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TELEFANGO

giugno 10, 2018

Bussoleno 8 giugno 2018_ fango _ foto Cg

FANGO

Agorà va in cottura di prima mattina. Lo so perché sono stato ospite in studio – “cent’anni fa” – tra opinionisti e giornalisti illustri (serviva un esotico valligiano No Tav per la scenografia, ma da quella posizione privilegiata riuscii persino a comunicare qualcuna delle nostre ragioni). La trasmissione del mattino della rete 3 della Rai, deve sgomitare tra unomattina & mattinocinque che fin dal primo caffè la buttano sul morboso, tra femminicidi e Albano&Romina, facendo strage di ascolti. Difficile farsi vedere avendo come mission la cronaca politica. E allora ci sono i collegamenti con la periferia, le dirette da Amatrice (tra una scossa e l’altra) o, in carenza di un disastro da mandare in diretta, l’anniversario dell’alluvione di Sarno (che è pur sempre il luogo di nascita di Luciannunziata…Ma ci sono anche i colpi di fortuna (mors tua vita mea): Irene Benassi è stata inviata in Val di Susa – destinazione cantiere TAV semideserto di Chiomonte (per dare spunti a politici & direttori di giornale in perenne accanimento terapeutico al capezzale della più simbolica delle Grandiopere inutili&imposte). Sa che nel pomeriggio precedente  in Val di Susa è successo qualcosa: un pezzo della montagna su cui si arrampicano le case sul versante nord di Bussoleno si è squagliato sotto l’ennesimo nubifragio di una tarda primavera in cui abbiamo visto raramente il sole. Ma dalla redazione mi avevano contattato per il Tav (proprio per quella comparsata di cui sopra e per qualche contatto preso negli anni in occasione di altre dirette); ma lei mi comunica di voler lasciar perdere (per una volta) il cantiere paramilitare della Maddalena di Chiomonte per calpestare fango a Bussoleno; stare sulla attualità a costo di “marginalizzare” un po’ il Tav.

La redazione mi aveva chiesto di portare (ancora una volta) davanti alle telecamere dei tecnici in grado di reggere il contraddittorio col direttore di Repubblica, l’inviato del Corsera e un paio di politici di governo e opposizione, ed io ho faticato più del solito a mettere assieme un paio di “volontari” in una giornata lavorativa avvertendoli dalla sera alla mattina. Ma butto giù due appunti per rassicurarla via mail:  il fango di regione San Lorenzo a Bussoleno e la realizzazione della galleria di base  (quel che resta della Lione Torino) sono due facce della stessa medaglia: c’è sempre da fare i conti con l’esiguo fondovalle asservito alla realizzazione di reti infrastrutturali (quasi sempre inutili o quando va bene sovradimensionate). Grandi opere a cui vengono destinate la maggior parte delle risorse pubbliche e il conseguente abbandono delle montagne: terreni difficili a cui tali risorse vengono invece sottratte (l’unica “riforma” che la politica è riuscita a fare è l’abolizione delle Comunità Montane…) proprio li dove lo scavo di gallerie stradali, ferroviarie e idroelettriche va a  sconvolgere il regime idraulico peggiorando il già precario equilibrio dei pendii (e causando anche la perdita definitiva di acqua potabile per le grandi città e per i suoi cittadini ignari e forse un po’ distratti): “il grave dissesto idrogeologico che questo pomeriggio ha colpito (per la 4^ volta in un mese) Bussoleno riguarda l’intera Valle. Sulla cittadina di Susa  incombe un costone del Rocciamelone che ha avuto il bosco di conifere piantumato decenni fa interamente bruciato dai roghi (dolosi come del resto a Bussoleno) della fine dello scorso anno! E solo poco più di una settimana fa il Giro d’Italia ha rischiato di non poter celebrare la vittoria definita d’altri tempi del britannico Chris Froome perché in alta valle (la parte ricca delle olimpiadi 2006 e della speculazione edilizio-mafiosa) due grandi frane hanno interrotto per settimane le strade statali che collegano il Piemonte con la Provenza! E molte altre aree sono andate in cenere a fine 2017 e comunque anche quelle dove i boschi non hanno subito danni sono caratterizzate da instabilità “a macchia di leopardo”. Come del resto tutto il nostro paese, grandi aree urbane comprese, i cui fiumi ogni temporale fanno paura”.

Susa, 26 maggio 2018 – parte il “Giro” tra bandiere No Tav e Palestinesi _ foto Luca Perino

 

IL GIRO D’ITALIA

 Bussoleno, via Traforo (tutto in Val di Susa sa di servitù alle grandi opere, anche il nome di alcune delle vie principali); la strada corre tra due ali ininterrotte di case, parallela al fiume Dora Riparia che qui (a differenza di molti altri paesi) scorre in pieno centro storico. La troupe deve essere per tempo sul posto per un breve collegamento che andrà a formare il sommario della trasmissione. Lavate dalla pioggia che ha continuato a cadere anche di notte (ma per fortuna con moderazione) le bandierine tricolore e i nastri rosa spiccano sullo sfondo plumbeo di un cielo che non si vuole aprire (a poco più di una settimana dalla notte più corta che dovrebbe sancire l’ingresso dell’estate). I ciclisti l’hanno percorsa in un attimo fuggente, il giorno dopo l’impresa di Froome in una tappa “di tutto riposo”:  da Susa a Cervinia!

La sede della Croce Rossa (dove è stato allestito il centro di accoglienza per gli sfollati dall’area più colpita (e ancora a forte rischio) occupa interamente la vecchia scuola professionale “Plana e Bosso”; sparito il lavoro che ce ne facciamo ,ancora di scuole professionali? Come fabbriche di disoccupati van bene anche i licei… meglio ancora lo stare a casa o bighellonare nelle sale gioco dei bar da cui lo stato incassa soldi soprattutto da coloro che non ne hanno: disoccupati che non cercano più lavoro, pensionati al minimo, casalinghedisperate

Qui i mezzi non mancano: ambulanze, auto di recente immatricolazione, divise lavate e stirate: del resto i volontari della Crocerossa non devono spalare fango. Per questo ci sono – un po’ più su, tra il fronte della frana e le prime case lesionate – i Vigili del Fuoco e i mai abbastanza ringraziati volontari AIB (acronimo di Anti Incendi Boschivi): solo pochi mesi fa hanno rischiato la pelle tra gli abeti e i larici da cui si alzavano fiamme alte decine di metri! Sono andati a spalare fango a Genova, a rimuovere macerie pericolanti a L’Aquila,  poi a Norcia, Castelluccio, Camerino. Qualcuno tra quelli più anziani ha spalato anche a Sarno o è stato da ragazzo tra gli “angeli del fango” di Firenze, ma nessuno se lo ricorda perché non sono diventati famosi come Venditti…

Fin troppi i suv & i pick-up della Protezionecivile; molti grandi e piccoli escavatori (un cingolato si fermerà in panne proprio in una strettoia di via San Lorenzo bloccando il via vai di camion che portano via fango, massi e detriti e le autobotti per i lavaggi e lo spurgo).

19 maggio 2018_ i Giovani No Tav alla marcia Rosta Avigliana _foto Luca Perino

I “RAGAZZI” NO TAV

Poi arrivano i “ragazzi No Tav”, (giovani o anziani siamo tutti ragazzi); stivali ai piedi, pale in spalla, carriole, felpe o foulard del movimento… “ma anche no”: non sono venuti a esibirsi; alla fine dello scorso anno brandivano motoseghe per  tagliare le piante a ridosso delle borgate tra Mompamtero e Venaus, prima che le altissime fiamme del bosco del Pampalu, spinte dal vento, le divorassero e con essa le case vicine. Mentre gli “opinionisti pagati un tanto a insulto” – quella volta di Mediaset – si chiedevano – sdraiati in studio – dov’erano gli antagonisti-difensori della Valle

Gli stessi anarcoinsurrezionalisti che questo inverno hanno accompagnato o soccorso decine di immigrati respinti nottetempo a 20 gradi sotto zero dai doganieri francesi che li “intercettavano” con gli infradito (o poco più) su sentieri a 2mila metri di quota!  Occupato il sotto-chiesa di Claviere – al confine col Monginevro –  hanno offerto rifugio e conforto.; caloroso se non caldo (il parroco aveva staccato “evangelicamente” il riscaldamento ma senza sostituirlo col bue e l’asinello…); ma almeno al riparo dalle intemperie…(Mentre sull’altro luogo di confine – Bardonecchia – veniva aperta – h24 e in piena collaborazione tra sindaco e prefettura – una saletta gestita dalla Rete dei Comuni Solidali  per dare ai migranti almeno le informazioni sui rischi cui si va incontro avventurandosi in alta montagna e su sentieri sconosciuti).

Con questo non voglio dire che in Val di Susa siamo geneticamente diversi dal resto del paese; né santificare una lotta (trentennale) che tra l’altro fu concepita a settembre del 1989 non nel nordovest ma a Trento in una riunione voluta da Alex Langer in difesa della del delicato ma prezioso ecosistema alpino dal traffico di transito e dai cantieri per realizzare nuove inutili e dannose infrastrutture!

Ma neanche rassegnarmi a una narrazione che oscilla tra il considerarci ottusi montanari o pericolosi ecoterroristi: Con un millesimo di quanto speso sin qui per quel che rimane della Torinolione (57 Km di tunnel di valico dei 237 della intera linea promossa 30anni fa da Lorenzonecci) si sarebbero potuti mettere in sicurezza i versanti della intera nostra valle, Coi soldi buttati in una catenadiS.Antonio di Grandiopere dal Mose, alla BreBeMi, dalla Foligno Macerata (il famigerato Quadrilatero del Pds di cui ci parlava Ivan Cicconi) al rifacimento della “SalernoReggio” alla progettazione infinita e costosa del Pontesullostretto si poteva mettere in sicurezza l’Italia intera! Cosa tanto più urgente e indifferibile in tempi di cambiamento climatico conclamato! (Il TG regionale del Piemonte del 7 giugno – dopo un ampio servizio su Bussoleno – ha intervistato Luca Mercalli perché a Torino, combinazione in coincidenza, era in corso un incontro tra la capitale subalpina e Portland – Oregon/USA – per imparare cosa si può fare per difendesi dai fenomeni atmosferici sempre più estremi spendendo responsabilmente i soldi dei cittadini.  http://www.nimbus.it/appuntamenti/files/20180607%20TorinoClimateLab.pdf  ).

1972_ Gruppo Valsusino d’Azione Nonviolenta: tra gli altri don Viglongo, Croce e Perino

RICONVERSIONE DELLA INDUSTRIA “BELLICA”

Quelli della mia generazione hanno vissuto un momento di autentica speranza in cui, dopo la fine della Guerra in Vietnam e i primi accordi sul disarmo nucleare, si parlava di  “riconversione della industria bellica”. Fabbriche di bombe e di bombardieri da riconvertire per produrre macchinette per fare la pasta e aerei da trasporto civile.

In Val di Susa – come molti, ma non tutti sanno – esisteva (a Condove) una di queste fabbriche: le Officine Moncenisio: vi lavorava (ed era stato eletto delegato sindacale) Achille Croce, rigorosamente Gandhiano, pensatore laico che assieme a un prete emarginato dalla Curia, Don Giuseppe Viglongo (il nostro Don Milani o Don Primo Mazzolari, figure cui lui del resto si ispirava) fondò il Gruppo Valsusino di Azione Nonviolenta. Ebbene Achille riuscì (probabilmente primo al mondo un’era geologica ante Internet) a far votare alla unanimità dai colleghi operai riuniti in assemblea l’impegno a non accettare mai più commesse militari (la fabbrica aveva prodotto tra l’altro anche siluri e molti apprendisti erano destinati – in una vallata di Alpini – a fare il servizio militare in marina! E la Moncenisio prosperò ancora per anni producendo carrelli ferroviari e macchine per le calze da donna brevettate da un ingegnoso dipendente!

Del Gvan, con Achille e Don Giuseppe, facevano parte, tra gli altri, Massimo Maffiodo (operaio Moncenisio che sarebbe diventato sindaco PCI di Condove e successivamente presidente della Comunità Montana) e Alberto Perino (proprio quello che in trasmissioni come Agorà desiderano sempre intervistare perché è divenuto il volto del movimento No Tav; perlomeno il volto più conosciuto, suo malgrado)… Epici gli scontri politici tra i due, negli anni del compromesso storico, ma riappacificati dall’affacciarsi della lotta No Tav! Una lotta che in quel clima portò a immaginare un’altra sorta di “riconversione bellica” Molti che – come me – avevano trovato occupazione proprio nel mondo delle “Opere Pubbliche”, come si chiamava allora anche il competente ministero (saggiamente separato di trasporti altrimenti passa l’equazione Infrastrutture = Autostrade & Ferrovie) pensavano che la fame di appalti che caratterizzava le imprese del settore poteva essere soddisfatta in modo più utile alla collettività.

Era una vera e propria bulimia (lo è ancora, anzi è aumentata) anche e soprattutto per la facilità dei grandi costruttori legati a filo doppio con influenti politici, ad accedere a grandi quantità di denaro pubblico e di poterne ricavare non il giusto guadagno ma margini spropositati tali da costituire provviste per enormi tangenti (come le cronache giudiziarie dei quegli anni cominciavano a rivelare).

Perché – era la domanda di alcuni di noi, primi ecologisti quando l’ecologia non era ancora di moda – non impiegare l’enorme potenza di fuoco, perché no, le competenze di dirigenti di cantiere e maestranze preparate, in una grande opera ma costituita dalla somma di migliaia di piccoli interventi di puntuale manutenzione di un  territorio – il nostro – tra i più belli ma proprio in quanto tale tra i più fragili del globo? Ingenui non avevamo capito che era la concentrazione di tanto denaro pubblico in poche mani private e attraverso la mediazione delle banche pubbliche di cui stava iniziando la privatizzazione strisciante il “core business” che soddisfava tanto appetito!

Ed eccoci qui – trent’anni dopo – a spalare fango (nel mio caso a guardare chi spala e a provare almeno a comunicarne in parte i motivi a inviati speciali che  non mostrano, se non in sempre più rare occasioni, alcun interesse al riguardo; (parlo di chi è in evidente buona fede).

 

la fabbrica delle fake news lavora h24

GIORNALISTI DISPERATI  E INDUSTRIALI IN CRISI DI NERVI

Politici senza competenza alcuna negli studi televisivi romani con i principi del giornalismo a disertare su:

  • penali da pagare a UE, Francia e imprese appaltatrici: falso e documentabile come tale.
  • Costi dell’abbandono del (poco o niente) costruito superiori a quelli del realizzare l’opera: falso e documentabile come tale perché da solo il tunnel da 57 Km costerebbe 8,6 miliardi a preventivo, mentre la Corte dei Conti Francese ha ufficialmente stimato in 26,1 miliardi (e ormai sei anni fa) il costo della intera linea senza la quale il tunnel non ha nessun senso logico.
  • isolamento del nordovest dall’Europa se non si fa il nuovo tunnel: falso e documentabile come tale; il Piemonte è la regione con più collegamenti con l’altro versante alpino tra strade e ferrovie.
  • Insufficienza della linea “storica”: falso e documentabile come tale a cominciare dal termine “storica” per una ferrovia raddoppiata negli anni ‘90 nel suo tratto più acclive e tortuoso (allora a binario unico!) e successivamente risagomata al traforo di valico del Frejus che oggi consente il traffico del 95% delle merci ingombranti, Una ferrovia che venti anni fa (nelle condizioni colpevolmente penalizzanti in cui versava) arrivò a far transitare 12 milioni di tonnellate di merci mentre oggi (dopo mezzo miliardo speso solo nella ristrutturazione del tunnel e un miliardo e mezzo di progettazioni e lavori propedeutici per la galleria di base) non si arriva a 3 tonnellate! E  potendone transitare oltre 20 (prendendo per buoni i dati più sfavorevoli per noi, pubblicati nel “quaderno1” dell’Osservatoriovirano istituito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri ai tempi di Berlusconi & Lunardi)…

E potrei andare avanti per pagine con le sole fake news di questi giorni; come chi di noi è intervenuto ad Agorà avrebbe potuto fare per delle ore: peccato che ci sia stato riservato un minuto e quarantacinque secondi sui titoli di coda… a gente che per rendere un servizio a un paese disinformato lavora gratis da anni e quella mattina aveva preso tre ore di permesso non retribuito…

Ma non era andata meglio con l’inviato della principessa della rete3 della Rai – Biancaberlinguer – il cui servizio registrato solo qualche settimana fa per Cartabianca ci aveva usato come complementi di arredo per l’intervista al direttore generale di TELT  (Tunnel Euroalpin) Mario Virano ripreso con l’elmetto di ordinanza nelle viscere di uno dei “cunicoli esplorativi” lato francese spacciato per inizio dello scavo del tunnel ferroviario vero e proprio, ma giustificato (e quindi rimborsato) dalla Unione Europea come prosecuzione del sondaggio geognostico…Poi si chiedono come mai ce l’abbiamo con la “categoria”…Categoria di cui fanno parte anche quelli che ieri – sabato 9 giugno – hanno compilato una agenzia per TGcom24/Mediaset e hanno ritenuto deontologicamente corretto corredare la notizia del ricorso alla Corte dei Conti italiana da parte di cittadini, tecnici e legali (consulenti Non Profit delle Istituzioni locali) con una foto di repertorio di un atto di sabotaggio su una linea Alta Velocità presso Bologna. Un sabotaggio attribuito alle “frange estreme No Tav” ma senza che la relativa inchiesta abbia portato a nulla…(per cosa è dato di sapere a oltre un anno dall’accaduto).

A quando i prossimi attentati dei “Lupi Grigi”  i cui unici accusati (scagionati post-mortem per suicidio!) furono Sole e Baleno?

Entreranno di nuovo in azione i doppilavoristi che alla faccia delle regole dell’Ordine dei Giornalisti prendevano uno stipendio dall’editore e uno dai “servizi”?

Già, gli editori: forse adesso in Italia ce n’è uno, assieme a un giornale che ha rinunciato progranmmaticamente a chiedere contributi pubblici, ma la maggior parte sono tuttora sovvenzionati dalla politica (coi soldi nostri)  ma controllati da finanzieri e palazzinari

Ma che eccellenza imprenditoriale può offrire una categoria il cui presidente – Moccia –  pochi giorni fa “giustificava” la necessità del Tav in Val di Susa ricollocandolo nell’itinerario Lisbona-Kiev non essendo evidentemente informato che (senza pagare alcuna penale) il Portogallo ha abbandonato l’impresa oltre dieci anni fa e l’Ucraina  ha un po’ di problemi-altri da risolvere…Problemi bellici con Putin duri da riconvertire, prima di far progettare il terminal della AV a Kiev da qualche archistar… Per non dire del presidente dei giovani industriali – Rossi – che accortosi diligentemente di quanto logora sia la definizione “strategica” , ha battezzato “la” Tav come “inclusiva”! Si accettano scommesse sul significato recondito…

Quando e se si sarà sopita l’isteria di questi giorni (in cui i poteri forti dopo aver perso la scommessa di cancellare la nostra Carta Costituzionale affidandosi al piazzista di Rignano stanno “riposizionandosi”  per farsi amico un governo di una coalizione a dir poco improbabile,  forse anche i giornalisti da compagnia torneranno a occuparvi di noi per motivi antropologici, sociologici.e (soprattutto) di ordine pubblico (e a questo ghe pensa Salvini)…

Ma essere stati uno dei principali luoghi di scambio di colpi bassi per un po’minacciare, un po’ blandire  il nuovo governo di Roma dal profondo nordovest è stata una esperienza nuova e per molti versi inaspettata. Perché  non abbiamo atteso il 2018  per scrivere sui nostri striscioni  lo slogan “non esistono governi amici”. Ma siamo anche soliti ripetere che “si parte e si torna assieme”. Ora forse non tutti fanno sempre l’intero viaggio (andata e ritorno), non sempre si riesce a completare il percorso, ma spesso basta fare un tratto di strada in buona compagnia per capire da che parte e con chi stare. E se in questo luogo dove ancora è presente lo spirito di Don Giuseppe Viglongo, antagonisti e cattolici, vecchi e giovani, autoctoni e migranti,  sono riusciti a fare anche un breve tratto di strada assieme non basterà tutto il fango del “Palazzo”per impantanarci.

Borgone Susa, 10 giugno 2018 – Claudio Giorno

19 maggio 2018. i cattolici per la vita della valle alla Rosta-Avigliana No Tav- foto Luca Perino

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