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L’ALTA VELOCITA’ E’ IMPRESCINDIBILE

febbraio 7, 2020
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il frecciarossa deragliato nei pressi di Lodi

L’alta velocita’ e’ imprescindibile, è un patrimonio del nostro paese…” parola di “giornalista” – nel caso il conduttore della rassegna stampa di Sky TG24 di venerdì 7 febbraio – a libro paga di uno squalo australiano di nome Murdoch per il quale evidentemente è invece “prescindibile” che siano andati per sempre in fumo (e non solo in CO2) 9 milioni di ettari di boschi (4 volte la Lombardia) e quasi 490 milioni di animali di un intero continente meno di un mese fa (certo, agli antipodi del nostro, ma assai più “vicino” di quel che i km possono far pensare: ricordiamoci sempre che di quel che può provocare “un battito d’ali di una farfalla…”).

“L’alta velocità ha trasportato 350 milioni di passeggeri in dieci anni”, continua il tele-imbonitore di turno; che, come chi “si guadagna da vivere” col gioco delle tre carte nei sottopassi delle stazioni ferroviarie, li fa “lievitare” per parametrare benevolmente l’incidente di Lodi sottolineando: “ il primo su una linea AV in quindici anni di esercizio”… e nonostante che in tutte e le immagini che passano sotto i la sua narrazione risalti la decalcomania applicata sul treno deragliato come su tutti i convogli della rete AV: “10anni di frecciarossa”…Già,  quanto vale per questi televenditori la vita di un pendolare di Pioltello, Crevalcore  o di chi neanche ci viaggiava su un treno ma “ebbe il torto” di abitare vicino ai binari della linea “convenzionale” che passa da Viareggio (da ieri se non altro non le chiamano più “storiche”)?…

Ma chi non pesa le vite in base al reddito piange la morte dei due macchinisti scaraventati fuori dal treno oltre il fabbricato del posto di manutenzione quanto quella dei trentatre morti di Viareggio, vittime tutti di un unico serial-killer: la compressione dei costi di manutenzione, a vantaggio di rendite finanziarie da “usura legalizzata” e “appalti turbati”.

I giornalisti di rango cui viene conferito il compito di narrare, intervistare, raccogliere le testimonianze degli inviati davanti al maxischermo degli “studi centrali” abbandonano per qualche minuto al loro destino i contagiati e i morti da coronavirus, e persino le ripercussioni dell’epidemia sulle borse orientali e sulle economie “occidentali” per discettare di motrici, scambi, deviatoi, ganasce. Ma, nonostante loro, un po’ alla volta si riesce a vederci un po’ più chiaro in quel che dev’essere successo all’alba del 6 febbraio nella pianura lombardemiliana, man mano che il fango si deposita; e come quando l’acqua di uno stagno resa torbida dall’avervi gettato un sasso ritorna lentamente limpida un dettaglio emerge su tutto:

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il “fonogramma”

il fonogramma – pubblicato in esclusiva dal Fatto Q – con cui i responsabili degli interventi di manutenzione trasmettono alla centrale operativa di aver terminato – alle 4 e 45 – il lavoro sullo scambio n°5 del Posto di Manutenzione di Livraga (Lodi); e di aver tolto la possibilità di manovrarlo dopo averlo lasciato “in posizione normale”; vale a dire di instradamento dei treni sui binari di corsa: i due centrali. (In quel tratto ve ne sono altri due affiancati per le precedenze o la sosta di eventuali treni in avaria, o di macchine operatrici per la manutenzione – normalmente notturna – della massicciata e delle rotaie ecc).

Ora io non sono un esperto di manutenzione ferroviaria, ma credo che chiunque sia in grado di leggere in italiano corretto il linguaggio (peraltro semplificato) di una direttiva tecnica, dovrebbe quantomeno incuriosirsi sul termine “disalimentato” che precede l’impegnativa affermazione “confermato in posizione normale come da fonogramma n. 78/81 fino a nuovo avviso”. Ora, per quel che è dato di sapere su come funziona il decantato Sistema di Controllo Marcia Treni, che RFI sostiene essere il più avanzato al mondo, e che prevede la “ripetizione in cabina” (sul cruscotto sotto gli occhi del macchinista) di tutte le informazioni che consentono di viaggiare a 300Km/h anche nella nebbia più fitta, si sarebbe interrotta la segnalazione automatica della posizione proprio dello scambio che era stato  oggetto dei lavori notturni; segnalazione che normalmente agisce sulla marcia del treno persino se il macchinista si distrae o è vittima di un malore (si ricorderanno le polemiche sulla introduzione dell’”agente unico”, ovvero  l’abolizione della figura dell’aiuto-macchinista che i sindacati di categoria sostenevano avrebbe determinato un crollo del livello di sicurezza delle ferrovie italiane cui FS contrapponeva la quasi totale assenza di incidenti gravi sulla “rete AV di riferimento”, quella francese…).

Insomma, se il sensore applicato (anche) su quello scambio e destinato a fornire direttamente al treno in corsa attraverso l’SCMT non fosse stato “disalimentato” il frecciarossa1000 avrebbe dovuto fermarsi o quantomeno rallentare da solo la velocità evitando “automaticamente” il deragliamento. Qualcosa di più e di ben più inquietante dell’”errore umano” che non solo i giornalisti, per la verità, ma soprattutto “le  autorità” e “i politici” si affannavano a invocare sotto i primo raggi di “un sole malato”, forse per esorcizzare la probabile e ben più grave falla nell’apparato di sicurezza!

Forse a questo interrogativo – davvero inquietante – darà una risposta l’inchiesta interna di RFI (come sempre sarà l’oste a certificare se il suo vino è buono o adulterato), ma al di la del caso specifico e della “giustizia” che – prescrizione permettendo – sarà data a questa vittime (ben sapendo come sia stata data alle precedenti) restano alcune considerazioni di carattere generale: e partendo da una coincidenza, una amara coincidenza, perché proprio a febbraio di tre anni fa ci lasciava l’ingegner Ivan Cicconi che anche con l’aiuto di uno dei pochi giornalisti degni di quel che era questa professione ai tempi eroici di “Quarto Potere” – Giorgio Meletti – ha sviscerato più di chiunque altro l’impalcatura fradicia del “sistema Tav” del nostro paese nato sotto la cattiva stella di Craxi, De Michelis & Necci: una impalcatura traballante fin dal concepimento e che non si doveva aspettare il 2020 per scoprire che, oltretutto,  poggia sulle sabbie mobili degli “interessi intercalari”, vale a dire sui guadagni indecenti del sistema bancario internazionale che ha promosso e continua a promuovere le Grandi Opere a livello Europeo (prossimamente anche spacciandole per “Green”) indebitando gli stati…la “via – bancaria – della seta” non l’hanno inventata i cinesi)…

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Ivan Cicconi smaschera il Project Financing

Per questo, L’”Alta Velocità è imprescindibile”,  perché i prestiti alle imprese garantiti dallo stato (e se non basta coinvolgendo la Cassa Depositi e Prestiti e mettendo a rischio  il risparmio postale degli italiani a loro insaputa) deve avere priorità assoluta (altro che rallentare o addirittura fermarsi), mentre “devono” essere tagliati i costi del personale e possono essere compressi quelli di manutenzione soprattutto sulle linee ordinarie (Vedi Viareggio, Pioltello ecc) ma ora anche sulla rete AV (vedremo se l’inchiesta potrà appurare se è vero che RFI fa la manutenzione in proprio o se – per privilegiare l’appalto di Grandi Opere – ma magari persino “convenzionali” – anche qui ci troveremo di fronte alla piaga dei subappalti…La vera filiera dell’Italia che va, quale che sia il governo che viene.

Borgone Susa , 7 febbraio 2020 – Claudio Giorno

 

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