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NEXT STATION, KIEV

febbraio 20, 2014

Era tutto più facile un tempo. Di fronte a un fatto che irrompeva nel quotidiano ci si chiedeva subito: a chi giova? Una domanda semplice per una risposta che spesso lo era altrettanto e che le inchieste giornalistiche prima e la magistratura poi si incaricavano di certificare. Oggi appare tutto più difficile; come la sopravvivenza alla crisi cronica voluta da chi da essa trae gli stessi profitti che un tempo venivano “garantiti” solo dai conflitti mondiali. “I No Tav” sono cittadini normali ma che hanno dato vita a un movimento che si è messo di traverso alla spartizione di un malloppo che oggi è stimato a preventivo poco meno di 30 miliardi di euro. Una lotta che nonostante tutto (e tutti) dura da un quarto di secolo! 25 anni nei quali è finita (dicono) una repubblica (la prima), si sono estinti la democraziacristiana, i socialisti e tutti i vassalli del pentapartito (anche se gli sono sopravvissuti tutti i ladri trovando ospitalità nei “non-partiti che nel frattempo sono stati inventati… Anni di frustrazioni in cui sono stati vanificati gli esiti di quasi tutti i referendum popolari, si sono spenti  gli occupy di mezzo mondo mentre le rivoluzioni del nordAfrica sono servite all’avvicendamento di regimi più o meno teocratici, direttamente o indirettamente sostenuti manu-militari. Nel nostro piccolo (una dimensione di cui la più parte di noi resta perfettamente consapevole) costituiamo una speranza, un orizzonte di resistenza in un panorama di rese incondizionate o – peggio – di disponibilità a farsi cooptare anche e solo nel sottoscala di uno qualsiasi dei “palazzi”. Di contro l’irrigidimento dello stato ci ha posto “nostro malgrado” in condizione di rappresentare un livello di antagonismo che non avremmo neanche lontanamente immaginato possibile, alla fine degli anni ‘80 quando alcuni “reduci della lotta all’autostrada del Frejus” cominciammo a intravedere un nuovo pericolo – quello definitivo, il Tav – affacciarsi all’orizzonte affollato del nostro esiguo e fragile territorio. Soprattutto non avremmo mai immaginato che avremmo potuto mantenere così a lungo la posizione senza arretrare di un millimetro. In una condizione così “estrema” sarebbe molto stravagante se non fossimo stati “debitamente” infiltrati: l’ho gia scritto e “in tempi non sospetti”…Peccato che nel frattempo i giornali abbiano (quasi tutti) smesso di fare inchieste e la magistratura sembra essersi spaccata tra chi svolge un ruolo di supporto della politica sempre più inadeguata e chi ne mette a nudo la corruzione insanabile…Ciononostante ci sono alcune sentenze passate in giudicato e qualche coraggiosa iniziativa editoriale che documentano sufficientemente i primi tentativi di inquinare la lotta in difesa della nostra terra. Tentativi inquietanti che hanno caratterizzato gli anni a cavallo tra gli ’80 e ‘90  e che si sono svolti con la complicità se non per iniziativa di pezzi “deviati” dello stato. E per giunta su uno sfondo noire che ha avuto per protagonista un certo Franco Fuschi (di cui ha parlato di recente solo Luca Rastello in un capitolo di Binario Morto, scritto con Andrea De Benedetti). Un uomo del mistero che – detto per inciso – è stato il peggior serial-killer made in italy dopo aver svolto una “funzione” nei “servizi”; un ex “incursore di marina” venuto a trascorrere una “serena vecchiaia” (tra un omicidio e L’altro) tra gli alpini e gli artiglieri di montagna…Ed ha avuto un ruolo anche nel traffico d’armi scoperto attorno all’armeria Brown-Bess di Susa.  E’ in questo clima torbido che la procura di Torino e in particolare il sostituto procuratore Maurizio Laudi (che aveva gia indagato in Valle di Susa ai tempi di “Prima linea”) si convincono che sia in atto una ripartenza del fenomeno terrorista e che ciò avvenga a margine della lotta contro il Tav e che sia essenzialmente opera di “frange estreme” legate all’area anarco-insurrezionalista. Le “prove “granitiche” raccolte attraverso indagini svolte anche da inquirenti che si riveleranno attivamente coinvolti nella fabbricazione delle medesime non reggeranno oltre l’istruttoria per la maggior parte degli “attentati” (oltre una dozzina di danneggiamenti a ripetitori telefonici e televisivi, centraline di ventilazione di gallerie stradali, l’incendio di una trivella, del portone di una chiesa e del garage del Comune di Caprie, oltre al rinvenimento di armi sotto un viadotto autostradale e di bombole del gas lungo la ferrovia). Solo per due di questi fatti verranno mandati a processo Edoardo Massari (detto Baleno) e Maria Soledad Rosas (detta Sole) con Silvano Pelissero, condannati in primo grado ma assolti in appello: peccato che nel frattempo – com’è noto – i primi due si fossero suicidati mentre stavano scontando una pena per dei fatti da cui saranno poi scagionati, ma troppo tardi. Un errore che dovrebbe pesare some un macigno sulla coscienza di chi indagò in un’unica direzione ma che – a quanto pare – non ha insegnato nulla. Nel frattempo la lotta assume sempre più una veste popolare e istituzionale col coinvolgimento di quasi tutti i Comuni della Val di Susa. Nel 2005 una vera e propria ribellione pone fine al cantiere di Venaus per la realizzazione del cunicolo geognostico prima ancora che partano i primi lavori di insediamento del campo base. Poi l’Osservatorio, il suo cambio di destinazione d’uso in corso d’opera e l’attribuzione al suo responsabile di funzioni chiaramente destinate non più alla verifica della reale necessità, ma alla realizzazione dell’opera. La scelta del sito “alternativo” della Maddalena di Chiomonte per il cunicolo geognostico, lo stravolgimento progettuale prima con l’allungamento sino a Susa dell’ipotetico imbocco est del Tunnel ferroviario e poi con la scelta di un percorso tortuoso e improbabile per riesumare l’interporto di Orbassano condannato a morte dalle FS…E soprattutto la militarizzazione della valle, la definizione di area strategico-militare per il cantiere, gli scontri per la sua recinzione prima e difesa poi di un’opera definita civile …I successivi sabotaggi attribuiti sempre e comunque al movimento sino ai processi, agli arresti preventivi per reati di terrorismo e alla clamorosa sentenza del tribunale civile di Susa (ancorché chiuso per spending review) che condanna tre portavoce del movimento presi nel mucchio a un risarcimento di oltre 220mila euro per aver impedito dei carotaggi (ritenuti inutili persino in sede UE) e con l’implicita ammissione della congruità dell’affitto di un fazzoletto di terra incolta e degradata per 16mila euro/giorno pattuito tra due società interamente pubbliche! L’incredibile colletta che certifica nel più concreto dei modi  la solidarietà diffusa e che sancisce  in modo definitivo che la nostra lotta non sia derubricabile a localismo egoista. 

E ora irrompono sulla scena i NOA (o NEO-LUPI GRIGI?) che decretano condanne a nome del popolo e indicano la strada al movimento No Tav romanticamente affezionato a criteri nonviolenti pur nella radicalità dello scontro…Per questo il loro comunicato (inneggiante al 23 aprile?!) è stato rispedito al mittente. Un mittente che sa di deja vu. Uno, dieci, cento  mittenti che in questi anni non solo non hanno fatto quanto in loro potere e soprattutto dovere per disinnescare  gli “ordigni esplosivi”, ma li hanno “messi a dimora”… (Qualcuno manualmente sotto un viadotto, altri virtualmente in conferenze dei servizi-burla, confronti truccati, procedure umilianti prima ancora che scorrette). Chi doveva risolvere ha complicato, chi doveva indagare non pare aver sempre finito il lavoro…Chissà che fine ha fatto una inchiesta datata gennaio 2002 e affidata al PM Andrea Padalino – con il collega Onelio Dodero – su una pistola sequestrata all’armeria del traffico d’armi in Valsusa e trovata successivamente in possesso di un personaggio che a luglio del 2012 pare fosse alla Maddalena di Chiomonte ma non tra chi contestava il cantiere, ma dall’altra parte…Un’arma di cui si trovò traccia – credo – grazie a una indagine della Procura di Reggio Calabria sulla ‘drangheta… L’onorata società che sta agli appalti come le api al miele: altro capitolo che sarebbe interessante approfondire per capire certi percorsi che altrimenti sembrano casuali e che invece qualcuno ha forse aperto intenzionalmente perché la trattativa su cui indagano i coraggiosi magistrati di Palermo ha tanti fautori e a tutte le latitudini…

Police Crack Down On Protests In Kiev

Ma oggi c’è davvero qualcosa di inquietante all’orizzonte-est non solo della Val di Susa, ma dell’Europa SpA dei finanzieri e dei lobbysti: è Kiev in fiamme travolta da una crisi che è prima morale, poi economica e infine anche strategica…Quella Kiev che qualcuno voleva capolinea della “nostra” grande opera, e che oggi brucia nonostante o a concausa di un’altra grande opera appena celebrata: gli europei di calcio coi suoi stadi e le sue majorettes…Quella Kiev – ultima stazione – che ancora Luca Rastello descriveva così alla fine del suo viaggio in un corridoio immaginario: “il caffè ci sveglia a Kiev, stupito, stropicciato: la stazione alterna il moderno allo stile imperiale russo, l’orizzonte è abolito da barriere di torri a trenta piani che disegnano spietatamente il futuro cementizio delle metropoli europee…” Un futuro che oggi è un presente di rovine fumanti e corpi insanguinati…Altro che le condanne del tribunale del popolo…

Borgone Susa, 20 febbraio 2014 – Claudio Giorno

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