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NARRAZIONI

febbraio 24, 2014

Una telefonata a Primapagina di Radiotre di “Maria Elena da Milano”di ‘sta mattina – 24 febbraio 2014 – mi induce a tornare su di un argomento che mi sta molto a cuore e di cui ho provato a scrivere più volte ma mai, forse, nel modo chiaro e diretto della ascoltatrice di quella che fu la capitale morale d’Italia… All’ascolto c’è Gianantonio Stella, storico inviato del Corriere della Sera, che proprio sulla questione morale e su privilegi e privilegiati si è costruito una fama, ma – come vedremo – non darà grande soddisfazione alla donna che esordisce così: “chiamo per intervenire sulla narrazione che è stata fatta di quanto accaduto nei giorni scorsi in Ucraina, una narrazione che mi ha un po’ preoccupata per due motivi: perché ho letto titoli come la dittatura è finita quando le elezioni che portarono al potere Yanucovic – per cui non provo nessuna simpatia – furono certificate democratiche dalla UE che aveva inviato i suoi osservatori a svolgere le dovute verifiche durante le operazioni di voto”. L’ascoltatrice, preparata e attenta prosegue dicendosi sconcertata per la definizione di “dittatore” che ha rimpiazzato allegramente quella di “presidente” che fino a poche settimane prima veniva usata con deferenza; Quanto alla irriverente ironia circa la denuncia di golpe sottolinea che – tecnicamente – è proprio quello che è successo dopo la rivolta. Ma è soprattutto sulla acritica esaltazione dei protagonisti della “rivoluzione” che si concentra il seguito del suo ragionamento. A cominciare dalla riabilitazione frettolosa della oligarca dalla treccia bionda Timoshenko – la “principessa del gas” come fu chiamata – per la cui liberazione sono state di fatto cancellate con un colpo di spugna le leggi che punivano i gravissimi reati di corruzione che avevano portato in luce ruberie astronomiche a danno dei cittadini. Poi denuncia il pesante velo censorio calato in poche ore sugli aspetti più inquietanti e tutt’altro che chiariti della sanguinosa battaglia che ha messo a ferro fuoco piazza Indipendenza a Kiev! I dubbi,  affrettatamente accantonati, relativi alle componenti a dir poco eterogenee della ribellione dove al popolo si sono mescolati gruppi nazionalisti e neonazisti con formazioni paramilitari che si sono prima scontrati con la polizia, per poi allearsi con una parte di essa! Fino alle note di colore come il twitt dell’infermiera moribonda che si scopre qualche tempo dopo essere (fortunatamente) viva ma dopo aver sfruttato il patos creato dalla “morte in diretta smartfonica” senza la benché minima preoccupazione di svolgere le opportune verifiche preventive. Tutte cose che mettono a nudo il livello di sciatteria e asservimento del nostro giornalismo…”La narrazione di questi fatti sui nostri media è stata vergognosa, così come è avvenuto per la Libia e per altri paesi”, rincara Maria Elena suscitando la reazione spazientita di Stella con la motivazione di facciata della durata eccessiva della telefonata. Ma tutt’altro che intimidita dall’avere dall’altra parte del filo un monumento del giornalismo italico l’ascoltatrice insiste illustrando il secondo motivo di preoccupazione pre-annunciato nella frase introduttiva: “la narrazione ha un doppio registro perché quando vediamo della manifestazioni di piazza così feroci con l’uso di armi da fuoco, la narrazione che viene fatta dai nostri media è quella di eroi, di ribelli che cercano di liberare il loro paese da un dittatore, quando vediamo i nostri ragazzi scendere in piazza e ovviamente non armati di pistole o fucili come avvenuto a Kiev, ma che tuttalpiù di qualche bastone con cui spaccano qualche vetrina la narrazione è tutt’altra: i nostri sono criminali, gli altri liberatori”…Una conclusione netta quanto faticosa con il conduttore che le “parla sopra” per costringerla a chiudere e che – nella replica – abbozza un commento cerchiobottista, perfettamente in linea con la tradizione del suo giornale…

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Ora qui credo che nessuno, tantomeno l’ascoltatrice – volesse semplificare la situazione angosciante descritta meglio che da mille resoconti dalle immagini senza commento mandate per ore dalle TV di mezzo mondo…Non dubito che se avesse potuto parlare senza venire sgarbatamente e più volte richiamata l’avrebbe probabilmente detto lei per prima. Ma il doppio registro con cui è ormai abituale per i nostri giornali e soprattutto tele-giornali trattare il palazzo italico e chi vi si oppone e i palazzi altrui (specialmente quelli dei paesi ritenuti di “rango inferiore”) rispetto a chi vi si ribella è stucchevole…Non rendersene conto oscura la fama di chiunque e autorizza a ritenere che Stella abbia giudicato con assai più severità le corporazioni altrui della propria; che abbia visto la casta-pagliuzza negli occhi degli altri ignorando la casta-trave che evidentemente oscura le sue pupille.

Borgone Susa 24 febbraio 2014 – Claudio Giorno

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