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TAV : C’ERA UNA VOLTA L’AMIANTO…

giugno 16, 2019

Buongiorno, le scrivo per avere un chiarimento (riguardo la presenza di amianto) in merito a uno slogan che spesso sento o leggo sui social dai vari proponenti all’opera:”allora perché e’ stata costruita la centrale di Venaus? oppure e la 2° canna del tunnel del Frejus? li non c’era l’ amianto?” Non avendo trovato nulla nelle mie letture e documentazioni chiedo a lei delucidazioni in merito. Da sempre oppositrice al tav, attendo un suo riscontro. Cordialmente ***

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2^ canna Frejus stradale: 17 novembre 2014

NELLA FOTO SOPRA: 17 novembre 2014: la consueta sceneggiata (a beneficio di politici “amici” e giornalisti “arruolati”) della “caduta dell’ultimo diaframma” della seconda canna del Tunnel Autostradale del Frejus. In questo caso non ci si è neanche incontrati al confine essendo – la galleria – stata scavata interamente dalla Francia (“…per motivi di ordine pubblico”).

***

E’ una domanda, questa pervenutami recentemente “via social” che dimostra (secondo me) almeno due cose: la prima e la più importante è che  in questi ultimi tempi nonostante centinaia di “serate” informative (che abbiamo chiamato con un po’ di autoironia TecNoTav Tour) noi stessi non riusciamo sempre a comunicare quello che molte persone (anche documentate e attente) vorrebbero capire meglio. La seconda che sei mesi di full immersion nella “bolla-media-maistream” di propaganda massiccia a favore dell’”appaltificio” (di cui il “Tav” Torinolione rappresenta la “Linea Maginot” eretta a difesa del sistema tutto su cui vivono l’intermediazione parassitaria di finanziarie e imprese e la politica che la perpetua) hanno fatto “sparire dai radar” soprattutto le ragioni ambientali su cui è nata l’opposizione trent’anni fa. Intendiamoci: proprio lo studio attento, rigoroso, ininterrotto – soprattutto dei progetti – ma anche della propaganda dei proponenti l’opera ha convinto persino chi di noi è un apprezzato naturalista che se una infrastruttura serve, se ne può discutere e che i danni ambientali, pur gravi e irreversibili possono essere oggetto di confronto quantomeno per  verificare in che misura siano davvero limitabili. Ma anni di confronto tecnico scientifico, di acquisizione di competenze procedurali e finanziarie (ricordo qui in particolare quelle rimaste senza giustificazione alcuna nei libri del compianto prof. Ivan Cicconi) ci hanno indotto spesso a “mettere al quarto posto” il tema ambiente. Preceduto (come accennato) dalle domande “è un’opera prioritaria, serve davvero ai cittadini?”; “si ripaga l’enorme investimento di denaro pubblico sottratto a scuola, salute, previdenza?”; “si riuscirà finalmente a impedire che “a fare l’affare” siano soprattuuto i corrotti e la criminalità organizzata?”.

Fatta la lunga ma necessaria premessa riporto di seguito quel che ho provato a rispondere alla gentile persona che mi ha posto la domanda ineludibile di cui all’inizio.

Buon giorno ***,

innanzitutto una doverosa precisazione:  pur facendo parte del gruppo dei “tecnici” che da decenni offre collaborazione rigorosamente gratuita ai sindaci, comitati, cittadini che lo desiderano circa le negatività connesse alla realizzazione di grandi opere di ingegneria civile su territori fragili (e per di più fortemente antropizzati), non sono un geologo e potrei anche sbagliare in qualche dettaglio di quanto mi accingo a scriverLe.

Le fibre-killer di amianto sono presenti in modo anche molto diverso a seconda della natura delle rocce che le contengono e hanno la cattiva caratteristica di poter provocare un tumore incurabile – il mesotelioma della pleura – anche se se ne respira una quantità apparentemente trascurabile e non necessariamente con continuità. Ovvio che la possibilità di ammalarsi era più presente tra categorie come i lavoratori addetti alla produzione di manufatti di fibrocemento (il famigerato “Eternit”), ma anche in chi ne lavava le tute impolverate (molte mogli di operai ne sono state colpite) e addirittura in cittadini abitanti nei pressi delle fabbriche e addetti a tutt’altri lavori: la città martire di Casale Monferrato ne è l’esempio più conosciuto dove (dati i tempi di incubazione del male, fino a 40 anni) ci si ammala ancora oggi nonostante la chiusura definitiva della fabbrica sia avvenuta  molti decenni fa.

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I  libri di Chiara Sasso, “Digerire l’amianto”

NELLA FOTO SOPRA: Le copertine della prima e seconda edizione del libro di Chiara Sasso, “Digerire l’amianto” che racconta la storia delle lavoratrici (ma delle mogli degli operai) della SIA di Grugliasco (TO) morte di mesotelioma anche “solo” per aver respirato la polvere di cui erano intrise le tute da lavoro!

La situazione vale (a maggior ragione) anche per chi  lavora nelle cave o in miniera, o scava gallerie e (fatte le debite proporzioni) per chi abita nei pressi di crateri di scavo, ma anche imbocchi di tunnel.

Detto tutto questo va rammentato che la Valle di Susa ha il suo inizio in sinistra orografica del torrente Dora Riparia  più o meno in corrispondenza del  monte Musiné (Alpignano, Caselette) le cui pendici si innestano su una delle più vaste “lenti di amianto” conosciute e per anni cavate: un vero e proprio cratere da tempo in attesa di bonifica aperto nei pressi di Balangero. Il primo tracciato della “nuova linea ad alta velocità Torino-Lione” (come fu denominata nei progetti di massima dell’epoca) doveva essere realizzata proprio scavando li la prima di una serie di gallerie di avvicinamento al tunnel di valico tra Venaus (oggi Susa) e St. Jean de Maurienne! Solo per questo chi abita tra la parte ovest di Torino e la sua cintura metropolitana dovrebbe essere eternamente grato al movimento No Tav e ai cittadini della Valle di Susa che con la rivolta popolare dell’8 dicembre 2005 determinarono l’abbandono di tale progetto (oggi spostato ma soprattutto oggetto di completo ridimensionamento). Tutto bene, quindi? Hanno ragione le forze politiche tutte (o quasi) che invocano la partenza dei lavori di scavo vero e proprio di quel che resta della Torino Lione vale a dire la doppia galleria di base Susa-St.Jean de Maurienne (57 km dei circa 280 previsti 30anni fa?).

La relativamente recente ultimazione della galleria di Claviere/Monginevro) che avrebbe dovuto essere terminata per le “Olimpiadi2006” in quanto “giustificata” e finanziata per tale evento testimonia (anche attraverso la documentabile esplosione dei costi!) che di amianto in Val di Susa ce n’è: per evitare la fuoriuscita di quantità industriali di fibre-killer è stata scavata una ulteriore galleria col solo scopo di usarla come deposito delle rocce amiantifere “scoperte” durante i lavori di scavo del tunnel stradale! Che conseguentemente è stato aperto al traffico oltre 10 anni dopo la cerimonia di chiusura dei giochi olimpici…

Ma sempre per celebrare l’evento commerciale/sportivo di cui sopra si era individuata un’area nel territorio di Cesana in cui realizzare la pista di bob (possibilmente non in pieno sole, visto che per funzionare è necessario che il percorso sia il più a lungo possibile ghiacciato!). Anche qui la “sorpresa geologica” (la chiamano così anche coloro che sono in completa malafede e che la usano col solo scopo di giustificare la revisione del prezzo concordato in appalto) ha causato il trasloco (in imminenza della manifestazione) nell’area in pieno sole dove per mantenerla congelata è stato necessario realizzare un costosissimo e rischioso impianto di refrigerazione con tonnellate di ammoniaca. Oggi tutto giace abbandonato, ma gli interessi bancari sul prestito pubblico contratto per i giochi olimpici corrono più veloci dei bob che nel frattempo corrono altrove…

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SS24 tra Cesana e Claviere: il cartello ANAS “sbianchettato” più volte dal 2006 (olimpiadi)

NELLA FOTO SOPRA:  ss24 del Monginevro, tra Cesana e Claviere: il cartello dell’appalto ANAS “sbianchettato” innumerevoli volte dal 2006 – anno delle olimpiadi invernali di Torino ! in questa foto il fine lavori è traslato al 2014 ma non sarà l’ultima. La causa di tanto ritardo e tantissimo extra-costo la “sorpresa geologica”: in Val di Susa c’è l’amianto! Chi lo avrebbe mai detto…

Ma torno al “tunnel di base” e alla Sua domanda: Come saprà l’ultimo progetto approvato ipotizza di far partire lo scavo dei tunnel ferroviari veri e propri non più dalla città di Susa ma dal cantiere e dal cunicolo geognostico  della Maddalena di Chiomonte (“militarmente meglio difendibile da contestazioni violente del movimento No Tav”…provocare tumori incurabili ai bambini di Taranto o della Val di Susa non è ritenuto un comportamento violento…). E’ “ufficialmente” da quel progetto (che per legge è pubblico e consultabile) che sappiamo che è proprio nella tratta tra Chiomonte e Susa che i sondaggi geognostici preliminari hanno accertato la presenza di percentuali significative di amianto! Per cui, sulla falsa riga della esperienza di Claviere/Monginevro, ma con ben altre cubature, si è deciso di prolungare il cunicolo geognostico già scavato per 7 km col solo scopo di stivare al suo interno le “pietre verdi” ad alto tenore amiantifero)…nella speranza che nulla esca all’esterno (e con tanti auguri ai lavoratori)… Da Chiomonte in direzione Francia e al di la del confine i rischi di “sorpresa geologica” sono altri (e se possibile anche più problematici nelle ipotesi più sfavorevoli): dal rischio di intercettare vene di pechblenda a quello già presente di dover attraversare rocce carbonifere ricche di acqua e gas: per questo la tratta francese propagandata come inizio di una delle due canne di gallerie ferroviarie vere e proprie è finanziata dalla Unione Europea come “studi e progetti”…(Diversamente avrebbe dovuto metterci i soldi il governo francese che fin qui non ha messo un centesimo a bilancio).

Concludendo sugli altri suoi interrogativi: per una serie di motivi non c’è stata una forte opposizione “popolare” al raddoppio del tunnel autostradale del Frejus di 12 km parallelo a quello ferroviario esistente: per il minore rischio geologico (derivante da quanto appena detto), ma anche perché lo spaventoso incidente nel Tunnel del Monte Bianco di 20anni fa e quello del Gottardo (“meno grave” solo nella contabilità dei morti) han dimostrato che la sicurezza dei tunnel stradali è gestibile solo con gallerie e a senso unico. Ma ancor più perché la galleria è stata realizzata apposta tutta dal lato francese (dove la contestazione popolare è oggettivamente debole e la repressione poliziesca – se possibile – più dura di quella italiana, “bucando” la montagna da Modane in direzione Bardonecchia)… Quanto alla seconda centrale idroelettrica di Venaus (iniziata da AEM e finita nella cassaforte della finanziaria IREN va detto che – con il raddoppio della ferrovia esistente tra Bussoleno e Salbertrand e la realizzazione dell’autostrada del Frejus ha “goduto” di un clima più favorevole  da parte dei cittadini ma soprattutto dei sindaci (non delle associazioni ambientaliste a cui mi onoro di aderire da sempre, in particolare a Pro Natura) perché “il treno è buono ed ecologico”, l’”energia idroelettrica è pulita”, e l’autostrada “avrebbe tolto dalla strade statali attraversanti i paesi migliaia di TIR”.

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Tripudio di tricolori rossi bianchi e bleu/verdi: la “politica” è sempre “bipartisan”

NELLA FOTO SOPRA: Tripudio di tricolori rossi bianchi e bleu-verdi: la “politica” è sempre “bipartisan” quando si tratta di favorire gli appalti e la cementificazione, alla faccia delle Convenzioni delle Alpi, dei protocolli per contenere le emissioni (da Kyoto a Parigi è difficile tenere conto di quanto kerosene è stato bruciato per trasportare i culi di capi di stato ed “ecologisti di complemento” al seguito…

Sia chiaro che noi “ecologisti della prima ora” – nonni di Greta”-  nel nostro piccolo e con i nostri limiti, ci siamo battuti contro TUTTE le grandi opere più o meno utili e prevalentemente inutili e devastanti per le finanze pubbliche oltre che per il territorio assoggettato a servitù…(Lo testimoniano le decine di esposti, dossier ecc – redatti in particolare dal fondatore valsusino di Pro Natura, Mario Cavargna: contro le false promesse di AEM/IREN e il rischio di desertificazione del bacino della Dora dopo quello del Moncenisio, (con la diga “francese” e la prima centrale EDF/ENEL di Venaus); contro la perdita irreversibile (documentata) di sorgenti durante il raddoppio “valsusino” della ferrovia Torino Lione esistente (oggi sotto-valutata/utilizzata);  e soprattutto contro il traforo e l’autostrada del Frejus, strettamente legati alla speculazione edilizia e alla conclamata infiltrazione ‘ndranghetista in Alta Val di Susa con coraggiose denunce (coeve all’uccisione un decennio prima dell’assassinio di Falcone e Borsellino) del Capo della procura torinese Bruno Caccia; un “eroe borghese” di cui nessuno parla, nonostante (a oltre trenta anni di distanza) non sia stata ancora fatta completa e doverosa luce su tutti i mandanti mentre quelli sin qui accertati hanno “operato” proprio Tra le Valli D’Aosta e di Susa!

Un cordiale saluto

Claudio Giorno,  Borgone Susa, giugno 2019

…e proprio sulle pendici del Musinè …

NELLA FOTO SOPRA: ...e proprio sulle pendici del Musinè campeggia e viene rinnovata da anni una scritta (in materiale biodegradabile) che ricorda ai “distratti” chi sono i maggiori beneficiari delle grandi opere inutili e imposte come il “TAV” della Val di Susa…

***

Aggiungo l’intervento di una amica valsusina – militante No Tav  – attenta e sensibile  in particolare ai problemi della salute che – sempre via social (e quindi “sulla più pubblica delle piazze”) – mi “richiama” alla “completezza della informazione”:

Claudio, hai dimenticato l’ammodernamento del tunnel “storico” , lavori durati 10 anni . “Tra le problematiche affrontate – spiega Roberto Latuga – è doveroso ricordare lo smaltimento in Germania in una discarica specializzata ( a Hof) di 16mila metri cubi di pietrisco ferroviario contenente amianto.  Si è reso necessario un corso di formazione specifica sul personale CLF che ha gestito la fase di allontanamento dal cantiere del pietrisco” Ausi Lia Cinato 

L'”eroico” e misconosciuto lavoro di abbassamento del “piano del ferro”

NELLA FOTO SOPRA: L‘”eroico” e misconosciuto lavoro di abbassamento del “piano del ferro” (il pavimento) del tunnel del Frejus per consentire l’ampliamento della sagoma di transito anche dei camion più ingombranti caricati sui carri merci!

Come sottolineato sin dalle prime righe il mio non è un trattato sull’argomento- amianto in Val di Susa , Lia,  altrimenti si dovrebbe parlare soprattutto della cava di Caprie il cui pietrisco le ferrovie hanno cessato di acquistare proprio perché il tenore di amianto era superiore alle specifiche richieste (ma ciononostante è ancora in attività e fornitrice di pubbliche amministrazioni)… E/o di quella di Trana, chiusa dopo anni di lotte e l’impegno del consigliere regionale Corrado Montefalchesi ecc ecc: sul sito ” Ambientevalsusa.it ”  ci sono ancora postati i tanti lavori specialistici (portati anche formalmente in sede UE) di Riccardo Pavia che è geologo e che ha lavorato per anni sul tema con le necessarie competenze. Non si può fare un “bignami” della vera e propria “enceclopediatreccani”costruita in 30anni dai tecnici del Movimento No Tav.. Io mi sono limitato a riassumere alcune cose utili a una cittadina torinese per controbattere gli slogan scadenti nati attorno alla propaganda becera dei media mainstream che hanno “conferito in soli 6 mesi un master si tav” a 7madamine che sia annoiavano a morte a continuare a giocare a canasta (in attesa di passsare – come tutti” – a una vita migliore)…

La val di Susa dalla sacra di san Michele

NELLA FOTO SOPRA: Vista da est della val di Susa dalla Sacra di San Michele: all’estrema destra si vede l’impressionante cratere della Cava di Caprie dalla quale le ferrovie hanno acquistato per anni il pietrisco per la massicciata su cui poggiano i binari (il “ballast”). Non si può escludere che quello che è stato “impacchettato” e portato in discarica in Germania (perché ad alto tenore di amianto) e a cui si riferisce Lia possa essere stato posato (negli anni addietro) anche nel tunnel del Frejus (la cui manutenzione era in capo all’Italia).

16 giugno 2019.

Modesto lavoro, anche di ricerca e commento di immagini appropriate e proprio per questo pubblicato con dedica particolare a un caro amico che proprio in questi giorni …è “andato avanti”.

Cg

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