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LA LEZIONE DI STUTTGART 21

luglio 29, 2013

A Stoccarda si arriva dall’autostrada che dal confine con Svizzera ed Austria, lungo il grande lago di Costanza, porta a Ulm e alla sua severa Cattedrale Gotica. Ci si affaccia da un altopiano su di una conca che la rende vulnerabile al caldo africano di questo fine luglio. Si attraversa un centro storico ricostruito sulle rovine della guerra attorno alla grande stazione centrale, (Hauptbahnhof), sulla cui torre svetta, (paradossalmente?) la stella a tre punte Daimler-Benz , che ruota continuamente di modo da essere visibile da tutti gli angoli della città, e in particolare dal vasto centro commerciale di acciaio, vetro e cemento con gli ampi spazi ciclo-pedonali popolati di gente indaffarata. Mentre sul lato nord, affollato di altissime gru edili e trafficato da ogni sorta di mezzi d’opera è in corso il riempimento di un grande cratere di cantiere che dovrà dare vita al progetto S21 (La Stoccarda del ventunesimo secolo) che dovrà far dimenticare per sempre le mutilazioni del tessuto industriale dove prima delle Mercedes e delle Porsche uscivano tank a migliaia dalle linee di montaggio e che per questo fu rasa al suolo dagli “alleati”…Ma non tutti a Stoccarda vogliono dimenticare, non tutti credono (neanche nella operosa Germania uscita in trionfo dalla costosa riunificazione) che si possa crescere senza fine e cementificare tutto, fino all’ultimo metro quadro. Così è nato il Movimento Stuttgart21 che in Italia abbiamo conosciuto grazie a Sabine Brautigam e Martina Moog, No Tav valsusine, ma che proprio qui o nella relativamente vicina Friburgo sono nate; qui dove siamo venuti per il terzo forum internazionale contro le Grandi Opere Inutili e Imposte, intreccio perverso tra finanza, devastazione ambientale, degenerazione della politica e mafie che pare essere l’unico soggetto collettivo e organizzato che gode davvero della libera circolazione in UE…Così nelle Wagen Hallen, nei vecchi capannoni che ospitavano le rimesse delle locomotive, le officine e i magazzini merci della stazione nord (Nordbahnhof) sono stati sin qui difesi degli spazi “disordinati” dove si fa musica, cultura, politica e dove ci si è ritrovati – liberi cittadini di mezzaeuropa – per ribadire che non è quello proposto dai lobbysti di Bruxelles e di Strasburgo il modello che vogliamo, ma soprattutto che quel modello è la crisi e non – come viene venduto – la ricetta per uscirne…Le Wagen Hallen: a ridosso del grande parco cimiteriale dove si sosta sulle panchine a leggere e meditare tra croci e lapidi come è d’abitudine nei paesi del nord, tra impianti di betonaggio, le case basse popolate da immigrati in maggioranza turchi, tra negozi che espongono solo cose coloratissime, dolcissime o salatissime, sorgono i palazzi-uffici di vetrocemento, gli hotel per chef-executive in un intreccio di ferrovie ad alta velocità e metropolitane rapide che però non sono in grado di impedire che ci si ritrovi in migliaia in coda sulla trasversale urbana che unisce le autostrade e il nord e il sud della città…migliaia di auto – il 90% di marchi tedeschi – che ammorbano l’aria assieme a escavatori, bentoncar, frantoi, compressori che saturano di polveri sottili l’aria calda e stagnante e corroborano i quaranta gradi all’ombra che non vengono mitigati neanche dai violentissimi temporali che pure sembrano abbattersi a orario, tutti i pomeriggi, puntuali come i treni delle DB! SONY DSCCosì per ripararsi può capitare di entrare sotto una pensilina che protegge il marciapiedi di alcuni binari tronchi, coi respingenti arrugginiti, in un piazzale delimitato da pannelli di cemento fitti di nomi e alcune grandi fotografie in bianco e nero che non lasciano possibilità di equivoco anche a chi non conosce la lingua. Poi ci si informa e si “scopre” che Il primo dicembre 1941 circa mille persone di origine ebrea di Stoccarda e del Württemberg subirono la deportazione proprio da qui (dal Nordbahnhof) a Riga. La maggior parte di quelli che non perirono o che non morirono di freddo vi vennero fucilati il 26 marzo 1942. Seguirono altri treni che conducevano alla morte: uno a Izbica presso Lublin il 26 aprile con 270 ebrei che vennero uccisi più tardi a Belzec e Majdanek, poi un treno via Monaco con 48 persone il 13 luglio 1942, un altro con altre mille persone tra cui molte vecchie e malate a Theresienstadt –
queste ultime vennero trasportate dal Nordbahnhof in vagoni per animali…E’ anche per questi motivi – credo – che è nato un movimento coeso e longevo come Stuttgart21. Un movimento ancora molto combattivo nonostante il “non ascolto” prima, la repressione sproporzionata delle proteste (denunciata coraggiosamente da Dieter Reicherter, magistrato oggi in pensione), gli imbrogli di politici falsi, corrotti e mediocri e “la macchina da guerra” delle imprese potenti e consorziate che stanno sversando calcestruzzo su ogni metroquadro rischi di rimanere “a verde” (e mandando anche qui al verde le casse degli enti che dovrebbero provvedere alla spesa socialmente utile).
Come era avvenuto prima con la separazione, la privazione dei diritti civili e la depredazione commerciale, la deportazione e lo sterminio si effettuarono con precisione burocratica; le autorità della NSDAP, gli uffici pubblici e persone private si contendevano gli averi dei deportati e degli assassinati” si legge in un comunicato congiunto sottoscritto ormai parecchi anni fa da anche dalla Fondazione Heinrich-Böll… “Quasi 60 anni dopo l’olocausto, con lo sterminio di 2.400 ebrei di Stoccarda, è prevista, nell‘ambito del progetto „Stoccarda 21“, una nuova costruzione sul terreno dell‘ Innerer Nordbahnhof (il centro della stazione di Nord) presso la Martinskirche (chiesa di S. Martino). Noi non riusciamo ad accettare l’idea di sopraedificare questo luogo di deportazione forzata da parte dello Stato senza che, dopo solo una generazione, non rimanga un commento o una traccia dei crimini commessi”.

Dieter Reicherter (il primo da destra) durante il forum sulla democrazia e le lotte

Dieter Reicherter (il primo da destra) durante il forum sulla democrazia e le lotte

Non ho avuto modo di approfondire l’argomento con gli amici di Stuttgart21 incontrati in questi giorni;  mi riprometto di farlo quanto prima. Ma la “scoperta” fatta andandoli a trovare nella loro città consente di poter fare con qualche ragionevole certezza almeno un paio di considerazioni: Se difendere il territorio di una valle alpina già “sacrificata” al “progresso” come quella di Susa poteva apparire a qualcuno “stravagante” figuriamoci il tentativo di salvaguardare un’area residuale (ma straordinariamente appetibile) tra binari e macerie della più importante città industriale della Repubblica Federale di Germania! Ma lo si capisce perfettamente se le lotte vengono collocate nel giusto contesto. Con buona pace di coloro che vorrebbero arruolare i giovani già imbalsamati nei partiti e nelle associazioni in difesa della memoria. (Ma col divieto di impegnarsi anche per riportare l’etica in politica). Chi oggi fa (nel regno di Regiorgio come in Germania di Fraumerkel) il parallelo tra le lotte dei cittadini e il rischio di un progetto eversivo più che alla difesa delle istituzioni lavora per l’arroccamento dello status quo. A difesa della cronicità della crisi e della garanzia della difesa degli interessi costituiti che l’hanno consapevolmente generata.
Stoccarda, 28 luglio 2013 – Claudio Giorno

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