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MAGGIO

maggio 28, 2016

Caro Donvi (*),

te ne sei andato di maggio, un maggio di venticinque anni fa, ed è “del maggio (francese)” che parlavi  la sera che ho avuto consapevolezza piena della fortuna d’averti incontrato: fu nei locali dell’Enaip, il prefabbricato che ancora oggi svolge in Condove una funzione sociale importante per il paese. Una costruzione solo in apparenza precaria, e  che allora  non era solo un accogliente “contenitore” ma era soprattutto il suo “contenuto”: i tanti giovani ( e qualche meno giovane) che si aggiravano tra i tecnigrafi, le frese e i torni che eri riuscito a far arrivare dalla Monce per far partire quell’ascensore sociale oggi irrimediabilmente bloccato. Una generazione che avevi incontrato all’”avviamento” dove nell’ora di religione parlavi di lavoro – il Lavoro che ti aveva segnato da giovane (ma svelandoti la vocazione in quelle lunghe giornate in “sanatorio”). Il Lavoro di cui credo di averti sentito parlare – ragazzino – a Bessen Haut, nella colonia estiva di Don Cantore, senza capire  granché – lo confesso – del perché un prete ci spiegasse “la politica”, la giustezza delle  rivendicazioni operaie, il ruolo dei sindacati…

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Politica che una sera d’estate era entrata tra le pareti del prefabbricato di via Buozzi attraverso il cinema. Non “le filmine” con cui i tuoi “colleghi” intrattenevano rumorose scolaresche, ma il cinema vero, quello ritenuto scabroso, perché raccontava la realtà, i conflitti sociali, le guerre,  le passioni degli umani, anche dei preti. Condove, paese-incubatore nel laboratorio della Valle di Susa sfornava fermenti che Tu sapevi “usare” con rispetto pari alla tua proverbiale determinazione: Il “Gruppo 33”- uno fra tanti – fu il “braccio armato” (di proiettore) attraverso il quale anche io scoprii il maggio francese del ’68: io che pure c’ero stato a Parigi – in gita scolastica – l’anno dopo chiedendomi, il perché di tanti incomprensibili graffiti sui muri, o nelle stazioni piastrellate del metrò… Non ricordo il titolo del film, ma mi ricordo che era “difficile”, stupiva che un prete lo avesse proposto e lo vedesse e commentasse li con noi: erano altri i cineforum cui ero stato “educato” sino ad allora…

Qualche giorno fa Luisa Passerini raccontando a Wikiradio il 13 di quel maggio (nel suo anniversario)  ha citato il racconto di un allora giovane studente, Henry Weber (allora studente alla Sorbona): Vale la pena citare le sue parole (che scriverà in un libro):”il maggio era come vivere sempre nella luce, la vita era bella, anche il tempo era bello, gli uomini e le donne erano bellissimi, tutte le gerarchie si erano dissolte”. Secondo la narratrice  Weber sta inconsapevolmente parlando di quella che Anna Arent ha definito “felicità pubblica”, la felicità di fare qualcosa assieme in tanti per il bene collettivo e quindi di creare una Comunità, e quindi di creare una comunicazione. Queste  sono le parole chiave: felicità (pubblica), comunità e comunicazione.

Puo’ far ridere (gli sciocchi com’è  del resto risaputo) dire che Parigi sta a Condove come la Valle di Susa  al mondo. Ma è proprio quello che cercavi di farci capire – (Tu lo sapevi già) – riempiendo di libri (letti attentamente) gli avari scaffali della casetta in fondo al parco di Villa Bauchiero dove due generazioni di vescovi-conte (pre e post conciliari) avevano invano cercato di confinarti. I libri di Don Mazzolari, di Don Milani, di Hans Kung, e di tanti pensatori laici di cui anche chi di noi “non credente”  scopriva a volte l’esistenza grazie a te!

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E – non lo venga a sapere la #Procuraditorino, (quelli ormai, finiti i vivi, si accingono a processare i morti) – Le tue idee, la tua passione, la tua insofferenza verso le “verità di comodo” sono state, con i tuoi libri, l’eredità preziosa che ci hai lasciato. Quella che ci ha permesso di riprodurre  nel nostro piccolo laboratorio – qui nel profondo nordovest dell’Italia, anche qualcosaltro di quel che ha ricordato la sociologa del ’68 francese: “La comunicazione che si stabilì nel maggio francese coinvolgeva diversi strati sociali ma anche persone che si incontravano per la prima volta: persone per la strada che si ritrovavano unite da un intento comune. E non erano soltanto gli studenti, gli operai, e altri lavoratori, ma migliaia di persone che accorrevano nei luoghi occupati: era occupata la Sorbona, la grande università di Parigi, era occupato il teatro Odeon, il più importante della città, dove si tenevano continue discussioni, seminari, dibattiti, assemblee dove confluiva ogni tipo di persone.

Tu non lo sai (o forse lo sai meglio di noi, che diamine) ma in Val di Susa, dopo la tua “partenza” ci siamo un po’ montati la testa. Come ricordi ci stavamo ancora leccando le ferite dopo aver perso la lotta contro i padroni (e padrini) dell’Autostrada del Frejus e ciononostante ci siamo messi in testa di lottare anche contro la mutazione genetica che “il partito del tondino e del cemento” aveva scelto per continuare a depredare le finanze pubbliche a beneficio di pochi potentissimi privati: Il TAV (ricorderai che avevamo cominciato ad accennarne quando dovesti “partire”… E non contenti di difendere il “nostro cortile” ci siamo collegati a tutti coloro che protestano contro il saccheggio di risorse economiche, territorio e ambiente. Del resto proprio Tu ci avevi “trascinati” fino a Chambery, in una freddissima mattinata d’inverno, a protestare con gli amici della Savoia contro la minaccia di aprire una miniera a cielo aperto nell’ “Espace Mont Cenis” per cavarne fuori l’uranio per il nucleare (militare e civile). Fortuna che avevamo trovato una accogliente locanda e un delizioso rosèe Apremont per riscaldarci nel primo pomeriggio… Ma questa volta ci siamo spinti più in la’ (nella latitudine oltre che nella lotta): ancora oltralpe, tra l’altro, ma fino alle costa Atlantica: a Notre Dame des Landes! del resto (ancora il racconto radiofonico) ci dice che nel ’68  proprio“in Bretagna in una fattoria nei pressi di Nantes , Bernard Lambert (cattolico, sindacalista, già parlamentare) promuove la lotta tra i contadini sostenendo la necessità di una intesa con operai e studenti, mentre tiene lezioni di agricoltura pratica a gruppi di universitari che lo aiutano nel suo lavoro.   E un giovane appartenente ai contadini cattolici (che poi divenne un sociologo rurale non a Parigi ma ad Angée (?) e anche questo è importante: il maggio francese non fu solo Parigi) racconta così la propria esperienza di quei giorni; Qual’è il mio ricordo più vivido del maggio ’68? La scoperta della capacità di tutti di parlare; di parlare di qualsiasi cosa con chiunque; in quel mese di parole ho imparato di più che in cinque anni di studio e di scuola”. E in questo parlare era lo stesso tipo di presa di parola che nel 1964 a Berkley – Università della California – aveva spinto alla prima grande rivolta studentesca che non era più solo per i diritti civili degli afro-americani (che non era poco, intendiamoci) ma era per il “Free Speech”, la possibilità per tutti di parlare ! E simile è la situazione che si crea col maggio francese a distanza di qualche anno: tutti gli anni ’60 sono percorsi a livello mondiale da “movimenti di presa di parola”che è anche comunicazione all’interno della comunità che si sta creando.

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Fin qui la trasmissione che dove sei, forse non arriva, (le nostre antenne, ancorché satellitari, non sono abbastanza potenti)… Ma quel che di sicuro Ti è noto è l’avvento al soglio pontificio di un papa piemontese di origine, come te, ma nato da emigranti italiani in Argentina:  Jorge Mario Bergoglio, che con il nome di Francesco sta creando un bel po’ di scompiglio in Vaticano come in periferia. (Chi sa, forse anche l’economo-vescovo di Susa sarà un po’ scombussolato); e fin dal  risuonare in piazza San Pietro di un semplice – rivoluzionario – “buonasera”, subito dopo la fumata bianca del camino della Sistina. E a pochi giorni dalla rinuncia (senza precedenti) di quel prefetto della congregazione della fede su cui tante volte ci avevi  confidato le tue inquietudini, Joseph Aloisius Ratzinger! (Chi te lo doveva dire)… Oggi non passa giorno senza che Francesco non “spazzoli” quelli che provavano spazzolare te… (Riuscendoci solo con le  tue spoglie mortali appena composte nella bara con cui sarebbero ritornate tra le risaie, dove i campanili e le case si specchiano nel “mare a quadretti”.

E volano spesso certi schiaffoni (di cui sicuramente vi giungerà l’eco visto che arrivano dal vicario del vostro “padrone di casa”); nessuna rivalsa, da  voi non si usano, non serve perché chi quaggiù ha subito umiliazioni e condanne per la coerenza nella propria fede ha sicuramente chiaro più di chiunque altro il concetto di misericordia, quello che il Papa venuto dall’altro mondo ci ricorda ogni giorno anche quaggiù. Quaggiù dove – in coerenza coi tuoi insegnamenti – continuiamo a sostenere che la disuguaglianza che quel lontano maggio avrebbe dovuto cancellare (ed è invece divenuta intollerabile), sarebbe la prima cosa da riformare, altro che le Costituzioni, come sostengono i banchieri e i politici da loro nominati nei governi dei quattro quinti del pianetaterra. Quei banchieri che tu sei riuscito più di una volta a piegare alle esigenze degli ultimi, ma che oggi sono diventati i grandisacerdoti di un clero senza né senza etica. Ma di questo (ed altro) ne potremo parlare a lungo, quando ci rivedremo nel luogo dove “è sempre maggio” e – di sicuro – tutti possono parlare di tutto… e con tutti.

Condove,  28 maggio 2016 – Claudio Giorno

Le foto si riferiscono a una “cena redazionale” di Dialogo in Valle col tipografo Piero Melli a “Casa Pent” – negli “anni’70” -e sono state scattate da Guido Pent

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(*) Don Giuseppe Viglongo – sacerdote – era affettuosamente chiamato “Donvi” : (l’ inizio del cognome preceduto dal Don era il modo confidenziale con cui ci piaceva rivolgerci a lui). Giovane tipografo ebbe un polmone “bruciato” dai vapori di piombo delle linotype  che (assieme alla Tbc) lo costrinse a un lungo periodo di cura in cui maturò la vocazione. Sicuramente la sua passione per il sociale fu favorita dall’aver vissuto le esperienze giovanili fuori da un ambiente estraniante come quello del seminario e dall’aver contratto una grave  “malattia professionale” (che – tra l’altro – lo “obbligò” sicuramente a lunghe e  stimolanti letture). Dal suo mestiere doveva inoltre derivare una sensibilità non comune per il ruolo civile della informazione. Una apertura che lo portava naturalmente ad “evadere” dai recinti in cui il clero reazionario dell’epoca tentò invano di confinarlo: dalle parrocchie delle borgate in abbandono, sulla montagna della Val Gravio, alla funzione di “cappellano” della casa di riposo realizzata nella principesca “Villa Bauchiero”, la casa padronale della famiglia proprietaria delle Officine Moncenisio (confidenzialmente la “Monce”).  Condove  – paesone cresciuto attorno alla fabbrica e ricco di fermenti sociali, sindacali, culturali – si è rivelato il luogo forse più idoneo per “dare gambe” alle sue idee,  sicuramente assai poco “allineate” (che gli procurarono continui “richiami” da parte della gerarchia). Ma le Acli (che all’epoca esercitavano una funzione estremamente critica verso lo sfruttamento operaio), la scuola di cui era stato direttore didattico Carlo Carretto,  la fabbrica dove era stato eletto delegato sindacale un giovane seguace di Gandhi, Achille Croce, e i fermenti culturali che portarono (tra l’altro) alla nascita del “Gruppo33” – (cinefili e fotoamatori) – costituirono il terreno fertile in cui le sue idee poterono germogliare e svilupparsi.

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Da lui e attorno a lui dovevano nascere il GVAN (Gruppo Valsusino di Azione Nonviolenta), alcuni dei cui componenti furono tra i primi obiettori di coscienza e il cui sacrificio doveva portare al riconoscimento del servizio civile come alternativa alla leva militare! Il periodico “Dialogo in Valle” – da lui fortemente voluto a seguito della indisponibilità ad “aprire” il settimanale diocesano al clima nuovo promosso dal “VaticanoII”  – fu non solo un mensile militante, ma soprattutto un gruppo redazionale molto incisivo destinato a dare uno straordinario contributo alla crescita della sensibilità politica in valle (inversamente proporzionale al numero di abbonati locali). Le Officine Monceniso divennero allora – (un’era geologica prima di Internet) – famose in tutto il mondo perché i lavoratori sottoscrissero una mozione contro le commesse militari prima che in qualunque altro ex opificio militare!  L’Enaip (il braccio operativo delle Acli) poterono, (grazie alla capacità “pratica” e a una certa “spregiudicatezza” di Don Giuseppe), realizzare in Condove uno dei più avanzati “esperimenti” di scuola professionale della provincia di Torino; la cui sede, (il prefabbricato di via Bruno Buozzi, che pure sembrava un po’ una casa di cartone), svolge ancora oggi – più di mezzo secolo dopo – una funzione non solo di contenitore sociale e a servizio gella intera valle. Nella casa del custode di Villa Bauchiero – dove un vescovo miope aveva tentato invano di isolare “Donvi” – sembra ancora oggi debba aprirsi con gran fracasso la vecchia saracinesca arrugginita attraverso la quale il prete riforniva chi ne faceva richiesta (o ne aveva bisogno), di sacchi di riso, patate, ma anche di damigiane di buon vino:  aveva dato origine forse al primo Gruppo di Acquisto Solidale della Valle di Susa e non solo, e molti decenni prima dell’avvento dei “GAS”!

***

LUISA PASSERINI RACCONTA IL MAGGIO FRANCESE A WIKIRADIO 13/05/2016

http://www.radio3.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-cacbf0cd-64fd-488b-97db-f9b0cf8094b4.html

 

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