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UN DECLASSAMENTO AL DI SOTTO DI OGNI SOSPETTO

marzo 1, 2015

Sto guidando ‘sta mattina. E’ relativamente presto (per una domenica). Non c’è quasi traffico, sulla statale del Monginevro non solo per l’ora, ma per il tempo incerto, nonostante si sia a venti giorni da una primavera che non sembra dover far seguito a un vero inverno. Ascolto il GR3: Salvini che ieri a Roma – in piazza del Popolo con la Meloni e Casapound – ha definito “servo sciocco di Bruxelles” l’altro Matteo, quello che governa.  La contromanifestazione degli “antagonisti” (l’unica sinistra l’ha definita Erri De Luca) che non viene citata né per uno slogan e men che meno per la partecipazione nettamente superiore a quella razzista e fascista, ma solo “perché non ci sono stati incidenti”…Tendo a distrarmi (per non incazzarmi già a ora di colazione), quando irrompe la notizia che non Ti aspetti:

 l-agence-standard-and-poor-s-a-new-york_4080584

“A distanza di 4 anni si arricchisce di nuovi particolari l’inchiesta della Procura di Trani sul declassamento dell’Italia da parte della agenzia di rating Standard &Poor’s. Dubbi sulla banca americana che controlla l’agenzia che bocciò i nostri conti: Un declassamento al di sotto di ogni sospetto, una bocciatura che causò al nostro paese 2 miliardi e mezzo di penale oltre allo spread  schizzato a livelli stratosferici e che ebbe non poche conseguenze politiche con la fine del Governo Berlusconi e l’ingresso di Monti a Palazzo Chigi. Era il 10 settembre del 2011 quando Standard & Poor’s assegnò all’Italia la tripla B mettendoci nel girone dei cattivi, di quei paesi da cui è meglio stare alla larga, almeno sul piano finanziario; un downgrading come lo chiamano gli esperti ritenuto eccessivo da diversi analisti e che sulla base di alcuni ricorsi sfociò in un processo con sei manager della agenzia di rating finiti sul banco degli imputati della Procura di Trani. Ora il quadro che emerge dalle carte aggiuntive depositate dal P.M. Michele Ruggiero – se confermato – è a dir poco inquietante! Questa la sequenza dei fatti: Standard & Poor’s declassa l’Italia. Una apposita clausola prevede che il nostro paese paghi., in questo caso, una onerosa penale alla banca d’affari Morgan Stanley per i crediti concessi…E allora dov’è il trucco? Secondo i PM è semplice: Morgan è tra i controllori di Standard: un palese conflitto di interessi che consentì di manipolare il mercato. Vedremo; il 5 marzo riprende il processo. _ Ivano Liberati per il GR3”.

morgan-stanley

A casa scarico facilmente il “podcast” del Dal GR3 delle ore 8:45 del 1 marzo 2015 http://www.rai.it/dl/grr/edizioni/ContentItem-62e9ede0-6ed7-4126-af2b-afee6b971cd8.html che ho “sbobinato” qui sopra, testuale. Poi cerco conferma sui siti dei quotidiani. Ma è domenica, presto  anche per loro, c’è aria di primavera, neanche sul Fatto Quotidiano trovo riscontro. Nemmeno a parlarne di Repubblica, Stampa, Corriere o Sole24ore. ‘Sta volta la Rai ha fatto scoop…Vedremo nelle prossime ore e giorni se ci sarà quell’approfondimento che la sintesi della informazione radiotelevisiva non consente…Ma intanto due considerazioni a margine me le permetto io: prima di tutto quella  sulla possibilità che ancora consente l’obbligatorietà (ma conseguente discrezionalità) dell’azione penale: le notizie disponibili sul processo di Trani (di cui nel mio piccolo ho già provato a scrivere) dicono infatti che  la prima mossa dei potenti avvocati della finanza internazionale era stata il tentativo – fallito- di sottrarre il processo al Tribunale della piccola cittadina sull’Adriatico; tant’è che  fin dal 18 febbraio dello scorso anno il Gup Angela Schiralli aveva rigettato la richiesta di “trasmissione di atti a Milano (S&P) e Roma (Fitch), chiesta dal collegio di difesa. E nella stessa occasione era stata respinta anche “la richiesta delle difese di dichiarare, in subordine, l’incompetenza della giurisdizione italiana in favore di quella straniera perchè reato commesso all’estero da stranieri” (come ci informava un articolo de il Il Sole 24 Ore del 22 maggio 2014). Il dibattimento ha quindi potuto rimanere la dove è stato istruito grazie all’”articolo 10 del Codice di procedura penale secondo cui, in caso di reato commesso interamente all’estero da stranieri, la competenza è del magistrato inquirente che per primo ha iscritto la notizia di reato”. Mentre ancora grazie al ”servizio pubblico” cui versiamo il canone (nel caso Rainews del 29 ottobre dello scorso anno) si evidenziava come “Davanti al tribunale sfileranno quasi certamente, su richiesta del pm Michele Ruggiero, testimoni eccellenti  dell’indagine: l’attuale ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan (all’epoca dei fatti capo economista dell’Ocse), il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, e Maria Cannata (direttore generale del debito pubblico del ministero dell’economia) e saranno depositati per la prima volta i verbali dell’audizione resa al pm dall’allora premier Mario Monti. Proprio Monti dopo il downgrading delle agenzie di rating parlò di “un attacco all’euro e all’Europa”. Ma nella stessa corrispondenza si dava conto della “sorpresa” di Ruggiero per la latitanza della Consob! Ma oltre a quella della autorità di vigilanza sulla Borsa c’è una latitanza ancor più inquietante:  quella della mancata costituzione di parte civile da parte del Ministero dell’Economia. Forse i loro legali erano troppo impegnati a chiedere i danni di immagine ai No Tav della Valle di Susa, fatto sta che evidentemente di aver elargito 2 miliardi ai banchieri affaristi di MS non glie ne può fregar di meno: son soldi nostri (dei cittadini) mica li hanno cacciati di tasca loro! Ma se questa è una battuta (anche se non troppo) che mi prendo lo sfizio di fare in dichiarata polemica oltre che con “la Casta” con altri PM e altri Tribunali della seconda (o terza?) Repubblica la considerazione che mi sembra più preoccupante è relativa alla recentissima approvazione definitiva della responsabilità civile per i Giudici . Non oso immaginare – in caso di condanna – il volume di fuoco che saranno in grado di produrre gli avvocati delle quattro sorelle della finanza mondiale e delle banche d’affari che ne detengono le quote azionarie di maggioranza. Un inferno di piombo virtuale (ma non per questo meno micidiale) cui si aggiungerà ovviamente il “fuoco amico” di una classe politica che proprio di quella finanza si è messa al servizio. E allora nei prossimi mesi oltre a Taranto per la salvaguardia della salute dei cittadini e a Palermo perché lo stato sia “costretto” a dire da che parte sta rispetto alla vecchia e nuova cupola occorrerà accendere i riflettori sul piccolo tribunale della cittàdina fino ad oggi principalmente nota per la più suggestiva cattedrale protesa sul mare d’oriente.

Borgone Susa, 1 marzo 2015 – Claudio Giorno

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