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RIBELLIONE COSTITUZIONALE

giugno 3, 2013

C’è chi dice che la nostra Costituzione sia la più bella mai promulgata al mondo. Certamente alla nostra Carta (anche perché relativamente recente) si sono ispirati molti giuristi di chiara fama mondiale per la redazione di documenti fondamentali come la stessa Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, adottata dall’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu) il 10 dicembre 1948! Della “necessità” di cambiare l’impianto delle regole su cui si è fondata nel 1946 la Repubblica (celebrata ieri con una parata detta sobria ma fatta militare) si parla ormai un giorno si e uno anche: e chi ne parla!
Aspiranti padridellapatria che ne potrebbero esserne tuttalpiù figlidegeneri… Da Robertocalderoli ad Angelinalfano passando per Lucianoviolante non passa giorno senza che ci si spieghi quanto sarebbe fondamentale aggiungere questo o quell’articolo mentre chi ne avrebbe il supremo incarico non sa e non vuole più fare rispettare neanche quelli che ci sono: In questi giorni (pur di piazzare qualunque gadget con annesso giornale da riciclo istantaneo) si vendono in edicola persino i padri costituenti (ma a dispense)… Ma – mentre i “direttori” celebrano rivolte democratiche, purché si svolgano a Istambul, nel nordAfrica o nella Corecomunista, nessuno si ricorda che il più spirituale dei costituenti, il più insospettabile di simpatie rivoluzionarie, quel Giuseppe Dossetti che si sarebbe ritirato in Convento in una piccola comunità sui monti irrigato dal sangue dei giusti di Marzabotto avrebbe voluto che uno degli articoli della Costituzione recitasse così: “La resistenza individuale e collettiva agli atti dei poteri pubblici che violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla presente Costituzione è diritto e dovere di ogni cittadino”.
Don-Giuseppe-Dossetti-il-Concilio-e-la-scelta-dei-poveri_articleimage

Il diritto-DOVERE di ribellione contro le imposizioni quotidiane che causano ogni giorno un vulnus non solo delle enunciazioni di principio che ne risultano comunque deprivate dell’autorevolezza (vorrei dire della sacralità) che dovrebbero rappresentare, ma della dignità umana calpestata dal lavoro divenuto un privilegio, dalla scuola che sta inesorabilmente tornando ad essere appannaggio dei ricchi (e con l’aggravante che il costo dei precettori è a carico dei poveri), della salute che sarà possibile acquistare solo con la carta di credito (in Spagna pare sia già così), del territorio e delle sue risorse preda di interessi sempre più opachi che ne aumentano le fragilità e ne devastano la bellezza tutelata in quanto Bene Comune dall’articolo 9.
Forse per questo tra le poche voci autorevoli e prestigiose che lo ricordano in tutte le occasioni pubbliche ci sono quelle di Salvatore Settis e Tomaso Montanari, Forse per questo il 25 aprile di quest’anno gli animatori della Scuola di Pace Montesole di Marzabotto hanno voluto che – in quel luogo dove ancora si possono sentire le voci delle vittime della più orrendo e vasto degli eccidi nazisti nel vento che accarezza quel che resta delle loro case rase al suolo – (oltre assistere alle stanche cerimonie ufficiali in presenza delle più alte cariche dello stato) si riflettesse su I CONFLITTI TRA LE “GRANDI OPERE” LE COMUNITA’ LOCALI E LA TUTELA DEL PAESAGGIO, DEL TERRITORIO E DELL’AMBIENTE DI VITA. (Mentre nel fondovalle del Monte Sole i cantieri della “variante di valico” divorano le case e le terre risparmiate dal Tav del Mugello…).
Arona, 3 giugno 2013 – Claudio Giorno

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