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CAMERA ARDENTE

dicembre 16, 2013

Dunque la presidente della Camera Laura Boldrini ha voluto essere presente ai solenni funerali di Nelson Mandela. La Boldrini – come tutti sanno – vanta una lunga carriera presso ONU e UNHCR (approda alle Nazioni Unite nel 1989, lavora per quattro anni alla FAO e, dal ’93 al ’98, al Programma alimentare mondiale (WFP). In quegli anni svolge missioni in Afghanistan, Caucaso, Ex Jugoslavia , Mozambico, Iraq e Tajikistan. Dal ‘98 al 2012 è portavoce dell’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, per il quale coordina anche le attività di informazione in Sud Europa. Svolge missioni in diversi luoghi di crisi: Albania, Angola, Burundi, Kosovo, Iran, Giordania, Malawi, Pakistan, Siria, Sudan, Tanzania, Zambia (oltre quelli sopra elencati). Un curriculum impressionante che incute rispetto e una certa soggezione (per chi volesse maggiori dettagli Wikipedia è prodiga di titoli di studio, onorificenze ecc). Per questo la sua elezione a presidente della Camera era stata salutata con molta simpatia: non solo il ritorno di una donna in una delle tre più importanti cariche istituzionali, ma l’elezione di una persona che a dispetto di una età ancora giovane poteva essere rappresentativa della voglia di cambiamento che lo tsunami elettorale aveva appena decretato. Ora proprio il teatro in cui si è svolta la sua attività precedente l’autorizzava appieno a voler essere presente ai funerali dell’uomo che piegò le sbarre di ferro della gabbia dove lo aveva rinchiuso l’Apartheid…Anche se si poteva ben prevedere  l’esibizione di ipocrisia planetaria che questo evento avrebbe ed ha inevitabilmente determinato. Assai più legittima e sicuramente senza ombra di impostura la partecipazione di un ex operatore della società delle nazioni, divenuta nel frattempo presidente di uno dei due rami del nostro parlamento, che quella di tanti politici di mestiere: personalmente (per quel che può valere l’opinione di un cittadino qualunque) non avrei avuto dubbi su chi avrebbe potuto rappresentarci meglio tra lei e il presidente del consiglio, anche se al solenne funerale di Madiba erano stati formalmente invitati solo i capi di stato e di governo. Ma allora perché aggiungere anche la mia personale pisciatina nell’orinatoio di stampa che ha inzuppato la carta di giornale in queste ultime ore?…Perché gli eventi che vengono catapultati nell’arena sempre illuminata del circo mediatico H24  non possono essere decontestualizzati; (anche quelli più apparentemente neutri); chi meglio di una laureatasi in Giurisprudenza nel lontano 1985 – presso la Sapienza – con una tesi sul diritto di cronaca (voto 110!)  e con una lunga attività di addetta stampa alle spalle dovrebbe saperlo?

laura-boldrini-funerali-290826rtg

Quella che si è chiusa (e questa che si apre) saranno ricordate – nel “nostro cortile” – come le due settimane in cui un fenomeno prettamente siciliano detto dei forconi e una iniziativa nata con un tam tam ancora non bene analizzato (e per molti versi inquietante)  che si è dato il nome della data del debutto – 9 dicembre – hanno messo a soqquadro le piazze di mezzitalia! Si può avere (e si hanno) nei confronti di quel che sta succedendo tutto un arco di legittime opinioni, ma – come ha ammonito più volte un osservatore attento come Marco Revelli – chi ha urlato la propria protesta nelle rotonde e sotto i palazzi del potere sono anche e forse soprattutto “una massa di poveri; di impo­ve­riti. Le tante facce della povertà di oggi”. Una imponente frazione di popolo italiano (raccolto non a caso attorno al tricolore agitato dalle destre) “, incat­ti­vita. Piena di ran­core, di rab­bia e per­sino di odio. D’altra parte la povertà non è mai serena”…Quasi un terzo di concittadini – se i dati Istat sono attendibili – che smettono di essere tali (numeri da citare nei TG o nei discorsi inaugurali dei giudici), per divenire cronaca cruda dei primi e i prossimi imputati dei secondi (sia pure incassando l’ambigua solidarietà dei poliziotti)…

Ora a me sembra imperdonabile che la responsabile del luogo dove di questo stato delle cose (anzi, delle persone) si dovrebbe discutere ad oltranza, (saltando – se servirà – persino la pausa natalizia) non abbia capito che partire in comitiva, fidanzatocompreso, per il Sudafrica, (sia pure su un aereo di stato  che avrebbe consumato uguale anche se avesse volato col solo equipaggio) avrebbe sancito una legittima e persino plastica sensazione di distanza! Distanza dal luogo e dal momento di espressione di massimo disagio sociale. Distanza dal comprendere che certe rinunce se sono meno significative persino della riduzione del proprio appannaggio, avrebbero però potuto certificare la consapevolezza che un popolo stremato dai “sacrifici” sin qui imposti e angosciato da quelli che si prospettano ha il diritto a dei gesti poco più che simbolici in termini di bilancio, ma decisivi sotto il profilo della sensibilità. Peccato. Un altro mattoncino è stato tolto dalle fondamenta di una costruzione sociale che non regge più neanche il suo stesso peso, Altro che resistere ai terremoti.

Borgone Susa, 16 dicembre 2013 – Claudio Giorno

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