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LA COSCIENTE TRASGRESSIONE

giugno 10, 2013

Sicurezza e crescita valgono bene una democrazia. Da qualche giorno i quotidiani anglosassoni – che pure costituiscono un modello inarrivabile per la stampa di una colonia quale noi siamo – si interrogavano sulla credibilità residua del primo presidente nero ma anche su chi avesse messo a nudo il più colossale caso di schedatura di corrispondenze private e dati sensibili imposta dal governo americano ai cittadini suoi e a quelli dei paesi “alleati” con la “giustificazione” che occorre sconfiggere il terrorismo. Oggi mentre i toni su di una vicenda che a me pare di gravità incalcolabile non prendono quota (al confronto Nixon era uno sprovveduto perché faceva spiare solo gli avversari politici) i “columnist” si accingono a perdonare al presidente “liberal” persino di aver ordinato di spiare le loro carte di credito; (forse, vedremo).  E’ diventato invece di dominio pubblico il nome della talpa. E quel che appare singolare è che si tratterebbe di una rivelazione chiesta in prima persona dal diretto interessato: si chiamerebbe Edward Snowden si troverebbe ad Hong Kong 0609-edward-snowden.jpg_full_600– scrivono Guardian (il giornale dello scoop) e  NYT – e potrebbe chiedevi asilo politico! “Non ho avuto nessuna intenzione di nascondere la mia identità perché so che non ho fatto nulla di male” – sarebbe la traduzione letterale di alcune sue dichiarazioni – “Non voglio vivere in una società che fa questo tipo di cose… So che subirò le conseguenze delle mie azioni ma sarò soddisfatto se l’insieme delle leggi segrete, le scuse sproporzionate addotte a giustificazione e i travolgenti poteri esecutivi che guidano il mondo che amo, saranno rivelati anche solo per un attimo“. Una cosciente trasgressione – quindi – non di un hacker idealista come il giovane Aaron Swartz che il potere condusse al suicidio schiacciandolo sotto il peso angosciante di condanne a risarcimenti miliardari nei confronti dei “santuari” da lui violati, ma uno “007informatico” della National Security Agency, (la più imponente organizzazione di intelligence al mondo), che ha deciso di rinunciare a uno stipendio di 200.000 dollari, una casa alle Hawaii (dove ha lasciato la fidanzata), una carriera stabile e una famiglia che ama. “Sto sacrificando tutto questo perché non posso in buona fede consentire al governo Usa di distruggere la privacy, la libertà di internet e le libertà di base della gente nel mondo con questo imponente sistema di sorveglianza che hanno costruito in segreto”. E avrebbe aggiunto di essere rimasto deluso da Barack Obama (pur non avendolo votato nel 2008 quando scelse un terzo candidato) ma nelle cui promesse si era imposto di credere giungendo ad attenderne la rielezione prima di svelare tutto, quando ha visto che nonostante non debba più correre per una prossima rielezione il “democratico” ha continuato con le politiche del predecessore repubblicano…E a conferma di quanto sia preoccupante la cosa Glenn Greenwald (il giornalista americano del giornale britannico Guardian e autore del Datagate come sono state battezzate le sue rivelazioni), si è detto pronto (durante un talk show della Abc) a dire tutto quello che sa alla FBI sulla fuga di notizie al che ha portato allo scoperto una verità scomodissima per i valori fondanti del Grande Paese: miliardi di conversazioni di suoi concittadini spiate dalla Nsa, con l’alibi della lotta al terrorismo e la protezione di una delle tante discutibili leggi varate dopo l’11 Settembre, il Foreign Intelligence Surveillance Act. Scandalo che, secondo il New York Times, coinvolge quasi tutti i giganti della Silicon Valley, da Apple a Google a Facebook fino a Aol, che avrebbero fornito al governo montagne di dati sensibili, quelli contro la cui violazione compiliamo ogni giorno migliaia di moduli perdendo ore di vita che nessuno ci restituirà mai e che d’ora in poi avremo la certezza non essere altro che una beffa che si aggiunge a un irreparabile danno.
Borgone Susa, 10  giugno 2013 – Claudio Giorno

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