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VOTO DI…SCAMBIO

gennaio 20, 2014

La “tartaruga” dell’intercity Milano-Ventimiglia è in bilico, appoggiata a un parapetto che non sembra poterla sottrarre a lungo dall’abbraccio della scogliera, dieci metri più in basso. Ogni alluvione ha la sua “immagine-simbolo” che ce la fissa in memoria: quella di questo fine settimana del primo mese del 2014 certifica la strage sfiorata; i quattro feriti non gravi dovuti allo “svio” della locomotiva e dei primi due vagoni per una frana che fortunatamente ha anticipato (invece che attendere) il transito del treno, sono “il miracolo” in cui è ormai d’obbligo sperare  ogni volta che piove intensamente per un paio di giorni di seguito…

treno_deragliato_andora

I negazionisti dell’effetto serra non si premurano di spiegare il perché di nubifragi tropicali in pieno inverno. Ricordiamo che assieme alla Liguria dove la cadenza degli “eventi eccezionali” sta divenendo ormai mensile è andata sott’acqua mezza piana emiliana tra Modena e Reggio, e la minaccia si è poi estesa a Toscana, Lazio e Campania (dove tuttavia che piova tra dicembre e gennaio è un po’ più consueto)…Un drone di un quotidiano del nord e un elicottero messo a disposizione di un magistrato di Savona ci hanno raccontato per immagini le con-cause antropologiche della frana che ha interrotto la ferrovia che collega la Costa Azzurra con la Riviera di Ponente, (e attraverso questa con Torino e Milano): Un’area di un milione di abitanti unita ai quasi cinque delle città che si affacciano sui diversi itinerari (e più se ci spingiamo sino a Nizza).

Abitanti molti dei quali con due o più case: quelli delle villette a schiera il cui terrazzo è scivolato sin poco sopra il binario, lasciando a vista le fondamenta e determinando la colata di fango e detriti che è finita sulle rotaie si è scritto che siano milanesi. Il PM vuole addebitare a loro e all’Ufficio Tecnico di Andora – territorialmente competente – il risarcimento dei danni subiti dalla ferrovia e dalla sua interruzione. Neanche fossero proprietari di Vesailles riuscirebbero a ricavare una somma sufficiente per tacitare L’Ingegnermoretti (e trovando un acquirente per la reggia). Qualche giornalista più onesto – qualcuno c’è ancora  – ha ricordato che i lavori di arretramento a monte – (anzi, sotto i monti) – e raddoppio dei binari di quel tratto di linea sono fermi da decenni e che lo si deve a una inchiesta sul cemento troppo “magro” che sarebbe stato usato per il rivestimento delle gallerie. Chiunque è stato in riviera sa che spesso sono addirittura tre i tracciati da cui la ferrovia è stata via via arretrata dalla costa: se ne trova traccia in ogni dove con piazzali di stazione messi a parcheggi, il vecchio sedime ferroviario trasformato in rilassanti piste ciclo-pedonali per passeggiate di kilometri in riva al mare,  e i vecchi fabbricati di stazione o i “caselli” dei passaggi a livello trasformati in invidiabili villette fiorite a picco sulle scogliere…Anche il tratto tra Andora e Cervo – oltretutto ancora a binario unico, perché sarebbe stato impossibile raddoppiarlo in sede – avrebbe dovuto essere riconvertito allo stesso modo. Qualche esperto (vero) di trasporti aveva suggerito di usare i vecchi binari per trasformarli in metrò di superficie che avrebbe potuto garantire un collegamento capillare e – soprattutto – scaricare l’Aurelia di traffico di auto private, ma la rivalutazione delle seconde case garantita da parcheggi e percorsi ciclabili è stata preferita e così la “statale” più trafficata (e franosa) d’Italia si è caricata anche di autobus pesanti ed inquinanti e di qualche filobus “Ansaldotrasporti” messo in linea come “foglia ecocompatibile di fico”… Raddoppiare un vecchio tracciato ferroviario, scavare delle gallerie di lunghezza ragionevole e utilità certificabile non ha mai creato una contestazione  radicale. Persino in Valle di Susa è stato fatto e più o meno negli stessi anni in cui sono iniziati i lavori mai completati della Genova-Ventimiglia! Ma evidentemente fare la cresta sugli appalti – come speculare rendendo edificabili anche scarpate e scogliere – è ancora il “core business” del “sistemaitalia”. E allora mi permetto di dubitare che sarà con una nuova legge elettorale partorita da una giovane faina e un vecchio pregiudicato che si rimedierà al cambiamento del clima: la riduzione della CO2 non si ottiene né attraverso al doppio turno alla francese, né con l’italicum (che – tornando ai treni ricorda sinistramente l’Italicus)! Continuare a considerare il territorio e l’ambiente come il miglior supporto per ogni sorta di speculazioni punta dritto a perpetuare l’unica pratica elettorale davvero irrinunciabile: il voto di scambio.

Borgone Susa, 20 gennaio 2014 – Claudio Giorno

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