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IL PRIVATO È POLITICO

dicembre 5, 2016

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Sono circa le 19 del 4 dicembre e comunque finisca questa tornata referendaria – lo dicono tutti –  niente sarà più come prima. Sarei tentato di fare come i grandi editorialisti (anche se non sono né grande né editorialista): preparare due bozze di stesura del mio commento al “risultato elettorale” (che tale è stato trasformato dalla personalizzazione voluta dal premier, come credo sia noto anche ai neozelandesi). Ma comunque andranno le cose (e ben sapendo che lo stato d’animo in cui riprenderò a scrivere “dopo” potrà essere opposto) partirò dalla fotografia, scattata pochi giorni fa in cucina e che pubblico sotto il titolo: Si tratta del ritratto rubato a mia madre, Pierina Tamasco, durante la visita di suo nipote Nicola, domenica scorsa. La ragazza, classe 1918, ha “ ancora”  novantasette anni; mancano dieci giorni al 15 dicembre quando ne compirà novantotto, se Dio vuole (come dice lei)… Parto dal ritratto di mia mamma perchè, questa volta,  non se l’è sentita di andare a compiere quello che ai suoi tempi era considerato un dovere. Le è mancata la forza nonostante ricordi spesso, e con fierezza, d’esser l’ultima figlia di Nicola Tamasco, un po’ ferroviere e un po’ birocciaio in Agropoli (Salerno), ma soprattutto antifascista, attivista del Partito d’Azione, (il partito collegato alle formazioni partigiane di Giustizia e Libertà), che pur nella sua breve vita politica avrebbe “prestato” più di un padre costituente alla stesura della Carta.

Dovevo premettere che nella sua ormai lunga esistenza ha mancato pochi appuntamenti con le urne; quasi che ve la conducesse ancora la figura imponente di suo padre (mio nonno non era alto di statura, ma si imponeva col suo carattere guardando dall’alto in basso anche chi lo sovrastava di venti centimetri). E ancora all’ultimo referendum, quello sulle trivelle, (in cui Renxi  invitò i cittadini ad andare al mare per abortirlo grazie al quorum), aveva voluto essere accompagnata nella vecchia caserma dei carabinieri che a Borgone – (mantenendo le sbarre alle finestre!) – è stata ristrutturata per le scuole medie e dove vengono allestite le due sezioni in cui gli aventi diritto al voto vengono suddivisi.

Ma allora perché non andare proprio questa volta che era in gioco addirittura la “sua” Carta? E perché partire da “una questione privata” per intervenire su un evento cui abbiamo partecipato in così tanti e al di la di ogni previsione nell’affluenza come a determinarne il risultato?

Intanto perché in  queste ore tutti hanno scritto più o meno autorevolmente tutto: tra cui anche “Brexit, Trump, Renzi. Più “l’informazione canonica” terrorizza gli elettori recitando le solite litanie del “dopo di lui il diluvio”, più gli elettori fanno l’esatto contrario” (Lo ha scritto Andrea Scanzi sul suo blog non sapendo forse che un giornalista (ignorante) della celebrata Washington Post ha definito “populista” il voto di ieri. Un voto di assoluto profilo ideale espresso per difendere  la Costituzione scritta da Calamandrei e Dossetti che si voleva sostituire con le clausole contrattuali dei derivati tossici dettate alla Boschi da un anonimo funzionario di JPMorgan…

Il che dimostra che oltre a star tornando di moda l’onestà, aver ripreso vigore (dove il gioco valga la candela) la partecipazione, anche il non così vecchio slogan “il privato è politico” andrebbe forse rivalutato. Tornando quindi “giustificatamente” a mia madre credo che il non sentirsela di farsi accompagnare ieri al seggio sia molto dovuto alla stagione invernale che – qui al nord – è particolarmente severa con gli anziani specie in giornate rigide e uggiose come quella di ieri

Cosa dovuta al fatto che il “giovane” presidente del consiglio ha spregiudicatamente tentato di ottenere il massimo di consenso da parte del maggior numero di persone raggiungibili con i “saldi di fine stagione”. E’ con questo preciso disegno che ha trascinato il voto  fino alla “vigilia di Natale”, subito dopo le aumentate “tredicesime” ai pensionati al minimo, e il rinnovo contrattuale agli statali (dopo sette anni di vacanza)!

Il che ha inevitabilmente determinato che una consultazione che normalmente si svolgeva tra primavera ed estate sia stata trascinato fino all’ultimo mese dell’anno.

Accordando così un tempo enorme al miglior “televenditore” dai tempi di Vannamarchi,  proveniente dalla scuola di Mikebongiorno e di Maria De Filippi. Che ha potuto così  esibire un campionario di bugie – molte delle quali inedite – e che avrebbero potuto/dovuto far presa sull’elettorato intercettato televisivamente (che è stato bombardato di spot come mai in precedenza e come gli istituti di garanzia – ora che non han più paura della rappresaglia padronale – potranno certificare)

Una disponibilità totale anche del calendario accordata al premier, come della formulazione del quesito e di molto altro che è stata permesso dal secondo Presidente della Repubblica da cui è dipeso il suo mandato… Un Presidente – Mattarella – che non so ovviamente dire se abbia scientemente deciso di non difendere più di tanto (fin che era in vigore anche avesse vinto il si) la carta su cui aveva giurato; sono più propenso a credere che le “scelte carticide” (e non solo di carattere formale)  appartengano a Giorgionapolitano…  Ma certo è che almeno questa dilatazione inammissibile dei tempi un Presidente della Repubblica non la doveva permettere (e il mio non è un parere da costituzionalista, per carità, ma una puro esercizio di buon senso). E che sia lui la persona cui è affidata la delicatissima fase che seguirà il suicidio politico (tentato?) di “un uomo solo al telecomando” non mi rassicura affatto.

Borgone Susa, 5 dicembre 2016 – Claudio Giorno

 

 

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