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TERRORISTI, DITTE, SQUADRE E CERCHI MAGICI

settembre 20, 2013

E’ il 23 marzo 2013. Sono su uno dei due pullman che – partendo dal piazzale della stazione di Bussoleno, di fronte al monumento che ricorda i martiri della Resistenza – porterà alcune decine di cittadini-neoletti del Movimento 5 Stelle (con qualcuno di Sel e qualche eretico del Pd) in visita al cantiere paramilitare di Chiomonte. Un inviato Rai attacca bottone con una deputata che viene dalla sua regione: si capisce che si conoscono, ma lei è un po’ diffidente: tutti questi giornalisti in caccia di dichiarazioni dei marziani atterrati su Montecitorio si capisce che un po’ la disorientano. Ma – mentre il cameraman sorregge la pesante telecamera infagottata nel nylon per proteggerla dalla pioggia – lui insistente ritenta l’approccio. Le porge il microfono ma per incoraggiarla parla lui: le chiede se sa come i maggiorenti del Pd chiamano il loro partito. Lei non lo sa. “La ditta”, dice lui, scandendo le sillabe.

P1070859rtgCrszMi è ritornata in mente questa scena di pochi mesi fa – ma davvero sembra passato un secolo – nel leggere il resoconto delle motivazioni che hanno indotto i magistrati fiorentini a chiedere gli arresti domiciliari per Maria Rita Lorenzetti e i componenti della sua “squadra”. In questi “nomi in codice” c’è forse tutta la spiegazione della degenerazione dei partiti di questi anni: la ditta, la squadra, ognuno ha il suo cerchio magico. Da una parte i diamanti di Belsito (il tesoriere della Lega ladrona che si ispirava a Bokassa) dall’altra i tartufi cucinati in modo sopraffino dal cuoco televisivo di regime, Vissani. Una corte semovente di gente che conta, decide, promuove e rimuove. E che con la tracotanza dell’abitudine al potere e la certezza dell’impunità si lascia andare a un lessico da suburra nonostante pochi mesi prima abbia ricevuto avvisi di garanzia e si possa anche supporre di essere intercettabili e intercettati.

«Terrorista , mascalzone, bastardo, stronzo» . Maria Rita Lorenzetti, i tecnici di Italferr e Walter Bellomo non risparmiano insulti nei confronti di Fabio Zita, dirigente dell’ufficio Valutazioni di impatto ambientale (Via) della Regione Toscana, che nella primavera 2012 osa ancora classificare come rifiuti i fanghi di risulta degli scavi per la Tav fiorentina. Nel giugno, Zita viene rimosso dall’ incarico (ora lavora al Piano paesaggistico). Scrive Franca Selvatici sull’edizione fiorentina di Repubblica e non si capisce (o si capisce sin troppo bene) perché una cronaca così istruttiva, sulla seconda agonizzante repubblica, non venga ripresa sulle pagine nazionali. Forse per impedire che ai No Tav della Valle di Susa risulti lampante il collegamento tra i termini usati da chi tenta da mesi di delegittimarne l’azione di denuncia che da venticinque anni indica nell’associazione a delinquere di stampo politico-mafioso le vere motivazioni di mezzo secolo di grandi opere piovute su un piccolo fazzoletto di pianura incastonato tra le montagne? Firenze chiama Val di Susa. In queste ore le mail corrono lentamente su e giù per la banda stretta di questo povero paese che non può permettersi la tecnologia informatica dell’Etiopia o del Bangladesh e ci si scambiano impressioni che non promettono nulla di buono: i re, e le api regine, sono nudi. Dopo aver dichiarato buoni per le cure termali i fanghi addittivati chimicamente per rendere più agevole il lavoro delle frese (e più cospicui i margini di cooperative rosse di nome e di bilanci, nonostante i presidenti dei committenti pubblici si adoperino a loro favore!) e dopo aver criminalizzato i valsusini, toccherà ai fiorentini che si oppongono al bancomattav di essere esposti al pubblico ludibrio? Dopo i giudici di Taranto toccherà a quelli della città del David d’essere considerati attentatori della crescita, dello sviluppo e del buon nome del paese? Tiziano Cardosi, del comitato No sottoattravesramento Tav di Firenze, ed io ce lo chiediamo nelle lettere che ci stiamo scambiando in queste ore e che “copio e incollo” qui di seguito:

Il 16/09/2013 13:12, Claudio Giorno ha scritto:

Ci sono delle procure che arrestano anche i potenti che vestono col colletto bianco o il tailleur… (a Firenze)… Rischio di reiterazione del reato… Nell’ordinanza di custodia cautelare a carico della Lorenzetti viene ipotizzato il rischio di reiterazione del reato e non di inquinamento probatorio, come si era appreso in un primo momento. In tutto, sono sei le persone finite agli arresti domiciliari nell’ambito dell’indagine della procura di Firenze sugli appalti per la Tav. Ma se una che la politica – il Pd – ha mantenuto alla presidenza di Italferr nonostante le gravissime accuse di nove mesi fa del tribunale di Firenze rischia di reiterare il reato che cosa deve ancora succedere per aprire una inchiesta sui veri costi del Tav e sulla aberrazione del sistema Tav?

Il 17/09/2013 02:01, Tiziano Cardosi ha scritto:

“…e tenete conto, maremma zuava, che Riccardo Antonini è licenziato per essere stato consulente dei parenti delle vittime di Viareggio, mentre la Zarina dell’Umbria si gode sempre il suo vertiginoso stipendio.E in tutto questo stomachevole quadro fiorentino di politici e imprenditori (perché ci sono anche Coopsette e Seli dentro gli arresti) per voi valsusini si parla di eversione e terrorismo.
Non siamo più in una democrazia rappresentativa.

Il 17/09/2013 10:30, Claudiogiorno ha scritto:

P1070968rtgCrszConcordo, Tiziano, non siamo più una democrazia rappresentativa bensì una corporazione di rappresentanti di interessi (loschi) in permanente e insanabile conflitto. E qui – nel profondo nordovest – dove abbiamo avuto l’impudenza di voler mantenere per venti anni un atteggiamento critico senza ne se e ne ma sulle Grandi Opere e negli ultimi cinque la fortuna che questo divenisse un movimento popolare (invece che la solita benemerita ma isolata denuncia di una minoranza di persone oneste), hanno deciso che rappresentiamo un inaccettabile rischio di contagio. Contagio in parte avvenuto, e senza che nessuno ci lavorasse con un progetto preparato a tavolino, ma per la simpatia spontanea che una lotta tenace e di popolo ha suscitato un po’ in tutti gli angoli di un paese dalle cento città sedi di almeno altrettante vertenze territoriali. Ma il massimo della presunzione – quel che non ci perdonano – è secondo me l’aver messo in moto un collegamento con le tante situazioni europee con cui abbiamo molto più in comune di quanto la geografia non confermi: dalla Francia atlantica all’operoso e opulento sud della Germania, alla “emergente” Romania . L’Italia sarà anche il fanalino di coda della crescita invocata dal monarca che occupa il Quirinale, ma è ancora (e nonostante la macelleria sociale di Fornero, Passera & Monti proseguita dalla famiglia Letta) il luogo dove una idea diversa di sviluppo si è insediata a fondo nelle coscienze di molti cittadini.

Il “timore” (dei mercati ma soprattutto dei mercanti) che campagne come quelle per la ripubblicizzazione dell’acqua possano essere esportate in tutto il vecchio continente (il successo della raccolta firme lo dimostra) preoccupa i bilderberg group e le consorterie massoniche coperte internazionali. Il rischio che da esse possa partire la presa di coscienza che anche il denaro (quello pulito dei piccoli risparmiatori) possa e debba essere ricondotto in una dimensione non speculativa, riappropriandosi della Cassa Depositi e Prestiti, gli deve agitare il sonno (altro che OccupyWS). Riprendersi un patrimonio pubblico oggi dato in pegno come garanzia per le scommesse illecite dei politici di mestiere, (in un “bingo” permanente che rimescola tutto, dalle banche alle sale giochi dagli appalti pubblici ai proventi del narcotraffico lavando il denaro sporco e sporcando quello pulito) li terrorizza. Questo è il “vero terrorismo” di cui siamo accusati grazie al rumore di fondo quotidiano dei media mainstream e all’azione oramai completamente distorta che gli apparati istituzionali svolgono in prevalente difesa del potere di fatto costituito piuttosto che dell’equilibrio dei poteri sancito dalla Costituzione. Considerazione che mi porta a ribadire quello che secondo me è un fatto, ma su cui capisco che ci possano essere opinioni anche opposte: che non solo l’aver continuato ad “assediare” il cantiere paramilitare di Chiomonte, tentare di tagliarne le reti metalliche, ingaggiare confronti “muscolari” peraltro impossibili da reggere per la disparità delle forze in campo (disparità che per quanto mi riguarda non mi sogno neanche di immaginare possa e debba essere “riequilibrata” visto che – come te – mi ispiro alle teorie ma soprattutto alle pratiche nonviolente) possa essere considerato “eversivo”. (Eversivo dell’ordine costituito da chi – a sua volta – è eversore quantomeno dello spirito della Carta Costituzionale…); ma che sono le intuizioni avviate in pratica. come le liste civiche No Tav capaci di vincere nella maggior parte dei municipi e di fare maggioranza in Comunità montana con quella che all’epoca fu felicemente battezzata la “corrente eretica del Pd”. ad essere considerate intollerabili. Etinomia, gli imprenditori etici che si consorziano e dimostrano che un’altra economia è possibile dialogando da una parte con le piccole banche di prossimità e dall’altra con le esperienze simili sparse nel paese.

P1080020rtgCrszPer non dire del gruppo di lavoro di docenti, ricercatori e tecnici che hanno lavorato e lavorano gratuitamente (anzi, facendosi carico delle spese!) per la Comunità montana. Un lavoro paziente e infinito di contro-deduzione rispetto a progetti scadenti, analisi drogate (come quella costi benefici partorita tardi, male e secretata fin che è stato possibile dall’”Osservatorio-Virano” e successivamente derubricata dagli stessi proponenti a documento inadeguato in quanto statico a fronte di una esigenza di “analisi dinamica” da traguardare a fine secolo!). E che hanno messo in crisi, di fronte all’opinione pubblica nazionale, motivazioni deboli come quelle prodotte a nome e per conto del Governomonti e pubblicate senza pudore sul sito del medesimo…

E per finire, con il Presidio Europa capace di produrre nello scetticismo generale (anche di una parte del movimento No Tav) non solo i collegamenti con le realtà di lotta esistenti nel vecchio continente, non solo di imporre ai burocrati della Unione delle lobby di Bruxelles un confronto serrato col metodo da suq (con tutto il rispetto per i mercanti arabi) con cui destinano le risorse comunitarie e senza svolgere le previste verifiche, ma di redigere documenti condivisi come la Carta di Hendaye, cui si deve – tra l’altro – d’aver coniato una espressione “Grandi Opere Inutili” che con l’aggiunta di “Imposte”, suggerita nel secondo Forum svoltosi lo scorso anno a Notre Dame de Landes è ormai entrata nel vocabolario delle vertenze non solo continentali. Ecco, se l’accusa di “terrorismo” è lessicale e funzionale a descrivere se non il terrore quantomeno quel che all’inizio ho definito “timore di contagio” (di chi si riunisce periodicamente nelle varie Davos o nelle più “casalinghe” Cernobbio) allora possiamo anche convenire che un po’ terroristi potremmo anche essere definiti. E il fatto che chi da noi si “limita” a fabbricare quelle che vengono definite “le barricate di carta” possa finire accusato di “procurato allarme” (o di altre forme “creative” di reato) da quelle stesse sedi di accusa e giudizio che altrove si preoccupano di indagare sulla qualità dei materiali, sul rispetto delle normative di sicurezza di lavoratori e cittadini, sulla congruità di appalti e pagamenti e soprattutto sul bancomat permanente di una intera classe politica conferma – se ce ne fosse bisogno – che sotto accusa – nel profondo nordovest – più che la violenza è finita la verità.

Il 18/09/2013 09:38, Tiziano Cardosi ha scritto:

maniifestaz-_no_tunnel_9-10-10_023 Penso che la vicenda fiorentina vi interessi perché da quanto emerge dalle intercettazioni telefoniche degli indagati si profila un quadro che crediamo sia comune a tutte le grandi opere inutili in Italia.
Vi inoltro quello che credo l’articolo più semplice e comprensibile sulla vicenda. È su Repubblica, che a Firenze è l’equivalente della Stampa in Val Susa, ma quel che è esploso non lo possono nascondere e la giornalista (Franca Selvatici) è davvero professionista di razza, di quelle che non se ne trovano più.
Il modello Firenze è il modello Italia.
Noi, nel nostro piccolo, siamo molto preoccupati della deriva che sta prendendo la campagna mediatica nei vostri confronti. Le accuse di eversione e terrorismo mosse ad alcuni vostri attivisti mi sembrano un salto di qualità impressionante nel non tollerare più un dissenso.
Quello che accade da voi crediamo sia l’antipasto di quello che stanno programmando in Italia. Credo anche che questa campagna vada a braccetto con le controriforme incostituzionali che questa manica di impresentabili sta mettendo in atto in Parlamento.
Forse a Firenze i tunnel sono morti, ma ci attende una lunga lotta per rimanere vivi e ritornare liberi. Assieme vinceremo.

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