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IL CANTICO DI MADDALENA

gennaio 27, 2014

Mentre l’ex procuratore Giancarlo Caselli nella sua prima intervista da pensionato rilascia una dichiarazione molto impegnativa “a favore” del movimento No Tav, il suo successore protempore, Marcello Maddalena, raccoglie il testimone di chi deve tenere alta la guardia rispetto al rischio eversivo da “noi” rappresentato. Provo a procedere con ordine: Caselli (pur ribadendo le sue note convinzioni sul rischio eversivo) definisce le ragioni No Tav  “più che legittime”.  Posto che le sue parole siano state riportate correttamente è una dichiarazione forte! (pronunciata – tra l’altro –  in singolare coincidenza con il festival della scienza  in svolgimento a Roma dove sono di scena i linguisti, e che linguisti(!), visto che la star indiscussa è quel Noam Chomsky  che non risparmia critiche ai governi che si occupano solo della tutela e del consolidamento degli interessi finanziari sempre più disuguali. I profitti di quell’1% di finanzieri e lobbysti che si avviano ad accaparrarsi il 99% della ricchezza mondiale. Un manipolo di egoisti irresponsabili che purché non siano minacciati i loro patrimoni personali non esitano a “trattare” con le mafie globali “sdoganate” in quanto portatrici di capitali cui non è possibile rinunciare se si vuole mantenere la “massa critica” necessaria ai sempre più sproporzionati e spregiudicati programmi speculativi. Ma senza scomodare i massimi esperti mondiali di interpretazione del linguaggio c’è un’altra coincidenza temporale che mi stimola ad attribuire alla dichiarazione virgolettata un “valore aggiunto”: l’annuale riunione dei massimi esponenti dei potenti della terra (di cui sopra) nel paradiso fiscale ed extracomunitario di Davos, (luogo scelto – tra l’altro – dal nostro ministro dell’economia per comunicare la privatizzazione di Poste Italiane ed Enav ben prima che al parlamento!…Farneticazioni di un inguaribile ottimista destinate ad essere smontate fin dalla prima interpretazione autentica del Caselli pensiero? Cancello tutto, ma quel che è andato in scena quasi in contemporanea in quel medesimo palazzo di giustizia in cui il Procuratore Caselli era seduto fino a pochi giorni prima mi autorizza quantomeno a considerare immutabile il copione di coloro cui la politica ha da almeno due decenni delegato (assieme al “naturale” compito di individuare e punire chi si macchia di reati) anche quello di “risolvere” la contrapposizione sempre più esplosiva tra il diritto piegato ai “bisogni” della democrazia rappresentativa e il “bene comune” individuabile attraverso l’esercizio della democrazia diretta. 26pol1f01-milano-apertura-Anno-Giudiziario_FC_0030

Le parole di Maddalena sono state di assoluta continuità nel voler mettere “il No Tav” al primo posto delle preoccupazioni della procura subalpina. E (secondo il mio opinabile ma convinto pensiero) appaiono sinistramente collegate con quelle del procuratore della corte d’appello di Palermo che ha “redarguito” i pubblici ministeri del tribunale siciliano perché nel voler andare avanti nell’accertamento della verità sulla esistenza di una trattativa tra mafiosi assassini ed esponenti massimi delle istituzioni hanno chiamato in causa il Capo dello Stato, testimone delle lamentele di uno degli imputati eccellenti! Esagero? Provo a spiegare cosa intendo: Giusto una settimana fa Nino Di Matteo e Roberto Scarpinato sembra abbiano dovuto rinunciare ad essere presenti nella grande sala del Sacro Volto di via Nole nella partecipatissima manifestazione in ricordo di Paolo Borsellino indetta dalle “agende rosse” di Torino. Avrebbero dovuto intervenire con Sonia Alfano, Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Europea, Salvatore Borsellino, fratello di Paolo e Marco Travaglio. Ma l’imponente schieramento di polizia e i sofisticati apparati di controllo non sarebbero stati sufficienti per garantire che i due magistrati non rischiassero di rimanere vittima di un attentato. (Cosa che aveva impedito a Di Matteo addirittura di interrogare un testimone di giustizia presso il Tribunale di Milano solo qualche settimana prima!). Amministrare la giustizia in una città che non sa dare garanzie a un magistrato minacciato dai mafiosi che hanno ucciso Falcone e Borsellino a Palermo ma – lo si dimentica colpevolmente – il capo della nostra stessa procura Bruno Caccia, è più o meno preoccupante che la “possibile” deriva eversiva di un movimento di cittadini nato per difendere il proprio territorio non solo dal saccheggio delle risorse ambientali, ma proprio dalle infiltrazioni conclamate che hanno sin qui sempre accompagnato l’apertura dei cantieri? E’ troppo chiedere – con Erri De Luca – che almeno siano rispettate le “proporzioni”?

Borgone  Susa, 27 gennaio 2014 – Claudio Giorno

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