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ONOREVOLI E ONERI

marzo 11, 2013

Un appello di Salvatore Settis e altri pubblicato in questi giorni su Repubblica ha agitato ulteriormente le acque già rese tempestose dallo Tsunami provocato dalla strepitosa affermazione del progetto politico di Beppe Grillo. “Caro Beppe Grillo, cari amici del Movimento 5 Stelle, Una grande occasione si apre, con la vostra vittoria alle elezioni, di cambiare dalle fondamenta il sistema politico in Italia e anche in Europa. Ma si apre ora, qui e subito. E si apre in questa democrazia, dove è sperabile che nessuna formazione raggiunga, da sola, il 100 per cento dei voti. Nessuno di noi può avere la certezza che l’occasione si ripresenti nel futuro”. In molti hanno aderito sia per la stima dovuta ai primi firmatari sia per le legittime anche se discutibilissime (proprio in quanto vaste e variegate) aspettative che ognuno di chi ha votato 5stelle può avere in animo. Ma sono, com’era del resto prevedibile, incorsi nella scomunica del fondatore del movimento che ha ritenuto l’operazione (tantopiù perché ospitata dalle colonne nemiche della “Repubblica di Debenedetti”) come uno dei tanti tentativi del PD di metter in crisi i giovani e inesperti neo-eleletti…
Una cara amica che conosce personalmente e stima molto proprio Salvatore Settis mi ha scritto di essere rimasta perplessa di fronte al testo che io ho invece istintivamente firmato: “Sinceramente non so cosa pensarne (forse, ma dico forse, non lo condivido) e, se devo dire, mi piace molto la risposta del M5S: i nostri punti sono questi chi ci sta, ci sta. Non ho letto i 20 punti, ma il procedimento mi pare corretto. Capisco, tutto ciò è contrario ad una millenaria cultura levantina per cui ogni sfumatura è degna di nota pur di annebbiare la situazione. Secondo te mi sbaglio?
O”.
***

in giallo i comuni delle Valli di Susa, Sangone e cintura di Torino in cui il M5S è il primo partito

in giallo i comuni delle Valli di Susa, Sangone e cintura di Torino in cui il M5S è il primo partito

Mah…chi sono io per dirti SE ti sbagli?
Credo di no. Ma sono convinto (e per questo ho firmato senza riflettere l’appello di Settis e altre stimabilissime persone che ci hanno messo la faccia – oltre che la firma): che coloro che lo hanno promosso siano sicuramente degli intellettuali, ma non siano (tutti) del PD. Immagino – più semplicemente – che abbiano sentito la necessità di cogliere l’attimo (cosa che si avverte anche di più nell’altro appello, quello di Saviano cui hanno aderito tra gli altri don Gallo e don Ciotti):  C’è l’evidente timore (dettato da troppe e troppo patite delusioni) che questo sia un momento favorevole al cambiamento a patto di accontentarsi e di fare presto. Di contro c’è in Grillo (che lo ha ripetuto in tutti i suoi “spettacoli” : Gigi Sullo ha fatto notare il suo lapsus nel comizio conclusivo di Piazza San Giovanni http://www.democraziakmzero.org/2013/03/08/les-italiens-expliques-aux-enfants/ ) la legittima rivendicazione del “non ci credeva nessuno”. E chi potrebbe contraddirlo? Io ho sostenuto ancora alle ultime amministrative (sembra passato un secolo ma non è neanche un anno fa) che il modello era Avigliana” (la coalizione di tutti gli onesti contro PD-L&PD+L alleati in nome del Si Tav) e non Rivalta: (La lista civica sola contro tutti); ricordo ancora la delusione per il rifiuto di apparentamento di Mauro Marinari (oggi eccellente sindaco) con Nicoletta Cerrato; poi (li dove si votava col doppio turno e quindi due settimane dopo l’esito di Avigliana) stravinse la sua lista Rivalta Sostenibile. E contemporaneamente (e contro ogni sondaggio) si affermò nettamente il M5S anche a Parma (che è ben più grande di Rivalta). Non solo: ma alle politiche hanno appena votato per il movimento inventato da Grillo & Casaleggio molti più parmigiani di quanti avessero votato per Pizzarotti e nonostante fosse già chiaro che per adesso l’inceneritore non sono riusciti a fermarlo, l’IMU e tutte le altre imposte comunali siano state portate alle stelle e il debito che grava sui cittadini sia ancora mostruosamente sproporzionato! Forse più che un confronto tra tesi politiche è uno scontro tra atteggiamenti esistenziali. Paradossalmente i laici Grillo e Casaleggio sembrerebbero avere più fiducia nelle persone (e in particolare nelle persone giovani) che militano e votano per questo movimento detestato dai giornalisti di regime (quasi tutti, più ancora che dalla vecchia politica) che sacerdoti come Ciotti e Gallo. E del resto anche loro (con le benedizioni accordate in nome di un male minore) ai Chiamparino o ai Doria non hanno proprio tutte le carte in regola per escludere di poter prendere cantonate…Ma entrambi fronteggiano quotidianamente le emergenze di un paese e di una società in disfacimento (e non da ora se si vive – come loro – in trincea) che non può permettersi di aspettare che il M5S prenda la maggioranza dei voti e formi un suo governo…Anche perché si può essere (e io certamente lo sono) molto ben disposti nei loro confronti e molto mal disposti nei confronti dei cani di compagnia della casta che bivaccano nelle redazioni o davanti ai palazzi del potere, ma una stupidata al giorno su fascismo e articolo diciotto fin qui non ce l’hanno ancora risparmiata! E quindi la fiducia finisce per dover essere riposta quasi del tutto nella mani del diunvirato e in una interpretazione restrittiva del vincolo di mandato. A tale riguardo segnalo che Mario Pezzella (di Democrazia Km 0) nelle sue tesi sulla “democrazia insorgente” sostiene “la riforma della rappresentanza è per me un chiodo fisso, quasi una premessa ad ogni agenda politica, purché il vincolo di mandato sia riferito agli elettori di territorio senza la mediazione di un partito”. Ma con tutta la stima per le (tante) persone intelligenti che si sono arruolate nel M5S e per il meccanismo di selezione che sin qui poteva essere tranquillamente sostituito dall’estrazione a sorte dei candidabili (senza ne scandalo ne grandi differenze qualitative) il problema dei problemi è che non c’è stato il tempo né una scelta di modalità opportune perché un dibattito politico sia potuto andare sin qui molto al di la delle aste, (quelle delle elementari di una volta). Il che va benissimo se ha consentito loro di evitare i micidiali meccanismi di partito che consegnano da sempre il potere nella mani peggiori (con la foglia di fico della mediazione del segretario, quando non sia un maggiordomo dei peggiori d.c.s.). Ma legittima qualche timore per il livello di conflittualità inevitabile che è destinata ad alimentare, come il caso Favia e la sua schizofrenia perdurante tra M5S e Rivoluzione Civile sta dimostrare… E infine c’è un problema se possibile anche più delicato: il rispetto della volontà degli elettori, compreso la loro possibilità ma il loro diritto di sbagliare. Esempio: io non sono né un intellettuale, né del PD. Ho votato M5S. Ho collaborato da sempre con il gruppo dirigente che si è formato tra la Val di Susa e Torino. Se firmo un appello sbagliato voglio poterne discutere. Soprattutto in modo orizzontale, con pari dignità con i cittadini prestati alle istituzioni (altrimenti si svuota alquanto la loro rinuncia al titolo di onorevole). E anche col leader se me ne viene indicata la modalità. Non voglio essere iscritto d’ufficio al partito antagonista scelto dal capo. Semmai lo voglio fare io.
Borgone Susa, 11 febbraio 2013 – Claudio Giorno

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