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BOMBAROLI

maggio 4, 2013

La famiglia Beltrame alza la posta. La famiglia Ltf rilancia (tanto i soldi sono dei cittadini). La Beltrame – ce ne informa il sito aziendale – “ha acquisito nel 1994 il pacchetto di controllo di LME (Laminés Marchands Européens S.A) e delle sue controllate, il principale concorrente e complementare geografico in Europa”. E qualche anno dopo – nel 2002 – “quella della Siderurgica Ferrero, maggiore competitor sul mercato italiano”.  il Gruppo AFV Beltrame ha avuto sin qui un ben determinato modo di operare per battere la concorrenza: acquisire gli impianti (ma soprattutto i mercati) dei competitori.  Cosa che loro preferiscono raccontare in modo più elegante: “Il Gruppo , rappresentato oggi da Angiola Monica, Patrizia ed Antonio Beltrame, ha realizzato importanti sinergie tecnologiche sintetizzando in una più ricca cultura di Gruppo, patrimoni aziendali, tecnologici e di mercato di diverse realtà europee”.
Sono questi gli imprenditori “collocati nel cuore storico, geografico e produttivo della siderurgia europea”, che hanno deciso di spegnere i forni di fusione dello stabilimento di Bruzolo/S.Didero (già oggi cancellato dalla mappa del sito-internet degli stabilimenti in funzione) dopo avervi per anni prodotto acciaio di seconda fusione (derivante prevalentemente dal riciclo dei rottami) senza “adottare le migliori tecnologie” che pure erano state montate negli stabilimenti tedeschi e francesi: Una vasta area della Valle di Susa , combinazione un’area vagamente circolare con al centro i loro forni di fusione, è stata dichiarata dall’ARPA del Piemonte inquinata non solo dalle diossine che sono il “naturale” tipo di inquinanti che ci si aspetta dalla combustione di quegli impianti industriali, ma anche dal PCB, un agente pericolosissimo per la catena alimentare che abbatte in modo devastante le difese immunitarie della popolazione esposta. E il PCB non si “forma” spontaneamente per effetto della combustione: Il PCB si volatilizza e ricade al suolo solo se qualcuno lo ha gettato intenzionalmente o accidentalmente nel fuoco. Ma quel che sorprende (fino a un certo punto) è che la decisione di spegnere i forni non è maturata quando – in qualche modo – l’azienda è stata “costretta” ad adottare se non le migliori almeno le meno peggiori tecnologie di abbattimento delle emissioni.  Da qualche anno, infatti, le bocche da cui fuoriuscivano pressoché a cielo aperto i fumi e i vapori di fusione sono state incapsulate in una mastodontica cappa (chiamata non a caso elephant house) che convoglia la maggior parte degli inquinanti in un impianto i cui filtri – di carbone attivo – svolgono una funzione di abbattimento di buona parte delle polveri nocive (se regolarmente manutenuti) .

la Valle di Susa stretta nella morsa tra infrastrutture e impianti industriali inquinanti

la Valle di Susa stretta nella morsa tra infrastrutture e impianti industriali inquinanti

La decisione arriva oggi quando quantomeno la costruzione dell’oneroso impianto poteva dirsi avviata all’ammortamento e l’aumento di produzione conseguente pareva poter garantire una migliore “economia di scala”. Da mesi un drappello di operai residuali del gruppo e i molti dipendenti della nebulosa di cooperative che “prestano” la maggior parte della manodopera (specialmente per le mansioni meno specialistiche) occupano i cancelli dello stabilimento (che nella parte laminatoi per adesso sembra ancora avere un futuro). Ultimamente c’è stato anche un tentativo – comprensibilmente difficile – di aprire un dialogo col Movimento No Tav i cui militanti dettero vita (nel momento più drammatico seguito alla denuncia dell’ARPA) al comitato Emissioni Zero proprio per premere sulle amministrazioni pubbliche che tendevano a risolvere il conflitto ambiente /lavoro a totale danno del primo come del resto sta avvenendo oggi a Taranto (e nonostante la magistratura pugliese si dimostri assai più coraggiosa e determinata di quella sabauda).
Ma la svolta di questi giorni sembrerebbe studiata cinicamente a tavolino per cogliere due piccioni con una fava, nella migliore tradizione dell’imprenditoria dei nostri “capitani coraggiosi”: Garantire il dirottamento in tasche private persino delle compensazioni previste per i municipi accondiscendenti il Tav e soprattutto puntare irresponsabilmente tutto sull’inasprimento della guerra tra poveri che condurrà fatalmente gli operai a confidare che almeno una parte dei soldi promessi ai loro padroni venga destinata a prolungare l’agonia del loro posto di lavoro e a tenere aperti i rubinetti avari delle poche bombole di ossigeno ancora destinate alla loro sopravvivenza; (peraltro garantita più dai soldi pubblici dell’INPS che da quelli privati che sempre più sono imboscati da chi dovrebbe versare i contributi).
Ma quello che francamente non ci si aspettava è la provocazione ultima e definitiva che sembra fatta apposta per scatenare la rabbia di chi di fronte alla prospettiva di dover continuare a respirare amianto e radon emesso dai cantieri perenni che (garantendo sempre meno posti di lavoro) affliggono la Valle si sente dire che le “compensazioni” (e non semmai gli indennizzi per i gravi danni subiti) potrebbero essere destinate ad allestire un impianto di decontaminazione radioattiva dei rottami che accidentalmente a questo tipo di fonderie di tanto in tanto scappa di gettare nel forno! Massimiliano Borgia, su http://www.nuovasocieta. Del 3 maggio 2013 scrive infatti che “Il piatto forte tra quelli sul tavolo per fare restare l’acciaieria in Valle di Susa è radioattivo. Per mantenere l’occupazione nel polo siderurgico di San Didero la Beltrame chiede, tra le altre cose, di poter sviluppare il progetto di un sito di processamento di materiali radioattivi contaminati prevalentemente da Cesio 137”. E aggiunge: “Nell’ultimo incontro in Regione, la Beltrame ha chiesto al Ministero dello sviluppo e al Commissario di governo per la Torino-Lione Mario Virano di farsi promotori di questa richiesta accanto a quella di produrre teleriscaldamento per i comuni della bassa valle. Richieste che si aggiungono alla proposta di inserire la valle di Susa tra le zone franche italiane, di ricevere energia a costi contenuti e di poter utilizzare i trasporti ferroviari a prezzi competitivi. Tutto questo pacchetto potrebbe entrare all’interno delle misure per aumentare l’occupazione nel territorio attraversato dalla nuova linea Torino-Lione. Ma il Comune di San Didéro non ci sta. Il suo sindaco, Loredana Bellone, ha messo ai voti un ordine del giorno contro la “proposta indecente” della Beltrame. «Le soluzioni adottate dopo l’incidente del 2005 (quando un contenitore schermato di Cesio finì nel forno determinando la contaminazione degli impianti e del prodotto) sono state ottime – riconosce – ma quello è stato un incidente. Un caso sporadico e di forza maggiore. Trasformare quella esperienza e l’impianto che serve a rendere più sicura l’acciaieria, in un business rivolto al mercato mi pare una vera e propria esagerazione”. Una esagerazione o un disegno di politica infame? Da subito dopo la sua nomina – (e la militarizzazione della Valle è li dimostrarlo) – il Commissariovirano ha cercato di mettere in difficoltà gli amministratori che hanno continuato ad opporsi coerentemente al Tav e di favorire quelli che si sono mostrati via via sempre più arrendevoli. Oggi il suo ruolo appare sempre più invasivo: interviene a inaugurazioni di piazze e si ritaglia ruoli culturali discutibili, allargando sempre di più una funzione che pure era nata come di garanzia per poi divenire rapidamente di parte. Fino a diventare sponsor di una…bomba radioattiva – vera e propria arma di distruzione di massa del dissenso libero e fiero di una valle e dei suoi cittadini primi e migliori che però– ci si può scommettere – sapranno resistere anche a questo boccone avvelenato col polonio caro agli antichi e “sinistri” ideologi dei “migliori anni” che oggi inneggiano alle “missioni di pace”.
Borgone Susa, 4 maggio 2013 – Claudio Giorno

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One Comment
  1. Paola Martignetti permalink

    Grazie Claudio,

    ho capito. L’altra sera avevi fatto riferimento al TAV-Virano-Beltrame, ma siccome avevvo già infierito con pressanti chiarimenti ho lasciato questo per un’altra occasione. bye Paola

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