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POLITICAMENTE SCORRETTO/5: OLTRE LE COLONNE D’ERCOLE, L’UOMO GIUSTO AL COMANDO DELLA TASK FORCE TAV

maggio 17, 2013

Il salto di qualità se non ci fosse stato avrebbero dovuto inventarselo: dopo l’”allarme , allarme siam tavisti” della scorsa settimana in cui parevano improvvisamente spariti (destinati a Firenze) i soldi delle compensazioni promessi a Chiomonte, Santantonino & Susa la “notte dei fuochi” di lunedì ha fatto rinsavire il Ministrolupi che di concerto col Collegalfano sono volati d’urgenza a Torino dove oltre a promettere lacrime esangue ai Notav hanno provveduto a riesumare il cadavere (politico) di Osvaldonapoli riconciliandolo con lo scippatore (di premi di maggioranza) Stefanesposito convocati a costituire una task force per gestire la pioggia di soldi promessa ai sindaci disponibili a crederci…Ma mentre l’unica precipitazione incessante resta quella atmosferica ci si è subito resi conto che occorreva un uomo d’esperienza in grado di guidare adeguatamente la pattuglia acrobatica destinata a una esibizione tanto temeraria  tra le insidie romane …E chi meglio di LUI?

Ercole-Incalza-rtgC

UN NOME, UNA GARANZIA

Il nome di Ercole Incalza ricorre come una costante matematica in tutte le inchieste della magistratura che hanno sin qui riguardato il progetto Tav SpA: Ma compare anche e non così di rado in quel che è diventato il Tav per definizione, la controversa realizzazione della Torino Lione e di quello che oggi ne rimane, il tunnel di valico e di base. Infine lo si ritrova anche in qualche inchiesta che (a prima vista) sembrerebbe non essere necessariamente collegata con la Grande Opera per definizione che ha trasformato le ferrovie italiane da una rete di stazioni nella più grande “stazione appaltante” del secolo in corso.

Ripercorrendo la storia a ritroso e mettendo in conto di poter incappare in qualche dimenticanza (perché non tutte le inchieste finiscono sui giornali e neanche i No Tav della Valle di Susa possono sapere tutto quel che sarebbe utile e opportuno sapere su un business di tale portata) scopriamo che ci si imbatte anche di recente nel nome dell’ingegnere che diresse il CIPET. (sigla sconosciuta ai non addetti ai lavori e che indicava il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica dei Trasporti. Istituito nel 1991, con il compito di coordinare le politiche dei trasporti nazionali e regionali e ripartire le risorse statali complessive destinate al settore, fu soppresso perché inutile tra gli enti inutili dalla legge n. 537 del 24 dicembre 1993 e le sue funzioni furono ripartite tra il CIPE e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti)…
Molto di recente e non solo perché dopo la riunione convocata con una rapidità sospetta (quasi fosse già stata predisposta) dopo l’enfatizzata notte di fuoco ai margini del cantiere Cmc/Cogeis di Chiomonte il nostro uomo viene indicato come quello del supertecnico che dovrà occuparsi di garantire il mantenimento e il buon uso delle compensazioni promesse…Decisione che appare quantomeno discutibile perché è proprio sulle questioni di soldi che l’’ingegnere ha mostrato qualche carenza contabile, al di la dell’esito cui sono pervenuti i processi istruiti a suo carico.
ANCORA FIRENZE, MA NON PER LO SCIPPO DELLE COMPENSAZIONI
Di recente perché l’ultima disavventura è il 17 gennaio 2013 – ieri – quando esplode il caso dell’appalto del sottoattraversamento Tav di Firenze. Viene denunciata la presidente di Italfer Maria Rita Lorenzetti che – laureata in filosofia – non si sa in base a quale curriculum fosse stata indicata dal suo partito – il PD – per presiedere la società di ingegneria di FS! Le accuse sono gravissime: aver favorito l’appalto alla Coopsette che – sull’orlo del fallimento – avrebbe svolto i lavori gonfiando i prezzi e risparmiando sui materiali: Su un’ANSA di quei giorni si legge una raccapricciante sequenza di accuse:
Anche le crepe in una scuola media, l’istituto Ottone Rosai di Firenze, sono colpa degli scavi per l’alta velocità ferroviaria. Non si teme che l’edificio crolli, ma la sicurezza dei ragazzi è a rischio. L’inchiesta della procura di Firenze sul progetto del sottoattraversamento fiorentino, una galleria di sei chilometri per ‘bypassare’ la città, ipotizza anche questo. I lavori sono in fase preparatoria, quelli veri e propri dovevano iniziare a breve, ma i Carabinieri del Ros hanno sequestrato la ‘talpa’ Monna Lisa, la maxitrivella per il tunnel principale. Oggi sono stati eseguiti sequestri e perquisizioni. Gli indagati sono 31. lorenzetti

Fra loro Maria Rita Lorenzetti, Pd, ex presidente della Regione Umbria, coinvolta per il suo incarico di presidente di Italferr (Gruppo Fs) e Ercole Incalza, dirigente dell’unità di missione del ministero delle infrastrutture. Sono due i filoni: uno relativo ai reati ambientali, per lo smaltimento dei fanghi; l’altro alla sicurezza, in particolar modo al materiale usato come copertura delle gallerie, che non sarebbe abbastanza resistente al fuoco. Fra i reati ipotizzati l’associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata in danno di enti pubblici, la frode in pubbliche forniture, la corruzione e il traffico di rifiuti. Accertamenti anche su possibili infiltrazioni mafiose. I pm titolari dell’indagine, Gianni Tei e Giulio Monferini, e gli investigatori del Ros e del corpo forestale, ritengono che siano state smaltite migliaia di tonnellate di fanghi prodotti dagli scavi: in parte sarebbero state scaricate nelle falde acquifere o fatte passare come meno inquinanti di quanto siano e quindi conferite in discariche non adeguate. Per la procura, così facendo le ditte appaltatrici hanno abbattuto i costi e guadagnato di più: le società appaltanti, Rfi e Italferr, infatti, avrebbero pagato il lavoro come se fosse stato fatto nel rispetto delle leggi. I reati ambientali sarebbero stati compiuti grazie alla collaborazione fra dirigenti di Italferr e Rfi, funzionari del ministero dell’Ambiente e dell’autorità di vigilanza delle opere pubbliche, dirigenti dell’unità di missione del ministero delle infrastrutture, come Ercole Incalza, e dirigenti delle ditte che hanno in appalto i lavori, come la Novadia e la sua socia di maggioranza Coopsette. La presidente di Italferr Maria Rita Lorenzetti, scrivono i pm, avrebbe messo a disposizione “le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti” in cambio di “incarichi professionali” per il marito “nella ricostruzione del terremoto in Emilia”. Gli investigatori ritengono anche che la trivella sia composta da componenti “privi di affidabilità e sicurezza”. Non solo, il materiale acquistato per i rivestimenti delle gallerie non rispetterebbe le norme antincendio”!
llupi

Viene da chiedersi se averlo destinato ad occuparsi delle compensazioni della Valle di Susa sia un premio o una punizione derivante dall’essere incappato in questo nuovo incidente…Nuovo ma svolto con vecchie compagnie perché coi componenti l’“Unità di missione del ministero delle infrastrutture” Ercole Incalza e Giuseppe Mele figura anche l’ingegner Alessandro Coletta della “Autorità di vigilanza sui contratti pubblici” che – se non è un caso di omonimia fu indagato anche in occasione dell’inchiesta sugli “appalti olimpici Torino 2006 in cui finirono di striscio le turbative d’asta del mancato cantiere Tav di Venaus (caso quasi unico per un cantiere rimasto al palo) che hanno portato alla condanna in primo gradoi dell’ingegner Paolo Comastri allora direttore di LTF (Lyon Turin Ferroviare) trasferito dopo la sentenza a…Italfer!
Ma ancora nella inchiesta di Firenze Ercole Incalza e Giuseppe Mele risultano sotto inchiesta anche per aver attestato (falsamente, secondo le accuse) che i lavori del nodo fiorentino erano stati avviati entro i cinque anni dal rilascio della autorizzazione paesaggistica.
IL RITORNO DEL GUERRIERO
Ma c’è un motivo di natura per così dire geografica per diffidare dell’idoneità dell’ingegnere trasportista a occuparsi ancora e di nuovo della Lyon-Torino garantendo al suo paese (l’Italia) e ai suoi cittadini tartassati un qualche vantaggio: la vicenda della ripartizione dei costi della “tratta internazionale” lo ha infatti visto tra i protagonisti con maggior continuità: ha infatti fatto parte più a lungo di molti altri della squadra di negoziatori politici e tecnici che ha portato a un risultato formidabile: secondo l’ultimo di una lunga serie di accordi che lo hanno visto protagonista assieme ai Di Pietro, Matteoli a Passera e al commissario Mario Virano, il membro Commissione InterGovernativa Saverio Palchetti e all’ex presidente della medesima CIG, Reiner Masera (misteriosamente dimessosi dall’incarico) l’opera costerà all’ Italia 2,85 miliardi per 12,1 Km, mentre alla Francia basteranno 2,07 miliardi di euro per 45 Km. Sono quindi riusciti in una impresa che pareva impossibile persino nel paese di tangentopoli: stabilire il nuovo rekord di costo kilometrico (preventivo). Insomma, alla Francia sarà garantito il minor costo assoluto per la realizzazione di una galleria a doppia canna, pari a 46 M€/Km (2,07 milioni di euro per 45 Km), con una variazione dell’impegno francese dello 0% rispetto a quello che aveva assunto nel 2001, che era sempre di 46 M€/Km. Per l’Italia l’onere sarà di 235 M€/Km!
UN ALLOGGIO PER FIGLIA E GENERO MA RIGOROSAMENTE A SUA INSAPUTA

anemone
Geograficamente (ma anche “moralmente” lontano) da noi parrebbe invece essere l’infortunio in cui il nostro uomo incappa “a sua insaputa” nel febbraio 2011: Siamo nei dintorni della “cricca” e dello scandalo che coinvolge gli attori (a vario titolo) del terremoto dell’Aquila ma anche dei “Grandi Eventi” che il Governoberlusconi ha deciso di affidare a una struttura che può operare senza lacci e lacciuoli e non deve giustificare il proprio operato: la Protezione Civile / gestione Bertolaso che verrà fermato dai magistrati un attimo prima della trasformazione già decisa in SpA! Il 2 di quel mese – annotano i carabinieri e riporta La Repubblica – «La signora Gloria Piermarini è titolare del conto corrente (…) presso la filiale Bnl di Roma (…) e già dall’esame dell’estratto possono essere rilevate operazioni di interesse investigativo». Per essere precisi, almeno quattro, tra l’ottobre del 2004 e l’aprile del 2007, per un totale di oltre 100mila euro: «Il 15 ottobre 2004, 25.650 euro da “Italferr spa”. Il 30 maggio 2005, 27.750 ancora da “Italferr”. Il 22 settembre 2006, 36.400 euro dalla “Sac”, Società appalti costruzioni di Emiliano Cerasi. E il 5 aprile 2007, 24.750 euro dalla “Redim” del Gruppo Anemone». Di queste quattro operazioni riportate nel rapporto, una era già nota ed era stata “giustificata” a suo tempo dallo stesso Bertolaso: i 24mila euro ricevuti da Anemone nell’aprile 2007. La signora Piermarini, infatti, fa di mestiere l’architetto paesaggista e quel bonifico, segnala ancora il Ros, «risulta corrisposto dal Gruppo Anemone quale compenso per la progettazione preliminare relativa alla sistemazione degli spazi verdi e dei parcheggi del Centro “Salaria Sport Village”. Più difficile, invece, trovare la matrice delle altre tre operazioni. Dagli estratti conto della donna non emergono “giustificativi” atti a spiegare gli oltre 50mila euro ricevuti da una società del Gruppo Ferrovie dello Stato. Inoltre «significativo» risulta per gli inquirenti il compenso ottenuto dalla “Società appalti costruzioni” di Emiliano Cerasi. E questo perché la “Sas” è una “strana” società. Scrive, infatti, il Ros: «Il 25 maggio del 2007, la “Sac” figura in associazione temporanea di imprese con il “Conscoop Consorzio Cooperative Forlì”, cui aderisce la cooperativa “L’Internazionale Coop” di Altamura (Bari), riferibile all’imprenditore Vito Matteo Barozzi, in stretti rapporti con imprese del gruppo Anemone». Questo gruppo di imprese si aggiudica i lavori di restauro del teatro Petruzzelli di Bari «per un importo di 24 milioni 303mila 812 euro» e, si legge ancora nel rapporto, «in quell’appalto Angelo Balducci, su proposta dell’allora Capo del dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso, è stato nominato Commissario delegato alla ricostruzione del Teatro di Bari». Inoltre, «il 28 dicembre 2007 – annotano di nuovo i carabinieri – la “Sac”, in associazione temporanea di imprese con la “Igit spa”, riferibile all’imprenditore Bruno Noni, in stretti rapporti con Diego Anemone, si aggiudica i lavori di realizzazione del Nuovo Teatro di Firenze (parte del programma di Celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia) per un importo di 69 milioni e 820 mila euro». Guarda caso, però, «entrambe le gare di appalto (Bari e Firenze) hanno lo stesso presidente: Salvo Nastasi», direttore generale del ministero dei Beni Culturali nonché intimo di Guido Bertolaso». Fin qui la ricostruzione di Fiorenza Sarzanini del “Corriere della Sera” gira un po’ attorno ma è necessario leggerla tutta per capire il contesto in cui dev’essersi creata una opportunità per il nostro…o meglio: per suo genero e – ovviamente – “a sua insaputa”: Tempi e meccanismi sono quelli divenuti famosi per l’alloggio dell’allora ministro Scaiola…”Oltre mezzo milione di euro per comprare un appartamento a Ercole Incalza, potente funzionario del dicastero delle Infrastrutture. È questa la nuova operazione immobiliare gestita nel 2004 dall’architetto Angelo Zampolini per conto di Diego Anemone. Dopo le case acquistate per il ministro Claudio Scajola e per il generale dei servizi segreti Francesco Pittorru, l’indagine condotta dai magistrati di Perugia rivela che anche l’attuale capo della «Struttura tecnica di missione», uno dei collaboratori più stretti del ministro Altero Matteoli, ha goduto dei favori del costruttore ora indagato per corruzione. E l’ha fatto sei anni fa, quando era consulente di Pietro Lunardi, che all’epoca occupava la stessa poltrona. L’operazione sospetta segnalata dalla Banca d’Italia porta la data del 7 luglio 2004. Per il professionista deve essere stato un periodo di lavoro intenso, visto che neanche 24 ore prima ha chiuso la compravendita per Scajola. Quel giorno, così come risulta dai documenti contabili, Zampolini versa sul proprio conto presso l’agenzia Deutsche Bank 520.000 euro in contanti messi a disposizione da Anemone e preleva subito dopo 52 assegni circolari da 10.000 euro l’uno intestati a Maurizio De Carolis. L’uomo viene rintracciato qualche settimana fa e racconta di aver venduto un appartamento al centro di Roma ad un certo Alberto Donati, per 390.000 euro. Il rogito è stato stipulato di fronte al solito notaio, quel Gianluca Napoleone che si è occupato anche delle altre compravendite chiuse con la stessa procedura. E pure in questo caso la cifra appare davvero troppo bassa per una dimora lussuosa che si trova al centro di Roma – in via Emanuele Gianturco 5 – ed è composta da cinque camere e servizi. E infatti il prezzo finale, tenendo conto della cifra versata «in nero» da Zampolini, supera i 900.000 euro. Manca però il tassello successivo e cioè verificare come mai Anemone abbia deciso di mettere a disposizione il denaro. La risposta la fornisce lo stesso Donati: «Ho fatto l’affare grazie a mio suocero Ercole Incalza. Fu lui a dirmi di mettermi in contatto con Zampolini che mi avrebbe aiutato per l’acquisto dell’appartamento». Per chi indaga quello di Incalza è un nome noto visto che nel febbraio 1998, quando era amministratore delegato della Tav, fu arrestato proprio dai magistrati di Perugia. L’inchiesta era quella sugli appalti delle Ferrovie che portò in carcere anche l’allora presidente Lorenzo Necci e il finanziere Francesco Pacini Battaglia. (…). Incalza dovrà chiarire come mai Anemone decise di elargire in suo favore una somma tanto ingente mentre lui era consigliere del ministro delle Infrastrutture Lunardi”.
Sicuramente avrà chiarito tutto, visto che neanche il governo dei tecnici si è sognato di rimuoverlo da incarichi così impegnativi…per le agonizzanti finanze pubbliche che loro erano stati chiamati a risollevare…

POPE CALLS EXTRAORDINARY CONSISTORY

UN ALLOGGIO A PREZZO DI FAVORE GRAZIE A SUA EMINENZA IL CARDINALE
Lorenzo Necci, è un nome che evoca la nascita di Tav SpA di cui Incalza diventerà addirittura A.D… e nella “Fondazione Lorenzo Necci” figurano alcuni dei suoi golden boys d’epoca: Ercole Incalza, Cesare Vaciago (gia D.G. di FS e poi discusso e oggi indagato City Manager della città più indebitata d’Italia, Torino, e quel Giuseppe Sciarrone che della NTV di Montezemolo e Della Valle stato l’artefice.
Ma a margine dell’affaire (peraltro molto ramificato) Bertolaso-Anemone ritroviamo il nostro in una veste sorprendente…il 21 giugno 2010 alcune agenzie riferiscono che “i pubblici ministeri Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi – ancora la procura di Perugina – sono i titolari dell’inchiesta sulle Grandi Opere. (L’inchiesta venne trasmessa a Perugia per competenza su Roma, quando tra gli indagati fu iscritto il procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, accusato di rivelazione di segreto d’ufficio!). E che in questa veste hanno indagato due personaggi eccellenti…uno dei quali…eminente: Pietro Lunardi, 71 anni, ingegnere, allora senatore del PdL e già ministro delle infrastrutture nel governo Berlusconi tra il 2001 e il 2006 e il cardinale Crescenzio Sepe, 67 anni, arcivescovo di Napoli, (che è stato prefetto della Congregazione Propaganda Fide dal 2001 al 2006).
Cos’è Propaganda Fide? È il vecchio nome della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, una delle nove congregazioni della Curia Romana. “Ha competenza per tutto quello che riguarda l’attività missionaria: dirige e coordina l’opera di evangelizzazione dei popoli. Per i suoi ampi poteri (per i territori di missione le sono attribuite anche molte funzioni normalmente esercitate da altri dicasteri) il prefetto della congregazione è anche definito Papa rosso” (Wikipedia). I beni di Propaganda Fide, un patrimonio immenso (si stimano oltre 9 miliardi di euro) sono frutto di proprietà e donazioni secolari. Produce utili per 56 milioni di euro solo in canoni d’affitto. Da dove nascono le accuse nei confronti di Sepe? E’ stato menzionato negli interrogatori di Guido Bertolaso che aveva spiegato di aver avuto una casa di via Giulia a Roma attraverso il cardinale che dapprima lo aveva ospitato in un collegio universitario di Propaganda Fide. L’architetto Zampolini, “ufficiale pagatore” dell’imprenditore Diego Anemone, ai pm di Perugia poco prima aveva rivelato che a pagare l’affitto della casa in via Giulia era lo stesso Anemone. Lunardi ha poi dichiarato in un’intervista che quando era ministro Propaganda Fide gli ha offerto gratis per quattordici mesi un appartamento romano che gli ha poi venduto a metà prezzo (secondo Lunardi: secondo altre stime, un quarto). Il nome di Pietro Lunardi è uscito dalla “lista Anemone”, l’agenda di lavori compiuti dalla cosiddetta “cricca” Anemone-Balducci in gran parte come favori a politici per ottenere appalti e controfavori, dopo che di lui aveva parlato Laid Ben Fathi Hidri, l’ex autista di Anemone che aveva raccontato ai magistrati i meccanismi di passaggio del denaro. Avrebbe, nella sua veste di ministro, favorito la concessione di lavori e appalti all’impresa di Anemone e partecipato agli accordi col cardinale Sepe di cui sopra. Cosa avrebbe ottenuto in cambio Sepe da Lunardi?
Nelle ricostruzioni di Repubblica dell’epoca si parla di due milioni e mezzo di euro, destinati ad Arcus, un progetto di ristrutturazione dei musei vaticani i cui lavori sarebbero stati affidati alle imprese del Gruppo Anemone. Il Corriere spiegava invece che “i 2,5 milioni di euro pubblici sarebbero stati destinati al restauro del palazzo seicentesco che ospita la sede di Propaganda Fide in piazza di Spagna a Roma. Il finanziamento, stanziato anche per la realizzazione di una pinacoteca nello stesso immobile, una proprietà extraterritoriale del Vaticano, ebbe il via libera con il decreto ministeriale a doppia firma varato il 20 luglio 2005, e firmato da Lunardi e da Rocco Buttiglione, allora ministro dei Beni culturali, che regolava gli interventi di Arcus, la società governativa nata per sveltire le procedure dell’edilizia di interesse culturale. I lavori di restauro non vennero mai terminati, e oggi al posto della pinacoteca vi sono solo alcuni uffici amministrativi”. Il Giornale” aggiungeva che “nel Cda di Arcus compare Ercole Incalza, allora braccio destro di Matteoli, già interrogato a Firenze per l’acquisto della casa della figlia tramite Zampolini”.
UN INGEGNERE ECLETTICO
Davvero eclettico, l’ingegnere…e non solo per le competenze che spaziano dai trasporti all’archeologia passando per le finanze, ma anche per gli appoggi politici bypartisna… che gli hanno sempre consentito di galleggiare e che lo hanno portato per la prima volta a occuparsi della Lyon-Torino nel lontano settembre 1997 quando dal n° ° 3 di “Alpetunnel info”, (organo del GEIE che ha preceduto la costituizione di LTF) si apprende della nomina recente del Signor Ercole Incalza a “Presidente del gruppo di lavoro economia e finanza della Commissione intergovernativa italo francese per la realizzazione del tunnel (allora ipotizzato per una lunghezza di “appena” 54 Km e chiave di volta della nuova linea ad alta velocità / capacità Torino-Lione). Un’opera il cui costo era all’epoca stimato dall’allora ministro Burlando probabilmente superiore ai 15.000 miliardi di lire sin li ipotizzati e che quindi mal si conciliava con l’allontanamento da Tav SpA deciso per l’incriminazione in cui era incappato l’allora A.D…Ed eclettico anche nella passioni: in una delle tante inchieste fu accusato di aver usato i soldi di una tangente per scommettere sulla sua squadra del cuore; la Lazio.
Tante inchieste; secondo Il suo avvocato, Titta Madia è un campione di slalom processuale: “Per lui ci sono stati 14 proscioglimenti e mai una condanna” – scrive Giorgio Meletti su il fatto quotidiano del 22 dicembre 2011 quando lo scandalo di Firenze è ancora un embrione…progettuale. “Un vero e proprio recordman”… È vero che alcuni decisivi proscioglimenti sono arrivati per prescrizione, e che tra queste c’è anche quella nel processo in cui era accusato di aver fatto arrivare soldi al magistrato per agevolare l’archiviazione. Ma il vero record di Ercole Incalza, 67 enne ingegnere di Brindisi, non va rintracciato nei quindici anni di performance giudiziarie, quanto nell’essere il più intoccabile degli intoccabili. Il suo potere sui grandi cantieri dell’alta velocità si conserva intatto dagli anni ‘ 80, quando fu portato al vertice del ministero dei Trasporti dallo storico leader della “sinistra ferroviaria” il socialista Claudio Signorile. Dopo 25 anni, Incalza figura ancora nei ranghi del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti come capo della Struttura tecnica di missione, in pratica il braccio destro del ministro Corrado Passera e del viceministro Mario Ciaccia, che vogliono dare impulso ai nuovi cantieri ferroviari come già facevano ai dai vertici della banca Intesa Sanpaolo”.
Per tutti questi motivi la decisione partorita ieri dal governo delle losche intese dovrebbe essere considerata inaccettabile paradossalmente soprattutto da chi ritiene utile e desiderabile la Lyon-Torino.
Borgone Susa, 15 maggio 2013 – Claudio Giorno

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