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IL SOTTOPASSO FANTASMA

marzo 11, 2020

della serie “i gioielli della corona(virus)

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La Bealera del Molino di Borgone Susa, tornata a scorrere lungo la ferrovia Torino-Lione

Una passeggiata solitaria all’aperto e poi qualche ora davanti al PC, nel pieno rispetto delle prescrizioni  del DPCM #IO RESTO A CASA; un’occasione per “scoprire” quel che succede sul territorio dove si vive e di cui non si accorge neanche chi – come noi – è attento alle grandi minacce quotidiane che i sono materializzate o incombono sulla valle di Susa da oltre mezzo secolo!

Basta il “telefono” per scattare qualche foto per illustrare un accadimento datato 1995 (millenovecentonovantacinque!) e riguardante l’appalto di un sottopasso alla ferrovia che – al km 35 + 985 dei binari provenienti da Torino, in comune di Borgone – avrebbe dovuto collegare la strada statale 25 del Moncenisio con la strada provinciale per  San Didero … la “piccola opera” avrebbe consentito di eliminare da almeno vent’anni i passaggi a livello che danno accesso all’area commerciale/industriale di Borgone, e al suo abitato (dalla zona stazione FS, e posti ai Km 33+808, 35+570 e 36+540).

Ma propedeutico all’inizio dello scavo doveva essere la deviazione della Bealera del Molino (parallela e in fregio alla massicciata ferroviaria) che infatti fu realizzata “disegnando” un bizzarro percorso (naturalmente in calcestruzzo) caratterizzato da due esse” di modo da portarla a ridosso della strada statale all’ inizio del raccordo; in questo modo si sarebbe evitato sia di dover sottopassare assieme alla ferrovia anche un “canale pensile” e – soprattutto – il conseguente rischio di allagamento della sede stradale in caso di esondazione.

Poi – per motivi che forse potrebbero spiegare solo il mitico responsabile della “pratica FS di abolizione dei passaggi a livello”, l’ingegner Biondo, e forse il responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune di Borgone o l’allora sindaco, i lavori si limitarono alla onerosa ma inutile deviazione del fosso (anzi idraulicamente dannosa come avrebbero dimostrato i successivi eventi alluvionali).

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Quel che resta della deviazione a “esse” realizzata nel 1995 (inutile, anzi dannosa quanto costosa)

Per cui, molti anni dopo (pochissimi anni fa) RFI (la Rete Ferroviaria Italiana, erede delle pratiche inevase dell’allora ufficio lavori di FS) ha provveduto a ri-rettificare il corso della bealera. Anche a seguito della decisione di utilizzare per Borgone il sovrappasso nel frattempo realizzato nel territorio di San Didero, col progetto di raccordarlo sia alla zona cosiddetta industriale che alla Stazione, attraverso una nuova strada parallela alla ferrovia… Cosicché una delle due “esse” di calcestruzzo è stata interrata e l’altra collegata a uno “sfioratore” che se non altro dovrebbe drenare eventuali piene verso la Dora Riparia che scorre poco oltre la statale (dopo il vecchio “Cotonificio Vallesusa”).

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Un tratto della lunga deviazione interrato (malamente)

La “passeggiata forzosa” ha consentito una scoperta: perché l’area è “riemersa” grazie ai lavori di drenaggio del fosso e il taglio delle piante che nel frattempo avevano “spontaneamente rimboscato” l’intera zona, mentre RFI (da qualche mese)  tenta di convincere i due comuni ad accettare le soluzione proposta (e sopra accennata) ma al ribasso: non realizzando neanche una rotonda all’innesto del sovrappasso esistente su cui il traffico (soprattutto pesante e commerciale) è ragionevole pensare che verrebbe più che duplicato su un rettilineo a carreggiata unica dove l’ultimo incidente mortale è di pochi giorni fa!

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Il sottobosco pur maldestramente tagliato ha fatto riemergere il vecchio cartello FS dei “lavori”

Le foto qui sopra documentano questo scenario surreale “riemerso” assieme al cartello dei lavori che è un vero e proprio “reperto archeologico”. I dettagli sono chiaramente di interesse storico-locale, ma la cosa ben rappresenta l’inefficienza (casuale, voluta?) di chi “pensa in grande” e ha imposto il modello i cui costi – mai come adesso – sono sotto i nostri occhi… Finché ci sarà dato di tenerli aperti…

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Oltre ai nomi di rito il cartello riporta il costo dell’appalto: 1.172.695.145 lire dell’epoca!

e proprio i tempi che stiamo vivendo suggeriscono alcune domande:

  • Quanti dei miliardi di lire (non c’era ancora l’euro) previsti sono stati “risparmiati”?
  • Se si dove sono stati destinati?
  • Le parcelle di progettisti, direttore lavori ecc sono state “scontate”?
  • Perché a fronte del “risparmio(se c’è stato) RFI fa la “tirchia” persino sulla sicurezza?
  • Fatte (e documentate) le sacrosante deduzioni di cui sopra, quanti soldi pubblici sono stati sprecati?
  • Se si (come è plausibile temere) quanti respiratori artificiali si sarebbero potuti acquistare per i nostri ospedali?
  • O, se preferite, quanti anestesisti-rianimatori si sarebbero potuti formare?

Borgone Susa, 11 marzo 2020 – Claudio Giorno

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