi e pensioni d’oro “giustificate” da una funzione di vigilanza …mancata).

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Ecco, in tutte le ultime tornate sono andato a votare contro; contro (per fare un paio d’esempi) “i Visco” o “i Bassanini”, nato – quest’ultimo – come “eroico oppositore” del  Craxi-padrone ma  divenuto il simbolo della sottrazione di ogni possibilità di governare a chi è stato  democraticamente eletto nei piccoli comuni come nel parlamento; l’”architetto” che è riuscito a trasferire il potere (un po’ alla volta e quasi senza che ce ne si accorgesse) dai cittadini normali ai burosauri che nessun asteroide riuscirà mai a estinguere…

 Ho votato contro chi ha regalato a privati-predoni le banche pubbliche, le aziende elettriche e petrolifere di stato, le concessioni autostradali e – prossimamente – quel che resta della rete ferroviaria…

 Ho votato contro i rami cadetti delle famiglie che sedevano nei “salotti buoni” della Milanodabere ai tempi in cui Mariochiesa nascondeva nelle sue mutande non le vergogne, ma le banconote sottratte all’istituto dei “poveri vecchi”…

 Ho votato contro e non mi sono preoccupato – confesso – di capire chi – per banale calcolo aritmetico – avrebbe beneficiato del mio voto. Mi sono fidato delle personalità indicate quali punti di riferimento etico, politico, professionale (Rodotà, Imposimato, qualcuno li ricorda?)… E persino del ruolo di garante del fondatore (ormai superato anche se non ho mai capito se per sua o altrui volontà); e si che –  va riconosciuto – non mancavano gli “avvertimenti” ad ogni presentazione di liste elettorali; “ma guardateli in faccia, ma vi sembrano persone capaci di amministrare la vostra città, la vostra regione, lo stato centrale?” e giù botte da orbi a candidati sindaci, consiglieri e poi deputati e senatori dalle facce pulite ma dall’aria smarrita, consapevoli di star per compiere un (triplo) salto mortale nel buio; sembravano battute al vetriolo ma autoironiche come quelle degli spettacoli, prima e dei waffaday, dopo  e invece erano – evidentemente – la fedele fotografia dei futuri “capipolitici”; tanto più inadeguati quanto più sgomitanti… di qui – immagino – il lento ma inesorabile farsi da parte non solo dovuto alla rogna del dover dirimere faide tra cerchi magici (in continua scomposizione come in un caleidoscopio rotto), ma anche alla consapevolezza crescente di aver dato vita a una “creatura” forte quanto infelice la cui sovradimensione doveva rivelarsi in tutta la sua grandezza con le elezioni politiche del 2018.

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Potrei andare avanti a congetturare e rimurginare ma so che questa “letteraperta” verrà probabilmente letta e stigmatizzata da chi sa sempre come votare e soprattutto non votare e in ogni caso non da Beppegrillo in persona; e un po’ mi dispiace, perché avrei voluto chiedergli  se dopo la lettera di licenziamento dal  cazzaroverde a Conte e quel che resta di Dimaio non si senta un po’ Frankensteinsenior. Perché se si guarda disincantatamente  a quel che hanno combinato coloro ai quali era stato consegnato un progetto di buon uso della Politica lo smarrimento è d’obbligo.

 Molti di noi semplici ma dichiarati elettori hanno seguito con crescente sconcerto questa sorta di “evoluzionedarwiniana” di una specie che gli anticorpi, li ha usati non tanto contro gli impresentabili di ieri e di oggi (buona parte dei quali seduti con arroganza negli stessi banchi di governo!) bensì contro gli attivisti prima, e i cittadini poi, che li invitavano a recuperare lo spirito fondativo del movimento (anche a costo di rinunciare di propria iniziativa ad essere “forza di governo”, non fosse altro per elementare “furbizia”, e cioè prima che fossero “gli altri” a staccare la spina ribaltandogli addosso la responsabilità della crisi…).

 So bene – proprio perché sono (ripeto) un vecchio elettore recidivo che c’è sempre una ragione per tenere in piedi la più indecente delle baracche: quando ho votato PCI “bisognava” farlo per non consegnare il paese alla destra reazionaria, i DS per non cascare dalla padella democristiana alla brace forzitaliota, Rifondazione per evitare che la politica sociale venisse gestita dai “miglioristi” di Napolitano&Legacoop…Ho fatto persino parte dei fondatori delle liste verdi (non partito) con cui ci si illudeva di condizionare le forze politiche tradizionali (che all’epoca ci sembravano destinate all’eternità) verso una politica più rispettosa del territorio e dell’ambiente…col risultato che a ogni elezione c’è qualche foglia di fico equamente distribuita tra tutte le coalizioni alla ricerca del quorum col solo scopo di raccattare anche qualche “voto ecologista di bocca buona”… Ma faccio parte di quella specie (probabilmente in via di estinzione) che non ha  mai attribuito ai soli momenti elettorali “il tempo del far politica”(anzi) mi ostino a pensare che “stare con la gente”, “essere la gente – sia più importante che “governare la gente” tanto più che la vera funzione di “esecutivo” sta ormai in tanti altrove.

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Godendo di una dignitosa pensione sono consapevole che milioni di persone aspettano con comprensibile ansia che il reddito di cittadinanza si consolidi invece che venir spazzato via per far posto alla flat tax  a beneficio dei furbetti della elusione.

Ma come sa qualche autolesionista che mi legge sono un cittadino della Valle di Susa che 30anni fa ha dato vita con molti altri al movimento oggi universalmente noto (al di la di ogni aspettativa) come “No Tav”… In tanti anni siamo divenuti una “comunità consapevole”. Consapevole delle dinamiche finanziarie fini a se stesse, occulte e rigorosamente private che stanno dietro alla realizzazione di opere pubbliche … (siamo la vallata alpina con – probabilmente –  la più alta densità di Grandi Opere per metro quadro di terreno utile e per abitante). Siamo consapevoli dei nostri diritti (calpestati da una militarizzazione senza precedenti) di difendere la nostra terra e , ma anche dei limiti della nostra pur ammirata e lunghissima lotta: Io non credo che si possa “esportare” la ribellione popolare di Venaus dell’8 dicembre 2005 su cui aprirono tutti i telegiornali nazionali, esattamente come non si può “esportare la democrazia”. Né che la nostra vertenza sia più importante di quella contro l’inquinamento-serialkiller di Taranto (a danno soprattutto dei bambini), della contestazione di un gasdotto imposto per ragioni “geopolitiche” (come si dice adesso) e per giunta collocato lungo una faglia sismica attiva; né che acquistare aerei da guerra (che tra gli stessi militari vengono considerati superati) sia preferibile a investire un ordine di grandezza in meno di denaro pubblico per aumentare – ad esempio – mezzi e piloti di Canadair in un paese flagellato dagli incendi boschivi. Nessun “diritto di tribuna” – insomma – a danno delle mille vertenze territoriali di un paese bello quanto fragile e indifeso come il nostro. Ma che può rivendicare con fierezza di aver dato un non trascurabile contributo alla caduta di un governo (*) che – per tanti motivi che vanno ben oltre l’ennesimo si al Tav – non avrebbe mai dovuto nascere

 (*) lo certifica  inequivocabilmente la mozione di sfiducia al suo stesso governo redatta dal cazzaroverde e dal suo braintrust, orgogliosamente detto “labbestia”

 Borgone Susa – 10 agosto 2019, notte di San Lorenzo – Claudio Giorno

CINQUANTANNI A GUARDARE IL DITO CHE INDICA LA LUNA?

Premetto che mezzo secolo fa rimasi anch’io sveglio l’intera “notte lunare”come tanti coetanei nonostante l’ansia per l’esito dell’esame di maturità, le immagini in bassissima definizione in bianco e …grigio, il penoso litigio tra Titostagno & Ruggierorlando circa il “tocco” della superficie lunare avvenuto o in divenire da parte del “LEM” di Armstrong e Aldrin, (già piloti USAF della guerra di Corea prestati alla NASA)…

Premetto poi che all’epoca non si sapeva nemmeno che il rischio, per i due uomini, di essere abbandonati a morire nel Mare della Tranquillità – (assunto per anticipare l’ Unionesovietica) – fosse attorno al 50% …

 Aggiungo anche che sono sufficientemente consapevole che le missioni spaziali dell’una e dell’altra superpotenza militare dell’epoca (quelle che proseguono oggi col coinvolgimento di tanti paesi tra cui il nostro) sono state di stimolo a un progresso tecnologico che ha portato nell’arco di una sola generazione dal primo volo dei fratelli Wright al primo passo sul nostro satellite naturale…Cosa narrata nella serata-Moon da “Piero & Alberto Angela snc” sulla nazionalpopolare (o populista?) Rai, citando la propria rispettivamente madre e nonna che vide de visu il primo tentativo di volo a Torino e (in TV) il primo allunaggio…

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E concludo sottolineando che proprio perché sono contrario a che si continuino a offrire i denari pubblici a mafie, partiti e imprese decotte in cambio di “commissioni” dal 4 al 40% grazie a “mission” assai meno suggestive come il “movimento terra” (o la fornitura di gasolio da autotrazione) preferisco che la spesa pubblica venga destinata a scienza e salute, pur nella consapevolezza che anche li si possa rubare, (ma con un coefficiente di difficoltà ben più alto e margini così esigui da scoraggiare quantomeno le “corti dei miracoli” in transumanza perenne verso il partito di turno al potere)…

 E allora,, tutto ciò riconosciuto e confessato (non per mettere le mani avanti, ma per ammettere i miei limiti e confessare le mie debolezze), rivendico un modesto e circoscritto diritto di tribuna (a latere di tante e autorevolissime celebrazioni…e celebranti) per evidenziare un collegamento che nessuno mi sembra abbia fatto fra l’eco dell’Anniversario e il banale quotidiano che (anche negli orgogliosi USA e proprio nella “Grandemela) avrebbe dovuto attirare l’attenzione di ben altri commentatori:

“È emergenza caldo negli Stati Uniti : sono quasi 200 milioni, secondo il National Weather Service; le persone interessate dalle temperature eccezionalmente alte che oggi, 20 luglio, e domani mettono in allarme buona parte del Paese”. Lo scrive (da noi) il sito di Sky News 24, https://tg24.sky.it/mondo/2019/07/20/meteo-caldo-record-stati-uniti-new-york.html , che aggiunge (tra l’altro):  “New York nella morsa del caldo (…), un “caldo oppressivo e pericoloso”, ammonisce il NWS. “Un caldo eccessivo, un killer silenzioso”, scrive la National Oceanic and Atmospheric Administration. E infine (ma guardandosi bene dal collegare le cose): “a causa delle temperature altissime la città ha annullato una serie di eventi. In particolare, non si terranno l’OZY Fest, un festival all’aperto in programma per sabato e domenica a Central Park, e una commemorazione a Times square per i 50 ANNI DALL’ATTERRAGGIO SULLA LUNA”.

Ecco, allora se è consentito a un semplice terrestre – uno di alcuni milioni ormai attempati che seguirono l’evento e dei miliardi che stanno vivendo le conseguenze del cambiamento climatico (quello negato dall’inquilino attuale della Casabianca): non è che in questo mezzo secolo abbiamo guardato troppo non tanto la LUNA; ma – come lo stolto – il dito che la indica e trascurato un po’ la terra? Perché se lo stesso sforzo economico, scientifico, culturale e – perché no – “eroico” lo avessimo prodotto per contenere davvero (e non solo “propagandisticamente”) l’inquinamento, forse non ci dibatteremmo a settimane alterne tra ondate di “calore-killer” e cataclismi atmosferici sempre più violenti.

 Borgone Susa , 21 luglio 2019 (29 gradi, “32 percepiti”) – Claudio Giorno

AMBIENTE, ARAGOSTE & CHANPAGNE

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MACRON, lo aveva nominato alla “transizione ecologica” (ministro dell’ambiente pareva banale) al posto di Nicolat Hulot, ambientalista vero e intransigente, che se ne era andato sbattendo la porta quando aveva capito che avrebbe dovuto avallare le “politiche climaticide”del banchiere prestato alla politica (politiche del tutto simili a quelle dei predecessori Hollande & Sarcozy)…
Ma il suo pupillo – il fedelissimo François De Rugy – è stato beccato da “Mediapart” a sgranocchiare bio-aragoste e sbevazzare bio-champagne a spese dei contribuenti (un po’ come ingurgitare caviale annaffiato con vodka – che so io – a Mosca…
E così l’Eliseo perde un altro pezzo “strategico” (ricordo che da quel dicastero dal nome (ma solo quello) “esotico e creativo” dipende anche la VICE-ministra dei Trasporti Elisabeth Borne e – conseguentemente – le grandi opere (a grande debito pubblico) che tanto stanno a cuore ai governi di ogni colore in ogni parte di quel globo che dicono di voler salvare…
Che aggiungere (all’articolo de Il Fatto Quotidiano che linko e che riprende e commenta quanto scoperto dai colleghi del quotidiano on line francese nato dalle costole di Le Monde, ma per fare il cane da guardia e non da compagnia del potere?
Che non sono certo gran ché migliori di noi, ma almeno in Francia si dimettono ancora.
Borgone Susa, 16 luglio 2018 – Claudio Giorno

TAV : C’ERA UNA VOLTA L’AMIANTO…

Buongiorno, le scrivo per avere un chiarimento (riguardo la presenza di amianto) in merito a uno slogan che spesso sento o leggo sui social dai vari proponenti all’opera:”allora perché e’ stata costruita la centrale di Venaus? oppure e la 2° canna del tunnel del Frejus? li non c’era l’ amianto?” Non avendo trovato nulla nelle mie letture e documentazioni chiedo a lei delucidazioni in merito. Da sempre oppositrice al tav, attendo un suo riscontro. Cordialmente ***

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NELLA FOTO SOPRA: 17 novembre 2014: la consueta sceneggiata (a beneficio di politici “amici” e giornalisti “arruolati”) della “caduta dell’ultimo diaframma” della seconda canna del Tunnel Autostradale del Frejus. In questo caso non ci si è neanche incontrati al confine essendo – la galleria – stata scavata interamente dalla Francia (“…per motivi di ordine pubblico”).

***

E’ una domanda, questa pervenutami recentemente “via social” che dimostra (secondo me) almeno due cose: la prima e la più importante è che  in questi ultimi tempi nonostante centinaia di “serate” informative (che abbiamo chiamato con un po’ di autoironia TecNoTav Tour) noi stessi non riusciamo sempre a comunicare quello che molte persone (anche documentate e attente) vorrebbero capire meglio. La seconda che sei mesi di full immersion nella “bolla-media-maistream” di propaganda massiccia a favore dell’”appaltificio” (di cui il “Tav” Torinolione rappresenta la “Linea Maginot” eretta a difesa del sistema tutto su cui vivono l’intermediazione parassitaria di finanziarie e imprese e la politica che la perpetua) hanno fatto “sparire dai radar” soprattutto le ragioni ambientali su cui è nata l’opposizione trent’anni fa. Intendiamoci: proprio lo studio attento, rigoroso, ininterrotto – soprattutto dei progetti – ma anche della propaganda dei proponenti l’opera ha convinto persino chi di noi è un apprezzato naturalista che se una infrastruttura serve, se ne può discutere e che i danni ambientali, pur gravi e irreversibili possono essere oggetto di confronto quantomeno per  verificare in che misura siano davvero limitabili. Ma anni di confronto tecnico scientifico, di acquisizione di competenze procedurali e finanziarie (ricordo qui in particolare quelle rimaste senza giustificazione alcuna nei libri del compianto prof. Ivan Cicconi) ci hanno indotto spesso a “mettere al quarto posto” il tema ambiente. Preceduto (come accennato) dalle domande “è un’opera prioritaria, serve davvero ai cittadini?”; “si ripaga l’enorme investimento di denaro pubblico sottratto a scuola, salute, previdenza?”; “si riuscirà finalmente a impedire che “a fare l’affare” siano soprattuuto i corrotti e la criminalità organizzata?”.

Fatta la lunga ma necessaria premessa riporto di seguito quel che ho provato a rispondere alla gentile persona che mi ha posto la domanda ineludibile di cui all’inizio.

Buon giorno ***,

innanzitutto una doverosa precisazione:  pur facendo parte del gruppo dei “tecnici” che da decenni offre collaborazione rigorosamente gratuita ai sindaci, comitati, cittadini che lo desiderano circa le negatività connesse alla realizzazione di grandi opere di ingegneria civile su territori fragili (e per di più fortemente antropizzati), non sono un geologo e potrei anche sbagliare in qualche dettaglio di quanto mi accingo a scriverLe.

Le fibre-killer di amianto sono presenti in modo anche molto diverso a seconda della natura delle rocce che le contengono e hanno la cattiva caratteristica di poter provocare un tumore incurabile – il mesotelioma della pleura – anche se se ne respira una quantità apparentemente trascurabile e non necessariamente con continuità. Ovvio che la possibilità di ammalarsi era più presente tra categorie come i lavoratori addetti alla produzione di manufatti di fibrocemento (il famigerato “Eternit”), ma anche in chi ne lavava le tute impolverate (molte mogli di operai ne sono state colpite) e addirittura in cittadini abitanti nei pressi delle fabbriche e addetti a tutt’altri lavori: la città martire di Casale Monferrato ne è l’esempio più conosciuto dove (dati i tempi di incubazione del male, fino a 40 anni) ci si ammala ancora oggi nonostante la chiusura definitiva della fabbrica sia avvenuta  molti decenni fa.

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I  libri di Chiara Sasso, “Digerire l’amianto”

NELLA FOTO SOPRA: Le copertine della prima e seconda edizione del libro di Chiara Sasso, “Digerire l’amianto” che racconta la storia delle lavoratrici (ma delle mogli degli operai) della SIA di Grugliasco (TO) morte di mesotelioma anche “solo” per aver respirato la polvere di cui erano intrise le tute da lavoro!

La situazione vale (a maggior ragione) anche per chi  lavora nelle cave o in miniera, o scava gallerie e (fatte le debite proporzioni) per chi abita nei pressi di crateri di scavo, ma anche imbocchi di tunnel.

Detto tutto questo va rammentato che la Valle di Susa ha il suo inizio in sinistra orografica del torrente Dora Riparia  più o meno in corrispondenza del  monte Musiné (Alpignano, Caselette) le cui pendici si innestano su una delle più vaste “lenti di amianto” conosciute e per anni cavate: un vero e proprio cratere da tempo in attesa di bonifica aperto nei pressi di Balangero. Il primo tracciato della “nuova linea ad alta velocità Torino-Lione” (come fu denominata nei progetti di massima dell’epoca) doveva essere realizzata proprio scavando li la prima di una serie di gallerie di avvicinamento al tunnel di valico tra Venaus (oggi Susa) e St. Jean de Maurienne! Solo per questo chi abita tra la parte ovest di Torino e la sua cintura metropolitana dovrebbe essere eternamente grato al movimento No Tav e ai cittadini della Valle di Susa che con la rivolta popolare dell’8 dicembre 2005 determinarono l’abbandono di tale progetto (oggi spostato ma soprattutto oggetto di completo ridimensionamento). Tutto bene, quindi? Hanno ragione le forze politiche tutte (o quasi) che invocano la partenza dei lavori di scavo vero e proprio di quel che resta della Torino Lione vale a dire la doppia galleria di base Susa-St.Jean de Maurienne (57 km dei circa 280 previsti 30anni fa?).

La relativamente recente ultimazione della galleria di Claviere/Monginevro) che avrebbe dovuto essere terminata per le “Olimpiadi2006” in quanto “giustificata” e finanziata per tale evento testimonia (anche attraverso la documentabile esplosione dei costi!) che di amianto in Val di Susa ce n’è: per evitare la fuoriuscita di quantità industriali di fibre-killer è stata scavata una ulteriore galleria col solo scopo di usarla come deposito delle rocce amiantifere “scoperte” durante i lavori di scavo del tunnel stradale! Che conseguentemente è stato aperto al traffico oltre 10 anni dopo la cerimonia di chiusura dei giochi olimpici…

Ma sempre per celebrare l’evento commerciale/sportivo di cui sopra si era individuata un’area nel territorio di Cesana in cui realizzare la pista di bob (possibilmente non in pieno sole, visto che per funzionare è necessario che il percorso sia il più a lungo possibile ghiacciato!). Anche qui la “sorpresa geologica” (la chiamano così anche coloro che sono in completa malafede e che la usano col solo scopo di giustificare la revisione del prezzo concordato in appalto) ha causato il trasloco (in imminenza della manifestazione) nell’area in pieno sole dove per mantenerla congelata è stato necessario realizzare un costosissimo e rischioso impianto di refrigerazione con tonnellate di ammoniaca. Oggi tutto giace abbandonato, ma gli interessi bancari sul prestito pubblico contratto per i giochi olimpici corrono più veloci dei bob che nel frattempo corrono altrove…

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SS24 tra Cesana e Claviere: il cartello ANAS “sbianchettato” più volte dal 2006 (olimpiadi)

NELLA FOTO SOPRA:  ss24 del Monginevro, tra Cesana e Claviere: il cartello dell’appalto ANAS “sbianchettato” innumerevoli volte dal 2006 – anno delle olimpiadi invernali di Torino ! in questa foto il fine lavori è traslato al 2014 ma non sarà l’ultima. La causa di tanto ritardo e tantissimo extra-costo la “sorpresa geologica”: in Val di Susa c’è l’amianto! Chi lo avrebbe mai detto…

Ma torno al “tunnel di base” e alla Sua domanda: Come saprà l’ultimo progetto approvato ipotizza di far partire lo scavo dei tunnel ferroviari veri e propri non più dalla città di Susa ma dal cantiere e dal cunicolo geognostico  della Maddalena di Chiomonte (“militarmente meglio difendibile da contestazioni violente del movimento No Tav”…provocare tumori incurabili ai bambini di Taranto o della Val di Susa non è ritenuto un comportamento violento…). E’ “ufficialmente” da quel progetto (che per legge è pubblico e consultabile) che sappiamo che è proprio nella tratta tra Chiomonte e Susa che i sondaggi geognostici preliminari hanno accertato la presenza di percentuali significative di amianto! Per cui, sulla falsa riga della esperienza di Claviere/Monginevro, ma con ben altre cubature, si è deciso di prolungare il cunicolo geognostico già scavato per 7 km col solo scopo di stivare al suo interno le “pietre verdi” ad alto tenore amiantifero)…nella speranza che nulla esca all’esterno (e con tanti auguri ai lavoratori)… Da Chiomonte in direzione Francia e al di la del confine i rischi di “sorpresa geologica” sono altri (e se possibile anche più problematici nelle ipotesi più sfavorevoli): dal rischio di intercettare vene di pechblenda a quello già presente di dover attraversare rocce carbonifere ricche di acqua e gas: per questo la tratta francese propagandata come inizio di una delle due canne di gallerie ferroviarie vere e proprie è finanziata dalla Unione Europea come “studi e progetti”…(Diversamente avrebbe dovuto metterci i soldi il governo francese che fin qui non ha messo un centesimo a bilancio).

Concludendo sugli altri suoi interrogativi: per una serie di motivi non c’è stata una forte opposizione “popolare” al raddoppio del tunnel autostradale del Frejus di 12 km parallelo a quello ferroviario esistente: per il minore rischio geologico (derivante da quanto appena detto), ma anche perché lo spaventoso incidente nel Tunnel del Monte Bianco di 20anni fa e quello del Gottardo (“meno grave” solo nella contabilità dei morti) han dimostrato che la sicurezza dei tunnel stradali è gestibile solo con gallerie e a senso unico. Ma ancor più perché la galleria è stata realizzata apposta tutta dal lato francese (dove la contestazione popolare è oggettivamente debole e la repressione poliziesca – se possibile – più dura di quella italiana, “bucando” la montagna da Modane in direzione Bardonecchia)… Quanto alla seconda centrale idroelettrica di Venaus (iniziata da AEM e finita nella cassaforte della finanziaria IREN va detto che – con il raddoppio della ferrovia esistente tra Bussoleno e Salbertrand e la realizzazione dell’autostrada del Frejus ha “goduto” di un clima più favorevole  da parte dei cittadini ma soprattutto dei sindaci (non delle associazioni ambientaliste a cui mi onoro di aderire da sempre, in particolare a Pro Natura) perché “il treno è buono ed ecologico”, l’”energia idroelettrica è pulita”, e l’autostrada “avrebbe tolto dalla strade statali attraversanti i paesi migliaia di TIR”.

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Tripudio di tricolori rossi bianchi e bleu/verdi: la “politica” è sempre “bipartisan”

NELLA FOTO SOPRA: Tripudio di tricolori rossi bianchi e bleu-verdi: la “politica” è sempre “bipartisan” quando si tratta di favorire gli appalti e la cementificazione, alla faccia delle Convenzioni delle Alpi, dei protocolli per contenere le emissioni (da Kyoto a Parigi è difficile tenere conto di quanto kerosene è stato bruciato per trasportare i culi di capi di stato ed “ecologisti di complemento” al seguito…

Sia chiaro che noi “ecologisti della prima ora” – nonni di Greta”-  nel nostro piccolo e con i nostri limiti, ci siamo battuti contro TUTTE le grandi opere più o meno utili e prevalentemente inutili e devastanti per le finanze pubbliche oltre che per il territorio assoggettato a servitù…(Lo testimoniano le decine di esposti, dossier ecc – redatti in particolare dal fondatore valsusino di Pro Natura, Mario Cavargna: contro le false promesse di AEM/IREN e il rischio di desertificazione del bacino della Dora dopo quello del Moncenisio, (con la diga “francese” e la prima centrale EDF/ENEL di Venaus); contro la perdita irreversibile (documentata) di sorgenti durante il raddoppio “valsusino” della ferrovia Torino Lione esistente (oggi sotto-valutata/utilizzata);  e soprattutto contro il traforo e l’autostrada del Frejus, strettamente legati alla speculazione edilizia e alla conclamata infiltrazione ‘ndranghetista in Alta Val di Susa con coraggiose denunce (coeve all’uccisione un decennio prima dell’assassinio di Falcone e Borsellino) del Capo della procura torinese Bruno Caccia; un “eroe borghese” di cui nessuno parla, nonostante (a oltre trenta anni di distanza) non sia stata ancora fatta completa e doverosa luce su tutti i mandanti mentre quelli sin qui accertati hanno “operato” proprio Tra le Valli D’Aosta e di Susa!

Un cordiale saluto

Claudio Giorno,  Borgone Susa, giugno 2019

…e proprio sulle pendici del Musinè …

NELLA FOTO SOPRA: ...e proprio sulle pendici del Musinè campeggia e viene rinnovata da anni una scritta (in materiale biodegradabile) che ricorda ai “distratti” chi sono i maggiori beneficiari delle grandi opere inutili e imposte come il “TAV” della Val di Susa…

***

Aggiungo l’intervento di una amica valsusina – militante No Tav  – attenta e sensibile  in particolare ai problemi della salute che – sempre via social (e quindi “sulla più pubblica delle piazze”) – mi “richiama” alla “completezza della informazione”:

Claudio, hai dimenticato l’ammodernamento del tunnel “storico” , lavori durati 10 anni . “Tra le problematiche affrontate – spiega Roberto Latuga – è doveroso ricordare lo smaltimento in Germania in una discarica specializzata ( a Hof) di 16mila metri cubi di pietrisco ferroviario contenente amianto.  Si è reso necessario un corso di formazione specifica sul personale CLF che ha gestito la fase di allontanamento dal cantiere del pietrisco” Ausi Lia Cinato 

L'”eroico” e misconosciuto lavoro di abbassamento del “piano del ferro”

NELLA FOTO SOPRA: L‘”eroico” e misconosciuto lavoro di abbassamento del “piano del ferro” (il pavimento) del tunnel del Frejus per consentire l’ampliamento della sagoma di transito anche dei camion più ingombranti caricati sui carri merci!

Come sottolineato sin dalle prime righe il mio non è un trattato sull’argomento- amianto in Val di Susa , Lia,  altrimenti si dovrebbe parlare soprattutto della cava di Caprie il cui pietrisco le ferrovie hanno cessato di acquistare proprio perché il tenore di amianto era superiore alle specifiche richieste (ma ciononostante è ancora in attività e fornitrice di pubbliche amministrazioni)… E/o di quella di Trana, chiusa dopo anni di lotte e l’impegno del consigliere regionale Corrado Montefalchesi ecc ecc: sul sito ” Ambientevalsusa.it ”  ci sono ancora postati i tanti lavori specialistici (portati anche formalmente in sede UE) di Riccardo Pavia che è geologo e che ha lavorato per anni sul tema con le necessarie competenze. Non si può fare un “bignami” della vera e propria “enceclopediatreccani”costruita in 30anni dai tecnici del Movimento No Tav.. Io mi sono limitato a riassumere alcune cose utili a una cittadina torinese per controbattere gli slogan scadenti nati attorno alla propaganda becera dei media mainstream che hanno “conferito in soli 6 mesi un master si tav” a 7madamine che sia annoiavano a morte a continuare a giocare a canasta (in attesa di passsare – come tutti” – a una vita migliore)…

La val di Susa dalla sacra di san Michele

NELLA FOTO SOPRA: Vista da est della val di Susa dalla Sacra di San Michele: all’estrema destra si vede l’impressionante cratere della Cava di Caprie dalla quale le ferrovie hanno acquistato per anni il pietrisco per la massicciata su cui poggiano i binari (il “ballast”). Non si può escludere che quello che è stato “impacchettato” e portato in discarica in Germania (perché ad alto tenore di amianto) e a cui si riferisce Lia possa essere stato posato (negli anni addietro) anche nel tunnel del Frejus (la cui manutenzione era in capo all’Italia).

16 giugno 2019.

Modesto lavoro, anche di ricerca e commento di immagini appropriate e proprio per questo pubblicato con dedica particolare a un caro amico che proprio in questi giorni …è “andato avanti”.

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L’ALTRA FACCIA DELLA LUNA DELLA NOTTE ELETTORALE

(Quella visibile solo dalla Val di Susa)

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la luna “sopra” la Sacra di San Michele (vista dalla Val di Susa) – foto Claudio Giorno

Gli articoli – soprattutto “occhielli”, titoli e “catenacci” – erano stati scritti da mesi, come i “coccodrilli” dei vip in odore di morte imminente. Il “mortoannuciato” questa volta non era tanto (o solo) Gigginodimaio, ma il movimento di cui era (è?) “capopolitico”. Cosicchè Ansa, Adnkronos e tutte le agenzie foraggiate dai poteri forti non hanno aspettato gli scrutini del giorno dopo – quelli della “amministrative”, per sparare “la raffica” (precotta) fin dagli “exitpol” (peraltro come sempre persino meno devastanti rispetto al risultato finale: gli italiani si sono sempre vergognati di confessare d’aver votato la peggiore destra di turno):

“  Lega sbanca in Valsusa, M5s spopola solo a Venaus (ANSA) – La Lega sbanca anche in Valle di Susa, dove sotto la spinta del movimento No Tav contrario alla Torino-Lione i M5s avevano ottenuto in un recente passato ottime performance elettorali. Nel voto alle Europee il partito guidato da Salvini ha ottenuto il miglior risultato nella stragrande maggioranza dei paesi, compresi Chiomonte, il Comune dell’unico (finora) cantiere italiano della nuova linea ferroviaria, dove ha raggiunto il 36,32% (M5S al 23,14%) e Susa, il maggior centro della valle, dove ha fatto segnare il 33,4 M5S al 26,5%).

Di li a poco le edizioni on-line dei “giornaloni” e poi quelle cartacee che ancora decorano le edicole residue, (ma soprattutto che si dividono i tavolini dei bar con le tazzine sporche dei primi caffè), sembreranno il “copia e incolla” dei “lanci” sopra riportati. Mentre ancora si conteggiavano le preferenze dei prossimi deportati a Strasburgo, ed erano ancora sigillate sia le urne delle regionali (in Piemonte si votava anche per il “governatore del nordovest”) e soprattutto quelle per i sindaci.

Bisognerà aspettare il martedì per dei commenti quantomeno non predigeriti come i vermetti che i certi uccelli vomitano nel becco dei pulcini; e bisognerà leggere le prime analisi delle (poche) firme “non arruolate” per cominciare a distinguere i veri contorni di un panorama oscurato da un  polverone non meno nocivo di quello generato dallo “smarino” del pur misero “cunicolo geognostico” della Maddalena.

SCRITTO DA UN “DIVERSAMENTE SI TAV”

E a volte può anche capitare che sia importante sia cosa viene scritto, ma – se possibile – ancor di più chi lo scrive: Ettore Boffano è stato per anni caporedattore di Repubblica/Torino (quando mi pare di ricordare ci lavorasse anche Marco Travaglio); dichiaratamente PDS/DS/PD,  non solo favorevole al “Tav” Torino-Lione, ma ferocemente polemico con gli “eretici NoTav” iscritti al “partito” e in particolare con Sandro Plano, sindaco di Susa, (appena sconfitto da un candidato della stessa provenienza messo a capo di una lista “eterogenea ma non troppo”)… Oggi Boffano – dopo aver anche ricoperto la carica di vicedirettore,  scrive sul Fatto Quotidiano, il giornale diretto da suo ex collega di gioventù, ma pur essendone fin troppo chiara (e bene argomentata) la “linea editoriale” (di netta critica alla “Grande Opera Subalpina”)  continua a rivendicare d’essere sempre stato favorevole alla “Torinolione” (ma – va detto – con una certa sobrietà sfociata nella presa di distanza dal carnevale di Piazzacastello a trazione Piddì delle “7maDAMINE” . Per questo mi pare particolarmente significativo il suo epitaffio (di questo si tratta) a commento del tramonto di Sergiochiamparino e la sua sintetica ma acuta analisi del voto del 26 maggio nel “profondo nordovest”:

“(…) E assieme ai sogni di vittoria, sparisce anche l’illusione che la battaglia a favore dell’Alta velocità in Valle di Susa potesse trasformarsi in una piattaforma politica e in un totem ideale, alimentati dalle piazze mediatiche e un po’ illusorie delle “madamine” e degli esponenti della buona borghesia torinese (che, in dialetto, il Chiampa chiamava i “fafiuché”: quelli che sono talmente rompiscatole da far persino nevicare e pronti, tre anni fa, a passare dalla parte dell’Appendino e a rientrare adesso all’ovile, in nome del sì al Tav). I dati elettorali della Valle di Susa, compresi quelli del piccolo comune di Venaus (teatro anni fa di un durissimo scontro tra i No-Tav e le forze dell’ordine), dicono che in quei luoghi hanno preso più voti i due partiti favorevoli al treno veloce: la Lega e il Pd. Ma secondo chi conosce bene quei posti e quella gente, lo scontro sull’alta velocità c’entra poco: si tratta invece di voler stare con Matteo Salvini o contro di lui o, al massimo, di scegliere i leghisti come gli interlocutori più affidabili per chi vuole la nuova linea ferroviaria internazionale. E a riprova di quanto fosse spuntata (o perlomeno divisa equamente tra i due schieramenti) l’arma del Tav, ecco la percentuale raccattata, questa volta nel campo di Alberto Cirio, dalla lista di Mino Giachino, il vero inventore delle piazze delle madamine: un misero 1,4 cento”.

Sintesi perfetta, ci si potrebbe anche fermare qui, ma siccome la narrazione dei “mediamainstram” prosegue nel solco del “voto Si Tav nella Valle No Tav (e siccome “Volerelaluna” privilegia la l’approfondimento documentato mi pare utile (non avendo neanche il vincolo-tiranno imposto dalla impaginazione di un giornale cartaceo) offrire alcuni spunti di riflessione solo apparentemente a macchia di leopardo, come del resto potrebbe apparire a prima vista l’esito del voto amministrativo nell’area non solo della bassa Val di Susa, ma della sua “costola alta” (un tempo assai dolente di infiltrazioni ‘ndranghetista) e della spesso trascurata Val Sangone.

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Steve Bannon, l'”inventore” di Donald Trump

ULTIMI GIAPPONESI NELLA GIUNGLA O “SOGGETTI DA NEW YORK TIMES”?

A conforto di quanto appena affermato va annotato (non fosse altro come fenomeno di colore), che molti di noi “no tav di lunga data” sono stati invitati un po’ ovunque in questi giorni dopo il plebiscito sovranista: serviva un “giapponese rimasto a combattere il Tav nella giungla” nella gabbia dei leoni di rete4-Mediaset condotta da Del Debbio e infestata da Porro; ma anche nel tempio Dem di Luciannunziata, nell’oasi protetta di Rai3. Ma neppure l’ex presidente della radiotelevisione di stato (di cui chi scrive ricorda le corrispondenze dalla “Grandemela” teletrasmesse al “Quotidianocomunista il manifesto”!) forse legge più attentamente il New York Times: vi avrebbe trovato un breve ma sorprendente passo che “prevedeva con diversi giorni di anticipo l’esito del voto in Val di Susa” (si fa per  dire)  e in particolare a Susa! Non c’è neanche bisogno di conoscere l’inglese  (io non lo conosco) per saltare sulla sedia nel leggere queste poche ma sorprendenti righe che riprendono – sotto il titolo un titolo a sensazione – una affermazione di Fabrizio Barca (uno che non a caso ha abbandonato la Corazzata Renziomkin prima che affondasse nella tempesta che avrebbe dovuto devastare la Carta Costituzionale):

Steve Bannon Is a Fan of Italy’s Donald Trump

He’s crisscrossing Europe because he believes it’s a bellwether for the United States. The scary thing is he could be right. (…) “Barca told me the abandonment of rural areas — the closing of small hospitals, marginal train lines, high schools — lay behind Salvini’s rise. Almost 65 percent of Italian land and perhaps 25 percent of its population have been affected by these cuts. “Rural areas and the peripheries, the places where people feel like nobody, are home to the League and Five Star,” he said. To the people there, Salvini declares: I will defend you. He does not offer a dream. He offers protection — mainly against the concocted threat of migrants, whose numbers were in fact plummeting before he took office because of an agreement reached with Libya.”

https://www.nytimes.com/2019/05/18/opinion/steve-bannon-matteo-salvini.html

“(…)l’abbandono delle aree rurali – la chiusura di piccoli ospedali, linee ferroviarie marginali, scuole superiori – si trova dietro l’ascesa di Salvini: quasi il 65% della terra italiana e forse il 25% della sua popolazione sono stati colpiti da questi tagli”. le aree e le periferie, i luoghi in cui le persone non sentono nessuno, sono la patria della Lega e del Five Star “

Barca – pur essendo più intelligente della media dei suoi colleghi di partito (del resto non ci vuole molto) e pur essendo tornato al suo lavoro e ai suoi studi, lasciando l’agone politico – è pur sempre un piddì,  per cui mette assieme Lega&5stelle, senza valutare la differenza: che nella campagna elettorale Dimaio era a guardia del palazzo (con Fico), Grillo e Di Battista desaparecidos mentre Salvini – (con o senza voli di stato) – era ovunque e soprattutto proprio in quelle che il corrispondente newyorchese chiama “aree rurali”, periferie abbandonate, ecc. a promettere anche quello che sapeva di non poter mantenere, ma “personalmente di persona”…

MA “LASTAMPA” RACCONTA SOLO LE “7MILA SFUMATURE DI ARANCIONE”

Poche settimane prima del voto una giovane mamma (proprio di Venaus!) ha partorito in autostrada (e a un’altra donna era capitata la stessa sorte pochi mesi prima): due anni fa il punto nascite di Susa è finito sotto attacco (con tanti altri piccoli “nidi”) di aree montane o periferiche come Domodossola, Carmagnola… A chiuderli – facendosi garante dei desiderata delle grandi agenzie di rating e della divinità detta “i mercati” – è stato il postcomunista Chiamparino col suo assessore alla sanità, il postdemocristiano Antonino Saitta, entrambi fanatici sostenitori “dellaTav” – al femminile – come la declinano loro. E sono loro (quantomeno i loro dioscuri di partito) che hanno lavorato contro un sindaco “eretico” come Plano, “no tav” da sempre, mettendolo in difficoltà durante il suo mandato (sull’ospedale ma non solo) e favorendo la nascita di una lista-civetta dove a cominciare dal candidato-sindaco molti dei consiglieri eletti sono dei “postPd”, con “contaminazioni” fino all’ultradestra… Un  “rassemblement” che ha basato la sua propaganda sul “voto utile” a sconfiggere il sindaco uscente sacrificando – “senza pietà” – addirittura il candidato-sindaco doc della Lega, il dottor Baccarini: la prova? Poco più di 300 voti a lui che si presentava nei manifesti 70×100 con in grande evidenza il logo di Alberto da Giussano e la scritta “Lega per Salvini”  a fronte degli oltre 1800 voti per “il capitano” alle europee!

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il candidato-sindaco di Susa della Lega per Salvini “sacrificato al voto utile”

Un boicottaggio organizzato anche in altri comuni, grandi (Almese, Bussoleno) e piccoli (Caprie,  Mattie) in molti dei quali però i risultati sono stati opposti alle aspettative dei poteri forti di riferimento mantenendo o conquistando sindaci di sicuro orientamento contrario alla ennesima e “definitiva Grandeopera”. Un eco-mostro da collocare tra Valle di Susa e Val Sangone, prosciugando e contaminando due dei più importanti bacini imbriferi: il Massiccio d’Ambin e la Collina Morenica di Rivoli-Rivalta (ma inneggiando ovviamente a Greta e reiterando slogan falsi, bugiardi e usurati come quello della “sostenibilità ambientale”).

Mentre è sembrato che queste “forze metropolitane” abbiano trascurato “i paesi di mezzo” collocati geograficamente in alta valle (Giaglione, Salbertrand e lo stesso Chiomonte), sulla carta (progettuale) destinati ai pesanti effetti di allargamento del cantiere strategico-militare della Maddalena, alla collocazione in area sondabile della “fabbrica dei conci di galleria”, al deposito dello “smarino” contaminato da fibre di amianto (della cui vena ormai gli stessi proponenti ammettono l’esistenza proprio tra Chiomonte e Susa)! Perché a Chiomonte ha se non altro vinto un “indigeno” autorevole ed esplicitamente critico quantomeno verso il modo in cui i proponenti il tav hanno agito fino ad ora anche in paesi come il suo dove tutti gli “ultimi primi cittadini” avevano consegnato le chiavi del municipio a Ltf prima e a Telt poi (le società di progettazione e realizzazione della galleria di base): l’ingegner Garbati che con “passo da montanaro” ha salito tutta la piramide dell’IREN (la grande finanziaria di gestione di centrali elettriche) fino a diventarne amministratore delegato dopo essere partito vincendo il concorso da tecnico proprio dalla centrale idroelettrica della allora Azienda Elettrica Municipale del suo piccolo comune! Ma soprattutto perché le amministrazioni uscenti di Salbertrand e Giaglione – dichiaratamente disponibili a concedere ogni genere di servitù a TELT – sono state sconfitte da liste composte da numerosi attivisti no tav e guidate da primi cittadini che come minimo vorranno rendersi conto del cosa e del come prima di accettare una pesante eredità “senza il beneficio di inventario” come si diceva nel diritto civile…

SE SUSA RITORNA AL FUTURO

Se a pensar male ci si coglie il cantiere-groviera di Val Clarea potrebbe traslocare nella sua collocazione primitiva, proprio a Susa…in tal caso sarebbe interessante assistere all’esplosione delle contraddizioni tra “freschi” eletti ed “ustionabili” elettori – qualora ciò fosse nelle intenzioni prossime di chi ha “investito su Susa” e “trascurato” i paesi destinati a “cantiere alternativo” motivato non da scelte tecniche ma di “ordine pubblico”…

Francamente mi pare di aver già approfittato troppo della pazienza di chi – eventualmente – fosse arrivato sin qui…ma mi auguro che chi ha voglia di riflettere onestamente capisca da solo e senza bisogno di leggere il mio lungo intervento che dietro alla pretesa di voler identificare il voto europeo (anzi, anti-europeo!) dato alla Lega col voto Si Tav c’è un imbroglio vecchio di 30 anni (tanto più alla luce del “voto amministrativo “disgiunto”). All’inizio dei quali – esattamente come adesso – tutti i partiti erano favorevoli al Tav (DC, PCI; PSI; PRI ;PLI; PSDI, io me li ricordo)…e il movimento di opposizione era solo contro tutti, salvo Verdi e Rifondazione Comunista, poi ricattati da “dodecaloghi e false promesse che ci lasciarono completamente soli…Come capiterà probabilmente oggi con quel che resta dei 5stelle: Ragion per cui nessuna persona di buon senso avrebbe scommesso un bottone che 30anni dopo saremmo ancora stati qui, senza governi amici!

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in verde il tunnel di valico, ovvero quel che resta del faraonico progetto “TAV” Torino Lione

Allora, dunque, come adesso, con una non trascurabile differenza: il ribadire le ragioni del no non più a una nuova ferrovia ad alta velocità da Torino a Lione di 280 km (dieci gallerie una dietro l’altra!), ma a quel poco (se possibile ancor più inutile) che ne rimane: il suo tratto più duro a  morire (per le cambiali da onorare da parte di chi lo ha promesso a chi lo vuol realizzare): il tunnel di valico di 57 km

Borgone Susa, 1 giugno 2019 – Claudio Giorno

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EURO(TAV)WER

PicchiSardoni

OMNIBUS LA 7”, sei giorni scarsi al voto. La Sardoni – inviata dal primario Mentana tra le corsie dell’ospedale da campo in cui giacciono i feriti di questa cruenta battaglia elettorale legge il bollettino medico dopo gli scontri delle ultime ore. Tra infermieri di lungo corso del giornalismodipalazzo (Telese, Cerasa ecc) emerge un politico “diversamente leghista”, Guglielmo Picchi. Diversamente  non perché dica cose diverse da Giorgetti e dal suo megafono – Salvini – ma perché è diverso il suo accento: nessuna traccia delle “e larghe alla milanese”, ma un eloquio sobrio, “sciacquato in Arno”.  Leggiamo infatti su Wikipedia che  è nato a Firenze,  ma che ha studiato alla Bocconi, ha lavorato in banche d’affari a Londra e si è specializzato negli USA (e dove sennò?) che Oltratlantico ha stretto rapporti lungimiranti con gli ambienti che hanno sostenuto l’ascesa di Donaldtrump e che grazie  questi vi ha introdotto il suo “capitano”; come tutte le ultime new entry nel Carroccio proviene da Forzitalia (uno sei tanti esempi della transumanza inarrestabile dalla destra in declino alla destra in ascesa), che è stato premiato con un sottosegretariato (agli esteri).

Ma – nemo profeta in patria – ha ovviamente qualche rogna tra i supporter leghisti di più lunga data (e genuina opposizione al rosso-toscano) come l’ “anti-sviluppista” (come la definisce “il Foglio”) Susanna Ceccardi, sindaca di Cascina, e ascoltata consigliera del ministro dell’Interno, neo commissaria della Lega in Toscana e possibile candidata del centrodestra alle elezioni regionali del 2020.

E che Picchi sia “sviluppista” lo si capisce immediatamente da come liquida il tentativo della conduttrice di mettere assieme Sicurezzabis, Sfiduciaconte, reprimende Onu, rosari & fischi a Papafrancesco con Latav: era un po’ che non se ne sentiva parlare e la citazione della staffetta del “settimo-telegiornali” ha il duplice “pregio” a)- di far capire che da lunedì tornerà ad essere uno dei temi forti di cui si occuperanno (ovviamente a sproposito) i media mainstream, ma soprattutto b) – quali e quante e in che misura sono diffuse le certezze del carroccio ad altavelocità sulla “necessità” di subentrare ai vecchi partiti come riferimento affidabile del rilancio delle Grandiopere e del “modello calcestruzzo” (come del resto emerge tra le righe dalle inchieste di Milano e Busto Arsizio): Ma per tornare a quel poco che emerge dell’iceberg del vero “dibattito” sul Tav (e per chi ha voglia di farsi del male) qui il link alla trasmissione:

http://www.la7.it/omnibus/rivedila7/omnibus-21-05-2019-272358

dal minuto 25 Conte sulla ACB Torino Lione, poi Cerasa (foglio/Ferrara), poi il Piddino seguace di Tav & Chiamparino (per sempre uniti in un unico destino), poi ancora Conte su Siri e infine – attorno al minuto 35 – ancora Picchi  che si dichiara perfettamente in linea con la dura critica del sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri al presidente del consiglio (fatto che credo sia senza precedenti) e che sul Tav sostiene in estrema sintesi che:

i lavori stanno andando avanti,

che quantomeno il tunnel di valico non è in discussione,

che c’è un accordo internazionale su cui si è espresso il parlamento

e che quindi quella di Conte sia stata una sceneggiata(convenendo significativamente e solo su questo argomento con Cerasa di cotanto Foglio!)

Buon 26 maggio.

Borgone Susa – Claudio Giorno, 21 maggio 2019