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L’ODORE DELLA GUERRA

dicembre 1, 2013

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Odore di sangue e merda…E’ la prima sensazione che ti assale le narici in zona di guerra. Cecilia Strada non fa sconti. Tiene un quaderno in cui raccoglie tutte le definizioni più “creative” che i politici italiani si inventano ogniqualvolta si provvede a ri-finanziare una delle “missioni di pace” su cui si trova sempre e facilmente (proprio come sul TAV) una maggioranza bulgara che vota a favore (ma che sa che deve “giustificarsi” di fronte all’opinione pubblica). Tutti coloro che si sono avvicendati in questi anni al ministero della “difesa” (sostanzialmente per reggere il moccolo dei generali-manager di terra di mare e di cielo) hanno dato vita a un intero repertorio di slogan anestetizzanti per favorire l’alimentazione della filiera armaioli-piazzisti-utilizzatori che fabbricano-vendono-uccidono in nome del PIL, dell’export e della democrazia santa(&occidentale)…

Ma L’odore di sangue e merda loro non lo hanno mai sentito”. Cecilia sfoglia il suo quaderno: cerca le parole testuali: Ignazio Larussa – quando compariva sulle TV di Stato in tuta mimetica nelle sceneggiate natalizie con le truppe –  arrivò a dire che “una missione di pace può comportare atti di guerra”…Così nell’immaginario collettivo i bombardamenti sono divenuti “umanitari”. (un po’ come le grandi opere sono diventate “strategiche”). E – complice l’informazione di regime – se i cantieri e le discariche sono stati trasformati in campi paramilitari, i bunker sono stati ristilizzati come centri di accoglienza per la protezione della donna e dei fanciulli…La mistificazione incestuosa e quotidiana tra giornalisti “arruolati” e politici corrotti ha prodotto la mutazione genetica che tramuta gli assassini in eroi e le vittime in terroristi o pirati. E proprio la falsificazione quotidiana della realtà a scopo di lucro è stata il filo conduttore degli interventi di Cecilia,  e di Maso Notarianni che hanno trovato in Stefano Marzolino uno straordinario testimone di come la Breda (quella il cui fatturato non deve evidentemente aver mai fatto differenza tra treni o bombe) possa continuare a uccidere o a ferire gravemente a distanza di molti decenni dalla data di fabbricazione dei loro ordigni di morte. Bombe che si rivelano micidiali anche per l’efficienza conservata pari-pari, nonostante il tempo e le intemperie e che sembrano volere confermare un vecchio slogan pacifista per cui una pistola – prima o poi – spara:  una bomba, prima o poi esplode e lo fa indifferentemente se viene lanciata in un teatro di guerra o rinvenuta in un campo da restituire a un uso agricolo come è accaduto a Nicolas Marzolino e ai suoi amici nell’oasi di pace e spiritualità di Novalesa…(E settant’anni dopo la “cessazione di tutte le ostilità” con un “nemico” con cui oggi si condividono appalti pubblici e profitti privati…).

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Un bimbo, quello di Cecilia e di Maso si infila sotto il tavolo: smista i microfoni e versa acqua nei bicchieri degli oratori…Bambini della sua tenera età rimangono ancora oggi vittima delle mine disseminate dai militari sovietici – racconta Cecilia – decenni dopo il primo conflitto e la dissoluzione dell’URSS! Stefano non si capacita della ostilità con cui è stata accolta la richiesta di reintrodurre nelle scuole l’informazione su un pericolo dato frettolosamente per superato, e Sandro Plano racconta come prefetti e militari abbiano rivendicato le “competenze” a occuparsi del problema salvo “dimenticarsene” dopo qualche riunione e tre assemblee informative in alcune scuole…Nonostante i molti, preoccupanti rinvenimenti di ordigni bellici inesplosi nelle valli Cenischia e di Susa poche settimane dopo l’incidente terribile di Novalesa (che dimostrano – se ce ne fosse bisogno – quanto il problema sia grave e presente). Così nella valle dove gli operai delle Officine Moncenisio seppero e vollero votare la mozione contro la fabbricazione di materiali bellici proposta da un visionario come Achille Croce un altro visionario, Gino Strada, si affaccia (sia pure virtualmente) attraverso sua figlia che rievoca il modo in cui – vent’anni fa (già chirurgo di guerra) – suo padre propose a una ristretta cerchia di familiari e amici l’idea che gli stava balenando in testa: “dobbiamo fare una cosa che dovrà diventare inutile: curare le vittime delle armi devastanti che fabbrichiamo noi, ma facendo in modo che se ne cessi quanto prima la produzione e il commercio”. E infatti Emergency nasce per soddisfare la prima necessità degli sfortunati cittadini dei paesi vittima della esportazione di una forma perversa e assassina di democrazia, ma promuove contemporaneamente assieme a quelle per il finanziamento dei loro ospedali da campo (divenuti ormai un mito) mille iniziative di denuncia e sensibilizzazione fino a ottenere la chiusura – nel nostro paese – delle fabbriche di mine antiuomo!

Ma oggi la sfida è – se possibile – ancora più grande: perché la gente che deve ricorrere alle loro cure non è soltanto più quella ridotta in povertà e in cattiva salute dalle guerre infinite che flagellano il terzo mondo, ma molti cittadini europei cui la finanza ha imposto una guerra non dichiarata, solo apparentemente incruenta, ma ancora più subdola. Su questo aspetto si concentra Maso che – forte del suo impegno in peace reporter – sottolinea dati “ufficiali” che negano l’esistenza della crisi (il grande alibi dei nostri giorni) perché dal 2008 ad oggi la ricchezza globale misurata è di molto aumentata. Assieme però alla disuguaglianza tra i sempre più numerosi “troppo ricchi” e il moltiplicarsi esponenziale dei “troppo poveri”. Un dato connesso e nello stesso tempo aggravato da una sorta di analfabetismo di ritorno della capacità di analizzarne i veri motivi che – anche queste sono statistiche “ufficiali”- riguarda ormai l’80% dei cittadini. Persone che sono sempre più coscienti (sulla loro pelle) dell’impoverimento, ma sempre meno in grado di comprenderne le vere cause e quindi di reagire efficacemente. Un dato che secondo lui in Valle di Susa grazie a una lotta che è andata ormai ben oltre il TAV è addirittura capovolto! “Da voi – afferma – c’è una consapevolezza delle cause di questa situazione perversa che coinvolge sicuramente almeno l’80% dei cittadini! Per questo – aggiunge – più che invitare ospiti in grado di allargare i vostri orizzonti dovreste essere invitati in ogni dove ad ampliare le conoscenze  e a sensibilizzare le coscienze di chi non si è saputo o potuto dare gli strumenti che pazientemente voi vi siete dati in oltre vent’anni!”

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Difficile di fronte a una considerazione così lusinghiera resistere a quel rischio che in tutte le occasioni cerchiamo di denunciare come ben più pericoloso addirittura della militarizzazione in atto: quello di non cedere al fascino discreto di ”divenire  monumenti di noi stessi”! Ma anche del più rischioso dei complimenti si può fare un uso virtuoso: il ri-uso di una ricchezza, di una sorta di biodiversità  (ma culturale) di un posto un po’ particolare dove non sono emerse (sin qui) prove storiche che sia davvero passato Annibale, ma dove hanno soggiornato e vissuto figure umane davvero straordinarie. Uomini come Carlo Carretto, Don Giuseppe Viglongo e il già citato Achille Croce. Una vallata dove la lotta partigiana e gli ideali di tradizione cattolica hanno saputo convivere come dimostra la storia di Sergio Bellone e Don Foglia. Un luogo dove le prime lotte operaie (legate alla prima delle crisi industriali moderne, quelle del tessile) non hanno dovuto pagare dazio al crescere di una cultura di difesa del territorio e dell’ambiente nata con la prima delle associazioni ambientaliste: Pro Natura Piemonte. Dove insomma tutto quel che allora è stato seminato è forse una delle spiegazioni più convincenti del perché della lotta popolare più longeva e tenace dell’ultimo quarto di secolo: Una condizione ideale – insomma – per provare, assieme a Emergency, col rinnovato contributo del Sereno Regis, con la coraggiosa e orgogliosa reazione di Stefano e Nicolas Marzolino e la buona volontà dei nostri maltrattati sindaci a rivitalizzare un’ esperienza come quella della Scuola di Pace di Condove. Uno strumento attraverso il quale (grazie all’attività del Gruppo Pace e dei Cattolici per la Vita della Valle) poter anche dare il nostro piccolo contributo al completo compimento dello straordinario progetto visionario di Gino Strada.

***
(Resoconto con auspici della serata de “il Grande Cortile” a Venaus con Cecilia Strada, Maso Notarianni e Stefano Marzolino “EMERGENCY TRA MISSIONI DI “PACE ARMATA” E “DISARMO SANITARIO” EUROPEO)

Borgone Susa, 1 dicembre 2013 – Claudio Giorno

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