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ESAGERUMA NEN

novembre 4, 2017

Avvertenze: questa volta il mio articolo è molto più lungo del solitamente già lungo. Temo che i miei tre lettori si riducano a due (tra cui il sottoscritto che per eliminare almeno gli “errori da matita blu” è costretto a rileggersi). Ma mi conforta il fatto prima di tutto che non sia obbligatorio leggermi e secondo che pubblicando su un blog virtuale ancorché semiclandestinon  non viene sacrificato neanche un rametto per produrre la carta (con tutti i boschi appena bruciati…).

come detto nel testo le foto che documentano i danni dell’incendio nelle borgate di Mompantero sono di Luca Perino e si può vedere l’intera raccolta al seguente link https://photos.app.goo.gl/JDY60YhMs3cyAavn1

Esageruma nen”.

Come tutte le frasi dialettali è intraducibile: letteralmente significa “non esageriamo”, ma manca il tono che condurrebbe piuttosto a “non drammatizziamo”, o meglio “non facciamola più grande di quello che è”, ma ancora – per chi è nato e vive nel profondo nordovest della nostra penisola – mancherebbe qualcosa. Soprattutto è impossibile spiegare a coloro per cui sono altri gli idiomi di origine, come una frase  così elementare abbia potuto diventare il manifesto di uno dei professionisti della politica più longevi e fortunati del regno subalpino: Segiochiamparino. La usa abitualmente con concittadini, corregionali e non – anche con una delegazione di cinesi in cerca di approdo per una improbabile riesumazione della viadellaseta – se gli sembra che ci azzecchi. Forse è la prova essenziale – come essenziali sono le due parole che la compongono, che l’ex sindacalista post-comunista è un genio (ancorché un tantino incompreso): perché è vero che piace ai torinesi, è piaciuto anche ai piemontesi, ma – per adesso, non è ancora riuscito a sfondare nell’arena nazionale. Non che non ci abbia provato: tentò anche un ticket con Massimocacciari all’epoca in cui la Leganord vestiva la canottiera di Bossi (e Maroni si esibiva alla tastiera a Pontida)… Ed è riuscito dove persino Corradopassera ha fallito, a staccare un biglietto di andata & ritorno per e dalle fondazioni bancarie. Ma ha finito per fare il gregario di uno sbarbatello sopravvalutato come Matteorenzi. Tutta colpa della intraducibilità di Esageruma nen sotto il Po: così il manifesto incompreso del “moderatismo né di destra, né di sinistra” è rimasto confinato in qui Piemunt…

Chiampa (come lo abbreviano amici e nemici), non ha usato la frasestorica che meglio lo rappresenta sotto la cappa mai così pesante che gravava sul Consiglioregionale del 31 ottobre: né nelle interviste e nelle dirette partecipate prima e dopo la liturgia istituzionale. Ma ha fatto ampio ricorso a quel tono, anche attraverso l’uso – per una volta non parsimonioso – di espressioni che si potrebbero definire “didattiche” e comunque meglio compressibili dalla platea nazional-popolare di trasmissioni come “l’aria che tira” (ironia involontaria ma raccapricciante del titolo): “siamo in emergenza da venticinque giorni” – si è lamentato con l’”amica-Ansa” – “e non c‘è stato un danno alle persone, e sono stati marginali i danni alle cose o alle infrastrutture”.

Ma a parte l’indelicatezza verso il giovane di Cantalupa (forse perché morto “solo” di infarto e non bruciato?) c’è di che sobbalzare ascoltando la sua replica istituzionale dal “Palazzo” di via Alfieri http://www.cr.piemonte.it/seduteconsiglio/interventi/appl/index.php?pagina=3 (dal minuto 13:46):

“non abbiamo  avuto per fortuna vittime, non abbiamo avuto danni alle case di prima abitazione significativi, (verificheremo poi bene sul territorio ma intanto non risulta), ci sono danni a seconde case, in alcuni casi perché sono esplose bombole che erano all’interno (…), non mi risulta che (da quel che risulta a me alle 7 di ‘sta mattina) ci siano danni agli allevamenti (ci saranno sicuramente danni agli animali selvatici, alla fauna, anche qualche animale non di grandi allevamenti ma non ci sono stragi, non mi risulta. Ci sono sicuramente molti danni e da questo punto di vista posso dire che oltre ai fondi di coesione sociale che abbiamo già impegnato per contrastare (Lapsus freudiano?!NdR.) l’assetto idrogeologico che sono circa 40 milioni ma che vanno più sul versante di progetto di contenimento di frane che già si erano verificate, noi abbiamo a disposizione 82 milioni di fondi di coesione sociale da portare in cabina Cipe(…)”.

 

Secondecase

Figlio unico di genitori immigrati non ho potuto godere di questa ricchezza. Ma Roberta, mia moglie – valsusina da sette generazioni – aveva una nonna “proprietaria” di una baita in una borgata della vasta montagna di Condove (il paese con la maggior estensione di territorio montano della nostra valle)… Nonnaspirita rimasse vedova molto giovane, con una figlia piccola (mia suocera)  da da allevare e il salario offerto dall’imprenditore svizzero che aveva impiantato i cotonifici nel fondovalle non bastava. La baita non era circondata da un verde pascolo, ma da altre povere costruzioni simili: la stalla senza pavimento a pian terreno, un pezzo di un cugino che ci teneva gli attrezzi agricoli. L’unica vacca che gli aveva lasciato il marito mangiava l’erba che la donna andava a sfalciare nei terreni di uso civico quasi mille metri più su, al colle della Porta, tra la valle del Gravio e la Val Viù e che si caricava nella gerla. Poi altri mille metri di dislivello per scendere fino a Borgone, a cardare il cotone raccolto dagli schiavi in un mondo sconosciuto, per poi risalire a fare il burro.

Sono ancora oggi queste la maggior parte delle “secondecase” della bassa Val di Susa (in cui Chiampa passa da sempre distratto quando non visibilmente contrariato per andare a trovare qualche amico nelle “vere” seconde case, quelle della Valleolimppica: quella alta…).

Anche qualcuna  delle “nostre” è stata venduta negli anni (magari dopo la morte dei proprietari). E qualcuna persino ristrutturata dando fondo ai risparmi di due generazioni: spesso per motivi affettivi, qualche volta per ricavare un po’ di reddito da agricoltura montana per integrare o sostituire quello diminuito o sparito grazie alla Grandecrisi innescata dalle Grandibanche che hanno scommesso in Grandiopere e non finanziano la Piccolainiziativa (almeno questo il presidentebanchiere dovrebbe saperlo). Appartengono a questa tipologia le secondecase, che nelle borgate di Mompantero, Susa, Bussoleno, Chianocco, Caprie e Rubiana sono state toccate o distrutte dal fuoco. E magari dovranno essere ancora accatastate, perché il Governo deve fare cassa e le regioni ripianare il deficit dalla sanità. Altri soldi da spendere: la parcella del geometra e l’obolo per lo stato che con una mano ti da ottanta euro e con l’altra te ne chiede ottocento.

da destra: Romano Perino, Massimo Maffiodo e il sottoscritto negli uffici VIA del Ministero dell’ambiente a Roma a gennaio 1993 – aguzzando al vista si può notare l’adesivo No Tav – disegnato da Massimo Molinero – appiccicato al muro

Romano Perino

Per illustrare questo ennesimo inutile sfogo uso alcune immagini di Luca Perino, fotoamatore evoluto (più bravo di tanti professionisti), attivista No Tav, figlio del mai abbastanza rimpianto  Romano, già sindaco proprio di Mompantero (e di cui l’attuale primacittadina – Piera Favro – fu consigliere comunale). Romano Perino era democristiano e fiero della sua appartenenza, ma non esitò a mettersi contro il partito, a inimicarsi le gerarchie ecclesiastiche, a compromettere la sua salute quando si affacciò all’orizzonte (prima del Tav) il rischio di un nuovo elettrodotto ad alta tensione sulle pendici del Rocciamelone: fu grazie alla sua straordinaria energia e a chi promosse la protesta popolare per una volta vincente contro l’inutile raddoppio di cavi e tralicci se quella Grandeopera fu accantonata. Accadde qualche anno dopo la battaglia persa contro il raddoppio della viabilità con l’autostrada del Frejus e qualche anno prima del conflitto tuttora in atto contro “il raddoppio di una ferrovia raddoppiata”. Grazie a quella lotta vinta, vigili del fuoco, volontari e piloti di elicotteri e canadair hanno potuto – se non altro – ridurre il rischio di restare impigliati in una ragnatela da mezzo milione di volt!

Ricordo il viaggio notturno – cuccette di seconda classe – con lui e con Massimo Maffiodo, (già sindaco di Condove e presidente della Comunità Montana della bassa valle) alla volta di Roma, via delle coppelle,  sede degli uffici della Commissione di Valutazione di Impatto ambientale che doveva decidere se il nuovo elettrodotto era “ambientalmente sostenibile” (come si dice adesso): fu come viaggiare con Don Camillo e Peppone, ma non quando fanno a botte, bensì quando il prete e il miscredente si confrontano sui rispettivi dubbi rispettando le poche certezze. Non dormimmo neanche un minuto: loro a parlare, io ad ascoltarli. Di li a qualche ora dovevamo scoprire che due terzi degli impiegati non erano funzionari del ministero, ma “distaccati” in prestito da ENI, ENEL, FS, Autostrade ecc ecc e capimmo perché era così difficile far prevalere le ragioni del territorio su quelle delle imprese. Per “rappresaglia” appiccicammo alla moquette della sala di attesa il primo adesivo No Tav appena disegnato dall’avvocato Massimo Molinero (a proposito di rimpianti)…

l’articolo di Giuliano Dolfini su Stampa Sera

Massimo Maffiodo.

E’ stato scelto qualche giorno fa da Don Luigi Ciotti per commentare il Vangelo del giorno, nella più cattolica delle trasmissioni della Reteammiraglia: “a sua immagine”, in onda su Raiuno il sabato e la domenica prima e dopo l’andata in onda della Santamessa. Il fondatore di Libera, del Gruppo Abele ha scelto lui – operaio comunista, dichiaratamente ateo – per commentare la parola di Dio. Non credente,  ma “contaminato” da frequentazioni e letture gandhiane e incuriosito da un prete, anche lui un po’ eretico: Achille Croce e Don Giuseppe Viglongo cofondatori del Gruppo Valsusisno di Azione Nonviolenta. Con precisi punti di riferimento non solo nel pacifista per antonomasia, ma in Aldo Capitini, Don Primo Mazzolari, Don Lorenzo Milani. Achille era anche lui operaio, anzi era delegato sindacale come Massimo (Cisl e Cgil, non poteva essere altrimenti): lavoravano entrambi per le Officine Moncenisio che avevano in Condove la loro sede principale: uno stabilimento metalmeccanico dove si era costruito di tutto: dalle capriate metalliche per capannoni, alle prime macchine per produrre le calze di nylon. Dai carrelli per tram e vetture ferroviarie ai siluri per la marina militare (se nei nostri paesi vedevamo tornare in licenza qualche coetaneo non in divisa da alpino ma – stravagantemente – da marinaio, sapevamo che aveva fatto l’apprendista alla Monce, abbreviazione di Officinemoncenisio).

Don Ciotti non l’ha fatta lunga come la sto facendo io, i tempi televisivi sono tiranni anche per Santamadrechiesa. (Solo con Matteorenzi si può “sforare”… fin che dura). Ma ha voluto che il dialogo si svolgesse nei vecchi capannoni in stato di abbandono (la crisi non ha risparmiato le acciaierie – ultima riconversione toccata alla fabbrica di Condove – ancorché di proprietà di un qualche oligarca russo)… E ha chiesto a Maffiodo di raccontare come è stato possibile  – 47ani fa – non nella Olivetti del visionario e “Comunitario” Adriano, o alla Nuovopignone gestita a mezzadria da Mattei e La Pira, ma in una misconosciuta azienda di una periferica vallata alpina far pronunciare alla unanimità una assemblea di ottocentocinquanta operai contro la fabbricazione di armi e a costo di rifiutare commesse e di rischiare di perdere il lavoro! E Massimo lo ricorda qui https://drive.google.com/folderview?id=0B_hfkq9-kN7NfkR0V0pmZjJUX0pERzM2QVhCSTlYajNBb2hLS2NPSDNBV3JZYmpLZkxrODg&usp=sharing ; che è il link al video ospitato sul sito ANPI di Condove: non cercatelo sul “sito ufficiale Rai” dove nello stesso mese c’è si Don Ciotti, ma “a fare da spalla” a Vascorossi (che – con tutto il rispetto per i suoi fans, quarantasette anni or sono aveva appena smesso di succhiare lambrusco dal biberon). Ne diede notizia una gloriosa testata chiusa da anni –  “La Gazzetta del Popolo” – a pagina 3 del giornale che andò in edicola 15 gennaio 1971 a firma di Piero Bianucci, allora giovane giornalista; ma che sarebbe poi divenuto nientemeno che il curatore delle pagine scientifiche de Lastampa, tanto per riba-dire che non sono cose di cui abbiamo memoria solo in questa Valle: semmai che in questa Valle avremmo diritto se non a un risarcimento, a una narrazione

-altra persino se fossimo davvero quel che ci hanno accusato d’essere e non siamo.

Cosa che non è avvenuta (anzi) neanche in occasione della devastazione di questi giorni se è vero che l’attuale direttore del quotidiano subalpino si è sentito – excusatio non petita – di giustificare il poco spazio e lo scarso rilievo che ci è stato dato scrivendo che un giornale non ha solo la primapagina!

l’articolo di Piero Bianucci su La Gazzetta del Popolo

Primapagina:

è una trasmissione di radio3 che ascolto e cito spesso: è condotta in queste settimane da Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, quotidiano che fa riferimento alla Conferenza Episcopale Italiana. Sentite come ha riferito – durante la lettura delle prime pagine (appunto) dei giornali del 31 ottobre   l’invettiva di un  specialista del livore un tanto al kilo che va molto nei da talk e nei reality show che ammorbano soprattutto l’ultima parte della vita di tanti anziani relegati davanti al video e che avrebbero invece diritto a una vecchiaia serena: siamo alla fine della rassegna – al minuto 39:30 e dopo il lungo pastone sulla politica estera ed economica si torna brevemente a parlare di incendi perché – dice – “la vicenda è citata in prima pagina solo sul giornale di Feltri con un editoriale polemico”; prima di leggere si scusa perché si accorge che l’editoriale non è di Feltri” legge la firma e si direbbe imbarazzato perché commenta: “guardate la polemica dove va“: “dov’erano i No Tav?, gli stonati ambientalisti pronti a difendere la loro valle con fionde, biglie, pietre ecc ecc“; si ferma ancora e aggiunge di suo: ” questa – come avete capito – è la polemica che Libero decide di imbastire: non è su presunti o veri ritardi, sottovalutazioni, ma con settori ben precisi difatti il titolo è la valsusa brucia a differenza dei no tav e dei grillini. Questa la scelta per mantenere l’attenzione su questo fatto!” Poi va a concludere il mattinale… Inutile telefonare alla trasmissione, impossibile sperare che le commoventi lettere (pubblicate in questi giorni prevalentemente sui “social”, i vituperati social) che testimoniano come molti di noi (non chi scrive) si siano spesi per salvare la nostra Valle anche dalla follia dei piromani oltre che dalla bulimia del partito del calcestruzzo, arrivi almeno sulle pagine interne, (men che meno nei Tiggì in servizio attivo permanente dell’eterna campagna elettorale di un paese che pure viene chiamato al voto sempre più raramente)…

Inventario:

oggi dei danni degli incendi è in corso l’inventario, mentre la siccità allunga la striscia-record e nessuno può ancora dormire sonni tranquilli in attesa dei fondistrutturali del Chiampa (i numeri che ha dato rappresentano un terzo scarso di quanto speso solo per l’ennesimo buco denominato cunicolo esplorativo di Chiomonte); e siamo ben oltre un ordine di grandezza al di sotto di quanto “bruciato” per il TAV in un quarto di secolo di promozione, progetti e lavori (sulla linea esistente): interventi molto onerosi ma dichiarati bizzarramente inutili già in corso d’opera! Dopo mezzo secolo di centrali, autostrade, e speculazione edilizia (di conclamata marca mafiosa) la nostra Valle (in questo caso bassa e alta) è un colabrodo. Ma non è ancora niente rispetto a quel che gli stessi proponenti il Tav (per mettere le mani avanti dopo le inchieste sul Mugello?) ammisero attraverso un expertise commissionato a uno studio di ingegneria del nord Europa circa il rischio concreto di perdita definitiva di risorse idriche. Il Presidentemattarella ha appena lanciato un monito (con la mano sinistra?) mentre con la destra firma qualsiasi cosa promuova la crescita…e anche altro; tant’è che si è sentito di dover spiegare a una scolaresca che ha l’obbligo di firmare anche quel che non gli piace.

Allora custodiamo e narriamo noi (visto che nessuno lo farà al posto nostro) ciò che di buono c’è stato anche in questo momento drammatico che ha riportato in montagna i nipoti di chi ci era salito oltre settant’anni fa a Falcimagna, verso il rifugio Stellina, al Colle del Lys per difenderle (le nostre montagne) da un altro nemico (anche allora esterno e interno).

Ci sarà (ci dovrà essere) il tempo e il modo per stabilire se i Canadair arrivavano dalla Croazia, da Imperia o da Roma-Ciampino. Ci sarà (ci dovrà essere) il tempo e il modo per verificare se è vero che appartengono a 7 società private indagate per aver fatto cartello di modo da fare lievitare il prezzo dell’appalto. Ci sarà (ci dovrà essere) il tempo e il modo per capire se è tollerabile che  Elicotteri e aerei siano “un nolo a caldo” ( = comprensivo dei piloti che rasentano l’eroismo ad ogni tuffo e a ogni picchiata tra rocce, fiamme e i tralicci di Terna). Tempo e modo per dimostrare anche a Mattarella e anche ai giornalisti dei quotidianicattolici  che gli F35, con i valorosi cui vengono affidati, possano invece essere acquistati e pagati direttamente dal contribuente (e fuori persino da qualunque “logica di mercato”)! E se chi lavora nelle aziende dove li assemblano non sia arrivato – quarantasette anni dopo la Monce – a fare un pur più modesto salto di dignità.

le due ultime foto sono tratte dalla raccolta reperibile al link https://photos.app.goo.gl/7T1MWvc2FHsztHoH2 (qualcuno lo segnali al quotidiano Libero (… di gettare fango su chi si fa il culo e di sparare impunemente sulla “Crocerossa”)

Ci sarà (ci dovrà essere) il tempo e il modo per stabilire se uomini e mezzi in quantità adeguata  non potevano essere chiamati prima (o se sono arrivati solo dopo che il Chiampa ha deciso di compiere un atto di sottomissione verso l’Astronascenteminniti  o dopo la dichiarazione, comunque tardiva, dello stato di calamità).

Ci sarà (ci dovrà essere) il tempo e il modo per denunciare la ministracompetente per l’improvvida riforma che ha annesso ai CC il Corpo forestale dello Stato.

Ci sarà (ci dovrà essere) il tempo e il modo per analizzare se dopo il passaggio di Attilabertolaso la superstazioneappaltante chiamata Protezionecivile riesce almeno a svolgere una funzione di coordinamento e se c’è qualcuno in grado si assumersi la responsabilità di mobilitare uomini, mezzi – e capitoli di spesa – prima che i politici di professione – nominati da S&P – lottizzino anche tempi ed entità degli “interventi di somma urgenza” a seconda di come votano i cittadini malcapitati di turno.  Ci sarà (ci dovrà essere) soprattutto il tempo e il modo per chiedere il risarcimento dei danni (altro che compensazioni) a lobby e politici di riferimento responsabili del cambiamento climatico come dell’impoverimento diretto e indiretto delle risorse idriche,,,

E di sperare – quindi – almeno che “Bambi non sia morto invano”.

Ma intanto ancora un grazie a “quei temerari sulle macchine volanti” e ancor di più a quegli altri temerari che hanno combattuto le fiamme stando per dieci giorni e dieci notti ininterrottamente in prima linea e  che col calare dell’oscurità si sono dovuti arrangiare come la fanteria che deve esporsi senza la “copertura aerea” ma la cui azione non è risultata altrettanto fotogenica (anche perché o si facevano i “selfie” o si davamo da fare per salvare il salvabile).

Borgone Susa, 4 novembre 2017 – festa della “Vittoria” – Claudio Giorno

 

 

 

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