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VOSTRO ONORE, PIOVEVA COME DIO LA MANDAVA…

gennaio 4, 2020

Il caso a volte pare prendersi burla anche delle più serie delle intenzioni: e cosa c’è di più serio che rinchiudere tra sbarre e mura un essere umano che fin da quando viene al mondo rivendica la sua libertà?

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Bussoleno: la partecipatissima fiaccolata di solidarietà per Nicoletta Dosio – foto Diego Fulcheri

Ma il caso (ancora “lui”) vuole che ci sia una sorta di “precedente” del compimento del reato per cui la Professoressa Nicoletta Dosio è stata giudicata passibile di una condanna a un anno di reclusione. Un precedente con dinamiche e risvolti assai più gravi (e grevi), ma – credo – finito con condanne assai più lievi (se non addirittura tra le risate di chi partecipò a quel processo). La cosa mi fu raccontata – con tanto di ritagli di giornale a conferma della sua veridicità – in una di quelle interminabili notti di trattativa per il rinnovo di un contratto nazionale di lavoro (cui partecipavo come semplice delegato eletto dai colleghi della concessionaria autostradale in cui lavoravo).

LUOGO DELLA NARRAZIONE: Roma, via Cristoforo Colombo, la sede dell’Intersind (la controparte delle imprese pubbliche).

LUOGO DEL “DELITTO”: Napoli – barriera autostradale terminale dell’”Autosole” che si fa “Tangenziale tra il mare e il Vesuvio”, quell’ampio piazzale asfaltato dove le auto in coda (epoca pre-Telepass) venivano attorniate da venditori abusivi di ogni genere di merci, dai fazzoletti di carta alle sigarette di contrabbando.

IL CONTESTO: uno sciopero articolato “a singhiozzo”(all’epoca si poteva ancora), per far perdere quote significative e non recuperabili dell’incasso senza penalizzare troppo la  retribuzione dei “casellanti” (indetto dalle  “organizzazioni sindacali di categoria” per costringere le Società a “tornare al tavolo delle trattative”).

CLIMA: tipicamente estivo ma perturbato: con frequenti acquazzoni.

Le cabine di esazione abbandonate dal personale e il forte temporale in corso inducono i venditori abusivi a  introdurvisi alla spicciolata, “sostituendo” – non solo fisicamente –  gli esattori e incassando il denaro che gli automobilisti (ignari dell’ “avvicendamento”) sporgono meccanicamente dal finestrino della propria auto…

LA PAROLA AGLI IMPUTATI: “Vostro onore, pioveva come dio la mandava, noi ci siamo riparati nelle cabine vuote, gli automobilisti che passavano ci sporgevano soldi, che dovevamo fare?” Questa la candida “confessione” di uno dei denunciati durante il dibattimento…

Francamente non so come poi sia finita la cosa, se il processo si sia fermato dopo i primi gradi di giudizio o se l’“incasso” aveva fruttato agli abusivi un “tesoretto” sufficiente a poter loro permettere di arrivare fino in cassazione. Ma ho il convinto sospetto che la pena comminata non fu neanche lontanamente prossima a un anno di reclusione, né che sia stata scontata in carcere nonostante ci si trovasse di fronte a persone che con tutta probabilità avevano già subito precedenti condanne (dato il loro “abituale ma abusivo mestiere”)…

Ora la professoressa Dosio non ha  – parecchi anni dopo “la sceneggiata di Napoli”, ma comunque ben otto anni fa, incassato abusivamente un solo cent dei pedaggi spettanti al Gruppo Gavio (e ai soci pubblici che siedono in CdA con la sola funzione di garanti del debito collettivo di costruzione dell’Autofrejus)… Non ha ingannato gli automobilisti in transito e intascato il denaro che si accingevano a versare allo sportello.

Con tutti gli altri manifestanti (identificati denunciati e non) pare abbia causato un danno di 700 (settecento) € all’autostrada più cara d’Italia nei pochi minuti di protesta simbolica e assolutamente nonviolenta svoltasi presso la barriera di Avigliana, sotto l’imponente sagoma della Sacra di San Michele…

Certo, non si può pretendere da un magistrato sabaudo sin dal cognome di commuoversi – men che meno di sorridere di fronte alla “creatività mascalzona” di un abusivo partenopeo, figuriamoci  di “deragliare” dai binari della legge in una città – poi – che anela come il pane due binari che la colleghino a Lione e che non sa che ci sono già e per giunta semivuoti…

L’arresto di Nicoletta Dosio è stato effettuato applicando “con rigore le norme che ci sono date e che sono presidio di legalità e di imparzialità” ha voluto dichiarare all’Ansa il 31 dicembre, il giorno dopo aver firmato di suo pugno l’ordine di carcerazione che – come la morte – non guarda il calendario e di fronte alle “espressioni di pesante critica, legittime – (bontà sua)- ma infondate, nei confronti del provvedimento”.

Aggiungendo “per buon peso”, (come si dice ancora oggi nelle drogherie sopravvissute ai Centri Commerciali della Capitale delle Alpi), che Tutti hanno diritto allo stesso trattamento e nei confronti di tutti vi è il dovere di applicare il trattamento previsto, che è solo quello dettato dalla legge. Solo il legislatore, nella sua saggezza, può modificare le norme, a patto che rispetti i principi costituzionali“.

Ecco, che il legislatore sia saggio è un altro dettaglio su cui si potrebbe eccepire, sempre nella speranza che farlo sia “legittimo” e che “il farlo” non determini conseguenze spiacevoli: il legislatore è per natura un corpo collettivo, più di mille sono i parlamentari che i padri costituenti (quelli si riconosciutamente saggi) hanno voluto formassero le due camere. Ma dal ’46 a oggi la loro qualità è andata via via degradando ben oltre i timori di chi scrisse la Carta. E principi giuridici nobili – introdotti a tutela del delicato compito della rappresentanza sono sempre più ab-usati per difendere dall’arresto schiere di conclamati ladri (sono già 56 – da notizie di stampa odierne – gli inquisiti di un parlamento che era nato sotto il grido ONESTA’, ONESTA’! E naturalmente tutti e 56 paladini di Grandi Opere e Concessioni autostradali in essere nonostante i crolli a ripetizione di viadotti e gallerie e i 32 morti di Genova! (Quelle GRANDIOPERE che la sentenza di Torino implicitamente legittima “a prescindere” e che la professoressa Dosio avversa con trasparenza e coraggio fin dagli anni in cui “il suo giudice” – probabilmente – studiava ancora in un liceo… come quello in cui lei già insegnava…

Questo è – secondo il mio modesto parere – ciò che vedono i cittadini che credono nella Giustizia. E che si ostinano nonostante tutto a farlo proprio perché conoscono tutti i limiti della legalità.

Borgone Susa, 4 gennaio 2019 – Claudio Giorno

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