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SI MUORE QUANDO SI E’ LASCIATI SOLI

novembre 25, 2013
Torino, giovedì 21 novembre in p.Castello Le "Agende Rosse" col "Gruppo Pace Val Susa"

Torino, giovedì 21 novembre in p.Castello Le “Agende Rosse” col “Gruppo Pace Val Susa”

Giovedì della scorsa settimana la pioggia battente che ha sferzato l’intera penisola portando lutti e distruzione non solo in Sardegna, non ha scoraggiato molte persone di buona volontà dal manifestare in molte piazze di molte città italiane la loro vicinanza a Nino di Matteo, il sostituto procuratore di Palermo titolare dell’inchiesta scabrosa sulla trattativa Stato-Mafia, minacciato di morte ancora una volta da Totò Riina, ma soprattutto circondato dal silenzio assordante delle istituzioni.  E proprio a tal proposito oggi sappiamo che il presidente della repubblica aveva scritto – appena poche settimane prima – una lettera al tribunale del capoluogo siciliano per ribadire di non sapere nulla che a suo giudizio potrebbe rivelarsi utile per l’accertamento di una verità così sconvolgente, chiedendo sostanzialmente di cancellare l’invito a deporre. Una richiesta, quella di Napolitano, che non ha precedenti nella storia giudiziaria italiana come racconta Giuseppe Pipitone su “il fatto quotidiano”! La decisione clamorosa ma perfettamente comprensibile dei giudici di Palermo di invitare il presidente a deporre “era stata motivata dalla lettera scritta dallo scomparso Loris D’Ambrosio,  funzionario del Quirinale, in cui costui si lamentava d’essere stato “utile scriba di indicibili accordi” tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90, lo stesso periodo in cui, secondo l’accusa, si sviluppa la Trattativa. Erano i giorni drammatici in cui furono intercettate numerose conversazioni con Nicola Mancino, l’ex ministro dell’Interno timoroso di finire indagato, e infatti successivamente rinviato a giudizio per falsa testimonianza.

Nelle prossime ore si conoscerà la decisone del Tribunale erede delle inchieste dei Falcone e Borsellino, che i massimi vertici dello stato commemorano ogni anno, ma che ogni anno di più risulta chiaro che fu la politica a lasciare soli dando un inequivocabile segnale di “autorizzazione a procedere” a Cosanostra! Un segnale che oggi non può e non si deve permettere più a nessuno di dare agli “eredi”  di Riina & Provenzano, perché la consapevolezza dei cittadini è cresciuta straordinariamente grazie al sacrificio dei dure magistrati simbolo della lotta alla piovra. E dei tanti colleghi siciliani e calabresi trucidati con i loro agenti di scorta, ma anche per quelli che – nelle procure del nord com’è stato per Bruno Caccia a Torino – per primi hanno capito che il crimine organizzato si stava spostando dietro al fiume di denaro e di corruzione degli appalti pubblici che in questi anni è sembrato risalire a ritroso dal mare verso le sorgenti alpine. Un percorso che un po’ alla volta ha invaso anche le grandi pianure europee che per anni si sono ritenute indenni, e che si ostinano a non introdurre nel loro impianto giuridico delle leggi che – sulla scorta della nostra esperienza – salvaguardino i loro paesi se non dalla penetrazione  del crimine organizzato, almeno  dalla ben più pericolosa alleanza con la politica e gli affari! Un rischio che se non potrà essere del tutto evitato, potrà essere efficacemente combattuto grazie alla direttiva che la Commissione antimafia del parlamento di Bruxelles (Crim) presieduta da Sonia Alfano ha redatto e che consentirà – se portato avanti con coerenza nella prossima legislatura – una lotta globale contro le mafie all’altezza della reale dimensione del problema: 700 miliardi di euro l’anno di “fatturato”! Riuscirà almeno su questo fronte l’UE a convincere i cittadini europei della sua utilità? Riusciranno i politici europei a rivelarsi migliori di quelli italiani e degni della domanda di rigore che sale dai loro cittadini?

Borgone Susa, 25 novembre 2013 – Claudio Giorno

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