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L’ORIGINE DELLE COSE

giugno 17, 2013

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Non ogni anno, non sempre allo stesso modo, ma se succede è in questo periodo, tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate, (che mai come quest’anno è arrivata tardi lassù a duemila metri di quota). Lassù è il Moncensio, una conca incantevole che custodisce la storia. E non solo quella delle nostre montagne – Valle di Susa e Val Maurienne gemellate da secoli di povertà e di stenti. Un’oasi una volta verdissima dove i monaci avevano pazientemente messo a dimora un grande bosco di larici che durante una guerra che non si sarebbe mai dovuta combattere, vennero abbattuti uno dopo l’altro per farne legno da ardere per difendersi almeno dalla crudeltà del “generaleinverno”…Un altopiano incantato che il “progresso” ha sacrificato per attenuare la nostra inesauribile sete di energia sommergendo tutto – mezzo secolo fa – sotto trecentocinquanta milioni di metri cubi d’acqua! (Forse il più grande d’Europa tra i tanti laghi artificiali che furono creati in quota negli anni ruggenti delle grandi dighe alpine). Ma – come accennato – chi sale sin lassù non appena le frese aprono un varco tra i muri di neve recidiva, può farsi un’ idea di come doveva essere…prima. Perché le necessarie operazioni di manutenzione impongono periodicamente di svuotare quasi completamente il bacino in attesa che il disgelo provveda a colmarlo nuovamente. E chi vi è salito negli ultimi fine-settimana ha visto il lago svuotato come non era più capitato di vederlo. E allora forse ha capito perché noi montanari della Valle di Susa ci “opponiamo al progresso”. Lo ha capito anche se non ci è nato “tra questi bricchi”…Come scrive Paola Martignetti il giorno dopo: “…Sono andata sul fondo del lago quasi del tutto vuoto. Impressionante il vecchio asfalto, il ponte, la strada che finisce nell’acqua, la fine del mondo…

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E poi le macerie che compongono un enorme rettangolo: tutto ciò che resta dell’ospizio del Moncenisio, dai Franchi a Napoleone. E poi ci lamentiamo per Chiomonte (la devastazione della necropoli preistorica della Maddalena NdR); i Francesi (di EDF, l’onnipotente ente elettrico nazionale) non fecero nessuno studio prima di annientare uno dei luoghi cardine della storia europea…Secondo Claudio la storia delle nefandezze delle grandi opere in valle può a buon diritto iniziare da qui. Continuo ad avere negli occhi quelle immagini”…
E’ vero. Secondo me comincia davvero tutto di li (anche se non è detto che di questo ci sia coscienza diffusa: magari la maggior parte di noi lo ha avviluppato inconsapevolmente nelle eliche del dna); forse è una cosa presente soprattutto in chi ci andava da bambino (il presidente della Comunitàmontana Sandro Plano, ad esempio) ed ha visto prima decapitare una montagna per dar vita al più grande “movimentoterra” concentrato in pochi ettari quadrati su cui la mafia potesse augurarsi di mettere le mani (prima di passare a cose più “complicate” come il sacco edilizio di Bardonecchia)…Poi sparire – inghiottita lentamente dai gorghi del lago – la borgata col suo piccolo campanile. Infine abbattere il grande edificio dell’Ospizio dei Pellegrini che si affacciava sulla strada che attraversava i pascoli verdi oggi ridotti a paesaggio lunare in attesa di ridiventare 350milioni di metricubi di acqua di un azzurro intenso imprigionati sulla testa dei valsusini…Ma quello che davvero mi ha indotto a riflettere è che poco oltre il cumulo di pietre da costruzioni inframezzate – qua e la – di rari mattoni (un lusso alle nostre quote e per i nostri miseri redditi di montanari pre-olimpici) si trovano anche delle ossa, assieme ai cerchioni di ruote di carro (il cui legno è nel frattempo completamente marcito), cerniere, chiavistelli e altri oggetti metallici che qualcuno scova col metaldetector.  Ossa umane. E allora si ritorna al libro scritto anni fa da Chiara Sasso e Massimo Molinero sulla figura di Don Foglia (prete ribelle li confinato): i suoi due nipotini seppelliti nel piccolo cimitero che doveva sorgere poco distante da quelle mura…Qualcuno racconta che quando fu “presa la decisione” i francesi – che come danni di guerra e misura preventiva di futuri attacchi avevano confiscato il Moncenisio – avevano mandato a dire che chi voleva (e soprattutto poteva permetterselo) facesse riesumare i resti dei propri cari…Le altre sepolture (di coloro i cui eredi non potevano o di coloro che di cari non ne aveva più) sarebbero finite sommerse sotto quasi cento metri d’acqua e – chissà – qualcosa di organico (di quel che ancora poteva esservi diluito) sarà finito nei cucchiai di qualche turbina-pelton e avrà contribuito a produrre qualche megawat di corrente destinata ad alimentare i forni acciaierie dei signori di Susa di allora…Non so se – turbine e alternatori a parte – è andato davvero tutto così.P1010094_resize

So che le ossa ci sono: le ho fotografate. So che i francesi – quelli che hanno saputo fare del turismo uno delle voci strategiche del loro bilancio – che sprizzano storia e cultura da ogni poro, che segnalano lodevolmente ogni pietra “sospetta di romanico o napoleonico”, hanno deciso non solo di sommergere uno dei luoghi cerniera della storia europea per decuplicare la portata e la produzione idroelettrica della diga pre-esisistente, ma non hanno svolto la benché minima attività di recupero della memoria storica dei luoghi, dal che sembra del tutto plausibile che non abbiano sentito di dover un particolare rispetto alla memoria degli uomini: oltretutto erano italiani, avevano avuto l’impudenza di dichiarare guerra e la punizione d’averla persa…

Moncenisio, un fine settimana di giugno 2013 – Claudio Giorno

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