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CRESCERE…NELLA TERRA DEI FUOCHI

aprile 28, 2014

Tina è una giovane mamma della terra dei fuochi. Il suo viso è dolce come possono esserlo solo quelli delle donne del nostro mezzogiorno. La sua voce è quella che ti aspetti fin dal primo sguardo. Nulla lascerebbe percepire il dramma che ha dovuto affrontare,  se non una infinita malinconia che si intuisce appena nel fondo dei suoi occhi… Tina, come Giulia, come Marzia e tante (troppe) giovani mamme di quella che si chiamò “campania felix” ha lottato con la sua bimba contro un male terribile, invincibile, “inspiegabile”, che rappresenta assieme la degenerazione della crescita delle giovani vite e della società malata che nell’adorazione del denaro facile ha rinnovato il culto per il vitello d’oro da cui scaturì una delle più tremende condanne bibliche…

Tina ha parlato per prima a Villar Focchiardo, uno dei piccoli paesi della nostra comunità montana, sabato 26 aprile in occasione della consegna del premio intitolato a Bruno Carli, staffetta partigiana ed entusiasta presidente-fondatore del Valsusa Film Fest, una rassegna che da diciotto anni porta tra le nostre montagne non solo il cinema d’autore, ma l’attenzione per la memoria storica e per la difesa del territorio. Un percorso culturale e politico che ha accompagnato la nostra presa di coscienza e che ci ha fatto più “attenti” del cittadino- medio (in particolare di chi abita nelle città distratte) a quella parte sommersa e mastodontica dell’iceberg in rotta verso un Titanic che ha ormai assunto la forma e le dimensioni dell’intero pianeta.

Tina ha parlato dopo l’intervento introduttivo di Sandro Ruotolo, notissimo giornalista d’inchiesta dal coraggio e impegno sempre più rari sul ponte del bastimento che procede – “avantitutta” – verso un naufragio camuffato da “ripresa”; e dopo la riproposizione di alcuni dei brani più drammatici del sensazionale reportage di “servizio pubblico” che le mise, loro giovani mamme, a confronto col vecchio e spregiudicato boss camorrista Carmine Schiamone. Un durissimo faccia a faccia con l’ex re delle discariche abusive frutto delle sciagurata joint venture tra la camorra assassina, la politica corrotta e l’impresa ingorda…Migliaia  di buche che hanno consentito per anni la “tombatura” di ogni sorta di rifiuti tossici che hanno avvelenato irreversibilmente la terra e le falde acquifere delle pianure fertili tra Napoli e Caserta dove loro, le loro famiglie, sono nate ed abitano da sempre. Ma oggi il racconto di Tina quasi stride con la drammaticità delle scene che lo hanno preceduto, è di una semplicità disarmante:

“quando Dalia si è ammalata la mia domanda è stata: perché, dove ho sbagliato…perché era una bambina perfettamente sana, aveva tutte le carte in regola per poter vivere, per questo pensavo che l’errore fosse mio e mi rivolgevo ai dottori che – tutti –  mi chiedevano se abitavamo in una zona molto inquinata…No, rispondevo convinta: abitiamo in campagna! (Io le aree inquinate le ho sempre associate a, quelle industriali o a quelle urbane; noi si viveva quasi in mezzo ai campi, non c’erano né ciminiere né traffico!)…In quel momento ero concentrata su un solo obiettivo: mia figlia doveva guarire… 

…Solo dopo mi sono chiesta cos’era successo, ho avuto l’illuminazione. Padre Maurizio ha scritto un articolo su Dalia è mi ha invitato alla prima fiaccolata, ma io non ci sono andata: Mi sono detta: è morta lei possono anche morire tutti. Ho affidato la sua foto a Giulia che invece era già molto combattiva e che mi diceva;ma ti rendi conto che dobbiamo lottare? Ma a quella prima fiaccolata ci è andata solo la mia Dalia, in foto:era il novembre del 2012 e allora “terra dei fuochi” non era ancora un tema popolare; era patrimonio di una informazione d’elite, dovevi andarti a cercare su internet quel che ne scrivevano pochi siti specialistici, la Tv non se ne occupava; ho dovuto costruirmi un sapere attraverso la ricerca metodica e faticosa per venire a conoscenza di questo sistema criminale studiato a tavolino: mi rifaccio alle parole di Roberto Mancini su cui abbiamo applaudito durante la proiezione del servizio di Ruotolo” (E’ l’eroico vigile che ha indagato da solo per anni mappando tutti i siti degli sversamenti e finendo per ammalarsi: ha contratto anni fa un gravissimo linfoma e recentemente ha avuto una recidiva, ma è stato risarcito con ben cinquemila euro, grazie al riconoscimento tardivo di malattia professionale N.d.R). “Mancini, dopo aver scoperto di essere gravemente ammalato disse: adesso la mia battaglia sarà contro la stato che non mi ha tutelato: noi ci sentiamo uguali a lui, io mi sento come lui,  perché dalla camorra, dalla mafia mi aspetto di tutto, il problema è quando lo stato permette queste cose! Prima, quando vedevo i servizi su Gomorra, pensavo che lo stato non avrebbe mai permesso che tutto ciò potesse  avvenire impunemente…Perché – e questo lo devo dire – perché ci rassicura pensare che le cose vadano per il verso giusto e anche  perché  quelle che vanno per il verso sbagliato speriamo che non ci tocchino mai…E se proprio dovevo temere che potesse capitarci qualcosa di brutto pensavo a me o a mio marito: mai avevo pensato che potesse toccare a mia figlia!

… Dopo abbiamo cominciato a pensare che l’unico modo per continuare a vivere fosse la lotta: lo dico al plurale perché ci identifichiamo in questa lotta  e perché è come se con noi avessero lottato…Anzi hanno lottato e continuano a lottare anche i nostri figli, anche se hanno combattuto una battaglia che non era la loro ! Loro sono martiri e non angeli;  non è come si dice che Dio li ha voluti con se come angeli più belli: Dio con questa cosa non c’entra niente, è l’ uomo che ha deciso di distruggere il nostro futuro e di uccidere i nostri figli: per nostri intendo quelli di tutta la Campania e non solo; prima si parlava di un sistema: ormai c’è la cultura dell’interesse personale: oggi c’è una manifestazione? Mi spiace, ma devo lavorare, devo accompagnare il figlio a danza…Finché c’è lavoro, finché posso comprar loro le scarpe, magari firmate, non ci pensiamo, ma in realtà noi a loro non stiamo lasciando proprio niente: neanche l’aria per respirare”…

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Un interminabile applauso ha interrotto a questo punto Tina; ma le sue compagne intervenute dopo ne hanno ripreso e sottolineato i passaggi più commoventi. Dopo il loro rientro Chiara Sasso – scrittrice, animatrice del Valsusa Film Fest – ha voluto scrivere loro poche righe di ringraziamento che mi sembra giusto e bello condividere: Care Giulia, Marzia  e Tina,  mamme della Terra dei Fuochi, volevamo ringraziarvi tanto per essere state da noi. Questo festival vive come tutti gli eventi culturali momenti difficili e solo grazie al lavoro volontario di tante persone sta ancora in piedi dopo tanti anni. Ci sono momenti nei quali ci si chiede se ha un senso andare avanti oppure no: la fatica a volte sembra eccessiva. Poi ci sono momenti come quello che ci avete regalato dove si ritrova il significato più profondo.
La vostra forza e determinazione il vostro stesso dolore portato con grande dignità ci ha colpito profondamente. Avrete notato come le tante persone presenti siano rimaste annichilite dalle vostre testimonianze;  i figli che ognuna di voi ha perso li abbiamo sentiti “nostri” figli con un dolore
sordo,uno schiaffo che abbiamo ricevuto e che ci è servito per relativizzare tante cose.

Non si può rimanere indifferenti/estranei/altrove di fronte a questi fatti.

Siamo certi che questo primo incontro non sarà e non resterà unico; è un legame che rimarrà.
Per ora un grande abbraccio
Chiara

Villar Focchiardo/Borgone Susa, 28 aprile 2014 – (a cura di) Claudio Giorno

 

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