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DEMOCRAZIE

maggio 29, 2014

DEMOCRAZIE

Il solito rumore dell’area biancorossoverde

Di Claudio Giorno

Da anni coloro che stringono il coltello dalla parte del manico sembrano lamentarsi degli schizzi di sangue di chi non può fare altro che provare ad afferrarne la lama per cercare di fermarne i fendenti. La travolgente affermazione elettorale renziana in Europa e nel suo Piemonte deve aver galvanizzato l’ex procuratore della repubblica del tribunale subalpino. Che coglie l’occasione per sottolineare come il suo partito di riferimento abbia trionfato nonostante le molte sedi recentemente imbrattate con scritte di minaccia. La simbiosi viene successivamente consolidata col ricordare come la “campagna” non sia limitata alle sedi del PD, ma “ogni forma di dissenso all’opzione No Tav (in sé legittima, come l’altra favorevole).” Bontà sua l’eroe della lotta intransigente al terrorismo (vinta) e alla mafia (un po’ meno) mette quindi sullo stesso piano di “legittimità” le due opzioni, scardinando – quantomeno politicamente, mi sembra – uno dei capisaldi della pesante accusa di terrorismo caricata sulle fragili spalle di quattro ragazzi che da cinque mesi attendono in regime di carcere duro i tempi di quella giustizia italiana di cui il nostro è stato uno dei campioni riconosciuti: mi riferisco all’accusa pesantissima  di aver causato (con la loro condotta peraltro ancora da provare) un danno alla nazione! Cosa che credo sia sostenibile solo se si da per scontato che i lavori oggi in carico a LTF sono frutto di un processo democratico compiuto senza che sia stata esercitata la benché minima forzatura; e che l’interesse del paese (anzi dell’Europa intera) coincida perfettamente col finanziamento della progettazione oggi – realizzazione domani – di una nuova ferrovia tra Lyon e Torino. Ci sono intere pagine nella sentenza di rinvio a giudizio che sostengono questa tesi senza la quale, (così come senza la dimostrazione che l’incendio di un compressore d’aria avrebbe potuto davvero rivelarsi un pericolo mortale per le maestranze), l’accusa dovrebbe essere fortemente ridimensionata. (Come del resto pare di poter dedurre dal pronunciamento della Cassazione). Ma non intendo sfuggire alla denuncia dell’ex magistrato, anche se ho trovato infelice portare a suo conforto le parole di un presidente della repubblica  che all’accertamento dell’esistenza di una trattativa tra lo stato e la mafia ha anteposto la tutela della sacralità del suo ruolo. Credo quindi di dover aggiungere che a nessuno sfugge che, prima ancora che le leggi, i comportamenti di chi lorda sedi pubbliche o – assai peggio – impedisce a chicchessia di parlare e di esprimere le proprie idee infrangono i principi volteriani.  Ma ancora una volta quel che pare difettare in una persona così autorevole è il senso delle proporzioni (e questa volta più di altre, a mio sommesso parere). Perché se io condanno – come condanno da sempre e dimostrabilmente – ogni forma di violenza (che non sia quella che non a caso viene definita legittima difesa),  come posso assolvere chi prima di lui e nella sua stessa procura ha costruito altri teoremi sulla lotta No Tav? (Una lotta che durando da un quarto di secolo ha già attraversato altri mari e altre tempeste)…Come posso non chiedere che si facciano (appunto) le proporzioni tra chi non condanna la violenza di piazza e chi si ostina corporativamente  a tacere sulle responsabilità di chi montò l’accusa – poi miseramente caduta – che portò in carcere altri due ragazzi prima di Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò? Due ragazzi, Soledad ed Edoardo, che si suicidarono dopo l’arresto. Due giovani che cedettero alla disperazione perché (colpevolmente, anche da parte mia)  non furono circondati dalla stessa solidarietà che oggi – a distanza di tanti anni (e forse anche grazie a quella tragica esperienza) – hanno messo in campo le famiglie, il movimento No Tav e – finalmente – alcuni “intellettuali”. Quegli stessi intellettuali, forse, che Caselli chiama polemicamente in campo perché non si attivano con la stessa passione in difesa dei suoi libri (anche se poi lui non mostra sempre una grande tolleranza nei confronti dei “loro” libri). Solo su di una cosa mi trovo perfettamente d’accordo con un uomo così importante che, spero, vorrà perdonarmi l’impudenza, (vista la sproporzione abissale tra il rispettivo contributo dato in tal senso alle istituzioni repubblicane): la saldezza della nostra democrazia. Perché qualcuno ci ha messo e ci sta ancora mettendo tutto l’impegno perché degenerasse o degeneri verso orizzonti sudamericani di triste e recente memoria…E anche se ci sono stati e ci sono giudici che si sono immolati per assicurare alla giustizia almeno alcuni dei colpevoli, non credo ci sia riscontro di un’azione della magistratura paragonabile a quella dispiegata verso i “No Tav”…(E neanche in Valle di Susa).

Borgone Susa, 29 maggio 2014 – Claudio Giorno

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manifesto-baleno-sole

 

Visto che quel che scrivo vorrebbe essere una risposta dichiaratamente polemica a un intervento di una persona così autorevole mi sembra utile e soprattutto corretto pubblicare di seguito quel che è stato pubblicato a pag 18 de il Fatto Quotidiano di oggi e richiamato nella prima pagina (giornale a cui sono abbonato potendo quindi accedere alla versione pdf)

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DEMOCRAZIE

Il solito silenzio della zona grigia

di Gian Carlo Caselli

Da mesi gruppi organizzati di facinorosi attaccano le sedi del Pd a Torino e provincia imbrattandole con scritte di minaccia. Una campagna per impedire ogni forma di dissenso all’opzione No-Tav (in sé legittima, come l’altra favorevole). La “logica” è quella famigerata del “colpirne uno per educarne cento”, essendo evidente che l’intimidazione non è circoscritta agli obiettivi direttamente colpiti. In ogni caso, prendersela con le sedi dei partiti “nemici” (tali nell’ottica di chi non accetta le regole della democrazia) è tipico dello squadrismo, da cui il fascismo derivò mentalità e stile di comportamento. Per fortuna la nostra democrazia – a dispetto dei suoi problemi – è sufficientemente salda. Lo dimostra il fatto che proprio il partito le cui sedi sono state aggredite ha registrato nella provincia di Torino un successo elettorale fra i più alti nel quadro dello “tsunami” nazionale.   Da mesi gruppi di esagitati attaccano l’esercizio della giurisdizione che osi occuparsi di reati ricondotti dall’accusa all’area dell’estremismo No-Tav. Gazzarre fuori e dentro le aule di giustizia, cori, urla, insulti e intimidazioni vengono praticati per creare un clima difficile intorno ai processi ai compagni “ingiustamente perseguitati” (ma questo non è lo stesso cavallo di battaglia di un ex cavaliere?). Il tutto in un contesto di oscenità pubblicate su vari siti web che legittimano la tesi secondo cui questo moderno veicolo di “comunicazione” equivale oggi – in alcuni momenti – alle pareti delle latrine di ieri. Per fortuna anche in questo caso la nostra democrazia dimostra di saper resistere. La magistratura italiana, che ha superato ai tempi delle Br prove ben diverse e ben più dure, certo non si scompone di fronte ai nostalgici tentativi di riesumare una stagione definitivamente tramontata.   DA MESI vengono attaccate in vari modi anche singole persone: politici, giornalisti e magistrati “colpevoli”, agli occhi dell’ala intollerante dei No-Tav, di fare il loro dovere nel proprio campo professionale. Nel mirino c’è anche il sottoscritto, colpevole di “provocazione” (sic) se partecipa a qualche iniziativa pubblica. Per fortuna il tentativo di disturbare o impedire tali iniziative non è quasi mai riuscito, ma solo grazie alle forze di polizia costrette a interporsi per evitare che la violenza verbale (ma non solo) possa sfociare in fatti ancor più gravi. Fanno da cornice le scritte comparse sui muri di Torino e di altre città leggiadramente incentrate su concetti (si fa per dire…) che mi danno del boia o del torturatore; o minacciano di farmi fare la fine di Moro e Ramelli; o profetizzano che avrò i miei Anni 70 e mi ruberanno la salma. Offese e minacce truci, fino ad accusarmi di essere “mafioso”. Per certa gente ero fascista ai tempi delle Br, comunista quand’ero magistrato antimafia e ora sono diventato mafioso. Una stupidità compulsiva, in quanto costretta a rimuovere il fatto storico che fui proprio io a chiedere di esser trasferito da Torino a Palermo per contrastare la mafia dopo le stragi in cui furono massacrati Falcone e Borsellino. Ma è terribilmente italiano (e costante: si tratti di appioppare la falsa etichetta di fascista, di comunista o di mafioso) l’intento di ottenere una giustizia à la carte valida per gli altri ma mai per sé. Per cui dovrebbe essere evidente che la questione va ben oltre i profili personali (innegabilmente sgradevoli), per investire anche principi cardine dell’ordinamento democratico.   DA MESI coloro che si esibiscono nelle performance sopra illustrate profittano anche del silenzio o dell’indulgenza di vari intellettuali. Mai una convinta dissociazione dalla violenza e men che meno una parola di condanna. Su questo versante – come direbbe Marco Travaglio – neppure un plissé. Persino quando (con molotov e bombe carta) si aggrediscono i lavoratori del cantiere di Chiomonte che, come ogni onesto operaio, sono lì a faticare per guadagnarsi la pagnotta. Per contro, ogni tanto i maître à penser lanciano qualche indignato appello contro un preteso “accanimento giudiziario”. Eppure, già Alessandro Galante Garrone insegnava che di fronte a certi fatti o“polemiche volgari e indecenti, troppo spesso si tace o si finge di non sentire e vedere. Ma la troppa prudenza sconfina a volte nella complicità”.   Per fortuna non ha taciuto il Presidente Napolitano, che il 23 maggio scorso, parlando a una platea di giovani, ha ricordato che il terrorismo è finito, ma bisogna comunque stare attenti a “episodi sinistri”. E li ha esemplificati parlando proprio delle pesanti minacce che il sottoscritto subisce a opera di esponenti No-Tav.

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