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GLI SHERPA DI…TARANTO

maggio 19, 2014

Questa mattina – viaggiando – ascoltavo “pagina3”, una delle rubriche quotidiane di informazione della terza rete del servizi pubblico di radio-rai. Il conduttore leggeva un reportage di “Internazionale”, la rivista che svolge un eroico quanto apparentemente vano tentativo di sprovincializzare il belpaese traducendo e pubblicando gli articoli più significativi della stampa estera usciti nella settimana. Ma ‘sta volta il pezzo non riguardava una remota contrada del globo; fin dal significativo titolo della rubrica presa in considerazione – “visti dagli altri” – si capiva perfettamente che sotto la lente di ingrandimento c’eravamo finiti noi. Pablo Ordaz, inviato del quotidiano spagnolo “El Pais” è infatti venuto proprio in Italia a svolgere una approfondita inchiesta in vista del voto europeo, (una di quelle indagini di cui il “giornalismo” di casa nostra è sempre più avaro): “I veleni dell’Ilva a Taranto, un “viaggio” nel quartiere di Tamburi dove, a causa delle polveri inquinanti, un’ordinanza del comune vieta di giocare o fare sport all’aria aperta”…Va detto che dalla lettura del testo tradotto dallo spagnolo – a tratti toccante – non sono emerse novità sensazionali. Non sono state denunciate situazioni che non fossero comunque state pubblicate “anche” direttamente in lingua italiana da parte dei rari ma coraggiosi cronisti di casa nostra. (Qualcuno disposto a rischiare il posto pur di svolgere dignitosamente il proprio dovere per fortuna c’è ancora anche in questi ultimi terribili anni in cui lo “scambio” tra lavoro e salute è stato spudoratamente “sdoganato”) …Ma la “notizia” che ho trovato “sconvolgente” sta proprio nel realizzare come si sia diventati una delle tante “geografie della disperazione”, in questo mondo sempre più finanziariamente – e quindi disumanamente – globale…Sensazione che ha trovato conferma quando  – tornato a casa – ho provato a scorrere il sommario della rivista sul sito internet: dopo la lettura di “Accogliere”, l’editoriale di Giovanni De Mauro, ho infatti provato una certa emozione guardando il ritratto di una guida nepalese scelto per la copertina sotto il titolo: “i proletari dell’Everest” . Un titolo che  sottolinea la condizione di questi uomini straordinari ricordando come da oltre un secolo gli sherpa accompagnino i ricchi scalatori occidentali sulle vette dell’Himalaya assumendosi i compiti più faticosi e rischiosi. Vero che oggi guadagnano meglio di un tempo, ma senza potersi permettere assicurazioni men che ridicole stante l’altissimo tasso di mortalità sul lavoro che ne fa lievitare i “premi”: un dramma irrimediabile non solo per loro che muoiono, ma per i loro familiari che restano privi di ogni forma di sostegno. Un dramma di dimensioni molto più ampie di quanto si potrebbe pensare e che l’ incidente di aprile in cui sono morti in quattordici sotto una valanga, con dieci “dispersi”, (il numero più alto di sempre), ha aiutato se non altro a “far notizia”…

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La lettura prosegue poi con le eterne “guerre civili” striscianti o deflagrate in Ucraina come in Costa d’Avorio…E ancora – pendolando tra la vecchia Europa e l’Africa:  nella capitale della finanza – Londra – dove la speculazione più in voga parrebbe essere diventata l’accaparramento dei metri quadri nella City in cui i miliardari di tutto il mondo spendono milioni di sterline per case di lusso dove non abiteranno mai, stravolgendo però il volto e la composizione sociale della città. Proprio come le loro multinazionali che continuano a razziare milioni di ettari di terreni nelle regioni più povere del globo, come illustrato dal reportage di TerraProject attraverso sette paesi che , una volta avremmo definito del terzo mondo…

Terzo mondo?

Se c’è una cosa di cui ci si rende conto – grazie al lavoro paziente, intelligente e organico di selezione, traduzione e pubblicazione del meglio di quello che si riesce ancora e nonostante tutto a trovare (e a ogni latitudine) è proprio la totale perdita di senso delle definizioni che solo pochi anni fa orientavano le nostre analisi politiche…E di come si sia sempre meno l’appartenenza geografica, e sempre di più l’appartenenza alla fascia di reddito a dividere gli individui…Con tanti saluti a chi ha dato frettolosamente per morto Karl Marx e si è convertito alla dittatura del mercato temendo quella del proletariato.

Borgone Susa, 19 maggio 2014 – Claudio Giorno

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