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LETTURE D’ESTATE

giugno 9, 2014

 manifesto montagna-di-libri14

Fahrenheit 451 è forse uno dei titoli più conosciuti della letteratura contemporanea.   Come tutti sanno si tratta di un romanzo di “fantascienza” dovuto all’angoscia visionaria  Ray Bardbury. Un titolo la cui notorietà viene quotidianamente rinnovata dalla fortunata- (omonima) – trasmissione di libri e società di radio3. Un titolo che ha goduto – com’è destino di ogni opera letteraria che diviene popolare – della notorietà allargata che offre il cinema: Trancois Truffault  ne girò le scene nel lontano 1966 contribuendo – forse  – a diffondere il clima che doveva portare allo scoppio della contestazione giovanile del 1968. Quella rivolta che riuscì (diversamente da oggi) a fermare il primo ed evidentemente prematuro tentativo di imposizione dell’ideologia liberista. Una ideologia che nel romanzo (ma nel frattempo anche nella nostra vita) è divenuta religione di stato e che viene narrata nelle pagine del libro attraverso gli occhi di Guy Montag,  pompiere-piromane di una squadra di polizia politica che ha il compito di rintracciare chi compie il “reato di lettura“,  ritenuta la più preoccupante delle pratiche rivoluzionarie dal governo totalitario e invisibile  (ma capace di entrare in ogni casa con le sue telecamere permanentemente accese)! Così l’autopompa rossofuoco, con nei serbatoi il kerosene al posto dell’acqua,  piomba sotto gli appartamenti dei sospetti “antagonisti-letterari”; e non appena i sacerdoti del fuoco scovano dei libri celati nei più improbabili nascondigli, li scaraventano nei cortili e li bruciano in roghi purificatori perché “il programma di governo” prevede che i cittadini debbano  utilizzare  esclusivamente  la televisione per informarsi, farsi una opinione (l’unica consentita) e istruirsi. La televisione come mezzo unico, pervasivo, ossessivo per definire le regole – ciò che è giusto e ciò che è sbagliato – il bene e il male, per vivere in una sorta di confortante narcosi collettiva.

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Ieri si è conclusa a Venaus la terza edizione di “una montagna di libri contro il tav.  Si è conclusa col pranzo nel ”caoticamente gradevole dehors” del  presidio popolare ri-costruito dopo la devastazione della notte del 6 dicembre 2005 (l’unica di cui sono palesemente noti i responsabili, le forze dell’ordine); ma prontamente riedificato grazie alla rivolta popolare  – l’8 dicembre – prima ancora del l’occupazione dell’area destinata al cantiere del cunicolo geognostico “Tav”. Il pomeriggio in Val Cenischia ha fatto seguito alla serata inaugurale di venerdì 6 giugno a Bussoleno, alla Credenza, alle “tavole rotonde” davanti al mulino (e nella cornice medioevale che meriterebbe altra cura) di via Walter Fontan (col suo ormai ricorrente mercatino), e agli appuntamenti sui luoghi di resistenza passata, presente e prossima, di San Didero, Susa e Giaglione-Chiomonte (tra la Val Clarea e la Maddalena). Tre giornate di incontri, dibattiti, banchetti, editoria indipendente, scambi di libri, interventi teatrali, letture, concerti, mangiate, bevute, passeggiate, come recitava la locandina della manifestazione

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451 gradi Fahrenheit  – detto per i pochi che non lo sanno – è la temperatura cui prende fuoco la carta; la temperatura a cui si mettono al rogo i libri. Ma il clima caldo di una estate esplosa all’improvviso anche in Valle di Susa non ha incendiato né le pagine né gli animi di chi da anni – partendo dalla difesa vitale del territorio e della sua vivibilità residua – si è dovuto misurare con i colpi di coda ancora pericolosi, ma di un modello ormai in avanzato stato di decomposizione (un modello unico spacciato con sempre maggiore affanno per modernità desiderabile e risolutiva come ha ricordato Sandro Plano, appena rieletto sindaco di Susa, nell’incontro organizzato presso il presidio di San Giuliano). Gli scrittori, le donne e gli uomini  che resistono nelle enclave sempre più sparpagliate sul territorio di un paese e di un continente messo in ginocchio più dalla crisi di valori che di quella economica (che è ormai palese essere divenuta cronica perché funzionale a chi l’ha imposta e ne trae i sempre più evidenti benefici), ci hanno ancora una volta aiutato a riflettere aprendo i recinti in cui ci vorrebbe rinchiudere (e non solo metaforicamente) il potere…(Ma in cui, in qualche occasione di rara ma comprensibile stanchezza, anche noi ci si vorrebbe rintanare).

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E i libri,  la montagna di libri che non frana, anzi cresce ad ogni stagione con la cadenza lenta ma inarrestabile del passo di chi sale all’alpe col suo carico vitale, rappresenta con sempre maggiore evidenza la più difficile da abbattere delle barricate erette in un quarto di secolo di resistenza in Valle di Susa: quelle “di carta”.  Perché come ci dice l’autore di uno dei libri che il grande fratello avrebbe voluto mettere in cima alla lista di quelli da mandare inesorabilmente al rogo – Miguel de Cervantes (in El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha -1606) “Cambiare il mondo, amico Sancho, non è follia né utopia, ma solo giustizia”!
Bussoleno, San Didero, Susa, Venaus, 8 giugno 2014 – Claudio Giorno

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