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IL MOVIMENTO È PARTITO

settembre 7, 2018

Nuvole che si sprigionano dall’ILVA che non sono nuvole di pioggia

Valentina Petrini è una giornalista d’inchiesta vissuta a Taranto sino all’età di 19 anni. Età in cui si trasferisce a Roma per proseguire gli studi e iniziare l’avventura nel difficile mondo dell’informazione. Lo si legge nella breve “bio” con cui si presenta ai lettori del Blog de Il Fatto Quotidiano da cui oggi – 7 settembre 2018 – lancia una garbata ma ineludibile provocazione: “Oggi, ora, dobbiamo dedicare pochi minuti al funerale politico del Movimento 5 Stelle. Da oggi il Movimento diventa partito. Iniziata una nuova fase: quella di un “PARTITO” che come gli altri raccoglie consensi con promesse che non mantiene. In queste ore la mia bacheca Facebook e molte altre si stanno riempendo di commenti amari e delusi di elettori tarantini 5S. Perché il Movimento a Taranto ha preso una valanga di consensi. Voto di protesta, sì. Ma anche voto identitario: di tutti coloro che chiedono la chiusura delle fonti inquinanti, o anche lo stop a Tap, a Tav.

 

CORSI E RICORSI

Nonostante il grande differenziale d’età che mi separa da lei ho vissuto le stesse sensazioni all’epoca della fondazione delle LISTE verdi che (da socio fondatore qui in Piemonte e per sei mesi addirittura segretario provinciale di Torino) abbandonai non appena furono istituite le “Tessere“; segnale evidente che la presentazione alle elezioni che doveva essere uno stimolo perché i partiti tradizionali dedicassero finalmente un po’ di attenzione al territorio e all’ambiente stava virando verso altri obiettivi.

Obiettivi cui vennero puntualmente sacrificate la campagne ambientaliste che pure – non di rado – erano state costruite anche con la partecipazione di chi – illustre sconosciuto ne più ne meno di quanto lo sono 30anni dopo gli eletti a cinqueSTELLE – conquistò un posto al SOLE (che rideva): prima negli enti locali e – poco dopo – nei parlamenti nazionali. Analogia disperante se ci ricordiamo (come ci ricordiamo qui in Val di Susa) Pecoraio Scanio che sale devotamente (ma in automobile) alla Sacra di San Michele per fare voto contro il Tav prima delle elezioni per tornare – da ministro – a dirci che occorreva “governare” la progettazione della ennesima infrastruttura nel nostro esiguo e affollato fondovalle…

PRECEDENTI E SEGUENTI

E non che non ci fossero stati precedenti: lo certifica la memoria collettiva che è uno dei motivi delle forza del Movimento No Tav (nato contro il progetto di una nuova ferrovia ad alta velocità, ma erede di un quarto di secolo di precedenti battaglie ambientaliste contro l’autostrada, i mega-elettrodotti nucleari, la speculazione palazzinaro-mafiosa da cui sarebbe poi nata la “valleolimpica”,  e capace dare vita a una rete prima nazionale e poi europea contro tutte le Grandi Opere Inutili e Imposte: un acronimo fatto proprio nientemeno che da Le Monde!

Prima ancora di un altro ministro verde – Edo Ronchi – fu un Bertinotti in cachemire a venirci a dire – in una assemblea partecipata da duemila persone – che ormai il progetto era stato definitivamente approvato e che l’accordo con la Francia non si poteva mettere in discussione e a “farci i suoi migliori auguri” allorché – tutti e duemila – gli dicemmo che eravamo determinati a continuare la lotta. Lotta che infatti proseguì e prosegue nonostante tante volte ci si sia venuti a dire che occorreva rassegnarsi e – semmai – approfittare (così fan tutti) delle “compensazioni” che il “potere contrattuale” derivante dalla nostra ostinazione avrebbe reso particolarmente ricche e “convenienti”. O – (più dignitosamente, tirando in ballo “ragioni superiori”) – che “pur di non consegnare il paese alla destra” avrebbero votato il “dodecalogo di Romanoprodi ”(dove il si al TAV era ribadito due volte) anche coloro che più ci erano stati vicini in tante manifestazioni e in momenti particolarmente difficili: cito a memoria: Paolo Ferrero, Marilde Provera, Ezio Locatelli, e – credo – persino l’attuale segretario di Rifondazione, l’ambientalista abruzzese Maurizio Acerbo che – giovanissimo – transitò in parlamento in quei pochi ma fatidici mesi…

STORIA MAESTRA

Ma non si creda che non si possa risalire più indietro nel tempo in una Valle in cui la stessa Resistenza antifascista fu palesemente tradita da buona parte di coloro che si sarebbero avvicendati anche in altissimi incarichi istituzionali (ma sempre con l’alibi di dover “salvare la democrazia”…ma scendendo a patti e chiedendo i voti per presiedere che so io, la Republica) proprio a chi della democrazia aveva un concetto molto personale… Perché quanto citato poco sopra – il sacco edilizio nell’alta Valle di Susa – (quella cui non sono ovviamente previsti i cantieri Tav perché ospita le seconde e terze case di “lorsignori”) non si può escludere possa essere stato uno dei motivi che portarono all’assassinio del Procuratore Capo del Tribunale di Torino Bruno Caccia: a oltre 30 anni dalla sua morte non è stata scritta la parola fine sulle inchieste ma sono stati acclarati i collegamenti con la speculazione immobiliare tra Bardonecchia, Sauze D’Oulx e Sestriere.di chi ha subito pesanti condanne passate in giudicato. Del resto che “con la mafia bisogna convivere” lo disse addirittura un ministro-ingegnere del noto statista Silvioberlusconi  che è anche uno degli impresari che ha appaltato (con qualche conflitto di interessi?) i tunnel geognostici  propedeutici allo scavo della galleria ferroviaria tra Francia e Italia…

GOMMA E FERRO NEL CALCESTRUZZO UNITI

Tunnel oggi ferroviario, ma sostenuto dalla stessa lobby che impose l’autostrada e prima ancora il traforo autostradale (appena raddoppiato) alla faccia del narrato dualismo gomma ferro felicemente sposi nel calcestruzzo e la cui realizzazione “impose” la costruzione dell’autostrada cui si opponeva (oltre a Pro Natura, storica associazione ambientalista) nientemeno che il PCI che coniò uno slogan che lo aiutò (ma guarda un po’) a vincere le prime elezioni regionali: “massimo utilizzo dell’esistente”: la ristrutturazione e messa in sicurezza delle due strade statali che corrono nel fondovalle (affiancate da strade provinciali e dalla ferrovia) al posto della realizzazione di una impattante autostrada in sede propria…Uno slogan buono per una (sola) campagna elettorale , dopodichè la nomenklatura regionale “di sinistra” si uniformò (attraverso l’affratellamento con i parlamentari della DC ) alle scelte governative che avevano nelle “concessionarie” autostradali (termine per decenni sconosciuto ma oggi sulla bocca di tutti) il “bancomat” più generoso verso le crescenti esigenze dei partiti…

Già, i partiti… nati che siano come liste di cittadini volenterosi, o come ramo d’azienda a disposizione dell’azionista di maggioranza, o strutturati come avrebbe voluto la Costituzione all’articolo 49, uno dei più ignorati, vi si nascondono – come tutte le cose – i pro e i contro. Nel neonato partito a cinque stelle forse perché nato prematuro, forse perché andava tenuto per ancora qualche tempo “sotto foto”, forse perché non si sono ancora chiuse le fontanelle, sembra prevalere i l più subdolo dei “contro”: sotto un unanimismo che non fu neanche del primo PCI pare covare una esasperata organizzazione per faide.che non riesce o non vuole – nella smaniosa rivendicazione di “diversità”– articolarsi in un normale conflitto di maggioranza e opposizione. Costretta dal matrimonio di interessi con la Legadisalvini a reggere l’urto quotidiano di un blocco che appare davvero granitico; una corazzata che da quando l’alleanza gialloverde si è fatta governo ha perseguito la piena soddisfazione non solo dei suoi elettori del 4 marzo, ma anche di sempre più votanti di forza&fratelli d’italia, (ma di non pochi di coloro che pur orientati vagamente al grigio avevano preferito l’opzione gialla). Una spinta che pare rafforzarsi dopo ogni maldestra e ipocrita pisciata fuori del vaso di Macron, a ogni ingerenza nordeuropea sulla tenuta dei conti altrui, a ogni timida indignazione di Lauraboldrini sulla sorte dei migranti ancora e nonostante tutto sballottati dalle onde nel Mediterraneo.

CANTARE E PORTARE LA CROCE

Così il povero Dimaio – sempre più costretto in “ormaie” renziane – incassa critiche aspre ma “solidali” da Di Battista e Fico e scontenta inesorabilmente chi solo tre mesi fa si spellava le mani per le sue promesse: i cittadini di Taranto traditi, ma gli operai dell’Ilva diffidenti; i cittadini attivi della fascia adriatica (costretta in servitù dagli interessi privati che si celano sotto il gasdotto TAP) e le maestranze delle imprese di movimento terra che pure potrebbero trovare lavoro per decenni in un piano nazionale di riequilibrio idrogeologico promesso – con tanto di ministro in pectore – ma scomparso dai radar nel “negozio” col salumiere del Viminale

Ora io (anche per la ricostruzione storica ma dichiaratamente “artigianale” proposta nelle righe precedenti non me la sento di gettare l’intera croce addosso al vicepremier in giallo (anche se lo avevo scritto qualche giorno fa sulla più pubblica delle piazze – facebook – che sull’Ilva non vedevo cosa ci fosse da sor-ridere visto che – comunque si fosse chiusa – la vertenza si sarebbe chiusa male; e male si è comunque chiusa nonostante la condivisione delle responsabilità con un Maurizio Landini e una Francesca Re David: sinistra Cgil + sinistra Fiom).

Tantomeno me la sento di pretendere che Toninelli si occupi prioritariamente di TAV Torinolione mentre non fa a tempo a esplodere un’autocisterna sulla tangenziale di Bologna che vien giù il forse più famoso dei viadotti degli anni della colata di calcestruzzo: quello del Polcevera a Genova che tutti abbiamo imparato chiamarsi Morandi…Così come tutti sappiamo tutto – adesso – delle concessioni autostradali; una rete capillare costruita col contributo di tutti i cittadini; anche di quelli che abitano le Eolie e che usano l’autostrada forse una volta l’anno e neanche tutti gli anni; una rete pubblica “concessa” benevolmente a finanzieri & impresari che hanno blindato il rendimento, imposto gli aumenti tariffari, determinato gli investimenti e persino lucrato su di essi affidando a se stessi progettazione, direzione lavori e persino i collaudi; tutto “in house”: sia le nuove realizzazioni (la variante di Valico cara alle ex regioni rosse o la Asti Cuneo che nel cuore di Chiamparino è seconda solo alla Torinolione), che la manutenzione straordinaria di tratte ammalorate come quella accartocciatasi a Genova.

EQUILIBRIO E CONSAPEVOLEZZA

Ma bisogna pur rendersi conto che i meccanismi perversi che sono venuti alla luce tragicamente e solo grazie alla enormità della catastrofe genovese, ai 43 morti di ferragosto, si celano sotto le modalità di realizzazione di qualunque della Grandi Opere; quelle che molta parte di chi ha votato cinquestelle contesta spesso da decenni (ben prima che Grillo prendesse alla lettera Fassino e fondasse il movimento dopo che gli era stata rifiutata l’iscrizione provocatoria al PD)…

Lo sa il ministro di quel dicastero che una volta (e non a caso) si chiamava dei “lavori pubblici” (e che lui coraggiosamente vorrebbe riportare al principio ispiratore di quella denominazione) che la lobby proponente della Torinolione ha “lavorato”per ottenere in concessione non solo la nuova galleria da 57 km ma anche la linea che spregiativamente chiamano “storica” ma su cui, solo negli ultimi 10 anni, è stato speso mezzo miliardo di euro pubblic? Sono 500mila zecchini d’oro che potrebbero essere moltiplicati come pani e pesci e “consumati in house”. Così.  gestendo un doppio monopolio naturale (dato dalla somma di entrambi itinerari) le tariffe del pedaggio – di opere costruite e mantenute a esclusivo carico dei cittadini – sarebbero in balia dei desiderata del concessionario…

Chi ha la mia età ha imparato qualcosa della vita, non per merito ma per anzianità di servizio; è,una cosa che probabilmente e comprensibilmente da più fastidio che conforto a chi ha oggi responsabilità di governo per di più da condividere in una “relazione complicata” come si  dice su facebook: fare il grillo parlante crea evidentemente disturbo anche ai… grillini … Ma se la mia modesta analisi è quantomeno verosimile, se le mie congetture sono se non altro accettabili (in attesa di una verifica che solo il tempo potrà dare) mi pare che l’avvicendamento movimento/partito possa comportare comunque una perdita di consenso. La scelta è quindi tra perderne un po’ di più mantenendo intatta la propria diversità o un po’ di meno vendendo anche l’anima. Governare è importante e indubbiamente molto difficile: oggi più di ieri ma meno di domani. Ma proprio la situazione in cui versa il nostro paese sta dimostrando che anche fare una sana ed efficace opposizione non è affatto facile: e che forse – paradossalmente – abbiamo più bisogno di opposizione che di governo.

Borgone Susa, 7 settembre 2018 – Claudio Giorno

 

 

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