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L’ISTITUTO DELLA CONCESSIONE

giugno 27, 2015

Alcuni cenni storici (da Wikipedia)

Archeologia-Ferroviaria

All’indomani della stipula delle “Convenzioni” previste dalla riforma delle ferrovie italiane del 1885 che aveva visto l’assegnazione di gran parte dei servizi a tre imprese ferroviarie (Rete Mediterranea, Rete Adriatica e Rete Sicula), erano state mantenute diverse imprese ferroviarie, per lo più a carattere locale, che al 31 dicembre 1887 assommavano 1326 km di rete. Tali imprese operavano in regime di concessione, secondo quanto prescritto dalla Legge n. 2248 20 marzo 1865.

Nel 1916 le ferrovie concesse assommavano in totale a 4646 km, e tale estensione continuò ad aumentare nel periodo fino alla seconda guerra mondiale.

Con la costituzione delle Ferrovie dello Stato, avvenuta nel 1905 e perfezionata nel 1907, rimasero numerose ferrovie “concesse all’industria privata”, in base all’istituto giuridico preesistente che prevedeva generalmente la concessione da parte dello Stato per la costruzione e l’esercizio di linee e impianti per un determinato periodo, ritenuto sufficiente a remunerare il capitale investito.

Fin qui quel che dice la libera enciclopedia della rete, ma è proprio qui (sull’ultima frase) che casca l’asino (vale a dire il popolo sovrano) perché finora l’istituto della concessioni è stato gestito in modo da garantire profitti perenni ai privati. Prova ne è che la “filosofia” dello Sblocca-(SBANCA)-Italia sulle concessioni autostradali è stata criticata persino da un soggetto solitamente “di bocca buona” come Authority dei Trasporti che a suo tempo aveva scritto: “In particolare le misure delineano un meccanismo di proroga implicita delle concessioni, eliminando del tutto e potenzialmente per periodi significativi un essenziale fattore concorrenziale del settore. Collocandosi per altro in un contesto in cui molte concessioni sono già scadute e altre scadranno prima del 2020”. Una critica forte che esplicita il timore che si possa perpetuare e peggiorare un meccanismo perfettamente il linea con la “tradizione” di un settore “pioniere” nell’adozione ed estensione del “sistema della concessione”; (giustificata da sempre con l’esigenza di “coinvolgere i privati” nel finanziamento delle opere pubbliche, privati che – secondo i “piani finanziari addomesticati” dovevano essere in grado di avere il capitale adeguatamente remunerato al termine della durata della concessione stessa, generalmente 30 anni)…Dopodiché l’opera (strada, diga o ferrovia che fosse) avrebbe dovuto divenire di pubblica proprietà con l’eliminazione (oltre che della rendita societaria non più giustificabile) anche del pedaggio a carico dei cittadini! Ma l’ingresso trionfale di Tav SpA nel panorama concessionario pre-esistente ha offerto alla (pessima e consolidata prassi ulteriori alibi e prospettive che sono stati portati all’incasso nonostante la prematura scomparsa della creatura affidata alle cure paterne di Ercoleincalza temporaneamente ricondotta alla Holding FS. Ma prima o poi persino un organismo screditato e parassitario come l’UE ci sanzionerà per questo e soprattutto per le proroghe sine die (senza ricorso a gara europea) destinate a trasformare la concessione autostradale (e non solo) in proprietà di fatto a beneficio dei vari Benetton, Gavio e/o di chi si comprerà quella della rete redditizia Tav (previa creazione della ormai collaudata bad company per trasferire solo ma tutta la parte debitoria accesa a vantaggio delle banche sulle spalle dei cittadini)…Ma niente paura: anche le eventuali sanzioni (sperabilmente mitigate dal fatto che “così fan tutti” a cominciare da Germania & Francia) saranno a carico dei contribuenti. L’unica speranza è che grazie al sindacod’italia e alla sua modernità (qui clamorosamente certificata col ricordato editto ferroviario del 1885) la categoria “contribuenti” vada in lenta ma inesorabile estinzione venendo sostituita da una maggioranza schiacciante di miserabili e da una elite di ricchi signori rigorosamente domiciliati nei paradisi fiscali.

2015_ 06_ 24 (Sangiovanni, festa del sindacometropolita Fassino) – cg

autostrade

Nota a margine:

Giova ricordare che la la prima società autostradale, la Milano-Laghi, venne costituita il 18 novembre 1922, poche settimane dopo l’insediamento nel ruolo che è oggi di Matteorenzi, di un certo Benito Mussolini. Il quale non perde tempo a capire che “la realizzazione di un’opera del genere, peraltro sostenuta da capitale privato e dunque, per ora, finanziariamente autonoma, gli consentirà di combattere la disoccupazione, migliorerà la sua immagine di paladino del progresso, potrà avere ricadute positive sull’economia, porrà l’Italia su un gradino di eccellenza rispetto alle altre nazioni europee…tutti vantaggi che è troppo fine politico per disconoscere. Anzi, chiede addirittura di poter iniziare egli stesso i lavori con il primo colpo di piccone…” (Donatella Biffignandi: “la prima autostrada del mondo”).

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2 commenti
  1. Piero Meaglia permalink

    Caro Claudio, ti ringrazio di questo “servizio” che rendi agli ambientalisti come me che, non avendo competenze specifiche, né tecniche né giuridiche, arrancano disperatamente nel tentativo di capire i tanti atti che devono leggersi. Anche qui, nella piccola Chivasso, non mancano le convenzioni poco chiare, sulle quali ci cava gli occhi.. Ancora grazie piero meaglia chivasso

    • Grazie a Te – Piero – per il lusinghiero apprezzamento. Cerco di dare il mio contributo sulle cose di cui ho più conoscenza per scambiarla su quel formidabile strumento che è la rete che (se usata bene) può renderci consapevoli di alcuni dei processi occulti che ci rubano soldi e democrazia. Tra l’altro non sempre è solo farina del mio sacco (come in questo caso). Il che da qualche garanzia in più sulla attendibilità di quel che ogni tanto “mi scappa di scrivere”

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