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ELEZIONI- PONTE

novembre 7, 2017

Cartolina del ’56 dove l’ingegnere Mario Palmieri italo-americano, che era stato il portavoce di Steinman, progettista del Ponte, spiegava che «sarà il più lungo del mondo» e che il costo della meravigliosa opera sarà di soli «100 miliardi di lire» e che oltre le auto e i treni, avrebbe ospitato anche piste «per i motocicli e per i pedoni».

L’editoriale odierno di Marco Travaglio, il giorno dopo l’esito delle elezioni in Sicilia, passa in rassegna alcune delle tante dichiarazioni improvvide di politici e politologi rese particolarmente esilaranti dall’inerzia con cui si è proceduto allo spoglio delle schede. https://infosannio.wordpress.com/2017/11/07/colpa-del-papa-di-marco-travaglio/
Una inerzia che da sola basterebbe a Camilleri per ispirargli un racconto d’atmosfera come “la concessione telefonica” e a dimostrare come “eterna ma mai definitiva” sembri essere la decadenza dell’isola, descritta con tagli diversi ma fascino immutato da Tomasi di Lampedusa, De Roberto, Verga, Pirandello, Sciascia (che sono solo i primi nomi che mi vengono in mente). Un’isola a cui nel tentativo disperato strappare qualche voto – affidato incautamente al Piemontesefassino dal fu-partito di governo – si è provato ancora una volta a promettere l’annessione (artificiale) al continente! Con il famigerato Ponte – madre (sterile) di tutte le Grandiopere. (“Non fiori, ma Operepubbliche scrive Travaglio nel certificato di morte – politica- di Angelinalfano).
Una regione che (oggi a urne chiuse lo scrivono quasi tutti mentre in campagnelettorale non lo diceva nessuno) da sola stipendia un terzo dei dirigenti di tutte le altre messe assieme, che ha nove volte i dipendenti della pur non così virtuosa Lombardia e – soprattutto – nove miliardi di debiti che nessuno sa come pagare e che chiunque sarebbe andato a governare sapeva che il primo e unico “atto politico” corretto sarebbe stato la consegna dei libricontabili in tribunale. Ma alle elezioni gli “addetti ai lavori” ci sono andati tutti come chi si imbarcò oltre un secolo fa sul Titanic. Chi per necessità ( i migranti di allora), chi per fare sfoggio di ricchezza e onnipotenza (i ricchi antenati del jet set), chi per mestiere (i marinai). Ma ora come allora ci si è ovviamente accorti solo dopo in che cosa ci si era imbarcati.
E oggi – non così tanto meno drammaticamente di allora – sappiamo che non è andato alle urne ben oltre la metà degli aventi diritto al voto. Un po’ come (se posso permettermi di abusare di una metafora da me stesso recentemente usata) una assemblea di condominio di un palazzo pericolante cui partecipano meno della metà dei condomini ma per deliberare svogliatamente l’acquisto di fioriere per ornare l’androne! Per poi tornarsene ai rispettivi alloggi incuranti dei sinistri scricchiolii provenienti dalle fondamenta…
Vedremo adesso se a lanciare l’appalto-ponte saranno Musumeci e i suoi impresentabili (sembra il nome di un complessino del beat demenziale degli anni sessanta), raddoppiando così appena eletti il debito, ma “spalmandolo” sull’Italia-tutta prima ancora di aprire il cantiere per la messa in opera del “cordone ombelicale transgenico”… E se partner dell’impresa sarà un governo Berloni (dando per definitivamente tramontata – via Faidapiddì – un esecutivo Renzusconi) attraverso la ratifica di decisioni assunte altrove dai Salini e dai principini (per la verità oggi un po’ nella bufera) di Riyad… (Che sia l’essersi accorti che niente vien più deciso dagli eletti e che anzi la loro nomina sia pre-stabilita dalle ultime leggi elettorali (come quella appena firmata dal Siculomattarella) a tenere sempre più cittadini lontani dalle urne?).
Ma c’è chi crede di possa essere ancora un’ultima chance per riportare le pecore nell’ovile che tanto bene ha fatto ai poteri forti – Finanziarie, banche d’affari ed evasori fiscali – in questi anni indimenticabili: quella con cui si conclude l’editoriale del fatto Quotidiano che individua nel direttore di un Foglio (clandestino ancorché pagato coi soldi dei contribuenti) l’ispiratore della politica suicida del leader del “crisantemomagico”: “L’altra sera, mentre minuto per minuto gli si restringevano i voti, l’abbiamo visto non pessimista, questo mai, ma un po’ sulle sue. Però mascherava bene: i veri sconfitti erano i 5Stelle e – udite udite – “Rosario Crocetta”. Renzi no, lui ha sempre ragione, anche perché segue sempre i consigli del rag. Cerasa (direttore del Foglio già di Giulianoferrara NdR), e i risultati si vedono. Ora si spera che sposi anche l’ultima, decisiva campagna del Foglio: quella per infilare nel simbolo del Pd il logo dell’Ue. Se possiamo azzardare un consiglio, per una ripartenza a razzo verso lo zero assoluto, suggeriremmo un’immagine ancor più accattivante: la foto di Jean-Claude Juncker al quinto whisky.
7 novembre 2017 – Borgone Susa (circa 920 km a nordovest di Palermo) – Claudio Giorno
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