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FRACKING

maggio 6, 2013

Si chiama Fracking, (in italiano fratturazione idraulica); è una tecnica di recentissimo e repentino sviluppo “che consiste nell’iniettare – dopo le trivellazioni – un fluido ad alta pressione, per creare e poi propagare una frattura in uno strato roccioso contenente idrocarburi, per aumentarne la permeabilità al fine di estrarne il petrolio o il gas intrappolati”. Gli “americani”, che forse sarebbe discutibile definire un popolo, ma certamente sono gente pratica, ci hanno appena fatto un film: loro guardano abitualmente avanti, non perdono tempo a voltarsi, (del resto anche la loro storia è “contemporanea”) e sulle catastrofi riescono comunque a fare business, (sia che siano accadute o anche solo annunciate). Dal serial movie Airport (dal ‘70 all’’80) concepito per raccontare i più raccapriccianti (e inverosimili) incidenti aerei agli inferni di cristallo che rischiavano di mandare in fumo anche gli schermi dei cinema che li proiettavano, per non dire di naufragi, tsunami e terremoti tradotti in colossal per soddisfare la libido (forse un po’ deviata) degli ingegneri degli effetti speciali e l’orgasmo finanziario (quello invece assai bene indirizzato) delle grandi case di produzione; che sono sempre pronte a scommettere milioni di dollari quando c’è nell’aria la una buona probabilità di trascinare centinai di migliaia di cittadini nelle sale e milioni a noleggiare o ad acquistare  un VHS – ieri – e a scaricare – oggi – un File  (passando per l’effimera stagione del DVD). Ma gli “americani” (sempre intendendo quelli del nord) non si accontentano di un solo business per volta (non per niente hanno inventato i diabolici derivati); grazie al fracking (e alla possibilità di sfruttare ingentissime risorse sino a ieri ritenute trascurabili) contano di raggiungere l’autosufficienza energetica già nei prossimi anni e – in più – di tirar su ampi margini dalle formule segrete e brevettate dei fluidi che hanno via via sostituito l’acqua per dare più efficacia all’azione disgregante del sottosuolo. (Ricreando attraverso la geologia quell’effetto Monsanto che tanto bene ha fatto a Wall Street…)

Damon 928Chi ha vauto la pazienza di seguirmi sin qui si chiederà legittimamente cosa c’è di male a fare soldi (tanti soldi) sfruttando in tutti i modi possibili e immaginabili lo stesso filone, tantopiù nell’epoca della depressione permanente iniziata col 2008. “La fratturazione idraulica è sotto monitoraggio a livello internazionale a causa di preoccupazioni per i rischi di contaminazione chimica delle acque sotterranee e dell’aria. In alcuni paesi l’uso di questa tecnica è stata sospesa o addirittura vietata”, recita laconicamente un paragrafo della stessa “wikipedia” consultata per copiare la descrizione delle prime righe di questa riflessione cui aggiungo che non pochi – e molto autorevoli – scienziati ritengono che aumentare artificialmente e in modo assai pesante la pressione in un sottosuolo con caratteristiche di elevata sismicità non sia una buona idea. Forse si rischia se non di generare nuovi terremoti di aumentarne frequenza ed effetti in misura tale da provocare più danni che benefici (senza contare l’incalcolabile valore delle vite umane che dovessero essere perse nell’evento)! Ancora al vecchia fissa dell’analisi costo-benefici? Noi europei e in particolare noi italiani le tragedie le subiamo e basta. E se quelle che ci manda il buondio o il fato non ci sembrano sufficienti ci mettiamo tutto l’impegno che occorre per garantirci il loro periodico ripetersi. Quanto a farne business qui da noi (in mancanza delle major di Hollywood) sono le cricche, a goderne i frutti: infatti – grazie alle intercettazioni – abbiamo scoperto che impresari e prefetti sono soliti ridere in diretta telefonica mentre i sismografi stanno ancora oscillando per gli ultimi sussulti della terra o una colata di fango non ha ancora restituito l’ultima vittima di un alluvione…Ora scoprire che il Ministero dell’Ambiente avrebbe appena autorizzato il fracking – e dopo anni di denunce inascoltate – proprio nel cratere dell’ultimo devastante  terremoto dell’Emilia (il cui sciame sismico è ancora in atto) lascia basiti…Ma di quale ambiente, si occupano in via delle Coppelle a Roma (la sede della commissione di V.I.A.): di quello bancario? E’ l’effetto Passera che ancora non è passato, anzi come i peggiori incubi tende a tornare?
Borgone Susa, 6 maggio 2013 – Claudio Giorno
Per chi vuole saperne di più:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/05/terremoto-in-emilia-nuove-trivellazioni-nelle-zone-sismiche-si-cerchera-shale-gas/583960/

newsletter : due indirizzi:
info@comitatiambientelombardia.it;
info@cortedeisemplici.it –

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One Comment
  1. Non preoccupiamoci troppo: è solo una bolla. In Italia nessuno dispone della marea di soldi richiesta per andare a fratturare rocce contenenti marginali quantità di metano. L’esperienza americana che si sta concludendo proprio ora è destinata a rimanere isolata.

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