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AI PEGGIORI NON C’E’ MAI FINE

dicembre 29, 2018

C’E’ solo una categoria peggiore di quella dei giornalisti: i giornalistisportivi. Fatte anche qui le dovute – ma poche – eccezioni, battono di molte lunghezze i colleghi di cronaca, costume, politica ed economia. Biglietto da visita è la deferenza con cui chiamano “presidente” qualsiasi intervistato, dal radiato dalla FIFA, lo svizzero Blatter, al pugliese Sannella, al vertice del Foggia-calcio un attimo prima del suo arresto per riciclaggio (e del commissariamento della squadra)… Ma il meglio di se la categoria lo da quando accadono episodi drammatici come in questi giorni a Milano dove ultras “alleati” (nel caso quelli di Inter, Varese e i francesi del Nizza), pianificano un agguato ai “nemici” del Napoli che vengono sorpresi su una viabilità secondaria molte ore prima dell’inizio della partita serale tra l’Internazionale Footbal Club (nome che suona oggi grottesco) e  la Società Sportiva Calcio Napoli

C’è voluto un allenatore “anomalo” quale l’ex ct della Nazionale Cesare Prandelli (da poco chiamato a risollevare le sorti della squadra per cui tifavano Don Gallo e De André, il Genoa) per dire in estrema sintesi quel che andava detto: “Bisognerebbe riflettere a lungo sul fatto che una persona, il 26 dicembre, parta da casa con una mazza per far del male ad altre persone”. 

Detto e ridetto, perché mentre scrivo è sabato 29 dicembre, ultima di campionato, l’”ultras” nerazzurro – appassionato di arti marziali, padre di due figli – ancora non è stato seppellito che due pullman di tifosi parcheggiano nella stessa area di servizio dell’Auto-Sole diretti rispettivamente a Roma con tifosi granata a bordo e a Napoli con rossoblu bolognesi a terra e volano pietre. S’indigna persino il ministro degli interni – incauto ma arrogante frequentatore di ultras rossoneri (no, non anarchici, milanisti) che sentenzia il “daspo” a vita per chi ha scagliato la prima e le successive pietre e – di nuovo – i commentatori TV possono svariare dall’area alla cella di rigore, dai cartellini rossi alle camicie nere…

29 dicember 2018.ANSA / CESARE ABBATE

Sono contro ogni forma di razzismo” urla Allegri nei microfoni di Sky, “ma le partite” – come lo show – “non si devono fermare”. ‘Sta sera sembra che i giocatori del Napoli scenderanno in campo con una maschera che riproduce il volto fiero, bello e nero di Koulibaly, il forte difensore della squadra azzurro-mare, da cui (suo malgrado) è partita questa ultima raffica di ipocrisia e retorica che tira su gli ascolti più che un 6 a 2 dell’Atalanta in casa del Sassuolo. L’Atalanta – la Dea – è la squadra di Bergamo, la città dell’arbitro Poalo Silvio Mazzoleni. Quello che potrebbe essere convenientemente proposto per la prossima pubblicità di amplificatori acustici per chi ha problemi d’udito: difficilmente risulterebbe più odioso della “centralinista dei suoni smarriti” che maltratta la malcapitata vecchietta che non ha sentito la poesiola del nipotino. Perché lui – Mazzoleni – non ha sentito i cori razzisti (quelli condannati persino dalla Uefa) che per tutta la partita hanno accompagnato ogni azione del difensore centrale partenopeo. Non solo, ma dopo averlo ammonito per un fallo né cattivo né “tatticamente grave” lo ha espulso quando il giocatore – esasperato – ha ironicamente applaudito l’intransigente severità verso una azione di gioco a fronte della benevola tolleranza nei confronti del comportamento indegno di centinaia di “tifosi” ( “pochi” idioti che danneggiano le persone per bene e le società sane come si affrettano a indulgenti a precisare per parlato e per iscritto gli addetti alla narrazione calciopolistica…).

Ma Koulibaly (che ha scritto su un social di essere orgoglioso della sua pelle nera di Francese-Senegalese-Napoletano-Uomo) è comunque un “immigrato ricco”. Se Mazzoleni il sordo avrà soddisfazione e il “giudice sportivo” confermerà la squalifica non ci rimetterà neanche il premio partita.

Vedremo invece se il suo allenatore – l’esperto e misurato Ancelotti – manterrà fede al suo proposito di fermare la squadra a costo di avere “partita persa a tavolino”, se gli arbitri (peggiori sordi perché non vogliono sentire) avranno prossimamente il coraggio di prendere “decisioni impopolari”, se e per quanto tempo verranno imposte partite “a porte chiuse” e se – tornate a riempirsi di “tifosi” le gradinate i responsabili dell’ordine e sicurezza applicheranno le leggi esistenti. Se – infine – il ministro degli interni verrà finalmente informato dalla Polizia di Stato di chi sono coloro con cui si accompagna: senza dimenticare che solo poco più di una settimana fa tra gli ultras bianconeri fermati fuori dallo stadio Grande Torino, in occasione del “derby”, c’era un poliziotto di frontiera francese: si proprio uno di quelli i cui sconfinamenti tra Claviere e Bardonecchia hanno così tanto irritato il vice-premier…

Perché il razzismo non è un mestiere, ma una (insana) passione… che può anche diventare una professione, come sanno bene sia coloro che delegano la ‘ndrangheta a gestire i biglietti per le “tifoserie organizzate”, sia coloro che scommettono non sui siti mangiasoldi pubblicizzati ogni 3×2, ma sulla paura popolare per vincere il “campionato elettorale”. E vedremo se le lacrime di coccodrillo che inondano gli altoparlanti radio di Sabatosport dureranno almeno sino a inumidire gli schermi Lcd della Domenicasportiva

Borgone Susa, 29 dicembre 2018 – Claudio Giorno

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