Skip to content

20 maggio 2017: “un viaggio che non promettiamo breve”… fa tappa a Bozzolo e Barbiana

La ricostruzione più utile e completa su un episodio di disobbedienza civile straordinario, e davvero “di base” e collettivo, unico nella recente storia italiana e forse europea. Se i No-Tav non hanno avuto l’impatto sulla nazione che la loro lotta avrebbe meritato, è stato, io credo, per l’assenza da tempo in questa storia di una sinistra che difendesse proletari e reietti invece di schierarsi ciecamente con i concreti sostenitori e impositori di un’idea di sviluppo supina agli interessi della grande finanza, che mai è stata così cieca nei confronti degli interessi collettivi e così disinteressata a quelli degli ultimi, dei “perdenti”. Nel libro di Wu Ming si ricostruisce anche una storia passata della valle e vi si ritrovano per esempio figure luminose come Ada Gobetti, comandante partigiano, o Carlo Carretto, organizzatore cattolico e poi frate nel deserto, che entrambi ho avuto la fortuna di conoscere, o Achille Croce, militante nonviolento, o un prete saldissimo nelle sue convinzioni come don Giuseppe Viglongo (e sulla partecipazione cattolica alla storia del no-Tav è uscito l’anno scorso un libro fitto di immagini e documenti scritto dai “Cattolici per la vita della Valle”, Il nostro No – edizioni Morra – prefazione di monsignor Ricchiuti di Pax Christi). Con ampiezza inusitata e controllata passione, Wu Ming 1 ha scritto un libro che resterà e che tanti dovrebbero leggere, per capire cosa davvero è accaduto nella valle e cosa certamente vi accadrà ancora di importante per tutti.

Sin qui Goffredo Fofi nella recensione di “Un viaggio che non promettiamo breve” pubblicata su Avvenire(!) il 2 dicembre 2016, sei mesi fa.

Oggi Papa Bergoglio ha scelto la inusuale formula della visita privata per potersi raccogliere in preghiera – è stato scritto – nei luoghi del “confino” in cui erano stati relegati due sacerdoti che di Don Viglongo furono tra i principali riferimenti: don Primo Mazzolari – il prete partigiano e don Lorenzo Milani – priore di Barbina.

12 dicembre 1980: don Giuseppe Viglongo alla manifestazione ecologista di Chambery contro l’apertura di miniere di uranio sul massiccio d’Ambin

Dico subito che non intendo appropriarmi della visita papale intestandola a “Dialogo in Valle” (la rivista “eretica” dove gli scritti e i libri dei due sacerdoti “messi all’indice” venivano citati e recensiti continuamente dal “collega” a sua volta “distaccato”  nelle borgate montane di Condove). Ma rivendicare – questo si – la  straordinaria, pur se meno conosciuta, lungimiranza di Don Giuseppe che se oggi fosse ancora tra noi proporrebbe un numero speciale del giornale per commentare nel modo giusto la visita del Papa “venuto da lontano” (dallo stesso continente di un altro dei riferimenti spirituali ed etici di Don Giuseppe: Monsignor Oscar Romero).

Nel modo giusto, si perché chi ha avuto tempo e voglia di ascoltare la “diretta” della visita non ha potuto non notare la prevedibile parata di personaggi che hanno sfruttato la presenza di Francesco per godere dei riflessi dei riflettori e approfittato dei microfoni aperti per tentare di arginare l’essenza del suo pellegrinaggio: l’inequivocabile invito a seguire la scelta di “quei due”: dalla parte degli ultimi come Bergoglio non si stanca di dire che debba stare la Chiesa tutta. http://www.radiorai.rai.it/dl/portaleRadio/popup/player_radio.html?v=1

Il Papa gesuita che fu in qualche modo esiliato anche lui dalla Compagnia di Gesù (lo ha affermato Monsignor Paglia ricordando che anche di Romero, Bergoglio ebbe a dire che chi lo fece soffrire furono soprattutto “i suoi confratelli”).

Niente di più, niente di meno: esprimere la gratitudine alla sorte di chi di noi ha avuto la fortuna di conoscere Don Viglongo – “il nostro prete esiliato” – (di cui l’allora vescovo della diocesi di Susa ebbe il cattivo gusto di provare a “rimproverare” persino le sue spoglie mortali sul sagrato della chiesa di Condove da dove sarebbero state riportate nel suo paese di origine tra le risaie del vercellese). La gratitudine a un uomo grazie al quale oggi – a mezzo secolo dalla morte di Don Milani e alla vigilia dell’inizio del processo di canonizzazione di Don Mazzolari possiamo affermare con legittimo orgoglio che noi non li abbiamo scoperti oggi.

E che chi oggi ha fatto parte delle “delegazioni ristrette”, definite nei soliti luoghi e con le solite procedure ha tentato ancora una volta – ma finalmente invano – di esiliarne lo spirito visto che non è più possibile farlo con le persone.

Borgone Susa, 20 giugno 2017 _ Claudio Giorno

La testata del numero speciale di “Dialogo in Valle” in morte di don Viglongo, Condove, maggio 1991

DOCUMENTAZIONE:

E’ bello considerare quanto anche gli ultimi contributi di don Giuseppe a Dialogo siano stati un’ultima volta una coerente testimonianza. L’ultimo articolo da lui curato (il ricordo di monsignor Romero) pubblicato a pag 5 dello scorso numero di aprile e l’ultimo che avrebbe voluto veder pubblicato  (una riflessione sulla enciclica “Centesimus annus” da lui insistentemente richiesta ancora poche ore prima di partire) sono due segnali indicatori: da una parte la figura del vescovo scomodo da vivo (tanto è vero che lo hanno ammazzato) ma anche dopo morto (tant’è che in Vaticano ne parlano con poco entusiasmo, mentre tra la gente dell’America Latina è ormai un santo; e dall’altra un documento ecclesiale che al di la dei contenuti specifici affronta rilevanti problemi di impegno sociale come quelli del mondo del lavoro.

Una buona sintesi di don Giuseppe Viglongo, prete profetico e scomodo (che evidentemente con ragione sentiva particolarmente vicina la figura di Romero) e testimone nella Chiesa di un impegno concretamente immerso nella realtà sociale.

La Redazione di Dialogo in Valle, Editoriale del numero speciale in morte di don Viglongo, Condove, maggio 1991

Annunci

AFRAgolaPROFONDA: 5^ (QUINTA!) INAUGURAZIONE PER LA GRANDESTAZIONE DI BASSOLINO

Sotto il titolo “Afragola, la stazione gioiello inaugurata ma è ancora un cantiere aperto” Marco Demarco lancia sul corriere della sera di oggi un reportage sull’ultima nata delle Grandistazioni della “metropolitana d’Italia” come veniva propagandato qualche tempo fa il TAV dello stivale.
In apertura il cronista si chiede benevolmente se “qualcuno, anticipando i tempi e invitandolo per il 6 giugno, abbia voluto tirare un brutto scherzo al presidente del Consiglio”. Ma aggiunge subito che “il verbale dei Nas (che hanno messo i sigilli al gioiello architettonico NdR) è impietoso
Caffetteria senza licenza ; parcheggio senza collaudo (ma con le casse ben funzionanti); condizionamento senza motore; uscite di sicurezza aperte sui cantieri dei lavori in corso; niente defibrillatore e cassette di pronto soccorso; impianto antincendio senza approvazione dei Vigili del fuoco.
Ma Demarco – da buon cronista di “giornalone” governativo . “dimentica” quel che ha fatto rilevare solo il Fatto (tra i grandi quotidiani) e già parecchi giorni fa: che siamo alla 5^ (quinta!) inaugurazione per la stazione sulla cui localizzazione – tra l’altro – pende un legittimo sospetto visto che il – 20 marzo dell’anno di grazia 1947 – Afragola diede i natali a tale Antoniobassolino potentissimo viceré di Napoli e poi della Campania tutta; ed ivi regnante proprio all’epoca in cui per dare il via ai cantieri AV (e incamerare i primi finanziamenti) Lorenzonecci partì dalla più discutibile delle tratte: la Roma-Napoli, appunto… e che la localizzazione della stazione AV fu sin da subito “promessa” in quel di Afragola con un criterio (si fa per dire) che peraltro doveva essere replicato in molte stazioni successivamente progettate ma prima realizzate; dalla fisa(dis)armonica di Calatrava nella Reggioemilia di Delrio, all’hangar di Portasusa voluto da Chiamaparino alla cattedrale laica nel deserto di Romatiburtina disputata tra Rutelli&Veltroni per arrivare al clou della stazione Foster di Firenze che non è dato di sapere se vedrà mai la luce: (e non perché la si stia scavando sottoterra contro tutti e tutto, ma perché come ogni cantiere di questo sfortunato paese lo spettacolo – una volta iniziato – deve andare avanti.
Altro che brutto scherzo a Gentiloni: qui gli scherzi sono tanti e orribili e le vittime sono (più o meno consapevolmente) gli italianitutti… L’attuale premier ne è semmai un autore (ancorché mediocre) come lo sono stati prima di lui il brillante Renzi, il nipote di Gianniletta, il loden di Mariomonti (solo per citare gli ultimi occupanti abusivi di Palazzochigi…). E come lo sarà probabilmente il successore a meno che gli italiani in maggioranza, se non tutti, si sveglino prima che le dimensioni del debito pubblico (alimentato a manetta dalle Grandiopere) li costringa ad accamparsi coi sacchi pelo in grandi e piccole stazioni chiedendo l’elemosina ai (pochi) viaggiatori che potranno ancora permettersi “le frecce
Borgone Susa 17 giugno 2017 – Claudio Giorno

LA “LEZIONE” DELL’INGEGNER IVAN CICCONI

Fermo, 10 giugno 2017 – l’ affollata sala di lettura della biblioteca Romolo Spezioli

Sono da poco passate le 18. Sta per iniziare un incontro dedicato all’ingegner Ivan Cicconi, nella splendida cornice della Sala di Lettura della Biblioteca di Fermo (sua città natale).

Un incontro, non una commemorazione dice subito Sandra Amurri – giornalista de “il Fatto Quotidiano” – che ha organizzato e introduce l’evento: Evento dedicato a un maestro, come scrive chi di noi segue la cosa da lontano, un “bravo maestro che è qui con noi “, sottolinea  Alberto Poggio collegato via “Telegram” per seguirne l’ennesima lezione. Un maestro dalla disponibilità assoluta come ebbe a scriverne un altro giornalista de “Il Fatto”,  Giorgio Meletti (in un toccante articolo di cui Sandra Amurri da lettura integrale).

Annoto in estrema sintesi, come mi suggeriscono i colleghi della commissione tecnica della Unione dei Comuni Montani della Valle di Susa : “Prendi appunti, impariamo, come sempre con Ivan”, scrive Luca Giunti. Ed eccola – naturalmente per titoli – l’ennesima lezione dell’ingegnere partendo dalla introduzione di Sandra Amurri: l’intuizione del  “fine che giustificherà i mezzi” con cui viene imposto il “modello societario TAV SpA”: l’intermediazione parassitaria eletta a “sistema”; la giungla delle “società partecipate” (vale a dire aziende municipali trasformate in improbabili finanziarie che rappresentano oggi la parte sommersa dell’iceberg-debito pubblico contro cui il Titanic-Italia sta viaggiando con la pressione delle caldaie oltre ogni limite di sicurezza); la degenerazione del mondo cooperativo del cui ruolo, pure, Ivan era stato uno strenuo sostenitore (anzi, proprio per questo ci mette passione nella denuncia!); fino alla brutta storia umbro-marchigiana della “Quadrilatero SpA a cui la Amurri dedica la parte conclusiva della introduzione perché l’ingegnere purtroppo non fece in tempo a festeggiare la notizia del ribaltamento – in appello – della sentenza di primo grado: giornalista e testata  erano stati inizialmente condannati perché ritenuti “colpevoli” di aver descritto nei minimi dettagli (ovviamente col determinante aiuto di Cicconi) la lievitazione dei costi per la collettività della “piccola grande opera”; (la variante alla strada statale 77 della Val di Chienti, lungo la direttrice Foligno-Civitanova Marche: 35 Km di viadotti e gallerie che la famigerata formula del “project financing”  garantiva sarebbe stata finanziata con capitali interamente privati e che oggi rappresenta un pezzo sproporzionato dell’unica “crescita” si cui l’Italia sembra capace: quella del Debito Pubblico!). Più di una assoluzione,  “perché il fatto non sussiste” il cui merito – sostiene Sandra Amurri – va interamente assegnato a Cicconi che non si dava pace dopo l’esito inaccettabile del primo processo,  e che con una memorabile deposizione-fiume aveva “spiegato” ai giudici di appello – sbalorditi – tutto quello che i colleghi di primo grado non erano evidentemente riusciti a capire!

Anche l’assessore alla cultura e vicesindaco di Fermo, Francesco Transatti,  “rifiuta” il termine “commemorazione” ma non può e non vuole negare che figure come quelle di Ivan Cicconi mancano a questa società: “la sua spiccata intelligenza, unita a infinita saggezza, hanno fatto di lui il cittadino che pretende, a pieno titolo, giustizia, equità sociale, rispetto del bene comune. Ivan era la voce di chi si oppone e contrasta l’interesse particolare a scapito dei diritti di tutti.” E sottolinea l’immediatezza di cui era capace corredando ogni approfondimento tecnico con una acuta l’analisi politica; l’essenza dell’onestà.

Fermo, 10 giugno 2017 – Sandra Amurri con Marina Clerico

Marina Clerico, è una collega di Ivan: insegna al Politecnico di Torino (dove Cicconi tenne dei corsi nei primi anni dopo la laurea). E’ anche una rappresentante istituzionale: è consigliere della Unione dei comuni montani della Valle di Susa (“salutami la mia amata valle” era solito concludere le telefonate l’ingegnere marchigiano “trapiantato” a Bologna). Quella Unione di cui Ivan era consulente (non profit naturalmente)… Ed è una cittadina impegnata nel “movimento No Tav” che da quasi trent’anni lotta contro l’ennesima grande opera che si vuol realizzare in una vallata tra le più “infrastrutturate” dell’intero arco alpino. Con Ivan ha anche condiviso il compito di “consulente tecnico” della Comunità Montana: componente della commissione che ha contestato e contro-dedotto sia la necessità che le modalità progettuali del cosiddetto TAV Torino Lione (oggi ridotto al progetto della sola galleria di valico sotto le Alpi italo-francesi)!

Marina riparte dal concetto di “bene comune”. Lo declina in ambito universitario dove equivale alla “conoscenza”. Parla della “terza missione” della Università: “la trasmissione all’esterno del sapere”. Ivan ne è l’esempio da manuale. Colui che la conoscenza la portava a chi non può permettersi di pagare una consulenza professionale. Ai piccoli municipi, ai suoi amministratori, ai semplici cittadini spesso vittime di iniziative calate dall’alto e da altrove. Vittime più o meno consapevoli dei danni al territorio e alla salute e più spesso del tutto inconsapevoli del furto impunito di denaro pubblico connesso. Una “missione” che – ovviamente – non viene apprezzata dal potere. Ebbene, insite Marina Clerico, “la nostra commissione tecnica – (quella anche di Ivan) è la concretizzazione del suo metodo; un metodo ci ha insegnato lui, svolgendo una sorta di consulenza interna e interdisciplinare come quando diede la disponibilità ad aiutarmi a dimostrare che la legge obiettivo costituiva di fatto anche una minaccia alla sicurezza dei cantieri, oltre che alla correttezza contabile e procedurale degli appalti pubblici”. Del resto era ben nota la capacità e la tenacia dell’ingegnere nel far capire meccanismi subdoli e volutamente “misteriosi” (come il già citato“project financing) anche ai comuni cittadini. E conclude con un attestato di riconoscenza dei sindaci della valle di cui – da consigliera – è stata incaricata di farsi portatrice.dal presidente della Unione, Sandro Plano.

Sandra Amurri riprende brevemente la parola per invitare a non dimenticare l’impegno antimafia di Ivan, la sua coraggiosa disponibilità a svolgere per la Regione Calabria il delicato ruolo di consulente per la correttezza delle procedure di assegnazione degli appalti pubblici in una delle regioni più a rischio di pesanti infiltrazioni della malavita organizzata.

Fermo, 10 giugno 2017 – la locandina dell’evento

E tocca a Paolo Berdini, marchigiano, amico di Ivan (come del resto quasi tutti i presenti), urbanista, e per un tempo davvero troppo breve assessore della città di Roma fino alle dimissioni sull’onda di un mantra “famo ‘sto stadio” della cui devastante e plurima nocività si accorgeranno solo tra qualche anno i romani (anche quelli di fede giallorossa).

E non solo loro: perché come in tutte le grandi opere anche i cittadini di Sondrio o di Santa Maria di Leuca (perlomeno quelli che non possono sfuggire al fisco) saranno chiamati a pagarne la “contabilità finale”. Berdini riprende e ribadisce il tema della importanza delle radici marchigiane. Ricorda la funzione formativa dell’istituto tecnico Montani di cui Cicconi fu allievo per scelta ma anche per necessità (le origini umili)  come del resto fu per molti in quegli anni in cui – tuttavia – l’ascensore sociale funzionava.

E rimarca  con orgoglio che di lì – da un istituto tecnico e non da un liceo di elite – che è partito l’ingegnere di Fermo  per diventare “il più bravo analista dei lavori pubblici del nostro paese

Un prodotto docg di quella Provincia sempre più saccheggiata dal Centro; un impoverimento di risorse e di servizi destinato ad arricchire chi ne gode già in misura maggiore e di cui il Tav – la sua collocazione territoriale che privilegia le dorsali a scapito della rete – rappresenta un paradigma”!

Ma Cicconi che dalla provincia approda a Bologna prima all’Università e poi alla professione e che “viene ammesso nei “salotti buoni” non si sente a suo agio: e qui Berdini cita padre Balducci “che confessava di patire ad essere invitato nei salotti buoni… Proprio come Ivan quando approda nel salotto dell’ANAS” da dove – invece di adagiarvisi appagato – trae nuovi stimoli per combattere le  consorterie di coloro che “adattano” le leggi e i regolamenti allo scopo di trasferire la ricchezza dal pubblico al privato: “non solo e non tanto i politici ma la corporazione dei funzionari apicali che fanno quel mestiere da generazioni spesso appartenendo a poche e blasonate famiglie. Cicconi capisce questi intrecci per primo. Alcune delle sue denunce risalgono al 1998! Ci vorranno più di quindici anni perché  Cantone (il cui lavoro Berdini dice di apprezzare) dica che la “legge obiettivo” é  criminogena! E’ questo l’essenza dello straordinario impegno civile di Ivan che naturalmente viene lasciato solo dalla politica quando centrodestra e centrosinistra cominciano ad andare a braccetto. Un isolamento che aumenta con la sua appassionata e forte denuncia della  degenerazione del sistema cooperativo. Ma lungi dallo scoraggiarsi ne trae ulteriori stimoli e i suoi referenti diventano i cittadini: la venuta meno della sponda politica lo spinge alla denuncia attiva e diretta. Ed eccolo andare ovunque lo chiamano, come ha scritto Meletti,  e sempre a spese sue!

La sua missione diventa – come è già stato ricordato – la tutela del bene comune.

Fermo, 10 giugno 2017 – interviene l’avv. Enrica Selvatici

Sandra Amurri invita chi lo ritiene a intervenire aggiungendo: “dobbiamo prendere L’impegno a diventare tanti piccoli Ivan”. Poi da la parola a Enrica Selvatici, avvocatessa, (già assessore all’urbanistica della regione Emilia e Romagna elettavi nel 1980 come indipendente eletta nelle liste del PCI)  e moglie dell’ingegnere… Ringrazia per l’iniziativa e chi ha voluto e potuto essere presente. Ci racconta l’Ivan privato, il nonno adorato delle sue nipotine, l’unico “impegno” capace di farlo rinunciare (in qualche occasione) a un invito, alla redazione accurata di una consulenza (senza onorario ma onorevole NdR); e poi i suoi rari momenti di relax, i suoi frequenti ritorni a Fermo nell’alloggetto ristrutturato della sua famiglia, in un vicolo del centro storico.

Parlano alcuni di coloro che lo hanno conosciuto, amato, stimato. Chi è venuto da Fermo e dai dintorni (l’ampia e bella sala di lettura è affollata nonostante il sabato pomeriggio, il sole, la temperatura estiva e l’Adriatico che si affaccia – azzurro – dietro le colline di levante, quasi a variegare il “mare collinare” che da sud si estende sino ai monti Sibillini, in una giornata tersa nonostante il caldo. Qualcuno è stato suo compagno di scuola al Montani e illustra le iniziative svolte e quelle in progetto.

Parla accoratamente un anziano sacerdote, don Franco Monterubbianesi, fondatore della Comunità di Capodarco da mezzo secolo al servizio di persone disabili, dei minori, di quanti vivono situazioni di dipendenza e di disagio, e delle loro famiglie (come ha ricordato in un recente incontro Papa Bergoglio!): Don Franco elogia l’umanità, l’etica rigorosa che contraddistingueva Ivan fin dai tempi in cui era studente dell’istituto tecnico della città.

Qualcuno è venuto da parecchio lontano – come noi dalla valle di Susa e come Giancarlo Pastorutti, da Bagnaria Arsa, comunità di poche centinaia di anime del Friuli Venezia Giulia, anche lui “cittadino NoTav” eternamente grato a Ivan che (pur approfittandone per andare a trovare sua sorella a Gorizia) rispondeva di si ad ogni invito, ad ogni richiesta di aiuto del “profondo nordest”.

Come me che sono nato e abito nel “profondo nordovest”  e che – non me ne vogliate se ho fatto qualche omissione e qualche errore – ho redatto queste righe soprattutto perché non avevo (oltre al partecipare all’iniziativa) un altro modo per manifestare la mia – la nostra – gratitudine a un piccolo grande uomo. Un ingegnere che “voleva aggiustare anche la politica”: ho avuto il privilegio di brevi ma intense frequentazioni a margine di occasioni che consentivano qualche pausa, un momento discorsivo prima o dopo l’illustrazione di tabelle alfanumeriche, codici, capitolati: una volta a Roma dopo un confronto televisivo negli studi di “la 7”, dove l’ingegnere aveva messo in serio imbarazzo un suo collega un po’ “chiacchierato”, un’altra a Bruxelles dove in una audizione in Commissione aveva “certificato” l’inammissibile “forbice” tra i costi kilometrici di una “Grande Opera” costruita in Italia e – con le stesse caratteristiche – in un altro paese della UE! E le tante volte in Val di Susa – la sua amata valle – e a Torino dove veniva di frequente per tenere corsi di corretta gestione degli appalti ai giovani imprenditori di Libera di Don Ciotti (Che lo ricorderà con riconoscenza il giorno del funerale nella Certosa di Bologna). Occasioni in cui si concedeva persino una breve sosta in una storica cioccolateria di via Lagrange. Occasioni in cui mi rendeva partecipe del più utopistico dei suoi sogni, la Carta vincente per estirpare la corruzione dalla politica: Carta con la C maiuscola perché si trattava di dare compimento a quanto previsto dall’articolo 49, regolamentando la forma partito in chiave di trasparenza totale per renderla idonea alla funzione prevista e mai compiuta di corpo intermedio tra i cittadini e le istituzioni. Affrancando i partiti dall’essere bulimiche slot-machine ingorde di soldi pubblici e di tangenti occulte. E chi se non l’ingegnere maggior esperto di contabilità di stato  avrebbe potuto portare a termine una simile impresa?

Fermo, 10 giugno 2017 – Claudio Giorno

Venaus, 15 giugno 2008

 

Alcuni link ad articoli e documentazione citate nel resoconto (e alcune immagini dal mio archivio)

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/02/20/ivan-cicconi-il-coraggio-dellingegnere-comunista/3402253/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/02/20/ivan-cicconi-il-mio-amico-se-ne-andato/3403064/

http://www.ediliziaeterritorio.ilsole24ore.com/art/lavori-pubblici/2016-11-09/anas-fa-causa-danni-strabag-cmc-glf-gallerie-malcostruite-quadrilatero-193611.php?uuid=AD385DsB

Bruxelles, 7 maggio 2008 – audizione Commissione UE: comparazione costi Grandi Opere

http://www.informazione.tv/it/Attualita/art/68371-il-ricordo-di-ivan-cicconi-in-un-incontro-alla-biblioteca-civica-romolo-spezioli-di-fermo/

http://www.viverefermo.it/2017/06/08/il-ricordo-di-ivan-cicconi-in-un-incontro-alla-biblioteca-r-spezioli-di-fermo/641652/

http://www.cronachefermane.it/2017/06/07/giorgio-cisbani-ricorda-ivan-cicconi-impegno-costante-nella-lotta-alla-corruzione-ed-al-malaffare-politico/83053/

Torino, Aula Magna Politecnico, 15 giugno 2011, Convegno interdisciplinare “Tav e Grandi Opere”

http://www.viverefermo.it/2017/06/08/il-ricordo-di-ivan-cicconi-in-un-incontro-alla-biblioteca-r-spezioli-di-fermo/641652

http://www.inchiestaonline.it/editoriali/morte-a-70-anni-dellamico-di-inchiesta-ivan-cicconi/

10 dicembre 2010, L’ingegner Ivan Cicconi con i colleghi Claudio Cancelli e Roberto Vela

http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=27806

http://www.comunitadicapodarco.it/il-discorso-di-papa-francesco-alla-comunita-di-capodarco/

Bologna, 25 aprile 2012

L’IMPERO DEL BACO DA SETA

Fino al 2700 aC. l’unico luogo conosciuto dove venivano allevati i bachi da seta era la Cina. Ci vuole la battaglia di Carre (53 aC.) perché i Romani scoprano il prezioso tessuto derivato dai bozzoli, ma ci vogliono ancora moltissimi anni (e due monaci inviati in Cina dall’imperatore Giustiniano) per “scoprire” come si fa a produrre il prezioso filato. Cosa che non pone fine al formicaio umano che percorre LE vie della seta (si tratta di un ventaglio di itinerari che – come le vie francigene ed altre – si moltiplicano nei secoli). E’ su una di queste che si avventura Marco Polo, viaggiatore e letterato vissuto tra il 1254 e il 1324 dal cui Milione deriva il mito che oggi pare si voglia rinnovare.

Ma chi ripropone oggi la, anzi di nuovo LE, vie della seta non ama la letteratura (semmai se ne serve per darsi una copertura culturale), e ai tessuti brillanti e cangianti preferisce il grigio calcestruzzo. Lo stesso baco è divenuto un termine con una accezione prevalentemente negativa, (gli attacchi informatici globali di questi giorni che le “ultimenotizie” attribuiscono proprio a uno degli stati che i Cinesi vorrebbero inserire nei “nuovi itinerari” – il Nord Corea – sono descritti come una miriade di “bachi” che si insinuano nei computer di ospedali, banche e governi per rubarne i preziosi dati e chiedere impagabili riscatti per “restituirli!

Guarda dove si è infilata Telt”… http://www.limesonline.com/rubrica/cina-forum-nuove-vie-della-seta-belt-and-road-initiative mi scriveva ieri sera un amico aggiungendo l’impegnativa nota pubblicata da Lucio(prezzemolo) Caracciolo sull’ultimo numero della sua celebrata rivista, Limes: “Questo articolo segna l’inizio del “Bollettino imperiale”, l’osservatorio di Limes dedicato all’analisi geopolitica della Cina e delle nuove vie della seta. Grazie al sostegno di TELT. Puoi seguirci su Facebook e Twitter.

Ecco – se ce ne fosse stato bisogno – la miglior conferma della bontà dell’intuizione di Presidio Europa, (il gruppo che all’interno del movimento No Tav della Val di Susa ha con particolare tenacia (fin dal primo decennio del nuovo millennio) cercato di stabilire contatti con le tante realtà europee e mondiali che si battono contro le Grandi Opere Inutili e Imposte  http://www.notavtorino.org/documenti/cart-hendaye-it-23-1-10.pdf  ). Intuizione circa il tentativo dei lobbysti della “Tav” Lyon-Turin di infilarsi – come paguri – nelle conchiglie (anzi nei bachi) della “nuova via della seta”. Una manovra confessata candidamente. Ma quello che neanche i più maliziosi tra noi avrebbero mai immaginato è l’ambizione imperiale a conferma di una megalomania conclamata ma che appare ormai incurabile!

E che la disordine attorno all’argomento resti totale lo confermano una innumerevole quantità di contraddizioni. Alcune addirittura presenti nell’articolo “sponsorizzato” di Limes:

La seconda nota dolente del forum è che, secondo il Guardian, i membri dell’Ue che hanno partecipato a un panel dedicato al commercio non avrebbero voluto firmarne la dichiarazione conclusiva poiché non menzionava l’importanza dell’impegno sociale, della sostenibilità ambientale e della trasparenza.(,,,)”

 Nonostante le grandi ambizioni cinesi, la Bri  presenta alcune fragilità. Le sue rotte infatti attraversano teatri ad alta instabilità geopolitica come il il cinese Xinjiang, il Pakistan, la Turchia, gli Stati del Corno d’Africa. Inoltre, gli Usa grazie alla loro potente Marina sono in grado di intervenire su qualunque diramazione delle nuove vie marittime della seta e – potenzialmente – ostacolare i flussi commerciali cinesi,(,,,)”

Ma anche limitandosi a seguire distrattamente i bollettini trionfali che “i nostri inviati a Pechino” (al seguito del premier Genuflessioni e del ministro Delirio) hanno compulsivamente inviato nelle ultime 48ore la confusione appare del tutto evidente: cito, a titolo di esempio, che mentre da una parte si sostiene che la versione infrastrutturale della via percorsa da marco Polo sarà rigorosamente terrestre (strade&ferrovie per loro pari sono) e che tuttalpiù si dovranno potenziare i porti di approdo, sta mattina nel salotto di Raiuno si celebravano (prima di averle ottenute) le commesse a Italcantieri di navi (made in Italy) destinate al Sol-levante! Naturalmente gli “esperti” interpellati in cambio di ¼ d’ora di visibilità e di un generoso rimborso spese (il canoneRai abbinato alla bolletta elettrica consente margini più ampi) si guardano bene dal ricordare che non sono ancora trascorsi 6mesi dalla drammatica bancarotta di Hanjin (la più grande compagnia di trasporto marittimo sudcoreana) e che qualche grande nave ha potuto attraccare da pochissimo nei porti presidiati dagli avvocati di banche creditrici e dirigenti di ipermercati di elettronica rimasti con gli scaffali vuoti “nelle settimane delle tredicesime”! (Per non dire degli equipaggi tenuti in ostaggio al di la delle dighe foranee che mendicavano viveri e carte telefoniche per tenere informate le famiglie sulla loro sorte!). E soprattutto senza dire che tutte le grandi compagnie di trasporto marittimo mondiale sono indebitate, al punto di non poter pagare le ultime navi ordinate e che le tariffe che applicano sono in tale regime di dumping che nessun trasportatore via terra potrebbe competere! Cose di cui in Italia hanno scritto in pochi: un esperto indipendente come Sergio Bologna http://www.clap-info.net/2016/09/la-perfezione-nei-disastri/ o Marina Forti su Internazionale  http://www.internazionale.it/opinione/marina-forti/2016/09/14/hanjin-bancarotta-crisi-globale . Cose che i giornalisti da salottoRai non riescono neanche a immaginare sdraiati ai piedi dei politici di governo davanti ai giganteschi schermi Lcd che magari sono stati sdoganati solo una settimana prima da qualcuna delle navi tuttora sotto sequestro (e che nessuno potrà mai pagare)!

Borgone Susa, 17 maggio 2017 – Claudio  Giorno

 

 

 

DAL COMANDANTE IN CAPO AL CAPO DEI COMANDANTI

Oggi (sta notte chi soffre di insonnia) “abbiamo scoperto l’imprevedibilità di Trump”. L’hanno scoperta per noi i giornalisti che manteniamo in trasferta con la  bolletta della luce (il canoneRai al tempo di Renzi); e – a ruota – quelli che siedono nelle redazioni del nostro stesso fuso orario. Per costoro (che non fanno tutta ‘sta differenza – purché sia “dem” – tra un politico degli states d’America e uno di Valdarno superiore, non era prevedibile che né che un fan (abusivo) del Wrestling diventasse presidenteUsa, né che – come primo atto da “comandante in capo” facesse piovere cinquantanove missili cruise-tomahawk su un aeroporto siriano dando giusto il tempo di allontanarsi (in pigiama mimetico?) agli ufficiali di Putin che vi soggiornavano. Francamente non ricordo che Giovannabotteri avesse i capelli più scarmigliati di stamane quando annunciò la “partecipazione in diretta TV” di Obama all’avvenuta “esecuzione” di   Osamabinladen con corredo di cadavere dato in pasto ai pesci.

Certo: il presidente Afroamericano   (e persino Bush-figlio) erano più telegenici col giubbotto da pilota della Airforce di quanto possa esserlo l’attuale inquilino della Casabianca, obeso e col parrucchino giallo, ma – quanto a imprevedibilità non scherzava neanche chi ha “inventato” il lager di Guantanamo  (né chi si è ben guardato da smantellarlo).

Prevedibilissimo invece (e per un comunissimo cittadino come me) che alla fine siano sempre gli “apparati” a prevalere: quello nordamericano (che aveva giocato tutte le sue carte sulla continuità della politica di Obama garantita dalla Clinton) scalpitava per “dare una lezione a Putin” e – non potendolo – per adesso –  fare in Ucraina è finalmente riuscito a farlo in Siria. Non riuscendo (per adesso) a dimostrare che il voto favorevole al palazzinaro di New York è stato determinato dagli haker di Mosca, (troppo complicato persino per loro gestire la destituzione dell’idolo dell’americaprofonda) lo si “aiuta” a imboccare la “giusta via” come e meglio della mancata Generale-donna.

Non occorre essere esperti di “intelligence” per  intuire che l’apparato, la “cupola dei comandanti” è sempre lo stesso… (Fatti salvi gli avvicendamenti per sostituire chi è passato a miglior vita): quello – per esempio,  che ha “garantito” alle controfigure dell’epoca (Busch, Blair) che l’Iraq possedeva uno spaventoso arsenale di “armi di distruzione di massa”. Armi chimiche, soprattutto. Come quelle che Assad  ha usato spietatamente contro il suo stesso popolo, contro i bambini, senza che quegli ubriachi dei generali dell’armatarussa (già rossa) riuscissero a impedirglielo.

Per non avere nessun a fiducia nei “Servizi” dell’”occidente libero” non occorre essere simpatizzanti di Putin (che per chi scrive e per quel poco che conta la sua opinione è pur sempre quello che con tutta probabilità ha fatto assassinare la giornalista scomoda Anna Stepanovna Politkovskaja).

Né occorre essere “comunisti” per immaginarsi che all’apertura di Wall Street i titoli dell’”apparato miltare-industriale” produttore dei  missili cruise-tomahawk (569mila dollari cadauno) siano schizzati alle stelle. E che gli operai amerikani docg  che li producono hanno fatto bene a votare Trump.

Ma ora i bambini siriani potranno tornare a dormire tranquilli…sulla spiaggia di Bodrum….

Borgone Susa, 7 aprile 2017 – Claudio Giorno

 

 

 

MIGRANTI: L’”AREA DI SERVIZIO” DELLA VAL ROYA

La Val Roya è un canyon di rocce verticali, con – qua e là – rare aree verdi che sembrano sfidare pendenze che dovrebbero garantire dal rischio-frana. Un labirinto di muretti a secco trattiene la terra che per generazioni è stata riportata a monte con le gerle per piantumarvi gli ulivi, che con le loro radici collaborano a trattenerla sù.

la Val Roya nei pressi di Breil

Cedric Herrou è un giovane uomo di città. Nel suo dna non avrebbe dovuto esserci traccia di monti, bensì di mare e di periferie urbane: lo “certifica” la biografia breve di Mathilde Frénois che “Internazionale” ha preso in prestito da Liberation http://www.internazionale.it/notizie/mathilde-frenois/2017/02/10/.

Cedric Herrou durante l’intervista di Guido Piccoli

Cedric si doveva sentire in gabbia a Nizza, e ha scelto una striscia di terrazze che dal cielo scendono fino alla “rue nationale” del Tenda, allo spiazzo che da accesso al ponte tibetano a strapiombo tra le pareti e i massi scavati nei millenni dalle piene. Una casa semi-diroccata abbandonata da chi – in cerca di “altra fortuna” – forse ha incrociato la sua risalita. Appena sotto Breil e al piccolo museo ferroviario (cui si aggrappano un gruppo di volontari che difendono la Cuneo-Nizza), ha teso dei tendoni tra gli ulivi; su un terrazzo appena un po’ più largo (ma irraggiungibile dalla strada) ha fatto trasportare anche due roulotte con l’elicottero. E da quando la Francia ha dichiarato guerra ai migranti accampati sui Balzi Rossi di Ventimiglia casa sua è diventata un punto di accoglienza (e anche un luogo da cui ri-partire per raggiungere parenti e amici a Marsiglia, a Lione, a Parigi (o magari l’Inghilterra attraverso Calais).

Cedric sul suo trattore di ritorno dalle consegne

Un’”area di servizio” tra oche e galline (Cedric arriva col piccolo trattore che guida con maestria tra scarpate e muretti con i contenitori vuoti delle uova appena consegnate ai negozi). La grande lavatrice all’aperto, assediata da coloratissime felpe, quelle appena lavate stese tra gli ulivi, mentre un ragazzo si guarda esigente allo specchio per guidare il compagno che gli rasa i capelli sopra le orecchie.

sfumatura alta?…

Una sosta serena prima di affrontare un percorso che Cedric probabilmente li aiuterà a iniziare nonostante l’arresto, il processo, le multe (che per una “impresa” come la sua basterebbero e avanzerebbero per far chiudere baracca e burattini): “Io non chiedo i documenti alle persone che hanno bisogno di aiuto”- si è difeso in tribunale rifiutando altresì l’etichetta di eroe che i verdi, la sinistra (persino il PS che dice di aver votato in passato) hanno provato a cucirgli addosso. Una rivendicazione di normalità che assomiglia molto a quella di Domenico Lucano, l’”inventore” del progetto di accoglienza di Riace che li ha resi famoso in tutto il mondo ma che vivono quasi con fastidio ritenendo del tutto “normale” quel che fanno e semmai del tutto anormale (inaccettabile) quel che (non) fanno i governi e i governanti.

Enzo Barnabà intervistato da Guido Piccoli

Una storia che – purtroppo – si ripete e ancora una volta senza insegnare: ad accompagnarci da Cedric è stato  infatti Enzo Barnabà: che ha studiato lingua e letteratura francese a Napoli e a Montpellier e che oggi abita a Grimaldi, appena sopra Ventimiglia, dove ha fondato il Circolo “Pier Paolo Pasolini”. E che per Infinito edizioni ha da poco pubblicato il saggio “Morte agli Italiani! Il massacro di Aigues Mortes“che racconta l’eccidio misconosciuto dei “nostri” migranti accusati di “rubare il lavoro ai francesi” nelle saline della Camargue, avvenuto nel 1893! Un fatto di sangue rimasto sepolto sotto tonnellate di sale, quello stesso sale che rendeva prospere la “nostra” Repubblica degli Escarton o il sentiero che, proprio dalla Val Roya si dirama lungo il torrente Bendola in direzione dell’entroterra ligure e piemontese all’altezza di Saorge;

Saorge, vista dal Monastero

l’ incredibile anfiteatro di case a picco sulla valle. Di qui, dal vecchio monastero, si raggiunge – in venti minuti rigorosamente a piedi – la casa di Elisabetta: se possibile più realista del re, in materia di accoglienza: doppio passaporto – italiano e nordamericano, cittadina del mondo: ha abitato un po’ ovunque, da Milano agli States, a Gerusalemme e – tornata in Italia – a Sanremo dove aveva aperto una scuola di inglese, francese e italiano. Avventura chiusa per via della crisi economica ma risorta grazie alla rete che rende possibile dar lezioni via skype anche da una casa rurale ristrutturata con amore e duro lavoro dove oggi vive con il compagno londinese-docg e – al momento – una famiglia intera di rifugiati eritrei cui è stato offerto il loro letto matrimoniale per non “dividere la famiglia”; papà. mamma (incinta!), bimbo e zia. Qui la mimosa non è un rametto che appassisce in un vaso sul davanzale di una finestra, ma una pianta che da ombra al tavolo su cui mangiamo assieme pane, pizza fatta in casa (forno a legna nel cortiletto!) e pasta italiana con salse africane.

Elisabetta Wolf Pannelli Tapsell

Via skype chiamano due ragazzi che sono stati ospiti qualche mese fa e che “hanno investito” cinque anni della loro vita per  ricomprarsi quel futuro che qualcuno gli ha rubato. Oggi sono in Germania e forse ce la faranno. Elisabetta ci porta fino al limite della “sua proprietà” : poco più sotto (lungo la via del sale) si scorgono le case di una comune di ex-ragazzi parigini che hanno lasciato molti anni fa la capitale per l’estremo sudest della grande Francia. François,  “vicino di casa” ultraottantenne, ogni tanto ricorda il giovane fratello  sparito tra i boschi alla vigilia della “II Guerra” per sfuggire all’arruolamento coatto. Qui anche le storie tragiche hanno un profumo di libertà.

Incontreremo ancora, alla fine del viaggio, il prete–operaio (in pensione) di Tenda che anima l’associazione che aiuta Cedric a resistere e cerca di vincere egoismo e paure che sembrano chiudere l’orizzonte più delle montagne. Resiste con un pugno di volontari in questa valle dove con la neve sembra destinata a sparire anche quel po’ di effimera ricchezza portata dal turismo invernale

il prete-operaio di Tende

Ci racconta – piangendo – del dietrofront del suo vescovo spaventato da prefetto e politici in carriera che per battere Marine Le Pen non sanno fare meglio che copiarne ogni più squallido slogan razzista.

Breil sur Roya, Saorge, Tende, 9 marzo 2017 –  Claudio Giorno

Un dovuto e sentito ringraziamento a Guido Piccoli che mi ha permesso di accompagnarlo in questi straordinari incontri durante la registrazione di un audio-documentario per la radio della Svizzera italiana

LUCCA CHIAMA VIAREGGIO

2funeralivia

Luccaindiretta” è uno degli innumerevoli quotidiani ondine che devono alla rete la ragione e la possibilità di esistere. E per onorare quel che recita la testata un suo redattore si è recato di prima mattina al Polo fieristico della bella cittadina cinta di mura, verdi e ciclabili, dove persino sulle torri medioevali può trovar dimora un albero.

“Strage di Viareggio, è il giorno della sentenza. E’ già iniziata l’attesa per quella che dovrebbe essere l’ultima udienza del processo per la strage di Viareggio del 29 giugno del 2009 che costò la vita a 32 persone”. Inizia così la “diretta” del giorno più lungo di una piccola città il cui piccolo tribunale dovrà spiegare ai cittadini di una città sorella – e agli italianitutti – come è stato possibile che una tiepida serata di giugno si sia trasformata in un inferno a causa dello “svio” (come dicono i manuali del collegio degli ingegneri ferroviari) di un carro cisterna proprio sul fascio-binari della stazione. Un carro carico di GPL,  il Gas da Petrolio Liquefatto che consente di dare una impronta un po’ più ecologica al muoversi in auto di chi di noi ha scelto come combustibile quello che un tempo veniva bruciato inutilmente nelle torri delle raffinerie…

Una vampata che ha innescato un incendio spaventoso durato tutta la notte in cui hanno perso la vita 32 persone colpevoli solo di abitare nelle case lungo la ferrovia.   

“Per assistere alla 145esima udienza, la prima si tenne nel novembre 2013, è già arrivato anche il sindaco di Viareggio Giorgio Del Ghingaro” continua la corrispondenza. E da un altro giornale locale on line si scopre che l’attuale primocittadino è “un lucchese, territorio in forte competizione campanilistica con quello della Versilia!” Sarà lui – eletto contro il candidato ufficiale del PD viareggino (un po’ come fu per Renzi a Firenze il che, come sperimentato, non offre di per se nessuna garanzia) a “gestire politicamente” la sentenza, qualunque essa sia: perché non so ovviamente dire se potrà essere considerata giusta o infame,  ma so che sarà comunque “inadeguata”: perché, che sia di Lucca o di Viareggio il campanile sotto verrà pronunciata, è evidente a tutti che arrivando a sette anni e sette mesi dalla strage non potrà più in nessun modo garantire che lo spettro della prescrizione falci altre vittime; da subito o nei gradi di giudizio successivi: innanzi tutto i morti, le loro famiglie fiere ma devastate non solo dal dramma ma dall’attesa! Gli eroici artefici dell’associazione “Il mondo che vorrei” di Marco Piacentini che ha portato consapevolezza in tutto il paese (e anche oltre grazie ai documentari di produzione indipendente finanziati dall’associazione e dai cittadini nella latitanza istituzionale); fatto anche simbolico visto come il maestro del cinema Mario Monicelli – viareggino – aveva definito la strage con poche parole ma pesanti come macigni… (nel firmare, a una anno dal rogo, la petizione per l’allontanamento da Fs dell’allora Amministratore Delegato Mauromoretti):«Il Paese è allo sfascio, alla deriva e la strage di Viareggio esprime bene il declino dell’Italia. Quei trentadue morti sono lì a indicarci l’incuria, l’arroganza di chi governa. Siamo governati da una classe dirigente inetta, priva di un’adeguata cultura di governo, intenta solo ai propri tornaconti».

Uno sfascio che –  qualunque sia  la sentenza sulle responsabilità e i responsabili della strage – dovrà fare i conti con un vulnus irrimediabile: la “ratifica giudiziaria” del  licenziamento per rappresaglia di Riccardo Antonini (di cui nel mio piccolo ho scritto più volte): licenziato per avere testimoniato la verità sulle carenze della sicurezza delle linee, degli impianti e dei rotabili! Una testimonianza resa sotto giuramento e in un tribunale della repubblica!

“Viareggio 29-6-2009 niente sarà più come prima è lo striscione con le foto di tutte le vittime che ha aperto il corteo silenzioso dei familiari. Con loro anche una rappresentanza dei macchinisti delle Ferrovie, una bandiera del gruppo delle Tartarughe lente, alcuni rappresentanti dei No Tav. Chiudevano il corteo alcuni gonfaloni degli enti pubblici tra cui quello della Regione Toscana” : termina  così la corrispondenza da  cui ho iniziato la mia riflessione che ho scelto di scrivere prima del pronunciamento dei giudici. Un pronunciamento successivo a quelli chiaramente subalterni ai poteri forti appena citati, assai tardivo (quasi a “cercare” la prescrizione per “togliersi d’impiccio”), ma che è legittimo almeno sperare che non si limiti a dare in pasto alla opinione pubblica distratta il tradizionale capro espiatorio su cui scatenare i conduttori dei talk-show della TV di Vespa, Bignardi & Campodellorto…

Borgone Susa, 31 gennaio 2017 – Claudio Giorno