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COME CI PIACCIONO LE RIVOLTE (DEGLI ALTRI)

dicembre 9, 2013

Kiev, 8 dic. – Piu’ di 200.000 ucraini pro-Ue si sono radunatI nel centro di Kiev per la piu’ grande protesta in Piazza Indipendenza dai tempi della Rivoluzione arancione del 2004. La rabbia della folla si e’ sfogata anche su una statua di Lenin, fondatore dell’Urss e simbolo del legame con Mosca, che e’ stata abbattuta da decine di militanti incappucciati del Partito liberale, formazione ultranazionalista. Il monumento, alto tre metri e mezzo, e’ stato divelto mettendogli una corda al collo e colpendolo con mazze e spranghe e una volta a terra e’ stato sfigurato e fatto a pezzi a colpi d’accetta mentre altri 1.500 manifestanti urlavano “Finalmente!” e “Grazie a Dio!”.

20131208_lenin

E’ una corrispondenza dell’AGI, che non si discosta da quelle solo un po’ più stringate dell’ANSA o di altre agenzie. Le si ritrova pari pari sulle edizioni on line dei quotidiani sempre più invasive (e invase di pubblicità nel tentativo di occupare la rete e tamponare l’emorragia di vendita di copie cartacee). Ma riguarda solo la più recente delle rivolte  altrui raccontate con enfasi sui nostri media di regime. Sempre colorate, ricche di nuovi simboli di modernità alzati al cielo nello stesso momento in cui vengono abbattuti i monumenti di un passato a volte remoto, spesso prossimo e sempre collegato al presente. Un potere da demolire qui e ora perché nemico della democrazia, dell’autodeterminazione dei popoli, delle aspirazioni mediterranee, baltiche o atlantiche. Aspirazioni sempre sacrosante non perché le si consideri davvero tali, ma perché d’altri. Perché le stesse rivendicazioni dovessero mai scoppiare qui da noi verrebbero condannate senza appello dai nostri ciambellani di corte: negli elzeviri delle grandi firme come nelle corrispondenze degli inviati “speciali”, giù fin nelle anonime note di agenzia; soprattutto se rivolte contro “un governo in carica”; non importa se frutto della peggiore delle leggi elettorali, nominato dal peggiore dei presidenti o imposto dalla più famigerata  troika extranazionale…Perché le rivolte che piacciono alla gente che piace sono sempre quelle degli altri.

Le nostre  – che siano di No Tav, Forconi, operai Fiom, giovani studenti o pastori sardi – non verranno mai celebrate sulle loro pagine, non perché manchi la libertà di stampa ma perché, come ci ricorda il ritornello della canzone di Jannacci e Fo – fan male al re, al ricco e al cardinale… diventan tristi se noi piangiam.

Borgone Susa, 9 dicembre 2013 – Claudio Giorno

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