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CEDRIC, BOVE’, MIGRANTI, PETROLIO E TAV

luglio 26, 2017

Martedì 25 luglio. Raffiche di foehn, come solo d’inverno, spazzano le terre di confine tra Francia e Italia. Su il Fatto Quotidiano Anna Vullo racconta dell’ultima disobbedienza di due contadini:

Cedric Herrou, noto alle cronache per aver comprato un rudere sui terrazzamenti da anni incolti della Val Roya e averli rimessi a coltura e cultura ospitandovi, assieme alla sua famiglia, decine di migranti che la Francia respinge e l’Italia concentra sugli scogli di Ventimiglia.

Cedric Herrou intervistato da Guido Piccoli per la radio della Svizzera italiana nella sua casa-rifugio di Breil sur Roya (foto Cg – 2017)

E José Bové, contadino ribelle eletto eurodeputato nelle liste dei verdi francesi per vedere dal di dentro che fine ha fatto l’Europa e come è riuscita la finanza internazionale a divorarsi anche i contributi agricoli.

Herrou e Bovè avevano provocatoriamente accompagnato verso Nizza – lunedì 24 luglio – duecento di quei migranti che  quotidianamente tentano di raggiungere Marsiglia, Lione, Parigi e poi Londra e il nord del vecchio continente. In centoventi erano riusciti a prendere il treno per Marsiglia, ma a Cannes, la città dei lustrini e delle paillettes, del red carpet e del casinò erano stati intercettati da una intera divisione della gendarmeria; fatti sedere tra i binari, guardati a vista per ore dai RoboCop in assetto antisommossa, quindi caricati sui pullman e deportati al di la della dogana di Menton; ri-lasciati nella casella di partenza, sul suolo italico  – in un beffardo gioco dell’oca in cui è naturalmente finito anche Herrou – tornato nella casella della prigione (mentre Bovè, grazie al suo status di parlamentare l’ha svangata).

Non risulta che il Ministrominniti abbia opposto resistenza, anzi, pare che i pullman abbiano proseguito il viaggio fino a Taranto di modo da rassicurare la monarchia transalpina da successivi tentativi di incursione. Inutile aggiungere che i richiedenti asilo erano in gran parte cittadini di ex colonie francesi.

***

French President Emmanuel Macron stands between Libyan Prime Minister Fayez al-Sarraj (L), and General Khalifa Haftar (R), commander in the Libyan National Army (LNA), who shake hands after talks over a political deal to help end Libya’s crisis in La Celle-Saint-Cloud near Paris, France, July 25, 2017. REUTERS/Philippe Wojazer

Mercoledì 26 luglio. Ancora da Il Fatto Quotidiano (unico giornale che rifiuta di pubblicare veline governative copiaincollate sotto forma di articoli di fondo) si può leggere come, perché e per cosa il primocittdino di Francia abbia coronato l’impresa iniziata dal suo predecessore neogollista e proseguita (maldestramente) da quello “di sinistra”: la pacificazione tra gli “uominiforti” questa volta di una ex colonia italiana: la Libia: Qui è Leonardo Coen a guidarci nel Castello La Celle-Saint-Cloud, (alle porte di Parigi) in un tour immaginario, (visto che nessuno italiano era invitato) tra flash digitali e strette di mano… analogiche:

Non stupiamoci se la la Francia ha messo il cappello sulla questione libica, scalzando l’Italia nel suo ruolo di mediatrice della complessa ed indefinita situazione che oppone Tripoli alla Cirenaica. Anzi, umiliandola sul piano diplomatico” – scrive Coen che prosegue: – “La colpa è solo nostra: paghiamo l’insipienza di un ministro degli Esteri che è preso dalle beghe interne del suo partito (…) Paghiamo il fatto che i politici del nostro Paese si muovono in ordine sparso, esportando litigi, divisioni, remando contro gli interessi vitali italiani. Al contrario, la Francia – ma anche Spagna, Germania, Gran Bretagna – fanno “sistema”.

Ma il giornalista del Fatto oltre a non copiare e incollare veline ha anche il pregio di non fermarsi alla cronaca: ha letto “Rivoluzione”, il libro-manifesto del banchiere prestato alla politica (e che governa sulle macerie dei predecessori pur avendone arruolati non pochi tra le sue fila):

Cita il  capitolo XIV, che considera come un obiettivo primario “la nostra sicurezza all’esterno e dunque la necessità di combattere con ogni mezzo il nostro nemico, l’Isis, e tutti i rischi a esso connessi”. Infatti, nel documento sottoscritto ieri nel castello La Celle-Saint-Cloud, è esplicito il riferimento a questo aspetto che giustifica l’intervento francese (mentre tutti sanno che è il petrolio il vero motivo) commenta sarcastico ma lucido Coen che aggiunge un dettaglio che ci riporta a Herrou, Bovè, ma soprattutto ai migranti: Cita un “rapporto della Farnesina (…)” che spiega che dove la“Libia confina con Niger e Ciad sono dislocati i contingenti armati francesi. L’Armée non blocca il flusso dei migranti. Li lascia passare. Parigi fa finta di nulla. I trafficanti di uomini possono operare tranquillamente. Dunque, c’è ipocrisia nel pensiero macroniano”.

 ***

Elisabeth Borne, ministro dei trasporti del prmo governo Macron e fino a pochi giorni fa presidente della RATP il vastissimo réseau di metrò, ferrovie suburbane, tram e bus di Parigi che muove 8 milioni di persone al giorno!

Venerdì 28 luglio, (il prossimo):

Non sarà Minniti col bauletto dei suoi abiti di sartoria famosi sin dai tempi in cui era un fedelissimo (?!) di Dalema… E neanche Alfano paracadutato dagli interni agli esteri  senza neanche aver ancora una nozione precisa della “sua” Sicilia visto l’abisso che si coglie tra le sue esternazioni e una provocazione di Sciascia o una spiritosaggine di Camilleri. Ma sarà Graziano Delrio a prendere un volo (Alitalia?) per Parigi.

Dove non dovrebbe incontrare Macron – se quel che ne anticipano gli ascari dell’Ansa corrisponde al vero – ma Elisabeth Borne, la donna che Macron ha scelto per un ministero che – significativamente – viene definito “incaricato dei trasporti nella transizione ecologica e solidale” (mi scuso per i limiti di una traduzione letterale dal francese).

E non c’è bisogno delle veline dei giornalisti accreditati presso le lobby della finanza e delle costruzioni (che sono anche i loro editori) per capire che siamo proprio di fronte a una persona di assoluta competenza ed esperienza perché proveniente dagli studi e dagli incarichi giusti (ed anche perché arruolata dal rivoluzionario liberista mentre si aggirava tra le macerie del secondo ancien regime): basta e avanza leggere il suo sobrio ma impeccabile curriculum.

Parigina-doc, nata nel ’61, laureata al politecnico e diplomata presso la prestigiosa Ecole natio­nale des ponts et chaus­sée, membro del Collegio degli Ingegneri non disdegna la frequentazione della politica dove inizia fin dal 1987 a occuparsi di infrastrutture nell’impegnativo contesto dell’Ile de Farnce per approdare ai trasporti – come consigliere tecnico – negli anni ’90.

Per conseguire – nei primi anni 2000 – il ruolo di direttore generale della strategia delle SNCF (Le ferrovie francesi) e – cinque anni dopo, dedicarsi alla regìa delle concessioni della potentissima finanziaria e impresa di “Grandi Opere”  Eiffage! Successivamente è direttore della pianificazione per la città di Parigi, Prefetto della regione Poitou-Charentes, e per un anno dirigerà il Ministero dell’Ecologia di Ségolène Royal (già candidata socialista all’Eliseo sconfitta nel 2008 da Sarkozy, nonché ex consorte di Hollande che la nominerà ministro del governo Valls nel 2014).

Poi dal 2015 al 2017 (fino a pochi giorni fa), occupa la poltrona di presidente della RATP il vastissimo réseau di metrò, ferrovie suburbane, tram e bus di Parigi che muove 8 (otto) milioni di persone al giorno! (Una delle reti pendolari più complesse del globo dove – in totale controtendenza – la Borne ha annunciato, nel 2016, l’assunzione di 3 000 persone!).

Manco a dirlo è stata insignita del titolo di Cavaliere dell’Ordine Nazionale al Merito e della “Legione d’Onore”!

Potrei fermarmi qui. Intanto vi risparmio il curriculum di Delrio perché il poveruomo uscirebbe distrutto nel confronto e non solo sul piano tecnico… Ma mi pare utile (e intrigante) aggiungere alcuni dettagli apparentemente marginali circa i motivi che avrebbero indotto il ministro reggioemiliano delle Infrastrutture e dei Trasporti (ma cosa aspettano a cambiargli almeno il nome) a precipitarsi dalla sua “collega parigina”. (Sempre a dar retta alla solita Ansa).

La Borne, quando era dirigente delle Ferrovie Francesi aveva un presidente: si chiamava Hubert du Mesnil. Non è una omonimia: è proprio l’attuale presidente di TELT (il “TAV” Lyon- Torino, o meglio: quel che ne resta)  che – non diversamente da tanti illustri pensionati delle potentissime (ma spendaccione SNCF) – ha avuto così la sua “buonuscita”.

Non solo: la Borne è stata membro della Commissione Intergovernativa che ha concepito e poi partorito la Lyon Turin Ferroviarie, LTF (oggi ridotta alla low cost TELT, Tunnel Euralpin Turin-Lyon).

Insomma: l’ingegner Borne sa di cosa parla, Delrio no.

Qualunque sia l’esito dell’incontro chiesto frettolosamente e con imbarazzo dal nostro ministro il suo peso sarà zero (non dissimilmente da quello dei suoi colleghi di esteri e interni per le ben più impegnative vicende si cui sopra): anzi: proprio come i suoi colleghi di un  governo nato morto e sotto la minaccia permanente del Rottamatorerenzi avrà il peso che il Rivoluzionariomacron deciderà di assegnarli: una parte in commedia.

Perché Macron – nello scegliere la Borne per quel dicastero – ha mostrato chiaramente l’intenzione di voler delegare a persona competente e di esperienza la spinosissima questione dell’indebitamento  non solo di SNCF, ma della miriade di Società Concessionarie di Grandi Opere che in Francia (come in Italia e nel resto del vecchio continente) hanno in comune parecchie cose, ma in particolare una: di nascere senza copertura finanziaria per poi andare a pesare come macigni sul debito pubblico.

(Per poi ricattare governi e cittadini sull’occupazione: il manipolo di operai in sciopero dopo la fine dei lavori del cunicolo-Tav di Chiomonte è solo un riverbero che sconfina fino a noi dalla Grande Francia delle Centrali Nucleari a fine vita, dei Canali Navigabili insabbiati e delle Linee Ferroviarie a Tres Grande Vitesse al collasso finanziario).

Delrio una sola cosa potrà fare e con tutta probabilità farà: ribadire e soprattutto garantire che il Tunneleuralpin lo pagheranno in larga parte i cittadini italiani (un po’ quegli europei e un “petit peu” quelli francesi). Poi se Hubert du Mesnil riuscirà a convincere la sua ex funzionaria che per il saldo non chiederà alle casse parigine neanche un cent ma (e soprattutto) che li procurerà il suo aiutante di campo Mariovirano, non sarà certo lei a deludere le aspettative di Eiffage & Co.

E se poi Eni sarà disposta a dividere in parti disuguali il petrolio libico con Total-Fina-Elf e noi ci terremo i migranti che vogliono invadere la Dolcefrancia da Ventimiglia al Montebianco, in cambio potremo pagarlo anche tutto il Tunneleuroalpino. Ma a patto di elettrificare il filo spinato lato-italia per stecchire come zanzare gli africani (specialmente quelli di lingua francese) che si ostinano a voler vedere da vicino la Tour Eiffel.

Borgone Susa. 26 luglio 2017 (2giorni avanti il viaggio della speranza di Delrio) – Claudio Giorno

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http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/25/francia-cedric-herrou-ed-eurodeputato-accompagnano-200-migranti-a-nizza-maxi-blitz-della-polizia-li-riporta-in-italia/3753755/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/25/francia-cedric-herrou-ed-eurodeputato-accompagnano-200-migranti-a-nizza-maxi-blitz-della-polizia-li-riporta-in-italia/3753755/

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