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GLI ZAPPATERRA DEL FUTURO

aprile 7, 2014

Nelle immagini reperibili in rete Banzi, piccola comunità della Basilicata che da verso la Puglia, sembra tutta raccolta attorno all’abbazia che – contrariamente a quanto siamo abituati – sorge accanto alle case del centro storico (Forse sono le case che sono sorte negli anni attorno ad essa). Nei notturni suggestivi che creano un disegno di luci e ombre tra le pietre centenarie sembra volersi affacciare la “vocazione” recente di questa terra che pure ebbe la riforma agraria cantata dal suo poeta più conosciuto: Rocco Scotellaro. Una terra difficile che per anni ha dato al paese più emigranti che residenti. Ma la Basilicata oggi, dal petrolio della Val d’Agri alla fabbrica delle Jeep made in italy di Melfi, pare lanciata verso un futuro inarrestabile nonostante il Tav si fermi a Salerno e da Battipaglia si viaggi su un binario unico fino a Potenza (e una vecchia ferrovia a scartamento ridotto sottolinei le campagne bruciate dal sole sino a Matera e ai suoi Sassi, patrimonio dell’umanità…).

AbbaziaAngelaPotenza

Antonello Caporale su il Fatto – quotidiano di sabato 5 aprile – firma una inchiesta vecchio stile, quelle dove l’inviato parte con lo zaino e va a scoprire quel che succede nei luoghi più periferici e dimenticati e non da retta alle veline della multinazionale di turno che i colleghi dei giornali-dipendenti copiano e incollano diligentemente sotto le decadute testate storiche di appartenenza…

La multinazionale che è sbarcata a Banzi è italospagnola, si chiama Teknosolar…Nome e provenienza evocano progresso e sfida occupazionale: siamo o no i due grandi paesi col maggior tasso di disoccupazione della UE? Siamo o no paesi caldi e mediterranei?

Occupazione e nuove tecnologie sono le promesse che sono state illustrate in riunioni, nei talk delle  Tv locali che imitano le grandi reti nazionali e i finti dibattiti “pluralisti” che vi si svolgono ormai tutte le sere che il buondio ci concede…”Dateci la terra per rubare l’energia al sole e avrete un lavoro senza più sfinimento, una divisa pulita  e uno stipendio mensile” è stato promesso ai contadini che il sole lo subiscono come una condanna zappando la terra riarsa della Valle del Bradano…

Ma un gruppo di loro si è imprevedibilmente opposto: l’idea di lastricare i loro campi arati di specchi ustori con cui portare l’acqua a seicento gradi e spingere le pale delle turbine alla velocità che serve a far decollare i jet (per produrre qualche megawatt di “energia pulita”) li ha trovati ostili: hanno studiato le carte – esattamente come si fa nella vallate del nord: hanno scoperto trucchi e limiti che da sempre si annidano tra le righe delle migliori promesse. Poi hanno promosso le prime manifestazioni che hanno mobilitato migliaia di persone in difesa di cicoria, lenticchie e pomodori, scrive Caporale. E oggi la vertenza è una dei tanti esempi di un paese che avrebbe tutti i requisiti (negativi) per gettarsi nelle braccia del magliaro di turno, ma che mai come adesso è invece attento a difendere la terra, l’agricoltura di qualità e il paesaggio che ne tramanda la memoria. Non per restare incatenati alla zappa, ma alla ricerca di un futuro meno effimero e più affidabile. Magari quello che si nasconde proprio tra i Sassi… Un luogo che qualcuno descrisse solo qualche anno fa come il più drammatico simbolo di arretratezza, ma che oggi studiosi di prestigio mondiale come Pietro Laureano spiegano essere la pietra angolare su cui riprogettare un equilibrio ambientale e una prosperità economica durature e a prova di catastrofi climatiche.

Borgone Susa, 7 aprile 2014 – Claudio Giorno

http://freedomlibertadiparola.blogspot.it/2014/04/basilicata-valle-del-bradanoenergia.html

 

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2 commenti
  1. ho un’amica a torino, di Banzi..bell’articolo

  2. Ass. Intercomunale Lucania permalink

    Il solare termodinamico, molto spesso affiancato con centrali termoelettriche a gas metano come previsto nella Regione Basilicata, rappresenterebbe in Italia, con molta probabilità di non sbagliare, una pura speculazione. Non risolve il problema energetico, ma devasta interi territori. L’Italia non è l’Arabia Saudita, non presenta aree desertiche quali uniche possibili aree che consentono una razionale collocazione di tali impianti nel rispetto dell’Ambiente, del Paesaggio, del Suolo con un idoneo valore di irraggiamento solare diretto (DNI). Per la Basilicata è previsto un impianto della potenza elettrica di 50 MW con l’occupazione di oltre 226 ettari (2.260.000 metri quadri) di terreni fertili ed irrigui. L’ara di impronta dell’impianto occuperebbe ben 15 pozzi artesiani dei 19 previsti nell’area circostante.

    Pensare all’Italia per acquisire competenze sul “solare termodinamico” ed esportarle nei paesi arabici, come sostiene l’ANEST, non rappresenterebbe un modo sensato di affrontare il problema energetico. Sembra invece un modo attento e preciso per fare affari a discapito di interi territori con tecnologie devastanti per un’area agricola. Impianti chiamati “solari termodinamici” pur non essendo “termodinamici puri” poiché ricorrono anche alla combustione di ingenti quantità di gas metano (con emissioni in atmosfera di inquinanti) per assicurarne un funzionamento in continuità e sicurezza.
    L’aggravante, nella Regione Basilicata, è rappresentato dall’uso di decine di migliaia di metri cubi di olio diatermico ad altissimo impatto ambientale con potenziali rischi in caso di sversamenti al Suolo e non solo. L’ impianto, nella regione Basilicata, è soggetto alle Direttive Seveso per essere classificata con attività a rischio in incidente rilevante, ma ovviamente c’è chi sostiene che l’attività industriale è sicura. Peccato però che non si conoscono attività industriali immune da possibili guasti ed avarie nel processo industriale con conseguenze tutt’altro che rassicuranti.

    Un impianto solare a tecnologia fotovoltaica trasforma energia solare in energia elettrica in modo pulito, mentre un impianto solare a tecnologia termodinamica che ricorre all’uso degli olii diatermici e alla combustione ausiliaria di gas metano, trasforma energia solare in energia termica e quindi in energia elettrica in modo tutt’altro che interamente pulito. Presenta infatti emissioni in atmosfera di benzene, fenolo, ossidi di azoto …. E’ pulito tutto ciò? Non mi pare.

    Gli impianti interamente rinnovabili sono un’altra cosa e il modo per affrontare il problema energetico (risparmio di energia, efficienza energetica, impianti alimentati da fonte rinnovabile prevalentemente concepiti per l’autoconsumo) viaggia su un binario differente da quello delineato dagli impianti “solari termodinamici” che farebbero meglio a definirli, quando ibridi come per la regione Basilicata, con la dizione di centrali termoelettriche ibride alimentate da fonte rinnovabile solare e da fonte fossile (quindi non rinnovabile) qual è il GAS metano.

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