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COINCIDENZE

ottobre 26, 2016

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I viaggi in autobus sono faticosi, ma non per i cittadini del movimento No Tav – ancorché di età media avanzante (perché sono ormai trascorsi 26 anni da quando ci si accorse che per un’altra Grande Opera la lobby dei proponenti aveva scelto ancora il fondovalle più infrastrutturato d’Europa per “ospitarla”…). E il viaggio di ‘sta notte – quella tra il 25 e il 26 ottobre – è accompagnato dal ricordo di un ragazzo francese, Rémi Fraisse, 21enne studente di Tolosa, che giusto due anni fa con il suo zaino in spalla, senza casco e a mani nude, manifestava insieme ad altre migliaia di persone di ogni età. Ma Rémi veniva ucciso da una granata “stordente” lanciata dalla gendarmeria in “difesa” del cantiere della diga di Sivens, una “piccola Grandeopera” inutile e imposta. Non è stata una coincidenza “cercata”: non si organizza la consegna di una “Sentenza” come quella emessa ormai un anno fa dal “Tribunale Permanete dei Popoli” a una istituzione europea (la cui Commissione è indicata tra i responsabili del mancato rispetto dei diritti) scegliendo la data. Dobbiamo ringraziare lo staff della GUE (la sinistra europea) che si è fatto carico dei delicati oneri organizzativi e garantito la presenza di due vicepresidenti dell’europarlamento. Il tutto in “coabitazione” con il Gruppo dei Verdi e del Movimento5stelle (Così come richiesto da Presidio No Tav Europa che per quasi un anno ha lavorato tentando di coinvolgere trasversalmente eurodeputati di partiti e nazionalità diverse, come fa da sempre).

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  • Ma quando ci siamo accorti che il viaggio verso la città (francese) del parlamento dell’Unione  si sarebbe svolto nella notte di un anniversario così ricco di significato ci è venuto un brivido lungo la schiena. Perché anche la Giustizia transalpina mostra un evidente imbarazzo e qualcosa che da noi chiameremmo sudditanza psicologica nei confronti dei responsabili di una “decisione”  irrimediabile quanto assurda: il periodico on line Q CODE Mag ha pubblicato pochi giorni fa un ampio reportage della rivista Reporterre  (scritto da Gregoire Souchy e Martine Vlahovic e tradotto da Valeria Nicoletti) in cui si riferisce che “il processo, affidato ai giudici di Tolosa Anissa Oumohand e Élodie Billot, è ancora in istruttoria. Un’inchiesta che ha prodotto un dossier di migliaia di pagine. Reporterre ha avuto accesso alle informazioni e, da parecchi mesi, ne sta spulciando i dettagli. In particolare, un centinaio di testimonianze dei gendarmi e i resoconti tecnici, che sono stati confrontati e messi in relazione con le testimonianze dei manifestanti e da altre fonti interrogate dai giornalisti della rivista francese”. Da cui sembrano emergere delle verità nascoste “una volta tradotto il gergo militare, affiorano non poche contraddizioni ma anche vere e proprie rivelazioni: l’esistenza di un quinto plotone di gendarmi mobili, finora celata nella versione ufficiale fornita dal dispositivo delle forze dell’ordine presente nella notte tra il 25 e il 26 ottobre”.
  • E la certificazione di quanto sostenuto da molti manifestanti: “Ci hanno scaricato sopra una valanga di colpi, abbiamo sentito tre granate esplosive allo stesso tempo”, dice Christian. Lui si trova a pochi metri dal ragazzo caduto a terra e lo scorge mentre viene “trascinato come un cane dai gendarmi” è fornita dalla stesso rapporto della gendarmeria che ammette che furono 23 le granate esplosive lanciate sui manifestanti (accusati di aver dato vita a una sassaiola…). “In ogni caso, una di queste 23 granate ha causato la morte di Rémi Fraisse. Un’altra avrebbe potuto uccidere Mélody (nome modificato), appena 15 minuti prima della morte di Rémi”.Chi vuole leggere tutta la cronaca di quella notte infame – in attesa che i magistrati della sonnacchiosa provincia francese trovino il coraggio che ci vuole per risalire a chi ha decretato “tolleranza zero” verso chi manifesta in difesa dei diritti e che porta la responsabilità non solo morale (quella è assodata) della morte di Rémi – trova qui l’articolo da cui ho tratto qualche riga: http://www.qcodemag.it/2016/09/05/remi-fraisse-salta-fuori-una-squadra-fantasma/
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  • Ma le coincidenze non finiscono qui: ce n’è un’altra molto italiana (non  si dimentichi che la sentenza del TPP è partita su richiesta del Movimento No Tav, ma ha coinvolto  tutte le realtà europee  – e non solo – che si battono in difesa dei diritti prima ancora che del territorio, dell’integrità dell’ambiente, di una ripartizione opposta alla concentrazione delle risorse pubbliche; risorse che devono essere ridistribuite tra i cittadini contro l’accaparramento sempre più arrogante da parte delle lobby). Lobby che – non una sola inchiesta di quelle recenti fa eccezione – qui da noi sono eternamente e solidamente intrecciate con la politica e le mafie…Mentre gli autopullman lasciavano il territorio italiano attraverso il tunnel del Gran San Bernardo, alcune squadre di carabinieri facevano irruzione in cantieri, uffici, abitazioni private di un “collettivo” che per una volta (forse perché l’azione è coordinata dalla Procura di Roma e non da quella “sabauda”…) non è costituito da “facinorosi No Tav”, ma da “operosi Si Tav” (& SI Salernoreggio, Si Tangenti) che intrallazzavano allegramente sull’autostrada infinita come sul terzo e “strategico” valico (il Tav appenninico tra Genova e Milano, via Piemonte…). Una grandeopera voluta (?)  proprio da quell’Europa verso cui si stavano dirigendo i nostri  torpedoni, e un’autostrada fatta e rifatta (si è ormai perso il conto) perché ogni premier (nonostante la lamentata instabilità dei nostri governi) potesse inaugurarne almeno un pezzo. E all’ombra della imminente inaugurazione-bis del premier più giovane ma longevo della nostra storia repubblicana, è probabile che Direttori dei lavori nordici e Imprenditori calabri dormissero sonni tranquilli. Cantone (che probabilmente deve ancora rimettersi dal jet-lag conseguente al cenone con Obama e Benigni) non aveva ancora fatto a tempo a occuparsi di questi capitolati d’appalto e così ancora una volta quelli come noi che sostengono che le Grandiopere godono di così buona stampa essenzialmente perché ci mangia la classedirigente  (o digerente?!) possono scrivere queste note dichiaratamente disfattiste.
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  • Philippe Texier è Magistrato onorario della Corte di Cassazione francese, già membro e presidente del Comitato di diritti economici, sociali e culturali dell’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite). Ha presieduto la Sessione del Tribunale Permanente dei Popoli chiamata lo scorso anno a pronunciarsi sulla correttezza delle procedure che hanno portato a disinvolte approvazioni di progetti che oltre ai danni irreversibili sui territori attraversati e alla salute dei cittadini, ammessi ufficialmente negli elaborati progettuali dei proponenti (!), drenano verso le grandi banche d’affari (e i politici che a fine mandato ne divengono consulenti) risorse pubbliche sempre più ingenti.Ebbene, intervistato prima della lettura della sentenza nell’aula parlamentare di Strasburgo, Philippe Texier ha affermato che, di fronte alla constatazione che le Istituzioni agiscono senza ascoltare i cittadini, anzi reprimendo le loro legittime richieste di contestazione delle Grandi Opere Inutili e Imposte, “Sarebbe auspicabile che si smettesse di «criminalizzare» o di stigmatizzare la protesta sociale, giustificata dalla mancanza di concertazione” e “La Commissione Europea e la Commissione delle Petizioni al Parlamento Europeo”, “dovrebbero esaminare i progetti presentati senza mai scartare l’opzione zero, cioè il suo abbandono”. E suggerisce che “le Istituzioni Europee prendano finalmente in considerazione  l’interesse reale della comunità coinvolte e del popolo in generale”.http://www.presidioeuropa.net/blog/26-ottobre-2016-sentenza-tpp-al-parlamento-europeo-dossier-media-dossier-pour-les-medias-media-kit/   

    Borgone Susa, 26 ottobre 2016 – Claudio Giorno

     

     

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