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IL CIELO SOPRA GENOVA

maggio 27, 2013

Genova oggi è bellissima…ieri il meteo annunciava una “spiccata variabilità” e così è stato.
Inizialmente lo stravento piegava gli ombrelli ma non scoraggiava la folla assiepata davanti alla Comunità di San Benedetto, proprio di fronte alla monumentale stazione marittima, dove gli amici più cari di Don Andrea Gallo avevano vegliato le sue spoglie mortali. Poi, già nei paraggi di piazza Principi, abbiamo cominciato a chiudere gli ombrelli colorati – prima ancora che smettesse di piovere – perché dal cielo potesse vedere centinaia di striscioni e bandiere (dagli squarci sempre più ampi di sereno che si andavano aprendo tra le nubi): proprio come aveva chiesto poco prima di partire per il viaggio per cui si era preparato…Gonfaloni, striscioni e bandiere dell’ANPI, dei Centri Sociali, della Fossa dei Grifoni del Genoa di Fabrizio De Andrè, della Pace, degli Anarchici e dei Comunisti… e tante, tantissime bandiere No Tav! Un corteo fracassone, di diversi uniti, di impermeabili blu infiocchettati da fascetricolore, di t-shirt decorate indossate sul k-way, di giaccheavento rosse con dentro Gad Lerner, di ipad sollevati al cielo per filmare comprendendo più campo con “sotto” Claudioburlando, di tamburi percossi da braccia che escono da treccine rasta, di occhialigriffati con dietro occhi gonfi, di cappellacci da camallo su volti forgiati da sole e vento…Di tutto, ma niente di più. Niente di troppo: ci poteva stare – (c’è stato) – persino il capo dei vescovi Bagnasco, se non avesse preteso di venderci, assieme alle indulgenze, un prete di strada sottomesso al famigerato Cardinalsiri …Solo allora i fischi hanno coperto gli altoparlanti che portavano all’esterno – in una piazza terrazzata come lo è tutto a Genova – la sua omelia algida ma – fin li – sopportata nel silenzio che aveva avvolto la caciara,  nonostante le migliaia di persone cui era rimasta la possibilità di manovra che hanno le sardine delle scatole ristilizzate da Eataly, nell’atelier del cibo doc, allestito poco più sotto, sul fronte del portoantico trasformato in lunapark. “La gente non è più disposta a tollerare l’ipocrisia” è il lapidario commento che distinguo tra i cori di disapprovazione…

Fino a che la voce severa di Liliana Zaccarelli – la mitica “donna Lilli, la segretaria” – non ha imposto il coprifuoco, i canti della messa funebre erano stati sovvertiti in Bellaciao, la sua canzone preferita…Poi Donciotti riesce a restituire Dongallo alla chiesa e soprattutto a ricondurre la chiesa a lui anche attraverso le citazioni inedite del libro di speranza scritto nelle ultime settimane di vita (dopo la sorprendente elezione di Papafrancesco). Luigi Ciotti venuto a seppellire il confratello (nel giorno in cui a Palermo si beatifica Don Puglisi) esordisce con una frase non mediabile, non “interpretabile: “E se trovate qualcuno che ha capito tutto, a nome di Don Gallo e mio, salutatelo ma cambiate strada”. Quindi “spiega” al capo dei vescovi che “Andrea ha incarnato la Chiesa che non dimentica la dottrina: lui era fedele alla dottrina ma non ha mai permesso che la dottrina diventasse più importante degli ultimi“…E aggiunge “nel nostro Paese si respira malessere, che si costruisce sull’illegalità diffusa sulla pelle dei più poveri, sul crescere dell’egoismo e dell’individualismo sociale. C’e’ troppo perbenismo di facciata“. Infine ricorda le battaglie comuni: “La ricerca della verità per la morte di Carlo Giuliani, la rabbia contro la base di Vicenza… Ma che ce ne facciamo delle grandi opere quando non ci sono i soldi per i servizi? Gridiamo ancora una volta insieme a lui la vergogna delle carceri e dei Cie, gabbie per i migranti“.

Abbiamo “preso messa”, come ha voluto “il prete”; come ha ricordato Moni Ovadia sul sagrato essere successo anche a lui – ebreo e ateo – di “dover pregare assieme al Gallo”…Il cielo sopra Genova si è aperto e chiuso più volte come una fisarmonica che ha accompagnato la musica di strada e gli ha lasciato vedere non solo le “sue bandiere” ma “i suoi ultimi” partecipare alla liturgia, prendere l’eucaristia dalle mani del cardinale. Uno striscione della “Tavola della Pace -Val Brembana, circolo Peppino Impastato”, appeso ai balconi del palazzo che si affaccia sulla Chiesa del Carmine, recita “Ciao Gallo, siamo rimasti orfani ma continueremo a camminare con te”. I ragazzi del TDO ripiegano il “lenzuolo” bianco che ha tenuto la testa del corteo: “Hasta siempre comandante Gallo. Proseguiamo in direzione ostinata e contraria”.

976183_3069935324182_170127259_oGenova, 25 maggio 2013 – Claudio Giorno

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