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VACANZE IN TOSCANA

giugno 16, 2014

Non solo mazzette. Dalle ultime due inchieste sulla corruzione nate attorno ad EXPO 2015 e MOSE (il sistema delle dighe mobili che dovrebbe “biblicamente” separare la laguna di Venezia dal mare aperto quando si manifesta il fenomeno dell’acqua alta) emergono ogni giorno storie che consentono anche a chi non si è mai occupato di Grandi Opere di farsi un’idea un po’ più precisa di “come funziona” l’idrovora che aspira buona parte dell’immenso gettito di denaro pubblico che i cittadini alimentano incessantemente versando Imu, Tasi, Iva, Irpef ed ogni sorta di balzello a cadenza ormai quotidiana…

consiglio-ministri

Lo raccontano particolarmente bene Stefano Feltri e Carlo Tecce su il fattoQuotidiano di oggi 16 giugno 2014,  in provocatoria coincidenza con la scadenza ossessivamente segnalata a reti unificate di Imu&Tasi che ha condotto buona parte di noi ad affollare – oggi – uffici postali, agenzie bancarie e ogni altro luogo divenuto per l’occasione una sorta di ufficio esattoriale di antica memoria. I due bravi giornalisti ci rivelano alcuni degli aspetti di funzionamento finora meno noti dello “smistamento”  del fiume di denaro che alimenta ogni giorno le voraci pale di turbine che invece d’essere destinate a produrre energia pulita, generano tangenti sporche.  C’è una commissione – nel nostro paese – cui hanno accesso solo pochi eletti: Il CIPE, acronimo di Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica. Forse l’unica struttura superstite dell’era della “pianificazione” cara ai regimi socialisti, ma adottata anche dai governi dei paesi liberal-democratici per stabilire elementari criteri di priorità nella destinazione della spesa pubblica. Cosa fare e cosa no, cosa fare prima e cosa dopo con i soldi del bilancio statale…Ecco, se davvero esistesse una “stanza dei bottoni” in cui immaginare la gestione concreta del potere la sua “location” potrebbe tranquillamente essere individuata in un interno di “Palazzochigi” dove valletti in livrea pittoresca, ma estremamente severi, avrebbero il compito di introdurre esclusivamente i tredici eletti che formano la commissione. Di questi però “quelli che contano davvero sono i ministri dell’Economia, dei Trasporti e delle Infrastrutture” – scrivono Feltri e Tecce. Una triade che decide l’elenco delle opere prioritarie da finanziare lasciando tuttavia al capo dipartimento il compito di “dirigere il traffico” di soldi (ma soprattutto di indebitamento pubblico permanente!) che ingorga i corridoi della presidenza più delle corsie del  grande raccordo anulare dopo un nubifragio…Fino a pochi mesi fa (prima dello scoppio delle ultime due inchieste) oltre che la pattuglia acrobatica dell’EXPO meneghina vincolata alla scadenza indifferibile del prossimo anno, era il Cvn (Consorzio Venezia Nuova) che alzava maggiormente la voce per chiedere che il “MOSE potesse avere “precedenza assoluta”” nell’accaparramento delle risorse infinite che questi pozzi di san Patrizio ingoiano una volta che si è riusciti a far partire i lavori… (Del resto chi se la poteva sentire di mettersi di traverso rischiando di macchiarsi di fronte agli occhi del mondo intero della colpa di non volere “salvare Venezia”?!)…Fino a pochi mesi il delicato organismo “era il regno incontrastato di Paolo Emilio Signorini: studi a Yale, una carriera tra ministero del Tesoro e presidenza del Consiglio, fama di civil servant impeccabile. Poi le carte dell’inchiesta sul Mose (non risulta indagato) hanno rivelato la sua prossimità agli imprenditori veneziani arrestati.”  E  il giornale di Padellaro e Travaglio aggiunge: “Dall’ordinanza del gip di Venezia, Alberto Scaramuzza, si scopre che il Consorzio Venezia Nuova di Mazzacurati, il concessionario unico del ministero delle Infrastrutture per il Mose, ha pagato una vacanza in Toscana a Signorini nel giugno 2011: “Mazzacurati chiama il figlio Giuseppe e dalla telefonata si ha conferma che del pagamento di Signorini per il ‘mare’ se ne occuperà Francesca (De Pol, che è appunto la segretaria del Cvn)”. E infatti Signorini, quando arriva, vicino a Castagneto Carducci, chiama Mazzacurati per ringraziarlo: il presidente del Cvn cerca di fermarlo, perché sa di essere intercettato (“ho un problema col telefonino”), ma il capo del Cipe non coglie l’avvertimento e racconta: “Ho trovato tutto, tutto perfetto […] Abbiamo già fatto mezza giornata di mare”, poi chiede dove andare a cena”. Signorini non è imputato nell’inchiesta, ma l’ingenua familiarità con cui cinguetta col boss dell’idrovora lagunare che se non riuscirà a contenere il livello del mare ha già abbassato irreparabilmente quello del denaro destinato a previdenza, assistenza e istruzione,  racconta forse meglio di un interrogatorio a palazzo di giustizia come ci si comporta tra fruitori ed erogatori di fondi pubblici, controllori e controllati dei medesimi, come si fa ad ottenere (probabilmente) qualche vantaggio nella guerra senza risparmio di colpi (anche e soprattutto bassi) che le lobby nemiche dei cittadini ingaggiano tra di loro quando, ottenuta l’iscrizione nell’ambito elenco del CIPE, si tratta di garantirsi il diritto di precedenza e l’apertura permanente al livello minimo vitale del rubinetto del finanziamento…

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Signorini non è più al CIPE. Ancora l’inchiesta del combattivo quotidiano anti-regime ci informa che è stato destinato alla funzione di “Capo del Dipartimento per le infrastrutture, gli affari generali ed il personale”, (…). Una posizione meno strategica di quella di capo del Cipe, ma anche da lì Signorini può essere prezioso per gli amici del Mose.(e non solo per loro, NdR)… Infatti esiste un sodalizio perlomeno curioso che  il lavoro di “scavo” di Feltri e Tecce permette di portare alla luce: “in ogni delibera sul Mose del Cipe targato Signorini si legge che, in base a una legge del 2006, la“responsabilità dell’istruttoria e la funzione di supporto alle attività di questo comitato al ministero delle Infrastrutture e trasporti, può in proposito avvalersi di apposita Struttura tecnica di missione”. Una struttura che viene riaffilata di anno in anno a un “collaboratore” al cui curricula manca solo l’indicazione di nome e cognome: Ercole Incalza! I due hanno operato assieme nelle rispettive posizioni apicali ed ora sono destinati a fare ancora coppia fissa alle dipendenze del Ministrolupi! “Non c’è rottamazione che possa smontare la rete di potere degli amici del Mose” – concludono amaramente i due redattori de Il Fatto… Né si vede all’orizzonte – mi permetto di aggiungere – chi possa rottamare un sistema di potere che basa la sua ragion d’essere sulla corruzione e sulla sua continuità: Le Grandi Opere – senza la possibilità di ricavarne altrettanto grandi tangenti  – non interesserebbero più  a nessuna lobby politico-affaristico-criminale.

Borgone Susa, 16 giugno 2014 – Claudio Giorno

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One Comment
  1. Piero Meaglia permalink

    Grazie Claudio. Molto interessante. Lo faccio girare. piero

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