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L’ALTRA FACCIA DELLA LUNA DELLA NOTTE ELETTORALE

giugno 1, 2019

(Quella visibile solo dalla Val di Susa)

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la luna “sopra” la Sacra di San Michele (vista dalla Val di Susa) – foto Claudio Giorno

Gli articoli – soprattutto “occhielli”, titoli e “catenacci” – erano stati scritti da mesi, come i “coccodrilli” dei vip in odore di morte imminente. Il “mortoannuciato” questa volta non era tanto (o solo) Gigginodimaio, ma il movimento di cui era (è?) “capopolitico”. Cosicchè Ansa, Adnkronos e tutte le agenzie foraggiate dai poteri forti non hanno aspettato gli scrutini del giorno dopo – quelli della “amministrative”, per sparare “la raffica” (precotta) fin dagli “exitpol” (peraltro come sempre persino meno devastanti rispetto al risultato finale: gli italiani si sono sempre vergognati di confessare d’aver votato la peggiore destra di turno):

“  Lega sbanca in Valsusa, M5s spopola solo a Venaus (ANSA) – La Lega sbanca anche in Valle di Susa, dove sotto la spinta del movimento No Tav contrario alla Torino-Lione i M5s avevano ottenuto in un recente passato ottime performance elettorali. Nel voto alle Europee il partito guidato da Salvini ha ottenuto il miglior risultato nella stragrande maggioranza dei paesi, compresi Chiomonte, il Comune dell’unico (finora) cantiere italiano della nuova linea ferroviaria, dove ha raggiunto il 36,32% (M5S al 23,14%) e Susa, il maggior centro della valle, dove ha fatto segnare il 33,4 M5S al 26,5%).

Di li a poco le edizioni on-line dei “giornaloni” e poi quelle cartacee che ancora decorano le edicole residue, (ma soprattutto che si dividono i tavolini dei bar con le tazzine sporche dei primi caffè), sembreranno il “copia e incolla” dei “lanci” sopra riportati. Mentre ancora si conteggiavano le preferenze dei prossimi deportati a Strasburgo, ed erano ancora sigillate sia le urne delle regionali (in Piemonte si votava anche per il “governatore del nordovest”) e soprattutto quelle per i sindaci.

Bisognerà aspettare il martedì per dei commenti quantomeno non predigeriti come i vermetti che i certi uccelli vomitano nel becco dei pulcini; e bisognerà leggere le prime analisi delle (poche) firme “non arruolate” per cominciare a distinguere i veri contorni di un panorama oscurato da un  polverone non meno nocivo di quello generato dallo “smarino” del pur misero “cunicolo geognostico” della Maddalena.

SCRITTO DA UN “DIVERSAMENTE SI TAV”

E a volte può anche capitare che sia importante sia cosa viene scritto, ma – se possibile – ancor di più chi lo scrive: Ettore Boffano è stato per anni caporedattore di Repubblica/Torino (quando mi pare di ricordare ci lavorasse anche Marco Travaglio); dichiaratamente PDS/DS/PD,  non solo favorevole al “Tav” Torino-Lione, ma ferocemente polemico con gli “eretici NoTav” iscritti al “partito” e in particolare con Sandro Plano, sindaco di Susa, (appena sconfitto da un candidato della stessa provenienza messo a capo di una lista “eterogenea ma non troppo”)… Oggi Boffano – dopo aver anche ricoperto la carica di vicedirettore,  scrive sul Fatto Quotidiano, il giornale diretto da suo ex collega di gioventù, ma pur essendone fin troppo chiara (e bene argomentata) la “linea editoriale” (di netta critica alla “Grande Opera Subalpina”)  continua a rivendicare d’essere sempre stato favorevole alla “Torinolione” (ma – va detto – con una certa sobrietà sfociata nella presa di distanza dal carnevale di Piazzacastello a trazione Piddì delle “7maDAMINE” . Per questo mi pare particolarmente significativo il suo epitaffio (di questo si tratta) a commento del tramonto di Sergiochiamparino e la sua sintetica ma acuta analisi del voto del 26 maggio nel “profondo nordovest”:

“(…) E assieme ai sogni di vittoria, sparisce anche l’illusione che la battaglia a favore dell’Alta velocità in Valle di Susa potesse trasformarsi in una piattaforma politica e in un totem ideale, alimentati dalle piazze mediatiche e un po’ illusorie delle “madamine” e degli esponenti della buona borghesia torinese (che, in dialetto, il Chiampa chiamava i “fafiuché”: quelli che sono talmente rompiscatole da far persino nevicare e pronti, tre anni fa, a passare dalla parte dell’Appendino e a rientrare adesso all’ovile, in nome del sì al Tav). I dati elettorali della Valle di Susa, compresi quelli del piccolo comune di Venaus (teatro anni fa di un durissimo scontro tra i No-Tav e le forze dell’ordine), dicono che in quei luoghi hanno preso più voti i due partiti favorevoli al treno veloce: la Lega e il Pd. Ma secondo chi conosce bene quei posti e quella gente, lo scontro sull’alta velocità c’entra poco: si tratta invece di voler stare con Matteo Salvini o contro di lui o, al massimo, di scegliere i leghisti come gli interlocutori più affidabili per chi vuole la nuova linea ferroviaria internazionale. E a riprova di quanto fosse spuntata (o perlomeno divisa equamente tra i due schieramenti) l’arma del Tav, ecco la percentuale raccattata, questa volta nel campo di Alberto Cirio, dalla lista di Mino Giachino, il vero inventore delle piazze delle madamine: un misero 1,4 cento”.

Sintesi perfetta, ci si potrebbe anche fermare qui, ma siccome la narrazione dei “mediamainstram” prosegue nel solco del “voto Si Tav nella Valle No Tav (e siccome “Volerelaluna” privilegia la l’approfondimento documentato mi pare utile (non avendo neanche il vincolo-tiranno imposto dalla impaginazione di un giornale cartaceo) offrire alcuni spunti di riflessione solo apparentemente a macchia di leopardo, come del resto potrebbe apparire a prima vista l’esito del voto amministrativo nell’area non solo della bassa Val di Susa, ma della sua “costola alta” (un tempo assai dolente di infiltrazioni ‘ndranghetista) e della spesso trascurata Val Sangone.

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Steve Bannon, l'”inventore” di Donald Trump

ULTIMI GIAPPONESI NELLA GIUNGLA O “SOGGETTI DA NEW YORK TIMES”?

A conforto di quanto appena affermato va annotato (non fosse altro come fenomeno di colore), che molti di noi “no tav di lunga data” sono stati invitati un po’ ovunque in questi giorni dopo il plebiscito sovranista: serviva un “giapponese rimasto a combattere il Tav nella giungla” nella gabbia dei leoni di rete4-Mediaset condotta da Del Debbio e infestata da Porro; ma anche nel tempio Dem di Luciannunziata, nell’oasi protetta di Rai3. Ma neppure l’ex presidente della radiotelevisione di stato (di cui chi scrive ricorda le corrispondenze dalla “Grandemela” teletrasmesse al “Quotidianocomunista il manifesto”!) forse legge più attentamente il New York Times: vi avrebbe trovato un breve ma sorprendente passo che “prevedeva con diversi giorni di anticipo l’esito del voto in Val di Susa” (si fa per  dire)  e in particolare a Susa! Non c’è neanche bisogno di conoscere l’inglese  (io non lo conosco) per saltare sulla sedia nel leggere queste poche ma sorprendenti righe che riprendono – sotto il titolo un titolo a sensazione – una affermazione di Fabrizio Barca (uno che non a caso ha abbandonato la Corazzata Renziomkin prima che affondasse nella tempesta che avrebbe dovuto devastare la Carta Costituzionale):

Steve Bannon Is a Fan of Italy’s Donald Trump

He’s crisscrossing Europe because he believes it’s a bellwether for the United States. The scary thing is he could be right. (…) “Barca told me the abandonment of rural areas — the closing of small hospitals, marginal train lines, high schools — lay behind Salvini’s rise. Almost 65 percent of Italian land and perhaps 25 percent of its population have been affected by these cuts. “Rural areas and the peripheries, the places where people feel like nobody, are home to the League and Five Star,” he said. To the people there, Salvini declares: I will defend you. He does not offer a dream. He offers protection — mainly against the concocted threat of migrants, whose numbers were in fact plummeting before he took office because of an agreement reached with Libya.”

https://www.nytimes.com/2019/05/18/opinion/steve-bannon-matteo-salvini.html

“(…)l’abbandono delle aree rurali – la chiusura di piccoli ospedali, linee ferroviarie marginali, scuole superiori – si trova dietro l’ascesa di Salvini: quasi il 65% della terra italiana e forse il 25% della sua popolazione sono stati colpiti da questi tagli”. le aree e le periferie, i luoghi in cui le persone non sentono nessuno, sono la patria della Lega e del Five Star “

Barca – pur essendo più intelligente della media dei suoi colleghi di partito (del resto non ci vuole molto) e pur essendo tornato al suo lavoro e ai suoi studi, lasciando l’agone politico – è pur sempre un piddì,  per cui mette assieme Lega&5stelle, senza valutare la differenza: che nella campagna elettorale Dimaio era a guardia del palazzo (con Fico), Grillo e Di Battista desaparecidos mentre Salvini – (con o senza voli di stato) – era ovunque e soprattutto proprio in quelle che il corrispondente newyorchese chiama “aree rurali”, periferie abbandonate, ecc. a promettere anche quello che sapeva di non poter mantenere, ma “personalmente di persona”…

MA “LASTAMPA” RACCONTA SOLO LE “7MILA SFUMATURE DI ARANCIONE”

Poche settimane prima del voto una giovane mamma (proprio di Venaus!) ha partorito in autostrada (e a un’altra donna era capitata la stessa sorte pochi mesi prima): due anni fa il punto nascite di Susa è finito sotto attacco (con tanti altri piccoli “nidi”) di aree montane o periferiche come Domodossola, Carmagnola… A chiuderli – facendosi garante dei desiderata delle grandi agenzie di rating e della divinità detta “i mercati” – è stato il postcomunista Chiamparino col suo assessore alla sanità, il postdemocristiano Antonino Saitta, entrambi fanatici sostenitori “dellaTav” – al femminile – come la declinano loro. E sono loro (quantomeno i loro dioscuri di partito) che hanno lavorato contro un sindaco “eretico” come Plano, “no tav” da sempre, mettendolo in difficoltà durante il suo mandato (sull’ospedale ma non solo) e favorendo la nascita di una lista-civetta dove a cominciare dal candidato-sindaco molti dei consiglieri eletti sono dei “postPd”, con “contaminazioni” fino all’ultradestra… Un  “rassemblement” che ha basato la sua propaganda sul “voto utile” a sconfiggere il sindaco uscente sacrificando – “senza pietà” – addirittura il candidato-sindaco doc della Lega, il dottor Baccarini: la prova? Poco più di 300 voti a lui che si presentava nei manifesti 70×100 con in grande evidenza il logo di Alberto da Giussano e la scritta “Lega per Salvini”  a fronte degli oltre 1800 voti per “il capitano” alle europee!

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il candidato-sindaco di Susa della Lega per Salvini “sacrificato al voto utile”

Un boicottaggio organizzato anche in altri comuni, grandi (Almese, Bussoleno) e piccoli (Caprie,  Mattie) in molti dei quali però i risultati sono stati opposti alle aspettative dei poteri forti di riferimento mantenendo o conquistando sindaci di sicuro orientamento contrario alla ennesima e “definitiva Grandeopera”. Un eco-mostro da collocare tra Valle di Susa e Val Sangone, prosciugando e contaminando due dei più importanti bacini imbriferi: il Massiccio d’Ambin e la Collina Morenica di Rivoli-Rivalta (ma inneggiando ovviamente a Greta e reiterando slogan falsi, bugiardi e usurati come quello della “sostenibilità ambientale”).

Mentre è sembrato che queste “forze metropolitane” abbiano trascurato “i paesi di mezzo” collocati geograficamente in alta valle (Giaglione, Salbertrand e lo stesso Chiomonte), sulla carta (progettuale) destinati ai pesanti effetti di allargamento del cantiere strategico-militare della Maddalena, alla collocazione in area sondabile della “fabbrica dei conci di galleria”, al deposito dello “smarino” contaminato da fibre di amianto (della cui vena ormai gli stessi proponenti ammettono l’esistenza proprio tra Chiomonte e Susa)! Perché a Chiomonte ha se non altro vinto un “indigeno” autorevole ed esplicitamente critico quantomeno verso il modo in cui i proponenti il tav hanno agito fino ad ora anche in paesi come il suo dove tutti gli “ultimi primi cittadini” avevano consegnato le chiavi del municipio a Ltf prima e a Telt poi (le società di progettazione e realizzazione della galleria di base): l’ingegner Garbati che con “passo da montanaro” ha salito tutta la piramide dell’IREN (la grande finanziaria di gestione di centrali elettriche) fino a diventarne amministratore delegato dopo essere partito vincendo il concorso da tecnico proprio dalla centrale idroelettrica della allora Azienda Elettrica Municipale del suo piccolo comune! Ma soprattutto perché le amministrazioni uscenti di Salbertrand e Giaglione – dichiaratamente disponibili a concedere ogni genere di servitù a TELT – sono state sconfitte da liste composte da numerosi attivisti no tav e guidate da primi cittadini che come minimo vorranno rendersi conto del cosa e del come prima di accettare una pesante eredità “senza il beneficio di inventario” come si diceva nel diritto civile…

SE SUSA RITORNA AL FUTURO

Se a pensar male ci si coglie il cantiere-groviera di Val Clarea potrebbe traslocare nella sua collocazione primitiva, proprio a Susa…in tal caso sarebbe interessante assistere all’esplosione delle contraddizioni tra “freschi” eletti ed “ustionabili” elettori – qualora ciò fosse nelle intenzioni prossime di chi ha “investito su Susa” e “trascurato” i paesi destinati a “cantiere alternativo” motivato non da scelte tecniche ma di “ordine pubblico”…

Francamente mi pare di aver già approfittato troppo della pazienza di chi – eventualmente – fosse arrivato sin qui…ma mi auguro che chi ha voglia di riflettere onestamente capisca da solo e senza bisogno di leggere il mio lungo intervento che dietro alla pretesa di voler identificare il voto europeo (anzi, anti-europeo!) dato alla Lega col voto Si Tav c’è un imbroglio vecchio di 30 anni (tanto più alla luce del “voto amministrativo “disgiunto”). All’inizio dei quali – esattamente come adesso – tutti i partiti erano favorevoli al Tav (DC, PCI; PSI; PRI ;PLI; PSDI, io me li ricordo)…e il movimento di opposizione era solo contro tutti, salvo Verdi e Rifondazione Comunista, poi ricattati da “dodecaloghi e false promesse che ci lasciarono completamente soli…Come capiterà probabilmente oggi con quel che resta dei 5stelle: Ragion per cui nessuna persona di buon senso avrebbe scommesso un bottone che 30anni dopo saremmo ancora stati qui, senza governi amici!

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in verde il tunnel di valico, ovvero quel che resta del faraonico progetto “TAV” Torino Lione

Allora, dunque, come adesso, con una non trascurabile differenza: il ribadire le ragioni del no non più a una nuova ferrovia ad alta velocità da Torino a Lione di 280 km (dieci gallerie una dietro l’altra!), ma a quel poco (se possibile ancor più inutile) che ne rimane: il suo tratto più duro a  morire (per le cambiali da onorare da parte di chi lo ha promesso a chi lo vuol realizzare): il tunnel di valico di 57 km

Borgone Susa, 1 giugno 2019 – Claudio Giorno

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