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dico di me

M’è venuto da pensare – chissà perché alla vigilia dell’autunno e dopo questa esatte arida del 2016 – che 2 dei 4 lettori di quel che vado scrivendo di tanto in tanto, possano essere curiosi di sapere chi sono. L’ideale sarebbe chiederlo a chi mi conosce bene, ma siccome si presuppone che chi non conosce me abbia difficoltà a conoscere quantomeno i più stretti dei miei amici pubblico una cosa che avevo scritto qualche tempo fa (non ricordo nemmeno io per quale motivo): non è un curriculum, ciononostante  – come in quelli redatti per essere assunti in azienda o nominati in qualche circolo esclusivo – non vi compaiono difetti. Per quelli (i difetti) rivolgetevi ai più intimi dei miei, giacché i peggiori (difetti) non li confesso neanche a me stesso. 

RITRATTO DI AMBIENTALISTA D’EPOCA

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Claudio Giorno è nato il 28 febbraio 1949 a Borgone Susa (Torino) dove risiede.

Ha cominciato a occuparsi attivamente di ambiente e territorio nel 1973 fondando – in ambito Acli-  una associazione spontanea di cittadini per affrontare i problemi generati dai fumi inquinanti delle numerose acciaierie di seconda fusione (rottame) che all’epoca si erano insediate nell’esiguo fondovalle che unisce la città subalpina con i valichi verso la Francia.

Col crescere generalizzato della “sensibilità ecologica” la richiesta di un associazionismo più organizzato prima, e di una partecipazione diretta alla vita politica poi, lo porta a iscriversi alla prima Associazione Ambientalista che storicamente si radica tra Torino e la Valle di Susa: Pro Natura Piemonte. Per dare poi vita, assieme ad altri, ai primi Circoli di Legambiente ancora in Valle, ma anche alle prime forme di coordinamento regionale e nazionale (entrando anche nel  “Comitato Scientifico”); e più di recente con WWF e Attac.  La constatazione del disinteresse con cui i partiti “storici” guardavano ai temi e ai problemi dell’ambiente lo induce a partecipare alla nascita delle “Liste Verdi” in Piemonte (vale a dire al tentativo di “costringere” i partiti a prendere atto della necessità di sviluppare politiche ambientali attente e responsabili): un percorso che viene però abbandonato nel momento in cui le Liste vengono trasformate di fatto in partito.

Lavorando nel mondo delle infrastrutture e dei trasporti, e abitando in una Valle che si vuole vocata a “corridoio” di transito tra la Pianura Padana e la Francia milita nel Sindacato dei trasporti della CGIL (oggi Federazione dei Lavoratori dei Trasporti) nel cui ambito assume ruoli dirigenti a livello Regionale e incarichi anche Nazionali, senza mai accettare, tuttavia, di diventare un “Sindacalista di mestiere”.

Grazie alle competenze derivanti dal mantenimento dell’attività  professionale, ma alla contemporanea militanza  ambientale e sindacale, finisce per avere un ruolo di rilievo in molte iniziative “tra il locale e il globale”: dalla lotta contro la realizzazione del Traforo e dell’Autostrada del Frejus, alla partecipazione ai primi movimenti che si ripropongono, sull’esempio di cosa avviene in particolare sui versanti Svizzero e Austriaco, di limitare il trasporto delle merci attraverso le Alpi per salvaguardare il delicato ecosistema della più grande catena montana d’Europa e la sua funzione di “polmone” e di prezioso serbatoio di acqua potabile. Con questo scopo e a seguito di una campagna di stampa promossa allora da Alexander Langer, fonda, assieme ad Alessandra Zendron, l’Associazione “SOS Transit”che organizza Convegni, promuove lavori e studi per indagare e denunciare gli innumerevoli rischi (da quelli per la salute a quelli idrogeologici) derivanti dall’inquinamento da traffico in ambito montano.

Fin dall’inizio affianca alle attività sopra  elencate quella di “giornalista non professionista”, collaborando con diverse testate locali e nazionali, dal periodico  “Dialogo in Valle” fondato da Don Giuseppe Viglongo, un sacerdote della scuola di Don Primo Mazzolari e Don Lorenzo Milani, ai settimanali della Valle di Susa, a varie riviste di Politica e Ambiente tra cui il settimanale “Carta”, al quotidiano “il Manifesto”.

Con l’avvento del “progetto Tav” voluto da Lorenzo Necci si impegna, assieme ad altri tecnici, professionisti, docenti universitari, e ambientalisti in un lavoro di analisi critica delle promesse progettuali dando vita ad una Associazione per la difesa dei Cittadini e della vivibilità del territorio – Habitat –  e a un Movimento che si radicherà poi fortemente a livello locale con una vera e propria rivolta popolare contro l’impianto del cantiere di realizzazione delle opere preliminari della Torino-Lyon, ma che era partito in ambito nazionale in parallelo alle contestazioni relative alle prime tratte progettate ed avviate (Roma-Napoli, Firenze-Bologna, Torino-Milano), per esplodere in Valle di Susa nell’inverno tra il 2005 e il 2006. (E che oggi è universalmente conosciuto come Movimento No Tav).

Ha al suo attivo una lunga collaborazione con le Istituzioni ai vari livelli, dalla Comunità Montana  della Bassa valle di Susa e Val Cenischia (di cui è stato consigliere per una legislatura) alla Direzione Generale del Servizio di VIA del Ministero dell’Ambiente dove ha svolto un periodo di lavoro volontario formalizzato con la partecipazione alla consultazione dell’ultimo piano Generale dei Trasporti e della Logistica.

 

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