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L’IMPERO DEL BACO DA SETA

maggio 17, 2017

Fino al 2700 aC. l’unico luogo conosciuto dove venivano allevati i bachi da seta era la Cina. Ci vuole la battaglia di Carre (53 aC.) perché i Romani scoprano il prezioso tessuto derivato dai bozzoli, ma ci vogliono ancora moltissimi anni (e due monaci inviati in Cina dall’imperatore Giustiniano) per “scoprire” come si fa a produrre il prezioso filato. Cosa che non pone fine al formicaio umano che percorre LE vie della seta (si tratta di un ventaglio di itinerari che – come le vie francigene ed altre – si moltiplicano nei secoli). E’ su una di queste che si avventura Marco Polo, viaggiatore e letterato vissuto tra il 1254 e il 1324 dal cui Milione deriva il mito che oggi pare si voglia rinnovare.

Ma chi ripropone oggi la, anzi di nuovo LE, vie della seta non ama la letteratura (semmai se ne serve per darsi una copertura culturale), e ai tessuti brillanti e cangianti preferisce il grigio calcestruzzo. Lo stesso baco è divenuto un termine con una accezione prevalentemente negativa, (gli attacchi informatici globali di questi giorni che le “ultimenotizie” attribuiscono proprio a uno degli stati che i Cinesi vorrebbero inserire nei “nuovi itinerari” – il Nord Corea – sono descritti come una miriade di “bachi” che si insinuano nei computer di ospedali, banche e governi per rubarne i preziosi dati e chiedere impagabili riscatti per “restituirli!

Guarda dove si è infilata Telt”… http://www.limesonline.com/rubrica/cina-forum-nuove-vie-della-seta-belt-and-road-initiative mi scriveva ieri sera un amico aggiungendo l’impegnativa nota pubblicata da Lucio(prezzemolo) Caracciolo sull’ultimo numero della sua celebrata rivista, Limes: “Questo articolo segna l’inizio del “Bollettino imperiale”, l’osservatorio di Limes dedicato all’analisi geopolitica della Cina e delle nuove vie della seta. Grazie al sostegno di TELT. Puoi seguirci su Facebook e Twitter.

Ecco – se ce ne fosse stato bisogno – la miglior conferma della bontà dell’intuizione di Presidio Europa, (il gruppo che all’interno del movimento No Tav della Val di Susa ha con particolare tenacia (fin dal primo decennio del nuovo millennio) cercato di stabilire contatti con le tante realtà europee e mondiali che si battono contro le Grandi Opere Inutili e Imposte  http://www.notavtorino.org/documenti/cart-hendaye-it-23-1-10.pdf  ). Intuizione circa il tentativo dei lobbysti della “Tav” Lyon-Turin di infilarsi – come paguri – nelle conchiglie (anzi nei bachi) della “nuova via della seta”. Una manovra confessata candidamente. Ma quello che neanche i più maliziosi tra noi avrebbero mai immaginato è l’ambizione imperiale a conferma di una megalomania conclamata ma che appare ormai incurabile!

E che la disordine attorno all’argomento resti totale lo confermano una innumerevole quantità di contraddizioni. Alcune addirittura presenti nell’articolo “sponsorizzato” di Limes:

La seconda nota dolente del forum è che, secondo il Guardian, i membri dell’Ue che hanno partecipato a un panel dedicato al commercio non avrebbero voluto firmarne la dichiarazione conclusiva poiché non menzionava l’importanza dell’impegno sociale, della sostenibilità ambientale e della trasparenza.(,,,)”

 Nonostante le grandi ambizioni cinesi, la Bri  presenta alcune fragilità. Le sue rotte infatti attraversano teatri ad alta instabilità geopolitica come il il cinese Xinjiang, il Pakistan, la Turchia, gli Stati del Corno d’Africa. Inoltre, gli Usa grazie alla loro potente Marina sono in grado di intervenire su qualunque diramazione delle nuove vie marittime della seta e – potenzialmente – ostacolare i flussi commerciali cinesi,(,,,)”

Ma anche limitandosi a seguire distrattamente i bollettini trionfali che “i nostri inviati a Pechino” (al seguito del premier Genuflessioni e del ministro Delirio) hanno compulsivamente inviato nelle ultime 48ore la confusione appare del tutto evidente: cito, a titolo di esempio, che mentre da una parte si sostiene che la versione infrastrutturale della via percorsa da marco Polo sarà rigorosamente terrestre (strade&ferrovie per loro pari sono) e che tuttalpiù si dovranno potenziare i porti di approdo, sta mattina nel salotto di Raiuno si celebravano (prima di averle ottenute) le commesse a Italcantieri di navi (made in Italy) destinate al Sol-levante! Naturalmente gli “esperti” interpellati in cambio di ¼ d’ora di visibilità e di un generoso rimborso spese (il canoneRai abbinato alla bolletta elettrica consente margini più ampi) si guardano bene dal ricordare che non sono ancora trascorsi 6mesi dalla drammatica bancarotta di Hanjin (la più grande compagnia di trasporto marittimo sudcoreana) e che qualche grande nave ha potuto attraccare da pochissimo nei porti presidiati dagli avvocati di banche creditrici e dirigenti di ipermercati di elettronica rimasti con gli scaffali vuoti “nelle settimane delle tredicesime”! (Per non dire degli equipaggi tenuti in ostaggio al di la delle dighe foranee che mendicavano viveri e carte telefoniche per tenere informate le famiglie sulla loro sorte!). E soprattutto senza dire che tutte le grandi compagnie di trasporto marittimo mondiale sono indebitate, al punto di non poter pagare le ultime navi ordinate e che le tariffe che applicano sono in tale regime di dumping che nessun trasportatore via terra potrebbe competere! Cose di cui in Italia hanno scritto in pochi: un esperto indipendente come Sergio Bologna http://www.clap-info.net/2016/09/la-perfezione-nei-disastri/ o Marina Forti su Internazionale  http://www.internazionale.it/opinione/marina-forti/2016/09/14/hanjin-bancarotta-crisi-globale . Cose che i giornalisti da salottoRai non riescono neanche a immaginare sdraiati ai piedi dei politici di governo davanti ai giganteschi schermi Lcd che magari sono stati sdoganati solo una settimana prima da qualcuna delle navi tuttora sotto sequestro (e che nessuno potrà mai pagare)!

Borgone Susa, 17 maggio 2017 – Claudio  Giorno

 

 

 

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