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ALLA SCALA-EXPO DI MILANO VA IN SCENA L’EROICA DI…CANTONE

maggio 12, 2014

 

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Beati i popoli che non hanno bisogno di eroi. Gli italiani – purtroppo – ne hanno un bisogno che sconfina ormai nella dipendenza. L’ultimo è di oggi, 12 maggio, si chiama Raffaele Cantone, è il coraggioso magistrato del tribunale di Napoli recentemente nominato presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione e che adesso viene chiamato a salvare l’EXPO 2015 di Milano! “Cancellare l’esposizione mondiale sarebbe come ammettere che l’illegalità ha vinto” ha dichiarato al quotidiano partenopeo, il Mattino, che lo ha intervistato per l’occasione; e la lobby delle Grandiopere  – già confortata ieri dal premier – ha immediatamente tirato un sospiro di sollievo. Che tuttavia deve essersi leggermente strozzato in gola alla lettura della parole – pesanti come macigni – aggiunte forse a “beneficio” di chi ha tentato di minimizzare il ruolo dei partiti in  quello che appare solo come l’ultimo degli scandali di una tangentopoli ormai cronica: “la politica tarda a liberarsi da un diffuso malcostume. Non so se si tratta di un fallimento politico. Di certo in questi anni si è sbagliato a non lavorare abbastanza sulla prevenzione. Si è clamorosamente abbassato il livello di guardia di fronte a certi fenomeni”. Un atteggiamento che, secondo l’ex magistrato – “è anche il frutto di un’opinione pubblica spesso distratta” e che “su alcuni temi si è rivelata eccessivamente ondeggiante”. Perché, se a fronte di alcuni episodi “c’è stata grandissima attenzione, finanche con rigurgiti di moralismo, in altri si è stati del tutto incapaci di indignazione”. Il virgolettato è copiato integralmente dall’intervista e, in assenza di smentite, va preso per buono; e non finisce qui: pur avendo smesso la toga quel che segue sembrerebbe quasi l’istruttoria di una indagine in cui si analizzano analogie e differenze col passato, (remoto o prossimo che sia): “Tangentopoli non ci ha insegnato nulla. Tornano alla ribalta personaggi già condannati: il peggio poteva essere scongiurato e i partiti hanno grandi responsabilità perché non hanno saputo attrezzarsi con delle regole chiare di finanziamento trasparente. La trasparenza – sottolinea – è l’anticorpo più potente nei confronti del malaffare“. E quasi a voler tirare le orecchie al governo per la sua proposta (poi precipitosamente ritirata) con cui proprio alla vigilia degli arresti si proclamava di voler “slegare la crescita” dai lacci e laccioli della burocrazia aggiunge che il controllo pubblico non è sinonimo di ritardi e inefficienze,  anzi: “si può tranquillamente mettere in campo una rete di controlli efficace, intelligente, agile e non burocratica, purché ci sia davvero trasparenza”. Per cancellare ogni possibilità di equivoco circa la severità del suo giudizio sottolinea poi che “personaggi già condannati per corruzione sono arrivati a ritagliarsi un ruolo,  non di diritto ma di fatto, per incidere nuovamente nell’assegnazione e nella gestione degli appalti”; arrivando senza nessun ostacolo a ricandidarsi e farsi eleggere (come nel caso di  Gianstefano Frigerio, Pdl), nonostante la precedente condanna per corruzione. Cosa avvenuta sfacciatamente e nel disinteresse generale il che rappresenta la sostanza della anomalia italiana. Una anomalia peggiorata, se possibile rispetto al 1992, (l’anno della prima tangentopoli) perché “lo scenario è indubbiamente cambiato: oggi esistono gruppi di potere o di pressione del tutto autonomi dalla politica, ovvero che rispondono ai partiti ma piuttosto ne influenzano l’attività politica”. Cosa aggiungere dalla mia comoda poltroncina seduto davanti al monitor? Che Milano ha già avuto un eroe, come ebbi modo di ricordare in uno dei miei primi interventi su queste pagine virtuali: si chiamava Giorgio Ambrosoli, ebbe il “torto” di voler andare fino in fondo nell’incarico che gli era stato assegnato di liquidatore del Banco Ambrosiano del banchiere di Cosanostra Michele Sindona, sodale dei partiti e delle lobby finanziarie dell’epoca…Se  Cantone è scaramantico farà bene a svolgere i riti propiziatori del caso, ma mi e soprattutto gli auguro che i riflettori accesi sulla vicenda odierna siano tali da illuminare a giorno la scena che fu lasciata all’epoca completamente al buio dai responsabili della tutela della incolumità di chi si assume incarichi così delicati. Al punto che addirittura i funerali della vittima avvennero nel “disinteresse generale” che il neo commissario denuncia in un altro brano della sua intervista…Oltre agli auguri di buon lavoro che ogni cittadino, gli deve (anche nel proprio interesse di contribuente) , voglio tuttavia e un po’ a malincuore concludere con una nota di sincero scetticismo: Cantone, come molti suoi colleghi, ha studiato migliaia di pagine, dal diritto romano a quello internazionale e commerciale, per poter svolgere al meglio la sua professione e meritarsi la riconoscenza di tutte le persone oneste e di buona volontà. (Quelle cui sembra alludere quando fa riferimento alla necessità di indignazione)! Ma – avendo come tutti una sola vita a disposizione non può aver avuto una esperienza di trentatsei anni nel mondo delle grandi opere come è capitato in sorte al sottoscritto…Che riteneva (come ritiene) eroica l’azione di moralizzazione della vita pubblica che pochi coraggiosi magistrati svolgono in una paese che spesso sembra più una infida palude che un’oasi bucolica.  E per questo ci si è anche provato – nel limite delle proprie capacità e conoscenze – di inviar loro degli esposti su quel che gli pareva fosse una caratteristica costante di questo particolare mondo: le tangenti…Inutile dire che la cosa servì (temo) solo ma farmi considerare (“nell’ambiente”) come “uno che sputava nel piatto dove mangiava (espressione molto in uso in ogni corporazione “che si rispetti”)…E proprio perché ho questo passato “certificabile” alle spalle mi permetto di sostenere con convinzione (pur sperando vivamente di sbagliarmi) che le grandi opere alle lobby che le promuovono, le progettano, le appaltano e poi le gestiscono (generalmente attraverso il famigerato istituto della concessione) servono soprattutto per rubare denaro pubblico…A volte (non sempre, ma solo quando non sono inutili) servono anche ai cittadini. Ma facendoli pagare più volte il conto: con il lievitare spropositato dei costi (sempre a carico pubblico e “a debito” checché si prometta), con gli interessi bancari, col pedaggio permanente (a fronte dei trent’anni di durata massima generalmente stabilita); e infine con i costi folli delle manutenzioni straordinarie (dovute quasi sempre alla scarsa qualità dei materiali impiegati che però vengono fatturati per buoni). Un meccanismo che rende la “forbice” tra costi reali e soldi pubblici erogati talmente ampia che si possono accontentare tutti: dai partiti, alle banche, alla ‘ndrangheta al “cartello delle imprese”…Per questo ritroviamo tesserato al PD di Renzi (e tardivamente sospeso) Primogreganti, il compagno-G della prima tangentopoli che tanti meriti guadagnò in quel partito che si chiamava ancora PDS nel tacere sulla famosa valigia piena di soldi del Gruppo Gavio…un pesante fardello di quasi un miliardo – c’era ancora la lira”- che doveva tornare al mittente per il tramite di un altro compagno che vive e marcia assieme a noi e proprio a Milano: quel Filippo Penati che consentì ai manager di Tortona  l’affare delle azioni dell’autostrada Milano-Serravalle, in cambio di un aiutino nel tentativo di scalata all’Antonveneta  della Unipol di un altro “compagno”: Giovanni Consorte, quello a cui ancora un “compagno”, quel  Piero Fassino che Debenedetti vorrebbe presidente della nostra ma non della sua Repubblica, chiese “abbiamo una banca?”…

Difficile pensare che un uomo solo – per quanto coraggioso e determinato – possa venire a capo di un sistema. Difficile credere che possa farlo senza l’aiuto se non di tutti i cittadini di quella parte di opinione pubblica che non intende smettere di indignarsi. Buon lavoro Cantone, E se vuole conti su di noi…Ma soprattutto non conti sulla collaborazione che non potrà che essere di facciata di chi crede (o vuol far credere?) che a governare partiti e un intero paese siano quelli che vengono eletti nelle primarie o – per ben che vada – alle “politiche”  e non quelli che ne costituiscono – da sempre – le cupole.

Borgone Susa, 12 maggio 2014 – Claudio Giorno

 

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